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RACCOLTA
DI VIAGGI
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1841
VIAGGI
IN ORIENTE
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RIIEIBRANZE
INTORNO
ALL'ORIENTE
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DI MARCELLUS
PIINA VIBSIOIIE ITALIANA
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Del Bosforo mngteote il faror. circa;
Perqpnnaodo dell' A;niro'ì({to .
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TIPOGRAFIA GIACHETTI
1841
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GERUSALEMME
E SUOI CONTORNI
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GAP. XIV.
GERt'SALEHHE - SUOI CONTORNI
CITTA DI GICDA
(1820)
Ierl'salemhe! — deslami questo
f Dome una folla di ricordi cbe mi
fanno battere il cuore , e la ma-
no stessa mi trema scriveodo ! Nò ; quei giorni trascorsi
nella santa citlàf non ponno esser mai cancellati dalla mia
12 HARCELLUS
mente: avrò sempre presenti le notti passate sulla terraz-
za del convento a contemplare le cupole dei templi e le
montagne del deserto ; quelle estasi presso ai santuarii ,
quell'ore di meditazione, consecrate alla via decorosa e al-
la valle di Giosafat . Non sono dunque nulla l'entusiasmo
dei Crociati, T esaltazicme dei pellegrini , l'impressione tri-
sta e religiosa che tanti viaggiatori hanno tutti provata 7
Ho veduto un povero Tedesco , d' una oscura condizione ,
parlarmi sempre di Gerusalemme colle lacrime agli oc-
chi, cuoprir di baci 0 suo brevetto di pellegrino , e dire ,
eh' e' vorrebbe anzi rinunciare alla vita che alle rimem-
branze del pellegrinaggio: io dirò come il Tedesco, o me-
glio ripeterò coli' autore dell' Itinerario : — » Quando io
> vivessi mille anni, non dimenticherei mai quel deserto
» che pare respirar tuttavia la grandezza di Jehovah ! ! »
Ho trovato nella libreria del convento di San Salvato-
re a (Gerusalemme, parecchi manoscritti di viaggi ai luo-
ghi santi in diverse lingue ; alcuni ne ho Ietti nelle mie
veglie deUa sera, e fra gli altri il racconto d'un France-
se , pellegrino nel XIY secolo: — » Vedendo Gerusalenmie
» per la prima volta, egli dice, io mi struggo in lagri-
» me, il cuore mi palpita, i capelli mi si drizzano, mi
» bolle il sangue nelle vene , e la bocca sta mutola » —
Yien dopo il dialogo miserevole fra l' autore e la santa
Gerusalemme •
> Questa città m' apparve sotto le sembianze d' una don-
» na desolata , vestita a nere gramaglie , con una faccia
» sparuta, cogli occhi gonfi di pianto, cerile chiome
» scarmigliate; la, quale, con un accento doloroso e tra il
» dispettoso e il tristo, parlandoci con voce interrotta da
• singhiozzi, ci disse : — O voi tutti, che passate pella via ,
» soffermatevi alquanto e mirate , se v' ha dolor che al
VIAGGIO 13
t mio dolore agguagli. Oime ! qual dispiacere d^ esser og-
• gi priva di tatto, tranne dell' amara r imembrania d^ es-
» sere stata altra volta felice ; i miei titoli sono : città
» santa, città fedele, signora delie nazioni; ma il mio
» stato è quello di miserabile schiava , e il nome mio Gè-
» rusalemme.
IL PELLEGRINO
» -O Gerusalemme, amor deir anima mia } appunto io
» andava in cerca di te, chMo desidero siccome il cervo
• la fonte delF acqua : per te ho sofferto tanti disastri e
• tante pene , traversato mari sconosciuti , corso i deser-
» ti ; mi sono arrampicato a monti scoscesi , ed ho vagato
» per straniere terre .
GERUSALEMME
■ Ma dimmi, o meschino, com^bai tu potuto prender- i
■ ti d'am<Nre per una creatura cosi spregievole come me? \
« Forse qualche capriccio nuovamente surto nella tua te-
• sta t^ ha menato fin qui 7
IL PELLEGRINO
> Oimè; non già questo, o donna, imperocché questo
• amore è nato con me ; e tiensi per certo nelle scuole
• platoniche esser rassomiglianza madre d'amore: ora, è
> gran tempo ch'io mi ravvolgo in miserie, che il cuor
» mio è abbeverato di assenzio, e Tanimanudritadi ama-
> ritudine; perlochè amo e prediligo! miserabili. »
14 HARCBLLUS
Dopo questo esordio, Gerusalemme narra al pellegrino,
siccome il signore le strappò la corona di capo , a vece
della quale la cuopri d^ una benda di dolore e di vergogna^
e il pellegrino le risponde a sospiri e lamentazioni .
Ed io pure, sospirava per (Gerusalemme nelle montagne
di Giuda : promisi al custode di Terra Santa di tornare al
monastero di San Giovanni , il dì della festa del Precur-
sore: mi fu data una guida, mi furono apprestati cavalli j
ma chiesi di far la strada a piedi. Per pia d^un^ora, cam-
minai sopra roccie di foggia bizzarra , d^ un s^sso duro e
biancastro, attraverso campi inculti, dove qualche gaz-
zella fuggiva al rumore dei nostri passi . Ad ogni collina,
io domandava alla guida quando vedrei la città Santa. Glie-
ne avea già domandato venti volte, allorquando, alla scesa
d^ un' ultimo colle, mura merlate, alcuni mùiaretti e le cu-
pole di molte fabbriche grandiose, mi colpirono gli sguardi,
e esclamai: » Ecco Gerusalemme > — e m'inginocchiai, pie*
no di religiose memorie , di vive emozioni. Il cuore palpita
avvicinandosi a Gerusalemme , siccome alla vista della sua
patria. Dopo un'occhiata fugace, gittata passando sulla
bella piscina di Salomone, mi sedetti un istante all'om-
bra d'un antico terebinto, presso le mura. Io non ne po-
teva pia 'j nella lotta della gioia , della tristezza , del pen-
timento , mi era perduto fra i miei pensieri . Con uno
stringimento di cuore inesprimibile , oltrepassai la soglia
della porta dei pellegrini, e, scoperto il capo, traversai
silenzioso le vie di Gerusalemme.
Correva il giorno 27 di giugno 1820. Erano le otto del-
la mattina , né mai quella prima imagine della città di Da-
vid, quale mi si offrì agli sguardi, mi abbandonerà.
Giunto allo scuro cancello del convento di San Salvatore,
mi feci tostamente condurre alla cappella, dove ringraziai
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VIAGGIO 15
Dio yeramente di cuore , dello avermi permesso di giugne-
re senza ostacolo ai suoi santuarii e di compiere il mio
pellegrinaggio .
I dragomanni di Terra Santa occuparonsi subito di far-
mi aprire il Santo Sepolcro j la mostra dei miei firma-
ni di via mi procurò immantinente e senza spesa questo
favore, che gli altri pellegrini debbono comprare , e mi
avviai verso il tempio santo .
Era passalo senza badarvi accanto ai Turchi che mi sa-
lutavano colla mano, ai papas greci che mi profumava-
no coll^ acqua di rose, e perfino ai frati francescani che
erano venuti a ricevermi alla porta della chiesa. I miei
sguardi non cercavano che la pietra sacra; io non vedeva
altro che la santa tomba . Mi precipitai verso la cappel-
la; traversai ratto lo spazio che la divide dal coro, e mi
inchinai con trasporto sul marmo venerato. — Sifiatti mo-
menti lasciano una traccia indelebile nella esistenza j V ani-
ma vi si ciba di speranza e d* amore; la fede vi si ravvi-
va , perocché non si pub tornar increduli dal sepolcro di
Gres ù Cristo; e tutti i futili argomenti dell'uomo caggio-
no davanti questa tomba .
Visitai rapidamente tutta la chiesa, il coro dei Greci,
la grotta dove fu trovata la croce, il calvario, e il sito del-
le antiche tombe di Gofiredo e di Baldovino . I buoni re-
ligiosi rispondevano alle mie infinite domande colla esat-
tezza pili cortese, le loro espressioni mi ricordavano i
versi d' un poeta , di cui non osava mormorare il nome
sotto quelle sacre volte.
>3 E queslì il luoiite , ove lavando i nostri
Misfaiti , ei volle soUo i duri colpi
Spirar dell' empio; ivi lavila
16 HARCBLLUS
Ricliiamò dalla tomba • In questo loco
Von'esti indarno muover piede , indarno
Orma segnar senza incontrarvi Iddio (1) .
Dopo questa prima visita, cui dovevano tener dietro vi-
site quasi quotidiane , mi accommiatai dai frati francesca-
ni , che m^ avevano tutti insieme accompagnato , e vidi
^ubito chiuder loro dietro il portone della chiesa, di cui
un Turco, custode del santo sepolcro , portò via la cliiave
appena fui uscito . Essi tornarono alle consuete preghiere
attorno al sepolcro affidato alla loro custodia , ed io tor-
nai al convento .
Sentiva bisogno d^esser solo: era tardi ; mi ritirai nella
stanza dei pellegrini, che m'era stata destinata, e mi la-
sciai andare affatto alle mie meditazioni . Io era in un an-
tico monastero, dove tutto annuncia la miseria e le virtù
del cristianesimo dei primi secoli ; i religiosi avevano ap-
punto finite le loro solite preghiere , e stavano per anda-
re al riposo , che è per essi la sola distrazione ai dolori
della vita. I miei compagni di viaggio gustavano delle dol-
cezze d' un riposo comprato con lunghi travagli ^ solo io
vegghiava nel convento .
Stava dunque nel grembo di Gerusalemme, a pochi passi
di distanza dalla tomba d' un Dio ; aveva finalmente ve-
duto compiersi quei sogni religiosi della mia gioventii ;
rimagine della città santa , cosi fissamente presente al-
l' animo mio , ora era Ti sotto i miei occhi • Colla testa
appoggiata ad una finestra , della quale le sbarre lascia-
vano pure giugnere fino a me i raggi della luna , io ne
(I) Voltaire , Zaira Trag. , Atto n. Se. 3.
VIAGGIO n
vedeva il pallido splendore peroluogarsi sulla cupola del
santo sepolcro, e la montagna degli olivi presentavamisi al*
r orizzonte, siccome un'^ombra . Mille ricordi della Bibbia
e delia storia, mille pensieri confusi, sogni d^ avvenire,
mille riflessioni intime e gravi , mi assalsero : ignoro quan-
to tempo durò quella estasi ; solo io so, che quando tornai
in me V anima era affranta , le palpebre umide .
Che si può dire di Gerusalemme, dopo lo Chateaubriand?
L^Itinerario s^è fatto il manuale del pellegrino, e può far
le veci d^ogn^ altra guida. Il cristiano, il poeta , il fliosofo
vi parlano a volta loro con voce sublime; ed evvi eziandio
il linguaggio del più esatto e del più dotto geografo : in
una parola egli è un genio, che commenta la Bibbia ed il
Tasso . Io intanto stupiva allora perchè tanti pochi giorni
avessero bastato allo Chateaubriand per veder tutto e per
raccogliere tante tradizioni; ma dappoiché ho vissuto pres-
so r illustre scrittore, ho dovuto ammirare la sua memoria
meravigliosa, e la rara prontezza dei suoi concepimenti .
L^ Itinerario ha fatto conoscere tanto bene Gerusalem-
me, ed ha cosi bene riprodotte le impressioni d^ un^ anima
cristiana al cospetto dei santuarii, che spesso, per durare
a godere di questo pellegrinaggio, epoca avventurosissima
della mia vita, rileggo le descrizioni dello Chateaubriand
anzi che le mie note. Egli stesso cedeva qualche volta al-
r incanto di quei godimenti de^ tempi passati ; io Io ascol-
tava con delizia descrivere ancora e dipingere ne' suoi
colloquii: e colui ch^ebbe vita si variamente agitata dalla
buona e dalla cattiva fortuna , colui che ha conosciuto
ed espresso tanto bene il nulla degli onori ed il vuoto dei-
resistenza , mi diceva , che soltanto a Gerusalemme aveva
sentito di viver felice •
IV. 3
18 MARCBLLUS
Se dunqae le mie narrazioni paressero inesatte o non
complete , l' Itinerario è là per corregger tutto , e per dir
tutto .
Ogni passo, in Gerusalemme e fuor delle sue mura , ri«
corda i grandi misteri della religione, la gloria dei marti-
ri, le gesta degli eroi Cristiani. Io consacrava alle mie
escursioni le lunghe giornate del mese di luglio : partiva
alio spuntar del sole, e non tornava che nel più gran caldo
del giorno per ricominciar la sera . Qualche volta, in sulla
sera, io mi ristorava delle lunghe ore cocenti sulla sommità
della piattaforma che fa da tetto al convento di San Sal-
vatore . Appoggiato ai muri che dominano la città intera ,
leggeva il Tasso , Ester e AtaFia • I conventi greci ed ar-
meni fabbricati come fortezze , le cupole delle chiese e
delle moschee addossate le une alle altre , le case degli
Ebrei col tetto rotondo ammassate nel loro quartiere, mi
stavano sott' occhio . — Sion , sclamava io ,
Sion , d* Impuri serpi orribil antro ,
Vede disperse del sacrato tempio
G]i antichi sassi 1 ornai cessaro gì' inni
Del gran Dio d' Isdraello ... (1)
Il giorno dopo il mio arrivo , andai a visitare la tomba
di Maria e la valle di Giosafat . Avevo creduto sempre, che
la Vergine santa non fbsse morta a Gerusalemme ; V as-
sunzione, solennizzata da tante pompe religiose e riprodotta
da tanti dipinti stupendi, m^aveva fatto anche pensare, che
la Vergine non fosse mai stata seppellita. La mia guida
(1) Bacine , Esther , Alto l , Se. i.
VIAGGIO 19
mi mostrò nella ckiesa del torrente di Cedron , la pietra
sulla quale Maria fu deposta dopo la sua morte , e più ,
indicandomi sul monte Sion la casa che abitava, mi fece
▼edere il luogo dove ella morì . Ma io non era venuto da
tanto lontano per discutere .
Le tombe della Vergine, di san Gioacchioo, di sant^ Anna
e di san Giusej^e, sono riunite nello stesso tempio. I Greci,
in forza di antiche usurpazioni, ci hanno tolto questo san-
tuario dal quale siamo oggi esclusi affatto ; a nel tempo
in cui m' inchinava sul marmo della tomba , un caloiero
mi spargeva sul capo una boccetta d^ acqua di rose: io
guardai il monaco con sorpresa , ed egli stesso parve stu-
pire ch^ io non conoscessi quelP uso della Chiesa greca •
Y'è un'altro uso eh- io trascurai, imperocché erami af-
fatto ignoto, ed era quello di metter nelle mani del mo-
naco un oflferta : altri pellegrini , del suo rito però , fu-
rono più generosi , e vidi che gli portavano uova, fichi ,
e piccioncini , duos pullos columbarum , che il caloiero ri-
cevette con piacere e che nascose dietro un masso della
grotta.
Più uno s' inoltra sul monte Oliveto, e più Gerusalemme
prende un aspetto imponente e pittorico • La vista s'attuffa
al di sopra delle mura , e si sofferma alP elegante cupola
della moschea costruita nel sito ove fu già il tempio di Sa-
lomone. Il de Forbin ha dato una bella veduta di questo
luogo COSI bene scelto \ il panorama che tempo fa era am-
mirato a Parigi , non può , nella sua perfetta esecuzione^
offerirne una imagine più esatta e più vera.
Io mi fermai un pezzo su quell'altezza. Scorgeva a
manca, nel punto più alto dell' orizzonte, la montagna detta
il Manie Franci$e : questa sommità fu testimone del valore
dei Crociati , che gli Àrabi nominano ancora esaltandone
20 HARCELLUS
il coraggio e senza dubbio esagerandolo . La , dicon essi ,
un pugno di Francesi resistè per cinquanr anni alle nu-
merose genti di Saladino e dei suoi Agli! — Onore a quella
nazione che ha stampato nella memoria degP uomini del-
r Oriente questi ricordi immortali ! Gerusalemme ha glo-
ria e dolori per tutte le epoche .
Arrivai sulla cima del monte Oliveto; andai lungo i muri
d^ una casetta diruta , che la mia guida dissemi essere il
romitorio di santa Pelagia. I Turchi hanno posta una mo-
schea sul monte delP ascensione, nel luogo stesso cui il
Salvatore si alzò verso il cielo : vi si vede, sopra una pietra
incassata fra molte altre, V impronta d' un piede , che si
assicura esser T ultima traccia delFiglio deirUomo, quan-
do disse addio a questo mondo al cospetto dei suoi disce-
poli stupefatti ^ ed accanto vedesi la nicchia praticata per
indicare 'ai Musulmani la direzione della Mecca . Questa
moschea , dove i religiosi latini vengono a dir la messa il
dì della Ascensione , è senza dubbio la sola dove sia per-
messo ai Cristiani di celebrare le cerimonie del loro culto.
Ammiro ancora come i Turchi , tanto fanatici a Gerusa-
lemme , abbiano potuto assoggettarsi a tanta tolleranza , e
come questa concessione del Papa sia stata confermata
dal gran Mufti .
Tre colline si presentano davanti Gerusalemme, una ver-
so mezzodì , detta la montagna dello Scandalo : Salomo-
ne ci aveva fabbricato , per andare ai versi delle sue
spose straniere , alcuni templi dedicati agli dei di Moab
e d^Ammon (1) ; non ne resta una sola rovina: quivi
(1) rune mdifieavH Salomon fanum Ckamoi, idolo Moab, in monie qui
est contro Jenisalem, et Moloch, idolo filiorum Ammon .
Bibbia , Re , lib. in, cap. 2, t. 7.
VIAGGIO 21
pure Giuda venne a finire i suoi giorni e punire un de-
litto che il pentimento avrebbe potuto espiare . L' altra,
ad Oriente , è detta la montagna di Galilea , perchè di Ik
gli apostoli galilei mirarono il loro maestro ascendere al
cielo . Fra queste due montagne trovasi il monte Oliveto,
più alto degli altri due . Dalla sua cima V occhio passeg-
gia sul bacino del Mar Morto e sulla valle lontana del
Giordano; il territorio degli Arabi ladroni pare più vicino
al mezzodì; a ponente, Gerusalemme fa mostra delle sue
torri 9 delle sue mura, delle sue case che dominano vie
anguste , e Betlemme della verdura dei suoi vigneti .
Mi spinsi fin laddove si dice , che i discepoli colpiti da
stupore ed abbarbagliati alla vista deir ascensione di Gesù
Cristo si fermarono ; poi tornando indietro e scendendo
di nuovo il monte Oliveto, visitai la volta oggi sotterra-
nea ove gli apostoli composero il simbolo della nostra fede.
Un poco più su trovansi alcuni muri diroccati, e quivi a
malgrado della testimonianza di san Matteo , la tradizio-
ne ha postar origine deir orazione domenicale.
Travalicando il Cedron, si addita, nel letto asciutto del
torrente, una seconda traccia del piede di Nostro Signore :
poi si veggiono i sepolcri dei profeti, grotta buia ed umi-
da ; più sotto , nella valle , la tomba di Giosafat e quelle
d' Assalonne è di Zaccharia . — Questi grandi monumen-
ti, scavati nella rupe e costrutti a foggia di templi , of-
frono alla vista colonne e pilastri , dove si riscontrano roz-
zamente indicati gli ordini d^ architettura greca: T in-
terno è unicamente accomodato per ricevervi una tomba.
Il monumento di Assalonne è sormontato da una cupola
svelta ed elegante , ma che pare essere stata aggiunta al
resto di un edificio ; accanto precisamente vi si scorge un
fregio ornato di festoni : egli è posto sopra una porta della
^
>1 HAHCELLUS
tomba di Giosafat , dove a più riprese sono stati Fatti ed
interrotti oliscavi- Sul lato destro della tomba di Zaccba-
ria , dove non è via per entrare , trovasi la grotta degli
Apostoli , forata da alcune aperture cbe sporgono sulla
valle, e sostenuta da colonne informi : si scorge nel fondo
della volta qualche lapida sepolcrale , e dicesi cbe in que-
ste catacombe i discepoli andassero a rifagiarsi men-
tre il loro maestro era trascioato da Caifa . Del resto
questi epiteti di Assalonne e di Gioasse mi paiono nomi
biblici dati a costruzioni romane, come cbiamasi pozzo di
Giuseppe , la cisterna scavata nella cittadella del Cairo da
Saladino , il quale si chiamava pure Giuseppe, Ju$iuf.
Più giii, seguitando il Ietto polveroso de] Cedron, scorsi,
in una specie di caverna , V onda stagnante di Siloe. Scesi
per mt^ti scalini intagliati nello scoglio fino al fondo di
questa specie di cisterna, e ne assaggiai l' acqua cbe era
insipida e tepida ; ritrovai la stessa sorgente un poco più
in Ib, che scappava attraverso le crepature d' uno scoglio:
dopo aver traversato la collina, per un ctmdotto sotterraneo
che dicesi esser naturale , ella viene a riunirsi al torren-
te di Cedron, quando v'è acqua, ciò che k raro, o
va a perdersi' nello stesso Ietto quand'egli è asciutto. La
fonte È quasi sempre esau^a verso la Bn delP estate , ed
allora alcune stille appena appena ne bagnano la saM>ia.
Il villaggio che porla ii nome di Siloe cnopre i fianchi
delta collina dello Scandalo : gli abitatori ne hanno scelto
pc.r rifugiu lo natiche tombe che gli Ebrei costruivano
con granili spesu nella valle dì Giosafat. I sepolcri d'al-
tra volla sono le case d' oggidì j quando una nuova fami-
glia, adescata Jalla sorgente del Siloe, cerca a fissar la sua
dimora sulle timi del Cedron, suole scavare una tomba ,
e il vecchio ossame degli Ebrei si scomoda per dar poeto
r
VIAGGIO 23
alla gioyioe Araba, che sta per metlere al mondo il frutto
del suo primo amore . Così passano le geoerazioai !
Nella valle, alcuni campi fertili riposano V occhio affa-
ticato dalla arida uniformità delle montagne di Gerusa-
lemme . 11 pozzo di Neemia fornisce agli armenti e ad al-
cuni giardini un' acqua abbondante e fresca . Di qili vi, ri-
salendo la collina del campo Haceldama ^ passando le mi-
ne dell^ antico rìcinto e i fossi che difendevano Gerusa-
lemme, mi trovai sulla montagna di Sion che oggi è fuor
di città . Feci inutili sforzi per visitar V antico convento ,
dove abitarono i primi custodi di Terra Santa : i Turchi
non ci lasciano penetrar alcun pellegrino ; mi fu soltanto
additato la finestra del cenacolo dove gli Apostoli erano
riuniti il di della Pentecoste ; sotto è il sepolcro di David ,
vietato alla divozione dei Cristiani . I Musulmani soli pos-
sono offerire i loro omaggi alla tomba di questo re, eh ^es-
si venerarono come un gran profeta •
Traversai il campo destinato alla sepoltura dei cattolici
che muoiono a Gerusalemme, e rientrai in città pella por-
ta di David. Chiamasi anche oggidì Castello di David la
fortezza vicina a questa porta ove stanno alcuni soldati
turchi. Ho veduto il bacino ove si bagnava Bersabea, quan-
do fece nascere una fatale passione • e mi fu mostrata la fi-
nestra del palazzo donde. si vuole che il re vedesse la
moglie d' Uria : si mostra pure un abbaino, che dà luce al-
la stanza dove re David digiunò , fece penitenza , e compo-
se molti di quegli inni di dolore e di pentimento .
Quivi le tradizioni vanno pia oltre della Bibbia: — David
non era alla finestra , ma piuttosto sul tetto piano del pa-
lazzo ( in solario domus regias ) , quando vide Bersabea,
la quale non si bagnava in una vasca. Ma i racconti delle
nazioni hanno prevaluto alle particolarità della santa ero-
34 MARCE LL US.
naca. Sarebbe eziandio molto più ragionevole di pensare,
che dopo Canti assedi! , rivoluzioni e r ulne, il palazzo di
David non abbia più né Gnestre, nfe muri; ed è proba-
bile, che questa indicazione , come tante altre , riposi sul-
la esagerazione superstiziosa di qualche antico viaggiato-
re : ma' io mi sentiva molto più disposto a Gerusalemme
a dividere la credulità dei pellegrini, chea compulsare i
commentari dei dotti. (1) Tornando al monastero, osser-
vai dietro alla casa di due o tre giannizzeri che sono agli
stipendi! dei religiosi latini , molti larghi avanzi di muro
d'una costruzione antica -^ ed era questa, mi si disse, la
torre dei Pisani .
Dopo questa lunga passeggiata attorno e nella città san-
ta, calmato una volta il mio primo fuoco, volli, per goder
dell'aspetto pieno del territorio di Giuda, arrampicarmi
sul Monte Francese ..Yi giunsi a gran fatica, dopo aver tra-
versatoli torrente di Cedron e il villaggio di Siloe. — Questa
cima, come tutte quelle che aveva so tt' occhio, è sassosa
e senza verdura . Spinsi di subito gli sguardi verso i mon-
ti deir Arabia Deserta e di Moab , che terminavano V oriz-
zonte all'oriente, con una linea giallastra ed ondulata; poi
verso la valle del Giordano , di cui sole Je dune sabbiose ,
celando il letto del fiume e la sua ricca vegetazione , si
mostravano: il mar Morto appariva poscia nel suo pro-
lungamento verso le città distrutte dell' Arabia Petrea; ma
(0 . . . better had they f%ever been born ,
Who read to doubt or read to scorti .
> Sarebbe meglio , per coloro che leggono questo libro dubitando e bef-
fandosene, cbe non fossero mai nati . ■
BYROir , Works .
Questi due versi , chi lo crederebbe , furono scritti sulla Bibbia da Lord
Byron .
VIAGGIO 25
queste omàè^ siccome una massa di piombo, bianebeggiava-
Bo seii^a brillare al sole-, a neazodl yìA i vigneli d' Engad-
di , le altare ^ Betulia, e al di sopra, la lontananza , le
roecie aride d' Ebron : verso occidente e settentrione , il
cerchio più ristretto mi lasciava vedere soltanto la via di
Maplosa , i monticelli scabri ebe attorniano Sionne appe-
na ombreggiati da alcuni vecchi trmicbi d' olivi , e tere-
bmti arruflEaiti : flnabnente ai miei piedi , Gerusalemme , i
suoi lempK , i suoi vasti cimiteri!, e, piìi d' appresso anc<^
ra, la vaHe di GioeaM muta ed inanimata.
Avevo promesso al Guardiano di Terra Santa di andare
a raggiugnerlo nelle montagne di Giuda • La sua gestione
spirituale, dopo tre anni di durata, era ftnita; e don
Tommaso , eh' io aveva condotto meco , avea portato da
Rema le lettere che nominavano superiore del convento
il padre Ugolino missionario ad Aleppo . II padre Antonio
da Malta , costretto per salute ad allontanarsi dalia Pa-
lestina, aveva già abbandonato Gerusalemme , ed aspet-
tava al monastero di san Giovanni V arrivo a Giaffa di
qualche nave che lo riconducesse in patria^ Questo zelante
superiore alle mie preghiere aveva diflSnilo la partenza;
più tardi volle anche tornar meco a Gerusalemme . Io an-
dai da lui nella città di Giuda per passarvi la giornata
della festa del Precursore •
Non ebbi tempo di andare al Deserto ed alla grotta di san
Giovanni , lontani una lega dal monastero ; cosi il mio
brevetto di peUegrino , enumerando le mie visite ai luo-
ghi santi, non fa menzione alcuna delP aitar del Deserto;
solo monumento pio che non ho potuto vedere nei contorni
di Gerusalemme •
Fui condotto alla casa di santa Elisabetta , e alle mine
della cappella della Visitazione dallo stesso reverendissimo.
IV.
S6 MARCBLLDS
Vi recitò il cantico della Vergine , il Magnificat , nei luo-
ghi stessi dove furono pronunciate quelle umili parole:
gli scogli che orlano il torrente di Giuda ripetevano gli ac-
centi di questo povero prete italiano , quand'egli mi dice-
va con voce commossa : La miserieordia di Dio si stende
dieta in età $u tutti coloro che lo temono ! — Queste ruine,
o piuttosto queste grotte^ sono infaccia al convento di san
Giovanni 9 posto suir orlo d^ un burrone sprofondato. Era-
no questi i luoghi di cui parla la Bibbia sotto nome di
montana Judaeae ; e il casale , tutto popolato di cattolici^
porta ancora il nome di Città di Giuda .
Nella chiesa del monastero, chiesa ristabilita e ristau-
rata per ordine di Luigi XIV, trovasi la grotta dove nacque
il Precursore . Il di 29 giugno , festa di san Pietro e san
Paolo, alla quale per aspettare la presenza del capo reli-
gioso era stata riunita la celebrazione della festa di san
Giovanni, il reverendissimo si recò allo spuntar del gior-
no alla grotta per dirvi la messa. Un giovine Arabo, che
questi pazienti missionarii hanno iniziato alle nostre ce-
rimonie, lo accompagnava all'altare. Poco dopo, il padre
guardiano dei conventi, facendo le funzioni di vescovo
di Palestina, e cuoprendo la tonica grossolana del suo or-
dine sotto la ricchezza degli abiti pontificali , si assise so-
pra uno stallo del coro • Uno Svizzero calvinista , che
aveva abiurato i suoi errori, ricevette inginocchiato il
sacramento della cresima , e, secondo V uso d' Italia , fui
pregato di fargli da compare (1) •
(1) Questo Svizzero si chiamava Olovaimi Prdsing , dei distretto di Schwel-
Ibmim, nel cantone di Appcnzel .
VIAGGIO 27
Dopo le grandi solennità di quel giorno, il superiore
m ostro desiderio di voler pranzar meco ; cosa che le di-
scipline non consentono al convento di Gerusalemme 9 dove
è destinata una stanza appartata pei pellegrini • La mensa
del guardiano , posta in mezzo del refettorio , era alquanto
pi il alta delle altre . Dopo la benedizione e una lettura del
vangelo ci furono portate uova, popcmi , una pollastra
lessa ed alcune frutta: questo banchetto e questi appa-
recchi straordinarii, si facevano per onorare la festa annua
del monastero • U pranzo fu corto e seguito da una conver-
sazione che andammo a finire nella colletta ove si riuni-
vano tutti i padri . Questa vita intema dei conventi mi pa-
reva dolce e felice j era una ospitalità pia e modesta , e
tutt'altro ricevimento a Gerusalemme, sarebbemi sembra-
to poco degno di quel soggiorno.
La sera passammo le colline che separano Giuda da Be-
niamino per ritornare a Gerusalemme , dove ricomincia-
rono le mie corse. Io non andava più con un giannìzzero
o con una guida ; mi era addomesticato colla città di cui
conosceva le vie buie, i rigiri, e non fui inquietato
mai in queste escursioni : una sola volta, il mio servo fran-
cese, lasciandosi andare a un moto di curiosità di cui non
calcolava il pericolo, penetrò nel cortile del tempio , e ne
fu subito cacciato a furia di sassate, ed ebbe a ringra-
ziar la velocità delle sue gambe se potette salvarsi • Io
usciva solo colla Bibbia, il Tasso , Bacine e Itinerario : in
questo modo visitai la prigione di San Pietro , la casa di
Zebedeo, il quartiere Ebraico, F ospizio di San Marco ,
la casa di Simeone Cireneo, e le ruine temute del conven-
to di San Giovanni , culla dei Cavalieri di Malta • I Turchi
d'oggidì, tremanti tuttavia al cospetto dei loro nimici d'ai-
28 MARCBLLUS
tra volta) proiMscoBO seyeramente di rialzar qHelle ma-
cerie come se ne prevedessero veiidicatori .
Un altro giorno feci il giro intero delle mura di Greru-
sal^omie ; esse son poco danneggiate, e munite a certe di-
stanze di torri: uscii dalla porta di Giaffa, Bab-el-Kha-
lilj e rientrai per la medesima porta , dopo aver percorso
il circuito intero in un^ ora e cinque minuti d^ un passo or-
dinario «Io m^eraienutopresso alle mura guantiera pos-
sibile, passando la porta di David, poi quella dei Magre-
bini , e la Porla dcH'ata oggi ostrutta . Aveva traversate
le tombe musulmane, accumulate sotto questa parte di norara
cfae guarda il torrente di Cedron, e limita la gran mo-
schea; poi , dopo la porta Sitti - Mariam^ era giunto alla
grotta e alla prigione di Geremia. Era quella una rana sta-
zione favorita; non mi saziava di rileggervi le pateticbe la-
mentazioni, al cospetto di questa citta un tempo piena di
popolo , oggi cosi solitaria ; di questa città abbeverata di
amarezze^ della quale le vergini sono iriste ed abbattute^ ed
i sacerdoti gementi ! — Ho letto Oma*o a Troia , Sofocle a
Colone , Orazio a Tivoli , Virgilio a Napoli : ma qual v^ è
poesia che possa uguagliarsi ai cantici sublimi di dolere
di Geremia a Gerusalemme ?
Mi apparecchiava a visitare il mar Morto: v<dli prima
però raccomandare il mio viaggio al governatore turco .
Egli mi ricevette nella casa di Pilato, le finestre della quale
sporgono sul cortile della moschea del tempio di Salomo-
ne. — » Ecco, mi disse egli, tutto quello che v^è permesso
» vedere di questo santo edifizio; guardatdo dunque a vos-
> Irò bell'agio. Vorrei poter fiar di piii, ma io non sono
> il padrone : qui domina il mollah, ed in questo momen-
» to egli è moMo irato dell'astuzia impiegala da un Euro-
» peoper penetrar nel tempio. Coperto di vesti orientali.
VIAGGIO 29
» quest'Inglese 9 partito da Giaffa il giorno innanzi 9 giim-
» se la mattina a Gerusalemme : passò alcune ore pome*
> ridiane nella moschea, e riparti la sera stessa per Giaffa
» dove una barca lo aspettava . Fu inutile ogni investiga-
■ zione per punir questo sacrilegio . »
Quest' Inglese di cui mi parlava Mohammed- Aga , era
■quello stesso Banks citatomi da lady Stanhope • Io lo ave-
va conosciuto a Gostantinopoli ; Io ritrovai a Londra dove
ridemmo insieme della collera del moUah di Gerusalemme.
L^ intrepido viaggiatore aveva visitato il mar Morto, U De-
serto, e le ruine sparse peir Arabia Petrea. Egli avrebbe da
narrare le più curiose scoperte , e il suo portafoglio con-
tiene disegni rarissimi; ma non ha ancora pubblicata al-
cuna cosa: due suoi compatriotti, che lo hanno accompa-
gnato in una parte de' suoi viaggi , ne hanno pubblicata
ultimamente una descrizione incompleta .
11 governatore di Gerusalemme, di cui i religiosi Latini
m' avevano fatto elogio, si lodò molto anch' egli deUa loro
condotta, e compiangeva le lorodtsgrazie. — » Ma che posso
» farci io, mi ripeteva ? Io sono un soldato ; i giudici del-
» la legge e i nostri imani hanno qui piena autorità ; veg-
» go le ingiustizie senza poterle reprimere , e passo la
» vita a desiderare le ombre del Bosforo e il villaggio di
• Kandili^ dove son nato e dove fui sì felice, 11 pascià
» di Damasco m'ha mandato per comandare ai soldati, e
* fino ad ora non mi sono impacciato che d' intrighi di
» caloierì e a dispute di dervicchi. Finalmente, se non vi
> fossero di tanto in tanto da perseguitare alcuni Arabi
» del Deserto, la mia gente ed io non avremmo che fare. *
Avevo saputo infatti, che questo governatore di Geru-
salenune era senza forza e senza credito in seno della sua
città lacerata da potenti fazioni: in una lite fra gli Ar-
30 MARCBLLUS
meni ed i Greci , temendo di scontentare una delle due
parti 9 che avevano fatto appello alla sua autorità, ave-
va detto dopo averli pazientemente ascoltati: — > Accomo-
» datevi fra voi altri , e quando sarete d^ accordo , pro-
* nuncierò ». — Il mutselim mi promise cortesemente una
scorta per accompagnarmi a Gerico ^ e dopo aver per un
pezzo considerato i cipressi ed i palmizi del cortUe del
Tempio, e relegante cupola, e le numerose rotonde, ed
i portici dove scorgevansi alcuni derviccbi solitarii , mi
ritirai.
In una seconda visita feci dono aMohammed-Agad'un
paio di pistole d^ un lavoro piuttosto bello , e parvemi le
ricevesse con piacere e con riconoscenza .
u;-) i. ..
GAP. XV.
IL MAR MORTO - IL GIORDANO
UKRICO ■
(1820)
CATULLO, Epilalmio it TfIì • Pdt*.
Tutto > ilucRo, allo iiIcdiìd; Buni
I B legioni di Arabi cbe vagano senza
I posa sulle collioe attorno alla cit-
tà santa, fanno molto pericoloso il
viaggio al mar Morto : v'è una sola epoca dell^anno in cui
questa corsa non oQ'ra alcun pericolo, ed è in primavera,
quando migliaia di pellegrini Greci, dopo le cerimonie
della loro seltimana santa , si riuniscono per visitare il
Giordano: ogni tentativo per andarvi in altro momento,
32 MARCKLLUS
tiensi a Gerusalemme come unMmprvdenza di cui i soli
Europei sono capaci; e per istornameU, si accumulano tutte
le vecchie cronache e racconti i più spaventeToIi, Quando
i novellatori della Palestina non dicono qualche storia amo-
rosa d^uno sceik: potente e d^una Beduina dalle labbra
azzurre , non trovano altro testo alle aberrazioni della loro
fantasia , fuor che le gesta degli Arabi ladroni •
Quando giunsi a Gerusalemme , trovai tutti gli animi
occupati di due avvenimenti, che mi si nai;ravano sotto
aspetti differenti 9 ed ogni volta aggravati di tristissime
particolarità . Il colonnello Anders , che mi si citava da
principio , cercando a provare V assurdità di queste ub-
bie , parti solo pelle rive del Giordano , e non stette molto
a tornare spogliato affatto di tutte le sue vesti : ^più re-
centemente ancora, il signore Henniker, viaggiatore inglese,
che s'era nello stesso pellegrinaggio fatto seguitare da un
solo servo e da un solo soldato , fu denudato affatto e gra-
vemente ferito nel capo da molti colpi di sciabola . Era
questa la stessa sinistra avventura incorsa dal viaggiatore
del Vangelo (1), e dopo il benefico Samantano fino ai no-
stri giorni , i contomi di Gerico sono a giusto titolo diffa-
mati
Questi esempi, che m' erano giornalmente riportati, non
mi svolgevano dal progetto di vedere il mar Morto ; sol-
tanto cercai a prender maggiori precauzioni , e il dì 30
di giugno, alle quattro della mattina, partii con quattro sol-
dati, che il governatore di Gerusalemme aveva scelti fra
(I) Homo quidcun déscendebai ab Jenualem in Jerieko « et ineidii in
latrones, qui etiam despoUaverutU eum, et plagis im^^sitis, abieruni ,
semivivo relicto .
San Luca , cap. x.
/^
VIAGGIO 33
le sue guardie, per accompagnarmi . Quesli soldati erano
armati di quattro pistole per uno , di uno o di due pu-
gnali , e d' una sciabola ritorta • Montavamo poi tutti ec«
celienti cavalle arabe •
Era nella stagiou eh' anco non cede
Libero ogni confin la notte al giorno ,
Ma l' oriente rosseggiar si vede , #
Ed anco è il ciel d' alcuna stella adorno ;
Quando ei driuò ver l' Oliveto il piede ,
G>gli occhi alzati contemplando intorno ,
Quinci notturne , e quindi matutine
Bellezze incorruttibili e divine (1).
A quelFora, cosi poeticamente descritta dal Tasso, in quel
passaggio dair oscurila alla luce, di cui la gran trasparen-
za delParia in Oriente fa uno spettacolo cosi pomposo,
mi volsi, siccome Rinaldo, al monte Oliveto*, traversai il
torrente di Cedron, bordeggiai i fianchi della collina dello
Scandalo, e giunsi a Bethania; mi vi fermai alquanto per
vedervi la tomba di Lazzaro e Fallare inalzalo nella grot-
ta testimone del miracolo della sua risurrezione . Io era
stato sempre colpito, nella commovente narrazione di san
Giovanni, che rilessi a pie delPallare, di quella fede sicu-
ra, di quella alta prescienza che mostra Gesii Cristo pri-
ma di compiere P opera sua, ringraziando già suo padre di
averlo esaudito; ed ammirava, non solo nella forma, ma
anche nel fondo, il carattere innegabile della Divinità.
Abbandonando Bethania, lasciai sulla dritta il villaggio
dove nacque Maria e Maddalena , Belhphage , e la sua ca-
ci) Tasso, Gerusalemme lib. , canto xvni. , st. 12.
IV.
34 MAaCBLLUS
sa 9 dove non si vede altro fuorché le rovine d^ una chie-
sa .Lk finisce ogni verdura , ogni vegetazione; non vi
sono più dopo che menticolì pietrosi e dune sabbiose: se-
guii un sentiero tracciato fra le rupi , sul pendìo d' un
burrone dove scorreva un ruscelletto chiamato la sorgente
degli Apostoli. — Quivi nostro Signore si riposava co^ suoi
discepoli quando andava da Gerico a Gerusalemme •
In*capo a tre ore di cammino, scorsi il kan che addita
la metà della via: è posto sul limite del deserto Adom-
mim dove r Evangelio pone la tenera parabola del Sama-
ritano 'j è il luogo del sangue , poiché nelle loro corse fre-
quenti i ladroni ci commettevano numerosi assassinii (1).
Cosi dice San Girolamo, e la tradizione ha fatto una
cronaca vera di questo santo episodio. Alcune capanne
dirute, un vecchio caravanserraglio rovinato, e grotte sca-
vate dalla natura, servono di nascondiglio agli Arabi ladro-
ni, il dominio dei quali comincia più spezialmente a que-
sti confini • Per una cortesia del governatore di Gerusa-
lemme , trovai a questo punto dieci cavalieri che m' aspet-
tavano , e che si riunirono alla mia scorta facendo echeg-
giar delle loro grida queste triste solitudini : allora ser-
rammo le nostre file ; quattro soldati ci precedevano come
investigatori, il resto aflbllavasi attorno a me, e il mio
giannizzero chiudeva il corteggio.
11 soldato che Tlnglese viaggiatore aveva avuto per gui-
da aveva mostrato gran cuore nella zufla cogli Arabi; e
se r Henniker non Tavesse lasciato scendendo da cavallo,
non v'è da dubitare che il suo difensore non lo avesse tu-
(I) Locum Adommim quod interprelatur sanguinum, quia niultus in eo
sanguis crebris latrouum fundebatur incursibus .
S. GiROL., Episl. Pjulac Bulrif .
/
VIAGGIO
$5
telato , se non da uno spogliamento totale almeno dai col-
pi e dalle ferite • Io aveva desiderato che questo bravo ca-
valiere m' avesse accompagnato , e il governatore di Ge-
rusalemme ci aveva accondisceso. Il fedele giannizzero fe-
ce di fatto parte della mia scorta, prese posto accanto a me
e non se ne dilungò mai ; egli m' indicava durante la via
i luoghi testimoni della scena dove avea avuto una parte
tanto pericolosa .
Erano due ore che noi andavamo per quelle montagne
intercise da gole anguste , da passaggi sinuosi e da aride
valli ; ci trovavamo ora tramezzo a picchi sporgenti so-
pra paurosi precipizi, ora fra colonne di sabbia solida che
surgevano lungo certi monticelli ^ imagini bizzarre 9 torri ,
piramidi gessose; di tanto in tanto burroni scavati nella
roccia come immense piscine, e strati di una terra argillosa
e bianca die ritraevano le fortificazioni d^ una cittadella.
Ma non stettero guari quelle salvaticbe meraviglie del De-
serto a ritirarmisi dietro, e mi lasciarono spaziar gli sguar-
di sulla vaste pianura del Giordano, e sulle onde pesanti
del mar Morto. Lamia scorte, che fino allora aveva con-
servate una attitudine teciturna, mandò alte grida di
gtoia alla viste di Gerico, e si precipitò palla campagna: al-
lora non fuvvi più né ordine né disciplina ; ciascuno cor-
reva a sua yogUa, quindi ritornava verso la truppa, che
si slanciò poi tutta al galoppo.
Gacctei anch'* io gli sproni nel ventre alla mia cavalla
araba, e in un batter d^ occhio giuasi ad un immenso
campo disposto in anfiteatro. Quivi mi fecero sostare per
darmi lo spettecolo d' un combattimento a modo del De-
serto. Preludiarono con numerosi colpi di pistola, e gli
urli dei cavalieri animarono i cavalli . Tosto i guerrieri si
spartopo; atteccano gli uni , fuggono gli altri : si sfidano,
L.
36 MARCBLLUS
5^ incrociano , aggiransi a tondo gli uni sugli altri , sicco-
me nella lizza d^ un torneo ; le palle fischiano j s^ alzano
nuvoli di polvere : i nobili corsieri del Deserto spiegano
in questi giuochi ammirabile forza e destrezza; lanciati
al galoppo più rapido , si sofiTermano ad un tratto ^ poi ri«
pigliano tutta la velocità deUa loro corsa •
Tre Arabi della scorta portavano, invece di carabine ^
lancie fatte di lunghe canne deirEufrateCl), e le maneg-
giavano con una mirabile agilità • In un canto del campo,
alcune donne di Gerico , dritte e svelte , parevano come
statue suir orlo delle cisterne, e senza spaventarsi dello
strepito delle armi cantavano a due parti per incoraggiar
la pugna, àrie d' una dissonanza e d' una monotonia orri-
bili : una zampogna a due tubi accompagnava aspramente
questi urli continui ; appena la metà del coro stanca e sen-
za fiato lasciava cader la sua voce , V altra metà cantava
sopra un nuovo tuono; e questa alternativa, che le Muse
questa volta non avrebbero voluta udire, compone va F in-
sieme il meno armonioso.
Gessarono finalmente i giuochi; ci avvicinavamo a Ge-
rico : ciascuno riprese il suo posto nel corteggio e noi giu-
gnemmo alla casa dell^ Agà • È quella una vecchia torre
quadrata coperta da un tetto di strame , la quale domina
tutto il paese e scorgesi da lontano pella pianura. Il capo,
prevenuto del mio arrivo dal mutselim di Gerusalemme,
accolse nella sua casa e nel cortile tutta la mia gente e i
miei cavalli. Per me, io scelsi il quartiere accanto a una
(0 Lunghe canne Indiane annan di corte
Punte di Terrò , • 'n su' destrler correnti
Diresti ben clie un turbine lor porte .
Tasso, Geras. Lìb., Canto XTii. t(. ^1.
VIAGGIO 37
vasca cbe provvedeva di acqua tutto il villaggio, e che è
riempiuta dalla sorgente purificata dal profeta Eliseo. Pre-
si qualche momento di riposo sotto un tetto di paglia che
cuopre la fonte , poi domandai di continuar la via verso
il mar Morto.
U caldo era insopportabile: TAga di Gerico dicevami di
temer per me quel sole ardente, e faceva tutti gli sforzi pos-
sibili per svolgermi dal mio proposito, e per questo appunto
andava esagerando le distanze e le pene ; ma io fui incrolla-
bile. Distesi davanti a lui la carta geografica , e gli spiegai
tutte le mie volontà pel mio itinerario. Desideravo visitare
rimboccatura del Giordano nel lago Asfaltite; il signor di
Chateaubriand era stato dolente di non poter riconoscere
questo punto, ed io era deciso di andarvi. Dopo la mia di-
mostrazione geografica, che fu passabilmente capita, di-
chiarai alPAgàche stavo per partire, ma che non voleva
affaticar la mia scorta; che condurrei meco i soli soldati
dLbuona voglia, e lascerei Ubero ciascuno di aspettarmi a
Gerico, dove cercherei di tornar nella serata . A questa ri-
soluzione ben formulata , il mio ospite si alzò , stette as-
sente qualche minuto e tornò nel cortile del castello a ca-
vallo pronto ad accompagnarmi dove mi piacesse di anda-
re. Questo esempio delPAgà scosse il resto della brigata,
e tutti insieme ci mettemmo in via per V imboccatura del
sacro fiume .
M^ ero già piii d' una volta avveduto, che in Turchia i
viaggiatori debbono quasi sempre evitare di assuggettarsi
per il loro itinerario alle volontà degli Indigeni , spesso
anche a quelle delle loro guide. Se essi sono fomiti d^ una
buona carta, e se hanno anticipatamente studiato il paese
che vogliono percorrere , tocca a loro a dar le direzioni
e a non patir che se ne allontanino .
38 MARCEL L US
Io pochi miDuti mi ritrovai per una pianura di cui non
trovo parole per dare una idea esatta*^ nissuna descrizio*
ne può con fedeltà dipini^ere in tutti i suoi effetti questa
assenza assoluta di vegetazione e di vita . Un fango feti-
do e secco, ricoperto d** una crosta dì sale tutto screpolato,
cede sotto il passo dei cavalli; alcuni arbusti, rari e sfo-
gliati, nascondono sotto una corteccia nera un succo acido •
Un vento salato porta sulla superflcie di questi campi di
morte una polvere impregnata di bitume. Le labbra si
inaridiscono a questo soiGo , e si tumefanno come se fos-
sero tocche da un sugo velenoso . I raggi del sole , riflessi
da questo suolo ardente, rispingono vampe d* un calore in-
sopportabile e malsano .
Io vidi tutta la mia brigata in queste des^te campa-
gne cuoprirsi il viso e la fronte con una sciarpa , non la-
sciando che gii occhi scoverti : persuaso che gli abitatori
di quelle regioni ardenti hanno più destrezza e migliore
istinto per tutelarsi dalla loro influenza , voUi macchinal-
mente imitarli , ne stetti troppo a convincermi^ che tutto il
calore rispinto dalla sabbia, smortivasi sulla mia cintura,
di cui mi serviva commessi facevano per salvarmi il viso^
e che il vento attraversando questa spezie di staccio mi
giugneva al viso spoglio della polvere e delle esalazioni
insalubri . Un ventaglio non sarebbe stato da tanto .
Dopo due ore d^una via scabrosa, giunsi a capo di quel
luogo dove m** era prefisso ; scesi da cavallo e per qualche
tempo corsi le sponde del mar Morto. Tutto è senza vita
su questa piaggia deserta, dove effettivamente regna un
silenzio mortale : non un uccello , non un^ erba, non un
giunco sulla ghiaia ! ma solo alcune canne stroncate che il
Giordano ruotola verso il mare e che il mare a sua vol-
ta rispinge a terra, alcune conchiglie argentine, e un orlo
n - K^
4.
«r
MAr. MOTTO
VIAGGIO 39
di saie dorè viene a morir l** ondata. — Raccolsi sulla sab-
bia una di quelle beUe mele di Sodoma , simili ai piaceri
del mondo : felice di questo incontro fortunato di viaggia*
tore , io pensava già alle precauzioni da prendersi per con*
servarla; ma toccandola ^ non mi rimase altro in mano che
una cenere negra e puzzolente ; il resto^ che $i erede aver
in mano^ scappa^ ticcome Inacqua congelata^ di cui il vile
cristallo^ al dir dei Bossuet^ si strugge fra le mani che lo
stringono^ e non fa altro che sporcarle (1). Questi frutti,
molto simiglianti alla mela appiuola, non nascono sulle
rive del mar Morto dovMoera; essi abbelliscono colla lo-
ro freschezza insidiosa la ripa meridionale , ed è certo che
il vento ed i flutti li avevano sospinti su quella piaggia •
Soffiava aDora un fortissimo vento, e nulladinìeno le onde
appena sollevatesi ricadevano su questo lago di piombo ,
e venivano a spirar sulla riva senza frangervisi e quasi sen-
za muggito . M^ empiei le tasche di pomici, di schiuma in-
durita, e di quel bitume lustrato dalle acque, che serviva
agli Egiziani per imbalsamar le loro mununie.
Alcuni passi distante dalla foce dei Giordano, io mi spin-
si avanti nelle onde quasi nere del lago , e queste mi la-
sciarono sulle gambe nudate una spezie di sale frizzante, del
quale eorsi a lavarmi nel fiume. — Quivi il Giordano non ha
piii di cento piedi di larghezza, né egli è più largo altrove.
Yìdi attraverso le sue acque alcuni pesci che risalivamo la
corrente, e che cacciati dair acqua salsa cercavano più
dolci domicilii. Il letto del fiume è un vasto solco, profon-
damente tracciato sopra un piano di sabbia e di sale : le
sue due rive scoscese nascondono quasi per tutto il suo cor-
so. — Il rumore dei nostri passi, e la conversazione della mia
(I) BossL'BT , Orazioni funebri — Anna dì Gonzaga.
40 MAftCBLLDS
scorta, impaurirono alcuni aironi azzurri posati sui giun-
chi della ripa : questi begli uccelli, spiegando al sole le lo-
ro ali, cercarono un rifugio nelle isole, piccoli banchi di
una terra limacciosa e feconda : queste isole parevano es-
sere rasilo della vegetazione; colombacci e candide torto-
reUe, ci sospendono i loro nidi ai rami dei melagrani salva-
tici ; ed ho udito fra quei folti arbusti il canto del ruagnuolo
tanto raro in Palestina. — Queste stesse siepaglie del Gior-
dano dicesi nascondano anche alcune tigri , ed ho veduto
a Gerusalemme due giovani coccodrilli impagliati, che fu-
rono presi nelle sue acque .
Tutti gli alberi del mezzogiorno crescono confusamente
sui fanghi fertilissimi che le acque accumulano in mezzo
al fiume ; ma vi riconosceva appena quelli del mio pae»
se • La foglia del salice , più pallida ancora e più acuta, si
disegna graziosamente sulla foglia più dentellata e più larga
del platano ; P albero spinoso di Gerico presenta dovunque i
suoi mazzi di verdura ; e mille arboscelli di umile statura
offerivano alle mie osservazioni nuovi fiori e frutti , sva-
riati di forma e di colore •
Avevamo risalito il Giordano per più d^un^ora: io lo
traversai per andare a godere deir ombra che cuopri-
va la spiaggia opposita; ed era quello il luogo dove
gli Israeliti passarono a piedi asciutti (per ticcum hutnum)
guidati da Giosuè, dove fu eretto T altare in mezzo alle
onde , e dove , secondo la tradizione , Gesù Cristo ebbe il
battesimo dalle mani del suo precursore . U letto non è
profondo ; i nostri cavalli lo attraversarono senza nuo-
tare . Era tempo di messe e del dimoiamento delle nevi
del Libano ; era pur dunque il momento in cui il fiume,
che traversa Puno e V altro lago^ vieti trattenuto nel ter-
TIAGGIO 41
209 secondo r espressione di Tacilo (1), e ruotola maggior
copia di acque (2) . Quest' acqua mi sembrò più grassa che
dolce; elicerà torba e gialliccia.
Dopo alcuni momenti passati nelle onde rinfrescanti
del Giordano e all^ ombra de^ suoi alberi , riprendemmo la
via alla volta di Gerico, tagliando per una linea diritta la
sterile pianura di Gàlgala. Noi v^ incontranuno due Àrabi
nomadi : V Agà di Gerico , che stavami sempre a destra
per farmi onore e per vegghiar piii d^ appresso alla mia
securtk , mi prevenne che questi uomini appartenevano
alle tribù dei ladroni , ma che non trovandoli in delitto
non peteva esercitare alcuna giustizia su loro. Appena
videro da lungi V Agà , que' due Beduini gli si precipi-
tarono incontro , gli strinsero le ginocchia e ne baciarono
le mani nere e nervose : questi lasciò scappar dalle labbra
un sorriso sdegnoso, e senza volger loro una parola con-
tinuò ad andare .
Eravamo tornati di buon ora a Gerico : io andai a ripi-
gliare il mio posto nel cortile del governatore presso la
fontana del Profeta • Gli abitanti di Gerico dissero ad Eli-
seo : » U soggiorno di questa città è buono , come lo ve-
» detè voi stesso , 0 Signore, ma le acque vi sono catti-
• ve , e la terra sterile !.. » — Eliseo venne alla sorgente
vi cacciò del sale e disse : » U Signore ha parlato così : ho
• sanato queste acque, né morte, né sterilità sarà più
• in esse (3). »
j (1) Utìum aique aUerum lacum inieger per fimi, teriio retìnHur,
j Tacito, Storie , Ub.5, 5* ^-
(1) Jordams auiem ripoi alvei sui, tempore messis , impìeverai.
Bibbia, Gcsuè, e iii , ▼. 16.
(3) BIBBIA, Libro dei Be, Gap. ii.
IV. 6
43 MARCBLLUS
In SU quell' ora in cui s^ apparecchia il pasto della aera^
le giovinette Beduine vengono a far prowidone di acqua
per ogni famiglia: esse sono osservabili per grande sta«
tura e svelta, e per begli occhi neri : il colorito hanno molto
bronzino ; non hanno altro vestito che una tela azzurra, e
una larga cintura di cuoio la chiude loro ai reni ; non si
nascondono la faccia come le Turche e le Armene. Pingonsi
sulle labbra, il mento ed il petto rabeschi e festoni azzurri j
che una decozione d'alcool approfonda nelle loro carni e fa
incancellabili. Portano alle braccia e alle gambe anelli di ve-
tro violetto o d^ argento, che una volta introdotti non si tol-
gono più, imperocché adottano di buon'ora quest'orna-
mento e crescono con lui !
Queste giovinette avevano un andar disinvolto ed un
contegno sostenuto ; rispondevano volentieri alle lepidezze
arabe dei soldati della mia scorta, talora anche li eccitava-
no ; e quando erano cessate da una parte e dall' altra^ e che
le loro brocche erano piene s' aiutavano fra loro a cari-
carsele sulle spalle , e ripigliavano tutte insieme la via
delle loro capanne: rassomigliavano da lontano a cane/ore
panneggiate •
Il sole andava ad ascondersi dietro le alte montagne
dell' Arabia : le colline di Moab apparivano all' orizzonte
senz' alberi , senza villaggi , senza cultura ; le ondula-
zioni d^ uno strato di roccie giallastre segnano sole il con-
fine dove lo spazio azzurro comincia . Profittai della luce
che avanzava tuttavia di quel giorno ardente, per visitare
Rihhah ; è questo il nome moderno di Gerico. Vidi una
trentina di capanne fatte di terra e separate da siepi di
spine secche: quivi non veggionsi quei nopali pieni di
punte tremende , non quei begli alberi che fecero chia-
VIAGGIO 43
mar Gerico la città dei palmizi ( civiUu palmarum ) (1) •
AJcani grom levrieri biancbi «lavano sui letti delle case,
che SODO tulle bassissime, per vietare a chicchessia appros*
simarvisi : questi svelti compagni dell^ Arabo , esercitati
alla caccia deDa gaxzella , sono , dopo le loro cavalle, la
loro passione; ogni Beduino ne ha uno: — le loro donne, pia
numerose e non meno fedeli di certo , hanno un terso
posto nelle loro affezioni !
Levando gli sguardi , scorsi a pontile il monte detto
della Quarantina^ dove il Salvatore digiunò e fece il Deserto
testimone delle prime austerità del Cristianesimo. La mon-
^^ff^ è oggi assai scoscesa per sembrare inaccessibile •
Avevo a sinistra, in lontano, 11 luogo che i Turchi chia-
mano male a proposito la Tomba di Maè , e ciò che di-
cono tale, altro non è che un monticello in faccia alla
mcmlagna Nebo dall'altro lato del Giwdano. Di fi, solla
cima della sommità chiamata Phasgar^ Mosè scorse prima
di morire la Terra Promessa • Io mi vedeva davanti i re-
sti di un acquedotto, che dava a Gerico un^ acqua abbon-
dante , quand'ella era città popcriosa ; oggi la picciiriissima
soigente che traversa Rihhah basta pei bisogni dei suoi
rari abitatori.
La pianura di Gerico era altrav<rita coperta di alberi
fruttiferi e di palmizi ; vi si coltivava il balsamo , di cui
Strabene A una descriaone molto smnigliante a quella
del terebinto e del citiso ; se ne ritraeva un sugo prezioso
per la medicina (2). Molti arbusti che crescono nella pia-
nura di Gàlgala concorrono anche oggidì alla prepara-
ci) BiBBUy DenteroDomlo, Gap. xxxiv, v. 3.
(3) Bahanmm , modica arhòr/ humor in usu medenOum est.
Tacito, locck.
44 MARC^LLCS
zione del balsamo di (ierusalemiiie , che i nostri religiosi
Latini preparano colle loro mani , e che è riputato quasi
tanto prezioso quanto quello della Mecca .
La pianta , rara in queste campagne j che chiamasi
rosa di Gerico^ non somiglia punto alla regina deTiori;ella
è piuttosto un picciolo cardo senza colore e senza profu-
mo : offre, uscendo dalla terra , un fascio rotondo di fili irti
e spinosi , che si illanguidisce o si chiude secondo i tempi
sono caldi o piovosi , e così predice il sereno o il tempo-
rale : gli Arahi consultano questo fiore per le loro allean*
ze , pei loro viaggi , pei loro amori ; ecco donde viene la
sua celebrità.
Annoiato dello scalpito dei cavalli, che mi attorniavano
confusamente coi loro cavalieri , lasciai il cortile dell^ A{^
e trasportai la mia stola intrecciata di giunchi del Giordano
fuori della porta , per avervi qualche momento di riposo •
Appena eramici sdraiato, che due miei compagni inquieti
vennero a pregarmi di rientrare nel castello cmde evitare
gli attacchi dei Beduini, che , nella notte , si cacciano di
siepe in siepe fin nel villaggio . Mi sforzai di far capire ai
miei soldati, che appoggiato alle mura del corpo di guardia,
e a tre passi dalla porta , io non poteva temer cosa alcuna
dagli Arabi del Deserto, e che se veramente il pericolo esi-
stesse non sarebbe minore nelF intemo del cortile . Con-
fesso, che queste precauzioni mi dettero un' alta idea della
audacia e della destrezza dei briganti nomadi, e al tempo
stesso della pusillanimità dei miei difensori . Nondimeno
non volli abbandonar la mia stola e mi ci risdraiai .
I miei due Turchi, non essendo potuti venire a capo di
vincere la mia caparbietà, fors^'anche irragionevole, venne-
ro a pormisi accanto per preservarmi da ogni pericolo :
non v' ha chi possa uguagliar Io zelo di questi devoti cu-
VIAGGIO
45
stodi del forestiero in Oriente ; il viaggiatore che s^ è af-
fidato alia loro condotta , o che un capo ha raccomandato
alle loro care, doventa ad un tempo padrone , fratello e
loro amico ; non potrebbe cadere un capello dalla sua te-
sta sacra se non quando tutto il sangue del fedele custode
fosse sparso per la sua salvezza •
A mezza notte svegliai io stesso la mia scorta; in un mo-
mento fummo a cavallo , e allo splendore della luna ri-
presi la via del giorno innanzi. Passai nuovamente gli
stretti e le colline di sabbia del deserto Adonim : la mia
caravana procedeva in alto silenzio ; V antiguardo interro-
gava a dritta ed a sinistra i monticelli , le grotte, le roc-
cie, e r ombra ingannevele di qualche arbusto suU^orlo
della via più d^una volta ci tenne air erta . I primi raggi
del sole ci illuminarono a Bethania ; e dopo ventlsei ore di
assenza , mi ritrovai a Gerusalemme prima che i padri di
Terra Santa, facili ad allarmarsi pei loro ospiti, avessero
potuto stare in pena del mio viaggio .
Le corse lontane, eh' io m'era prescritte nei limiti dei
miei ozii, erano finite; mi rimaneva soltanto qualche es-
cursione attorno Gerusalemme, e fra queste, prima di
ogni altra quella a Betlemme .
Partii un poco prima del tramonto dalla porta Babbei-
Khalil ; passai il condotto delle acque , le quali vengono
daOe cisterne di Salomone ; e lasciandomi a dritta la colli-
na del Mal Consiglio , dove il pontefice Anna formò il
progetto di togliersi in mano il Salvatore , feci la mia pri-
ma stazione al pozzo dei Magi : quivi essi, con loro estre-
ma gioia^ avevano riveduto la stella miracolosa, che doveva
scortarli fino all'umile mangiatoia. Il monastero di Sant'E-
lia, occupato dai Greci , è posto nella gola formata da due
collinette coperte di olivi ^ queste selve offrono un'om-
4« MARCELLUS
bra aggradevole ed un comodo riposo a metà della yìa.
Quivi si fa vedere y nella roccia che ricorre la strada^ V im-
pronta lasciata dal corpo d' Elia sulla pietra dove riposò ,
allorquando, fuggendo la collera di Gesabele, si volse verso
il Deserto. Giunsi dopo alcuni momenti di cammino ad
un campo, dove la mia guida si mise a cercar alcuni pic-
coli ciottoli tondi come piselli ; me li presento ed infilzò un
lungo commentario e confuso per impiegarmi la tradizio-
ne che li accompagna: t Un giorno, disse egli, la Vergine
> Maria passando per qpieste campagne, s^ imbattè in alcu-
» ni contadini che ricoglievano dei ceci • Ella domandò
> loro che facessero nei campi, e costoro, cercando d'in-
V gannarla, risposero che raccattavano sassi: ma nel punto
» stesso i legumi si pietrificarono loro in mano , e si tro-
» vano ancora in gran copia i piselletti che andarono sog-
» getti a questa trasfiurmazione . »
Continuai a camminare verso quel luogo che vuoisi chia-
mato Tomba di Rachele , che trovasi alle falde d'una colli-
na ove abitava Giacobbe, presso una valle meglio coltivata
del rimanente dei contorni di Gerusalemme • Quivi ap-
punto Rachele , essendo presso Vanima sua a volare^ ed ap'
pressandosi la morte^ nomini» il figlio cui dava in luce,
figlio del suo dolore j poi fu sepolta nella tia che mena ad
Efratam che è Beielem (1) : ma il monumento che vede-
si oggi non ha indizio che attesti questa antica <Higi-
nej è una moschea turca sotto la custodia d'un santo-
ne . Sulla collina opposita si presenta a guisa d'anfiteatro
il villaggio di Rama, testimone degli inconsolabili dolori
di quella Rachele, così cara a Giacobbe, per la quale sor-
ci) Bibbia, €eoesl,Ctp. xxsv.
41
TIAGGIO
TÌ sette anni, ciò che gli parve pochi giorni^ ianCera
grande Pamor suo per lei » (1) . Io andai a ra^^angere la
▼ia tracciata che mena a Betlemme, e me ne dilongai
da capo per Yisitar la cisterna di Davidde .
£ qnesto un sotterraneo largo e profondo, che occupa
presso a poco tutto il di sotto della collina ; V acqua con-
servasi tuttavia sotto qualcuna di quelle grotte .
• I Filistei erano a campo nella Valle dei Giganti ; e Da-
» vid era attorniato nella grotta di Odollam^ dalla schiera
» dei Filistei che occupava Betlemme : D re fu preso da
» violenta sete e disse : Oh se qualcuno mi desse da bere del-
• r acqua della cisterna che è a Betlemme presso la porta !
» Di subito , tre valorosi guerrieri passarono attraverso al
» campo de^ Filistei, andarono ad attigner P acqua alla ci-
» stema di Betlemme e la recarono al re j ma David non
» volle berne , e la offerì al signore , dicendo : Dio mi
» guardi da far ciò J Berrei io il sangue di questi uomini
» e ciò che hanno comprato a costo della loro vita ? (2)
Lucano pure racconta di Catone, che, in mezzo ai co-
centi deserti delF Affrica, un soldato avendogli offerto un
poco di acqua nel suo cimiero , egli sdegnosamente lo ri-
prese:
Me solo dunque di virtù digiuno
Dell'oste tutta ignobile soldato
Tieni ? Si molle e ai primi caldi inetto
Ti paio dunque? A te più giusto fia
L'aspro rimprocdo, se bevessi quando
(1) Et vid^antur UUpauei die» ,prae cunoris magnitudine.
GVStSl, Cap. XXI S.
(2) Bibbia , le II, cap. xxiu, t. I5, 18.
I
48 MARCBLLUS
Arde la turba tutta 1 E preso d* ira
L' elmo rovescia , e giova a tutti V onda (1) .
Qual distanza fra V ingenua narrazione della Bibbia e
r amplificazione del poeta romano? Tatte le antitesi e la
collera di Catone j yagliono forse la religiosa semplicità di
David 7 — Plutarco fa onore ad Alessandro che insegue
Dario nelle solitudini deir Asia , di un tratto presso che
simile .
Tornando dalla cisterna , la mia guida mostravano col
dito la grotta di OdoUam , in capo ai vigneti di Engaddi .
M' avvicinava alla patria di David , e traversava i campi
dove Ruth spigolava in mezzo alle messi di Booz. Poco dopo,
seguitando la via di Betlemme nella sua lunghezza , giun-
si ad una piazza pubblica che precede il convento latino .
Fa duopo piegarsi per passar la porta d^ ingresso dei san-
tuarii , tenuta bassissima aflinchè gli Arabi non possano
penetrarvi a cavfJlo; poi si vede il peristilio e la gran
chiesa , il più bel monumento d^ architettura cristiana che
veggasi in Palestina. Quarantotto colonne d^ ordine co-
rintio sorreggono una larga navata, e formano la prima
parte delP edificio eretto dalla madre di Costantino. Que-
ste colonne , di un marmo bianco venato di rosso quale lo
producono i monti della Giudea, sono coperte di iscrizio-
ni latine e di pitture greche , dove confesso non aver
potuto veder altro che schizzi imperfetti . i
( I ) Mene , inquK , degener , unum
Mles In hac turba vacuum virtute putasU ?
Usque adeo mollis, prìmisque caloribus impar
Sum visus ? quanto poena tu dignior ista
Qui , populo ritiente, bibas ! sic , concitus ira
Eiciissit galeam, suffecitque omnibus unda .
LCCASO, lili. IX., V. 510.
VIAGGIO
40
i per im^ altra porta, e mi trovai nel ricinto del
convento. Era già tardi ; avevo messo un po^ più di due
ore per venire a piedi da Gerusalemme . I nostri religiosi '
mi ricevettero con quella cordialità e quel la serenità, che
ho trovate in tutte le comunità di Terra Santa • La loro
gioia nel vedere un pellegrino cattolico , è viva e sincera.
Perseguitati ogni giorno, senza posa ludibrio e oggetto
di oltraggi e di ingiustizie, serbano un contegno tranquillo
in mezzo ai dolori , e raccontano ridendo i colpi e le feri-
te di cui portano le cicatrici. Udendoli , mi rammentava
dei bei versi del Fontanes :
Sotto i ctlizi lor taccioDo le voci
Della passione; ma non senza gioia
Son qaet rigori; hanno cercato Iddio
Ne Dio li oblia . . . (1)
11 superiore di Betlenune era Portoghese : ma durante
il suo lungo soggiorno in Palestina aveva fatto una tal me-
scolanza dell^ idioma materno collo spagnuolo e coir italia-
no, che era spesso inintelligibile anche pei suoi confratelli
più avvezzi al suo gergo . Mi condusse al refettorio , do-
ve, dopo un legger pasto, una lettura e una meditazio-
ne abbreviate a mio riguardo , cominciò una dolce con-
Tersazione ed innocente : io mi ritirai presto ; il mio Ietto
era slato messo su nella piii bella celletta di questo mo-
nastero, che è una vera fortezza, e m^ addormentai pen-
.1) La voii éa pasMoos le Lait ìaus leurs r.ilif:e» ,
Miis kais aostérilés aesoal passim àibct»'.
Le Dica i|u' ito oat cberché ne Ifur ouMIra pas
FitMAXtÀ. CI*arfrfw«»
IV.
60 MAaCBLLUS
Mndo ai miei ospiti , e quella vita che pare a faro tanto
felice, percliè ignorano il m<Nido e non conoscono che Dio.
L' indomane , sol far del giorno , gionsi atlraTerso alla
pianura alla grolla dei poiiari , hinge da Betlemme una
mezza lega. Un campo d'oliyi cuopre Tantico deserto, doye
r Angelo annunciò a' poveri paste»! la nascita del rampol-
lo di David • Questo campo, antica proprietà dei padri di
Terra Santa, è stato lor t<dlo per le mene dei Greci, che un
decreto del sultano Mafamud ha investiti di questo possedi-
mento. A Betlemme principalmente si fanno ogni anno gli
usurpamenti degli scismatici ; e sarebbero felici i nostri re-
ligiosi, se non si perdessero in queste lotte che i luoghi con-
secrati alla nostra venerazione! I loro avversari sanno at-
taccarli anche più crudelmente ; aiutati dal loro credito
e dall' oro , attaccano anche le coscienze e trascinano nel
loro scisma spiriti deboli e famiglie povere . La popola-
zione cattolica di Betlemme è sensibilmente scemata. Son
queste pei nostri missionari zelanti perdite amare e vera-
mente irreparabili .
Vidi ancora , procedendo verso le montagne pietrose di
Ebron pia luoge della grotta de* Pasturi , antiche costru-
zioni che si attribuiscono a Salomone , V architettura delle
quali veramente ritragge molto da quella della gran pi-
scina di Gerusalemme : si pretende ritrovare in que' resti
le piscine delle acque , che il re fece scavare per irrigare
la selva de* suoi alberi (1), e che pone egli stesso nel nu-
mero di tutu quei grandi lavori dei quali riconosce così
umilmente la vanità e la corta durata .
li) Et exsimxi tiùki piscinas aquarum, ut irrigarem sytoam Ugno-
rum germinantium .
Ecclesiale , Cjp. II. , v. 6.
VIAGGIO 51
Al mio ritortto al convento , fui condotto ai santuarìi :
una scala buia ed angusta mi addusse di subito alla grot-*
ta della Natività 9 ove si compiè il più commovente miste-
ro della nostra fede 9 e T avvenimento più grande della
storia .
HIG DE YIRGINE MARU
JESUS CHRISTIJS NÀTUS EST.
Queste semplici parole io vidi scritte sui muri deirantico
monumento : il presepio^ e V altare ddTadoriiziane dei ma-^
gij sono sotto la stessa volta ; e questo] volta è illaminata
da lampade d'arfeoto, cbe i re di Francia vi mandavano in
omaggio. Amnurai successivamente le pie offerte di Enrico
II) e de^snoi discendenti^ fino a Luigi XY. I doni finiscono
con Ini ; e a qaest' epoca la munificenza dei Borboni verso
la Terra Santo sarebbe stato interrotto per sempre , se la
religiosa filato di questi re non avesse riannodata la ca-
tena. La Delfina di Francia ba pensato a Betlemme; lam-
pade e vasi sacri dati da M^ ornano il santo presepio, co*
me pure i riccU ornamenti cb^elia ba fatto porre sul santo
sepolcro accrescono il lustro delle nostre corimonie a Ge-
rusalemme.
Seguii un corridore laterale, e vidi i monumenti di santa
Paola e di santa Eustachia, nipoti di Scipione, poi la tom-
ba di san Girolamo e lo studio dove fece la sua tradu-
zloM delta Bibbta« Questo luogo si cbiama la Scuola di
Girokmoj come si dice la Scuola d' Omero a Scio , e la
Scuola di Virgìlto' a Napoli. Risalendo, mi fu mostrato
r altare e la tomba dei santi Innocenti, quei fiori dei mar*
tiri , svelti sul limitar della vita , come il turbine sehian-
S2 MARCBLLUS
ta le rose nascetUi (1). Tutti questi santuari spettano a una
chiesa sotterranea, costruita sotto la chiesa maggiore, pres-
so a poco come la cappella bassa che vedesi a San Pietro
di Roma sta sotto V aitar maggiore . Tornando dalla nava-
ta del tempio, visitai le cappelle greche ed armene riu-
nite sotto la stessa volta .
Salii in seguito sul tetto spianato del convento: quasi per
tutto in Palestina , queste terrazze, praticate per distrarre
i racchiusi dei monasteri, godono d'una veduta estesissima.
À Betlenune la veduta è bellissima: si scorgono a sini-
stra le ruinedelPempia città di Zorobabele; a dritta il monte
dei Francesi , il cono allungato del quale si perde fra le
nuvole ; più d'appresso , i vigneti d' Engaddi, le colline e
la valle di Terebinto spiegano la loro verdura ; e le alte
montagne d' Hebron , e dei territorii di Moab e del mar
Morto, sollevando all'orizzonte le loro cime salvatiche ven-
gono a chiudere questo vasto anfiteatro «
Mi fu fatta anche vedere , fuori del convento, la grotta
della Madonna del Latte • La tradizione narra, che la Ver-
gine Maria, nel tempo della sua fuga in Egitto, essendosi
sentita mancar il latte , inquieta pel nutrimento del figlio
durante il viaggio, passò alcune ore in preghiera in questa
grotta e le ritornò subito il latte . Questa cappella è devo-
tamente visitata dalle giovani spose di Betlemme •
Suonò l'ora deir orazione ^ mi recai in chiesa, dove co-
minciò il vespro : fui sorpreso della pompa religiosa e del
sanlo raccoglimento con che si facevano queste cerimonie.
Sopra la volta ove nacque il Salvatore dei Mondo, poveri
Àrabi, dei quali la voce sonora avvezza agli urli del Deser*
(I) Ciu turbolnaseentes rosai,
inno )wl dì d«' santi iDDocrnti .
VIAGGIO 53
to difficilmente si piega ai canti della chiesa latina , im-
ploravano la Regina degli Angeli ; donne e ragazzi, con te-
nere voci e soavi, rispondevano in coro, e gli accordi mae-
stosi dell'organo accompagnavano quella semplice melo-
dia. Ed anchMo, ripeteva quelle invocazioni, alla Vergi-
ne fedele^ alla Rosa mistica^ alla Stella matutina^ alla
consolatrice degli afflitti. Nobili e commoventi preghiere !
Ripresi la via di Gerusalemme. Il vescovo greco, preve-
nuto del mio passaggio , m'aspettava al convento di san-
t'Elia con sorbetti e profumi : mi soffermai per qualche
momento da lui sotto gli alberi vicini alla strada ; begli
ulivi potati e coltivati con cura dai Calogeri del monaste-
ro , stannovi invece del ginepro del Deserto , all'ombra del
quale il profeta bramò la morte : » Mi basta , Signore, dis-
» se Elia , toglietemi l' anima ; imperocché io non son mi-
• gliore dei padri miei (1) i . Ma Elia non doveva morire!
La notte s' avvicinava : affrettai il passo ,'^e toccava la
città santa nel momento in cui il soldato arabo che vigila
sulle mura di Sionne stava per chiuderne la porta .
(0 Sufieii nUhi, Domine i (olle animam meam: neque erUm melior
sum qucun patrie mei .
Bibbia, Libro d«i Rt, e. \ix. , v- 5.
«^
^-.
^p^^^j.,g^.,^p„,^jj^5^„^„
^^^M*
É
GAP. XVI.
*"
ILTIHI fllOltXI A UERUSALBUUE
IL PADRE HCNOZ
LETTERE
UELLO rilATBAUBRIAHin
(1820)
SltMO CUITI,
_~, TANNO quasi sedicimJU abilanli a
LtJ Gerusalemme, d'ogni culto e d'ogni
I nazione: Copti, Abissini, Maro-
i, Giorgiani, Armeni, Greci,
Torchi, Ebrei e Cattolici . È oggi come ai tempi di Ala-
dino:
Però che dentro a una città commisto
Popolo alberga di contraiia fède :
56
MARCE LLUS
La dcbil parte e la minor in Cristo,
La grande e forte in Macometto crede (1) •
Gli Ebrei sono presso a poco cinquemila. Hanno sina-
goghe , scuole , ed aspettano il messia a pochi passi dalla
sua tomba: amano Gerusalemme come se vi regnassero
tuttavia, sedotti da un^ ombra di patria. Da canto loro, i
Musulmani cui il Corano ordina di credere che Gesù Cri-
sto è un gran profeta , venerando la sua tomba , cercano
distarvi vicini: t Gesù, dice il Corano, è il figlio di Ma-
» ria, mandato dalF Altissimo, e suo Verbo; Dio ThaTat-
» to scendere in Maria ; egli è il suo soffio • i — E più bas-
so : » Dio ha dato a Gesù il Vangelo, che è la fiaccola del-
> la fede» (2).
Ebbi la visita dei capi delle principali nazioni che abi-
tano Gerusalemme : gli Armeni mi mandarono primi un
regalo d' acqua di rose ; poi vennero a raccontarmi tutte
le loro doglianze contro i Greci . I Greci, subito dopo, mi
portarono confetture di Damasco , vezzi di frutti di Geri-
co, e non se ne stettero a lagnarsi degli Armeni. Gli Ebrei,
a loro volta, mi complimentarono: questi non mi dettero
nulla ; ma mi offrirono denaro in presto , ed è questa
la loro solita cortesia: » Non v'è cosa che più rassomigli
» ad un Ebreo d' Asia come un Ebreo d' Europa » , ha detto
il Montesquieu (3). A Gerusalemme come per tutto altrove,
costoro son banchieri e prestano a tutti i Cristiani, a gros-
so frutto, le somme necessarie per comprare dai Turchi
le prerogative dei santuarii .
(0 Tasso , Gcr Lib. , Canto i, st. 85.
(2) COBANO , Cap. IV, detto la Tavola .
(3) MONTESQUiEC, Lettere persiane , Lettera 60.
VIAGGIO 57
L^Agà dei giannizzeri della ciltà) truppa poco nume-
rosa^ venne anch^ egli a propormi di far testimonianza al-
la Sublime Porta o presso il pascià di Damasco , in favo-
re dei nostri religiosi 9 che mi pregarono di far sentire pu-
blicamente questi attestati ; pur troppo sanno essi per espe-
rienza che bisogna pagarli ben cari •
L^ Arabo Abou-Gosh, il quale, secondo la sua promessa^
era venuto a farmi visita questo stesso giorno , assisteva ai
nostri colloqui di cerimonia • Accosciato in prossimità di
una pipa persiana, sorrideva maliziosamente e ai liscia-
va la barbanera durante queste varie conversazioni; poi
quando tutte le visita furono partite : > Costoro, mi di9-
se, son ben spregievoU; pretendono d^ esser fratelli, e
vivono come niroici ! Voi stessi non siete veramente più
savL — Imitate almeno i nostri Arabi • Io adoro Dio quan-
to un altro, e a modo mio; ma non mi batto con alcu-
no dei miei fratelli, perchè F adora in altra guisa. La
vostra manìa si è attaccata anche ai nostri Turchi cui ac-
consentiva più buon senso. Oh ! che non vengono attra-
verso i deserti per punire uomini che non pregano Mao-
metto commessi fanno? Son pazzi davvero ! — Ma queste
discordie civili degli Europei son vecchie ^ e mi ricor-
do che un giorno , quando accompagnavamo a Gerico
alcune migliaia di pellegrini, il mio nonno mi disse:
Quando vedrai tutti questi fratelli Cristiani adorare Dio
nella stessa maniera, trema, flgliuolmio, finimondo è
vicino.»
Abou-Gosh mi rimproverò di non avergli fatto saper
la mia gita al mar Morto, poiché m^ avrebbe accompa-
gnato egli stesso; aveva dato ordine a tutta la sua tribù
di non inquietarmi in alcuna maniera nel mio viaggio •
Fui molto sorpreso dalle sue attenzioni, e molto più ezian-
IV. 8
58 MAKCELLUS
dio del suo rifiuto ostinato di ogni ricompensa e di ogni
regalo . Attribuii questa condotta disinteressata al salva-
condotto che m^ aveva dato il pascià di Tolemaide^ e più
ch^ altro air influenza di Haim-Fahri •
Aveva portato ai Greci lettere d^ introduzione da parte
del patriarca Gregorio di Costantinopoli , e del loro capo
diretto, Policarpo, patriarca di Gerusalemme, che risiede
costantemente al fanale. Aveva frequentemente veduti que-
sti due dignitarii ; e il patriarca Gregorio , col quale ero
in relazioni dirette, m'aveva spesso dimostrato quanto
desiderasse una pace solida fra i Greci ed i Latini . In con-
seguenza d^una lagnanza del vescovo greco di Gerusa-
lemme, il quale accusava i nostri sacerdoti d'avere ag-
giunto alcune canne al loro organo, Gregorio rispose :
» Aggiugnete alcuni cantori alle vostre cerimonie e le
» cose saranno uguali • » — L' unione , la pace ! andava
egli ripetendomi in tutti i nostri colloqui , e mi rammento
che un giorno , aggiugnendovi una dimostrazione allego-
rica, mi provò di conoscere gli apologhi orientali e di sa-
perne far r applicazione . Egli prese il bastone che ave-
vo in mano per difendermi dai cani ringhiosi del sub-
borgo : » Vedete questo legno, mi disse ; è debole ; aggiun-
» getene un altro, eccoli forti. Se stanno uniti, si prò-
• teggono a vicenda; se si lasciano, s'indeboliscono; il
t tarlo entrerà fra loro e li roderà • Cosi mille sette im-
» pure hanno attaccato le nostre due Chiese dappoi che si
» son separate: queste non saranno felici e potenti sennon-
» che quando si riuniranno » . Era questo presso a poco il
linguaggio del vecchio di La Fontaine, ma meno poetico e
forse meno sincero:
«VIAGGIO
69
>) Vedete, o figli, di concordia il frutto :
» Siate uniti , diss' ei , l' amor v' accordi ! (1)
Trovai^ fra i Greci che cìrcoodavano il vescovo di Ge-
rusalemme, sacerdoti giovani ed alcmii laici istruiti della
loro letteratura; uscivano dalle scuole di Scio e di Cido-
nia . Qualche volta si provavano ad argomentare contro i
nostri diritti al possedimento de' santi luoghi, citandomi
testi latini che non intendevano, e tutti in nostro favore ,
altra volta parlavano del concilio di Firenze , e parevano
dolersi del loro se isma e facevano voti pella riunione . Poi
mi parlavano di politica, e mi domandavano notizie dei loro
principi del Fanale , di Valacchia e di Moldavia, sole prò-
vincie dove avessero conservato un' ombra di potere . In
una di queste conversazioni mi scappò detto : b I torbidi
B s'avvicinano, la tempesta non è lontana » . Queste pa-
role che non poterono indovinare a Gerusalemme, e che
avrebbero intese a Corinto e a Yassì, furono trasmesse a
Costantinopoli siccome una minaccia enimmatica di cui
chiedevano spiegazione. Prima però che la risposta giù-
gnesse, la rivoluzione greca era bella e scoppiata .
Il tempo eh' io aveva prescritto al mio soggiorno a Ge-
rusalemme passava rapidamente; volli visitare un'altra
volta i luoghi testimoni della Passione , ma questa volta ,
nell'ordine della narrazione dell'Evangelio, ch'io scarta-
bellava camminando. Attraversai perciò Gerusalemme nel-
la sua lunghezza ; passando la gran piscina , la porta di
Sitti Mariam , il luogo del martirio di San Stefano, e la-
(I) Vous voyez, reprit - il, l' eflet de la concorde :
Sojez Joints, mes eorants ; quo l' amour vous accorde !
La FONTAtirB. Favola xviii.
60
MARCELLCS
sciando a destra il sepolcro della Vergine, giansi nella val-
le di Giosafat ; poi, salendo sui flanchi della montagna, an-
dai a pormi nelForto di Gethsemani dove comincia la su-
blime storia .
Alcuni olivi, vecchi come quella , cuoprono ancora coi
loro tronchi enormi questo santo luogo. Questi alberi che
si ringiovaniscono per polloni infiniti e sempre rispettati ,
hanno un segno distinto ; sono venerati dai Turchi ed
esenti da una parte deir imposizione : aggiungo che la pie-
tà dei pellegrini lascia raramente venire a maturità i loro
frutti .
Quivi s*" addormentarono i discepoli; là Gesà Cristo
pregò, languì , s^addolorò nella grotta detta deìV Agonia ,
dove son stati eretti alcuni altari *, si mostra il luogo del
bacio di Giuda, e delP arresto del Nostro Signore. Sem-
pre nello stesso orto degli Olivi, che ora è soltanto un gran
campo, il corteggio scese la valle di Giosafat, mentre i
figli di Zebedeo si nascondevano nelle grotte delle tombe,
che sono a destra sulla montagna che fa prospetto a Ge-
rusalemme . Traversò V alveo ghiaioso del Cedron , e sa-
lendo la collina di Sionne per un sentiero segnatole sui
fianchi fra il torrente e le nuove mura della città, giunse
alla casa di Anna, che oggi è un convento Armeno.
Continuai sulla montagna il mio pietoso Itinerario , e
dalla casa del pontefice Anna , passai al palazzo del suo
genero Caifasso, principe de' sacerdoti , che era situato un
poco più su verso la sommità di Sionne; poi, siccome
scendeva verso la città e rientrava dalla porta dei Uegre-
binij altra volta porta Sterquilinia^ le alte muraglie del-
la moschea che sta dov'era il tempio di Salomone, mi ob-
bligarono a un lungo giro per giugnere al pretorio com-
preso nel nuovo ricinto della città .
VIAGGIO 61
E ^vì tattaTia risiede il goTernatore 9 ma non è più
BoDUcheloinaiMU, è GosUntinopoli : le slesse porte che
ciHidacevaiio a Pilato, s^ aprono oggi per guidare b Mut-
selim : qoe^ muri che videro Gesii Cristo hanno veduto
Tito, Cosroe, Omar, Saladino, i re di Francia e d^ Inghil-
terra , i Boidam d^ Egitto, Goflredo, Lusignano e Yacnb
Mohammed - Aga , governatore attuale di Gerusalemme la
Santa. Oh Prowidenia!
La finestra dell" Ecce Homo domina tuttavia queste rui-
ne , e la volta che la sostiene accavalcia la via siccome
un ponte . 11 luogo della flagellazione è una grotta che s
lascia a destra, risalendo la Via Dolorosa ^ gli sciausci ( sol*
dati guardie) del governatore ci tengono i loro cavalli: al-
tra volta vi si trovava la colonna alla quale fu legato Gesù
Cristo durante F ignobile tortura j oggi ella si conserva
nell^ intemo della chiesa del Santo Sepolcro •
Lasciando il pretorio , continuai pella via chiamata in
Àrabo Harat - f / - aliarne^ cioè via del Dolore: ella è nel cen*
tro di Gerusalemme . Segni fatti nel muro a varie distanze
indicano i luoghi dove il nostro Signore cadde sotto il
peso della croce, e una croce rossa indica il luogo delP in-
contro con Simone Cireneo . Più lunge , a un angolo della
Yia , la tradizione che si mescola per tutto ai racconti
del Vangelo , narra che Maria scòrse il figlio curvo sotto
il vergognoso peso e si svenne: sant^ Elena aveva fatto in
questo stesso luogo costruire una cappella, che non è stata
mai finita, sotto nome di Svenimento della Vergine • Di-
rimpetto è una stanza bassa e cupa , molto somigliante a
una prigione , ed è la casa del povero Lazzero ; avve-
gnaché la tradizione vuole ancora, che questa parabola sia
il racconto d' una vera storia . Yedesi, nelPangolo sinistro
della via, che si ripiega a questo punto, la casa del ricco
62 HABCELLUS
Epulone : è questa una delle più belle di Gerusalemme ,
quantunque vecchia in apparenza, ed anch'oggi vi sta un
ricchissimo Ebreo .
Più su il Salvatore s' imbattè nelle fanciulle di Gerusa*
lemme, e volse loro parole profetiche . Vengono poscia la
casa di santa Veronica e la porta di Giudiciaria ; e dopo
pochi passi si arriva finalmente al luogo del supplizio. Mi
feci daccapo riaprir la porta della chiesa del Santo Sepol-
cro; e là, sotto la^olta, salendo i diciannove scalini che
vanno dal suolo alla sommità del Golgota , mi trovai sul
Calvario dove tutto fu consumato • Ridiscesi in seguito
presso la tomba , sublime scioglimento di questa storia
tanto semplice e tanto commovente ! — Cosi fini la mia
santa passeggiata per la quale sola mia guida era stato il
Vangelo •
In una mattinata vidi le tombe dei Giudici poste sulla
strada di Naplusa , e quelle dei Re più vicine a Gerusa-
lemme. Le prime , vasti sotterranei scavati nel sasso , pre-
sentano una moltitudine di cellule e di nicchie dove si
collocavano i feretri destinati senza dubbio a tutt' altre
famiglie che quelle non erano dei Giudici d' Israele . Le
tombe dei Re^ grandi catacombe praticate ugualmente sotto
gli scogli alcuni piedi sotto il suolo, presentano le vestigia
d' una architettura più ricca , e sarcofagi adorni di festo-
ni di fiori e frutti d'una certa eleganza. — Queste ultime
sculture mi sembrarono appartenere alFepoca del dominio
romano •
La via di Naplusa , che conduce anche a Damasco, è
polverosa , senz' ombra , senza vegetazione , e spesso infe-
stata dagli Arabi del Deserto. Maplusa, TAntica Samaria è
sempre una rivale per la città di Gipda ; i suoi abitanti
VIAGGIO 63
passano per essere i più selvaggi e i più indomili della
Palestina .
Lo stesso giorno mi chiusi nella chiesa dei Santo Se-
polcro col Guardiano, il quale, partendo per Malta, voleva
anch^ egli recare un ultimo tributo al gran sepolcro .
Il gran sepolcro adora, e scioglie il voto (!) .
* Io parto con un dolore profondo e con presentimenti
ben tristi , mi disse il buon vescovo di Palestina • Che
avverrà dei nostri santi possedimenti , delle nostre pie
prerogative , allorquando i nostri fratelli d^ Europa ci
lasciano senza forza e senza soccorsi in faccia ai nostri
nimici turbolenti 7 M^ era stato detto che il regno del-
r empietà e delP ateismo era finito in Francia; che la
fede vi s^ era risvegliata nei cuori ; che si cominciava
a scuoprirsi la fronte e a piegar il ginocchio davanti
alla Croce! Donde avviene dunque che si dimentica
il santo sepolcro? Il vostro paese non ci ha mandato
né un prete , ne un ricordo ... e pellegrini tanto ra-
ri ! ! ! * Io stava silenzioso a lagnanze tanto giuste e
diceva fra me :
Strusse il Signore la città rcina :
In ceppi stanno i Sacerdoti , i regi
Cacciati furo : Iddio non vuol eh* ornai
Si veggan le sue pompe (2) .
Avevo chiesto la celebrazione d^ un servizio funebre
pel duca di Berrì ; poiché avevo data la trista novella
(1) Ultimo Terso della Gerusalemme liberata .
(2) BACINE Atalia, Tragedia, Atto HI.
I
1 64 MARCBLLDS
della sua morte ai nostri religiosi , ed essi avevano pianto
con me il principe che visse operando il bene e morì per-
donando. Onesta angusta vittima delle nostre rivoluzioni
mi rammentava un^ottava del Tasso ^ tutta profetica, dalla
quale io era stato sempre profondamente colpito : leggest
questa nella Gemsalemme Conquistata , lavoro poco cono-
sciuto j il^poeta ispirato sclama :
La Francia adorna or da natura ed arte ,
Squallida un A vedrassi , e in manto negro ,
Ne tempio Illeso , o Inviolata parte ,
Né loco da furor rimaso integro :
Vedova la corona , ovunque sparte
Le sue sostanze , e il regno afflitto ed egro :
Della stirpe Real reciso e monco
Il più bel ramo , e fulminato il tronco . (1)
II di 8 luglio era stato destinato per le nostre preghie-
re e per la lugubre cerimonia. Io doveva essere armato
cavaliere del Santo Sepolcro dopo la messa, e bramai ,
secondo Tantico costume, sottopormi alla veglia delle ar*
mi. I nostri canti e il nostro uflizio durarono una parte
della sera . Verso mezza notte ogni religioso si ritirò nel-
r angusta sua cella ^ io rimasi solo sotto la gran volta la-
terale del tempio . Quivi , immerso in una cupa medita-
zione, portai i miei passi incerti da un pilastro alFaltro ;
riandai le età , evocai le anime di tanti illustri pellegrini,
di tanti pietosi cavalieri • Aveva davanti agli occhi il Cal-
vario; andava ad inginocchiarmi sul marmo della croci-
fissione, e tornava alle mie meditazioni presso alla tomba :
(I) Tasso, Gerusalemme conquistata, Canto HI.
VIAGGIO 65
Analmente i preti armeni ed i copti intuonarono i loro can-
tici del mattino .
L'orologio non stette guari a batter le tre: il giorno
spuntava ; gli apparecchi del sacrificio cominciarono • Te-
li funebri cuoprirono il sepolcro : i padri di Terra Santa,
in numero di trenta, assistettero alla cerimonia, che fu so*
lenniizata con profondo raccoglimento. Durante la fun-
zione, uno dei Turchi custodi della prima porta deOa Chie-
sa ci si avvicinò , e sorpreso di quei canti insoliti , come
pure della nostra tristezza^ ne domandò il motivo, t II fi-
glio del re di Francia è morto, gli risposi io: — ed egli: —
Dio solo è grande! — e se n'andò.
Questa parola. Dio solo è grande! (Allah buytik dur)
che i Turchi ripetono spesso nei loro colloqui più fami-
liari , mi colpi sotto la cupola del Santo Sepolcro , e mi
rimbombò nelF anima come se avessi sentito Massillon pro-
nunciarla sulla tomba del gran Re •
Dopo le lugubri invocazioni che finiscono la messa dei
morti , fui condotto neUa cappella di santa Maria Madda-
lena; si ricordava il mio cuore, che quest'ultimo nome è
il nome di mia madre • Colui che stava per essere armato
cavaliere, rimase solo col sacerdote , custode della Ter-
ra Santa:
E quel, prima in se stesso ,
Pianse i saperbi sdegni, e i folli amori;
Poi, chinalo a' suoi pie, mesto e dimesso ,
Tutti scoprigli i giovenili errori (1) •
Fu poscia portata la spada, gli sproni ed i guanti di
Goffredo di Buglione, fondatore dell' ordine, che fu il re
(I) TAMO» GcfBS. Lib., e. XTIII, St. 9.
IV.
66 MAKGBLLUS
de' prodi conquistatori di Gerusalemme ; le porte furono
chiuse ; la cerimonia fu imponente 9 e finì colla lettura de-
gli statuti che mostrano ai cavalieri i loro doveri e le lo-
ro prerogative.
L' indomane vigilia della mia partenza , fuggii solo dal
convento ; scesi rapidamente la Via Dolorosa , andai a co-
glier sui vecchi olivi di Gethsemani alcuni frutti ed alcune
foglie; poi, traversando la via di Betania, andai ad assi-
dermi sotto r ombra d^un terebinto, rimpetto a Gerusa-
lemme. Là volli leggere tutte le Lamentazioni di Geremia,
e i miei occhi non si staccarono dal santo libro, sennonché
per fissarsi sulle mura del tempio , sulla cupola del Santo
Sepolcro, sulla collina lontana di Sionne, e sui suoi cipres-
si , sul Cedron asciutto e sulla valle di GiosaflTatte, trista e
disabitata .
Davanti questo santo anfiteatro io leggeva queste paro-
le. » Tutta la bellezza della figlia di Sionne è sparita; i
• suoi principi sono fatti come armenti senza pascolo . • .
» Sionne ha proteso le palme, né v'è stato chi rabbia
» consolata. • • D Signore m' ha abbeverato d' amarez-
» za e m'ha inebriato di assenzio. • • E nondimeno il
» Signore è buono per coloro che sperano in lui, è buono
» per quell'anima che lo cerca. •• Ma egli ha sparso
• la sua collera e la sua indignazione, ed ha acceso in
» Sionne un fuoco, che Tha divorata fino alle fondamen-
» ta . . • Per ira dei peccati de' suoi profeti e delle ini-
» quità dei suoi sacerdoti, che hanno versato in mez-
» zo alla città il sangue dei giusti • . . Signore , vedete
» il nostro obbrobrio : gli schiavi sonosi fatti nostri pa-
• droni, il nostro retaggio e le nostre cose sono passate
» in mani straniere; la gioia del nostro cuore è estinta .
»... I nostri canti sono oggimai canti di corruccio. La
VIAGGIO 67
» montagna di Sionne è perita. • . Voi solo, Signore, du-
> rate eternamente , e il vostro soglio dominerà le gene-
» razioni.»
Allorché, frammischiando alle solite occupazioni della vi-
ta alcmii pensieri gravi , si leggono nel silenzio del riti-
ro, e quasi per abituarsi ai dolori , queste sublimi lamen-
tafioni , tante sventure scuotono , inteneriscono . Ma allor-
quando, meditando sopra i sacri monti, vedesi cogli occhi
propri il compimento di quelle terribili profezie , quando
Gerusalemme sta la tutta ravvolta nella maledizione di
Dio e gemente tuttavia in mezzo alla sua polvere , allora
pare che T anima sola non basti per adorare la potenza di-
vina e per umiliarsi al cospetto delP Eterno.
Dopo aver detto addio a tutti questi monumenti sacri,
ch^ io non debbo più rivedere , risalii la valle e passai pres-
so la grotta di Geremia, come per sospirare un^ altra volta
col profeta; poi rientrai per la porta di Damasco, e tra-
versai il quartiere degli Ebrei; finalmente mi ridussi al
convento, tutto tristo di aver finita la mia ultima passeg-
giata.
11 consiglio dei padri di Terra Santa erasi riunito mol-
te volte durante il mio soggiorno a Gerusalemme ; nella
sua ultima tornata egli stese una lettera pel re di Fran-
cia, che il Guardiano mi consegnò aperta pregandomi di dar-
la io stesso a Sua Maestà. La lettera era scrittain italiano .
I poveri religiosi dicevano al re tutto il loro dolore alla
nuova della morte del duca di Borrì ; i loro occhi avvezzi
alle lacrime ne avevano versate in gran copia sulla sua fi-
ne prematura • Domandavano protezione per i loro santua-
ri invasi, soccorso contro le persecuzioni . » Cacciati fra
» poco dalla santa tomba, che fu confidata alla nostra cu-
• stodia , scrivevano , troppo deboli e troppo poveri per
68 MARCBLLUS
» resistere a tanti oltraggi e a tante ingiustizie , gittando
» un ultimo sguardo sulla disgraziata Gerusalemme 9 ci
* vedremo costretti a ritornare in Europa e recarvi le
» nostre lacrime e i nostri dolori • Cbe il primogenito del-
t la Chiesa ci preservi da pena si dura ! possano una vol-
» ta i padri di Terra Santa, nelP angolo del mondo ove tra-
* scinano la loro penosa esistenza, essere a parte dei bene-
» fizi che il re cristianissimo sparge soprai suoi sudditi! »
Al mio ritorno a Parigi consegnai fedelmente questa
lettera a Luigi XYIII. II re ne fu intenerito • 1 Gompian-
* go sinceramente le loro disgrazie, mi disse, ma che ci
» si fa 7 — Denaro e sacerdoti , sire — Ah J sacerdoti. Que-
» sto non sarebbe difiicile ; ma denaro , lo sapete pure ,
9 non posso disporre che del mio. Darò tutto quello che
» potrò e veramente di cuore • »
Uno degli ultimi giorni passati a Gerusalemme , passeg*
giava secondo il solito sulla terrazza del convento del San-
to Salvatore. Era di sera. Riposavansl i miei sguardi sul-
le montagne nude e rossiccie che circondano il mar Mor-
to, e sui vapori gravi e lividi che l'avvicinarsi della not-
te sviluppa appoco appoco dal suo grembo. Un religioso
che non avevo ancora veduto nella comunità mi si avvici-
nò, e tirandomi pel vestito mi disse in spagnuolo : — » Scu-
' satemi , signore, se vi frastorno nelle vostre riflessioni;
» è un pezzo che vò in traccia di voi , e soltanto stasera
» m' è dato trovarvi . Volevo domandarvi se avete qual-
> che notizia d' un vostro compatriotta chiamato Chateau-
» briand.'-Si davvero, padre, gli risposi sorridendo,
» è un nome questo piuttosto conosciuto. — Ebbene, chi
» Io porta è amico mio —-E come vi chiamate, padre?
» diss' io allora — Ah! signore, io sono il religioso più
> spregevole di tutti, né merita il nome mio d"* esser prò-
VIAGGIO 69
> nanciato . Ma che fa il signor Gliateaubriand ? è onora-
• to, è potente?» —Egli vive lontano dalla corte , pa-
t dre --Oh ! me ne rallegro ; al regno superno si giugno
• solo per un sratiero di spine : ma ^ signore, se non isde-
> gnate la cella d'un povero solitario 9 fatevi condurre
» domani a quella del padre Munoz, che avrìi gran gusto
» di vedervi! — C!ome, siete voi 9 ripresi io con gioia,
» colui dal cuor limpido e bianco 1 (1) — Sì, sono io, ri*
» spose e non ho mutato • Ma s'avvicina Fora della pre-
• ghiera ; addio a domani • *
Fui esatto air appuntamento: il padre Muiioz mi rice-
vette in una cella angusta e buia. Ci ponemmo a sedere
sopra una panca vicino a un abbaino inferriate : non vi
erano né sedie, né tavola, solo un inginocchiatoio come
quelli delle chiese d' Italia • Aveva accanto al letto due qua*
dri, che rappresentavano due teschi dipinti a color bianco
sopra un fondo nero • — > Ecco , mi disse , mostrandomeli
» e scNTrìdendo della mia sorpresa, ecco tutti gli omamen-
» ti di camera mia . Una di queste triste imagini è quel-
• lo specchio in cui soglio contemplarmi ogni giorno, non
» totalmente quale io sono ora , ma quale sto per doven*
» tare ; e r altro , lo credereste ? è il ritratto della più gen-
» tu giovinetta dell'Andalusia, delineato quaranta dì dopo
• una festa di balio in cui vinceva di gran lunga in bellezza
• tutte le sue compagne ! -- Io rabbrividiva a mio malgra*
» do, ed ei se n'accorse: — Fremete eh! credete a me,
» avvezzatevi a questo spettacolo; bisogna disprezzar que«
> sto mondo ed attaccarsi all' altro • • . Ma io abuso del
> vostro tempo: venghiamo al vostro proposito. .. Io
(0 VeggsBl r Itineràri* del lisnor Chateaubriand .
70 MAECBLLOS
» soQ sai punto di morire ; già già non posso più scrive-
* re; la mano, obbediente alla mia volontà per settanta-
» tre anni , ricasa oggi il solito ufficio ; soffro dolori ine-
• narrabili , e forse prima della vostra partenza da Geru-
» salemme vedrete i miei funerali > • . . Terminando que-
ste parole 9 il padre s^ appoggiò al muro 9 siccome fosse
sfinito dallo sforzo fatto parlandomi ; e dopo pochi momen-
ti di silenzio, ripigliò : — » Dite al signor di Chateaubriand,
» che muoio coli' anima piena di gaudio: Gerusalemme è
» mia sede prediletta : e chi può ridire di quanta dolcez-
» za sia finire la vita nei luoghi stessi dove il Salvatore
» del mondo mori per noi ! • • • Il signor di Chateaubriand
t non udrìi pia parlare del padre MuRoz , ma ditegli che
» lasuamemoria m'ha accompagnato fino all'agonia. > —
11 padre mi consegnò allora V ultima lettera eh' egli aveva
ricevuta dal suo illustre amico — » Sia questa la sola rispo-
» sta, diss'egli: il signor di Chateaubriand saprà cosi ad
» un tempo che l' ho ricevuta, e eh' io non sono più ! > —
Mi pregò poscia di accettare una corona, ch'egli stesso
aveva fatta colle olive di Gethsemani, e di cui s'era servito
vent' anni. — » Non ho più tempo per recitarla, soggiun-
* se • Addio, signore, addio; è troppo osare porvi sotto oc-
» chio lo spettacolo d' un povero monaco spirante
• Lasciatemi, e possa la vostra morte esser felice quanto
» la mia ! »
Io mi ritirai tutto contrito : alcuni confratelli del pa-
dre Munoz vennero a recargli soccorso ; ei non avea bi-
sogno di consolazione .
Partii due giorni dopo questo colloquio: il padre Munoz
non aveva ancora lasciato questo mondo per la patria
vera. Una lettera ricevuta al mio giugnere a Smime,
mi annunziò la fine di questo religioso che avea veduto
VIAGGIO 71
scorrere quarant' anni deUa sua yita fra le mura di Ge-
rusalenune 9 e che tenevasi tanto beato di poterci mo-
rire.
I Ecco la lettera del signor visconte di Chateaubriand al
I reverendo padre Munoz^ a Gerusalemme.
Parigi 13 settembre 1818.
Reverendo Padre!
Spero vi rammentiate tuttavia d^ un ' pellegrino cui
avete così generosamente dato ospitalità • Quanto a me ,
serberò etema la memoria del cortese accoglimento che
m'hanno fatto i venerabili padri di Terra Santa . Ho sa-
puto dal signor conte di Forbin tutte le vostre sventure ,
e le nuove persecuzioni che provate. Voi 9 reverendo mio
padre , siete avvezzi al martirio 9 e Dio vi farà alla fine
trionfare de' vostri nemici.
Il viaggiatore che vi consegnerà questa lettera è il si-
gnor Bae Wilson 9 gentiluomo inglese che viene a visitare
i santi luoghi. Nel suo paese egli ha renduto grandi ser-
vigi ai Cattolici : io già so che vi compiacerete esser per
lui quel che siete stato per me . La vostra carità si stende
a tutti gli uomini •
Degnatevi 9 reverendo padre, ricordarmi a tutti cotesti
buoni religiosi che ho avuto la ventura di vedere a Giaffa
o a Gerusalemme , e credere che mi terrò felice quando
avrò potato rimunerare tante vostre bontà. Se mai per
It MARCBLLU8
sorte veniste in Francia , spero che ninno fra Toi vorrebbe
cercar altra casa fnor che la mia •
Sono 9 con un cuor limpido e bianco ^ mio reverendis*
simo padre ^
Vostro umil. obb. ed aff. serv. ,
Il visconte DI CHATEAUBRIAND
pari di Francia , cav. del S. Sepolcro .
Pochi giorni dopo il mio arrivo a Parigi esecutore fe-
dele degli estremi voti del padre Munoz 9 mandai al si-
gnor di Chateaubriand la lettera autografa che quel re-
ligioso gli rimandava 9 dopo averla serbata per tutta la
sua vita; vi aggiunsi anche il racconto che ho narrato
poco fa. U signor di Chateaubriand mi rispose cosi:
Parigi 13 dicembre 1820
Signore !
M^ avete scritto una cara lettera ; eravate veramente
degno di visitare la terra dei nnracoli. Il brano del vostro
giornale mi desta gran voglia di conoscere il resto. — Di-
sgraziatamente sono costretto a ripigliare in mano il basto»
ne del viaggiatore ; vò a Berlino e le brighe della partenza
non mi lasciano un momento libero •
Serbate /signore , colla maggior cura, il retaggio del
buon padre Munoz , un cuor limpido e bianco : questo
cuore è della vostra età, e voi avete veduto coli' esempio
VIAGGIO 73
del nostro vecchio ospite di Gerusalemme, che la religione
paò mantenerlo tale , fra mezzo a tutte le pene e nell^ età
pili avanzata della vita •
Perdonatemi , signore : vi scrìvo queste parole in fret*
ta , e avendo appena tempo di dirmi ,
Vostro umil. e dov. servitore
CHATEAUBRIAND
Ho cento lettere della mano del signore di Chateau-
briand, gravi e laconiche com^egU sapeva scriverle quan-
do con braccio vigoroso e sperimentato menava il timone
dello stato : sono esse tutte nei miei archivi di diplomati-
co, presso al mio portafoglio di viaggiatore: e nondimeno
non ve n' è una, che mi commuova quanto questa, quando
piglio a rileggerle . Le alte questioni politiche che si agita-
vano nella nostra corrispondenza spettano ornai a tempi
dimenticati , ma la lettera a proposito del padre Muiioz
ricorda V evento pia prezioso della mia gioventù .
IV.
10
GAP. XVII
coirTBirri di tbrra santa
LOBO COSTITOZIONB
POSSEDIMENTI E PBEBOGATIVB
DEI CATTOLICI PBOTETTI
DALLA FBANCIA
( 1820)
Viri roÙTo Rìiirnt, ti vimttpof Uyu,
STATO delto tutto sopra Genua-
lemme: tanti storici, tanti viaggia-
tori hanno parlalo delle sue rivo-
taizioni e delle sue miesrie! — For>
è stata troppo spiegata, poicliè si
conoMMHio tanto poco in Francia i nostri diritti al posse-
76 MARCBLLUS
dimento dei luoghi santi , e io stato dei religiosi destinati
alla loro custodia. Io vorrei , sponendo questi diritti , far
dividere altrui il profondo interessamento e Pammirazione
che m^ ispiravano il coraggio e le sventure dei nostri sa-
cerdoti a Gerusalemme • V^ ha egli effettivamente nulla di
più commovente di quest^ uomini pii e fedeli framezzo
alle sette e air idolatria, esposti ad insulti quotidiani, veg-
ghianti presso una tomba rovinata , e preganti senza posa
pei loro fratelli che li dimenticano 7
La Terra Santa^ in linguaggio di pellegrino significa tutto
il paese che il Signor Nostro santificò colla sua presenza.
I Luoghi Santi y sono quelli dove operò i suoi miracoli .
I Santuari sono le chiese o i conventi stabiliti nei luoghi
santi .
Questi sàntuarii, fondati da Sant^ Elena e da Costantino
il Grande, furono distrutti nell^anno 614 delibera volgare,
per ordine di Gosroe re di Persia : P imperatore Eraclio,
che regnò a Costantinopoli nel secolo V , li riedificò , e
ott^anni dopo passarono sotto il dominio del califfo Omar ,
che ne assicurò V accesso alla venerazione dei Cristiani .
Rovesciati di bel nuovo da Amuratte principe di Babilo-
nia, furono rifatti daccapo nel 1009, dalla madre sua che
fu una cristiana per nome Maria •
Guido di Lusignano, vinto da Saladino, fece ammette-
re nella sua capitolazione, che i Cristiani rimasti a Geru-
salemme non sarebbero per alcun modo inquietati nel-
r esercizio del loro culto .
Nel 1342, il re di Sicilia Roberto, e la regina Sancha
sua sposa, comprarono dai soldano d^ Egitto i santuarii
della Palestina, e li posero sotto la custodia dei religiosi di
san Francesco •
VIAGGIO 77
Nel 1517, la Terra Santa , come pare la Siria, doven-
tarono una fra le molte conquiste del turco Selimo ; e il
trattato conchiuso fra il suo successore Solimano e Fran-
cesco I, pose sotto la protezione della corona di Francia i
luoghi santi e i religiosi custodi dei medesimi , dovendo
questi però pagare ogni anno ed a perpetuità un canone
di quattordici borse, equivalenti a settemila piastre turche
a modo di tributo •
Passarono dugent'anni pacificamente sotto la fede di
questi trattati. Le prime usurpazioni dei Greci datano sol-
tanto dall' anno 1757. Non già che nei secoli precedenti
non si siano veduti tentativi di usurpazione per parte degli
scismatici , e traccio di discordia fra loro e i Latini , ma
perinfino allora i nostri diritti di possedimento e di custo-
dia non avevano solTerto alcuna lesione reale , e ad onta
dei firmani ottenuti dai cristiani dissidenti, i santuarii
rimanevano sempre e senza partaggio affidati ai nostri re-
ligiosi. Fa d'uopo notare altresì, che durante isettant'an-
ni che precessero il firmano del 1757, ogni cabala pareva
interrotta e la pace solidamente ristabilita .
Nonostante, alcuni pellegrini greci avendo nel 1756 sac-
cheggiato il convento cattolico di GiafiTa, questa scaramuc-
cia fu preludio di un attacco generale . E veramente, po-
chi giorni dopo, a Gerusalemme, gli scismatici assaltarono
i religiosi ed i cattolici racchiusi nella chiesa del Santo
Sepolcro , spezzarono le lampade , ne dispersero gli orna-
menti: poi, fiancheggiati da processi verbali (tlam) coo-
perati con enormi sborsi, si dichiararono essi stessi insul-
tati , e si lagnarono al divano imperiale della pretesa ir-
ruzione dei Latini: finatanente, trovando favorevole ai loro
desiderii il gran visir Ragib , gittaron Tia la maschera e
78
MAECBLLUS
presentarono una supplica tendente a spogliare affatto i
sacerdoti Franchi dei luoghi santi .
La sublime Porta parve prestare seria udienza a que*
stadomanda, come pure alle istanze contradittorìe del*
r ambasciatore di Francia; e dopo alcune conferenze ed
esami senza conchiusione^ dopo aver da una parte e dal-
l'altra citato flrmani nati dalle volontà mutabili e capric*
ciose dei sultani, invece di attenersi a quei trattati d'un
carattere strettamente obbligatorio , pe' quali due stati si
legano con vincoli indissolubili e stipulano fra loro c(mi-
cessioni irrevocabili , il gran visir fece pubblico Vhaiti
sceriff( decreto imperiale ) del 1757 , che in questo modo
recò ai nostri privilegii la prima e più viva ferita. Que-
sto decreto cacciava i Latini dalla chiesa della Vergine ,
dalla gran chiesa di Betlempie , e affidava alla custodia e
alla protezione speciale dei Greci il Santo Sepolcro e mol*
ti altri santuarii .
Le proteste degli ambasciatori francesi contro questa
spoliazione, frequentemente rinnuovate in seguito, furono
sempre senza frutto : che anzi ogni anno , dappoi quella
epoca, la Francia ha veduto togliersi qualcuna delle sue
antiche e sante prerogative ; e firmani ottenuti di tanto
in tanto dalla imparzialità di qualche sultano , conferendo
ai Latini minimi privilegi, non hanno potuto controbilan-
ciare il credito dei loro ostinati avversari, i Greci ete-
rodossi .
Nel 1808 , P incendio del Santo Sepolcro fu per gli sci-
smatici un pretesto per far valere novelle pretensioni •
Ottennero dalla sublime Porta il dritto di rifabbricar la
cupola ; e questo diritto non potevano loro disputare i La-
tini, poiché i mezzi dei conventi erano allora esausti af-
fatto . I Greci riedificarono cosi la cupola del Santo Sepol-
VIAGGIO 19
' ero , che le fiamme averaiio interamente consumata , e
si autorizzarono da questo fatto per riclamare una folla di
prerogative.
I n loro architetto ebbe' allora la gioia maligna di distrug-
I gere le tombe di Goffredo, di Baldovino e dei re di Geru-
l salemme, conservate sotto una volta laterale del tempio ;
ne sperse gli avanzi, o li fece murare fra le costruzioni
della nuova cupola •
E nulladimeno , per combattere V influenza greca, e ser-
bare tuttavia diritti sopra alcuni santuarii, faceva biso-
gno di oro e di molto oro: e che potevano i religiosi La-
tini? Le nazioni dell^ Europa, sfinite dalle guerre che de*
solavano il mondo, non spedivano pia alcun soccorso alla
Terra Santa . I Francescani pensarono prima a vendere
i vasi sacri dei loro conventi; ma davasi loro si poco de-
I naro di quelle pietose oCTerte di tanti re , ch^ e' si risolvet-
tero finalmente di accettare a preferenza le condizioni più
dure: e questa è r<Mrigine dei debiti esorbitanti che gra-
vitano oggi sulla loro finanza.
> Da un altro lato , i Greci non erano i soli antagcmisti :
gli Armeni , pia ricchi ancora di essi, ma d^ una influenza
meno eflScace, avevano acquistato dalle autorità turche,
ad epoche svariate, la facoltà illegale di spartire il nostro
godimento di alcuni santuarii, e di allontanarci da molti
; altri • — Spesso queste due sette si disputano fra loro una
prerogativa , e lottano insieme di credito e di pecunia : ma
' qualche volta eziandio, sudditi comuni della sublime Por-
ta, riuniscono i loro sforzi contro i preti stranieri , ed al-
I lora nuUa può ad essi resistere.
QueUa somma di settemila^piastre turche, esatta in for-
za dei trattati di Francesco I con Solimano, è dunque spa-
80
MARCELLUS
rita sotto gli enormi balzelli che opprimono i Latini • Im-
poste d^ogni genere sMmpongono loro arbitrariamente:
alcuni Turchi , anche senza autorità , riclamano coi più
ingiusti pretesti canoni o regali, che non osano negar loro
per tema di avere a comparire al cospetto d' un tribunale
venduto ^ imperocché la venalità più svergognata regna a
Gerusalemme • Il godimento degli altari , il diritto di ador-
narli, il favore di pregarvi o anche di vederli, tutto è al-
r incanto, e si vende ad un culto escludendone gli altri, op-
pure a molti ad un tempo !
I Musulmani de^ nostri di non hanno veramente le virtù
e la rigorosa probità degli Arabi antichi, o de^ Turchi loro
antenati : gli spiriti increduli si moltiplicano in grembo
allMslamismo ; numerosi filosofi, senza riconoscere la sola
religione vera, scuotono tra essi il giogo del Corano : la
indifierenza conduce di mano a mano all'ateismo, e quindi
air oblivione di tutti precetti della morale • La tirannide
e r avarizia dei pascià lontani dalla capitale non hanno più
freno, dappoiché , ribelli al sultano figlio di Maometto e ca-
po del loro culto, pongono in non cale il codice dei loro do-
veri civili e religiosi •
Ponendo fine a questo piccolo ristretto, aveva dappri-
ma voluto riserbare per una nota lo specchio sinottico dei
possedimenti e dei privilegi , che transazioni pubbliche
colla sublime Porta guarentiscono in Palestina alla na-
zione francese : ma questo specchio m'é sembrato poscia
appartenere troppo strettamente al subbietto ch'io mi
provava a trattare , per non farlo figurar nel testo —
VIAGGIO 81
D'altronde, queste particolarità, minute od aride per
taluni, possono ofiérire una certa importanza per altri.
Mi sono perciò risoluto a porle qui , aggiugnendovi alcu-
ne osservazioni le quali dimostrino le usurpazioni degli
scismatici .
Ecco dunque questa spezie d' inventario (1) .
(I) Per capir meglio la prima parte di questo specchio , si può consultare
la pianta della chiesa del Santo Sepolcro , inserita nel Viaggio in Levante del
conte di Forbin .
Noi abbiamo annessa una pianta di questo tempio al Viaggio del Ro-
binson, che fo parte della presente Raccolta . nota del gohpilatobi
Pf
IV.
11
OSSERVAZIONI
3. 1 Greci, dappoi la ricostruzione dei I8O89 pretendono
possedere la metà del Sepolcro , che loro accorda on fir-
mano pubblicato nel 1818.
5. Nella galleria superiore, sono diciassette arcate; i
Cattolici ne posseggono undici , e sei gli Armeni . Un muro
rozzo, alzato da questi, separa i due possedimenti.
POSSEDIIENTI E PREROGATIVE
DEI FRANCESI
§. 1. NELLA CITTA DI GERUSALEMME
1 • La chiesa del Santo Sepolcro .
2. II monastero di D^rui-Amudy o San Salvatore, sue
attenenze e dipendenze.
3. 11 sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo j che sta
in mezzo della chiesa dello stesso nome .
4. La grande e la piccola cupola, guarnite di lastre
di piombo che le ricuoprono •
5. Le volte e le colonne che sono attorno, fino ai can-
celli di ferro messivi per segnar la linea, laddove comin-
cia la chiesa dei Greci.
6. Le gallerie e le case dei religiosi Latini sotto le volte
e le colonne citate .
84 MARCBLLUS
7.
8
Questi tre oggetti , bruciati nel 1808 , non sono
stati più rifatti •
11. Quattro di queste arcate sono state usurpate dai
Greci •
15. Questa grotta , che si chiama anche Cappella di
Sant^EUnaj è quasi sempre invasa dai Greci, né ci ap-
partiene più che di nome.
19. Questa sedia non v^è più.
20. La pietra dell'unzione è stata messa a comune fra
1 Latini edi Greci»
TIAGGIO 95 I
X D TolliMie aiuto sopra i detti cancelli dì ferro.
8. La slama che è a capo della muraglia del citato j
Toltone .
9. I candelieri postivi da Soa Maestà il re dì Francia i
sotto qoeslo stesso ▼«dtone.
10. Za pMira delta di sania Maria Maddalena^ e tatto
i il posto dal gradino della sagrestia dei religiosi franchi ,
fino ai gradini della porta della cisterna ; e dal di sotto
delle colonne fino ai gradini della cappella cattolica.
11. La parte superiore delle sette arcate^ dette gli Ar-
dii di San/a ifana .
12. La parte ìnferioce dei detti archi. ì
13. L^ altarino che è sotto i detti archi . j
14. Tutto il posto dalla Piitra di santa Maria Madda*
lena fino al portone che è accanto alla porta della cappel-
la dei Greci 9 e dalla muraglia della detta cappella fino a
quella de' luoghi santi.
15. La parte inferiore della grotta deìT Invenzione del-
ia Santa Croce .
16. La metà del monte Calvario, detto della Crocifissione.
17. Le quattro T<dte del monte Calvario.
18. I suoi due altari.
19. La sedia d'appoggio in marmo •
20. La pietra dell' uniione.
21. Tutto il posto dai gradini del monte Calvario fino
al di sotto dell'arco posseduto dagli Armeni , e dalla mu-
raglia della cappella dei Greci fino al gradino della porta
del tempio del Santo Sepolcro .
22. La cappella detta il Calvario estemo j posta sulla
sommità del tempio alla quale si accede per gradini •
M
MARGBLLUS
23. ;
24. S
i dae ttiitaàri sodo stati usurptli dai Greci
nel 1757.
27. Noi ora non ablMam piìi che od terio del convento
dt Betlemme ; il resto è armeno o greco .
31. La gran chiesa di Betlemme è stata usurpata
Greci nel 1757 ; poi gli Armeni hanno tolto ai Greci il
coro di questa chiesa . I Latini ci avevano conservato nna
porta, e il dritto di processione quotidiana ; gli Armeni
hanno morata questa porta il 25 afM-Ue 1819 , e la prò*
cessione ha dovuto cessare •
33. II primo di questi altari è stato usurpato dai Greci
e dagli Armeni .
35. 1 Greci si sono impadroniti nel 1757 d' uno di que-
sti giardini •
VIAGGIO
87
§. IL FUORI DELLA CITTÀ DI GERUSALEMME
NELLA VALLE DI GIOSAFFATTE
23. Una grotta che serve di chiesa, dov^ è il sepolcro dì
Maria Vergine •
24. Le cappelle di san Giovaccfaino , di sant^ Anna , di
san Giuseppe , e una stanza .
25. La grotta che è accanto alla prima grotta sopra
enunciata , sopra e attorno ai giardini .
26. Il campo dove sono le tombe dei religiosi franchi ,
e di quelli delle loro nazioni .
§. UL NEL VILLAGGIO DI BETLEMME
27. Il convento di Betlemme •
28. I suoi giardini .
29. La chiesa di santa Caterina .
30. La grotta di san Girolamo ; gli altari di santa Pao-
la, di santa Eustachia, di san Giuseppe e dei santi Inno-
centi.
31. La chiesa detta Gran Chiesa di Betlemme .
32. V interno della grotta dov' è il presepio della na-
tivita del Nostro Signore Gesù Cristo .
33. Nella stessa grotta , i due altari della Natività e
della Adorazione dei re Magi •
3i. Il Presepio •
35. 1 due giardini appartenenti al citato Presepio •
88 MARCBLLUS
' ( Questi tf® oggetti sono stati anch' essi usurpati
^^* ( dai Greci nel 1757.
38. )
40. 1 Greci iianno tolto questo gran giardino , son po-
chi anni.
41. \ Queste tre proprietà sono state cedute ai Greci io
42. I forza d^ un firmano datato dal mese d' ottobre
43. ^ 1 81 9, e posto in vigore nel mese di marzo 1820.
47. 1 nostri possedimenti non hanno avuto da patire al-
cuna violenza nella città di Giuda , che è anche villaggio
di San Giovanni.
48 al 53. Vuoisi notare, che tutti i nostri possedimenti ,
in Palestina ed in Siria , sono stati fino ad ora rispettati .
Tutti que^ conventi e loro dipendenze ci appartengono
senz^ altro . Soltanto a Gerusalemme e a Betlemme i no-
stri diritti sono usurpati , i nostri godimenti interrotti , le
nostre proprietà violate .
VIAGGIO 89
36. La piazza detta delle Colorine^ e il corridore della
gran chiesa, detta anche Chiesa delle Colonne •
37. La stanza detta il Mulino Vecchio^ nel corridore della
detta chiesa •
38. La continuazione del detto corridore fino alla porta
donde si esce sulla via •
39. La rovina detta Bed - e/ - SuUan •
40. n gran giardino clA serve di cimitero ai religiosi
franchi, e alle persone delle loro nazioni •
41. Il campo dov' è la Grotta de^ Pastori .
42. n muro detto Muraglia Romana •
43. La cisterna e il bosco d'ulivi detto di Betlemme.
§. IV. NEL VILLAGGIO DI SAN GIOVANNI
44. n convento detto di San Giovanni .
45. La chiesa detta della Nascita di San Giovanni.
46. 1 due giardini del convento .
47. La rovina detta della Visitazione di Santa Elisabetta^
nella montagna poco lontana e dirimpetto al convento di San
Giovanni •
§. V. IN PALESTINA
48. U convento di Rama ( Arimatea), suoi giardini ed
attenenze .
49. Il convento di Giaffa (loppe ), e sue attenenze.
50. Il convento d'Acri ( Tolemaide)^ e tutto ciò che gli
spetta .
51. Il convento di Nazareth, i suoi giardini, appartenen-
ze, chiesa, cappella, ed altri luoghi di visita in Galilea.
52. Il convento di Seida ( Sidone )*, e sue dipendenze •
53. Il convento di Damasco (in Siria), e tutto ciò che
ne dipende .
IV. 12
dO HARCBLLUS
1. Turchi, gelosi di questo privilegio, si sono impos-
sessati delle chiavi del santo Sepolcro a Gerusalemme , e
le ritengono soli. A Betlemme, T accesso dell'altare del
Presepio è permesso a tutti •
5. Oggi non si può ne accender lampade , né dir la
messa nella metà del Calvario appartenente ai Greci .
6.
7. } Questi Ire privilegi sono perduti.
8.
9. Questo articolo d'Anna vecchia convenzione non è
più eseguito.
VIAGGIO 91
]P!2320(Bm'2¥3i;
1. I reverendi padri di Terra Santa posseggono soli le
chiavi delle porte dei conventi o santuarii accennati di
sopra, e precisamente le tre chiavi dell^ aitar del Presepio
di Betlemme •
2. II diritto di vigilare i detti luoghi , di ristaurarli ,
ripararli, mantenerli , ornarli , e accendervi le lampade .
3. Di celebrarvi la santa messa, e di praticarvi i riti e le
cerimonie ecclesiastiche .
4. Di aver la preferenza sulle altre nazioni nelle visite
e pellegrinaggi ai luoghi Santi •
5. Il diritto di visitare quella metà del monte Calvario
che loro non appartiene , di celebrare la messa su questa
citata meta , e di accendervi le lampade .
6. 1 religiosi franchi hanno il diritto esclusivo di prati-
carejl loro culto nel sotterraneo basso della gran chiesa
di Betlemme .
7. Di vietare alle altre nazioni di visitare i luoghi Santi
posseduti dai loro religiosi franchi .
8. Di vietare ugualmente alle altre nazioni di accender-
vi lumi , celebrarvi le loro messe e praticarvi il loro
culto.
9. Le liti accese contro i religiosi franchi non denno es-
sere sottoposte alle autorità del paese, ma sibbene avocate
alla Sublime Porta.
10. È proibito ai Mogrebini di fare alcuna avania ai
religiosi franchi ad Àtni - q* arim .
11. È proibito ai doganieri turchi a Gerusalemme di
visitar le robe dei religiosi o pellegrini Cattolici, che f os-
ser già state visitate negli Scali dove avranno approdato .
92 MARCELLUS
14. Questa prerogatiya^rabbiamo già veduto, è caduta
affatto in disuso; le autorità turche sono abili ad elude-
re il senso dell'articolo 9 e pretendono che ricever regali
o tributi che sanno esigere in segreto , non sia torre de-
naro.
Nola . — Tutti quelli fra questi privilegi V esercizio dei
quali dipende unicamente dai Turchi , sussistono tuttavia
interamente. Bisogna però eccettuarne T articolo 14 qui
sopra inserito •
VIAGGIO 93
12. È Ugualmente vietato di prender gli abiti e gli or-
namenti delle chiese latine •
13. Di obbligare i religiosi franchi a ricever monete false.
14. Di toglier loro denaro •
15. D' esiger da essi una retribuzione per diritto di se-
poltura dei loro morti •
16. Di fare alcun cattivo trattamento ai religiosi che
portano dai paesi franchi i tributi soliti, nel caso in cui
giugnessero troppo tardi .
17. Di dar noia per qualunque caso ai religiosi e pelle-
grini di Terra Santa nel corso del loro pellegrinaggio .
18. Di sturbarli mai neir esercizio del loro culto , fino a
tanto che al di fuori questo culto non urti le leggi mussul-
mane.
19. È proibito alle autorità turche di far più d^ una
visita d' ispezione ogn' anno al Santo Sepolcro •
20. D^ obbligare i religiosi franchi a comprare grano
andato a male .
21. I padri Latini hanno irdiritto esclusivo di mandare
a Costantinopoli pelle loro faccende , senza che siavi op-
posizione .
94 MARCELLUS
Tale era, nel 1820^ Io stato delle proprietà e delle prero-
gative de' Latini nella Terra Santa , resultante da questo
esame , fatto a modo d' inventario sul testo dei trattati
tra la Francia e la Sublime Porta.
Passo ora all' ordinamento e alla situazione interna dei
conventi •
Il giuirdiafw^ che ha titolo di vescovo della Palestina, è
il superiore generale ^ è Italiano di diritto , e nominato
ogni tre anni dal papa .
Il vicario generale dev'esser Francese : è eletto per tre
anni dalla comunità, ed è incaricato della direzione spiri-
tuale ed interna dei conventi. Oggi (1820) questo posto è
occupato a vicenda da uno Spagnuolo e da un Italiano j
perchè non è in Pales tina che un solo prete Francese ,
nato a Nizza quando apparteneva alla Francia, ed edu-
cato in Piemonte.
Il procurator generah^b Spagnuolo di diritto : anch' egK
è eletto per tre anni dalla comunità ; dirige tutte le rela-
zioni estere e le finanze della Terra Santa ; è aiutato nelle
sue funzioni da un vice procuratore generale^ che è più par-
ticolarmente il tesoriere^ e che è pure Spagnuolo di diritto.
U consiglio generale della comunità si chiama discreto'
rio , ed è presieduto dal guardiano ; si compone del vi-
cario generale, del procurator generale, e di tre discreti
eletti fra i sacerdoti .
I Francescani , missionari che studiano le lingue del-
l'Oriente, esercitano le funzioni di curati presso la popo-
lazione cattolica della Palestina , e sono obbligati a dodici
VIAGGIO' 95
anni di residenza. I monaci, unicamente occupati del ser-
vizio intemo dei santuarii e dei conventi , non hanno più
di tre anni di pellegrinaggio e di custodia •
Ogni convento è 9 o dovrebb'essere, sotto la presidenza
d'^un monaco guardiano, al quale si aggiunge un missiona-
rio che uffizia la parrocchia .
U convento del Santo Salvatore nel ricinto di Gerusalem-
me, fu dato altra volta dai Turchi ai padri di Terra Santa,
in cambio del monastero situato sulla montagna di Sionne ,
fuor delle mura dov^ abitano oggi alcuni dervicbi • Questo
convento del Santo Salvatore è considerato come |1 capo-
luogo e quartier generale dei religiosi Latini. Quivi si scel-
gono periodicamente i dieci Francescani, che vanno a chiu-
dersi per tre mesi consecutivi nella chiesa del Santo Sepol-
cro senza uscirne mai ; imprigionati là sotto la chiave
de' Turchi, privi della luce del sole, consacrano le loro
lunghe giornate e le loro notti alle preghiere e alle cure
della loro custodia ; abitano una fabbrìcuccia mezza rovi-
nata unita alla chiesa , in mezzo ai Copti , agli Armeni ,
ed ai Greci ; si fanno loro passare pochi alimenti attraverso
di un cancelletto che solo può aprirsi , imperocché la por-
ta maggiore non s'apre che a forza di denaro e per ordi-
ne delle autorità . Il custode turco di questa porta, che per-
cìpe i diritti di pellegrinaggio a nome del mollah di Geru-
salemme, è egli stesso uno dei più ricchi della città.
I conventi di Terra Santa non appartengono tutti alla
stessa direzione nella comunità : sottoposti a una suddivi-
sione totalmente impolitica, sono mantenuti a spese della
nazione dalla quale dipendono. Quattro conventi soli sono
spesati da fondi comuni ; gli altri sono serviti da Spagnuoli
0 Italiani, senza che si renda ai primi alcun conto generale
di queste differenti gestioni, che il superiore stesso non
M MARCBLLUS
sindaca mai • Un solo convento appartenente ai Francesi^
ed è interamente deserto , per mancanza di preti .
Ecco uno specchio di questa ripartizione .
I. Convento del Santo Salvatore ^.
2 del Santo Sepolcro /
o j. i> *i > in Siria
3 di Betlemme
4 di Nazarette
Questi quattro conventi sono comuni alle tre nazioni.
5. G()nventodi San Giovanni
6 di GiafTa f in Palestina
7. • .... di Rama
8 di Damasco in Siria.
9. • • . • . di Nicosia in Cipro
10 di Costantinopoli in Romelia .
Questi sei conventi appartengono agli Spagnuoli.
II. Convento d^ Acri in Palestina.
12 di Tripoli
13 di Latakia
14 d'Aleppo ^ *"* Siria
15 d'Avissa
16 di Larnaca in Cipro
17 del Cairo \
18 di Rosetta j J° E«*"<>
19 d'Alessandria /
Questi nov^ conventi dipendono dagli Italiani •
20. Convento di Seida in Siria appartenente ai Francesi.
VIAGGIO - 91
Cinque di questi conventi sono affatto abbandonati -, io
stesso ne ho visitati quattro dove ho trovato un solo reli-
gioso; finalmente, invece di cento sessanta Francescani che
richiederebbe il servizio dei monasteri, nel 1820 non si
contavano più di novantasei frati , cioè : [cinquantuno Ita-
liano, quarantadue Spagnuoli, due Pwtoghesi ed uno Fran-
cese.
La spesa annua di tutti i conventi può valutarsi tre-
centomila franchi, cui fa d' uopo aggiugnere circa cento-
mila franchi di frutti del debito , che monta a più d'un
milione . Ho già notato V origine di questo debito; aggiun-
go, che stabilendo imprestiti a un frutto del 12 , 15 e 20
per cento, i religiosi Latini, confidati nella pietà dei loro
fratelli d' Europa , s' erano esplicitamente riserbati la fa-
coltà del riscatto, appena i sovrani cattolici, che è quan-
to dire i tre rami primogeniti della easa di Borbone, sa-
rebbero ristabiliti sui loro troni legittimi .
Per far fronte alle spese suindicate di quattrocentomila
franchi, ecco quali sono le rendite annue : — La Spagna ha
quasi cessate le sue retribuzioni alla Terra Santa ; il solo
Portogallo, che gli Spagnuoli considerano siccome una
loro provincia, forniva tuttavia abbondantemente nel 1820:
si potrebbero valutare a cento ottantamila franchi le ele-
mosine che partono ogn' anno da Lisbona e dal Brasile per
Gerusalemme. L'Italia dà presso a poco centoventimila
franchi • La Germania manda, senz' epoca fissa, alcune pic-
ciolo somme . Finalmente la Francia, non aveva dato mai
nulla dappoi trent' anni . Da questo specchio risulta un de-
ficit annuo di circa cento mila franchi nelle finanze di
Terra Santa .
Avrei avuto qualche ripugnanza a svelare in questo mo-
do r ordinamento dei conventi latini e la loro miseria.
IV. 13
~1
M
ARCELLUS
s' io non ne avessi prima avuto il permesso dai poveri re-
ligiosi : — • Non abbiate paura di umiliarci, mi dissero^ con
t scbiarimenti troppo pieni ; narrate i nostri mali come
» sono; scuoprite le nostre piaghe ai nostri fratelli; forse
» cercheranno di guarirle . »
Dopo questa sposizione di tante sventure, mi sarà senza
dubbio domandato di indicarne i rimedi . Lo tentai al
mio ritorno dalF Oriente, in alcune note le quali comuni-
cai a parecchi ministri francesi ; e queste note, che non
bau nulla che fare colla politica , né colle mie funzioni ,
e di cui posso qui far c4)noscere il succinto senza tradire
grimpegni di discrezione presi con me stesso, ebbero V ap-
provazione di alcuni nostri prelati più illustri. Ma T iniziati-
va stava al solo governo. Prima di tutto, parevami indi-
spensabile mandare a Gerusalemme denaro e sacerdoti •
E per cominciar dal denaro, proposi una questua annua
in ogni parrocchia, da annunciarsi dai vescovi. Mi parve
che tante soscrizioni aperte allora in favore dei Greci ,
tanti cuori tocchi dai loro infortuni! , non si chiuderebbe-
ro per cattolici europei anche più disgraziati , e tutori
d^ una delle più belle prerogative deUa corona di Francia.
Fissai approssimativamente a sei franchi per parrocchia ,
runa per T altra, il prodotto di questa questua annua, e
faceva ammontar in questo modo la retribuzione della
Francia a 150,000 franchi in circa ; portando poi le ele-
mosine deir Italia e del Portogallo a 300,000 franchi , co-
priva facilmente le spese annue di Terra Santa. Proposi
in seguito di fondare colle somme eccedenti una cassa di
riserbo , dove verrebbero a fondersi ugualmente i tributi
più piccoli ed irregolari della Spagna , delF Austria e degli
altri stati cattolici d*" Europa : questi fondi dovevano sal-
dare alla fine d^ ogni anno quei crediti, che avevano da pa-
VIAGGIO f9
gar fratti pia onerosi j e seguendo cosi U sistema di molte
! grandi potenze europee , col mezzo di questo ammortizza*
mento base essenziale del credito , le finanze dei conventi
I si sarebbero presto liberate dal peso incomportevole del
I loro debito •
I Rispetto airinvio di religiosi f rancesi, voleva cbe nei se-
minarii istituiti per ogni diocesi , si scegliessero alcuni in-
dividui fatti per la vita monastica , o cbiamati dalla lo-
ro vocazione al ministero delle missioni : insigniti degli
ordini sacri , dopo il loro corso di teologia ^ questi gio-
vani leviti avrebbero formato a Roma un nuovo semi-
nario sotto la protezione speciale dell'ambasciatore di
Francia, e sotto la direzione d' un prete Francese . !Qui vi ,
col carattere sacerdotale , avrebbero ricevuto P abito di
san Francesco; e coloro che si fossero destinati alle mis-
sioni, avrebbero trovato a Roma gli abili professori di
arabo e di turco che vi mantiene la Propaganda . In tal
modo disposti 9 questi sacerdoti come pure i religiosi
d'Italia e di Spagna, avrebbero compiuto i tre anni di
pellegrinaggio e di custodia , o esercitato le funzioni di
missionarii per dodici anni . Per provvedere alle spese del-
lo stabiUmento dei novizi a Roma, sarebbe stato neces-
sario distogliere una somma dalla elemosina periodica che
si fosse raccolta in Francia, e forse sarebbe sfato sufflcen-
te un appello per questo obbietto alla munificenza del re
e all' attenzione del ministro degli affari ecclesiastici .
Aggiungo solo, che ad ogni passo in Palestina io consi*
dorava con dolore sempre più forte V assenza dei sacerdoti
francesi; ed ho abbandonato Gerusalemme pienamente
persuaso, che non tarderemmo a perdere i nobili privilegi
guarentitici dai trattati , se i nostri sacerdoti , e pia ch'ai-
100 MARCELLUS
tro il nostr^ oro, non soccorrono a queste pietose ed anti*
che fondazioni .
Il procurator generale , pochi giorni dopo il mio arrivo^
aveva saputo le persecuzioni esercitate a Damasco contro
i Cattolici ; e di subito lo spavento si sparse pei conventi.
In questo modo si annunciano quasi sempre pei padri fran-
cescani le usurpazioni e le avanie: essi mi raccontarono
r origine di quelle nuove disgrazie.
L' arcivescovo greco di Acri e il patriarca di Antiochia
avevano presentato al divano imperiale una memoria di
lagnanze contro i Cattolici , sudditi commessi della sublime
Porta. Fra le molte accuse, v^era pur quella soprattutto
d'avere abbandonato i loro antichi costumi per attaccar-
si ai principii politici professati dai Franchile di aumenta-
re il numero dei nemici del Gran Signore . Di tal modo ,
diceva quella strana memoria, che se un imperatore del-
r Europa dichiarasse la guerra al sultano, si vedrebbero
infallibilmente i Cattolici collegarsi agii eserciti nimici per
facilitare la conquista delle provincie musulmane. Cosi
s' esprimevano alcuni Greci, dieci mesi prima della loro ri-
voluzione !
Un firmano ordinò il gastigo dei Cattolici così falsamen-
te tacciati, e P esecuzione fu affidata al pascià di Damasco •
Costui nuUadimeno, per certo spirito di giustizia e di probi-
tà, credette di dover sospendere i rigori, pienamente convin-
to della innocenza dei Cattolici: ma i loro avversarli, sven-
tati i loro primi progetti , pretesero essere stati oltraggiati e
maltrattati j e queste allegazioni , sostenute con molti intri-
ghi e molto oro sparso fra i ministri , finalmente preval-
sero.
Apparecchiati alla tempesta , i sacerdoti cattolici ebbe-
ro tempo di schivarla ; essi fuggirono di Damasco , e si
VIAGGIO lOI
ritirarono sul Libano, in Palestina e a Gerusalemme : alcu-
ni andarono anche fino in Egitto ; cinque soli furono sor-
presi e cacciati in carcere. Io avevo veduto uno dei fug-
giaschi a Seida *, ne trovai molti a Gerusalemme , e tentai,
per alleviare i loro mali, qualche via che non andò total-
mente fallita.
Pochi giorni prima ch'io dicessi addio a Costantinopo-
li, aveva veduto partirne lacaravana della Mecca sotto la
custodia di un ministro di stato influente, che andava a pic-
cole giornate, ed era giunto poco fa a Damasco. Sapeva
io che 11 pascià di questa provincia è obbligato, per i suoi
doveri religiosi e civili, come pure neir interesse d'una
astata politica, a cattivarsi il favore e la benevolenza del .
superiore della caravana: scrissi dunque a questo la lette-
ra seguente.
» Illustrissimo, graziosissimo , clementissimo , miseri-
• cordiosissimo signore ! Voi che siete Surra-Emini della
• caravana della Mecca, dopo avere offerto al cuore su-
» Mime di Vostra Eccellenza voti puri, e le perle delle ve-
» re e cordiali salutazioni, ecco qual è il nostro amiche-
• vole esposto :
» Abbiamo con somma nostra contentezza saputo il
» Vostro felice arrivo a Damasco, e preghiamo TAltissi-
» mo Dio, che il vostro viaggio si compia con ogni bene
• possibile • Partiti da Costantinopoli alcuni giorni dopo
» r Eccellenza Vostra per venire a visitare Gerusalenune
» la Santa, noi colla grazia di Dio ci siamo arrivati; e col-
» ghiamo occasione della nostra prossimità a Damasco per
• pregarvi di far render giustizia ai reclami dei religiosi
» franchi, spogliati dei loro diritti in onta ai trattati, e con
1 insaputa del maestosissimo , magnificentissimo e poten-
» tissimo imperatore Vostro signore • Vi facciamo sapere
m MARCBLLUS
inoltre, che tornati presso il nostro capo , T illastre am-
basciatore di Francia , ci faremo un debito di far valere
Io zelo e r interesse 9 che il nostro amico il Surra-Emini
arra avuto pelle nostre cose, come per lo avanti già Io
aveva promesso . Essendo i cattolici di Damasco nostri
fratelli di religione , riputiamo eziandio adempiere a un
nostro dovere supplicando V flccellenza Vostra di accor-
dar loro la sua protezione e il suo appoggio nelle loro
perplessità . Vi chiediamo instantemente per essi la Vo-
stra benevolenza, illustrissimo, graziosissimo e mise-
ricordiosissimo signore , e vi assicuriamo, che ve ne sa-
remo per sempre riconoscenti; e che P ambasciata del-
l' imperator di Francia non trascurerà in veruna occa-
sione di servire gli interessi della Vostra nobile persona.
» Finiamo ,• desiderandovi gloria , avanzamento e conti-
nua prosperità.
» Gerusalemme la Santa, il 25 ramazan 1235 (3 lu-
glio 1820).
1 Firmato lU Ser-Kiatib (segretario) dell'ambasciata
francese »
Al mio ritorno a Costantinopoli seppi , che dopo alcune
somme pagate da una parte e dell' altra, dopo pubblici
esami suUe varie accuse affacciate contraessi, i Cattolici
avevano ottenuto dai Greci una spezie di triegua, che Tau-
torifli del pascià di Damasco aveva sanzionata .
3«S-^'SS^
■^ *WIMjMMaMeMiMlHKMMMCN>gK<»
^^i^MM>4»^^Ma»«B»«^»^a^^M^<>*i'*ia»^»^»
GAP. XVIII.
PABTBNZA DA GBBtISALEMHE
ABDAIXAH CAPO DBl WEHHABBITI
GIAFFA
(1820)
'Ori 70ÙV mi ulTÌ'i
n ^*>i TÙv òxsuirOiyTui
>. So».».
E mie bagaglie g''eraDo aumen-
late di lulte le riccliezze di un
-!>»„.■■ -iw^i.i,.n pellegrino: aveva meco migliaia
di corone io madreperla del mar Rosso, in legno e in noccioli
di fratti; alcuni rami degli olivi di Gethiemani; coocbiglie
ceMllate, che rappresentavano santi, grandi croci cariche
di pitture, o riccamente scoJpite dagli Arabi di Betlemme;
104 MAIICELLUS
modelli della cappella interna del santo Sepolcro; misare
della lunghezza e larghezza della tomba, ricamate a lettere
greche e latine ; rose di Gerico ; croci di bitume e acqua
del mar Morto ; una canna e alquanta acqua del Giordano ;
balsamo di Gerusalemme prodotto della gomma e delle
piante aromatiche della Giudea, il qual balsamo, emulo di
quello della Mecca, m^era stato dato dal padre farmaco del
convento del Santo Salvatore , con una ricetta sul modo di
servirsene: poi alcuni vezzi verdi e scuri, che i Musulma-
ni nel loro silenzio estatico sogliono scorrer fra le dita ripe-
tendo internamente Dio è grande , Dio è buono , ec. ec. ; fi-
nalmente il mio diploma di cavaliere, il mio brevetto di pel-
legrino, e la corona del padre Muiioz. — Anche oggi riveg-
go con piacere infifiito ciò che mi avanza di queste testimo-
nianze del mio pellegrinaggio.
Partii da Gerusalemme il di dieci di luglio sul far del
giorno: i Turchi custodi della por ta di David , dormivano
tuttavia; né potendo venire a capo di svegliarli, andammo
a passare dalla porta del monte Sionne , dove le scolte era-
no più vigilanti.
Attraversai di bel nuovo la valle di Terebinto e Anatoth^
patria di Geremia : vidi le tombe dei Maccabei, ed entrai
nelle gole delle montagne di Giuda . Giunto sulla sommi-
tà delle colline pietrose , lanciai un^ occhiata dal Iato di
Gerusalemme che era sparita affatto : non vidi che roccie,
botri , e monticelli confusamente mescolati , che si disten-
devano fin nella valle del Cedron, di cui non poteva più
conoscere il letto sennonché dalla linea delle ombre che
si progettavano sul monte Oliveto . Su queste alture triste
ed aride, rocchio non scuopre altro che scogli e qualche
albero d^ una vegetazione languidissima . Eppure, io andava
dicendo, eppure in Gerusalemme t7 re Salomone avea prò-
105
VIAGGIO
fuso in copia aro ed argento siccome sassiy e cedri qm$i non
f osterò che tieomori^ che crescono in tanto numero nelle jo-
litudini (1) ! — Per distrarmi dalla aflDUizione e dai miei do-
lorosi pensieri) lasciando la citta santa ^ spinsi gii occhi sul-
le vaste campagne di Saron verso le quali io scendeva, di
Saron patria dei narcisi e delle rose, di cui erano smal-
tate le pianure , lussureggianti in quel momento di messe
biondeggiante siccome allora che Sansone, flagello dei Fi-
listei, le incendiava. A mezzogiorno era giunto a Ram-
la: ci visitai la casa di Nicodemo e F altare di san Giu-
seppe d' Arimatea, che si trova nel convento: poi prenden-
do la via di GiafiTa, mi fermai alla piscina di sanr Elena,
gran cbterna mezza diruta , le volte della quale cuoprono
tuttavia un^ acqua stagnante.
Poco più lontano fui raggiunto da un sipahi (cavalie-
re turco), il quale avviavasi per la stessa direzione, e che
intavolò conversazione col mio giannizzero. A poco a
poco mi mescolai ai loro colloqui che mi parvero di qual-
che interesse . 11 nostro compiignodi via aveva fatto parte
deir esercito, che Ibrahim pascià, figlio del vice-re d'Egit-
to aveva condotto contro i Webhabbiti . Raccontò mille par-
ticolarità di questa spedizione ^ ed ecco ciò di cui mi ram-
mento, ayendone preso nota la sera stessa.
» Derié, capitale degli empi (2), è situata, egli diceva,
in una valle circondata di altissime montagne. Lunghe
pioggie ci formano qualche volta un torrente che preci-
(1) PraehuUque rex argmUum «1 aurum in Jerusalem, quasi lapides,
et cedro» qwui tycamoros , quae ncucunlur in campestribut , multitudine
magna. paralipohziii , lìb. n, cap. !,▼. 16.
(2)1 misulmaai noo osano pronunciare la parola Wehbab; Il nome d'un
sacrilego riformatore del Corano ne contaminerebbe la bocca .
IV.
li
106 \ HABCBLLUS
pila con gran violenza , e va a perdersi nel Golfo Persi-
co 9 distante ad oriente sette giornate di cammello (circa
ottanta leghe). ìiél letto di questo torrente y^ è acqua tut-
to Tanno, cosa rarissima in Arabia. Sulle due sue rive si
stendono grandi giardini ricchi di palmizi d^ un' altezza
prodigiosa 9 di cedri, di vigneti, di limoni, di fichi e d'al-
tri alberi fruttiferi. L'acqua dei pozzi è d'un gusto sal-
mastro, ma pura; la poca terra atta alla cultura vi è
fertilissima; il resto è deserto.
» La citta contiene dieci mila abitatori ; ha due leghe
di lunghezza, e un miglio di larghezza: le case vi son
fabbricate meglio che in Egitto . Derié e i suoi giardini
sono attorniati da muri di pietra , fiancheggiati da torri
di varie dimensioni , sopra ciascuna delle quali erano
adattati uno o due pezzi di cannone . In mezzo a questo
ricinto è un ridotto o cittadella, e quivi Abdallah, capo
degli empi erasi chiuso con più di quattromila uomini.
Le nostre forze per attaccarlo erano poche: avevamo due-
mila uomini d'infanteria, mille seicento cavalieri, sette
cannoni , diciottomila palle, trecento bombe , un mortaio
ed un obice .
1 Dopo un fuoco continuo che durò quarant' olt' ore, le
torri furono rovesciate e l' artiglieria degli empi tacque ;
il primo assalto fu micidiale pelle due parti , il secondo
attacco non lo fu meno : Ibrahim pascià s' avvide che bi-
sognava aspettar rinforzi e trasformar V assedio in blocco.
• Di fatti , per cinque mesi ci furono poche e leggie-
re scaramuccie: tre caravane da Bagdad giunsero al cam-
po egiziano ; altra gente venuta dal Cairo rinforzarono il
nostro esercito fino a cinquemila uomini : allora ventitré
villaggi vicini a Derié si arrendettero , ed altrettanto fece-
ro vari capi degli empi .
VIAGGIO 107
» Infrattanto AbdaDth restauraya le breccie delle sue
i fortiltcazioiii j e eonfortava gli amici contro gli orrori
i della fame eoo eflortazioai fanatiche , e più ch'altro col-
r esempio • Poco dopo pen» con nno strattagemma ardito^
pose il fuoco al nostro convoglio di muouioni ; poi sosten-
ne bravamente numerosi assalti : ma , tradito dai parenti
e da un fratello che venne ad assoggettarsi ad Ibrahim^
Ahdallah fu costretto a sloggiar dalla città . Egli si chiuse
nella cittadeUa, accompagnato da dugentodei suoi soldati
disperati come Ini .
• Pochi giond dopo^ durante una pugna che non ebbe
risultato 9 il luogo tenente di Abdallah e uno dei capi della
sua religione ^ vennero a darsi vilmente ad Ibrahim^ che
per ispregio fece loro rader la barba 9 svellere i denti , e
li espose COSI alle pubbliche beife •
• Indebolito da queste defeaioni 9 T empio previde al-
lora qual sorte lo attendesse t permise a tutti i villaggi
che dipendevano da lui e agli amici che lo attorniavano
di far la pace col vincitore ; e per ottener loro migliori
patti 9 mandò anche in regalo ad Ibrahim cinque superbi
cavalli . Nondimeno 9 gialleggiato da pochi servitori fé-
delÌ9 egli sempre combatteva •
• Finalmente lbrahial^ sorpreso di trovar tanto coraggio
in un nimico dei veri figli di MaiNnett09 si degnò entra-
re in negoaafti, e gli mandò il suo Diviciar (segreta-
rio ) • Abdallah chiese amnistia piena pel suoi fratelli 9
libertà per coloro che avevano combattuto con lui 9 e ri-
spetto pelle donne • Il vincitore acconsenti a tutto 9 di-
chiarando soltanto che aveva ordine di bruciare Derié e
che non poteva rispondere della vita di Abdallah. — » Non
si tratta della mia vita 9 rispose costui ; ve n'ho io parla-
to ? • — e firmò tosto la capitolazione.
f
t i
I
108 MARCBLLUS
*
» Ibrahim accolse allora cmi molta benoTolenza Abdal-
lah, e Io ammise alla sua tavola. Poco dopo, questori-
belle, seguito dal suo più giovine fratello , cbenou volle
mai lisciarlo , e da un imano della sua setta ( che Dio Io
confonda ! ) , fu tratto via fuori del campo .
» Distruggemmo Derié dalle fcmdamenta: avevamo per-
duto duemila uomini in questo lungo assedio ; tremila
de^'nostrì nimici vi perirono, ma Tempietà vive anco-
ra . »
A questo punto del racconto , il sipahi uscì di strada
per andare a fare la sua preghiera alla tomba d' un san-
tone rinomato pella sua santità • Mi fermai anch' io per
ammirare relegante edificio che cuopriva quella tomba ,
la sua cupola , la sua fontana , e i platani e i bei palmizi
che lo circondavano • .
II sipahi venne a raggiugnermi dopo la sua preghiera, e
seguitò a parlare di Abdallah • — t Quand' egli si presentò
» ad Ibrahim pascià , diss' egli , era vestito d' una tunica
• di lakor ( caMndra bianca ) ; portava una cintura ed
» un turbante della stessa roba , due pistole ed una sci-
» mitarra fregiata d' oro . Montava un cavallo riccamen-*
» te bardato , e tre cavalli condotti a mano e venti uomini
» lo seguitavano. Egli è alto della persmia, nobile del
» portamento , e ci ha provato d' esser pieno di coraggio
» e di alte virtù. Che peccato che tante grandi qualità si
» trovino riunite in un cane d^ incredulo ! » —
Io sapeva la fine della storia di Abdallah, e seguitai
il racconto • La presa di Derié era stata offlcialmente an-
nùnciata dalla Sublime Porta a tutte le ambasciale a Co*
stantinopoli : il cannone aveva rimbombato tre giorni con«
secutivi nel Bosforo . Era stata mandata una pelliccia
d' onore ad Ibrahim pascià, e il viceré d' Egitto aveva ri-
1
VIAGGIO 100
cevnto il titolo di khan ; la qual dignità , attributo della
nazione ottomana, non si largiva in altri tempi che ai
sovrani della Crimea : sono poche le eccezioni a questa
regola , e questo era veramente il pia grande onore che
il sultano avesse potuto conferire al pascià d^ Egitto.
Di mezzo alle feste che celebravano la sua disfatta, A-
bdallah, giunto a Costantinopoli, si preparava alla morte ,
e la ricevette con un coraggio che non lo abbandonò un
solo istante . 11 ministro del suo culto volle morir Tultimo,
e durante il supplizio di Abdallah e del fratello minore ri-
mastogli fedele , i canti e le preghiere delF imano, che non
cessarono mai , sublimavano le loro anime: finalmente le
tre teste ruotolarono , e furono esposte alla porta del ser-
raglio, sotto un versetto del Corano che fulminava gli em-
pi . Aveva io stesso veduto quelle belle teste pallide nella
nicchia sanguinosa , e m^era sentito rabbrividire •
Avevamo oltrepassato il villaggio di Yazor, e giugnem-
roo al campo ove si recava il cavaliere turco : prima di
acconiiatarsi mi disse, che le numerose tende delle quali
era seminata la pianura, contenevano circa . millecinque-
cento uomini dipendenti dal Pascià di Tolemaide. Il si-
pahi faoeva allora parte di queUa truppa sotto gli ordini
del bey di Giaffa .
Prima di torvar la città, io seguii per quasi una mezza
lega un viale cinto della vegetazione più bella • I giardini
di Giaffa sono celebrati In Oriente per T abbondanza e per
la qualità dei loro frutti : gli aranci , i banani , i fichi, le
pesche e l'uva vi sono squisiti; i poponi ed i cocomeri ,
che vi si raccolgono sono i più beUi e i più riputati dell'A-
sia: se ne mandano ogn'anno al Gran Signore , e se ne
esagera siffattamente la grossezza che narrasi, che un solo
popone sopra ogni parte del basto serve a caricare un asi-
no MAUCBLLCS
DO ; e quÌTi io sono storico infedele , imperocché, per dirla
come mi fu raccontata, avrei dovuto dire d^un cammello.
Spossato dal calore del giorno , dopo le pianure di sab-
bia che finalmente aveva traversate , mi fermai all^ om-
bra dei boschetti di Giaffa, e sugli orli delle fontane che li
innaffiano . Passai dalla tenda d^un giardiniere air altra,
attraverso una selva di alberi fruttiferi piantati senza si-
metria, e per dovunque mi sioffisrivano cocomeri, uva , fi-
chi e susine ; ma io mi fermai a guardar più d^ ogni altra
cosa le canne di zucchero e i banani .
Queste rive del mare dove riposa Giaffa non offrono ve-
ramente alla vista quelle bellezze pittoriche di cui il Li-
bano arricchisce Seida e Borito • Quivi sono soltanto colli-
ne o piuttosto innumerevoli tumuli vestiti del fogliame piìi
verde, che formano quasi lunghe ondulaaioiii che s'incli-
nano insensibilmente verso le pianure infuocate del mar
Rosso e dell' Egitto . Dopo il Libano ^ il Carmelo, suo figlio,
signoreggia la gran piaggia di Tolemaide . Più presso an-
cora, la montagna di Samon si prolunga a niodo di pro-
montorio , superba di sostenere le none di Cesarea. Ma a
Giaflà più non veggionsi grandi scogli nel mare, non erte
montagne all'orizzonte. Il Deserto comincia dopo quei ma*
ravigUosi boschetti che attorniano la città, e si dilunga in
onde di sabbia fino ai confini dove ha principio V Affrica •
Giunsi a GiaflBi in sulle sei di sera, e il mio cavallo era
sempre andato di passo; quindi si debbe conchiudere, es-
sere facile andare in un giorno dalla spiaggia del mare a
Gerusalemme • In questo proposito, giova però osservare ,
che le porte di Giafiìt ain^endosi soltanto sul far del giorno,
e quelle di Gerusalemme essendo chiuse dai Turchi dopo
la loro preghiera serale, fa d' uopo munirsi d'un permesso
VIA G6IO
dei governatori delle duo città, o affrettare
passo.
Ecco le distanza di quest* itinerario .
1. — Da Giaffa a Yazor , villaggio situato a manca del*
la via Un'ora
2. — Da Yazor a Beit-Dedgel , secondo villaggio a
manca Una mezz'ora
3 — Da Beit • Dedgel a Serfan, villaggio a dritta della
vìa Tn* ora
i. — Da Serfan a Ramta ( Arimalea ) , convento e ri>
poso Una nuzz* ora
5. — Da Ramla a Elkdmb , villaggio a manca sopra una
altura Un'' ora e mezza
6. — Da Elkebab a Latrun , posto a dritta sopra una
' colliua VrC ora e un quarto
7. — Da Latrun ad un pozzo scavato dove finisce la
pianura Vn quarto d'ora
H. — Dal pozzo a Kariet-Eleneb-Gafar , residenza di
Àbu • Go$h ......... Due ore e mezza
9. — Da Kariet-Eleaeb-Gafar , pella valle di Terebin-
to, a Gerusalemme Tre ore e mezza
In tutto Dodici ore .
I Traversai il bazar di GiaOti: i caffè «raoo pieni di
I soldati Turchi ed Arabi allontanatisi da) campo vicino
I della città: il mio abito europeo mi attirò alcuni gesti
! minaccievoli , ed alcune ingiurie cbe feci vista di non
I capire .
Passai pochi momenti al convento di Terra Santa nella
I camera che aveva occupata Booaparte: era appresso a poco
US
MARCBLLCS
la Stanza stessa dove dimorò San Pietro, quand'egli abitata
la casa di Simone cuoiaio che sta vicino al mare (1) : ma
io aveva il cuore troppo pieno di Gerusalemme per occu-
parmi seriamente di Joppe; e in generale Giaffa , tenuta in
gran conto dai pellegrini che arrivano e pella prima volta
toccano la Palestina , è alP incontro molto spregiata da
quelli che si lasciano dietro il mar Morto, Sionne ed il
Giordano •
• — Sappiate che Giaffa è la città più antica del mon*
» do , imperocché la fu fondata avanti il diluvio ; Noè è
> in corpo sepolto nella roccia dove furono attaccate le ca-
• tene di ferro , di cui un gran gigante che ebbe nome
t Andryomadas fu incatenato dai tigli di Noè , del qual
» gigante V osso d^ una delle sue costole ha quaranta pie-
> di di lunghezza (2) .
Questo racconto d^ un pellegrino del secolo decimoquar-
to, frammischia curiosamente la costruzione delF arca alla
favola di Andromeda , e queste due tradizioni fanno tut-
tavia la celebrità di Gìaffai •
VEstafette m^ aspettava ancorata distante due miglia
in mare, e non aveva potuto, a malgrado della picciolezza
delle sue forme e della leggerezza della sua costruzione,
penetrare nel porto inospitale di Giaffa • I religiosi mi ac-
compagnarono alla riva: poi i loro occhi e le loro pre-
ghiere mi seguitarono iinchè la mia scialuppa ebbe oltre-
passata la scogliera e i pilastri che cingono il porto • Il
(1) Hic hospitaiìir c^ud Simonem quemdam cori€urium, c^jug est do-
mus juxta mare , Atti dr^iì Aposiuli cap. x,v. 0.
(2) llanoscriCto francese dei Viaggi del sire di Mandcville .
TIAGGIO
113
nare era agitato^ ao vento gagliardo lo gonfiava ^ sic-
ché a gran stento giunsi alla goletta . I primi albori mi
avevano veduto uscir da Gerusalemme ^ le ultime tinte
del crepuscolo abbandonarono le nostre vele superiori ,
quand' io era già distante due leghe dalle coste della Pa-
lestina •
Nella notte dell' 11 luglio ^ poche ore dopo aver lasciato
Giaffa il vento si dichiarò contrario alla nostra navigazione
verso r Egitto 9 e ci spinse di subito rimpetto alle ruine
di Cesarea* LMndomatne, in sul levar del sole scòrsi quelle
vaste ruine coperte da siepaglie^ come anche le ccrionne
defla riva annerite dalla schiuma dell'onde • Rividi poscia
il Carmelo^ il 12, a mezzogiorno, si mostrava tuttavia al-
l' orizzónte , e Sparve , quando un vento di mezzodì mol-
to gagliardo ci costrinse a far via verso l' isola di Cipro ,
che dlscooprimmo il 13 , sul far del giorno . Due lunghe
giornate passarono, nel tempo in cui risospinti tra il ca-
po di Pafo e quello di Amatunta non riuscivamo a fare un
passo verso Alessandria . Più tardi , la calma successe al
vento dì mezzodì j e la nave rimase nella stessa immo-
bilità , e come inchiodata sempre in vista del capo di
Giaffa da cui eravamo distanti per traverso circa venti
miglia .
Il 16 finalmente aiutati dai pappafichi e dalle vele di
straglio, son questi i nomi delle vele sussidiarie che fa d'uo-
po spiegare ai venti infingardi , volgemmo la proda sul
Nilo, e l'Olimpo di Cipro che cominciava ad annoiarmi
gli occhi si nascose sotto le nebbie lontane. 11 nostro andare
era lento; facevamo appena quattro miglia Torà: non
ostante, il 17 distinsi rimpetto a noi, a una forte distanza ,
la linea gialla delle sabbie dell'Egitto, e più lardi alcuni
IV.
15
IH HARCBLLDS
tronchi di palmiaio . Ci trovavamo all'oriente di Damiata
parecchie miglia.
Gioverà egli raccontare che i nostri provvisionieri dei
viveri, contando sopra un viaggio rapido, avevano scarsa-
mente provveduto alla nostra sussistenza, di modochè
Io stesso sole che ci mostrò V Egitto, vide anche morire il
nostro ultimo pollo 7 Durante i quattro giorni che prece-
dettero il nostro arrivo ad Alessandria , fummo costret-
ti a contentarci d' un biscotto muffato , fatto a Tolone die-
ci mesi prima , di alcune fave e di fagioli vecchi di Pro-
venza.
Non ostante non fummo mai più gioviali e più felid
che in quei giorni di astinenza forzata : era tornato il bel
tempo^ TEgilto ci aspettava ; . . . . mille scherzi sul nostro
appetito burlato , mille sogni forieri della buona vita che
Alessandria ci prometteva ; deUe canzonette, la chitarra,
versi improvvisati stavano a vece di cibo; ed io non dimen-
tico nella mia memoria certi canti berneschi quasi improv*
vìsati che ci fece sentire un giovine oflSziale della marina,
il signor Youtier (1), nel tempo d' uno di quei pasti magri,
e che interrotti da mille scoppi di risa facevano eco in
tutti gli ordini dell- equipaggio.
(t) Mi perdonerà egU, il coloanello VouUer, le mai legge la mia narrazione,
di ayerlo nominato ? . . . . Qualclie volta, in mezzo ai duri comlMttlmenti
eli' egli ha soste nuli per l'indipendenza della Grecia, neirinsonniodelòtvocr/bi,
l'imagine delle nostre gioie, e della nostra quieta navigazione, gli ha ella ricor-
dato una felice memoria ? Quanto a me, non dimenticherò le grazie del suo
spirito , la vivacità delle sue giovani impressioni e i nostri lunghi colloqui al
rumor delle onde , quando la notte ci sorprendeva appoggiati alle sarte del
vascello accanto alla vela maggiore .
VIAGGIO 115
Il 18 9 non solewamo più le onde azzurre del mare ;
eraramo neUe acque giallastre del Nilo, che facilmente
8' indovinano al loro colore, molto prima di scuoprirne le
rive ; passavamo sopra banchi di fango e di corallo alia
profondità di otto fino a undici braccia • — » La natura
> dell^ Egitto è tale, dice Erodoto, che se ci andate per
» acqua , e alla distanza d' una giornata dalle terre get-
» tate k) scandaglio, ne traete fuori il fango che vi porta
t il Nilo (1) • . — La prova fu fatta : Erodoto aveva ragio-
ne . In sulla sera , distinguevamo la prima bocca del fiu-
me presso Damiata.
Giugnemmo sopra Rosetta il dì 19 ; una nave russa a
tre alberi avea rotto contro i lunghi frangenti della sbar-
ra del Nilo . La ripa è così piana che quasi pertutto eUa
sfugge all'occhio; non si scorgono che minaretti, al-
cuni alberi di navigli, e quantità di palmizi, che paiono
alzarsi dal grembo delle acque senza lasciar riconoscer la
terra.
La catana che ci ritiene air imboccatura del fiume era
ogni tanto interrotta da una brezza poco favorevole . Ve-
demmo Abukir : allora io chiamai un vecchio marinaio
testimone del gran disastro j egli mi raccontò quella terri-
bile pugna , eh' io non leggo mai senza fremere nel libro
di Vittorie $ Conquiste , e parvemi sentire io stesso la spa-
venteyole esplosione che fece saltar in aria la superba nave
i' Orimt$ . Gli officiali che mi attorniavano , col cuore e
(I) kiyiffttw Tap fuotc t4c ^f^ ^tc tocMc . npùra yLÌ¥ npaanUéHì/
ixi acot ÀfièpiK 'p^fiov flbr/^^ttv «brè y^ , xarcic xarmctt^mpuiv, fmXo'v ri
B«o»«TO, Bttt«rpe, cap. ▼.
Il* MAUCBLLDS
colla memoria pieni di qaella cataitrofO} compievano il
racconto del marinaiot e m'indicavaao il posto di ogni
nave delle sqqadre francese ed ioglesa , proBSO l'ipolot-
(o e nella rada di Aboukir, siccome nel di del combat-
timento.
lo era rimpetto al Porto Nuovo d' AloMandria il dì 20
di lugliOf aua''ora. I piloti del paese ci fecero girar la
punta del Faro, e ci ancorarono nel Porto Vecchio.
BASSO EGITTO
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CAP. xa.
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ALESSANDRIA ED IL NILO
PPBNA gittata l'ancora, mi recai al
, ì consolato di Francia dove mi furo-
no assegnati, siccome a Giaffa, la
camera ed il letto che aveva occupati il general Bonaparte.
Entrai subito io negoziati per dar fine ai numerosi affari
190
M AaCBLLUS
politici e commerciali di cui ero incaricato ; passai la sera-
ta in visite consolari , e feci domandare a Mehemet-Ali ,
arrivato di poco ad Alessandria, una udienza , che senza
dilazione e senza complimenti, mi fu accordata per Tindo*
mane.
Io aveva veduta la pompa della corte del giovine pascià
di Tolemaide : qui tutto respirava la semplicità d' un ca-
po meglio occupato di affari che di piaceri. Fui accolto
da Mehemet-Ali con tale una confidenza, che mi commos-
se : scorsero parecchie ore in colloqui franchi ed istruttivi
per me . Il chiosco dove ci riposavamo è costruito nelP isola
di Faro;, quivi Omero pone rincontro poetico di Mene-
lao e di Proteo : dominavamo il Vecchio Porto d' Alessan-
dria , e Paltò mare. Due paggi , foggiati militarmente, in-
terrompevano cogli onori del caffè e dei sorbetti la nostra
conversazione, che ebbe luogo faccia a faccia in terzo
col dragomanno . In Oriente gli a qtMtlr'^ occhi ponno farsi
anche in quattro persone , imperocché ogni forestiero può
e deve condur seco V interprete ; or , questi essendo pu-
ramente il porta- voce dell* altro , si tengono siccome una
sola persona.
Mi rincresce di credermi costretto a tacere circa le mie
comunicazioni intime col pascià: dovetti allora farle co-
noscere a Parigi ; più tardi ne narrerò alcune particolarità
senza troppa importanza. Siami scusata questa renitenza^
ho sempre riguardato il carattere diplomatico siccome una
specie di sacerdozio, e sarò fedele alla mia circospezione,
avess*ella a destare ii ghigno degli auguri più consumati
in questa scienza dei doppi fogli (1) .
(0 Tradoz'HMie etimologica della |Mrola iXplomazia.
VIAGGIO 121
Il pascià mi dette alcune lettere per il Cairo, superbo al-
lora 9 a buco dritto, del magnifico canale cbe aveva finito :
mi pregò di percorrerlo con attenzione, e mi dette egli
stesso una nota esatta sull'eseguimento di questo gran la-
voro (1); poi mi fece promettere di tornare nelF isola del
Faro , al mio ritorno dalle Piramidi e ci separammo .
Restai pochi giorni ad Alessandria , traversando sera e
mattina quelle* triste ruine della piii beila .città delF Orien-
te. Talora, uscendo dal ricinto d'oggi, errava in mezzo a
quegli immensi rottami cbe ingombrano , alia distanza di
una mezza lega, il suolo vicino alle mura. Quivi, siccome
nella città deserta , erano antichi massi di granito dei di-
scendenti di Sesostri ; colonne di marmo più moderne, ri-
cordanti il regno dei Tolomei ; ma io cercava indarno il sito
e le ceneri delP antica biblioteca , o qualche ricordo di An-
tonio e di Cesare . Nulla vi serba pure le traccie di Cleo-
patra, seppur non sono due guglie tolte ad £liopoli, una
rittaeTaltra per terra, cui si dà, non so perchè, il nome
della voluttuosa regina . Finalmente nulla parlerebbe di
Pompeo , senza la colonna dedicata a Diocleziano .
Ogni sera me n' andava fino a quella colonna , e di qui-
vi vedeva il sole tramontare dietro le ondulazioni sabbio-
se del Deserto-, la mia vista spinge vasi allora sulla rada di
Alessandria, sull'altomare, e sulle paludi del lago Ata-
reotide. A quest'ora dopo gli ardori soiTocanli del giorno,
una rugiada impercettibile innafTiava le sabbie , ed impre-
gnavane le mie vesti in modo eh' io era obbligato tornan-
do a casa , a mutarmi dal capo ai piedi .
(I) L'ii ristretto di quella nota eli' io compilai a Parigi , Tu inserita, \ìer or<
dine del ministro degli Affari Esteri , nel Monitore del 26 dicembre id;^o.
(
IV. 16
132 1IARCBLLD8
Noiato, P ultima notte, dal calore concentrato nelle no-
stre piccole stanze 9 e adescato dal cbiaror della luna dea
delle ruine, così puro in Egitto , andai a svegliare un gian-
nizzero del consolato, e attraversando con lui la piazza
d' Alessandria , mi spinsi fino al lago Mareotide ; percorsi
lentamente questo vasto ricinto, parte breve delP antica ca*
pitale dell'Egitto «Tronchi informi di colonne, massi di
granito che la mano degli uomini de' nostri giorni non ha
saputo sollevare , ecco cib che avanza ancora della gran
citth , regina del commercio del mondo . In vece di quel
popolo immenso che si accalcava traile sue mura, un
piccolo numero d'Arabi misti a pochi Europei, campeg*
già sopra le sue ruine. Cinquecento mila anime hanno ce-
duto il luogo a diecimila (1) , e V imaginazione si sofiTer-
ma rimpetto a tanto spaventoso decadimento • Parevami
udir rimbombare negli orecchi le terribili parole del Dio
di Ezecchiello : » — Sperderb le statue , ed annichilirò gli
» idoli di Memfi ... — Spanderò la mia collera sopra Pe*
» lusio, baluardo dell'Egitto, e sterminerò lamoltitudi-
» ne d' Alessandria (2) .
Io meditava cosi all' ombra di alcuni palmizi , che, a ri-
prese, mi celavano la luna; poi, uscendo dalle mura per una
doppia porta di costruzione làoderna, mi avviai verso la
colonna di Pompeo, che era tutta investita dai raggi del-
l' astro notturno : i suoi chiarori misteriosi accrescevano
r altezza del imponente raonolite , ne ammirai l' enorme
volume più che V eleganza • Sempre ritta , questa colonna
gigantesca vede tutto cader d'attorno ad essa; quante volte
i venti del mezzogiorno, le onde del mare e gli sforzi degli
(1) La popolazione d' Alessandria non ammontava prcclsameiAc a diecimila
anime nel i820. Oggi (1839) e quadruplicata .
(2) Ekpxciiikllo, Cap. ui, Vers. 13 e 15.
VIAGGIO m
uomini liannp mutato P aspetto di quelle campagne eh' el*
la sola domina e dov' ella regna nella sua immobilità 7
Dalla guerra d'Egitto in poi, le acque del lago Mareoti-
de^ rovesciando le loro vecchie dighe, hanno invaso la
lunga pianura solcata oggi dal canale d' Alessandria : le
opere degli uomini spariscono, altre opere vi si impian-
tano , e le generazioni scorrano come le onde d* un rapido
fiume (1) ; mentre che^sola, protetta dalla sua massa indi-
struttibile, la colonna di Pompeo affronta lo sforzo del
tempo !
Io era in questo mie riflessioni quando il mio gianniz-
zero mi raccontò di aver veduto la principessa di Galles,
salita fin sulla cima della colonna , con grande scandalo
degli Egiziani ; aggiunse esserne discesa poco soddisfatta
d' esservi andata « » — Imperocché, diceva egli, vedesidi
lassù un poco più di mare, un poco più di sabbia e non al-
tro. > — Cosi fini prosaicamente la mia passeggiata melan-
conica^ tomai al consedato prima del far del giorno, ed era
quello il momento in cui il calore è meno sensibile ed il
sonno più facile :
Era la notte ancor nella stagione
Ch' è più del sonno e del sUcozlo amica (i) .
Voleva partir per il Cairo : il console fece di tutto per
trattenermi; e per far piacere alla mia giovinezza, mi
offri di riunire in un ballo tutte le bellezze europee che
conteneva la citt^ . Io gli risposi gravemente con Ovidio; —
» non son venuto nella celebre città d^ Alessandro per ve-
(OaFiuklon ; Telemaco, lib. in.
(s) Tasso» Gennai, llb., Canto vui, ftania u.
124
M ARCJBLLUS
I
derri le tue delizie , o Nilo voluttuoso (1) ! » — li Signor
Pillavoine ebl>e la bontà di gradir ìp mie scuse classiche :
nonostante, debbo dirlo? mi rincresceva nel fondo del
cuore questa riunione di donne di tutte le nazioni tra-
piantate in Egitto: il signor Pillavoine, vecchio scapolo,
alquanto malizioso , me ne narrava parecchi aneddoti pic-
canti : mi rammento di questo solo , che nel mio passaggio
era soggetto di tutte le ciarle della citta.
Un negoziante austriaco, che mi fu nominato, di fresco
stabilito ad Alessandria, cacciò in un postscriptum d^ una
lettera spedita ad un suo corrispondente di Livorno, che
s'egli sMmbattesse in una ragazza la quale non sapesse
che farsi in Europa, lo pregava a spedirgliela in Africa:
vuoisi che inoltre indicasse Fetà , il color dei capelli , il
personale secondo il suo genio ; ma forse queste partico-
larità potrebbero essere state aggiunte dopo T arrivo della
bella Italiana, che vinceva le esigenze del committente più
difficile nelle sue commissioni. Tre mesi dopo la lettera,
giugno, alPindirizzo del negoziante austriaco , riccamente
involtata e con lettera di avviso, una Venere di diciasset^
te anni , della quale fu sollecito ad annunciare il ricevi-
mento , e risolse di farsene una moglie appena le fatiche
del viaggio e le convenienze glielo permettessero. In que-
sto mezzo, il console generale d^ Inghilterra, passando sotto
le finestre della vezzosa Italiana, fu colpito della sua bel-
lezza; di subito si dichiarò rivale dell'Austriaco , e for-
mò anch^egli una proposizione di nozze, che , prontamen-
te accettata ed eseguita, autorizzò il ratto della Livorne-
(I) Non ui, Alfxandri eìaram delatus in urbem ,
Uéiieia» videam , NHejoeote , tuat .
Ovidio , Tnsti, lib. i, v\e^. 2.
L
V I A G G I O
125
se; e qnest' ultimo fatto era avvenolo a prò del console ge-
nerale.
Il negoziante austriaco sputò fuoco e fiamme : ma in
Oriente , che può fare un uomo in furia contro la indi-
pendenza e contro P autorità d^un console generale? Fu
fatto ricorso al consolato austriaco^ e la causa s"* impegnò
per sapere in principio :
Primo . Se Ti sia qualche stipulazione dei codici o trat-
tati di commercio, che permetta a Paolo d^ impossessarsi
della merce spedita a Niccoli, e posta a terra in consegna
fino air ingresso del magazzino.
Secondo. Se, neir affermativa, Paolo non debba pagar
tutti i danni e spese a Niccola spodestato .
Queste quistioni erano gravi. Dopo lunghe note scam-
biate fra le cancellerie dMnghilterra e d' Austria, non si
poteva venire a capo d^ intendersi : una terza cancelleria
fu scelta per arbitra; e questa, considerando che Parti-
colo non era stato debitamente incassato , dette la causa
vinta al console generale d^lnghìlterra nel primo caso,
ma lo condannò, rispetto al secondo, a rimborsar tutte
le spese d^ imbarco a Livorno , noli , sbarco ad Alessan-
dria, bollo, diritti di deposito, porto di lettere, e general-
mente qualunque spesa avesse potuto occasionare F im-
portazione del detto articolo •
Questo giudizio, di cui non fu tentato V appello, fu stret-
tamente eseguito: ecco ciò che era avvenuto nel 1820,
nella città di Cleopatra .
Il console mi dette un giannizzero, il quale diceva saper
qualche parola di francese: mMmbarcai con lui per il Cai-
ro, il 25 luglio alle tre dopo mezzogiorno , sul nuovo ca-
nale, vicino alla colonna di Pompeo . La mia kandgia , lun-
126
M ARCEtLUS
ga barca eoa un casette io meixo 9 e qq piccolo fornello
a prua , era menata da sei rematori arabi e fornita di un
albero e di due piccole vele •
Appena staccatici dalla rira fummo spinti rapidamente
da un vento di settentrione: io strisciava cosi fra le due
grandi dighe che preservano le acque del Nilo dal miscu-
glio delle acque salate : queste opere^ intraprese sulle trac-
cie dell' antico canale 9 eransi fatte d^una esecuzione dif-
ficilissima 9 dappcMchè il lago Mareotide, invadendo la pia-
nura^ s' era congiunto col Iago Mahdié • Su questa pianura
appunto si dovette scavare una fossa profonda, guarentir-
la dalle acque , e dagli stagni che ricnoprivano e avvicina-
vano il suolo, e renderla in qualche modo impermeabile;
poiché non si trattava soltanto di condurrete flotte del Ni-
o ad Alessandria, ma bisognava eziandio abbeverar la
città , e condurvi le acque del fiume , libere da ogni con*
tatto eoi laghi salini •
Il nuovo canale fu cominciato coiranno 1819, e nel me-
se d'ottobre seguente, T acqua del Nilo giunse trionfante
ad Alessandria. Ecco le particolarità di questa prodigiosa
opera , tali quali le ho estratte dalla nota del pascià , e dai
racconti dei miei compatriotti •
La lunghezza ^el canale d^ Atessandria è di 40,705 te-
se (più di quattordici leghe). La sua larghezza è di 90
piedi, e la profondità di 18 : vi passerebbe una fregata . I
lavori cominciarono il 5 di gennaio 1819: verso la fine
di febbraio , il numero dei lavoranti era di dugento cin-
quanta mila, tutti pagati esattamente a ragione d'una
piastra d'Egitto al giorno {dieci soldi). Erano divisi per
brigate di quindici uomini , ciascuna comandata da due
capi a tre piastre il giorno ( irmta soldi). Nel mese di mag-
gio arrivarono altri trentamila fellanl (contadini ) daiPAI-
VIAGGIO ir7 j
to Egitto; e il gran canale^ finito il 13 settembre, rice-
ìette il nome di Maknmiii* Il piccolo canale 9 che serve
a fare scolar nei mare e a dirigere sopra Alessandria le
acque sovrabbondanti che versa il Nilo nel Mahmdié 9 fu
finito il 10 ottobre seguente : egli ha 1400 tese di lunghez-
la 9 10 di larghezia , e 15 piedi di profondità.
Questi canaU) essendo scavati fra due laghi, e spesso an-
che sotto al loro livello , gli operai contrassero in quelle
acque fangose gravi malattie , che ne fecero perire circa
mille seicento ; e le pioggie malsane dei mesi di febbraio e
marzo, ne tolsero quasi altri due mila trecento: — furono
accordate pensioni e indennità alle vedove e agli orfani .
Sei ingegneri Europei diressero soli i lavori ; ricevettero
ciascuno mille piastre al mese d'onorario , e una gratifica-
zione di duemila. Su queste basi esatte, il canale d'Ales-
sandria sarebbe costato presso a poco quaranta milioni di
franchi.
Ritto sul ponte della mia barca non poteva saziarmi di
ammirare questa nuova maraviglia delP Egitto -, le due ri-
ve del canale erano tuttavia una estesa ed uniforme soli-
tudine •
Di tanto in tanto alcuni fenicotteri color di rosa traversa-
vano da un lago all'altro e volavano lentamente sopra le
nostre teste. Otto ore dopo la mia partenza, giunsi a Fuèh,
sempre sotto l'impressione d'uno stupore reale alla vista
d* un'opera tanto grande, cosi perfettamente e pronta-
mente condotta a fine , da una amministrazione e in un
paese che sogliamo chiamar barbari .
Posi piede a terra intanto ohe la mia kandgia passava dal
canale nel fiume. Il sole s'era coricato, e gittava tuttora
alcune tinte rosee sulla cima dei palmizi ; col crepuscolo ,
al canto dei beccaccini e dei courlis celati fra i giunchi ,
128 MARCELLCS
cominciò la mia navigazione sul Nilo: la notte fu super-
bamente bella ; la vidi passar quasi tutta senza poter la-
sciare il ponte della barca: ora, colla testa volta in su,
cercava nel cielo quelle stelle che m^ erano familiari , e
che nella mia infanzia m** esercitava a riconoscere sopra
il tetto della casa paterna, nel tempo stesso che mi si fa-
cevano imparare questi versi d^ un poeta religioso . E fu
Quei che del Nilo Tarse rive cole ,
Soiio un ciel senza nubi a lungo in esse
L'occhio afljssò (1).
questo stesso popolo contemplatore, che dette alle diverse
costellazioni i primi nomi che serbano tuttavia : ora, ri-
condotto verso la terra dai rumori quasi insensibili delle
onde che la nostra prora solcava, o ch^lla rispingeva
verso, la spiaggia , io godeva degli aliti profumati delle
rive.
La brezza deliziosa che era succeduta al calore del gior-
no cessò verso mezza notte; si dovette ammainar la vela e
por mano ai remi. Tantosto due dei miei Arabi intuona-
rono un canto a tre voci , passando alternativamente dal
tuono maggiore al minore ; canto patetico e misurato, che
riconduceva in cadenza il tempo in cui bisognava aggravarsi
sui remi: io v^ho posto le note ; ed è più armonico e d^un
carattere più nautico, se lice dirlo, della maggior parte del-
le canzoni de' nostri marinai. La voce dei remiganti vi-
brava sulle onde taciturne, ma nulla la ripeteva inlonta-
•j) Le peuple qui du Nii culti vait les rivages .
Les obsena longtemps mu% un ciel sans nuagos .
Rac.i^c f il tìglio ; Po«tna della Bvlifioac.
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«ASSO EGITTO
VIAGGIO 130
I Danza, imperocché sa quelle rive piane e sabbiose non vi
ha eco.
j Nella notte oltrepassammo Kum Scherik e il porto di Da-
manur ^ eravamo in suIPalba presso Sciobra. In su quella
ora che il sole si levò, contemplai con estasi il Nilo e
t le sue campagne . Debbo confessarlo ; qualunque fosse
ridea che delF Egitto m^ aveva data tutto ciò che avevo
avidamente Ietto degli antichi storici e dei viaggiatori mo-
derni, il mio pensiero non s^era mai spinto fino all'altez-
za della realità , e dispero di poter enumerare questi eter-
ni miracoli d^una natura unica. Una valle di centocin-
quanta leghe , larga da quattro a sette fino al Delta ; poi
una vasta pianura triangolare di trenta leghe su tutte le
faccie, innaffiata da mille canali, e dilungantesi fino al
mare; ecco T Egitto fertile e vivo: per tutto altrove , sta
il Deserto e la morte (1) . Laddove V onda del fiume be-
nefico si ferma, comincia la più nuda sterilità .
In questa valle avventurosa , eh' è fecondata dal Nilo ,
nascono quasi senza sudarvi attorno, e crescono sparse le
produzioni di tutti i climi : il grano, il durah , il formento-
ne, tutti i legumi, il cotone, la canapa, la canna da zuc-
< chero , e P indaco. La popolazione di queste ricche campa-
gne è veramente troppo debole , ma le braccia mancano
alla raccolta , non alla cultura. Tutti i frutti dell'Euro-
pa maturano sotto questo bel cielo; in oltre, il dattero,
il delizioso kisctè , il banano : nissuna terra al mondo ,
dice Teocrito, non produce tanto quanto la pianura del-
(I) Ho trovato dopo In Volney questa deQaizione, esprimente In termini
quasi Identici con ciò ch'io leggo nelle mie note scritte sul Nilo, nel tempo
della mia navigazione . Lo dico qui , riconoscendo subito il torto, se pur lo e
d' avere Imitato senza saperlo questo primo pittore dell'Egitto .
IV. n
130 MARCBLLUS
P Egitto 9 quando il Nilo inondandola spezza e disscrive
sotto le acque le umide glebe (1). Nondimeno, in que-
sta abbondanza , un pugno di durah, pochi datteri che
l'Arabo a furia di sassate spicca dalla cima dei palmizi ,
e V acqua melmosa del Nilo Inastano alla sua sobrietà • Io
mi sentiva beato di poter navigare su questo bel fiume, di
percorrere questa maravigliosa contrada che tante volte io
aveva desiderata nei miei progetti fantastici ; ma che nul-
la di tutto ciò eh' eramisi allora offerto all'occhio, aveva
potuto farmi capire quale ella è veramente •
Per tutta quell' ora del giorno, in cui la orezza del mat-
tino cessa, e quella della sera non ha cominciato a spirare,
ora soffocante, io feci sostare la mia kandgia per ristorar le
forze dei rematori , e passeggiar sulla riva , cacciandomi
davanti quelle rondinelle del Nilo (2), molto somiglianti
per grossezza e per la piuma alla pavoncella, le quali cor*
rono così leggermente presso le rive, come anche alcuni
ibi, bianchi come la neve , che volavano gravemente e an-
davano a posarsi sui palmizi dell'altra riva. Aveva il fu-
cile , ma Don mi venne mai in capo di usarne contro
questi uccelli , che familiari e graziosi parevano scher-
zarmi di attorno . È vero però , eh' io non aveva pia
paura della sentenza di morte , che rammenta Erodoto : »
Chiunque, dice egli, uccide , anche senza volerlo, un
» Ibi o uno sparviero, bisogna che muoia (3) • — Il tempo
(0 'AÀX' ouTCC T09SC f^it, Off/I yBxyiu'é.ò; ActuR'to;,
TeocKiTO , Idil. XTii , ir. 79.
(2) Sterna Nilotica , Ardea Ibis .
(3) "O; à' àv i6i» h IfiyixoL oatQxr Àifn , r,v n i^wv , J» re dtixsiv, rc9vayzi
dcvàyxi) .
Erodoto, Euterpe, cap. L1T«
VIAGGIO 131
ha distrutto dappoi gran tempo queste leggi della religione
dei popoli 9 e gPibi che esse non proteggono più, non han«
no cessato di volar tuttavia lungo il Cume . Non mi ram-
mentai le mie passioni di cacciatore se non quando, ripi-
gliando la nostra navigazione, mi vidi passar sul capo dei
palombi a torme innumerevoli : ne colsi molti , che ven-
nero a cadere sulla mia kandgia , e rinforzarono i nostri
pasti. Quest'uccello è così comune in Egitto, che vi si
vende per una moneta appena equivalente a un soldo dì
Francia.
Il mio servo francese, che mi faceva da cuoco fuori della
Esiafètie , ebbe campo di mostrare altresì i suoi talenti
improvvisati sopra un superbo pesce della forma del bar-
bio, che un pescatore mi portò nella barca. L* acqua del
Nilo, racchiusa in brocche di terra sospese al vento di
settentrione, si depurava in queste spezie di filtri, e mi-
schiata al sugo dei limoni e delle arancie, ci offeriva una
bibita rinfrescante. Questi vasi , fabbricati a Kéné, nello
Egitto Superiore, hanno tuttavia la forma delle anfore in-
cise nei quadri geroglifici, » sMmpiegavano tremil'anni fa
agli stessi usi com^ oggi .
Nel dopo pranzo , fummo assaliti da un vento di sabbia
simile a quello ch^ ioavea provato nelPisola di Cipro, e cer-
cai indarno a scansarlo tenendomi in mezzo al fiume ; la
pioggia di polvere ci ofléndeva pertutto , e inaridivaci la
pelle delle mani e della faccia; e gli occhiali coperti di seta
verde di cui ci eravamo provvisti ad Alessandria, non ba-
stavano a guarentircene gli occhi pienamente . Questo ven-
to, diminutivo del terribile ft^m^in, durò una mezz'ora;
ci lasciò la gola secca, la testa grave e le membra rotte .
Intanto risalivamo il Nilo con rapidità: passavamo, ai-
tati da un vento sempre favorevole , davanti le sue rive
132 HARCELLCS
spumose , ombrose di palmizi verdeggianti^ secondo T es-
pressione d^ un antico viaggiatore francese . LMngrossamen-
to annuo del fiume ^ quantunque incominciato, era tutta-
via ben poco sensibile .
Cedei alla inOuenza de^ violenti calori e della stanchez.
za, efietto del khamsin-^ m^ addormentai sopra un banco
dei nostri rematori , rimasto vuoto allorché le vele enfiate
dispensavano V equipaggio da ogni fatica . Le ultime ima-
gini capricciose che precedono il sonno cessavano appena
d^ errarmi d^ attorno , quando mi parve di sentir molto va-
gamente , e siccome un seguito d^ illusioni che svaporano
questi versi delF opera di Zemira ed Azor: — Ali tu dormi ?
Tu dormirai più placido
Quando sarai fra i tuoi .
Non mi sarebbe parso vero di continuar questo sogno
che mi ricordava una memoria confusa di Parigi , se
non fossi stato nello stesso lempo riscosso da una mano
grossolana anziché nò per farmi scappare il sogno. Sursi
improvviso , e mi trovai faccia a faccia col mio gianniz-
zero che sorrideva sotto le basette . — • Eri tu che can-
> tavi? gli dissi . > — Si , Effendi, mi rispose : Afi, vec-
• chio servitore ; Parigi Feydeau > — Chiamai tosto Tin-
terprete , poiché Ali non sapeva troppo di francese , né
io troppo di arabo per capir ciò che volesse dirmi .
In questo modo seppi, che il mio giannizzero, nato ad
Alessandria, s^era di buon ora unito ai Francesi durante la
spedizione d^ Egitto; e che ispirando al general Bonaparte
una fiducia ch^ egli ha sempre meritata dai miei compa-
triotti, era stato mandato come corriere a Parigi. Ora, di
tutto ciò che aveva veduto nella nostra capitale, nulla
ayevagli prodotto maggior sensazione deir opera della sala
' VIAGGIO 133
r
Feydeau 9 e della scena di Zemtra ed Azor^ di cui serbava
memoria •
AH si scusò d^ avermi svegliato, ma voleva mostrarmi
i numerosi punti neri che si vedevano galleggiare attor-
no a noi : il caldo era soffocante ; radevamo molto d^ap-
presso i giunchi della riva, e ad ogni momento alcune bufa*
le si avanzavano lontane dalla sponda per lanciarsi a nuoto
nel 6ume . Le loro teste ispide di pelo , e quelle corna mi-
nacciose, si muovevano sulla superficie delF acqua; spesso
i pastori, ed anche le pastorelle , nude come natura ave-
vaie fatte , si mettevano a correr dietro a nuoto alla mia
kandgia, ora attuffandosi, ora scavalcando sulle schiene
delle loro bufale, qualche volta attenendosi alle corna:
erano questi schiavi della Nubia comprati dai coltivatori .
Ai loro capelli crespi, alla loro pelle abbronzata, al loro
naso schiacciato, sarebbonsi potuti agevolmente confondere
coi loro schifosi armenti .
Giunsi la sera a Terraneh .
Verso mezza notte passai vicino alle case di Uardan ,
fabbricate di terra cotta al sole , e rotondate al loro comi-
gnolo a guisa di forni: T oscurità non mi lasciava vedere
distintamente altra cosa tranne alcune torrette, che cam-
peggiavano sopra un cielo seminato di innumerevoli stelle •
11 27 luglio, il vento sempre favorevole ci fece volger
la punta del Delta : vidi per la prima volta le piramidi; ma
tanto altee cosi vicine, che, in questa illusione di ottica
le credeva presso alla riva, eppure io ne era distante dieci
leghe . Fino allora aveva navigato sopra un solo ramo del
fiume: sopra al Delta era il Nilo tutto intero, che mi por-
tava nella sua vasta estensione • Quivi gli Arabi lo chiama-
no il mare.
134
V lAGGlO
La calma sorprese lamia kandgia presso Bulakj i miei
sguardi non abbandonavano le colline di Mokatam, le nu-
merose torrette del Cairo, e soprattutto quelle grandi pi-
ramidi diGizè, le quali, mostrandosi per tutto, pareva-
no seguirmi e muoversi meco . Si ripiegarono le vele ,
quasi sempre spiegate, a cui doveva la rapidità del viag-
gio: i remi mi introdussero in porto ; e vi era arrivato da
Alessandria in quarantotto ore .
l^
\èiiWMt
t. _
I
IT.
IL CAIA O
BouLAK, mi furono ofierti degli asi*
ni per andare al Cairo: annoiato
Una pmr^l Cairo" '"' dolla immobilità dei battello, pre-
ferii fare la strada a piedi ; cosi dopo aver traversata la
gran piazza delPEzbekieh e le vie popolose ed anguste del-
la città, giunsi al convento di Terra Santa, dove io doveva
alloggiare •
Fui subito oggetto delle cortesie dei miei compatriotti : vi-
di assiduamente i signori Gaspary e Asselinde Gherville,
agenti francesi, ma più spesso anche il signor Drovetti, che
136 HARCBLLUS
non aveva allora riprese le redini del consolato generale. Il
signor Drovetti mi mostrò fin da principio una piena fiducia,
trovai in lui un'alta intelligenza dei nostri interessi po-
litici; quella ragione tranquilla e riOessiva , frutto d' un
lungo soggiorno in Oriente , che Mebemet-AFi aveva sa-
puto tanto pregiare; e delle indicazioni eruditissime sui
lavori e sui monumenti deir antico Egitto . La nostra amici-
zia reciproca e sincera, cominciata in Africa, s'è continua-
ta e rafforzata più tardi in Europa ; ella ha sopravvissuto
da una parte e dair altra alle nostre funzioni e ai nostri
pubblici doveri .
10 mi legai subito anche col signor Selves, già capo squa-
drone della guardia imperiale ; egli era da poco tempo colon-
nello al servigio del viceré: oggi chiamasi Solimano pa-
scià, uno fra i generali più distinti delFesercito d'Ibrahim.
Io fui prontamente attratto verso il signor Selves per via di
un* accoglienza aperta ed affettuosa, d'una franchezza tutta
militare, e d'una giovialità senz'alcuna ombra di pensieri,
che non si smentiva mai. Egli aveva, fin da quell'epoca,
adottato il turbante e molte costumanze della vita musul-
mana , senza rinunciare affatto ai costumi e alle remini-
scenze dell'Europa; ritrovai in lui queir ardire brillante,
quel fatalismo festevole, quella confidenza avventurosa de-
gli officiali dell'Impero, virtù o vizi dell'epoca delle con-
quiste , che le nostre istituzioni pacifiche hanno dovuto at-
tutire .
11 capo dei trentatre Francesi (1 ) dell' esercito d' Egitto,
che erano allora le più intime guardie del corpo del vice-
(I) Non ne restavano che 17 nel 1830.
VIAGGIO 137
re, mi si presentò ìb casa la sera stessa del mio arrivo ; egli
era quello di tutta questa picciola truppa che aveva dimen-
ticato meno la lingua materna. Cortesemente egli dichiarò
subito di essere amia disposizione con tutti i suoi subordina-
li, ed aveva condotto con lui per non lasciarmi più, una
guardia che divise presso di me il servizio col gianniz-
zero.
Quando il mio pensiero, per dar tregua alle triste agita-
zioni del giorno, si spinge verso queir epoca felice della mia
vita dappoi si gran tempo trascorsa, parmi sempre avere
davanti quella faccia smunta e bronzina del mio fedele sol- ^
dato, antico tamburo dell'esercito egiziano, e i suoi occhi i
scintillanti sotto il turbante a larghe pieghe che gli cuopriva
la testa. Egli siqpeva tuttavia qualche parola di francese • {
Gli domandai come si chiamava, e mi rispose chiamarsi Ro-
schouan; aveva accompagnato nel loro lungo soggiorno al
Cairo i signori de Chateaubriand e de Forbin, di cui con^ j
servava alcune memorie in iscritto . — Così vi chiamano i <
Turchi, dissMo allora; ma in Francia , come vi chiama- j
vate 7 — Durai gran fatica a strappare a Roschouan la con- '
fessione del suo nome da cristiano ; e per un senso di ver-
gogna 0 di dispiacenza , aveva una repugnanza visibile a
rispondermi • Seppi finalmente da lui che si chiamava PtV
irò Gary^ e che era nate a Puymtc/an, nel dipartimento di
Lai. el. Garonne^ due leghe circa distante dal luogo in cut
io stesso era nato . Glielo dissi, e subito gli domandai in ^
dialetto guascone se aveva dimenticato il suo paese, le no-
stre belle campagne, le nostre città vicine . Gli rammemo-
rava il suo viUaggio, il suo fiumicello, sotto quel nome che
gli danno i nostri contadini \ il povero Roschouan, incantato
da questo linguaggio dappoi sì lungo tempo estraneo aUe sue
IV. 18
138 MABCBLLUS
orecchie (1)^6 ch^egli non capiva pia che per istinto, si mise
a sorrìdere , poi si sforzò di raccapezzarne qualche paro-
la, ma invano ; apriva bocca , ed i suoni non arrivavano;
appena potè dire • Ah I mio Dio l •• Allah ! . • mio Dio ! >
e due grosse lagrime gli solcarono le gote n^^e ed ossu*
le: allora non potendo più raffrenare la sua emozione
mi si precipitò sulle mani che baciò avidamente. Commos-
so anch' io di ritrovare un fratello a pochi passi dalle pi-
ramidi , mi gettai fra le sue braccia , e ci stringemmo in-
sieme da veri figli dello stesso fiume .
Visitai più volte la cittadella ed alcune grandi case ara-
be, degne d'essere osservate dai curiosi viaggiatori per la
loro singolare struttura . Ora per sempre , dichiaro qui
ch^ lo mi sono inibito ogni descrizione delle particolarità
architettoniche ; e la mia riserva si estende eziandio dalle
volute ioniche ai monumenti giganteschi dei Faraoni, e ai
trafori moreschi. Mi rammento dei /*es/on», e degli aura-
gali di Boileau , e sono d'altronde convinto, che lo schiz-
zo più informe d' un disegnatore meno destro, vai più, in
questo genere, di venti pagine della descrizione più mi-
nuta e più lucida •
In questo castello del Cairo abita appunto la famiglia
del viceré . Penetrando ora in questa fortezza , scendeva
Je rampe buie ed umide dei pozzi di Giuseppe, fico al
largo bacino dove venivano ad attignere ad un tempo, a
dugento passi sotterra, uomini e donne, bovi, asùii , e
(I) Veramente >'é sopra noi, verso le momagne, un CuascoDe ebe (larmi
singolarmente bello, Fecco, breve, signlflcante, e a vero dire, un linguaggio ma-
schio e militare più di alcun altro ch'Io m'abbia udito, tanto nervoso, potente
ed adaUo, quanc^il Francese è i;raxiosO| abbondante e delicato.
Montaigne, lil». H, f«i>. 17.
CIÒ sia detto (passando) ri detrattori del Guasconi e del loro dialetto .
VIAGGIO
139
cammelli ; ora io errava all^ ombra delle volte romite del
palazio di Saladino • Un giorno, io salii sulla sommità del
Mokatam : è questa wi^ alta collina di sabbia, piuttosto cbe
una montagna^ ed è la più alta di queste grandi dune cbe
racchiudono il Nilo nella sua valle, e si abbassano insen-
sibilmente verso il Mar Rosso.
Dair alto del Mokatam, la veduta è immensa, e niun
quadro può disegnarla interamente. Avevo sulla drittate
campagne di Elii^li e del Delta ; a manca le pianure cbe
si dilungano Ano ai laghi di Natro ; all' orizzonte , rim-
petto a me , divise in tre gruppi , tutte le piramidi , le
masse delle quali sidisegnavano sulla lunga Knea delle sab«
bie libiche ; più vicino, il Nilo, in un corso di venti leghe
segnando un largo seko d' argento^ in mezzo alle sue selve
di palmizi ed alla sua ricca verdura^ poi il vecchio Cairo,
le tombe dei califfi ombreggiate di cipressi , le antiche mo-
schee ; finalmente, ai miei piedi, la gran città, i suoi mille
minaretti e la sua cittadella • Uno strepito confuso sorgeva
dal seno di qudla numerosa popolazione, accalcata in vie
tortuose e in seuri bazzarri .
Tutti i giorni io visitava minutamente qualche moschea ;
dapprima i templi di Basane^ di Gamahi^ il Muriiiano spe*
daledei pazzi; la Dgiami-el • Azhar^ gran moschea dei cie-
chi ; poi akuni monumenM meno celd>rì • Si pretende in Ita-
lia, elle niun Romano e niun forestiero abbia mai veduto
tutte le chiese, cappelle o oratori di Roma ^ mi è stato detto
m Egitto, che mai uomo non ha potuto conoscere tutte le
moschee del Cairo. Io non so neppure qual viaggiatore fran-
cese ha la stravaganza di fame ammontare il numero a
ventidue mila otto cento quaranta; avrebb'egli forse tolto
in prestito questa cifra dalle Mille e una Notte !
140 MABCBLLU8
Percorsi anche i bagni più celebrati , usai smoderata-
mente di questo indispensabile preservativo contro gli
ardenti calori del clima • Talora , seguendo la moda euro-
pea y mi attuffava in catini pieni d' acqua del MUo puri-
Beata; ed ora mi accomodava alle abluzioni orientali , e
alle cure dei nuueggiatori più abUi.U caldo ^ all^ epoca
della canicola , era tale anche nelle case e nelle strade do-
ve il sole non penetra mai, che in tutto il tempo della mia
vita non ne avevo mai sentito F uguale} nullostante pero
i suoi effetti , talora incomodi , mi riuscirono sempre sa-
lutevoli •
Il signor Selves associavasi spesso alle mie passeggiate,
e mi faceva osservare nelF immenso laberinto che ehia-
masi il nuovo Cairo, tutto quel ch^egli riputava degno del-
•
le mie considerazioni: i conventi dei dervicchi, i quartiere
giudei, i caffè d^ oppio, tutte ripetizioni molto imperfette di
quello che giornalmente aveva veduto a Costantinopoli •
Una cosa sola mi riusci nuova affatto j le Almee, il loro
ballo e il loro pantomima, che tutti hanno descritto ed am-
mirato ; questo spettacolo di cui tornerò a parlar più tardi,
e che non ammirai, mi parve poco degno dell^ entusiasmo
voluttuoso dei viaggiatori che mi hanno preceduto .
Fui ricevuto colla solita pompa dai luogotenenti del
viceré : era in essi tutto il lusso delle cerimonie ottomane,
che avevo dimenticate dopo i modi semplici e faHiiliari
del loro padrone.
Un medico francese stabilito dappoi gran tempo in Egit-
to, e molto riputato presso i Musulmani, dei quali aveva
adottate le foggie, i costumi ed il culto, si offerì per con-
durmi al mercato degli schiavi. A Costantinopoli, la com-
pra degli schiavi, la vista, e spesso V entrata del bazzarro
VIÀGGIO 141
esclusivamente destinato a questa vendita, sono vietati agli
Europei; al Cairo l'accesso e aperto a tutti.
Yidi dapprima alcune giovinette d'Etiopia, appena co-
perte di una rozza cintura ; avevano dai dodici ai sedici
anni , e le tenevano accalcate in una specie di loggia o di
prigione : quivi i Turchi le contrattavano e le sottopone-
vano in faccia al padrone all'esame più bizzarro e più
minuto . L' ultima loro prova era di far tirar fuori alla
schiava la lingua in tutta la sua lunghezza: m' imagi-
naì che ciò fosse per riconoscervi i sintomi della salute, ed
aveva su questo punto ragione; ma la mia guida mi fe-
ce osservare, che non il di sopra ma solamente il di
sotto solevano i Turchi esaminare. E veramente, diceva-
mi, sotto la lingua si trovano i segni indicatori ; e rideva
il primo di questo precetto della medicina araba tutto a
rovescio del processo prescritto dalle facoltà europee . ^
Queste schiave erano d' un mediocre personale, ma ben
fatto; la loro pelle bronzina, il naso larghissimo e la testa
lanosa, non ributtavano i Turchi. Ne vidi condur via due
(sorelle mi si disse), che costarono insieme circa duemi-
la piastre ( 1,000 franchi) . Le si dicevano felici, lascian-
do il bazzarro, tanto più che per un momento avevano
avuto paura di esser comprate da quel cane d'infedele
che era Fi. E questo complimento era per me. Mi fu in-
terpretato questo con tutti i riguardi possibili : ma io avrei
potuto indovinare il pensiero delle mie dolci Etiopi, agli
sguardi che mi gittavano, e alle maledizioni che segreta-
mente mi lanciavano • Siccome queste ingiurie erano pro-
ferite nel linguaggio del Sennaar, io non durai fatica a ser-
bare il mio contegno flemmatico .
Passammo ad altri articoli d'un prezzo più alto, ma di
quasi lo stesso colore • Erano Abissinie, più grandi e meno
142 HAECELLUS
olivastre delle loro Ticine : erano più sciolte d'ogni icesti-
mento ] i soli loro capelli, d'un rosaoenpo, le cnopriyano.
Mi veniyano nominate ona aUa volta, dicendomisi fl loro
prezzo, come s' io fossi stato un buono avventore •
Una giovine incinta, seduta in un canto, andò a un gran
prezzo ; e mi fu spiegato', che siccome stava per doventar
madre, in essa non si comprava uno schiavo ma due.
Fummo finalmente introdotti in alcune cellette separa*
te , dove due Circasse e una Giorgiana ci offersero i veri
tipi della bellezza, e quel colorito brillante di biancheEsa^
a cui i nostri occhi, stanchi di tutte le sfumature nerastre,
furono contenti di t<Hrnare . I loro lineamenti lunghi , le
belle forme , i loro lungfal capelli , erano piìi particolar-
mente ricercati al Cairo; esse erano destinate per gli ha-
rem dei signori più opulenti , e il loro prezzo molto car«
mi fece avvedere , che i Musulmani conoscitori davan la
preferenza aUa beltà quale anche noi apprezziamo in Eu-
ropa.
Vidi eziandio alcuni schiavi maschi che comprano i con-
tadini , e talora anche , mi f u detto , le vedove Arabe •
Non mi rammento tutto quello che mi fu detto in quella cir-
costanza; era stanco di tutti quegli orrori umilianti; il
cuore mi si solfevava per indignazione, e fuggii dal baz-
zarro senza volere udire te rivelazioni del dottore sulla
educazione delle Abissilite, sulle guarantigie date forzata-
mente alla loro virtù, sui misteri deHa loro toeletta . Egli
poi era un frequentatore assiduo del mercato ; aveva po-
polato il suo harem di queste schiave che facevano il ser«
vizio della casa, e che impiegava, diceva egli, a diverse
esperienze relative alla sua arte^ con' anche n'ebbi più
tardi la certezza ad altri usi estranei alla medicina . Que-
sto Francese mi rammentava un venturiero che è citato
VIAGGIO
143
dal viaggiatore YillaaioDt, il quale » andò a farsi Turco per
» campare e coU^nteozIone di giuguere a qualche alto
• grado d^ onore 9 come è facile ai rinnegati che hanno
• criterio, nel numero dei quali io lo pongo , quantun-
• que abbia mostrato il contrario rinnegando il suo Dio
» e la sua salute per il falso profeta Maometto ed i suoi
• inferni»
Fui introdotto dal signor Asselin di C^herville stesso nel la-
boratorio dove egli accumulava i numerosi manoscritti che
con gran dispendio aveva raccolti, e dove finiva i suoi com-
mentarii e le sue traduzioni. Assorto da un pezzo nei suoi
studi profondi, questo orientalista area contratta Tabitu-
dine del ritiro e del silenzio . Lo trovai vestito alla foggia
ottomana, piegato sopra i suoi fogli e le sue carte pecore,
in quella guisa appunto che la scuola olandese rappresen-
ta Erasmo , con una lunga toga e un berretto di pelo affo-
gato fra i suoi libri ed i suoi scritti • Il signor di Cherville,
rinunciando ad ogni distrazione esterna, erasi imposto un
grandMmpegno . Egli cercava di rintracciar T origine
delle nazioni col confronto e coir analisi dei dialetti . Mi
diceva : • Io combatto contro la immensa barriera opposta
» alla civiltà del mondo ; tutti gli sforzi degli Inglesi e
» dei nostri missionarii francesi ( i più ingegnosi e i più
» zelanti de^ nostri moderni filantropi ) fan naufragio con-
• tro lo stesso ostacolo: la differenza dei dialetti^ e que*
• sta differenza è soprattutto più pronunciata in Africa .
» Non si possono traversare alcune centinaia di miglia a
» mezzogiorno e all'^occidente deir Egitto senza imbatter-
• si in popoli nuovi, che colle loro idee morali , coi loro
• bisogni, e più ch^ altro col loro linguaggio, sono perpe-
» tuamente stranieri gli uni agli altri. Fermatomi al Cairo,
> centro del commercio e punto di convegno delle nazioni
144 MAECBLLUS
• inciyilite deir Oriente, e dei popoli selvaggi del ]t
• giorno bo volato conoscere tatti i dialetti del Nilo, dalle
» sue sorgenti fino alle sue foci, e gli idiomi dei Tasti de-
> serti che ci circondano. Finalmente, a dispetto della ay-
• versione naturale e dei pregiudizi dei Musulmani an-
• che più culti verso un cristiano, son giunto a forma-
• re una specie d^ accademia di traduttori nel seno della
» moschea di El - Azhar • •
Il Signor de Gherville mi fece vedere innumerevoli ma-
noscritti, frutto delle sue fatiche, i quali mi risvegliavano
nella mente la fecondità prodigiosa degli scrittori spa-
gnuoli; ho ritenuto a memoria i titoli di parecchie fra qud-
le elucubrazi<mi importanti •
Prima la traduzione intiera della Bibbia in dialetto abis*
sinio: quest^opera riGutata a Parigi, fu comprata per mille
sterlmi ( 25,000 franchi ) dalla società biblica di Londra.
L^ esame critico degli storici arabi deir Egitto.
Molti dizionari comparativi degr idiomi parlati e cosi
raramente scritti nella Nubia , nel Sennaar , nel Darfur,
nelle Oasis , nelle isole del mar Rosso , e dagli Arabi del
deserto in Africa, come dagli Aguhani , dai Kurdi, e dai
Malesi in Asia.
Dalle traduzioni di Lockman, di Pilpay, delle opere com-
piute di Saady e dei poeti più celebri arabi e persiani.
Finalmente y il catalogo dei manoscritti che si trovano
nelle biblioteche del Cairo : quantunque le biblioteche
siano un trovato delT antico Egitto, dove si chiamavano il
tesoro dei rimedi deir anima (1) , vi sono in tal disordine
oggi e di un accesso tanto difficile che questo lavoro ( ogni
(1) BossuET, storia tnìTtnale, Cap. ni.
VIAGGIO 145
Levantino ne converrà ) è uno dei più penosi che si possa
iDiaginaEre .
Io mi lascio trascinare dalla mia passione pei libri vec-
chi, che ho amati sempre senza trarne un gran profitto ,
a raccontar troppo minutamente ciò eh** io vidi presso il
signor di Cherville ; e non nomino soltanto la metà degli
scritti ch^ io scartabellai, e che mi enumerò egli stesso .
Non ostante, volli partir per le piramidi: il signor Sel-
ves, trattenuto da alcuni doveri militari, era dolentissimo
di non potere venir meco; ma volle che la sua tenda da
campagna mi seguitasse: — questa mi fu d^un grande aiuto,
non tanto per offrirmi ombra nella giornata quanto per
mettermi al coperto nella notte ; caricata sulla schiena di
un^ asino, ella fu confidata a Boschouan, che a tutte le
nostre fermate la metteva su in un baleno .
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IV. 19
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PIRAMIDI DI CTZEO
LE PIRA MIDI
I furoBo portati degli ubielll
neri, vivaci, intelligeotl, di-
rei quasi graziosi , come ooo
De bo vedati altrove fuori
cbè in Egitto ; essi mi provarono, che erano dolati d'una
forza e d*ana pazienza tali da stancare i cavalli piii vigo-
ron. Quivi, siccome io Arabia, il cavallo dod porta mai
altro peso cbe TaiMno. Sonovi eziandio alcune contrade
148 MARCELLUS
nel Deserto, dove V asino è a parte di questa nobile prero-
gativa. AI Cairo si servono per tutto di asini; le numerose
nazioni clie popolano quell^ immensa città non hanno altro
veicolo : bisogna eccettuarne però gli aiti dignitari! , che
soli adoperano il cavallo; e gli Ebrei, che facendo per tutto
razza da loro, vanno sempre a piedi. Questi asineli!, ecci-
tati delle grida rauche de* loro conduttori , traversano in
tutti i sensi e prestissimo le mille vie della citta, e le ingom-
brano a carico dei poveri pedoni : abituati a correre sotto
i loro padroni, e fregiati di sella, portano alta la testa, e
paiono andar superbi di una carica si belìa^ mentre i loro
fratelli, semplici bestie da soma, vanno lentamente e si
ripiegano avviliti sotto i pesi piii ignobili. La Fontaine ave-
va indovinato gli asini d^ Egitto quando dipingeva :
Due corsier dal lungo orecchio ;
L' uno andava come il vento ;
L' altro , debole e da vecchio ,
Strascicavasi dietro il corpo a stento. (1}
Questo capitolo degli asini sarebbe riuscito più lungo ed
anche piii saporito, s^ io sapessi ridire qui ciò che ho senti-
to raccontare al signor di Chateaubriand sulla nobiltà ori-
ginaria deir asino , sulla storia del suo decadimento, che
data dalle Crociate, sul suo carattere paziente e coraggioso;
finalmente i tratti distinto e dMnflessibilità, che avrei vo-
ci) Deui coursiers à lonRues oreilles ;
L' un . . . . roarchait comme un courrier ,
Et r autre se Taisant prìer
Vortait , comme on dii, les bouleilies .
La Fo.ntaine, Favola X, lìl>.2.
VIAGGIO 149
lati yedere aggiunti al Buffon, siccome una delle appen-
dici sue più curiose.
La nostra picciola caravana , capitanata da Roscbouan,
e con Afi cbe chiudeva il corteggio, traversò la gran piazza
deìVEzbektèhj dove si facevano già gli apparecchi polla
festa del Nilo^ rasentò le mura e i cancelli delle tombe dei
califfi Fatimiti^poi s^ inoltrò nel porto del vecchio Cairo,
dove io doveva imbarcarmi e poi tornare. Il fiume mi par-
ve essersi insensibilmente accresciuto dopo il mio arrivo
a Bulab^ egli non allagava ancora le campagne, ma era
gonfio eccessivamente ; alcuni colpi di remo bastarono
per condurmi nelP isola diRodha, dove i custodi del Mek-
kias mi spiegarono cortesemente i progressi delle acque
quali sono indicati sulla colonna sotterranea (Nilometro):
mi mostrarono le linee che additano la sterilità e l'abbon-
danza, e ritrovai nei loro calcoli le indicazioni seguenti di
Plinio .
• L' aumento veramente favorevole è di sedici cubiti ;
» una minor quantità di acqua non irrigherebbe tutte le
» campagne ; una maggiore ritarderebbe la cultura, dis-
» sipandosi con soverchia lentezza. A dodici cubiti v'è
V carestia in Egitto ; a tredici si sofire nonostante; quat-
» tordici cubiti producono la prima gioia d'esser fuori
» dalla carestia ; a quindici viene una piena assecuranza;
> a sedici le delizie dell'abbondanza. •(!)
(1) Justum iocFementum est cubltorum seidecim . Minores aquae non om-
nia rlgant : ampliores detlneot, tardius recedendo ; in duodeclm cubitìa AEgy-
plus famem sentii ; in tredecim eiiam nunc esurit ; qaatuordecim , liilaritatem
afferunt ; qulndaclm, securltatem; sexdecim, deUcias .
PLINIO, Stor. Nalar.,Lib. V, Cap. xi.
_J
150 MARCBLLUS
Tatto annunciava per V anno una inondazione felice^ ed
io copiai sulla colonna indicatrice le seguenti cifre, segna-
te dal basso alPalto.
Il 5 luglio , le acque erano sulla parte inferiore della
colonna a 296 pollici, livello delle acque basse. Nel loro pri-
mo incremento, fino al 9, esse salirono • . a 288
11 14 Luglio a 249
Il 16 a 237
Il 19 a 230
Il 21 a 226
Il 25 a 198
Il 28 a 180
Ciò faceva, come si vede, quasi dieci piedi in ventitré
giorni ; ossia , più d^un gran terzo dei sedici cubiti di Pli-
nio , il cubito del quale autore io lo stabilisco a dicìotto
pollici di Francia (1) , per abbreviare il mio calcolo e per
ovviare da ogni frazione ed operazione aritmetica.
Dal Nilometro passai alle ombre di Rboda , e mi as-
sisi sotto i bei platani cbe cuoprono la riva : le onde rin-
serrate dall'isola, trascinavano rapidamente dinanzi a me
le dgerme che giungeano dall' Alto Egitto, e cbe profittava-
no del primo accrescimento per accelerare il loro tragit-
to • Il sole calava quando io traversai il Nilo ; la nostra
barca spaventò un pellicano cbe solitariamente nuotava
in mezzo al fiume afi*rontando la corrente colla piuma
del suo largo e candido petto , come una nave all'ancora
oppone la prua al riflusso del mare .
Sbarcai a Egghizé ( Gizih). Rimontai di subito sul mio
asino, che mi fece in due ore traversar la distanza dal Nilo
(1) Termliie medi* di mine yalort dati al cubito dagli antiquari.
TIAGGIO 161
alle pinmidi. In ipiesta gran metà delia pianura, camminai
altorao a campi di durah, a lunghi canali d^ irrigazione ,
ad alcune risaie, a yaste semente di cotone e d' indaco,
di cui i coltivatori raccoglievano in fretta i prodotti , per
lasciar la terra nuda e darla senza ostacolo alla iniuenza
delle acque . Ammirai in quelle campagne la vigorosa ve-
g6taiione,non soltanto delle erbe coltivate, ma eziandio
delle piante salvatiche le quali crescevano suir orlo dei sen-
tieri o sui fianchi delle dighe; e ci riconobbi, in mezzo a
UMlti fiori innocenti , alcune piante medicinali e dei vele-
ni: — » imperocché il suolo tanto ferace dell^ Egitto, dice
» Omero, produce un gran numero di medicamenti, molti
» buoni mescolati a molti cattivi (1). »
Dopo alcune capanne alzate all'ombra dei palmizi, ar-
rivai alla linea sterile: e quivi , i violenti buffi del khasmin
ri ravvolsero in una polvere tanto fitta, che, vicino aOat*
to alla terra, io non vedeva più la strada tracciata; era
necessità d'altronde di tener gli occhi sempre chiusi, per
sottrarli a quella pioggia violenta di piccioli ciottoli e di
sabbia; le nostre preziose cavalcature resistevano sole agli
assalti del vento, senza rallentar il corso: ma finalmente eoi
giorno cessò la tempesta. La luna , tuttavia debole, appar-
ve dietro la prima piramide quando vi giunsi ; e qud
chiarore, così caro alle ruine, rendeva alla tomba di
Ceope tutta la sua maestà • L' ombra del monumento di-
stende vasi lunga sul terreno, e la notte rinnuovò le illu-
sioni che U giorno m'aveva fatto perdere. Al mio avvi-
cinarsi m'era sembrato, che Taltezza delle piramidi dimi-
^àpuaxotf 9roXAoé fiiv MXà luynyiiiYCt ^ nokkà 9k XvypcL
Omuo, Odi».
it» rr, T«
152
M ARCBLLUS
nuisse insensibilmente • Esse m^ erano apparse come colli-
ne di giganti quando le contemplai dalle rive del Delta •
camminando incontro a loro , al contrario rimpiccioliva-
no ^ e mi si presentavano allo sguardo come costruzioni or-
dinarie .
I fenomeni d'ottica, gli errori dei sensi si moltiplicano
attorno alle piramidi , grandi creazioni d'una forma unica
e d' un volume inimitabile . Sia che le si osservino da lon-
tano, da vicino, dall'alto, dal basso, nelle loro gallerie
inteme , o sotto il velo del miraggio^ tutto è magia attor-
no a quelle : quivi cereamente la fisica dovrebbe studiare
ed approfondire gli effetti della luce, questa luce essendovi
SI risplendente, si limpida, si pura!
Fu stesa la mia tenda sulla sabbia , e in un momento
fu assediata dagli Arabi delle capanne vicine, che veniva-
no in folla ad offerirci i loro servigi , e da alcune Almee i
balli delle quali dovevano sollazzar le nostre veglie • Io le
aveva vedute senza piacere al Cairo ^ qui volli occupare
i miei occhi delle sole piramidi , e passai le prime ore della
notte ad errare attorno ai colossi, rimontando le età da
Bonaparte fino a quei re sconosciuti che non hanno potuto
godere del toro sepolcro. Finalmente, per un riguardo per
Roschouan, che non volle mai abbandonarmi durante le
mie meditazioni, mi riposai alquanto sopra un tappeto di-
steso sotto la mia tenda. Verso le tre, gli Àrabi, guide
delle piramidi, mi svegliarono per condurmi in cima al
monumento di Ceope , dove avrei desiderato di giugnere
prima del sorger del sole.
Alcuni preparativi precedettero questa salita . Due fel-
Ioni mi cinsero le reni d'una corda di cui tenevano essi
il capoj poi mi diressero per la via che guarda mezzo-
giorno la sola oggi praticabile • La sommità della pirami-
r
VIAGGIO 153
de è inaccessibile dagli altri tre lati ; e il viaggiatore , che
affidandosi alla sola apparenza o a sé stesso, s^mpegaasse in
tatt^aKra direzione, si troverebbe presto arrestato da lun-
ghi spazi di muro senza gradini e da ripari che non sapreb-
be né superare , né girare , e moltiplicando j saggi di que-
sto genere finirebbero per togliergli tutte le forze di cui
ha d^ uopo pel suo penoso tragitto. Pietre tagliate, alte due
o tre piedi , poste a scala le une sulPaltre , senza cemento
e senza ferro, e sporgenti di dieci pollici in circa, eccj
ciò che bisogna ascendere nella via conosciuta dai soli Ara-
bi, e salire serpeggiando, allorché i guasti costringono a
prendere un altra direzione • Quasi sempre io mi aiutava
colle mani per afferrare i corti spigoli di questi enormi
gradini , e finalmente arrivai tutto afibnnato sulla piatta-
forma.
Il sole stava per mostrarsi; ben presto si annunziò die-
tro il Mokatam con un tratto di fuoco che venne ad inve-
stirmi al di sopra alla pianura, e corse in un momento fino
air orizzonte delle sabbie libiche: a poco a poco vidi la sua
luce scendere lungo il fianco orientale della piramide, e
colorar la valle di tutto il suo splendore. Allora Tastro lu-
cente mi mostrò da lontano le rive ombreggiate del Nilo,
poi Benisuef fino al Delta ; il Cairo, tutto risplendente dei
suoi primi raggi ; ai miei piedi il teatro delle grandi pu-
gne dell'esercito francese, cheRoschouan, attore e testimo-
nio, mi spiegava alla meglio; poi, aggruppate attorno a me,
tutte le piramidi ; al di là^ come una striscia d^argento, il
lago Meri ; finalmente , il Deserto e la sua immensità .
Il sommo delle piramidi é un quadrato perfetto di se-
dici passi per ogni lato. Lessi sopra le pietre che lo orlano
mille nomi incisi o disegnati, ai quali, per obbedire alPan-
tico costume, dovetti aggiugnere il mio • Due di questi no-
IV. 20
I5i MARCBLLUS
mi, — BoNAFAHTB 6 CHATEAUBRiAJfD| — tracciaUda una
mano che non fa la loro, vi si trovavano V uno presso del-
r altro, seppure vicini nella storia del loro secolo, nella
bocca dei loro contemporanei, e sul granito delle pirami-
di , come i due genii delle armi e delle lettere . Ed io, pi-
gmeo, stava lassù su queir opera colossale dei tempi mi-
steriosi, contando le generazioni sparite, impercettibile
come uno di quei granelli di sabbia del deserto che mi cir-
condava .
Prolungai la mia estasi e la mia stazione su quella ma-
gniflca specola dov^ io non doveva omai piii risalire, quan-
do i miei Arabi mi fecero dire per mezzo di Roschouan
che il caldo sempre crescente farebbe il ritorno più pe-
noso. Cedetti a stento, dopo avere scagliato qualche sasso
staccato sulle faccie laterali della piramide dove la via non è
più aperta; il sasso sbalzava di roccia in roccia, e lo per-
deva di vista prima d' aver tocco la terra • Scaricai in aria |
le mie pistole : la detonazione fu sorda, senza eco, ed Afì,
ch'io scorgeva come un punto nero a pie della piramide ,
dove stava aspettandomi , non la sentì. Finalmente lanciai
un'ultima occhiata su quello stupendo panorama ,' e ripo-
nendo in mano ai miei Arabi il capo della corda, incomin-
ciai a discendere.
Allora provai la più aspra fatica: piegato sulle ginocchia,
faceva d'uopo strisciar da uno strato all'altro, qualche volta
saltare i gradini , e fermarsi intirizzito sopra uno spigolo
strettissimo ; ogni slancio che m' avesse gittato in avanti,
ogni distrazione che avesse preso i miei Arabi , un passo
falso, la più piccola vertigine m'avrebbe senza fallo fra-
cassato in miHe pezzi, e i miei brani non sarebbero giunti
neppure sulla pianura. Bastavami appena tutta la forza che
avevo per lottare contro queste diffiMltà ; quella dei miei
V 1 AG 6IO
155
Arabi Tenne più d' una volta ad aiutarmi . Quand^ io mi
arrampicava con pena, essi svelti e pronti , correvano su
que^ precipizi come le gazzelle sui prati della pianura del
Thabor.
Finalmente , trafelato , rifinito , e colle gambe quasi
spezzate, mi gettai suNa sabbia ^ alF ombra della pirami-
de, ovMo rimasi come corpo morto per dieci minuti. Ave-
vo impiegato mezz'ora a salire e un quarto d'ora a scen-
dere • Quand' ebbi ripresi i sensi , era tuttavia ali* ombra
della piramide; imperocché le piramidi hanno un'ombra,
né ciò dispiaccia a qualche storico dell' antichità • È vero
che non l'hanno in sul mezzodì nei lunghi giorni dell'an-
no, e che allora non valgono a celare il sole ; il quale ef-
fetto il mio compatriotta Ausonio volle dipingere in que-
sti versi :
La piramide stessa
Le sue ombre consuma .... (1)
Ma quest' ombra che non appare a mezzogiorno , sopra su-
perfici inclinate, merita ella forse il nome di fenomeno ?
Penetrai nell' intemo della gran piramide, dapprima con
gran fatica ; fu d' uopo strisciarvisi col ventre , e far cosi
il giro d'un pezzo enorme di muro che tura l' adito . Que-
sta massa si è ella staccata dai ripiani superiori per lo
sforzo del tempo, oppure è stata posta fi fin dalla edifica-
zione, per nascondere l'ingresso rimasto per tanto tempo
problematico e sconosciuto, e per impedire ogni accesso?
Querittj quos agitata mundi labor (2) • . .
(1) ArsoNio, Hosella.y. 313.
(2) LtXAho, Farsaglla, Lib. i, v. 417.
166 UARCBLLUS
Dopo aver superato questo primo ostacolo, mi trovai in
un lungo corridore cbe mena, salendo, alla camera sepol-
crale. Questo corridore stretto ha una spezie di marcia-
piede a manca e a dritta di tre cubiti d^altezza. Imiei Ara-
bi correvano sopra i due marciapiedi ad un tempo , sal-
tando dair uno all'altro ; poi si soffermavano , a gambe
spalancate, scuotendo le torcie, e da lontano , quasi nudi ,
parevano sotto quelle volte lugubri, siccome Giganti, o piut-
tosto come quegli spettri, figli delle iHusioni notturne, che
ingrossano e s^allungano nelle nostre fantasie riscaldate. Fra
mezzo a questi prestigi fantasmagorici, le grida delle mie
guide svegliavano gli echi delle cupe gole, e più ancora i
pipistrelli, le ali dei quali ci sfregavano i volti .Giunsi cosi
alla stanza del sarcofago reale, e mi assisi sopra i modini
di granito nero, meditando su tante meraviglie accumu-
late attorno a una tomba.
Al chiaror delle torcie, visitai tutti i contorni del se-
polcro reale: le pareti di queste mura monolite dalla base
alla sommità, i loro segni geroglifici, e i condotti che parto-
no dal centro deir ediGzio per andare a sboccare non si sa
dove^ poi tornai verso P ingresso perla stessa via. Ero state
I sopra alla piramide; ora v'era dentro; mi fu proposto di
attaccarmi a una corda e andar sotto in un pozzo profon-
do cento ottanta piedi , di cui mi vedeva ai piedi V angusto
orifizio : ma ero troppo stanco dal caldo e dal buio di quei
vasti sotterranei, e non mi pareva vero di tornare a vedere
il sole. Appena rallegrato del suo dolce lume, andai a vi-
sitare T altra piramide vicina, recentemente schiusa dal
Belzoni, ma mi fu fatto osservare ch'ella offeriva un in-
teresse secondario e fino ad ora incompiuto.
Mi contentai quindi di percorrere alcune catacombe fre-
giate di bassi rilievi e di pitture funerarie, poi altri sarco-
VIAGGIO 157
fagi vedovati delle loro mummie. Feci poscia il giro della
testa della Sfinge colossale, che vigila accosciata come un le-
vriero fedele su queste dimore dei morti. Un' oca selvaggia
nella spezie particolare air Egitto (1), s'era posata su que-
sta testa di Sfinge, e disegnatasi sull'azzurro del cielo for-
mava quasi un geroglifico vivente . Al nostro avvicinarsi,
sdegnando il deserto, ella volò pesantemente verso le rive
del Nilo , mandando un grido rauco e penetrante .
Dopo una escursione alle piramidi d'Abuscir più vi-
cine a quelle che aveva vedute, ma mediocri d'altezza e di
costruzione , paragonate aHe tre sorelle giganti del Gizeh,
ei dirigemmo verso la pianura di Sakkara, lontana quasi
quattro leghe. Potevamo andarci pel Deserto e seguitando
la linea delle sabbie mezzo fertilizzate, tocche soltanto
dalle grandi inondazioni del Nilo; ma il soleei bruciava su
queste arene caleinate: preferimmo con un giro di rigua-
dagnar le ombre del fiume, e camminare sotto ai palmizi e
a traverso alle catacombe della città dei morti . Ben tosto
Roscbouan mi soffermò in una vasta pianura rasa e quasi
livellata, per mostrarmi alcuni pozzi di mummie e d'uc-
celli imbalsamati .
Quivi lunghi solchi preparati per ricevere la feconda-
zione del Nilo; là alcuni palmizi solitari!; più in là spazi
deserti e senza culture ; poi grandi erbe seccate dove pa-
scevano capre e bufale : e lì appunto era Memfi , la regi-
na dell'Egitto, Memfi di cui i palagi, i templi e le mu-
ra hanno cessato di essere come se non fossero mai esisti-
ti : ninna città è sparita così affatto dalla superficie della
terra; l'antica Troia, la prima a perire , serba tuttavia i
(I) In greco )^>a>cSÌ7rT$.
158 UARCELLUS
suoi frantumi e le traccie della sua cittadella. Memfi ba
perduto tutto ; il suo sito, le sue ruine e il suo uome.
Risalendo da Memfi a Sakkara, m'imbattei in molli
avanzi di statue colossali , in alcune colonne spezzate, in
frammenti di cippi tumularli, che formavano quasi un via-
le funebre a queli^ altre tombe piramidali che andavo a
vedere. Passai intanto per vasti campi di indaco, di durab ,
di poponi e di cocomeri : alcuni fellani quasi nudi ci offe-
rirono frutta rinfrescanti . L'ardore del sole era soffocan-
te ; io non tenni che le vesti più leggiere ; il calore non
permetteva di piii, la decenza non esigeva di meno •
In sulle due , rividi la linea del Deserto , e giunsi aUe pi-
ramidi di Sakkara , di cui feci il giro : sono queste meno
alte di quelle di Gizeb e son fabbricate di mattoni cotti
al sole. Queste costruzioni, molto meno indestruttibili del-
le grandi piramidi , si mantengono perchè preservate dalla
loro massa. Scòrsi un ichneumone che fuggiva da una
delle mille crepature che il tempo e il vento di sabbia
hanno moltiplicate in questa congerie di mattoni j T ani-
male spaventato corse sul cordone d' un ripiano laterale
con una agilità estrema, finché T angolo lo togliesse ai no-
stri sguardi: tirai una fucilata nella sua direzione, e
sentii il piombo colpire le pareti insensibili ; la preda era
sparita •
Vidi anche le piramidi di Dasciur , piii innanzi delle
altre verso la solitudine • A^eva per un pezzo traversato
per giugnervi coUine e valli di sabbia senza oasi, senz'al-
beri, e senza via segnata . Feci alzar la tenda su questo suo-
lo ardente che altra volta fu fertile ; ma il deferto che cam-
mina secondo la espressione araba, invade ogni giorno
i dominii del Nilo. Riposai un'ora presso alla piramide
di Dasciur*, poi, ripiegando le mie bagaglie, e dicendo ad-
TIAGGIO
159
dio per sempre alle areae libiche dradè, da questo debole
saggio, avea capito la trìsteiza e la monotonia , tornai alle
ombre della riva, ai grandi viali di palme , e al villaggio
di Sceik-Othman snlle spiaggie del Mio • Erano allora le
otto di sera : poneva in questo modo a prova dappoi quat*
tordici ore la pazienza e il vigore della mia instancabile
cavalcatura. Lo debbo confessare ; questo giorno di fatica
e di godimento mi fece apprezzare ed amare T asino d^Egit*
to come uno dei più utili compagni del viaggiatore •
Accampai air ombra dei palmizi : la brezza della sera
erasi alzata 9 e faceva ondulare la loro cima cedevole come
la testa d^ una vergine che si piega e s^ addormenta (1 ) .
Questo primo riposo m^invitava a cercare una freschez-
za maggiore nelle acque del ilume^nè esitai ad attuffar*
mici: il bagno rinvigorì le mie forze} passeggiai poscia fi-
no al sorger della luna sui bordi dove la selva di Sakkara
vede crescere i suoi ultimi sicomori : i curii facevano sen-
tire il loro grido notturno ; le giovinette Nubie ^ stanche
delle fatiche del giorno, venivano ad abbandonarsi senza
velo alle onde, del Nilo ; gli armenti , le bufale tornavano
muggendo verso le stalle: alcune barche deir Alto Egitto
passavano in mezzo al fiume , ed i canti monotoni dei re-
matori si udivano dalla spiaggia. Sono ore queste che si
stampano nella mente per non cancellarvisi mai !
Prima di ritrovare i palmizi e la tenda , entrai con Ro*
schouan in una capanna eretta attorno ai campi coltivati ;
non vidi altro che schiavi quasi nudi, mura di fango dis-
seccato, un suolo umido e mal sano, infine tutte le trac-
cio d^ una miseria estrema • E nullostante le campagne
(I) QuesU graztoM imagioe é di Dafaràrtl-hadad poeu arabo.
160 MARCBLLU8
più fertili obbedivano a questi poveri ^coltivatori ; e 1^ ab-
bondanza si debbe alle loro mani. Deplorai neirtntimo
del cuore quest' avrilimente e questa povertà degli Arabi,
vittime del monopolio; organizzato che fa la potenza di
Mehemet-Ari ; imperocché in Egitto non è la terra che dà
la ricchezza^ è F acqua. 11 pascià, re del Nilo, padrone as-
soluto delle onde e della fortuna, comanda solo alla cul-
tura, e lascia i suoi campi a coloni diseredati di tutta pro-
prietà o a schiavi • — » Rammenti tu, io diceva a Roscho-
» uan, la casa di tuo padre V agiatezza de' nostri contadini ,
» la loro esistenza felice sulle rive del nostro fiume e in
> quella valle opulenta dove siamo nati ambedue 7 Che
» differenza! E pertanto anche questi sventurati fellani
* sono nostri fratelli ! » — La mia filantropia non parve
produrre gran sensazione sul mio compatrìotta, divenuto
musulmano fino in fondo .
In suiralba, mi rimisi in via, ma a piedi questa volta.
Andai per un pezzo lunghesso le rive del Nilo, fino alle mu-
raglia d' un antico convento^ cofto , che [poteva esser pre-
so per un castello munito . Quivi cominciava la linea delle
tende del kascef di Minieh . Passai frammezzo assoldati
senza impacci e senza insulti; non erano più le orde indi-
sciplinate della Siria; poi, traversando il fiume, sbareai sul-
la riva dritta a Turah . Il Selves aveva promesso di raggiu-
gnermici ; ed aspettandolo, mi rifugiai, per evitare Fecces-
sivo calore , nelle acque del Nilo , ove in vece di cocco-
drilli trovai soltanto pacifiche bufale .
Il Selves volle mostrarmi egli stesso le vaste cave di gra-
nito, d'onde furono levati i massi delle piramidi, e la Valle
dello Smarrimento che mena al mar Bosso . In pianure co-
perte di una spezie di pietra biancastra, mi fece osserva-
re per terra qua e là frammenti di palmizi petrificati, i
VIAGGIO MI
quali risuonano sotto il dito che li interroga più come un
metallo che come un legno *, poi brillanti conchiglie mesco*
late ai ciottoli del suolo ! — e pur non dimeno eravamo
in solitudini inaccessibili alle acque del Nilo, e dove i
flutti di Suez non sono mai potuti arrivare • Piìi in là, ol-
tre le valli che ci si aprivano in faccia , è la Selva Petri'
peata^oye grandi alberi, trascinati e maltrattati da torrenti
sconosciuti , giacciono convertiti in pietre grigiastre , in
mezzo ad ammassi di conchiglie e di ostriche agglomerate :
caos bizzarro, che data dal diluvio, ed attesta le sue pro-
digiose devastazioni • Vedemmo fuggire da lontano quelle
grosse lucertole d^ Oriente chMo aveva già vedute nelP iso-
la di Cipro, e che somigliano a tanti piccoli coccodrilli :
correvano rapide quasi quanto le lepri , ma senza saltellare •
Abbandonammo queste maraviglie di un deserto arido ,
ove i nostri piedi bruciavano (i)^ per rivedere il Nilo e
respirar la freschezza delle sue brezze, sotto i bei pla-
tani e sotto i sicomori che ombreggiano la magnifica
tomba d^ un santone venerato : di lì fino al Cairo non si
vede altro che lunghi viali di tombe, che formano una va-
sta necropoli attorno alla gran città; pompose dimore
de^ morti|, sempre rispettate in Egitto, cominciando dalle
eterne piramidi fino ai monumenti degli ultimi mamma-
lucchi I Muovendo dair ottavo secolo, P architettura araba
sembra aver tolto P incarico di variare infinitamente le
forme, tutte ricche ed eleganti, di quei ftio^ftt della morte.
Ora alte cupole adorne di festoni e di pitture sopra un
fondo d' oro e d^ azzurro, ricuoprono le ceneri dei califfi ;
ora colonne d^ un marmo splendentissimo torreggiano zep-
(1) Ardma puMi , nec humami vetHgU patiens .
Sbobca f Quawl. N«tiar., lib. iv, eap. ii.
iv. 2t
lea MAACBLLUS
pe d^iscrióoai in onore decoro minutri , e tutt' air ia-
torao. cippi volgari 9 senz'altro segno che nn turbante ,
nascondono i loro numerosi sudditi . Ammirai ^ molto più
che i palazzi del Cairo, quei padiglioni tanto leggieri e
graziosi. Le case, al dire di Diodoro di Sicilia, passavano
presso gli antichi Egizi per ospizi; le t<mibe sole erano ai
loro occhi (Umore e teme (1) .
Poco più in là , era accampato il corpo di cavalleria
pronto a partire per la spedizione del Sennaar. il Selves ed
io andammo , attraversando subito le tende del campo, po-
scia le vie dell^ antico Cairo , presso il signor Gonnau , no-
stro compatrìotta dove pranzavamo •
Il signor Gonnau, antico magnano della via san Dionigi,
stanco dei sobborghi della nosira capitale e spinto da qual*
che istinto di fortuna, era andato in Egitto dove da non
molto dirigeva le fonderie deir artiglieria del ^viceré. Il
suo talento e i suoi meriti superiori di molto al suo stato
primitivo , fin dal principio gU avevano cattivato la fiducia
del padrone» Godeva al Cairo d^una riputazione ben fon-
data e di una felicissima posizione. — Questo buon parigino
ebbe subito la mia stima e la mia aObzione • Gli promisi ,
tornando io Francia, di veder sua moglie , sua figlia , e di
dar loro alcuni regali dei quali m^ incaricò : e veramente,
giunto appena a Parigi , mi detti carico di presentarmi a
quelle ottime signore, che non rifinivano dal farmi rac-
contare la brillante fwtuna del signoi^ Gonnau ; vennero
poi spesso a farmi visite per parlarmi a loro agio di quel
buonamico^ il nome del quale faceva palpitare il loro cuo-
re ed empieva loro gli occhi di lacrime • Credo rammen-
(i) 0I09ORO Sia-LO, lill. I , SM. >.
VIAGGIO 163
tarmi, cbe la signora e la figlia Goonau non stessero molto
a dire addio al loro subborgo , per andare ad abitare il
Teccbio Cairo •
Dopo il pranzo 9 cbe fa gioviale e dilettevole poicbè
v^ era il Selves colle sne spiritose scappate, e franco sen-
za soggezione percbè il signor Gonnau aveva avuto la
felice idea di invitar soltanto compatriotti , fui condotto
nei giardini del pascià, dove vidi il papiro e il banano , di
cui il lungo fico parvemi delizioso. Ci trovai il celebre
loto dal soave frutto (1), pianta troppo ospitale ^ secon-
do la espressione spiritosa d'un poeta latino, poicbè faceva
dimenticare la patria (2) . Mi fa mostrato in un convento
greco una grotta, cbe dice vasi avesse abitata Maria Ter-
gine ^ poi una porta antica , di costruzione romana , se si
pub cbiamare antico in Egitto ciò cbe risale soltanto ai
Bomaai ; finalmente , e ciò mi colpì più di tutto il rima-
nente, la beila moscbea di Amru, vasto edifizio, elegante
di strattura , ricco di particolarità , dove trecento sessan-
taciafoe colonne , pari di numero ai giorni delPanno, al-
sane i loro capitelli tutti di forme particolari e svariate •
Tomai al gran Cairo allo strepito deye artiglierie e al
bagliore dei razzi ; i balconi dei minaretti erano illuminati
a tre palcbi : si celebrava la circoncisione d^ un nipote del
viceré. Quattromila giovani Musulmani erano stati ugual-
mente circoncisi in questa congiuntura; un ftem^A (piccola
veste turca) e 50 piastre (25 francbi), erano stati distri-
buiti a ciascuno di questi fanciullini per ordine del pascià.
Le gioie durarono sette giorni, e le spese deOa festa oltre-
(1) Aa^toIo iiikinàia. xtLpitw •
OMntO, Odbsea , il Canto IX.
(2) LoUM nlmls hospita . , .
SiLio Italico , lib. iii.
164 MARCELLCS
passarono uà milione . Quelle piazze pubbliche coperte di
lampioni di mille colori e di botteghe illuminate; quei
^uppi di Beduini accosciati attorno a un novellatore ara-
bo : que^ gravi Ottomani che facevano la loro refezione
della sera al suono d'un tamburo e d'un flauto ^ musica
straziante ; quelle montagne di poponi e di cocomeri avi-
damente assalite; quelle ricche foggie dei soldati e dei mari-
nai; quei turbanti dai colori vivi e dalle forme svariate ;
finalmente quel miscuglio dei costumi del Deserto e delle
campagne con i costumi delle città , fanno d' una festa
musulmana 9 e soprattutto d'una festa in Egitto 9 uno
spettacolo che non può paragonarsi ad alcun altro . Mi fu
duopo anche a me di partecipare a que' tripudii , e mi fu
riserbato il piacere di vedere le più belle Almee del
Cairo.
Queste ballerine , sfilate sui divani 9 cantarono dapprima
alcuni versi arabi sopra note lente e monotone ; a poco a
poco la musica si animò senza esser più armoniosa ; ad un
segno quei dell'orchestra, successivamente rinforzaronla
da un flauto 9 da un tamburo e da cembali: le Almee più
giovani si alzarono 9 ed avanzandosi in mezzo della stanza
mi spiegarono di faccia tutta la scienza del loro espres-
sivo pantomima. In sul primo velate, lasciarono insensi-
bilmente cadere 9 durante la loro danza9 le loro sciarpe 9
le loro vesti di seta 9 le loro cinture 9 e rimasero più om-
breggiate che coperte da un velo pari alla tunica splen-
dente d'Ulisse; fine e trasparente j dice Omero 9 come il
primo velad* una cipolla secca (1) . Le Almee 9 comincia-
(I) Tòv ^i }ciTwv* fvouffa Tctpt xp^t viyaXótìfroi ,
Omuo , OdÌMea , outo Xix, v.23S.
VIAGGIO 165
roDo da mostrare nelle loro attiCudtiii un languore ed una
melaneonia , che non erano senza attrattive ; poi si alter-
narono sulle lorofaccie il sorriso della felicità, T eccita-
mento dei sensi, agitazioni vive e pronunciate ; e nei loro
gesti una estrema mobilità la passione , il delirio ; ma non
stettero mollo a spingere il disordine 'e V ebbrezza ,a tal
grado j ch^io ne volsi gli occhi , ed anche oggi non senza
un certo ribrezzo mi rammento queste scene lascive che
qui trascrivo .
Tornato dalla solitudine delle piramidi in mezzo al tu-
multo del Cairo, impiegai due altri giorni a visitar la città
e a conoscerla. Attraversai le vie più scure, flancheggiate
da due ordini di case altissime , e i bazzarri piii rumo-
rosi , urtato e soflTermato ad ogni pie mosso da quella folla
di popolo in pieno tripudio. 1 forti calori e quella calca,
favorevoli al contagio della peste, non mi dettero mai Tom-
bra del pensiero: m^ avvedo anzi che ho pienamente di-
menticato di parlare dell* orribile flagello, e qui sarebbe
a proposito di parlarne più che altrove, jpoichè l'Egitto
n' è la terra classica, e la peste vi nasce né mai vi muo-
re. Sia però che un lungo domicilio in Oriente agguerrisca
contro questo prepotente nimico, ossia che non si tema
più il pericolo quando ci siamo vicini , io appena ci pen-
sava; e a malgrado delle terribili sventure di cui era stato
testimone , mi sentiva a questo rispetto più indiiferenza
che rassegnazione • Senza porre affatto in non cale le pre-
cauzioni raccomandate dalla prudenza , dimenticava cento
\nolte il giorno di far uso dei preservativi ordinati, ed era
giunto a tale di stupirmi delle ansie tanto tristamente
espresse , che ogni corriere venendo d' Europa mi portava .
IV.
R1T0R^0 AD ALESSANDRIA
MEHEMET AÙ
L giorno ddla mia partenea , il signor
Salt j console britannico ed antiqua-
pai.«o di iiehtfneci Ali HO appasMODato, m'avcva invitato a
colazione da lui j e percbè il nostro colloquio ( nel quale
doveTamo parlar piò di Sesostriche di Parigi e di Londra)
si Caeesse a nostro beli' agio , questo vecchio Levantino,
assuefatto al dima ed ai costumi del Gairo^ m' invitò ad
andar di lui sol far dei giorno • Dovevamo andare a ta-
I
forte; eTarietta di Rossini — Di tanti palpiti — (aoto ripe-
tuta allora in Europa 9 fu intuonata da una voce di donna
piaceyole ed esercitata. Il signor Salt par?e chiedermi scusa
di questa interruzione, e mi disse: — • Ho veramente avuto
• bisogno di qualche distrazione europea fra mezzo a tante
» memorie antiche, e nel centro dei costumi tanto poco agi-
» ati deir Asia e dell^ Africa*. » — Dopo queste parole ^ mi
fece passar nel salotto daddove usciva il canto^ e mi nomi-
nò ad una giovine di grazioso aspetto, cui una bionda ca-
pigliatura scendeva a cuoprir le spalle quasi nude . Lun-
ghi occhi cOestri, una candidezza brillante, una faccia
soave, una complessione alquanto piena , una accoociatora
più italiana che inglese 9 erano 1 pregi della signora Salt,
168 MARCBLLUS
vola appena il sole si levava , ed io fui preciso a questo
appuntamento insolito in Europa , ed arrivai dal c<Mi9o]e
all' alba . Egli m^aspettava , e mi ricevette nel suo picciolo
museo , dove mi fece mostra di tutte le sue ricche anti-
caglie. Papiri, statuette di basatto, ibi imbalsamati , i
mummie, scarabei , iscrizioni geroglifiche, non vi mancava >
nulla. U signor Salt, le opere del quale, tanto minata-
mente scritte 9 furono stampate a Londra, occupavasi al- |
lora di rivederle e di completarle . Aveva fondato nell^in- !
terno di Tebe una spezie di laboratorio , donde vernano
continue contradizioni alla grande opera francese della |
Descrizione deW Egitto *j manteneva architetti e disegna- I
tori a questo oggetto, occupati esclusivamente a cercar |
; pretesi errori del testo o delle misure; trionfava tutta
volta che gli si manifestava la diflerenza di poche linee <
nella statura d^un colosso, e mostrava piuttosto la gè- \
losia maligna d' un rivale , che lo zelo d^ un vero amico j
delle arti. '
j Durante Pesame di questi tesori, si fece sentire un pian-
I
VIAGGIO 169
colla quale il console mi lasciò solo per qualche minuto .
Mi ricordai allora della bella Livornese, delle ciarle e delie
canciellerie di Alessandria, ed era ella stessa. Quando reb-
bi guardata convenni che una Elena siffatta meritava una
lite , e che dovea esservi stato del piacere a vincerla •
Chiesi alla signora Salt la permissione di parlarle la sua
lingua ; ella esprimevasi purissimamente in italiano, ma il
suo accento scuopriva la Fiorentina • Animata dalla fami-
liarità che offre un linguaggio comune in un paese dove
domina la confusione dei dialetti, ma trascinata più ancora
dalla sua vivacità naturale, ella rispondeva con franchezza
e con giovialità alle mie domande forse un poUroppo ar-
dite : — • Io son felice qui ella mi diceva; tutte queste abi-
» tudini orientali, tuttiquesticostumi tanto nuovi per me
• mi divertono • Io li studio e qualche volta me ne rido fra
» me e me • Mi manca , è vero , di jM)ter parlare di tanto
• in tanto la dolce lingua del paese che
Apciinin parte '1 mar circonda e l' Alpe (1) ;
> . • • poiché non so ancora due parole dMoglese : ma quan-
• do si hanno diciotto anni , ci si avvezza a tutto • » —
Il console tornò : la signora Salt fece gli onori della co-
lazione con un garbo tutto italiano; poi cantò a mio ri'*
guardo alcune melodiose canzonette ; e quando ci separam-
mo, verso le nove della mattina , dopo una lunga conver-
sazione, il signor Salt mi disse, accompagnandomi: — • Ero
• solo al Cairo, ho voluto popolar la mia solitudine, e rin-
» vigorir la mia vecchiaia : vorreste biasimarmi come han
(I) Questo verso del Pctrana, Ji una concisione tanto poetica, tanto ar-
moDlosa e geografica ad un tempo, Ta tuttavia palpitar gr Italiani.
IV. 22
no HARCELLUS
> fatto tanti altri ?» — Io gli risposi di subito cbe egli mi
pareva fatto piuttosto per destar V invidia che il biasimo :
e questo pensiere di giovine, che accomodai a madri-
gale , fu il nostro addio •
Farà egli d^ uopo aggiugnere che il caso mi ha fatto in-
contrare, sono ora parecchi anni, in Toscana alcune perso-
ne della famiglia della Salt , ed alcune compagne della sua
infanzia? Ho anche saputo che un anno dopo il mio viag-
gio al Cairo elFera morta di parto; i giornali m^hannoTatto
d'^altronde conscio che il signor Salt non vive più. Ohimè !
quasi ad ogni pagina d^un viaggio omai sì vecchio, avrei
da aggiugnere così tristi coment! : — «Ad ogni momento ,
» un soffio della nostra vita fugge; e quando, volgendomi
> addietro, fo il conto dei miei anni trascorsi , trovo che
» me ne restano ben pochi ! » (1).
Lasciai il Cairo afflittissimo dt non poter visitar T Egit-
to superiore: avrei dovuto avvezzarmi a questa priva-
zione, imperocché i miei doveri non m^avevano mai la-
sciato considerare neanche come progetto confuso questo
lontano viaggio ; e pur non ostante io ci rinunciava con
tanta maggior pena , ch^ io era sulla via di Tebe , e ben
preparato alla contemplazione delle sue meraviglie dopo
aver veduto quelle che m^ avevano infino allora fatto stu-
pire.
Il Selves mi permise di lasciargli come ricordo del mio
viaggio una carta d^Egitto: che per me doventava inutile
e che parve di qualche pregio per lui : godo in pensando
che consultandola, il mio bravo compatriotto volge qualche
volta il pensiero verso un viaggiatore per il quale ha avuto
(I) Saady, PrcTazione ili Gulìstaa
VIAGGIO 171
tanta cortesia e tanta bontà. Qaanto a me , sono quel viag-
giatore d'Omero che non può scordare per tutta la vita
V ospite benevolo di cui ha provato P amicizia (1 ). Abbrac-
ciai Roscbouan e gli promisi di parlar di lui nel paese .
Partii solo con Ali per Matarieh . Aveva spedito le mie
bagaglio ed il servitore a fiulak , e dovevano aspettarmi
presso Sciubra , dove contava raggiugnerli nella serata .
Uscii dal Cairo per la porta di Siria, senza potere evitare i
subborgbi , popolati dalie più laide cortigiane . Ci fu d'^uopo
deir aiuto del mio bastone da viaggio, dell'agilità della mia
corsa e soprattutto del y igore e delF autorità di Ali per
toglierci alle provocazioni e alle violenze di quelle donne
sfacciate , le quali mi fecero desiderare il pudore delle Al-
mee.
Desiderando veder le mine di Eliopoli, mi fermai all'om-
bra di un beir obelisco che domina tuttavia quegli avanzi -
Io v'era giunto attraverso giardini di aranci e di limoni ca-
richi di frutti e di fiori. Eliopoli ha ceduto le sue colonne
e i suoi grandi monoliti alle piazze e ai templi di Costantino-
poli e di Roma. Quest' obelisco, il solo rimastogli, è formato
d'un sol pezzo di granito di sessanta piedi di altezza,
pars montisi porta su tre faccio della base , fino all'altez-
za di sei piedi, geroglifici perfettamente identici ; di quivi
alla cima questi geroglifici variano. Il lato che guarda po-
nente era dicerto pieno delie stesse iscrizioni mistiche ; ma
i fluiti del Nilo straripati, i venti di sabbia , e forse quaL
che esalazione d* un sale efflorescente^ che^ secondo Erodoto,
(I) Toù yip TI ^ilvoQ fUfAwTziTai yi.uaTa ttÌvtx
Omero, Odi<>sra, canfo xy^s. 54.
172
M ARCBLLUS
attacca anche le piramidi (i) ^ ha siOattameote degradata
la superficie del monolito nella sua parte inferiore ^ che
non vi si vede altro che un granito corroso e cadente in
polvere .
Andava a bagnarmi le mani e gli occhi in alcune stille
di un^ acqua azzurra e limpida, raccolta al coperto di uno
scoglietto, sola sorgente che sia, vuoisi almeno, nel Medio
e nel Basso Egitto ; un antico sicomoro la cuopre colle sue
foglie • Quivi riposaronst la Verginee il bambino Gesù, e
la sorgente scaturì per dissetarli: la tradizione consacra
aneh^ essa questa orìgine miracolosa.
Volsi il mio cammino, tagliando la pianura in dritta li-
nea , sopra Sciubra , casa di campagna di Mehemet AFi ,
posta sulle rive del Nilo. I custodi avevano F ordine di ri-
cevermi e di mostrarmi minutamente questi deliziosi asili
del riposo . Le acque del fiume , raccolte e serbate in lar-
ghe vasche , correvano per canali maestrevolmente dispo-
sti attorno ogni compartimento di fiori , o serpeggiavano
in mezzo a pomarii pieni di frutta. La vegetazione pìii ri-
gogliosa cresceva per tutto , inaffiata così ; e le piante più
rare di tutti i climi fiorivano, assuggettate alle leggi d'una
cultura benintesa • Io mi assisi sul divano dei bel kiosko
che s'erge sostenuto da colonne d'alabastro; al rumor di
mille scherzi di acqua , mi furono portati banani , uva e
fichi squisiti . Ricominciai più tardi in quei grandi giar-
dini le mie lente passeggiate,. che però io tirava a scor-
ciare, siOattamente mi soO'rivano i piedi pei ciottoletti
che smaltavano i viali : questi ciottoli bianchi e neri , in-
Erodoto, Eutrqiv , cap. \ii.
VIAGGIO n3
cassati in oa cemento che li tiene colla punta ritta, figu-
ravano un vero musaico piacevole sì alla vista , ma inco-
modo a passeggiarvi su : si fanno venire con grande di-
spendio dall^ isola di Rodi , dopo averne scelta accurata-
mente la forma ed il colore .
Cercai invano la mia kandgia vicino ai padiglioni di Sciu-
bra \ pensai da principio che i miei ordini fossero stati
mal intesi 9 e ch^ella fosse rimasta a Bulak; laonde, ci
andai a piedi: la corsa è d^un^ora. Quando tornai , do-
po vane ricerche , era notte buia. Ebbi un bel chiamare
il servitore e T equipaggio ; fra le numerose barche attac-
cate alla riva, nissuna rispose alle mie grida • Presi la ri-
soluzione di sdraiarmi sulla ghiaia e di aspettare .
Rotto dalla fatica dormii un pezzo ; il crepuscolo del
giorno mi sorprese che dormicchiavo ancora, e cosi m^ eb-
bi sulle vesti molto leggiere Fabbondante rugiada del matti-
no. Ohimè! che m'avea valuto la lettura assidua d'Ome-
ro, se non sapevo imitar la prudenza d' Ulisse , né far uso
più de' suoi consigli ? — • S' io passo la notte intera pres-
9 SO questo fiume , diceva egli , il fresco e la rugiada mi
t sposseranno; imperocché sorge sempre dal seno dei fiumi
» un'aria fredda (1) » — Finalmente, i miei marinai
^rabi , in cerca sulla riva , mi ritrovarono e mi ricon-
dussero alla mia kandgia , che , il giorno avanti , aveva
oltrepassato d'una lega i giardini di Sciubra; ella aveva
viaggiato insieme colla dgerma di quello stesso medico
francese a cui andava debitore della mia visita al mercato
degli schiavi .
(I) k^f,ifì ^' exn-OTauoO ^rjxp^ irvtii iqùOc Trpo.
Ombbo, Odissea, lib. v, V. 460.
174 MARCBLLUS
Partimmo subito. —Il fiume, d'una corrente più rapida,
inondava ormai i luoghi bassi del Delta. I /e/Zanì stavano
sulle ripe interrogando P aumento delle acque. » I lavora •
• tori in Egitto, dice Seneca, non guardano verso il cielo,
• come se ne aspettassero una pioggia inutile e rara . Il
• Nilo è tutta la loro speranza e la loro ricchezza : il suo
• aspetto è ammirabile quand'egli straripa sulle cam-
• pagne , e quando cuoprendo la valle , lascia veder le
» città come isole che surgano dal grembo delle on-
> de(l)>.
M'era stato dato di godere per poco di quello spetta-
colo. Appena imbarcato, fui presoda una febbre ardente
cbe abbrevierà per forza il mìo racconto: di più, mi sa-
rebbe stato necessario fermarmi. — > Quando debbo parlar
9 dell'Egitto, dice Erodoto, i miei discorsi s'allungano,
> imperocché ninna terra è piii piena di prodigi di questa ;
» e ni un paese oflTre tante cose al di sopra di ogni paro-
• la (2) » — Ora , dopo questa riflessione o scusa, il buon
Erodoto, come faccio io coli' autorità del suo esempio,
continuò a descrivere meglio che potè l' Egitto , sua terra
prediletta •
La febbre non mi lasciò che dopo trentasei ore di dolori,
quando eravamo alla altura di Rahmanié. Il mio compa-
gno di viaggio, il medico francese, m' offerì i soccorsi della
sua arte che io rifiutai con urbanità, non volendo altro ri-
Ci) SENECA, Questioni Ifalur. lib. iv, cap. li, e seg.
(2) *Epx.^fiO(i cfc rrcpt AtAuTrrov pugxuvsfijv ròv Àoyov» ori nì^ita Oeovptavts
£)^a ^ ÒLkAvi 7ZÓÌ70L /uor, xxi ioyy Aoyov fAi^w iroLoiytr.t n-j&òc wàffav
Erodoto, Euterpe-
VIAGGIO 175
medio fuorché il tempo e il riposo. Egli mi propose anche
di affidarmi alle core sempre più sollecite delle domne che
abitavano la sua barca • Erano queste giovani Abissinie
in tutte le fasi della maternità; alcune coi figli attaccati al
petto ) altre d^ una gravidanza avanzata , ed alcune Nubie
acquistate di fresco. Questo harem ambulante del dot-
tore era accalcato nella sola stanza della sua dgertna dove
mMntrodnsse. Tutto quello che potei fare, fu di guardar un
momento quelle povere donne tutte confuse della mia pre-
senza , di ringraziarle , e di tornarmene tosto sulla mate-
rassa del mio gabinetto solitario , ov' ebbi per alcune ore
un violento delirio. Questo delirio, non Pho dimenticato ,
mescolava nel modo più fantastico nella mia immagi-
nazione travolta le mìe memorie delF Europa e le mie
osservazioni in Egitto: m^ agitava e m'affliggeva profon-
damente di vedermi solo, luogo da' miei, malato, costretto
a rinunciar senza dubbio a compiere il mio viaggio, e de-
stinato forse a morir senz' amici sulla riva del Nilo. — La
febbre, andandosene, portò via seco queste lugubri ima-
gini, e ad Alessandria ripresi tutta la mia salute, il mio
zelo per TOriente, e la mia attività di viaggiatore •
Sbarcai a pie della colonna di Pompeo donde m' era mos-
so, ed abitai daccapo al consolato, la mia camera Imperiali.
Le mie passeggiate successive mi fecero vedere il se-
condo porto, le ruine del tempio di Nettuno, la torre del
Faro, alzata sui marmi del più antico faro del mondo,
£ clic sull'onde, del suo fuoco chiare,
«
Serve di sole alle smarrite Davi (1) :
(1 Et qui seri sur les (lots par sa flamroe éclatrés
De suleti immobile aux vaisseax égarés .
LtuoiHE, Pocmc de Saint Louis, cani. l.
I
179 MARCBLLUS
Finalmente i bagni di Cleopatra , poiché si vogliono di
tal nome chiamare le vecchie tombe scavate sulla ri-
va del mare, fuor dalla rada 9 sotto la punta del Ma-
rabout •
Mebemet-AFi mi ricevette senxpre come un ospite
amico e senza cerimonie • I nostri coUoquii frequente-
mente ripetuti sparsero di molto interesse il mio soggior-
no ad Alessandria, e trovai in lui accoglienza ogni di
più confidente. Egli stesso volle narrarmi della spedi-
zione che aveva segnalata la campagna deir ultimo in-
verno •
Era la conquista delia Picciola Oasi, ove si trovano le ro-
vine del tempio di Giove Ammone . 11 kascef, di Damanur ,
incaricato delF impresa, erasi spinto nel Deserto alla te-
sta di seimila uomini e di alcuni pezzi d^ artiglieria .
Quest^ esercito aveva appena oltrepassato di quattro giorni
le montagne libiche , ch^ egli ebbe a combattere il più ter-
ribile nemico, il vento di mezzogiorno, il ftanutn; questo
flagello cacciò il più grande scompiglio nella sua gente , e
più ch^ altro nelle bagaglie ; furono ridotti a cibarsi di
datteri doventati anche molto cari • Finalmente, giunsero
a Sivuah capitale dell'Oasi : i suoi abilanti avevano mandato
le loro ricchezze e una parte delle loro famiglie presso una
tribù amica , distante nove giorni , nel crudel Deserto .
L^assedio della città fu subito fatto; pochi colpi di cannone
ridussero gli Arabi a una capitolazione, di cui le condizioni
furono queste: — 1"* Che gli Ammoniti riconoscerebbero il
sultano Mahmud come loro signore e Mehemet-Ali come
suo luogotenente; — 2' Che pagherebbero 100,000 piastre
( 50,000 franchi) per le spese della guerra; — S*' Che for-
nirebbero un tributo annuo di due mila pesi di dalleri.
VIAGGIO 177
Firmalo questo trattato, F esercito, dopo tre mesi di guer-
ra, rivide le spiaggie del Nilo.
Il viceré mi conGdò eziandio i suoi progetti sopra una
porzione deir Abissinia indipendente . Desiderava ridurla
in sua podestà e ricondurne dei coloni pel basso Egitto, di
cui la popolazione era scarsa al bisogno . Cinquecento ca-
valieri erano già partiti come esploratori sotto gli ordini
del kascef di Minieh; e i diecimila uomini destinati a questa
guerra, dovevano esser comandati da Ismaele pascià, G-
glio del viceré , geloso di uguagliare i trionG del fratello
Ibrahim vincitore dei Wehhabbiti .
Per secondare le sue intraprese bellicose sulla Nubia ,
Mehemet Ali pensava appunto a forar le cateratte del Ni-
lo • Egli stesso mi spiegò questo piano bello e fatto e fissa-
to; trattavasi di praticare un passo , o di scavare un ca-
nale per le dgerme provvisionarle dei suoi eserciti , attra-
verso gli scogli che sbarrano il corso del fiume e di cui
alcuni antichi viaggiatori hanno ridicolosamente esagerato
rattezza. Yedesi,che vasti progetti di canalizzazione^ ap-
plicati al Nilo, datano da un'epoca in cui questo strano so-
stantivo e il suo verbo (parole venturiere^ dice la firuyè-
re (l) che appaiono improvvise in un certo tempo ^ e tosto
o tardi non si riveggono più ) non erano ancora creati in
Francia. Più d^una volta nel corso delle mie invesligazio-
ni ebbi campo di pensare , che se V Egitto studiava con ra-
gione e copiava i nostri miglioramenti progressivi , ave-
vamo anche noi qualche cosa da prendere in prestito e da
imitare dair Egitto.
(li) La Bri* vére , Caratteri , cap. v
IV. 23
176 MARCELLUS
La vigilia della mia partenza, il viceré mi accolse nel
kiosco II quale guarda sulP antico porto, e mirandola Esla-
fette con un canocchiale disse : — > Avete una nave ve-
» ramente adatta alla navigazione delP Arcipelago ; ella
» si allunga come per mettere il naso fra due isole ; io
» moltiplicherò questo modello nella mia marina . • — Poi
mi volse quistioni molto pressanti e minute sopra le forti-
ficazioni di San Giovanni d^Acri ch^io avea poco fa visitate
e sullo stato della Siria. Io sapeva che alla morte di Su-
leyman pascià^ Mehemet-Ali avea formato il progetto di
porre questo governo fra le mani del figlio suo Ibrahim.
Ciò servirebbe a dare salde fondamenta alla sua potenza
e cuoprir le sue frontiere con un baluardo insuperabile .
L^ ebreo Haim-Fahri, primo ministro e tutore del giovinet-
to Abdallah, prodigò oro, e fece agire molto destramente
per parare il colpo, le molle delP astuzia e deir intrigo ef-
ficacissimi in Asia come in Europa, Ma questa grande
idea, che doveva realizzarsi più tardi, agitava tuttavia lo
spirito del viceré, appassionato pel maraviglioso e per
rutile, io risposi esattamente alle sue domande, ed ag-
giunsi sorridendo che la conquista della Siria mi pareva
meno dilBcile oggi che al tempo in cui il general fionapar-
te raveva intrapresa • Anche il viceré sorrise e disse: —
» Voi m^ avete inteso; il solo presente spetta agli uomini,
• r avvenire é di Dio.» — Senza bisogno di troppa pene-
trazione era agevole presentire fino d^ allora prossima una
lotta fra la Turchia e T Egitto, né Tesilp poteva esserne
dubbioso. Un impero nascente e pieno di forza non potreb-
be a lungo andare a star sottoposto ad un poter debole e de-
crepito . Tacito dice : » L^ Egitto , con le forze che lo im-
•
» brigliano, é stato retto da Augusto in qua da cavalieri
• romani invece di re 3 giudicossi questo regime oppor-
V lAGGlO
179
• tuno a mantenere nella dependenza quella provincia di
> scala malagevole , grassa , superstiziosa , discorde , vo-
> Inbile, senza legge, ne magistrati (1) •• Questo si-
stema invecchiato, sia che fosse messo in vigore da Ro-
ma o da Costantinopoli, non convien più aMi nostri al-
r Egitto, e i suoi sovrani non nasceranno che nel seno
di lui .
Verso la fine della mia ultima conversazione, Mehemct-
An staccò una sciabol a guernita d^oroch'^ei portava alia
maniera dei Mammalucchi, sospesa al collo, e volle egli
stesso attaccarmela alle spalle • Mi pregò di scrivergli ap-
pena tornato in Francia, e mi accennò le vie per far le no-
stre relazioni sicure e rapide; ei mi promise dal lato suo
d^ esser fedele a rispondermi. Questa corrispondenza, che
mi lusingava e mi premeva ad un tempo, durò di fatti pa-
recchi anni.
Lasciai il viceré commosso dalle sue cortesie e dalia
sua fiducia in me, e qualche ora prima di risalire a bordo
della Estafette gli feci avere con un breve biglietto una ta-
bacchiera d^oro di poco valore, ma d^una forma e d^'un
cesello bizzarro . Lo pregai di accettar senza arrossire
quella foglia colta nel giardino dell^ amicizia: Mehemet-
An mi mandò subito il suo primo medico per testificarmi
i suoi ringraziamenti, i suoi voti pel mio fausto viaggio e
(1) /Egypium jam inde ardivo Augiuto, equite» romani obii-
nenl, loeoregnm. Ita vÌMum expedire, provinciam adita diffieUem, an-
nona fmcundam , iuperstitione oc latciiva diicordem et mobilem, inseiam
letgum f ignaram magistrotuum , domi retinere .
TAf:iTO, Sioric, liL. !•
IBO HARCELLCS
una provvisione di ghiaccio che era diflScile non aver ca-
ro soUo il clima di Alessandria, durante un calore di tren-
ta gradi. Questo ghiaccio veniva dal Tauro e dalle mon-
tagne della Caramania ; cosi egli giugneva in Egitto dopo
aver fatto dugento leghe di mare .
Colla bella sciabola di Mebemet-ÀFi io recava meco nu-
merosi prodotti deir Egitto, in massa piuttosto che in col-
lezione . I miei compatriotti e i consoli stranieri, tanto be-
nevoli, nel loro accoglimento, pagavano così, dicevano, il
tributo ospitale dovuto, secondo T uso d^ Omero, alla mia
visita. Amuleti, talismani, piccioli idoletti di terra cotta
e di bronzo , anelli d^ oro dissotterrati dalle catacombe ,
scarabei coperti di geroglifici, onici e cornaline incise;
poi dei papiri, e dei tessuti d'una tela più flne delle nostre
mossoline , e più vecchia di duemila anni, ec ec. Il signor
Drovetti aveva in gran parte composto coi suoi doni que-
sto museo portatile : un negoziante greco , cui io aveva
fatto qualche lieve servizio, aveva aumentata la mia ric-
chezza, mandandomi alcune pietre antiche con queste pa-
role di Teocrito — Possiate dire! » Ve una gran rico-
» noscenza nascosta sotto questo picciolo dono ; e tutto
• ciò che ci viene da un amico merita d^ essere stìma-
. to (!)• • —
Questi ricordi appartenevano ai secoli passati . Per ram-
mentarmi del tempo presente , aveva grosse provvisioni
del miglior caffè giunto da Moka coir ultima raravana, e
qualche saggio di zucchero raccolto e rafGnato vicino al
(I ' ' '^ ft-yz/.a xfv^
l'órjf,} ^-jv oVi'V;' ■ TTÓi'Jzy. o'i Tt.ixavTX tx Trip ^uojv.
Teocrito, WiIm xaviii, y, 21.
Cairo: debbo aggiugnere che era raro allora. Poi rami
di palmizi carichi di lunghe ciocche di datteri che floireb-
boDO di maturare per viaggio ; fiaalmenlef siccome io ave-
va osltnalameate ricasata ODa mummia, trovai situata
al suo posto , a bordo della nave , una povera giovine o
graziosa gazzella, la quale, stanca delle onde e della tem-
pesta, dovea presto perire lungo da'suoi deserti.
ISOLE DELL' EGEO
Dirca di Rodi
GAP. XX.
ROUI
LA PIAMl'BA DI KRBUASTI
LA FONTANA aODI.M
(1820)
I L dì 9 agosto, al levar del sule,
I meaire che, guidata da due pilo-
I ti Arabi, la Estafeilt si spingeva
fuori del porto d'Alesìandria, la
barca della nare Teone a strapparmi aJP Egitto. Il timo-
niere die la dirigeva mi disse come Settimo a Pompeo:
. 24
186 HARCBLLDS
Signor, passate
Su questa barca; a ben più eccelsi legni
Le arene e i banchi sotto l'onda ascosi
Ne fan l'accesso mal sicuro: . . . . (1)
E Teramente, T accesso d^ Alessandria fa in ogni tempo
di mala fama ; e il vecchio Gorneille 9 nudrito colia lettura
degli antichi autori 9 in un^ epoca in cui V uomo di genio
stesso credeva dover esser dotto prima d^essere poeta, è qui
pienamente d' accordo con Solino , geografo tanto esatto
in questa congiuntura, ma che del resto ha mescolato nelle
sue descrizioni tante poche verità a tante favole (2) .
Raggiunsi la goletta nel tempo in cui ella prendeva il
largo} e a mezzogiorno vidi sparir per sempre P Egitto ,
piuse deW Eternità , come dice lo Chateaubriand .
U d\ 10, il vento cominciò a soflBar da ponente. Andavamo
presso a poco con tutte le vele; la sera soltanto, quando
il vento rinforzava si ammainavano i pappafichi e si pren-
devano i terzaruoli nelle vele di gabbia •
Questi vocaboli nautici , ch^ io tolgo dal mio giornale
marittimo, e che qualche volta copiava su quello della nave,
mi rammentano i miei progressi in scienza marittima. Era
giunto a conoscere pei loro nomi tennici gli attrezzi e tutte
le parti della goletta. Di tanto in tanto, dando di piglio al
portavoce, tentava, sotto gli occhi del capitano, di dirigere
(1) Seigneur, passei dins cetie barque ,
Les sables et lei Imocs cachés dessous les eaui
Bendeut V accès mal sur à des plus grands vaisseaui
i CoitmiLLB, Miine di Pompeo, Atto 2.
(2) Aleiandria Insidioso aocessu adltur» bllaclbus Tadls, caeoo mari.
SOLISIO , cap. XLT-
VIAGGIO 187
una manovra; ma fortunatamente per noi non mi permise
mai di comandare il mio quarto .
Per tre giorni^ fu sempre lo stesso andare ; un mare
sempre agitato 9
Venti slridenli e smìsnrali flutti
Che ai monti non cedean . • . • (1)
Percorriamo regolarmente cinquanta leghe in ventiquat-
tro ore ; — alcuni uccelli, disertori della riva, ci annun-
ciano la terra ; — e se non fossero state foltissime nebbie
che cuoprivano Torizzonte ad oriente, vedremmo Cipro. —
Abbiamo sempre la prua sulla Libia .
Finalmente, t7 quarto giorno^ la terra che vediamo la pri-
ma volta dappoi la nostra partenza dalF Egitto, pare in-
grandirsi al nostro cospetto ; la cima delle montagne si scorge
in lontananza , e il fumo volteggia sopra i loro fianchi (2) .
Bordeggiammo contro un vento violento di maestrale per
dar volta air isola e al capo di Castellorizo ^ P antica Ci-
stene ; scogli rossastri e sterili che paiono vigilar sulle pia-
nure sottomarine dove cresce la spugna; la , vivono anche
i più ricchi e i più esperimentati marangoni, felici di tro-
vare sotto il mare le risorse che nega loro un terreno in-
grato . Scorgiamo da lontano il bel golfo di Satalia , colle
sue isolette ed i suoi scogli; quindi navigando nella nottata
lunghesso le coste pietrose della Cilicia , distinguiamo di
buon^ora la rada di Calamaki dove dovevamo fermarci •
(1) >i7<uy ^' àviyLbtìt iV àuTjtAcva ;(iOr
Ombro , Odin., canto ili. V.2S9.
(2) Quarto terra die prlmam se adtollere tandem
Visa, aperire procul mootes , et volvere fumum .
Virgilio, Eneide, lib. iii.
188 MARCELLUS
Una fantasia ambiziosa mi conduceTa Terso quei luoghi
dellaLicia. In Egitto, un uomo , mezzo Greco e mezzo Fran-
co, vestito di abito albanese, d'un farsetto da marinaio tur-
co, il tutto coronato da un cappello europeo, eramisi pre-
sentato come un riyelator misterioso : egli solo, dicevami ,
Con tiion dimesso, e negli orecchi. . • • (I)
conoscere magnifiche ruine sulle coste della Caramania ,
quasi sempre neglette dai viaggiatori ! Non parlava d^ altro
che di statue e di colonne ignorate dagli anliquarii, e pro-
metteva degne compagne alla mia Venere, sempre là nella
cala della nave • Avrei dovuto veramente diffidare di que-
sti annunzi pomposi j ma quest'uomo m'aveva toccato nel
debole : i miei successi a Milo m^ avevano in certo modo
adescato, e seguendo le sue indicazioni , mi presentai suc-
cessivamente alle valli e alle rupi inospitali del Tauro. Ma
ad ogni baia ove portavamo il capo , il Greco non ricono-
sceva pili gli approcci e l'apparenza della contrada si dovi-
ziosa in ruine • Costeggiammo in questo modo quelle piag-
gie deserte fino ai sette promontorii, ove comincia il golfo
di Makri. Forse il mio avventuriero aveva qualche idea
confusa delle tombe di Telmisso indicate dal signor de
Choiseul , 0 delle ruine di Myra • Preferisco piuttosto con-
fessare,* a mia vergogna, ch'egli non era altro che un fur-
bo scroccone , che studiavasi di far suo prò della mia cre-
dulità e del mio zelo pei marmi antichi : coli' aiuto delle
speranze colle quali mi menava, riuscì a montar sulla mia
(I) *A7X' ^X^v xi^ÀXiv, Iva .u^ TrcvOoiaO' oì oAXoi.
Ombro , Odit. , e. it. ¥.70.
VIAGGIO 189
nave ; ma io Io lasciai a Bodt 9 quantonque rinnaovasse le
solite menzogne per provar sMo lo conducessi fino a Smime.
I! dì 15, stanchi di rasentar gli scogli d^ una costa aspra
e di diflBcile accesso 9 ( così la rappresenta Strabone ,
Tf a^uc fair xoà x^'^^)j ci mcttcmmo al largo, ove una calma
perfetta presto ci trattenne; la brezza della sera ci con-
sentì solamente di dar la caccia ai pesci cani, che si scor-
gevano sotto le acque , e venivano a rigirar attorno ai
nostri ami .
Finalmente, il dì 16, ci trovammo alla distanza di tre mi-
glia presso a poco per traverso di Marmaritsa; di là, i nostri
sguardi seguitavano, nelle loro sinuosità ondulateci fianchi
spezzati del Crago e le sommità delle alte montagne della
Caramania cariche di neve'. Stette poco il vento a cedere di
alcuni punti , e ci pose in via per la riva meridionale di
Rodi. Noi vedemmo da lontano le colline di Lindo, il villag*
gio di Paradiiosy ed alzandoci con felici bordate fino al
porto, vi giugnemmo verso la sera. La mia navigazione
fu la stessa che quella di cui Luciano rende conto nel suo
stile pieno di grazia e di eleganza . — Egli dice :
9 Allorquando , passati oltre le piaggie della Gilicia ,
» toccammo il golfo Pamfilio, e, dopo aver costeggiato,
> non senza qualche pericolo le Chelidanity limiti fortunati
» deir antica Grecia, giugnemmo alle città della Licia,
» ci compiacevamo a rintracciar la loro storia favolosa ;
» perocché non vedesi oggidì alcun vestigio della loro
» antica l^ellezza . Toccammo finalmente a Rodi la splen-
» dida, vera città del sole, e bella come il sole stesso (1). •
(1) Ì9ri ykp ovTu; n iroAic iXiov, npiirov ixw7x
1^ Oiu TÒ xdXXos .
LCCIASO , Dialoghi.
190 MARGBLLCS
La scialuppa della Eslafeiie mi deposito in terra sopra
una via laterale che doveva trovarsi fra le gambe del
colosso , e la nave tornò' subito sulla costa di Asia per
farvi provvista di legna nei boschi deserti del golfo di
Makri .
Rodi è risola, che mi piace . — Scio, trista vittima deUe
rivoluzioni , non è altro ora che un soggiorno di lutto. Le-
sbo, dimenticata dai viaggiatori, è fredda e salvatica;
Cipro e Gandia son reami meglio che isole : — ma Rodi è
la rosa dell' Arcipelago. Rodi, patria delle rose, porta una
rosa neUa sua medaglia, medaglia parlante, se oso dirlo,
poiché ne traduce il nome • Gettata verso V alto mare sic*
come fosse un fiore spiccato dalla riva , Rodi tocca quasi
i bei monti della Gilicia , e si avanza fra i flutti come
una sentinella vigilante ; ella è asiatica ed europea ad un
tempo ^ i venti familiari a questi paraggi vi menano da
tutte le parti e doventa la stazione necessaria di tutte le
navi che fanno viaggio inverso la Siria o V Egitto •
Il suo clima , tepido nel yemo , rinfrescato di state
I
dalle brezze regolari , il suo cielo puro e brillantissimo, ne |
fanno , oggi come in altri tempi , il soggiorno piìi delizio-
so • — > Mai , dicevano i Greci dei tempi passati, passa
un giorno a Rodi senza che vi splenda il sole • La sua va-
sta città ed opulenta fregiasi dei templi più belli, dei j
quadri di Protogene e d' ApeUe , d' un colosso di bron* |
zo , meraviglia del mondo , e di tremila statue . Ella è
forte come una cittadella e ornata come un gran palaz-
zo • È la figlia di Venere , la sposa del sole ! Giove vi
sparse a torrenti immense ricchezze, dice Omero; i
re degli Dei vi fece cadere pioggie d'oro, soggiugne
Pindaro » — E come se i Rodii, avvezzi ai favorì
della natura , non potessero respirare che sotto U cielo
VIAGGIO 19(
piò bello, scegliendo fra tutte le rive d'Italia 9 fondarono
Napoli , Napoli la fortunata , prediletta degli uomini e de-
gli Dei .
Io lo ripeto, Rodi è la mia terra favorita:
. . • • A me quel]* angolo
Fra r altre terre mi sorride (1) •
La vanno i miei voti, i miei desiderii.Là vorrei ap-
prodare, se i flutti delle rivoluzioni avessero a balestrarmi
lungo dal paese natale j e qual uomo dappoi cinquanta
anni non ba egli dovuto mescolare ogni giorno questa tri-
sta previsione ai suoi p ensieri ? Lh , ancbe senza rivolu-
zioni, io vorrei tornare : v' è tanto facile e soave la vita !
Dopo tanti anni, io penso ancora con piacere alla casa che
vi abitava , e che non esitai a comprare , siffattamente
erasi Rodi associata alle mie chimere, e pareva dover
fare una gran figura nel mio avvenire ! Chi dunque non
mi avrebbe invidiato quell'asilo?
S' immagini nei subborghi , o piuttosto nella campagna
che separa la cittadella dal mare , una gran casa a due
piani; — immense gallerie traforate da mille finestre, per
ricevervi quanto più è possibile di quella luce risplenden-
tissima, quanto più è possibile di quel fresco piacevole,
ed anche per godervi meglio di queUe moltiplici pro-
spettive suir ingresso del porto , le isole dell'Asia, la città
ed i monti ', un bel giardino , chiuso da mura alte , dove
una porta si schiude sopra una spiaggia isolata ; aranci
e limoni, che maturano tutto V anno accanto a qualche
(I) OSAZio , Ode 6. del llb. 11.
192
MABCBLLUS
palmizio ; fichi , vigneti carichi di copiosissimi frutti . . •
— Ebbene ! quel bel giardino 9 quella gran casa furono
miei; ne fui padrone per cento luigi ^ due mila quattro-
cento lire di Francia ! ! !
Io non poteva stringere definitivamente il contratto sen-
nonché sotto nome d' un suddito della sublime Porta , le
leggi deir impero non consentendo ad un Europeo di farsi
proprietario negli stati del Gran Signore . Cedei il mio
acquisto cosi regolarizzato air ambasciatore 9 signor mar-
chese de R iviére , la famiglia del quale possiede tuttavia
questo grazioso ritiro .
L^ indomane del mio arrivo , partii per una villa posta
vicino al villaggio di Trianta, sulla costa occidentale del-
r isola : dovevo passarvi la notte • In quella corsa , Tagente
di Francia si compiacque d^ essermi guida : il mio cane ci
precedeva 9 tutto contento di lasciar la goletta e ritrovar
la terra: io camminava ora sulla sabbia della spiaggia, ora
sulle pietre spezzate che s'erano staccate dalle roccie, più
spesso fra due siepi di melagrani e di mori che separava-
no giardini pieni di ombre e di frutti. Mi fermava di tan-
to in tanto a piccole fonti 9 impoverite dalla stagione9 che
filtravano attraverso i ciottoli ; poi ascendeva la monta-
gna di Rodivecchio per vedervi le ruine di quegli antichi
castelli cristiani donde gli sguardi spaziano sulle colline e
sulle valli del Lindo e di laliso • Dopo tre ore 9 giungem-
mo a una graziosa casetta posta alle falde delle ultime on-
dulazioni del monte Atabiro, in mezzo ai vigneti ed agli
orti. La vista stende vasi in lontananza sul mare; scorge-
vasi come innube risola di Telos, e le cime sassose di
Nisiro .
Una signora greca mi ricevette in un padiglione di ri-
poso, con quella ospitalità confidente orientale che non ha
YIA66I0 193
Uguali altroTe. Eirera vestita alla foggia levantina, so-
lita alle signore europee di Pera. Udo stretto livadè^
spezie di spencer colle maniche larghe, le stringeva la vi-
ta senza busto, e la papalina di cotone bianco, di cui
indarno a forza di fiori si nasconde la forma sgraziata, le
cuopria la testa. Ella sola mi fece gli onori di casa sua, con
un abbandono e con una franchezza che mi maravigliò:
il marito pareva non darsi una briga al mondo in fami-
glia , e vivere solo per fumare e passeggiar pian piano al-
r ombra e coglier le arancie .
11 pranzo senza fasto fu abbondante ;'pesci ed ostriche vi
figurarono col dolma^ intingolo di cetriuoU tanto pregia-
to dai Turchi; le più belle frutta e un vino di Rodi mol-
to buono perchè era vecchio e ben conservato . Giovinette
deir isola di Syme ci servivano; esse non avevano la molle
trascuraoza , la vita pieghevole e svelta delle donne di Ro-
di ; grandi e dritte portavano in capo berretti appuntati
ed altissimi; la quale acconciatura, parlicolore alla loro
isola , era d^ una stoffa verde sopraccarica di ricami d^ oro
e di lustrini: da vicino elle somigliavano a cariatidi co-
lossali, e ne avevano le forme eia statura. Mi stupii della
scelta di quel colore, appannaggio esclusivo dei discen-
denti di Maometto, e della fronte imperiale ; il geloso emi-
ro non permette ad alcun Ottomano , e molto meno quin-
di ad una testa schiava , di ornarsi di quel santo privile-
gio: ma la signora greca mi rassicurò dicendomi , che
Io scettro musulmano era leggiero a Rodi, e v'ispirava
poco terrore: — » La nostra isola è anche in questo più
» felice delle sue sorelle, e noi non ci proviamo altro
• contrasto fuor quello dei nostri costumi . Alla fine poi
» che importa al mouisellim , soggiunse sorridendo , se
• noi mescoliamo ai nostri capelli foglie o fiori , nastri
IV. 25
194 MARCBLLUS
• verdi o rossi, smeraldi o rubini? È un uomo di spirito ,
» ha un harem numeroso , e di certo vi ha imparato che
• non si guadagna nulla a urtar la nostra vanità . i — Ro-
di , diceva io fra me stesso, sarebbe dunque tuttavia il
soggiorno dei piaceri e della voluttà? È ella sempre quei-
r isola in cui Anacreonte contava due mila amanti? (1)
Dopo il pranzo , la Cocconitza mi condusse in fondo del
suo giardino , sopra una terrazza ombreggiata di pampi-
ni e di grappoli già maturi . I nostri sguardi si spingeva-
no sulla pianura, sul mare, e sul picciolo gruppo delle iso-
le Sporadi. Il sole s^ abbassava verso T orizzonte , una nu-
voletta dorata che ci toglieva il suo disco lo seguitò fin
sotto i flutti. Rimanemmo nelPombra,e le sole alture di
Rodi apparivano colorite di quelle tinte vermiglie e ro-
sate che sogliono gittare in Oriente gli ultimi raggi del-
l'astro diurno.
Per ordine del padrone di casa fu portata in questo gra-
zioso kiosco una chitarra , o per dir meglio una teorba co-
me ne aveva vedute digià a Scio. Egli cantò subito, in un
tuono gioviale , sopra un'aria quasi europea, alcune can-
zoni di Cristopulo, V Anacreonta della Grecia moderna, fra
le altre la piccola ode intitolata: Quel eh* io voglio. — Mi
sono sforzato a tradurla in versi , che a me paiono prosa
comune e mal rimata, accanto air elegante poesia delPori-
gìnale (2) .
(I) TiGct PocJovTfi
À(axK>.couc c^owTft;. Att acreon te , 0«lr xwii.
(2) S0,r,9r
darà e ricclMan,
Poter, »ggena
Voler w» so ;
Un Ji gustate ,
Aspre mi a|^>arvero ,
Fole sognate :
lo vaglio pace ,
Vaglio quiete ;
Vo' DOD mi turbino
Core inquiete :
Schenì mi piacciono ,
Gioia, desio;
Va' la mia celerà
Dono d' un Dio :
Versi m' allettano ,
Grate ombre e fiori ,
Un prato , e limpidi
Soavi umori .
'On iù*pa(>ouv
Tom ntxpairov* ■
Ki^iraut, Aouiloviftx ,
Kii yuLtfcxìaii .
'e Tilt Kpaamtiiais ,
T«ÙTx Ixrptìm,
f
I9« MAECSLLCTS
Mia vita è questa ,
Questo è piacer !
Vivere in festa ,
Scherzar , goder • . :
Caro delir • . . •
E poi morir 1 . • •
Dopo il marito, la Cocconitza^ senza farsi pregare, fece
sentire con una voce dolce e melanconica molte di quelle
iravondiesi che fanno il giro delle isole ; sono queste spe-
zie di pianti e di amorosi sospiri , che si cantano senza rit-
mo, e come dMspirazione : queste corte elegie hanno qual-
che aria di famiglia colle allegorie ed i versetti del Can-
tico dei Cantici. Esse, copiate quasi sempre in caratteri
europei, corrono da Costantinopoli inQno a Cipro; ma non
hanno ancora avuto Tonor della stampa. Io ne ho scritte
varie strofe recenti e molto in voga , sotto la dettatura
della mia vaga ospite :
Che quanto agli uditor giugne più nuova.
Tanto più loro aggrada ogni canzone /
dice Omero (1) . Ed ei se lo sapeva, il divino cieco, egli
che avea cantato tanto elemosinando per tutte le isole del-
la Grecia ! Ecco i versi che cantò la Cocconitza :
Di lagrime mi pasco e soffro e gemo ,
Né r aspro duolo mio si disacerba •
(l) Tiy ')f'x^ aotJnv pióD.Xov ciruXuoua* avSjbMiroc,
Omero, OdUaea caalo i, %. 331.
VIAGGIO 197
Montagne , voi che l' idol mio celate ,
Alberi , onor del suo felice ostello ;
Deh ! m* accogliete sa' bei prati suoi,
Ch' io piango ed avào e per amor mi struggo 1
Due anni or son eh' io l'amo; e son due anni
Senza gioir » senza sperar trascorsi I
Oh 1 Dio > perchè coniar Y ora che fugge ,
Se i sospir nostri ci rapisce ogni ora ?
Di lagrime mi pasco, e solfro e gemo, ec. (1)
Questi accenti d'un amore appassionato, accompagnati
dagli accordi lenti e patetici che sostengono il canto ad
mtervalli ; gli occhi umidi della Cocconitza^ e quella voce
animata da una commovente espressione ; quei suoni d'una
melodia salvatica senza tempo e senza misura ; finalmente
quelle parole di una lingua straniera ed armoniosa, mi
agitavano piii vivamente di tutti gli efletti d' una musica
regolare e dotta •
Dovetti cantare anch'io alcune romanze francesi , delle
quali i miei ospiti non aflérravano il senso , ma gustavano,
la melodia. Finita questa accademiuola, la gentil signora mi
disse, come Minerva a Nestore , e quasi colle stesse paro-
le, siffattamente si somigliano le due lingue !
(!) U%9X(ii, '4<Tà^6J, f /9CUVW , ^ViTÓS, i^taTÙ, yvptxj'jj
V Tovc ifovous fAOu ìorpcxòy àJvyxrov va lupu.
* V^'Xà j3ouyà xac npMivoL , xat òMpa. ^ouvrufif 'va
ÌÌ90 ft'jBTS T*iv àyiimif fiQìj , iriptxt fu x*ifis'va.
Eiv' ivo XP^^O' òiroij nivx,à» , xat xdèfiutay ìaT^tiav
Acv ritiKQpiux >à cv^w, V '^^ à9>.(ay fiov xap^iav .
Tòv Sfpovov oVoO rpi'x^f^ ^(^ 6<'X«j va tÒv yffàifià
Alari oèpa iàv tnipxQt , va pAv àyaarcvófftì .
na7/Gi>, '^irój^ta, fi'fcvvw, yrx .
198 MARCBLLUS
Pensiamo al letto; ormai n^ è tempo ... (1)
Allora fui condotto in una camera in mezzo alia quale
erano distese, sopra un tappeto di Smirne , materasse e co-
perte; gli Orientali ignorano Puso deir ossatura d^ un let-
to • I due lati di questa camera, che rispondevano sui giar-
dini e sul mare , erano tutti finestre . In terra era un
largo divano, come nei graziosi salotti di Terapia aperti sul
Bosforo.
Mi levai prima del giorno per goder d^una caccia che mi
era stato detto dover esser copiosa • Mi furono date due
guide, armate di lunghi fucili semplici, e seguitate da cani
d^una razza bastarda . Ma questi cani erano dotati d^una
intelligenza rara e d^un ardore infaticabile; cosi pure que-
gli archibusi gravi e rozzi mancavano raramente al loro
scopo fra le mani di quei destri cacciatori • Dopo aver bat-
tuto senza troppo successo colline scoscese e boschetti di
arboscelli, scendemmo nella pianura di Kremasti , solcata
da mille borri che vi scavano i torrenti vagabondi dell^ in-
verno .
Quivi gli abitanti del paese pongono la scena del ser-
pente di Diodato di Gozone, cosi spesso tacciata di men-
zogna, a malgrado tante prove storiche; non è pertanto
inverosimile che uno di que^ piccoli coccodrilli che si fanno
vedere tuttavia di tanto in tanto a Rodi, sia cresciuto ed
invecchiato in que^paduli, come nella imaginazione dei con-
tadini spauriti , e che ci sia stato bisogno di tutta V intre-
piditàdel cavaliere e dei suoi nobili cani, per affrontare e
vincere il mostro . Yedonsi ancora , quasi a mezzo della
(1) KoiTOio fiiJufu9a , roto yàp ùàpu.
Ombro, Odissea, canto iii, t. 33i.
VIAGGIO
199
Strada principale, scolpiti in bassorilievo sulla casa di Dio-
dato di Gozone, i dragoni a gola spalancata, testimonio
della sua avventura . Ma questa lotta è quasi delP epoca
in cui regnavano i maghi, gli andriaghi , i basalischi , e i
guerrieri della forza d'Orlando; e la nostra 'generazione
scettica ha confuso tutto nella sua pertinace e vasta in-
credulità .
Presso a un molino che non agiva da un pezzo, tra-
versai il letto d^ un ruscello che aveva un filo di acqua ,
e mi misi fra i mirti e i lauri rosa, che rosseggiavano an-
cora degli ultimi fiori, ad inseguire brigate di pernici del-
le quali uccisi una gran quantità, come pure dei fran-
colini nascosti fra le erbe e i cespugli nani sulla riva del
fiume . Questi uccelli graziosi dalla piuma bianca e ne-
ra, cominciano a doventar rari a Rodi, dove la loro car-
ne è preferita a quella di tutt' altra cacciagione. Mi sof-
fermai presso la piacevole fontana di Kamaries^ sotto un
platano largo e folto, quali se ne veggìono soltanto in
Oriente . 1 Rodii che lavoravano nei campi , appena ci
videro fermi sotto quell'ombra, ci portarono uno di quei
vassoi tondi che si posano sopra un deschetto, mobile ob-
bligato di tutte le case ed anche delle capanne , e lo em-
pierono di uva e di poponi . Questo rinforzo, aggiunto alle
abbondanti provvisioni cheavevaci procacciato la CoccO'
nilza , compose un vero banchetto • Così lo vuole Ippoli-
to, re dei cacciatori:
Nulla e più dolce mai dopo la caccia
D' un ricco pranzo (1)
(I) Ti.Offvòv ix xvvsLyizi
EritPiDB , IppolUo, ▼. Ilo.
200
MARCBLLUS
Toraammo in sulla sera carichi d' oa bottino cosi co-
pioso, che potemmo distribuirne ai contadini greci ai qua-
li le pernici rovinano le messi, alle nostre guide e so-
prattutto ai nostri ospiti, ed esseme nondimeno anche noi
abbondevolmente provvisti . Osai pure, tornando in città,
farne parte a due Inglesi missionarii bìblici che trovavan-
si a Rodi nello stesso tempo .
Quei buoni viaggiatori mi confessarono ingenuamente
di essere impicciati per riuscire a compiere P impegno che
si erano assunto : dovevano spargere neir Arcipelago e
nella Grecia due mila Bibbie, che mi fecero vedere am-
montate e quasi muffate nei cassoni . Quei grossi volumi
quadrati stavano là aspettando fortuna; e, cosa degna di
esser notata, neir assenza dei missionarii che non potevano
trasportar seco quel grave peso, le Bibbie riformate stava-
no in custodia dei preti cattolici che abitano una spezie di
convento a Rodi. GP Inglesi mi pregarono d^ accettare in
cambio delle mie pernici uno di que' Nuovi Testamenti, le
pagine dei quali a due colonne, hanno a fnmte il greco an-
tico e il greco moderno: salvai questa copta dalla polvere
e dalle tarme, e mi compiaccio di tanto in tanto a parago-
nare i due testi d^ una stessa lingua, che i secoli hanno al-
terata COSI pò co .
Vidi il govemotore turco, che appena arrivato mi mandò
larghi tributi di frutta e di fiori. Occupato poco di politica,
non mi parlò né delP Egitto e delle sue spedizioni guerriere,
né di Costantinopoli e delle sue turbolenze interne ; mi par-
lò soltanto del Bosforo, dei castelli d^Asia e d'Europa,
delle Acque Dolci ^ e dei villaggi turchi che aveva abitati
quando comandava poche compagnie di giannizzeri . —
» Sono belle e magnifiche giornate, diceva egli, quelle del
» curban bairam (la fine del digiuno maomettano) ; loas-
VIAGGIO ^I
• sello di verde delle scuderìe Imperìali; i benisch (fé*
> ste del serraglio). Qui, ho meno strepito e meno di-
• vertìmeiiU , ma sono pm felice, più tranquillo; e al-
• la fine è meglio comandare a Rodi che servire a Costan*
• tinopoli. •
Frugando le mìe note su Rodi , leggo questo sul mio li-
bretto. — 9 Oggi 18 agosto, venerdì , non ho potuto passare
9 per la porta d^Àmboise: i Turchi, secondo il solito ,
• r ban chiusa, com^ han fatto delle altre parti della città,
• nel tempo delle loro preghiere alla moschea , perchè
• una vecchia tradizione dice loro, che Rodi de v"" esser ri-
• presa un venerdì dai Francesi . Reiromaggio al valore
• dei cavalieri! • — Io impiegava sera e mattina alcune ore
a salire e scendere quella gloriosa via de^ Cavalieri ove stan-
no tuttavia presso gli scudi dei prodi, le nicchie gotiche
a sesto acuto , antico asilo dei santi e della Vergine . lo
penetrava sotto le grandi arcate deir Ospitale , ove mi-
rava tuttavia i muri vacillanti pieni di croci; e queste
croci , che i Turchi non cancellano mai ( che lezione per
certo popolo incivilito ) , si ritrovano fin sulle pietre delie
loro moschee . Più in là , visitavo il cimitero abbandonato
dei difensori di Rodi; alcuni Ottomani passeggiavano gra-
vemente come me fra quelle tombe dirute, e parevano ram-
mentarsi dei bei versi del gran poeta persiano. — » Guar-
• dati, fratello, dal godere quando passi sulla tomba del
• tuo nimico; gilla piuttosto un^ occhiata pensierosa e ta-
» citurna su quella che sia per schiudersi sotto i tuoi pas-
» si!(l) .
(I) Saady , OtÌQ,
IV. 26
202 »I A II C E L L U S
Passai e ripassai dalla porta d'Aaiboisc per veder-
vi le goffe e pesanti armi dei vecchi cristiani , appese al-
la volta, e i rampar) che ci parvero proteggerle. Leg-
geva ogni giorno quei nobili annali che son parte della
nostra storia, avvegnaché la gloria dei cavalieri è tut-
ta francese; la Francia creò Pordine, e se piìi tardi altre
nazioni furono ammesse in comunità di fatiche e di pe-
ricoli, sempre e dovunque la miglior parte toccò alla
Francia.
Aveva veduto a Gerusalemme la cappella consacrata a
san Giovanni elemosiniero , dove Gerardo di Francia fon-
dò il suo primo ospizio. A Tolemaide, Abdallah-pascik mi
aveva ricevuto sotto le volte del palazzo di Giovanni di
Yillicrs, di Francia^ il quale, dopo i rovesci di San Lui-
gi, abbandonando quella Palestina tanto desiderata, si ri-
tirò a Cipro; là, decimato dalle battaglie, T ordine si vide
ridotto al numero di ventisei cavalieri. Ed infrattanto ,
vent^anni dopo, Folco di Yillaret, Francese^ sMmpadroniva
di Rodi. Vengono poscia più di dugent^anni di lotte e di
gloria, Ano alPassedio'^Bostcnuto da Yilliers deirile-Adaro,
di Francia^ con sei mila uomini, contro dugento mila Tur-
chi e Solimano L — Anche a Malta, giornate felici e bril-
lanti*, poi il decadimento eia fine. Quella croce adorna di
gigli doveva cadere come ùù'' altra croce ed altri gigli,
rovesciata dalle stesse tempeste ^
La mia guida greca volle condurmi alla fonte di Rodini .
» Partiamo di buon^ ora. mi disse: a Rodini non ci si va
» per pochi minuti ; quando uno vi è, ci sta per un pezzo. •
Traversammo da prima vie oscure e un primo cerchio di
ville, ove notai marmi antichi ed altari votivi con ghir-
lande e teste di toro; poscia, sentieri pietrosi, con dop-
VIAGGIO 203
pio ordine di napali, di raelogranati carichi di frutti, e di
quei salici cresputi che sogliono crescere sulle rive del ma-
re ; finalmente giugnemmo ai grandi platani della fonta-
na. » L^ acqua diRodini, mi disse la guidale la miglior
> acqua riconosciuta . Sa ne mandano regolarmente ba-
* rili pieni e sigillati al Gran Signore pel suo uso or-
t dioario. Rodini sparte questo privilegio colla Fonfa-
> na del Pascià, a Scio * . Rideva iodi queste precau-
zioni, che noi altri Rordelesi serbiamo pel nettare delle
nostre prime vigne; ma i Turchi sono ghiotti esperimen-
tatori di acqua quanto i nostri bevoni sono abili gustatori
di vino.
Larghe vasche di un^acqua cilestra e limpida, manten-
gono a Rodini un fresco costante . Gli alberi guarentisco-
no dal mezzogiorno la terrazza aperta e tutte le orezze del
settentrione; quivi, non s'^ode altro rumore che quello del-
la sorgente che cade dallo scoglio. I Turchi, quando inter-
rompono il loro lungo silenzio, ivi parlano sottovoce per
paura di svegliar T eco . Muto anch^io, lasciai che il capo
del caffè (il Kauedgi) distendesse un tappeto ai miei pie-
di, e mi vi assisi , appoggiando il dorso ad un platano , e
volgendo pacatamente rocchio da una prospettiva ad un^
altra , per goderne vie meglio .
Innanzi a me , boschetti d^ aranci e di vigne fino al ma-
re ; poi tre leghe di acqua la più quieta e la più azzurra ;
in quella estensione erano alcune rade barche e una nave
a tre alberi, che invano agitava le vele per raccogliervi un
alito che la spingeva verso il Libano; air orizzonte, le
foreste di neri abeti, e le alture dei monti della Giiicia
coperte di neve .
Alcuni Ottomani taciturni contemplavano meco questo
solenne spettacolo; di tanto in tanto si aiutavano con ca-
204 MARCELLUS
nocchiali , poi ripigliavano la loro altitudine sbadata. Mez-
zo sdraiati sopra soffici cuscini , ora sorbivano vapori fa^
mosi dairalambiccodellapipa persiana, ora, bruciando ta-
bacco profumato di Sìria in lunghe canne di gelsomino, fa-
cevano ondeggiare intorno a loro ghirlande di un candido
fumo, capi d^opera delParte del fumare: talora la fava
di Moka inumidiva loro le labbra, o una leggiera bibita
di oppio velava i loro occhi d^una nuvola, e favoriva le
loro meditazioni . A Rodini capii anche meglio che a Co-
stantinopoli, quella vita estatica dei Turchi, senza preoc-
cupazioni e senza desideri! . Sul Bosforo , Tombra del ser-
raglio rammenta sempre ai Musulmani T incostanza del
destino; a Rodi, nulla viene a sturbare la serenità dei
loro giorni .
Io stesso provai a poco a poco queste impressioni di lan-
guore e dMndolenza. Vi sono ore nelle quali , stanca di ve-
dere e di osservare , Tanima si ripiega sopra se stessa ,
e, quasi annichilita sotto il suo peso, non ha altro pia-
cere fuor quello di sentirsi vivere: questo stato dello
spirito, che non è la melanconia, ha un incanto ine-
sprimibile; i Turchi, avidi d^ogni gioia possibile ed in-
terna, hanno anche, siccome Tbo detto, una parola propria
per esprimere questo benessere , mescolanza del riposo del
corpo e della quiete perfetta dell'anima. Commessi, lasciai
errare ii mio pensiero guardando i promontori! delia Pam-
filia; seguitava coir occhio quella nave che andava a veder
la Palestina . Risalii dal mare alle montagne che biancheg-
giavano air orizzonte , dalle montagne alle nuvole, dal-
le nuvole al cielo , dal cielo al Dio che creò queste delizie •
Mi perdeva in lunghe estasi, dalle quali mi scuoteva
per ritornarci di nuovo, e benediva nel profondo del
VIAGGIO 303
cuore qaella Provvidenza divina , che ha procacciato
all'" uomo gioie si pure pei verd' anni, e siffatti ricordi pel-
la sua vecchiaia .
Quelle poche ore passarono a Bodini come un minuto ^
io non sapeva come fare a staccarmene. Fu d' uopo alla fi-
ne tornare alla città ; il piacer passa si presto !
' ^^^M^v^mw^St^"^
'>-ir-^iì/QiAM^A£;&,MA
GAP. XXI.
l'arcipelago
isole candia , paros
SIRA .
! L 20 (l'agosto, uscimmo verso iiiez-
f zogiorno dal canale di Rodi : sbat-
' tuli dal vento di poocote, tirammo
una bordata sulla punta di Gnido ; e
rcslammola notte quasi in calma airaltezza deli' isola di Si-
mo , patria di Nireo ,
208
MA RCELLUS
• • •
di quanti navigano a Troia
Il più vago il più bel dopo il Pelide
Beltà pcrfetu (1)
Il 21 , passammo oltre nella giornata in poco più di sei
o sette ore, Episcopia ( Tantica Telos ) , Limonia , Gallai e
i primi scogli del mar Garpazio. Avevamo perduto di vista
le cime di Gnido, e scorgevamo IMsoIa di Garpatos , dove
regnano i venti ; cosi la denomina Omero , gli epiteti geo-
grafici del quale non hanno mai mentito (2) .
Nella notte siamo assaliti da una violenta tempesta, non
senza qualche pericolo in mezzo a que' mille scogli ; le on-
de ci empion la nave , ed abbiamo non poche avarie ne-
gli alberi.
Il 22, la tempesta continua, la nave è sbattuta; facciam
tre pollici di acqua in un'' ora ; scorgiamo le isole di Scar-
panto, poiKasos; finalmente Stasida, Piana, le Adelfe,
di cui non posso ritrovare i nomi in Strabone e neppure
in Milezio , ma che riporto sulla fede del piloto . Il vento
abbassò sulla sera .
Il 23, le nuvole sono scomparse ; il vento è dolce e fa-
cile; il sole si riaflaccia. Gomincìamo a vedere il Gapo Ze-
firione e Pisola di Greta; apocoapoco ci avviciniamo a
(I) Nt^cwc cT'aw 2j/x>jOgv, , .
yiot'jq. . . xà>.Àt9T0C
/ULIt' àfLV/AOVa Iln).£lQiiVSt.
Ombro, Ilìa:l(>, canlu il, v. 07i.
Omero, Inno h<I Apollo, \AÌ.
VIAGGIO 909
Ctndia^ i nostri sgaardi si spingono verso le alte montagne
coperte di neri abeti che attorniano le ruine di Dictea *
Ariosto dice :
n Fra cenlo «Ime cillk , eh' erano in Creta
Dictea più ricca e più piacevol era ;
Di belle donne ed amorose liela ,
Lieta di giuoclii ^ da mattino a sera , (1)
Le pianure di Setia e di Licaste si stendono alle falde
delle alture di Dictea, ornate della verdura piii fresca .
Gingniamo col crepuscolo sugli scogli deserti delP isola di
Dia ; si scorgono appena i cespugli e gli arbusti nani che
rendono scabre queste colline scoscese , asilo delle capre
selvaggie . 11 piloto dichiara non conoscere abbastanza la
rada di Candia, celebre pei suoi scogli e i suoi bassi fondi,
per approdarvi al buio. Noi allora ci aHontaniamo dalla
riva, e ci volgiamo sulla Canea .
Il 24, siamo rispìnti dalle correnti sopra Betimo; lot-
tiamo invano, ora contro la calma, ora contro un vento
pienamente contrario; non ci riesce penetrare nel golfo
della Suda, da cui siamo distanti solo cinque leghe. In salta
sera scorgiamo al largo un brick che fa manovre sospet«
le: le coste della creta formicolano di pirati; quivi regna*
no gli Sfakiotì, arditissimi corsali . Yien gridato il gtu
le brande , ci appressiamo a combattere . Profittando di
;un lieve venticello di terra, tentiamo di avvicinarsi alla
nave equìvoca; ma ella ha più vento di noi nelle vele;
fugge rapidamente , e la notte ce la toglie affatto •
Le correnti ci ricondncono sempre verso Rettmo . , —
• Vedemmo lecime del monte Ida sopra le altre montagne
(I) ARIOSTO, Orlando Furioso, Canto ii, st. IS.
IV. 27
I
I
210 MARCBLLDS i
» delP isola, come un vecchio cervo solleva le sue corna
• ramose sopra le teste dei cerbiatti (1) ». Scorgevamo da I
luDge la regione occidentale delPIda e la prima catena del- :
le montagne bianche (Acuxà ocu), vestita di. cipressi. Al- 1
cune cime sono tuttavia coperte di neve; le campagne del-
V antica Ritimna e del capo Drepano prolungano fino al
mare le loro selve di olivi , e i loro giardini ricchi di me-
logranati, di pistacchi e di aranci.
Il di 25, festa di san Luigi, Pequipaggio si mostro in gran
gala ; a mezzogiorno fu il primo saluto di ventun colpo
di cannone ; sinfonie di gioia ; i marinai ballano attorno
agli alberi sotto gli ampi stendardi bianchi . Giugno una
ba rea dal porto , la quale ha traversato cinque miglia dì
mare ; ella porta il governatore di Retimo, e ceste piene di
uve, poponi e fichi . Il Turco ha saputo che si celebrava
la festa del padisciah di F rancia , e mentre il cannone dei
suoi castelli risponde al nostro , ci è venuto incontro per
farci egli stesso i suoi complimenti ed oflTerirci il suo tribu-
to. Noi cerchiamo di accoglierlo meglio che sia possibile;
egli si asside alla nostra tavola, assiste alle nostre gioie,
poi ci lascia ; e, sul tramonto , dopo un secondo saluto e tre
gridi di Viva il re l la gioia finisce , il silenzio regna sul-
le onde mute come la nave • Avrei io allora potuto pen-
sare, che non starebbe molto che la festa di san Luigi scor-
rerebbe trista ed inavvertita, e che il ricordo dei re bene-
fattori della mia patria cesserebbe tanio presto di esservi
solennemente benedetto ed invocalo?
Nella notte del 26, il vento si dichiarò grecale, e mi spin-
se rimpetto a Gandia, fra Pisola Dia e il porto* Io la-
!
}
I
\
I
(1) FsNELON, Telemaco, Ub. v.
VIAGGIO 9H
scio la goletta tuttavia sotto le vele velia va ad ancorar-
si in nna delle due cale di Standia . Giungo a terra di
buon^ora. Doveva lasciare a Candia il signor Rottier,
apprendista interprete , cbe era stato addetto in qua-
lità di dragomanno al servizio di questo scalo. Il console
era assente quando ci sbarcai; passai dunque due soli gior-
ni in Creta.
» La Creta 9 dice Omero , è una gran terra in mezzo
• di un mare immenso, bella, feconda e ricinta dalle
» acque ; ella conta novanta città , ed è piena di popolo
• innumerevole (1) • •
Ella è anche risola sacra, la cuna della Favola; tutti
gli dei sono più o meno d^ orìgine cretense. DalFalto delle
mura di Candia, io vedeva la montagna dove Giove fu al-
levato; più d^appresso, sulle rive del Oume Terene, torren-
te senz^ acqua oggi, si celebrarono le sue nozze con Giu-
none ; là sono i platani quasi sempre verdi , che offerirono
ombra alla bella Europa. In lontananza appaiono gli sco-
gli d^ onde si precipitò la ninfa Dicttnna per sottrarsi alle
persecuzioni del saggio legislatore Minosse (2) , e il pro-
montorio d^Aptero, dove le Muse vinsero le Sirene nella
gara del canto •
Pieno di rimembranze mitologiche, volli visitar la tomba
di Giove, che mi si additava sopra una delle ultime colline
del monte Ida; e le ruine di Cnosso, la gran ciiià di
(1) Kf^rtm ne yzì' ivrì /aiVu t'vc oc voti ttc'vtu ,
KocÀv} xac nitipa, n-c/DÌppuroc. t*v ^ àv9|&u7roi
IloÀ/oc, ynupiai^i, xoù l'vyfixovrat 7roÀr<c{.
Omiio, OdÌMeay tanto Xl\, \, 173.
(2) Mxyuo; oaoo'^/sovo; .
Ombro, 0cli9<«a, canto xr, t. 321.
sia MARCBLLUS
Creta {i)^ di cui Candia, altra volta Eraclea , era solamente
il porto o piuttosto io scalo , per esprimermi ìb linguaggio
levantino* Giunsi a Cnossu , città di Minosse , dopo un^ora
di cammino in una pianura polverosa e senza verdura ^ e
non pertanto, a testimonianza d^Omero, Gnosso era attornia-
ta di alberi numerosi ( Kyw^jòv icoXx^iv^ptov (3) ) : ma le guer-
re intestine hanno devastato tutto. Mura quasi al livello
del suolo ) ammassi di macerie, ecco quanto avanza del-
V antica città ; i suoi resti han servito a fabbricar le gran-
di case di Gandia • Non vi si scorge nulla del gran labe-
rinto, capolavoro di Dedalo ; e il Gume dell^ oblio ha tan-
to ruotolato le sue onde in queste antiche regioni, che non
si sa ancora se questo laberinto sia stato altra cosa che le
lunghe caverne di (ìortyna, e se la città di Kinoso alle falde
delle montagne di Dictea non meriti essa pure il nome di
Gnosso.
Restano gli stessi dubbi sulla tomba di Giove, uno dei pri-
mi re della Greta. Era ella una tomba, un antro o un
tempio ?
• La via da Gnosso al tempio e alFantro di Giove è pas*
• sabilmente lunga ; ma i riposi su questa strada sono om-
» breggiati da alberi spaziosi, asilo avventurato con-
• tro i calori della state . Noi vi ci fermeremo ^sso (ciò
» va colla nostra età ), e alternando le nostre osservazioni
» e le nostre parole , faremo a nostro agio tutta la via (3).
(1) Ky&>996c> f*«7*^ 7ro).t;*
Ombro, Odissea, canlo Xi\, \rrfo 178.
(2) Omero, Iddo ad Apollo, t. 475.
(3) Xovou Ti dtÀ/f/Aov; TrapauvOou/xc'vou; r^v oVòv àffavav
ouTft) lACv oaTre^vY;; ^iscttI cavai .
Platoxe, Dc1I« Le^gi , lil*« i.
VIAGGIO 213
» Giunti poi alle saere selve, troveremo cipressi dCuna bel-
» lezza e d^ una grossezza meravigliosa, ed amene praterie
• dove avremo caro di riposarci . •
Ohimè! questa passeggiata filosofica promessami dal divi-
no Platone non era che una nuova illusione. Dopo tre ore di
cammino, giunsi a un monticello chiamato monte Icaro ; ci
assidemmo sopra un mucchio di sassi, ed era questo, al dir
della guida^ il sepolcro di Giove. Da questa altezza vedeva
il letto dei torrenti figli dell ^ Ida solcar la pianura ; mi si
additavano 1 villaggi di Dion, e di Panormo, e il promon**
torio Atalo si disegnava sulle onde azzurrine -, ma i nomi
dati poscia dalla Favola, dalla Grecia, da Roma, dairim-
pero Bizantino, da Venezia e dal Turbante , a queste vaste
campagne , hanno lasciato nel paese tanta confusione, che
mah possibile attenersi a indicazioni cosi incerte.
Debbesi dir la medesima cosa d^ un fiore, che il Greco
mi presentò sotto noaM del celebre Dittamo ,
stelo , su cui
Purpureo fior, ira foglie adulte, olezza (1);
era la gran digitale a foglie rosse. Cosi dunque , su questa
terra tanto feconda in divinila, io solo , Gallo sfuggito alle
selve druidiche, cercava le traccie dei tempi poetici, quando
i Cretesi, nati in mezzo a quelle pompose fole ne lasciava*
no perir la memoria. // Barbaro fa da Greco^ dicevami un
giorno la principessa Morusi^ quando da lei, sulle rive in-
(1) Puberibu$ eaulem foìUs, et fiore comantem
Purpureo, • .
Virgilio, Eneide, liL. xtr.
su
MARCELLUS
cantate del Bosforo, balbettava le prime parole della lin-
gua moderna ( £'/Xevf<Cci o fiàp^x^oi . )
Tornai a Candia alquanto disgustato delle mie ricercbe
mitologicbe, e risoluto di non occuparmi più cbe del secolo
decimo settimo • Per un Francese v'erano di quel tempo
belli e poetici ricordi .
Mi mostrarono le mura che sostennero quel memorando
assedio di ventiquattro anni, e il luogo dove saltò, nel 1669,
la polveriera sotto i pie degli assalitori francesi comandati
dal duca di Beaufort. Quivi sparve, procedendo primo
alla testa dei gentiluomini, quel bravo ammiraglio di Fran-
cia che doveva trar seco il destino delP isola intera •
Candia, quale V hanno costruita i Yeneiiani, è una città
regolare; vi si veggono piazze, vie larghe e diritte, case
ben fabbricate, tutte cose rare od anche sconosciute nelle
città turche. Il ri cinto antico è troppo vasto oggi per una
popolazione che giornalmente va diminuendo •
Partii il 28 agosto nella barca della nave *, ella sola po-
teva affrontare gli scogli sottomarini e i bassi fondi d^una
rada eh' ogni dì più si riempie : la goletta m^ aspettava in
panna alla distanza di due miglia da Standia. Bordeggiam-
mo tutto il resto deUa sera fra quest'isola e il promontorio
Kassoso; Analmente, in sulla notte i venti ci favoriscono,
e noi spmgiamo le bordate al largo .
Prima che spuntasse il giorno avevamo fatto quaranta mi-
glia; vedevasi tuttavia, allevar del sole, siccome una mac-
chia cilestra all^ orizzonte, il monte Ida: passammo, favoriti
da un buon vento, vicino all' isola di Cristiana , altra vol-
ta Lagusa; e, lasciando a dritta Santorino, ci volgemmo a
Policandro •
Il di 30, ci troviamo fra l'isola di Pcdlcandro, ardua per
mille scogli, e Sikino, tanto fertile in vini, ch^ ella ebbe un
V I A G G10
215
giorno il nome di Oenoa ( la vinosa ) • II pilota, temeodo di
impegnarsi nel picciolo arcipelago di Nassos, così pieno di
scogli, si lasciò spinger sopra Milo. Quante Yolte non abbia-
mo dovuto constatare V inesperienza di queste guide obbli«
gate della navigazione ? Il nostro pilota ci dirigeva solo a
vista; forte della sua pretesa perìzia tanto spesso fallita,
non faceva alcun conto delle carte geografiche, e mostra-
va una piena ignoranza dei siti più vicini alla sua isola
natale .
Nondimeno, dopo aver riveduto le sommità di Milo, del-
r Argentarla e di Sifanto , ben presto riaddirizziamo il no-
stro viaggio, e portiamo il capo sopra Nassos, da cui, sulla
sera siamo distanti sole tre leghe . Il 31, nuovo sbaglio del
pilota; nella notte egli ha preso Puna dopo T altra Anti-
paro per Paros e Paros per Nassos. Duriamo gran fatica
a trarci fuori deir angusto canale che separa le due Paros,
di cui scorgiamo il suolo pietroso e quasi vedovo di vege-
tazione •
Fuori di questo passo difficile noi superiamo Stronghilo e
tutte quelle roccie senza nome che cuoprono limare. — Si
sveglia un vento gagliardo grecale, che ci permette soltanto
alcune bordate inutili sopra Nassos. Ci ancoriamo presso
lo scoglio di Dios, e distanti la lunghezza di due gomone dal-
la riva deserta di Paros •
Il vento è raddoppiato ; appoggiati sulle due ancore , ab-
biamo nonostante arato per due ore intiere ; i Qutti sono
sì alti, che , vicini come siamo alla terra, non vi pongo
piede senza perìcolo.
Stanco del mare, io era avido della riva , e passeggiai
solo, lentamente e senza scopo sulla spiaggia, col fucile che
aveva preso per abitudine inispalla; il mio cane, tutto
stordito questa volta della mia spensieratezza, mi veniva
216
MARCBLLCS
dietro a capo basso invece di passarmi innanzi. Mi fermai
no poco presso certi i^igneticlie cuopronouna parte delia
pianura ; da lontano si prend^^bbero per praterìe ; i loro
pampini non van più alti delle erbe, e i grappoli maturi ri-
posano sopra un terreno polveroso •
• 1 vigneti di Metelino, dice Longo, sono tutti bassi , o
> almeno non sbalzano su grandi alberi ; talmente che
» i tralci ne pendono fino in terra , e serpeggiano qua e
» là come Tederà; un bambino lattante , per modo di di-
» re, ne toccherebbe i grappoli (1) • •
Le vigne di Paros sono fertilissime, senza molta cultu*
ra ; accanto ad ogni campo si vede uno strettoio di mar-
mo , tanto consente questo avventuroso clima della Gre*
eia: la terra che offre il grano fornisce anche Paia dove
si batte, e gli strettoi sono in mezzo alle vigne .
Io stava appoggiato ad un muro marmoreo^ e non sa-
prei dir veramente dove andasse vagolando il mio pen-
siero , quando un custode di quei frutti in maturità mi si
avvicinò armato di fucile j egli m^ era poco discosto quan-
do lo scorsi, e siccome gli andava incontro, si ritrasse al-
quanto, prendendomi di mira colla sua arme — Fratello
che fai? — gli dissi in greco: egli si fermò tutto sorpreso-;
poi, posando Parme, colse alcuni grappoli d^uva che ven-
ne ad offrirmi in segno di pace e d'amicizia, supplican-
domi di salvar la sua raccolta dalla rapacità della ciur-
ma. Io lo tranquillizzai pienamente, e lo impegnai ad
accompagnarmi nell'interno dell'isola; egli vi acconsentì
di buon animo. Mi lasciai dunque dirigere tra botri coper-
ei)... . xa; Trote av g'^ixoiTO j^or^uo; Mti Tft; ^^^p^i s'x ffrap^Kvcav
Lo5CO, Past., lib. II.
VIAGGIO
217
ti di lauri-rosa, Inombra dei quali, diceva egli, dovea
nascondere delle pernici .
Il mio isolano erasi fatto confidente e loquace; stanco
dal suo insignificante chiacchierio, lo decisi ad andare a as-
pettarmi nei suoi vigneti , dove lo ritroverei quando avessi
a mio belPagio percorsa la montagna e la valle. Come il
ciel volle mi lanciò, ed io allora m'avviai solo verso il mo-
nastero dì san Giorgio, che stava a cavaliere d^un dirupo
e del letto dei torrenti deir inverno . Salii la collina fino
alle mura del convento: in Faccia a me, i picchi erti di Nas-
sos confinavano r orizzonte ; i numerosi isolotti dei quali
è qua e là seminato il canale di Paros risaltavano sui mari
che r aquilone sempre più impetuoso imbiancava di spu-
ma*, piii da presso, scorgeva il villaggio di Marmara, una
montagna coronata delle ruine d^ un castello veneziano , e
la pianura sassosa ed angusta che separa Pisola in due
regioni .
A Paros, tutto è marmo. Io procedeva sui fianchi del
monte Marpeso dalle vaste cave ; ad ogni pie mosso sca-
glie di marmo luccicavano sotto i miei passi; io faceva il
giro delle roccie splendenti che sperano spiccate dalla mon-
tagna; solo sopra alcuni massi, scorgeva alcune vene co-
lor di rosa ed azzurre che ne facevano risaltar la bian-
chezza. I muricciuoli, che quegli isolani sogliono fare a ri-
cinto dei loro giardini e dei loro orti, presentavano dovun-
que bellissime masse di marmo; e il villaggio di Marma-
ra, che stavami a manca , ne ha tolto il nome . Ridiscesì la
collina, traversai una valle senza cultura; appena vi si
vedevano alcuni fichi e qualche lauro-rosa; Terbaeravi
secca, arida la terra.
Andai per un pezzo lungo un ruscello che mi conduceva
al mare; e calpestando ciottoli marmorei lucidissimi, io
lY.
28
218 MAKCSLLCS
mi dilungai pella pianura fino laddove era sbarcato quat^
tr^ore prima. Il Greco mi ci stava aspettando , ed essendo
tornato molto assetato dalla passeggiata^ gli chiesi qual-
che gocciola d^ acqua; risolano scavò allora al coper-
to d^una roccia 9 presso al confine dove veniva anaoru*
Fonda marina ^ una fossetta nella sabbia , che di subito io
vidi riempirsi di acqua dolce e fresca : bevvi a più ripre-
se a questa sorgente improvvisa , e la barca mi ricondus-
se verso la nave .
Mi rammentava che Plinio il giovane, nella ddiziosa
descrizione lasciataci della sua villa a Laurento , attribui-
va le stesse proprietà a quella piaggia dove abitava 9 e
ch'^egli coltivava fin suirorlo dei flutti : — • Prodigiosa vir-
» tu di questa riva ! sclama egli ; ovunque tu smuova la
t terra , facile e pronto s^ affaccia V umore 9 od il più pu-
» ro, e nuHamente salato ad onta deUa propinquità del
» mare (1) t —
Presso al villaggio di Marmara m^ era imbattuto in due
iscrizioni, una delle quali, incassata in un muro, era affat-
to inintelligibile; la seconda portava la parola isolata
Xz(>E, Addio, Non v^è dubbio che questo non fosse un mar-
mo funerario; incide vasi così sulla tomba d^un amico,
d^una madre, d^ima sposa un semplice addio, e quest'ad-
dio stava eziandio a significare: Rallegrati*^ come se F ul-
tima parola dell'uomo air uomo, fosse per congratularsi
con quello che sene va, perchè si sottraggo alle amareize
della vita •
(I) Et omnino littorii illiui mira natura i quocutnque loco movéHg ku-
mum, obviuM el paraius humor oceurrii , iique iincerui, oc ti# Umter qui-
dem tanta mari§ vicinitate ialnu .
Plinio il bmv*"^ Hb. II, Witcra 17.
VIAGGIO 219
Addì 2 settembre: il vento cootinua a soffiare in una di-
rezione contraria; egli s'^è fatto d'una violenza insupera-
bile. La E 8 taf ette doveva scaricarmi a Nassos, è recarsi poi
a Smirne per cercarvi i viveri che le navi francesi le por*
tavano da Tolone. — Mando il piloto greco col sotto mastro
al porto di Nanssa, onde noleggiarvi una barca che aves-
se abbastanza audacia per traversare il canale ; essi ritor-
nano, ed io lascio la goletta alle sei pomeridiane, dan-
dole appuntamento ad Atene.
Fìn^ad ora ho viaggiato in mezzo agli interpreti, sotto
la scorta di giannizzeri , o air ombra d' una nave compa-
triotta ; ora son solo eoi mio servo francese , confidente
nella mia gioventù , e superbo di non dover nulla ad alcu-
no nelle necessità del mio itinerario.
Presi una guida al villaggio di Marmara : mi restava-
no da far tre leghe a piedi nel fitto d'una notte scura,
per una via aspra e seminata di frantumi marmorei ; di
tanto in tanto passava davanti a qualche miserabile ca-
sale, dove non vedeva splendere alcun lume ; per fare in-
ganno alle noie della veglia e del cammino , interrogava la
guida su tutto ciò che poteva conoscere a Paros: — » Sia-
» mo, diceva egli, tremila anime, e paghiamo un tributo
• di venticinquemila piastre; il dragomano della flotta,
» Greco come noi, è più tiranno dei Turchi . Abbiamo un
» buon porto , parecchie vigne, e due grotte di cristalli
• che valgono quella di Antiparos , ma che nissuno viene
• a vedere ; — eppure le sono lunghe e profonde : una vol-
• ta ci fu calata una capra, con due torcie attaccate alle
i corna per illuminarle la via ; la capra andò a riuscire
i nell'isola di Tino distante venti miglia dalla nostra grot-
• ta e le torcie erano accese ancora » •
220 MARCBLLUS
Giunsi a Naussa allorquando fluiva il racconto meravi-
glioso ! ! Era tardi: non essendosi voluta aprire alcuna porta
per ricevermi , mi addormentai sopra una panca di legno
accanto ad una casa del porto ^ i 'primi albori mi mostra-
rono la lunga rada di Paros, e molte navi mercantili ri-
fugiate in questo asilo, il più sicuro delP Arcipelago.
Il battello di Miconi, cbe il pilota aveva noleggiato per
me, mi conduce a vela: in tre bordate oltrepassiamo la ra-
da, e superando r isoletta dei Conigli ed altri scogli disa-
bitati, abbiamo a soffrire tutti gli urti del vento più im-
petuoso e contrario prima di raggiugnere il promontorio
che porta le mine del tempio di Bacco : finalmente, dopo
tre ore d^una continua lotta, approdo a Nassos.
Io v'era da qualche tempo aspettato dalP agente fran-
cese, che avevo assiduamente veduto sul Bosforo, e ci era-
vamo dati appuntamento nella sua isola; il signor di Laslic
conta fra i suoi antenati quel Giovanni di Lastic , della
lingua d^Alvernia, gran maestro di Rodi, che rispose a
Maometto II vincitor di Costantinopoli: » Abbiamo Rodi
» per la grazia di Dio e delle nostre spade ; non la rende-
• remo ! • — E il vecchio guerriero e l'orgoglioso sultano
morirono ambìdue prima della capitolazione di Rodi .
Appena posto il piede nel porto , fui ricevuto dal mio
compatriotta con tutte quelle cortesie amichevoli e quelle
mille sollecitudini che confortano dopo un penoso viaggio.
11 giorno stesso andai a vedere V arcivescovo latino , pri-
mate delle isole cattoliche . Lo conosceva personalmente ;
le mie funzioni m'avevano messo in relazione diretta con
lui. Ei mi permise di penetrar nel convento delle Orso-
line, religiose sotto la protezione francese: erano queste,
come a Santorino , giovinette di famìglie agiate deli' Ar-
cipelago , sotto gli ordini di alcune superiore più attempa-
VIAGGIO 221
te ; e in tulio e per tutto questa pia riunioue mi ricorda-
ya piuttosto un conservatorio che un monastero . OCTerii
a quelle avventurose esiliate dal mondo qualche corona
di Gerusalemme, che mi fruttò tutte le loro benedizioni .
Il signor di Lastic abitava dappoi molti mesi la sua vil-
la distante due leghe dal porto . Voile di subito condurmi-
ci, per svellermi, diceva egli, alle seccature della città; e
sta%amo.per partire, quando un sacerdote cattolico chiese
di vedermi. L'abito suo era poco dissimile da quello dei
nostri parrochi di campagna: — » Sono un povero gesuita,
• mi disse, in un gergo mezzo greco, mezzo latino e mezzo
» francese *, sono ventotto anni che abito Nassos e le iso-
• le vicine; mi caccierete anche voi come fanno tanti altri
» dei nostri compatriotti?» —Guardai r abate Mothe (cosi
si chiamava) con tanti d^ occhi e con una intensa curio--
sita . Non aveva mai veduto gesuiti, e a questo titolo, ch^ei
si dava così umilmente, me ne stetti in guardia. Ghia-
mai in aiuto tutta la mia sagacilk diplomatica per scuo-
prir negli occhi del prete il senso nascosto di quel proce-
dere, e per scuoprirne il segreto : avevo letto tante volte ,
che nulla può uguagliarsi alla doppiezza volpina dei ge-
suiti! Lo interrogai suggestivamente; per dirla in una pa-
rola, feci con lui ciò che dicesi in Francia, il gesuita .
Ma ohimè ! il povero abate Mothe mi rispose sempre col-
la espressione del piacer che provava nel rivedere un com-
patriotta; e poiché, accomiatandosi, m'annunciava una
seconda visita , che nel mio sistema di ritegno esitai ad ac-
cettare — t Ho quasi perduto F uso della nostra lingua ,
» mi disse m latino, ma ogni buon gesuita si rammenta gli
• studi passati ; leggete dunque questo, che ho scritto ap-
t punto per voi . «
222 MARCEL LUS
Ecco la trappola T dtss^ io allora fra me ; senia dubbioi,
qualche mena astuta, qualche petiiione ambiziosa, qual-
che affiliazione misteriosa ! E non fui poco sconcertato leg-
gendo i ?ersi che riporto testualmente nella mia nota ,
Tersi tutti in onore del re di Francia e del mio paese (1) •
Mi posi in via alquanto confuso delle mie conghietture,
della mia finezza gittata , e tutto stupito dMmbattermi in
un umanista esercitato nel vecchio prete rilegato dappoi
tanti anni in mezzo dell'Arcipelago; i suoi versi potevano
I esser migliori, non v^è dubbio, ma fa d' uopo convenire
I altresì che il mio arrivo a Nassos era un soggetto bastan-
temente sterile, — » materia infeconda e picciola (2) » — ha
dettoli buon La-Fontaine. Pur tuttavia, questo avoanimen-
to fu uguahnente celebrato da un giovane primate in una
ode greca, che ritrovo fra gli scartafacci del mio porta-
foglio di viaggio. Il poeta vi fissa, in stile pomposo, un
paragone continuo fra Goffredo di Buglione e me, e tutta
a svantaggio del primo l ! !
Andai a dormire al villaggio di Ixmgadia, in una vee- i
chia torre che serve di villa all'agente di Francia. La via |
attraversava dei campi di grano, poi delle chiuse dove ere» !
(i) Jf ma , fnihi die eur Mlares éiffund^re tmUtu
Et stMa quisque hodie depromere ffaudia ge*tit?
Insignem pietate virum, Solymisque redticem.
Qui loca lustrava Maria Christoque dtcata
Hunc celebrai, meritique memor, circutnfiua Haxos
Nostra per ora sonet laus Goilo deb'ta regi;
Relligioms aeer nostras defensor i/UbU
Partes, et columen nostrum non esse recusat
Nos quoque UHifieis igitur ceUbremus oeantes
Voeibus, aique animo regem qui talia prastat .
Vive diu Lodoice, beaiaque Gallia vivai .'
(2) La Fontaike, Favola my, lib. i.
VIAGGIO m
sceva layUe e l'arascio, finalmente giardini ove rema-
vano milioni di api . Per lotto , peschi e fichi carichi delie
più beUe frutta; numerosi ruscelli inoaifiano in primave-
ra queste fertili campagne ; ma poche sorgenti resisteva-
no allora alla canicola.
L'indomaae, all'alba, inforcato un mulo del villaggio
partii per salir sul monte di Zia : dopo la ridente pianura
di Tremalia, tutta coperta di pioppi, d^ olivi e di vigne,
raggiunsi i casali di Damala e di Philoti. Era su queir ora
in cui le donne greche, vestite di lunghi abiti bianchi,
col capo ornato di fiori, s' avviano pianpiano alla chiesa
girando attorno sguardi sdegnosi e senza brio.
Pur non ostante, alcune si sofiermarono per indicarci
le guide più esperte della grotta cristallizzata. Queste fi-
glie di Arianna mi parvero svogliate, fredde e per la mas-
sima parte bionde . Le donne di Nassos sacrificavano una
v<rita a Giunone, la quale , volendo ricompensare la pietà lo-
ro, abbreviò ad esse il periodo della gravidanza; dappoi quel
tempo, ed in ooor di Semele superba madre di Bacco , le
donne di Nassos partoriscono tutte o quasi tutte alPottavo
mese! Io non saprei veramente su quale antica testimo-
nianza potessi appoggiar questa tradizione riportata dal
buon arcivescovo Melezio , narratore un po^ troppo credu-
lo , ma divertevole , delie greche leggende .
Airultimo villaggio di Fiioti, lessi non senza difficoltà
una epigrafe che aveva appartenuto ad un tempio di Gio-
ve pastore. Quivi cominciai a salir per viottoli di bosca-
iuoli, tracciati sui fianchi di quelle alture dirupate; tra-
versai botri e alcuni rari fili di acqua , cui i Greci dei no-
stri di, siccome i Greci antichi, danno nomi altamente so-
nori. Misi poscia il piede a terra per giugnere alla som-
mità spianata della montagna: colsi allora un grazioso fio-
224 MARCELLUS
re , quasi senza stelo , illanguidito presso al suolo : le mie
guide lo chiamarono krinaki , vale a dire picciolo giglio •
Questo giglio non era cilestre come gli occhi di Elena ( es-
pressione del Chateaubriand), ma piuttosto roseo come la
guanica di Arianna. Lo riveggo ora , pallido e secco fra due
pagine àeìValbum dovMo prendeva i miei appunti ; mi re-
sta di lui la sola forma e il ricordo della sua bellezza ,
quando, ai primi raggi del sole, brillava sotto le stille ru-
giadose nella valle di Zia .
Hkfassisi al sommo del monte, recapi tolando, per dir così,
sulla cima della più bella fra le Gicladi, tutte le isole sue
sorelle eh"* io contava cogli occhi . Miconi e Delo, ch^ io ri-
conosceva con gioia ; Patmos, Amorgos, Kio, Stenusa, Ni-
karia e tante altre ... — Nassos è quasi tonda : il solo suo
porto è piccolo e malsicuro ; il resto della marina è quasi
senza ancoraggio ; roccie di granito e di marmo che ne
coronano il ricinto, ne fanno Taspetto aspro e selvaggio,
come r isola dei Feaci , ove
Porto capace di navigli o seno
Non vi s'apria, malittoraìi punte
Risaltavano in fuori e scogli e sassi (1)
solo neir interno delP isola, lunge dal mare , spiegasi una
bella vegetazione ; mi vedeva sotto i piedi cominciare e fl-
nire la valle di Potamia, tutta smaltata di praterie e di gra-
tissiroe ombre .
Stavamo per penetrar sotto la gran grotta di Giove , che
chiamasi anche la groiia delle Baccanti^ in memoria delle
'Ah.' yxra't 7roo€AnT?c iffav, vjti/^X'ìt; te, i:i'/oi ti .
OULhO, Odiisca, canto V, v> 401.
V lAGGlO
225
orgie di cui il monte e gli antri di Zìa furono il teatro
principale . Si accesero le torcie e ne fu fatta buona prov-
visione per guidarci lungo tempo in quel laberinto natu-
rale dove passai più d^un^ora tra ritto, carponi , e spesso
appoggiato a pareti con super&cie scintillante . Io era ab-
barbagliato dai mille reflessi di quei cristalle, più puri di
quelli di Antiparos ] qui io li vedeva pendere dalle volte, sur-
ger dal suolo, unirsi in archi, in sesti acuti, in triangoli,
sotto le forme più acuminate o più rotonde . Ne staccai a
martellate alcune lunghe punte pallide come T alabastro
delle colonne orientali , ed alcune altre foglie piane , fra-
gili e quasi luccicanti come specchi. M'era cacciato molto
in là in quelle lunghe e tortuose caverne; più d^una volta
aveva aflrontato la pioggia delle acque bianche che s* as-
suo dano e si pietrificano cadendo ) ora quelle larghe goccie
strisciando le une suir altre figurano lancie lustre ed ap-
puntate; orasi fermano, si dilatano e rappresentano maz-
zi di fiori, festoni e grappoli . Uscii di mezzo a tutte queste
maraviglie per una seconda via , che viene a riuscire ai-
Punico ingresso.
Rividi la luce con piacere dopo la mia escursione sot-
terranea, e andai a purificarmi dal fango di queste umide
grotte e dal fumo delle torcie, a una fonte che chiamasi la
fonte di Arianna. L'acqua scorre a stento sopra pochi
ciottoli coperti di borraccina, e non inverdisce le erbe che
a una debolissima distanza. A Nassos si parla d"^ Arianna
come di Omero a Scio, come dei cavalieri franchi a Rodi.
Poiché sono in Nassos e vengo di Creta, bisogna pur che
io parli anche d'Arianna. E veramente scesi quelle me-
t desime montagne dirupate che la trista Arianna aveva
t salite per interrogar cogli sguardi la vasta superficie dei
IV.
29
226 HARCBLLUS
* mari (1) •• Tutta volta, debbo dir per la verità, fra
.... Le figlie e le madri degli eroi
Di cui r imago come lieve sogno
Mi volavano attorno (2) ....
io queste classiche regioni la sorella di Fedra non fu mai
la mia favorita ^ ed io cerco tuttavia a capire, come una
donna cosi perfettamente sensibile quale fu V amante di Te-
seo, potè scegliere per consolatore il Dio del vino.
Sceso dalla montagna, ripresi addirittura la via della cit-
tà senza tornare a Langadia. Quel giorno pranzai dair ar-
civescovo latino, che dovetti lasciar tosto per andare a ri-
cevere in casa la visita delF arcivescovo greco. Questi,
giovine dignitario, conoscendo, per via delle rivelazioni
de^ suoi confratelli del Sinodo, la mia intimità col patriar-
ca Gregorio, mi fece alcune onorificenze, e si compiacque
dare udienza alle parole di concordia che gli feci suopare
agli orecchi a nome del suo venerabile capo . I primati di
Nassos vennero poscia, e finalmente comparve Pabate Mo-
the, cui io doveva pur fare alcune scuse, e ringraziamenti
polla sua poesia improvvisata ; egli mi stese cordialmente
la vecchia mano, che da buon compatriotta gli strinsi , e
e mi trattenni un pezzo seco, senza diffidenza e senza al-
tro pensiero. Gli parlai di tornare in Francia. » So benissi-
mo, diss'egli, che noi ci siamo ora presso a poco tollerati.
(l) AC ium prcniptos tristem conscendere moolcs ,
Unde aciem in pelagi vastos protenderei sstus .
Catullo, Tch, e ptlco.
(2) . . . TQvTc oyftiGoc, àn-onrxfts'vjj TrETrorr.Txi . . .
*0ff<Ta5 rì^difa-j àAo;fovc Wov , rt^ì SvyxToac •
Omero, Oilissi-a, canto \i, v, 221 ei 32if
VIAGGIO 227
» ma chi sa se questi tempi dMndulgenza dureranno?
» D'altronde, non son giovine: e, siccome dice Pantico
t poeta greco,
Le mie forze tutte
Sono inferme, mio caro ; il pie va lento ;
Dispossato mi pende dalie spalle
L' un braccio e l' altro • Oh ! giovine foss' io 1 (1)
» Resterò dunque a Vassos , non rimanmi da far altro di
• meglio. >
Partii per Sira verso la notte , in una barca n^enata da
Nassiotti: i miei marinai vollero fermarsi, quasi uscendo
dal porto, all'ombra dell'atrio quasi rovinato del tempio
di Bacco, che avrei avuto agio di misurare a mio comodo;
ma aveva veduto tanti disegni di quei resti, ne conosce-
va già tanto bene le proporzioni (che non hanno nulla di
pregievole), aveva tanta poca voglia di aggiugnere una
nuova descrizione o una ingegnosa soluzione alle moltiplici
conghietture degli antiquarii, ch'io mi limitai a fare il giro
de' pilastri fra gli arbuscelli spinosi di questo picciolo pro-
montorio, e a veder il sole coricarsi dietro le cime lonta-
ne di Citno e di Serifo,
Perchè a voler parlar di tutti quanti
Sarebbe il parlar lungo, e il tempo poco (Ì) .
(1) Où yàp ir* tfxntiat yuta, ^tXoc, woJec, ow^' in X^'i^^»
Omero, Iliudi-, raniu ^X1I1, v.627.
(2) Machiàvkllo , L'Asino d'Oro , cap. vi.
228
ARCELLDS
Passai la notte^ sdraiato sopra dei cespi di assenzio marino
poco distanti dalla barca.
Goll^ alba ricominciò il mio viaggio, che fu felice .
Trovata
La nave , a entrarvi e disnodar la fune
Confortava i compagni , ed i compagni
V entraro e s^ assidean sui banchi , e assisi
Fean co' remi nel mar spume d' argento ;
La Dea possente ci spedi un amico
Vento di vela gonfiator , che fido
Per l' ondoso cammin ne accompagnava (2) .
Questa dolce navigazione mi rammentava la Propontide
e i caicchi leggieri del Bosforo : cosi giugnevamo rapida-
mente sopra Sira, di cui scorgeva di già le cime verdeggianti.
Tutto ad un tratto un vento gagliardo di maestrale, soffian-
do daUe montagne delF Attica, venne a sconvolgere e ad
imbrunir le onde . Nel tempo stesso negri nuvoloni ci na-
scosero le isole dovMo voleva approdare, né c| lasciarono
più veder altro che quella dalla quale usciva. II tuono e
vividi lampi fecero piena la tempesta . Anche meno sarebbe
bastato per spaventare i marinari . Essi fuggirono , senza
darmi retta, fin nella rada di Paros*, tre ore d'un celere
viaggio vi ci ricondussero : in questo modo io aveva per-
duto il giorno tutto quello che aveva guadagnato la notte ;
(2) , Yidì yoL'inwì
"Ettàsto vriv£uir,j xaifinist ^s xuftara iai^uv,
o( 0 fTr tpniià
Ombro, OtUssca, canto xii, t. 168.
VIAGGIO 229
opera a rovescio di quella di Penelope , ma contrattempo
assai comone pei marinai .
Toccando la riva di Naussa licenziai la barca nassiot-
ta e noleggiai un battello genovese, a mezzo ponte, più for-
te per resistere alle burrasche delP Arcipelago. Gos\ aveva
più fiducia nel mio nuovo equipaggio comandato da un
capitano; non so pero se convenga dar questo titolo al ca-
po di tre uomini , uno dei quali era il luogotenente del
bordo , Faltro il timoniere, e il terzo il più sciagurato che
mai abbia abitato un fondo di cala: questa nave, con quat-
tro picciolo vele, larghe quasi quanto erano alte, dovea
condurmi ad Atene e lasciarmi dovHo voleva.
Nel mio primo viaggio non aveva avuto troppo da lodar-
mi delPospitalità dei Pari; questa volta, tradito dalla indiscre-
tezza dei Nassiotti, che fecero loro risaltare la mia gran-
dezza mi fecero festa: uno dei primati delP isola, rivestito
anche del titolo di agente di Francia, preparò per me, sotto
le volte della sna vasta casa, un solenne ricevimento. Di
subito mi condusse alle cave antiche , e ai nuovi scavi che
forniscono tuttavia marmi alle tombe ottomane. In segui-
to, mentre mi faceva passeggiare dal forte dì Naussa alla
chiesa greca e alla cappella latina ( tutti fabbricati di
marmo poco degni di osservazione) , fu imbandita una gran
tavola, ed io andai ad assidermici, attorniato dalle autori-
tà deir isola. In questo banchetto, che si prolungò in ragione
diretta delle onorificenze che mi si volevano fare, mi fu-
rono fatti assaggiare un dopo V altro i vini di Paros e di
Nassos, mediocrissimi secondo il mio gusto, poi la mal-
vasia del monte Ida , che parvemi eccellente .
AUe nostre ultime libazioni, le signore della citta eransi
riunite in una seconda sala. Le trovammo quasi sdraiate
sopra un divano che ne ricorreva le pareti ; una mossolina
j
230 MARCBLLUS
bianca a larghe pieghe le ravvolge come un mantello , si ri-
leva a modo di cappuccio sulle loro teste ed è stretta ai reni
con un largo cingolo di cuoio nero. Questo abito, che non
è senza grazia, non va più giù del ginocchio; qui comin-
ciano calze grossolane di lana, rosse od azzurre che avreb-
bero guasto la gamba di Venere .
Sotto quella foggia, notai molte donne d^un personale
elegante, e d^ un colorito che il cocente sole di Grecia non
aveva sfiorato . Nella serata,, una di esse alzandosi in tuonò
un canto assai patetico ; di subito tutti i cappucci furono
rovesciati sulle spalle e lasciarono brillare graziosi sem-
bianti, occhi quasi tutti cilestri, fronti ornate di treccie di
capelli nerissimi. Fu fatto cerchio; uomini e donne si me-
scolarono senza dividersi per coppie .
Da principio la marcia fu lenta e trista; era questo, mi
fu detto, il ballo di Arianna, e T esordio esprimea il do-
lore della amante abbandonata: poco dopo venne la gioia
air arrivo dì Bacco ; allora molte donne cantarono insieme,
e siccome il moto raddoppiava di prestezza fui pregato di
far parte della catena, che si prolungò eziandio di due vec-
chi che mi stavano seduti accanto: ci intrecciammo a modo
delle isole , cerchiando colle braccia le due ballerine più
prossime , ma dando la mano alle loro due vicine • Allora ,
Pondulamento di questa spezie di romaika si fece più ce-
lere; giravamo attorno alla stanza, ricondotti a tempo dalla
voce delle donne che alternavano i canti ; ma questo ballo
non perse mai una spezie di gravità. A poco a poco cessò; i
cappucci si rialzarono, ci dicemmo addio, ed io restai nella
sala deserta , dove fu messo su un letto per me sul divano.
L'indomane , 7 settembre, m'imbarcai sulla mia tartana
genovese : ribelle ai remi, ella andava col vento ; fu d' uo-
po dunque aspettare qualche alito favorevole sotto la punta
VIAGGIO 231
di Paro. À mezzogiorno facevamo via , e rasentavamo uno
scoglio di culi picchi acati e la base rappresentavano sif-
fattamente una grossa nave di fila, che nella guerra del
1770 una fregata russa durò a sfolgorarlo colle artiglie-
rie per tutta una notte! — E qui pure io ritrovava Omero:
Giove non consiglia forse Nettuno a voler
la nave. . . .
convertirla in sasso
Che di naviglio abbia sembianza , e oggetto
Sì mostri a ognun di meraviglia ? (I)
Alle tre, un superbo eclisse del sole^ il capitano erasi
munito di vetri affumicati per osservarlo con comodo , e
ciò mi dette una grande idea della sua perizia nautica .
Io mi posi sul ponte della barca , dove tenni dietro gra-
do a grado agli effetti bizzarri delP eclisse: il sole , cosi ri-
splendente su quei mari, si cuopre a poco a poco di un
velo; le isole di Serifo e di Thermia, che scorgevamo da
lungo come nuvoli , dispaiono g radatamente; le onde si os-
curano; alcune stelle scintillano nel cielo; la luce scemata
getta una tinta di corruccio attorno a noi . — lo provo una
sensazione penosa; parmi voler correre in aiuto di quel
sole pallido e malato, Laboranti succurrere Iuìkb (2) : ma
la mia compassione cessa allorquando Tastro vincitore ver-
sa nuovi torrenti di luce, e dispiega tutto lo splendore dei
suoi raggi rigenerati. — Giungo nel porto di Sira verso
'1) Oiévac /tOov. . . '
ìir,t hfjY, «à/.ov, iva OxvaxT'JwTtv à-zvTSv
"k'jQ piare 01.
OMERO, Olm'^, «Millo \ltl, V. I.J7.
(i) GiovEiiALE, Satira VI.
232 MABCELLOS
mezza notte : alcuni fuochi accesi dai custodi delie vigne
brillano sulle alture delF isola , siccome stelle nascenti al-
l''orizzonte.
Il di 8, andai di buon mattino alla città che siede sopra
acute roccie : quivi non giungo affatto straniero -, V agen-
te di Francia è un antico corriere delP ambasciata • Incon*
tro per via alcuni servitori che s^ affollano nei palazzi eu-
ropei di Costantinopoli , e tornano a passare i loro vecchi
anni in patria-, mi riconoscono e fanno a gara ad offerirmi
ospitalità. La popolazione di Sira, centro delle Gicladi,
ha passione a viaggiare. Le giovinette dellMsoIa recansi
anch'esse per cara vane tutti gli anni alla gran città per
servirvi le signore di Pera , e queste relazioni periodiche
non hanno mancato di alterare la semplicità e la purezza
dei costumi isolani. Quasi tutti i Greci di Sira sono cat-
tolici : andai a vedere il vescovo latino , mia vecchia re-
lazione; ei mi mostrò 9 sotto il portico della sua chiesa,
una pila da acqua benedetta, piedistallo d'Anna statua anti-
ca, e pella città, avanzi di vecchi marmi ed epigrafi tumu-
larle . Mi fece poscia condurre dal suo epUropos ( cancel-
liere laico) sull'altura dei Cinque Molini^ donde scorgeva
ancora lo scoglio di Serifo, già popolalo delle vittime di
Tiberio, e T ombra di Gitno, celebrata per le sue acque
calde. Dopo una corsa di due ore attorno agli orli spazio-
si di Sira, me ne tornai al porto; e ripigliando il model-
la mia navigazione , avevo, già prima della notte, girata la
puqta meridionale dell'isola.
Il di 9, mi soffermo sul far del giorno in una cala del-
l' isola di Zea , alle falde del monte Marpeso che mi provo
a salire: quest'alta collina, cui fu dato il nome della ce-
lebre montagna di Paro, lascia pure vedere alcuni fran-
tumi di marmi e di crislalli. Mi fermai nella mia peno-
VIAGGIO 131
sa passeggiata, appena potei dominar coli' occhio la città
dì Coreso, posta salla riva del mare , e le rive d' un tor-
rente dalle profonde rupi, che devasta nell^iaverno le cam-
pagne di Zea, sotto il bel nome di Bnme Elissos.
Io mi rimbarco : e passando con un vento favorevole
di oriente lo stretto che mi rimane a varcare , giro la pun-
ta della Macronesa^ che appellasi anche Cranae , io osse-
quio d'un epiteto d'Omero: isola testimone della prima
infedeltà di Eleoa,aI dir di certi autori, o sivvero della
seconda, al dire di alcuni altri.
Tocco finalmente l'Attica, egetto l'ancora all'ombra
del capo Sunio. Il sole illumina ancora le antiche colonne
del tempio di Minerva : — io mi slancio sulla riva .
GRECIA
J. . «♦ • ' • .
• i' * M'J I'. 'I A 1 .<
CARTA DKLL* ATTICA
f
L
<. .
AOITTA 'jj-a atjiao
CAP.xxn.
l'attica— il capo SOSIO
IL PIREO — ATENB
LllElIt, Poni» UlÓH
ì L'ANDO io saltava di gioia cosi al-
1 Li vista del capo Sunio, era gio<
vane, caldo, avido d'iolerroga-
Capo snnio cc quolle coDtrade tanfo piene di
ricordi del tempo che fu ; ardeva di vedere se ì promon-
torit e le campagne d'Alene erano veramente tali qua-
238 MARCBLLUS
li me le rappresentava la mia fantasia classica. Un solo
uomo, e quest^uomo m^ aveva fatto dimenticar tutti gli
altri viaggiatori 9 traversando il Peloponneso per anda-
re ad adorare il gran sepolcro , aveva, passando , raccon-
tato al secolo decimonono la Grecia , la sua desolazione
e le sue ruine ; resta allora qualche cosa da dire su quella
terra, che era tuttavia per me la patria di Socrate e di
Leonida .
Ma oggi che il sogno dello Chateaubriand si è realiz-
zato, che t le vie sono aperte, gli alberghi fabbricati,
t che i Agli di tutta T Europa possono imparare airuni-
• versità d^ Atene il greco letterale e il greco volgare;
• quando una folla di Svizzeri e di Tedeschi si mescola
» agli Albanesi (1) ; • finalmente quando tutti viaggiono
e che quasi tutti scrivono , che rimane da fare ? Se le co-
se vanno in seguito come per lo passato ( e perchè nò7 ),
ogni casale greco o turco avrà il suo storico, ogni Bedui-
no il suo biografo. In questa occasione, siccome in mol-
te altre , la stampa , * questa fonte sempre versante bugie
senza numero, t come la chiama il Cooper — Everbubbling
spring ofendless lies (2), — la stampa, dico, prodiga anzi
che benefica, dà al pubblico molto più ch^einon chiede:
in questo modo tutto è conosciuto, ridetto, vecchio, fin' an-
che queste riflessioni, che sono una spezie di reminiscen-
za, e che io credo aver lette non mi rammento più in qual
giornale periodico.
(1) Veggasi ntWIUnerario quel sogno tanto strano che data dal 1806. Pro-
digiosa Intuizione del genio ! Era dato allo Chateaubriand di esser profeta, an-
che In sogno . / sogni vengono da Dio , dice Omero : Kac yap r' o va/9 sx
Aid'c l'ffTiy .
(s) COOPER' s, Works, Progress of errour.
Y1AG610 239
All'^epoca felice del mio viaggio , nulla aveva peranche
raffreddato il mio entusiasmo. Corsi al tempio di Sunio
alla voce di Platone , soprannominato divino per universal
consmtimento ^cui ninno ha osato contrastar gli ^ dice Mon-
taigne • Riandava fra me e me gli insegnamenti della elo-
quente sapienza , e credeva vedere il venerabil filosofo as-
siso air ombra delle colonne di Minerva, stendermi le brac-
cia e chiamarmi. Io traversai di subito, per sentieri appe-
na tocchi , dei boschi di guerci vallonifere e di citisi ;
ma poi, per salire il promontorio scosceso, non trovai piìi
traccia , non trovai più strada . Mi procurai un aspro
passaggio attraverso cespugli spinosi e bronchi , abbran-
cando colle mani talora insanguinate i rami degli arbo-
scelli, dei mirti, e gli angoli taglienti delle roccie. So-
litudine dovunque, dovunque silenzio: io non sentiva al-
tro che il rumor dei miei passi , e del mio respiro affanna-
to; soltanto , quando giunsi a toccare i primi rottami del
marmo, una brigata di pernici mi fuggi fra i piedi, e an-
dò a posarsi negli scopeti vicini , lasciandomi solo con Mi-
nerva e colmici pensieri •
Qual omaggio pomposo alla dea protettrice dell* Attica !
Quelle grandi colonne di marmo bianco dominavano da
lunge i mari sottoposti alle leggi d^ Atene, e cuoprivano
quasi di un^ egida le isole soggette. Oggi il tempio io rui*
na è ridotto un segnale pei naviganti smarriti, e un rifu-
gio di pirati. Altra volta le nazioni si affollavano alla sua
ombra , ora fuggono i suoi scogli e le «uè solitudini I — lo
m'* assisi presso un frantume di marmo, in mezzo delle
erbe ingiallite. Stava di sopra al mare pia alto della casa
del Tasso sulle onde di Sorrento ; e lo scoglio , anche più
perpendicolare , celandomi la base lasciavami scorgere sol-
tanto un abisso pauroso.
240 MABCBLLUS
Stavami ÌDDanii V isola d'Elena, Andrea dai floreali vi-
gneti , Giaro tristo e deserto ^ e in lontananza le ombre
delle Cicladi . Il mare placido e quieto stendeva sotto gli
ultimi raggi del sole le sue vaste pianure, solcate dalle
liste azzurrine delle sue correnti . Di tanto in tanto, leggie-
ri aliti vespertini, troppo deboli per imbiancar le creste dei
flutti , increspavano le onde che rendevano scure in pas-
sando. Questi soffi, giunti alla riva, facevano smuovervi' e
stormire le foglie dei platani di Sunio, senza agitarne i
rami, lo respirava, in queste brezze balsamicbe, le ema-
nazioni deir isole , la freschezza delle onde , e il profumo
dei mirti fioriti ai miei piedi.
Mi lasciai andare tutto intiero alle delizie delle mie sen-
sazioni patetiche e di quella felicità contemplativa • Il so-
le , coricatosi dietro le cime del monte Laurio , avea dato
luogo al crepuscolo , il crepuscolo alla notte , ed io pensa-
va ancora : uno scoppio che veniva dalia baia , dove co-
me un punto nero scorgeva legata la mia barca, mi scos-
se dalla estasi poetica ; era un colpo deU^ unico nostro
cannone, e mi spiegava F inquietudine del mio capitano.
Obbedii alF ordine di ritirata, e con pena riguadagnai la
riva e la tartana . I vapori della sera s^ erano dissipati , la
notte brillava di stelle ; feci stendere la materassa sul pon-
te, e m' addormentai in faccia al tempio , pensando tutta- |
via a Platone ed a Minerva. i
Non stette guari a sorprenderci in quegli ancoraggi so-
litarii un alternar di remi battuti che ci si avvicinava;
quasi subito la tartana fu avvicinata da una
Rapida nave, cui robuste braccia
E nerborute davnn moto ...... (1)
(l)^y> 0&À> 8v J* àvd'pt; «Tav nolitq re xaì «V9>ot.
Omero , Inno ad Apollo , v. 302.
! VIAGGIO U\
U capitano fa presto a dirmi sotto Toce^ che oravamo as« \
saliti dai corsali , e che la loro moltitudioe ci avrthhe fat* i
to resistere ioatilmeote; m^ assisi perciò sopra un hancoi |
aspettando il mio destino. Ma i pirati ^ poco curavansi di |
spogliarci : io volsi loro la parola in greco ^ né stetti trop* )
pò a capire ch^ essi avevano paura di noi, quanto noi di I
loro 9 e tutto male a proposito : eri un l>attello menato da
sei giovani marinai , un rti$ , o timoniere, con mustacchi
bianchi, e tre passeggieri ; partiti dappoi un mese da Rodi
per Tessalonica, andavano, sema carta e sema bussola, da j
unMsoIa air altra a seconda del vento, e poco incuranti |)er i
servirsi spesso del remo • I marinai mi domandarono su
i quali coste eravamo, se I^ ancora;;gio era sicuro, e se po-
teva dar loro qualche direzione pel rimanente del loro
viaggio: io aveva una buona carta geograOca nel mio por-
I tafoglio , e vi cercai tutte le notizie utili al loro itinerario .
Del rimanente, parvemi molto curioso, che un selvaggio na-
tivo deirAquitaoia insegnasse la via della Tessaglia a del
Bodii: sapientissimi navigatori deir Arcipelago antico (1).
Appena il sole gittò sul mare lunghe traccie della sua luce
verso le alte colonne di Sunio, m^allontanai dalla riva, do*
vela mia barca era tuttavia nelPombra, lasciando il servi-
tore a bordo. Detti al capitano le mie istruzioni nautlctie |
gli ingiunsi di passare fra il capo Laurio e Pisola di Pa-
troclo, di girare piccolo isolotto d^Axema, e di aspettar*
mi in faccia di Eleusi, in una cala angusta dove altra volta
dovea trovarsi il villaggio d^Egilia, alle falde d^uoo dei
fianchi del monte Imeito* il vento di terra, che sofliava,
nr* 31
242 MARCBLLUS
dovea fargli facile qaesto tragitto. Io promisi di farmi tro-
vare a Egilia verso mezzo giorno , calcolaBdo che non mi
occorrerebbe maggior tempo per varcare le ultime altu-
re del Laurto.
Il capitano azzardò certe obbiezioni; dicendomi come
Mercurio ad Ulisse nell^ isola di Circe :
Perchè ignaro de' luoghi e tutto solo
Muovi COSI per queste balze a caso (1) ?
Ma io non badai alle sue osservazioni ; poiché, almeno una
volta nella mia vita, volli profittare sulle colline delP Attica
di una di quelle mattuiate di settembre , cosi favorevoli
alla caccia , di cui sapea tanto bene godere pelle pianure
del mio paese. D^ altronde , non so qual istinto m^ avver-
tisse che Mmerva aveva lasciato qualche impero a Diana
in queste solitudini (2) •
Mi cacciai nel bosco collo schioppo e col cane. Era la
stagione in cui le quaglie viaggiano in numerose brigate sa
tutte le coste marittime ; ne vidi molte fra le folte erbe
delle radure; poi tortorel^e,, anch^esse di passaggio che
volavano a coppie. Nulla stoppose ai miei piaceri, che era-
no variati da altre brigate di pernici ed anche da lepri , e
traversai cosi , correndo dietro alla mia preda, le alture
che separano il Sunio dal golfo di Atene •
La vegetazione era in tutto il suo lusso; calpestava pra-
terie che la faJce non ha mai tocche . Sotto lunghe gra-
(1) Un ^* aCiT&j;, Uff^vi , ii axciac ipyjat cioq
XfktpO'j òìi^piq idtv ;
Ombro, OdìMea, lib. x, ▼. 181.
(2) Experiérisnon Dtanam magis monHbutquam Minervmm inmran,
PLIHIOy llli. I, Leu. 6.
VIAGGIO S43
migne seccate agli ardori del sole, brillavano il colchico
violetto , e r erba pio verde ravvivata dalle prime pioggie
dell' autuimo ; poi, botri carichi di olivi salvatici , di len-
tischi e di cedri nani • Ghirlande di viti silvestri e di pam-
]Mni arrossiti dalla stagione, ove i tordi delle monta-
gne avevano lasciato alcuni grappoli d' un' uva, intralcia-
vano quegli arboscelli che insieme crescevano. Scesi fi-
nalmente le colline in mezzo a macchioni fioriti, per sen«>
fieri guerniti di cisti e di cespugli rosati della centaurea •
Giunto al pendio dei monti che s'abbassano verso il
mare Saronico , incontrai dei boscaieli che mi rimisero
in via ; cosi mi trovai presso alcune capanne dove doveva
essere V antica Anaflisto • Di quivi, girando attorno agli
scogli e costeggiando la riva, raggiunsi la mia tartana in
riposo dappoi un ora n^la cala che le aveva indicata, e
subito spiegammo le vele verso Atene • Distesi la mia cac-
cia sul ponte, scelsi quel che mifparve più degno della
mensa del signor Fau vel , e il rimanente fu preda del mio
picciolo equipaggio.
Infrattanto, un vento di fuori ci spingeva rapidamente
Verso il Pireo. Rasentando ora la riva, davamo volta al capo
Zoster e ne toccavamo quasi le roccie di granito e i suoi
arboscelli sporgenti sulle onde ; tal altra volta scansavamo
gli scogli delle isote Phaura , Hydrasa e le punte di terra
biancheggianti che Serse fuggendo dopo la battaglia di
Salamina , avea prese nella notte per vele dell'armata ate*
niese , e più rapido fuggiva (1) j come scrive Erodoto.
xaì r/fsuyov ire noiXlov,
Erodoto, Ub. viii, eap. 107.
2«4 MARCELLTS
GiuQti alla piaggia di Àlimos, facemmo il giro intero della
rada di Falera • Nel mio pensiero io andava riponendo so
queste rive deserte i tempi di Venere e di Giove; poi, pas-
sando davanti al porto di Monichio , io entrai nel canak
ehe conduce ai Pireo 9 e salutai le pietre nere cbe porta-
ne il nome di sepolcro di TemiitocU • Queste ruine^ a fog-
giadi aliare — ^%ifiou^ii; (1) —9 non potrebbero essere an-
che un^ ara di Nettuno dove i naviganti sacrificavano pri-
ma di mettersi in via? E Teroe di Salamina non merita
forse d^ esser confuso col dio de^ Mari ?
In pochi minuti sbarcai dalla tartana, mi accomiatai
dal mio equipaggio genovese, ed avviai per Atene il mio
servo e le mie robe , dopo aver sodisfatto alle esigenze
dei doganieri del Pireo .
Avevo spesso ripetute le parole di Properzio nelFat-
to di partir per Atene : t Appena avrò tocche le rive
t del porto Pireo , mi spingerò verso la citta di Teseo ,
» per quella via cbe si divide in due lunghe braccia (2) »
E specialmente avevo sudato sul Giovine Ànacanij a stu-
diare le piante dei contorni d^ Atene e dei lunghi muri'j
cosicché ostinatamente ricusai una guida , e sdegnai per
fino di andar per la via segnata ! Fidandomi alle mie me-
morie, cominciai ad attraversare la pianura, facendo del
Partenone come lo scopo della mia corsa in linea dritta .
Finche non traversai cbe stoppie e praterie , la mia di-
rezione ebbe buon esito ; ma ben tosto selve di olivi na-
(1) Plutarco, Viu di Temistocto .
(2) . . . Ubi Ptraei eapieni me lUiora porius,
Scandam §g9 ThéiiOé brachia longa fnae .
PlOPtftZIO, lib. Ili, El. 21.
YIA€€IO 2U
scoodeiidoiiii il tempio di Minerva , deviai senta accorger*
meoe, e per orìzzootarini cercando il letto del CeSso y |
caddi io paludi di coi il Giovine Ànaearsi non parla • in |
snlie prime le credei racilmente guadabili , e pieno di
scolaresca vanità, non volli per onore rincular d^ un pol-
lice. Mi cacciai allora Trancameote e sempre più in un
suolo fangoso, in mezzo a giunchi e cespugli d^ iWs • Le
gambe erano già inzuppate di quella melma liquida, e
non so dove m-avrebbe condotto la mia sciocca caparbietà,
se una voce che mi pareva conoscere non mi si fosse fatta
sentir da lontano . • . t Signor Marcellus , fermatevi , qui
» non siete pelle vie di Costantinopoli ; queste sono paludi
t donde non potrete uscire se vi ostinate • Tornale , tor-
t nate sulla strada buona » • — Questa volta io non ave-
va quasi più bisogno delle mie solite illusioni, per credere
di aver sentito la voce di Minerva*, imperocché nulla v^era
di più prudente di quel consiglio caduto dal cielo; io tor-
nai addietro adagio adagio, e scòrsi sur una via vicina
alla palude, un Greco che mi seguiva coir occhio. Aveva
un cavallo a mano, e mi faceva segni e gesti animatissimi
da lontano .
Appena mi vide in buona strada, venne a baciarmi la
mano . » Effendi , mi disse , riconoscete il vostro povero
» Yani ? Io che v' he tante volte guidato fra le selve del
> Bosforo, doveva salvarvi anche dalle paludi d'Ate-
» ne ». —Avevo bisogno di questa voce e di questi accenti
fraterni per cancellar la brutta vergogna che mi restava
della mia malavventura. Abbracciai cordialmente Yaoi, e
volle ad ogni costo che il suo cavallo mi conducesse (ino
ad Atene, mentr*egli allegramente mi camminava accanto.
Yani era di Sira • Lo avevo trovato fin dal mio primo
giugnere a Costantinopoli, colla livrea del palazzo di Fran-
246 MÀRCELLUS
eia, ed io me gli era affezionato. Mi servi per un pezzo ^
e svelto ed astuto com^ era lo aveva fatto soprinteodente
delle mie caccie ; ma Yani 9 incostante come un Greco, o
come un Francese, si annoiò della vita monotona di Co*
stantinopoli ; volle riveder gli scogli di Sira, e non stette
molto a stancarsi della sua isola natale : cosicché, dandosi
di bel nuovo alla vita dei viaggi , aveva accompagnato un
Inglese ad Atene ; e allora appunto veniva da noleggiare
una barca al Pireo pel suo nuovo padrone, quando s^ im-
battè nell^ antico. Allora mi prese sotto la sua protezio*
ne , ricominciando il suo servigio come se non Io avesse
mai lasciato ; mi fece traversare senza fermarsi e senza
difficoltà il corpo di guardia turco che vigilava alla porta di
Atene , e mi lasciò soltanto allora che m^ ebbe |condotto
presso il signor Fauvel, e posto sotto Tombra della autorità
consolare •
Di tutto quello che Atene doveva offrire idla mia cu-
riosità , il signor Fauvel era V oggetto ch^io bramava più
ardentemente di conoscere. Nel mio pensiero, il vecchio
antiquario teneva il suo vero posto Ti in mezzo ai grandi
monumenti d^ un^ altra età, e sMdentificava in qualche
guisa cogli ediflzi che doveva spiegarmi . lo me lo figura-
va seduto alla porta di questo vasto museo , sotto la for-
ma di Giove - Custode .
U signor Fauvel m^avea preparato nella propria casa una
camera accanto alla sua • Questa camera era il suo gabi-
netto d'antichità e la sua biblioteca. Ci vidi subito, come
neir Adone del cavalier Marino ,
• • . • gran quanlilà di libri iciohi ,
Ch' avean mal conce e lacere le carte ;
Taid sossopra in un gran mucchio accolti »
VIÀGGIO
247
GiaceaD negletti al suol , la maggior parte
Rosi dal tarlo , e nella polve involti (1) .
Più in là, sopra ogni seggiola, eraoo uno o due fram-
menti di marmo ; migliaia di chiodi fitti nelle pareti so-
stenevano pezzi, bassi rilievi o gessi slK)zzati; negli angoli
alcune statue non intere^ sulle tavole, medaglie, arma-
ture arrugginite, una freccia dei Persiani morti a Mara-
tona: tutto in una tal confusione, che Tabile artista avreb-
be solo potuto raccapezzarvicisi • U letto era appoggiato
al muro , in mezzo a questi avanzi polverosi ; e la prima
sera , avea appena posato la testa sul capezzale , che sentii
una mano passeggiarmi fra i capelli j io afferrai quella
mano rabbrividito ; elPera di marmo. Era il braccio di
una statua di Venere , che, sospeso a un filo di ferro , on-
dulava ancora lungo il muro , per la scossa data da me
al letto nel coricarmici .
Confidai ciecamente al signor Fauvel la direzione delle
mie escursioni antiquarie . 11 dotto archeologo era grato a
questa sommissione passiva tutta a prò del viaggiatore :
ogni sera dava il piano di campagna per V indomane ; ora
seguitando V ordine cronologico , mi faceva ammirare i
progressi delia architettura greca ; passava per gradi da-
gli incunaboli deir arte al suo apogeo , e produceva tipi
{HTcziosi delle fasi intermediarie. Ora , ricordando la ge-
rarchia mitologica mi conduceva dalle colonne di Giove
Olimpico per tutti i monumenti delle divinità secondarie ,
fino al tempio di Teseo semidio. Altra volta, quando obbe-
dendo ai suoi doveri consolari aveva letto i giornali di
(I) Marino , Adone, Canto x.
248 MÀECBLLU9
Francia tanto lenti a giugnerci e le parlate dei deputati:
Andiamo , dicevami il malizioso vecchio , andiamo al
Pnyx , a dimenticare questi tenebrosi dibattimenti al-
la voce di Demostene » — Se parlavamo del commer-
cio e dei prodotti della Grecia: » Venite, dicevami , allM-
gora^ ora bazzarro: è pur sempre la stessa cosa , tran-
ne il mutamento del nome ; là sono sempre le botteghe,
ma voi non vi incontrerete più quelle venditrici di erbe
delle quali Alcibiade temeva le burle , e che fecero ar-
rossir Teofrastodi non essere Ateniese. • • Vedete, ag-
giugneva, quella torre quadrata con un orologio, nuo-
va, pesante, sgraziata che domina il mercato? E stata
eretta da lord Elgin , come una spezie di ammenda ono-
revole delle sue rapine; ma non vi pare alFopposito che
ogni ora ch^ella batte debba ricordarle? Cade veramen-
te a proposito di ripetere con lord Byron : Erostrato ed
Elgin sono per sempre immortali nella maledizione degli
uomini! e forse il secondo vai meno del primo? (1) Ha,
a proposito del Biron, salghiamo ai Propilei: ecco il suo
nome sopra una colonna del Partenone ; ho veduto inci-
dervi io stesso , colle sue mani quel sanguinoso epigram-
ma contro il moderno Alarico. Quale indignazione bril-
lava allora nei suoi occhi, quasi sempre melanconici!
Ho veduto anche, molto tempo prima, un poeta meno
appassionato, F abate Delille, scrivere alcuni versi facili
ed eleganti su questi marmi; non vi resta oggi altro che
il nome, eccolo là, segnalo in caratteri tanto regolari ! ed
(1) A]ike comlemned for aye to stand accursed ;
Perchance the seoond vller than the first.
BtROSi'S , Cune of Ifioenra.
VIAGGIO 219
io non riveggo mai senza palpitare questo nome del pri-
mo dei nostri poeti francesi , che ha visitato e cantato
la mia Atene prediletta . Ero con lui quando entrai al
Partenone per la prima volta, né mai io lo lasciava; una
tenera ammirazione mi teneva attaccato a tutti i suoi
passi . Accanto a me scrisse le pagine ispirate della Ima'
ginazione^ e mi insegnava a dir, com^egli, alla sven-
turata Grecia :
Del tuoi palagi , dei tuoi templi sparsi ,
Ogni avaozo solenne in sua vecchiaia,
Sembra dovunque ancor i luoi deserti
Ripopolar . . . • (1)
Qualche volta, quando la conversazione face vasi meno
seria, e che io gli domandava schiarimenti sui moderni
costumi delle Ateniesi , delle quali ammiravo la bellezza :
» Io vo^ mostrarvi , mi rispondeva la dotta mia guida , il
• loco dove io pongo la casa d^ Aspasia ; » — e cammin
facendo, il caustico narratore citava sui costumi delle an-
tiche protette di Minerva, come pure sulla civetteria delle
nuove abitatrici d^ Atene , certi tratti che valevano i dia-
loghi di Luciano .
Mi lasciai dunque andar senza ritegno alla dotta dire-
zione del signor Fauvel, né con lui o senza lui io faceva
se non ciò che mi diceva di fare. Nella sua lunga spe-
rienza egli aveva osservato gli eflTetti delle sue rovine sulle
imaginazioni dei viaggiatori; aveva calcolato la natura
(I) Partout de tes pa'ais, de tes temples épars,
Quelque reste imposant , dans sa décrépitude ,
Semble encore à lui seul peupler ta S4)litude . •
Delille , I macinai lon , eh. Vll<
IV. 32
2:a)
HARCELLUS
delle impressioni , la portata delle remiDiscenze ; e presen-
tandole con nna abile simetria 9 procurava a ciaschedano
godimenti particolari, senza lasciare indovinare il suo be-
nevolo artificio.
Fin dal mio arrivo, mi condusse al Partenone, che me-
ritava i miei primi omaggi . Voleva presentarmi la città ,
r Attica e le sue montagne, come si pone sott^ occhio una
gran carta dMnsieme prima di svolgere le piante speciali.
» Serbiamo per un altro giorno le particolarità , dicevami
» il signor Fauvel, stasera vi lascio solo, né vò guastar la
» vostra prima contemplazione . •
La scena era sublime : il sole si coricava dietro P Acro-
Corinto; era Torà in cui Socrate avea sorbito la cicuta.
I miei sguardi spaziavano sulle vie d^ Atene, sulle sue tor-
rette e i suoi giardini , sul tempio di Teseo e il suo pal-
mizio solitario; poi sui campi seminati e sulle foreste di
olivi del CeQso. Air orizzonte , il monte Icaro ci cuopri-
vala Beozia; il mare scintillava verso il Pireo e alla spiag-
gia di Sa lamina. Io volgeva il dorso al Partenone , alFlIis-
so, airimetto; questo gran quadro era ammantato d^ una
luce cosi dolce e cosi trasparente , il sole lo vestiva di co-
lori di rosa cosi pallidi. Tarla era tanto pura e tanto leg-
giera, che dimenticando i ricordi della storia e i monu-
menti che il tempo distrugge, io dedicai tutti i miei pen-
sieri a quelle maravigliose bellezze della Natura che il
tempo consérvif , moltiplica , e di cui la Grecia offre do-
vunque lo spettacolo,- attraverso il prisma del suo clima
benefico.
Dopo questo esordimento il signor Fauvel aprì subito il
giorno dopo un corso regolare di antiquaria . — Ma che
può dirsi di Atene alla giornata ? Ogni trivio è stato fru-
gato , ogni strada descritta . La città di Teseo ha i suoi ma-
VIAGGIO 251
naali e i suoi Ciceroni come Roma e Firenze: ella era me*
no conosciuta quando io la percorreva colla mia vecchia
guida ; ma quelle lunghe ore che passavo a contemplarne
gli avanzi, a studiarne la topografia antica e moderna,
non debbono lasciar orma che nella mia memoria. 11 rac«
contar tutto ciò riuscirebbe monotono , tanto più che ora
è anche superfluo . Io mi limito perciò a poche note rapi-
de, solo per non interrompere affatto la cronologia del
mio viaggio.
E di subito, il tempio di Teseo , il meglio conservato di
tutti i monumenti greci, mi fu spiegato da cima a fondo dal
signor Fauvel, cominciando dai bassorilievi di Fidia fino
alle tombe degli Inglesi, cui, da quaranta anni a questa par-
te è saltato in testa lo strano ghiribizzo di andare a farsi
sotterrare alF ombra e sotto la protezione del vincitore del
Minotauro . Sopra una colonna della facciata occidentale ,
lessi: — De/t7/e, 1784 — ; e una mano abile, quella dicerto
d^un compatriotta , avea cìnto questo nome con una ghir-
landa di rose , scolpita recentemente sul marmo.
Usciti dalla città , abbiamo percorso le solitudini delia
tribuna delle concioni , sito per lungo tempo incerto , che
il signor Fauvel credè aver ritrovato da due anni: le mu-
ra delP Acropoli , costruite o restaurate in tre epoche ben
distinte , le mura della città attuale , e il monumento di
Filopappo sulla collina del Museo, spezie di specola cen-
trale, ci passano T un dopo P altro davanti: riscesi nella
pianura di Limnea veggiamo le ruine del tempio d^ Escu-
lapio, i resti del teatro e del tempio di Bacco, il letto
dellMIisso asciutto e poi veroso allora , la fontana di Calli-
roe , r antica traccia delle sue cascate, quando i torrenti
deirimetto, ingrossati dalle pioggie dMnverno , pagano il
loro tributo ai suoi nove canali {iy^ià /&ou>o() ; poi un tem-
252 MARCBLLUS
pio di Cerere ruiaato , sono ora quarant'anni , e un altare
della Vittoria.
Finalmente io giungo allo Stadio: tutti i gradini di que-
stMmmenso anfiteatro sono spariti, rotti o dispersi . Ram-
mentasi il signor Fauvel di aver veduto da giovine un
ultimo pezzo informe di marmo pentelico, che si potreb-
be , diceva , ritrovare nel museo di Londra , e che non me-
ritava un viaggio così lungo ! Distinguesi ancora la via
dei Carri . — Le fanciulle e le donne Ateniesi fanno oggi di
questo stadio deserto un convegno superstizioso: e quando
chieggono al cielo un fausto imeneo, il ritorno d'uno
sposo, o la salute d'un Aglio, legata con un filo cremisi
una moneta in mezzo ad un fazzoletto ricamalo , vanno a
porla sulla antica via dei Carri con un poco di miele ,
una tazza di latte, pane e mandorle; poi se ne vanno, in-
vocando le Parche , e dicendo : • Dee Parche , che presie-
» dete al fato delP Universo , vogliate anche aver cura
• del mio fato. • (1) E questo sortilegio, dove il signor
Fauvel pretendeva scuoprire qualche lontana tradizione
dei misteri d'EIeusi , è molto praticato in Atene.
Tornammo dal panteon d' Adriano : così vuole il signor
Fauvel che si chiami , serbando il nome di Giove Olim-
pico per i marmi delP Agora . L^archeologo parlavami
sempre con un certo disprezzo di quelle colonne corintie
che farebbero la fortuna e T onore d'una delle nostre
grandi città francesi ^ ei vi riconosceva uno stile di deca-
denza, e non passava mai sotto la loro ombra senza lanciar
qualche epigramma alla Voltaire contro il dervicco stili-
ta che abitò ventanni la loro cima. Rientrammo in cit-
tà per la porta d' Adriano , ed ammirammo sulla via la
(l) Motore, oVo'j f*oi;à^2T€ ròv xo^j/òv, fiotfàtirc xacc/xcva.
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iil»ì I \l.i 'I'. I C irri • tììj un poro di ni" W .
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• tivtT'^o, vOj^!' i^' «inr'u.» a>tr r'jra
. I r|U4*siv) soriìle;?ìo, ..»»>* il >Ì4nor
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VIAGGIO 253
oltagona Torre dei Venti , com^anche le sue sculture co-
lossali. — Terminò così la prima giornata delle nostre pas-
seggiate.
Due cani di razza inglese , compagni inseparabili del
signor Fauvel , ci avevano preceduto costantemente nelle
nostre escursioni, fermandosi da se stessi in quei sili do-
ve il loro padrone soleva applicare i suoi dotti commen-
tari!, questi fidi animali, nei quali P istinto stava a sup-
plire alla scienza, avrebbero potuto servir anch^essi di
guida in Atene.
La nostra seconda giornata non fu di minore interes-
se. Rividi a mio beU^ agio V Acropoli e tutte le sue ricchez-
ze : i Propilei , il Tempio della Vittoria , poi il Partenone
in tutti i suoi avanzi , in tutte le sue fasi storiche illu-
strato dalle spiegazioni del signor Fauvel. » Su questo edi-
fizio magnifico , dicevami egli , le opinioni sono tante
quanti gli antiquarii : ognuno vuol avere il suo sistema
e la sua preferenza. Un^ artista , colpito da queste mae-
stose mine , dirà sospirando : — Oh come gli antichi
architetti erano grandi al paragone dei nostri ! — e
un altro artista, perduto nella immensa basilica del Va-
ticano , sclamerà con trasporto : — Oh gli antichi non
valevano noi! — Questi due uomini, se sono Francesi,
saranno genti da battersi o da sprecar botti dMnchiostro
per sostenere la loro asserzione esclusiva ; e , pesata ben
bene, a che poi si riduce ella? a questo precisamente,
cioè: che gli antichi non costruivano chiese sulle rive del
Tevere , e che noi non fabbrichiamo templi in Grecia . »
Vedemmo poscia i tre templi, quasi contigui, d'Eretteo,
di Minerva Poliade, il Pandroseo colle sue volute ioni-
che , e quelle cariatidi , modelli perpetui d^ una eleganza e
d^una grazia inimitabili. Tornati in città dopo aver pene-
2)4
MARCELLUS
trato nella grotta di Pane, visitiamo il tempio dWngu-
■
sto, la via dei Tripodi, e, quasi per puriQcarmi da tante
contaminazioni pagane , andai ad assidermi sullo scanno
del padre Paolo , il piii umile dei religiosi di san Fran-
cesco . Costui sta ad ascoltare con emozione i miei racconti
di Gerusalemme , mi interroga sui suoi fratelli , sulla mi-
seria dei conventi, sulle persecuzioni solite • » Sono andato
» io stesso a prostrarmi ai piedi del santo Sepolcro, mi
• disse ; poi sono stato mandato in Grecia • E là , soventi
• volte , come V apostolo di cui io porto il nome , mi at-
> tristo , e il mio spirito si rivolta in se stesso quando
1 vedo V idolatria regnare per tutta la città (1) » .
All'ombra di quel piccolo convento che abitava il padre
Paolo , avrei potuto figurarmi d^ esser tuttavia in Palesti-
na, se , per ringraziarmi delle consolazioni eh' io gli ave-
va date, il buon cappuccino non m'avesse fatto minu-
tamente ammirare la lanterna di Demostene , dove è na-
scosta la sua povera cella .
(I) Paulus auiem quumAthenis eo$ expecktrei, incUabaiur jptrthi«
ejtu in ipso , videns idolatriae deditam eiviiaiem .
Atti Hpgli Apostoli, rap. wir.
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Mi^^o-
GAP. XXIH.
CORINTO — ARGO — ISOLA EGINA
(1820)
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NFRATTAKTo le mìe giornale scor-
revano rapide ad Atene. — lo mi
lasciava andare a poco a poco a
quella mollezza melaoconica ^ &•
glia del clima , e alla beatitudine d' un ozio totale di mez-
zo a quelle ruine cosi familiari, per dirla così , e cosi fa-
vorevoli ai divagamcDli del pensiero . Altre ruine meno
o I
25G M A R C E L L IJ S
accessibili m^ attraevano verso il Peloponneso: mi avanza-
vano pochi momenti prima delFarrivo della Estafette^ che
doveva svellermi air Attica ; feci dunque di tutto per prò
fittarne onde vedere quel più che potrei della Morea.
Fornito di mille istruzioni verbali e di alcune note ma-
noscritte del signor Fau\el, noleggiai cinque cavalli che
dovevano portare il mio servo, le mie bagaglie, il gian-
nizzero 9 la guida e me . Questa rapida escursione è una
di quelle in cui mi sono più divertito; non già che le mie
ricerche su questo antico terreno siano state profonde , e
eh ' io possa vantarmi d' una scoperta od anche d^ una os-
servazione sfuggita ai miei predecessori-, al contrario, ho
trascurato , e ne fo confessione , mille colonne in piedi ,
mille capitelli rovesciati, da Eleusi a Sidone: ma nella
mia incuria, ho trovato un incanto inesprimibile a per-
correre quei bei mari , quelle celebri montagne , durante
la stagione più favorevole ai viaggi . Avrei perduto il tem-
po se avessi voluto interpretare a stento iscrizioni tutte
belle e tradotte, descrivere mine disegnate già per piedi
e per pollici , insomma a citare borghi e ruscelli regi-
strali su tutti gli itinerarii . Era meglio lasciarmi andare
alle mie impressioni e ai miei ricordi .
Partii da Atene di buonissima ora, il 14 settembre , e
passando presso al tempio di Teseo non potei fare a meno
di fare una invocazioncella mentale al valoroso semideo .
La guerra dMIbania aveva popolato di vagabondi e di assas-
sini le montagne di Megarae di Corinto ; io doveva traver-
sare le roccie di Scirone: • Teseo, sclamai come Racine,
. . • . S' iinqiin il tuo cor la riva
Purgò dn iiii([ui nnl fattori , . • .
• proteggi i passi di noi viandanti ignoti , amici della cac-
•• eia e delle selve, come il Aglio tuo Ippolito. •
VIAGGIO i:^T
Passai poscia la porta d* Atene , e traversai il Cerami-
co quando il sole sorgeva dietro il monte Imetto coronato
di alcune candide nuvolette . » Tristo presagio ^ signore ^
• mi disse la guida , poiché ecco come dice il proverbio
• greco: — Quando o viaggiatore , la montagna si mette
» il cappello al levar del sole, anche tu copriti il capo • —
• La burrasca non è lontana » . Selve di olivi si stendo-
no oggi per tutta la pianura del Geflso scendendo da De-
celia fino al Pireo. In queste masse d^un tristo e grigio
fogliame si nascondono Lacia , Colone e Gorìdallo . I giar-
dini di Platone sono ora coltivati con forte spesa , ed ab-
belliti da un vaivoda turco ritirato dal mondo ; questo ti-
rannetto della Livadia si occupa, a quanto dicono, nei
boschetti deir Accademia d^un commentario sul Corano ;
e reco il quale ripeteva il Fedone, ripete oggi F opera del
rivale di Abul - Feda .
Passai il Gefiso . Quattro fiumi in Grecia portano que-
sto grazioso nome; questo, come a tempo dello Spon, fa più
rumore nel mondo che nel suo letto . Le sue acque, vaga-
bonde neir inverno , non corrono la state ; non hanno mai
un corso tracciato e regolare } è stato costruito , per la
stagione delle pioggie , un ponte di alcuni archi, inutile in
tutto il rimanente deiranno; ed anche allora, questo ponte
non presenta sempre un passo certo , imperocché il fiume
si diverte talora a svolger le sue onde capricciose non sot-
to, ma lateralmente agli archi .
Il Geflso mi ricordò una scempiataggine della mia ado-
lescenza • In quella età in cui il cuore si schiude a fantasie
soavissime perché appunto sono folli e senza obbietto, in
una di quelle estasi da scolare entusiasta di Pericle , d^Al-
cibiade e soprattutto di Aspasia , avevo scritto una spezie
di Novella greca (episodio o poema, poco mMmportava
IV Xi
258 MARCELLUS
il (itolo) zeppa di citazioni , più ancora di quelle che sono
in questo viaggio. La scena era rappresentata neir At-
tica. Non lascerei certamente vivere oggi venti righe di
quel lavoro prematuro; ma v^ era amore, v^era del nal-
la, sepolcri poi a diluvio. Ebbi alcuni plausi; occhi di
provincia vi piansero sopra , mi credei un Bernardin - de
St - Pierre , sovrapposto ad un abate Bartbelemy ; ed af-
famato di suffragi, andai una sera a leggere a una donna
meno giovine delle mie piangolose , quelle sciocchezze che
ella ebbe la pazienza e la bontà di ascoltare. Stava per fi-
nir la mia storia , cioè era alla morte successiva di tutti i
miei personaggi , compresovi un cane molosso, sul quale
faceva qualche conto per V interesse della narrazione ;
e neppure una lagrima , di cui avrebbe ella potuto farmi
grazia , non era caduta al rumore delle mie frasi senti-
mentali (1). Finalmente arrivo al mio paragrafo favorito ,
rinforzo la voce , ed ecco V eroe e V eroina erranti in si-
lenzio fra le pietre sepolcrali del Ceramico ; giunti al Ce-
fiso, seggono discosti Tuno dall'altra, sopra colonne spez-
zale, e guardano scorrere le onde lentamente » I nostri an-
» ni , sclama allora il giovine Greco , fuggono anch' essi
• veloci come quest'onda, nulla di ciò che spetta all'uo-
» mo è stabile dice Isocrate ; e il sublime Pindaro aggiu-
» gne che la vita è il sogno d' un' ombra. ...» Ero a questo
punto, quando mi sentii accanto risa soffocate delle quali
stava per avermi a male. » Credetemi, amico mio, mi disse
> la signora esperta ; scrivete col cuore , e non col di-
ci) Una, mehercule, falsa lacrymula,
Quam » oeulos terendo misere , vix vi expresserii .
Terenzio, Eun. , Ai.i.
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VIAGGIO 259
• zionario ; lasciate da banda tutto questo miscuglio me-
• lauconico e dotto. A chi vorreste persuadere che due
» amanti, soli, presso un ruscello, si mettano a citar Pin-
• darò ?.. . • » — Non son sicuro d^ aver profittato della
lezione quanto T avrei dovuto, e non so come questo trat-
to della mia gioventù mi tornasse alla mente varcando il
Gefiso • Del resto , io promisi a me stesso che questo sa-
rebbe r ultimo ; e che nel paese delle solenni reminiscen-
ze , tutta la mia memoria sarebbe per esse •
Lasciando gli diveti d^ Atene , entrai in una gola che
mi conduceva al torrente di Dafni . È questi un nome
comune in Grecia a tutti i borri di cui il letto ghiaioso
è coperto di lauri rosa ( pikro - daphnaià ) . Un convento
con scure muraglie surge di mezzo a questa gola serrata;
da un lato è protetto da un bosco di abeti argentati , che
giunge fino alle sue mura e inverdisce il monte fino alisi
cima; dall' altro il monastero si appoggia a un'alta collina
rivestita di arbuscelli e da scope . Di quivi la vista si sten-
de sul golfo di Salamina , il promontorio Amfialo , le isole
Farmacuse , e verso la città d' Eleusi . Io camminava pel*
r antica Via Sacra ; ne riconobbi facilmente le traccio
solla spiaggia del mare ] la via è qualche volta scavata nel
masso, e la ruota dei carri delle misteriose sacerdotesse vi
ha lasciato più d' una impronta . Una nugola nera , mossa
dal monte Coridallo , mi ricordò ad un tratto le sinistre
predizioni della guida. Ero in mezzo afie paludi formate
da un secondo Ceflso, il Gefiso della Beozia , sulle rive dei
piccioli laghi e delle correnti salate . Domandai invano al
tempio di Yoiere , di cui calpestava 11 suolo, una colonna
ancora in piedi, una rovina per asilo; non vidi che pie-
tre corrose dal tempo e coperte dalla borraccina , e feci
fretta per giugnere a Lepsina. È questo il nome sotto il
.- '
200
MARCELLUS
quale oggi giorno si nasconde la città di Proscrpina e di
Cerere .
Mi fermai in una taverna dov' ebbi subito la visita de-
gli abitanti del borgo, tutti curiosi e tutti ad un tempo
sfaccendati . A tutte le mie fermate cercava di annodar
conversazione coi contadini greci ; e li interrogava sui Io*
ro lavori , sulle imposte , sui loro vaivodi : essi mi rispon-
devano volentieri , e senza paura svelavano la loro pover-
tà , la loro pigrizia e nel tempo stesso la crudeltà e r ava-
rizia dei loro capi, Turchi o Greci che fossero. Di tanto
in tanto parlava loro degli avi , della loro antica gloria; e
allora restavano muti e non mi capivano .
Percorsi gli avanzi del tempio di Eleusi ; ci si ritrova
tuttavia, sul monticello che domina il villaggio, il pa-
vimento d^ un secondo tempio ; gli altri resti sono scom-
parsi , tolti dagli antiquari! europei o distrutti dal loro
martello , fuorché alcune statue mutilate cui non è possi-
bile assestare una positura, un sesso, un nome. Final-
mente, deciferai tre o quattro iscrizioni, tutte del tempo
deir impero romano , che già avevo lette con molta minor
fatica nei viaggi dello Spon . La pioggia cadeva a ciel rot-
to ; i nugoli mi toglievano la vista di Salamina , del ma-
re , e dei monti della Beozia, che cingono V orizzonte di
Eleusi . Partii per Megara .
La via , che è un sentiero battuto , traversa di subito
campagne coltivate ad intervalli , spesso nude e deserte ;
poscia un vallone , dove Cerere s^ assise per terra , stan-
ca ed assetata — AvuraUx , aTroróc T6 (1) — , air ombra di
un^ olivo, quando andava in traccia di Proserpina . Chiama-
ci) Callimaco , Inno a Cerere , verso I7.
VIAGGIO 261
vasi aUora 9 ed anche pia tardi a tempo di Ovidio, la irisla
valle (1). Quivi la flglia del vecchio Celeo iacootrò la dea ,
ascosa sotto le forme d^uaa vecchiarella . > Madre , le dis-
socila; e Cerere trasaTi a questo nome di madre ; che Tai tu
sola per questi monti deserti? • — Sii sempre felice, e che
tu non perda mal i tuoi figli , le rispose la dea ; quanto a
me , m^ han tolto la figlia - E Cerere si mise a pian-
gere (2) » .
Prima di giugnere al monte Cerate, che finisce con due
cime o con due coma, traduzione del suo nome, si traver-
sa la gola dove Cercione fu ucciso da Teseo ; un secondo
temporale mi sorprese nella montagna, e mi involse di nu-
vole che mi accompagnarono nella pianura e si dissiparono
alPentrar nella città, apposta per farmi ammirare la veduta
che presentano le alture di Megara. Salamìna, deserta e
solitaria, si spiega tutta intera sotto gli occhi ; i monti Gè-
ranii, anneriti dagli abeti, si alzano a ponente; e sotto
la città, si dilunga una vasta pianura, intercisa da campi
d'Iorio e da boschi d'^olivi, la quale va a finire alla rada di
Nisea.
Trovai a Megara, più ancora che ad Eleusi, frammenli
di statue rovesciate e senza onore • Questi tronchi mutilati
servono di sedile sotto il peristilio delle chiese greche, co-
strutte anch^essedi colonne spezzate: soventi volte di mezzo
a un rozzo muro, vedesi sorgere in rilievo la voluta elegan-
te d^un capitello ionico o la foglia d^ acanto delP ordine
corìntio. Mi fu mostrata una statua dissotterrata di fresco ,
(1) illud Cecropidae nune quoque Triste vocani . ;
OVIDIO, Fa\li, lili. IV. V. 518. |
(2) Sospes eoi » semperque parens , mihi fiUa rupia est . !
Ovidio, Fasii, hli.iv. i
262 MARCELLUS
alla quale, dicevasi sul serio, che per avere un gran valore
non mancava altro che la testa, le braccia e una gamba.
Tornava per la via che conduce a Nisea , dopo una lun-
ga passeggiata attorno alle rovine di Megara, e conside-
rava le colonne giacenti presso la cisterna sulla pubblica
piazza , quando una vecchiarella mi corse incontro, e mi
prego di andare in casa sua per visitarvi una fanciulla
Franca (xoWXa «/ozvxin ). Appassionato per V Itinerario^ pas-
sione che m^è rimasta, mi figurai subito un^ avventura
alla Chateaubriand. Non è forse a Megara che Fautore
del Genio del Cri$tiane$imo cercò di guarire quella giovi-
netta Greca pallida ed agonizzante? La fanciulla Franca
poteva essere una figlia o sorella della povera malata, chi
lo sa? Tutto ciò mi passava per la mente ed il
cuore come un lampo ; domandai dunque anchMo se la
fanciulla era malata? — «Nò signore; ella ha braccia e
» gambe . — Intendo , risposi , ella non è forse storpiata ,
» ma voi m^ avete preso per un medico , e se ella è mala-
• ta, io non posso in coscenza — Oh! la ve-
» drete ! • — riprese violentemente la donna, e afferran-
domi per Fabito mi trascinò fino a una porticella che scru-
polosamente si trasse dietro . La stanza era scura :
Pochi carbon sollo la cener chiusi
Brìllaro al soffio lardo ed affannoso
Di Bauci • . . .
E a quella pallida luce, disotterrando da una nicchiuccia
uno di que' bronzi egizii, grandi come un pollice e sì co-
muni, rappresentanti la dea Iside: • Eccola, mi disse, la
» fanciulla Franca! Ella vai proprio cento piastre > — Du-
rai gran fatica a non scoppiar dalle risa , e mostrai grave-
mente a Bauci, che il suo pezzo di bronzo era quasi senza
VIAGGIO 263
valore ^ ella mi pregò di tener per me quel giudizio seve-
ro, e di vantar per tutto la sua fanciulla Franca, onde altri
viaggiatori più facili ne facessero acquisto.
Questa avventurella mi dette una prima lezione dello sti-
le lapidario albanese . Imparai presto tutte le denomina-
zioni a controsenso , cbe applicano ai resti antichi i Gre-
ci dei nostri giorni ^ cosi una statuetta di donna , grande
o picciola, si chiama kopela^ signorina^ quella d^un uo-
mo , palteari , giovinetto ; V appellazione generica di sta-
tue senza distinzione di sesso, è kolonaii^ colonne ; quella
di colonne , marmara , marmi : Analmente , i bassorilievi ,
le iscrizioni e le tombe, sono pietre bianche , aspri pelra.
£ tutte queste designazioni vanno accompagnate dall^ epi-
teto di /ran&aù, franche; imperocché si attribuiscono aiso-
li Europei ( i Franchi ) tutti questi lavori maravigliosi . I
poveri Greci non sanno, che quando i loro avi erigevano ,
sotto il clima più brillante, que^ monumenti della loro
grandezza e del loro genio , i padri dei Franchi erravano ,
ignoranti e feroci, sopra sterili scogli o in mezzo alle più
orride foreste •
Non fui scontento del kan di Megara . Questa spezie di
ospizi sono molto comodi ; siamo quasi sempre sicuri di
trovarci una gallina magrissima per pranzo, e una stola di
giunco per letto : ma questo è mille volte preferibile alle
locande dei villaggi della Romelia, dove si corre grave ri-
schio di non cenare e di dormir per la strada.
Due ore dopo aver lasciato Megara, salii le prime col-
line; dominai gli Scogli Maledetti^ che il monte Oneio pro-
lunga sul mare , antica stanza di Scirrone . Un solo di que-
sti scogli si sottrae alla infame riputazione delle gesla del
brigante vinto da Teseo ed è lo scoglio Moluris, testi-
mone delle sventure della Ino e di Melicerto, e che fu lo-
26i MARCBLLCS
ro consccrato quando presero posto fra gli dei delle acqae .
Ovidio dice :
Un scoglio dentro il mar si spinge e poggia
Che stretto , lungo eJ aspro in là si stende ,
Dall'ampio mar cavato d' una foggia
Col continuo picchiar che il sasso offende
Che salva Tonde salse dalla pioggia (1)
Il Cromione, il promontorio di Budore, Pisola Miooa, la
Spiaggia di Riti, mi si alTacciavano alPocchio V una dopo
r altra; penetrai poscia nelle alte valli dei monti Geranii,
e giunsi a un corpo di guardia stabilito, io credo, piuttosto
per chieder T elemosina a cbi passa, che per guarentire
la sua sicurezza. La via si fece variatissima; oragiugnevo
al sommo di scogli negri, dirupati \ ora ne rasentavo i fian-
chi pieni di scope fiorite e di rododendri*, talora passavo
gole anguste sopra ciottoli e massi rotolati dai torrenti , o
mi perdevo fra le selve di abeti : ma per dovunque era una
abbondante vegetazione, dovunque vedeasi il mirto dalle
nere coccole, il corbezzolo e il suo frutto purpureo. Su
queste cime deserte fui per qualche tempo ravvolto da nu-
vole fredde ed umide , ma queste brume dissipandosi det-
tero una maggior serenità e trasparenza al cielo. Toccava
allora F ultima cima del monte Geranio: ci fermammo,
presso un secondo corpo di guardia, vicino a una fonte di
acqua viva che scaturisce da un enorme masso. Un plata-
( I ) Imminei aeqaoribus scopulus , pars ima cavatur
Fluclibus , et tectas deftmdil ab imbribus undas »
Summa rigei , frontemque in aperlum porrigii aequor.
Ovidio, Mct., lib. iv., v- 524.
1 #
VIAGGIO 265
ùo terdeggianU j vigoroso^ grosso come una colonna (1)
mi fu largo di asilo ; ammirai per uo pezzo questo beiral*
bero, amante della pianura e del lito^ mi maravigliai di
vederlo nascoudere sotto la sua ombra i picchi delle mon-
tagne e il corso delle acque gelate. Seppi con piacere 9
che un Turco benefico avevalo portato da Corinto su
queste alte regioni • 11 platano è per V Oriente ciò che la
querele è pel Settentrione. Là egli si veste delle foglie
più larghe e dei rami più spaziosi • Offre la sua ombra ai
bevitori come al tempo di Virgilio 9 ma ai bevitori so-
brii (2); e i Turchi astemi scelgono le acque ch'egli pro-
tegge per loro bevanda, come anche per le loro pie ablu-
zioni .
Scesi lentamente la montagna j oltrepassai^ in suir en-
trar nella pianura 9 i grandi muri, le torri dirute che in
altri tempi difendevano la gola chiamata oggi dai Turchi,
ed anche dai Greci y il D&rveni . Giunsi al luogo più im-
gusto delllstmo^ laddove si veggiono tuttavia le tracce
del canale cominciato forse tanto per ricongiungere idue
mari interni d'Atene e di Corinto durante la pace, quan*
to per separare il Peloponneso dairAtticaio tempo di guer-
ra; questo canale non finito è doventato un gran borro.
11 caldo era eccessivo al pie delle ultime colline. Ordinai
una seconda fermata, e mi bagnai con delizia nel mar di
Crissa. — Un^ora dopo io era a Corinto.
Dal kan , dove aveva fissato un posto per la notte , cor-
si air Acro - Corinto . Salii tant' alto quanto si può andare
(I) 'Ax,ur^v«; OxAsGmv. na^iro^ ^^ r,v v^uri xiuy,
Ombrò, Odissea, canto X\1II , ?. 191.
(2) . . . minUlrantem pUuanum poiarUUnu iim^ran» .
Virgilio, Gvvrg.Ub. iv.
IV
34
S9«
HARCBLLD8
quando non si ha T onore d^ esser Turco , o almeno Alba-
nese ; imperocché fa d^ uopo aver uno di questi titoli per
penetrar nella fortezza ; non vi si lascia entrare alcun Eu-
ropeo, per paura che non se ne impadronisca da se solo^
e non se la tenga. Mi soffermai un poco sotto la cittadel-
la, presso alla fonte dove s^ abbeverava il cavai Pegaseo,
sorgente sempre piena, al dir di Strabene , d^ un* acqua cri"
stallina ed eccellente (1); e. laddove P ultima montagna
delPArgolide, inchinandosi verso T Istmo, domina ad un
tempo i due mari separati da Corinto^ fui testimone d^ una
grande scena •
Un negro temporale avvolgeasi tra le montagne di Del-
fo; la prima nugola appoggiavasl alla cima del monte
Paroasso oltre il lito della Focide, e l'ultima sull^ Elico-
na, al di sopra delle pianure della Beozia ; la folgore guiz-
zava per questo immenso spazio , e un tuonar lontano ve-
niva a rimbombar cupamente fino ai miei piedi . Il mar
di Crissa, sbattuto dal vento della tempesta, lanciava con
furia le sue onde spumanti sulle spiaggie di Sicione ; ma
la volta delle nuvole non si avanzava fino air Istmo ; e
quando tutto era disordine , violenza e tenebre sul mar
di Corinto, il golfb d^ Atene rìsplendeva tranquillo sotto i
raggi del sole . Io vedeva le acque del mar Saronico incre-
spate appena dalle correnti , e le brezze spinte dai pro-
montorii delle isole della Megaride. Tutto era serenità
su questa riva; la vista riposando sulle onde spianate ^
prolungavasi con delizia verso le coste d^Epidauro; Toc-
chio, seguitando la catena di quelle alte colline, passava
StBABOHIi lib. TIII, C. TU.
VIAGGIO S67
da Eguia,aicapo Santo , ad Atene, a Nisea, per torna-
re 9 attraverso i contomi dei monti Gerani!, alle belle cam-
pagne di Corinto.
Io non poteva saziarmi di qaestospettacolo; infrattanto
la notte s'*av vicinava. La tempesta era fuggita verso le mon-
tagne deirEtolia ; alcuni buffi dei venti smarriti sollevava-
no ancora le onde . — «Io udiva fremere il mare delle due
rive (1) ». — Lessi alcuni versi delFOdissea, secondo il mio
solito in tutte le staztoni in Grecia e neir Arcipelago. Cer-
cai Tarmoniosa e cupa pittura della tempesta che gittò Ulis-
se neir isola d^ Alcinoo^ » quando le nubi e le tenebre pio-
vevano dal cieto (2) • ; poscia gli scherzi di Nausicaa sulla
riva, al ricomparir del sole, • quando la serenità si disten-
de senza nuvole e che un candido splendore corre su tutta
la terra (3) ». — Omero mi diceva le cose come ancbMo
le aveva vedute, ma egli dipigneva la natura a grandi
pennellate !
Scesi dairAcre-Corintoe trovai allMin un architetto Scoz-
zese che veniva da Atene come me • Lo pregai di divider
meco il mio pranzo , ed egli m^ offrì il suo ; tutti e due
riuniti componevano un povero mangiare : ma se io sa-
pessi dipingere i groppi e far risaltare ì contrasti, avrei
qui da rappresentare il Gallo ed il Pitto accosciati alla stes-
sa tavola, nella patria di Timoleone ; poi, quasi per Unire
(!) . . .In meéUÌM audU duo lùtora eampis .
Stazio, TeU-de, lìL. I.
(9) ..... . o.os^pd ^' ovsccvgOiv yv{.
Ombro, Oditica, Uk. y, y. ^94.
(3) 'ÀXXàfAaX'cecOon
Omuo, Odissea, lib. yi, v. 43.
l
266 HARCBLLUS
il quadro di questa strana riankme , f nostri giaonixteri
figli selvaggi d^Otmano, fumando le loro pipe in un^ an-
golo delP hangar , e presso loro dei Corinti solleciti di ob-
bedire 9 ed avidi di piacere a costoro . L^architetto doveva
tratteoei^i a Corinto , dove veniva a veriflcare le vere di-
mensioni delle colonne d^ un tempio di Diana o di Giuno-
ne . Eragli stato detto cbe quelle cdonne spargevano una
nuova luce sulP arte antica, e cbe T aj^Iicazione delle loro
proporzioni all' ordine dorico era stata ignorata fino ai
nostri giorni .
Questo pranzo senza fasto e senza soggezione, quel eat-
tivo ostello che ci era comune , quella paglia dove dove-
vanpN) riposare insieme, finalmente quella intima familia-
rilkVtfte sMngenera coi viaggi sulle inospite rive della
Grecia, tutto stabifi fra noi, fin da principio, una spezie
di fraternità . Fidenti come due uomini cbe non hanno
che sperare o che temere l'uno delP altro, prolungammo
la nostra conversazione ben oltre nella notte , facendoci
passare Forciuolo che conteneva il vino aspro di Corinto
attorno a un piattello di stagno, con quella gravità cbe
avremmo avuto se ci fossimo passati il claretto sufi' aea-
jou lucente e forbito d' Edimburgo . Parlammo alla lunga
della Grecia e delle sue miserie : — » Io non ho troppa
» commiserazione pei Greci, mi disse lo Scozzese ; nazione
» degenerata e senza fede , ella non merita meno di quello
> che ha. Sapete che ne disse il celebre frate di Venezia,
» Fra Paolo Sarpi? > Non vi scordate di tener i Greci
» umiliati e di tarpar loro bene i denti e le unghie. Pane
p e bastone, ecco ciò cbe ci vuole per essi. Serbiamo l'uma-
» nilà, per una migliore occasione > . — Questa è bile , ri-
sposi, e non ragionare. E poi, sarà egli necessario conchiu-
dere da ciò che sono i Greci d^oggi giorno, o meglio da ciò
VIAGGIO 269 '
che paiono, ch^ ei debbano esser condannati a star sempre
COSI? Credete piuttosto al vostro Byron : — » Si accusano i
Greci di essere ingrati , dice egli ; ma , per Nemesi !
diche volete dunque ch^e^ siano riconoscenti? Deb-
bono essi esser molto grati ai Turchi per le loro cate*-
ne 7 Agli Europei per le loro vane promesse e pei loro
cmsigli mendaci ? Agli artisti che disegnano le loro rui-
ne^ o agli antiquarii che le portano via? Al viaggia-
tore , il gianniziero del quale li bastona , o al gior-
nalista che nelle appendici del suo giornale li calun-
nia? » —
» Finalmente , ripigliava Tarchitetto , non amo troppo
nemmeno i Turchi, coi loro incendi in forma di petizio-
ne, il loro fanatismo che propaga la peste ^ e il loro de-
spota assoluto e fanuUone . Da un' altra banda non ho
neppure una gran passione pei Russi , pel loro dispo-
tismo sanguinario e per la loro ignoranza • >
» Tutta la vostra ammirazione , la serbate dunque per
le istituzioni inglesi ? gli dissi io a mia volta. — Y^è sen-
za dubbio, molto da lodare, replicò egli; tengo molto che
un re , poiché ce ne vuol uno, sia ben poco re ; effettiva-
inente^ che il re da noi sia d' origine tedesca o scozzese,
che sia virtuoso o scioperato, buon padre o cattivo ma-
rito, imbecille o pazzo, maggiore o minore, giovine o
vecchio, maschio o femmina, che importa! I ministri
che il paese gli impone han solo bisogno del suo nome ,
e dirigono soli gli interessi pubblici . Ecco , e voi ne con-
verrete, il governo che possediamo, perchè lo abbia-
mo voluto ; ed è anche quello che avrete presto anche
voi altri Francesi , senza forse averlo voluto
Ma, sotto questa apparente libertà 9 quanto orgoglio ,
•*-
270 MAECILLUS
» quanto egoismo ! quanta ineguagliania nelle condizioni ,
» e quanti vecchi privilegi !
> Dunque par clie vi sorridano la repubblica ^ e gli Stati
• Uniti? interruppi io. — Nò , neppure: la costituzione
« di Nova lorca è troppo giovine, e la società che ha fatta
• troppo trista. Ma che ho io bisogno di scegliere una for-
» ma di governo ed amarla 7 L* artista viaggiatore è co-
• smopoUta; egli è a se stesso despota e legge ; passa da
• un paese alFaltro , e resta solo indipendente; egli obbe-
» disco alla sola natura ; non piega il ginocchio che da«-
• vanti quella grande Imagine del bello ideale ch^egli
• divinizza, e traversa il mondo sociale senza preoccu-
» parsi dei vani pensieri degli altri uomini •.
Dopo queste parole cosi orgogliose e cosi entusiasti-
che, ma che rivelavano alquanto egoismo, T architet-
to mi strinse la mano, mi augurò la buona notte, si
rinvoltò nel mantello e si distese sulla paglia • Egli non
mi domandò il mio nome , né io so il suo • Egli non indo-
vinò alla mia ritenutezza che io era un diplomatico ; dal
canto mio, io non fui punto oflfeso dalla sua franchezza.
Ci eravamo rincontrati per alcuni istanti nelle agitazioni
della nostra vita si diversa; ci prendemmo e ci lasciammo
nella stessa osteria , se può darsi questo nome .ai hangar
del caravanserai di Corinto •
Prima dello spuntar del giorno io era in via per Argo.
Passai successivamente un borro e dei ruscelli che sca-
turivano dai monti della Corintia per andare a perderà
nel golfo di Lepanto, poi una vasta selva di olivi, e
giunsi a certe colline cariche di scope e di arboscelli
che la via superava e talvolta rasentava. Sono queste
le ultime ondulazioni del monte Polifengos. Molti pon-
ti sopra torrenti a secco, e le alte cime di alcuni ci-
▼ 1 AGGIO 271
pressi mi anaunciarone^ le rovine di GleoQe . Scesi da ca-
vallo per rispetto delle grosse pietre che furono le terraz-
ze e le torri di Cleono la ben fabbricata — ìoxrcu^va; n kai-
«.va; — (1). Io doveva la sera tornare a Micene; mi fermai
un solo istante sulle alture di Garvathi, per contemplarvi
la vasta pianura di Argo, e il magniSco golfo di Nauplia ,
che si dispiegava per la prima volta ai miei occhi . Io scor-
geva in prossimità della via, a manca, alcuni pezzi di piè-
tre che hanno forse potuto essere le tombe di Perseo e di
Tieste • Mi volsi poscia verso V Inaco , che passai a guado
presso le antiche ruine d^ un ponte di cui avanzano tre
arcate , ed entrai in Argo .
Cosi poche ore erano state sufficienti per traversare il
territorio di Corinto, gli stati d'Agamennone, re dei re,
e quelli del bellicoso Diomede. Del resto, ciò deve dare non
già una alta idea della mia attività , ma piuttosto una me-
schinissima idea della potenza di questi monarchi primi-
tivi , che Omero ha trasmutati in grandi sovrani e in gi-
ganti di battaglie; non v^ ha oggi vaivoda che non abbia
più vasto distretto; e il più picciolo circondario d'un bre-
ve compartimento della Francia equivarrebbe a uno di
questi regni .
Dacché io viaggio, non ho veduto città, la situazione del-
la quale mi paia superar quella di Argo : la sua popola-
zione ascende a circa ottomila anime . Domina una pia-
nura fertile che si stende fino al mare lontano una^lega.
Cercava cogli occhi sulla spiaggia la fonte di Amimone, ri-
petendo i graziosi versi che una elegante cantata di Rous-
seau aveva lasciati nella mia memoria :
(I) Okbo, Iliade , libro U.
273 ilABCBLLCS
D' Argo sui liti , pressa le asciutte sabbie
DoTc il mar rompe i suoi superbi datti >
La più giovine Daoalde
Aaiimone dai numi implora aita (1 )•
Io non vidi presso la citlà che i vecchi resti d^un teatro;
salii poscia 9 non senza pena, T antica Acropoli; il suo ca-
stello veneziano era deserto e mezzo diruto . Hi assisi per
terra al cospetto di quei maraviglioso golfo , che pare non
prolungarsi verso Argo che per assoggettarsi al suo domi-
nio e per abbellirla; io posi sopra questa altura una di quel-
le stazioni geograflche, che senza dubbio ripeto un poco
troppo , ma che , moootohe per gli altri , hanno per me
il dono di ripresentare alla mia memoria quegli osserva-
tòri come sMo vi fossi tuttavia.
Aveva ad austro le paludi di Lerna, cinte dalle mon-
tagne dell^ Arcadia ; più lunge , seguitando Forlzzon-
te, io distingueva i campi di Tirea dominati dai monti
della Laconia; ad oriente , in faccia a me, biancheggia-
vano le moschee e i mìaaretli di Nauplia, appoggiata sopra
uno scoglio coronato dalla cittadella Palamida dai larghi
merli. Dietro Napoli, le alte cime che nascondono Epidau-
ro ; poi , in lontananza sul mare , le isole di Pitiusa e di
Efirea, ombra di Spezia j tornando verso la riva, ritrovai
Tirinto, ed ai miei piedi. Argo coi suoi vasti giardini.
Ero distante poche ore da Tegea , di cui vedeva bian-
cheggiar la via sulla pianura; fra un giorno avrei toccato
(I) Sur les rives d' Argos, près de ces bords aiides
Olì la mer Yient briser ses flots impérieux.
La plus Jeune des Danaìdes
Amyinoue implorait l' asslstance des dieui .
▼ lAGGIO 173
il Liceo, Manie e lfegd<qioli* — Di quivi soendeya a Spar-
la per interrogarri le omlire de^ eroi , per beni Inacqua
ddl^Eorota. Salendo il sommo del Taigete, andava a vi-
tifar nei loro selvaggi abituri quei flgM di Maina, nei quali
arde tatlaviafl fuoco del coraggio e la passione per la liber-
tà: io aveva incontrato a Costantinopoli nn Malnota inei«
vUlto,e m'^aveva promesso on'accogUenia fraterna fra
i snoi scogli indipendenti. — Dopo passava in Elide; ero
pastore saDe rive dell^ Alleo, pancratae lottatore a Olimpia,
cacciatore nelle paladi di Stimfale ; io non so finalmente
fin dove sarei andato coi miei casielli in aria^ se i miei
doveri non avessero fatto fretta al mio ri tomo verso le ri*
ve del Bosforo : e fu por d^ uopo metter tutti quei pro-
getti poetici fra tanti altri sogni incompiuti .
La posiiione topografica delle principali città greche
è scelta maravigliosamente^ per tutto facile accesso, as-
petti svariati sul mare e sulla campagna , aria salubre •
» La Grecia dice Montesquieu , è una gran penisola di cui
» i capi pare abbiau fatto ritrarre i mari, ed i golfi sem-
» bra siensi aperti da tutti i lati come per riceverlo anco-
» ra (1) ». — y^è una certa somiglianza nella situazione di
molte antiche cjttà che ho visitate ; cosi 0 monte Pereo
protegge Argo, come il monte Geranio protegge Corinto,
e la catena dei Cerati Megara. Quasi sempre lunghi mu-
ri guarentivano le comunicazioni della città col porto , e
castello di accesso difficile oflferivano sicuri asili contro le
irruzioni d'un vicino potente.
Rientrato in Argo, passai presso ad una scuola che
riconobbi al susurro continuo dei fanciulli ohe leggeva-
(I) VOKTESQt'iEu , Esprit dn le\$, lib. xxi , cap. Tn.
IV.
35
S74 MAECBLLUS
no e ripetevano tutti insieme ad alta voce la lezione del*
la giornata. El)bi voglia di entrare in queir asilo delle
lettere greche , e di esaminare la generazione bambina dei
poveri Elleni . Il Bidascalos ( precettore ) mi accolse con
molla urbanità ; mi fece sedere accanto a Jui , e mentre
mi portavano una tazza di cafie^ mi vantò moUissimo
r intelligenza dei suoi discepolt, e anche un poco il suo
metodo dMnsegnamente • Mi mostrò i suoi libri elementa-
ri , la gramatica di Lascaris , alcuni estratti dei pìn gran-
di autori classici) stampati a Gorfii , la rettorica di Oike-
nomos, e, per far pieno Pesame, ordinò ai piò abili scuo-
lari di recitarmi alcune scene del Leonida alle Termopile ^
dramma eroico, che preludiava molto felicemente alla ri-
voluzione del 1820, e che era stato stampalo ^el 181 6 a
spese d'un capitano Idriotto: ^citerò questi frammenti ,
e cercherò di tradurli •
TERZA SCENA DEL SECONDO ATTO •
SERSE, SEGUITO E GUARDIE
SPEBZIA E BULETE. spartani.
SPERZIA
» Re dei Persi ....
GUARDIE DI SERSC
• Bacia prima la terra , prosternati e mostra profondo
» rispetto e sommissione.
SPERZIA
• Noi non siamo schiavi.
BULETE
» Noi non pieghiamo il ginocchio che davanti agli Dei.
r
VIAGGIO S75
SERSfi
» ( Alle sue gìMrdie) Noq Tinquietate . ( Agli Spartani)
Parlate liberamente ; che volete 7
SPBRZIA
> Re ! gli Spartani, or volgono alcuni anni , traviati da
» soverchia ira , detter morte agli inviati di Dario padre
» tuo . Per cancellar questa macchia che pesa sulla nostra
» razza , noi ci offriamo a te aflSnchè tu ci imnnoli : e poi-
» che quei tuoi ambasciatori erano senz' armi , eccoci
» inermi anche noi .
SERSE
> Siete voi pazzi?
SPERZIA
• Non frappor dimera 9 o re ; ordina che il sangue dei
• tuoi ambasciatori sia vendicato .
SERSE
• Ma donde questo disperato proposito?
BCLBTE
» Non voler chiamare disperazione i sensi più sacri
• presso gli Spartani, T onore è P amor della patria (1) ! .
SCENA PRIMA DEL QUARTO ATTO •
UNO SPIONE PERSIANO E UN GIOVINE DI SPARTA .
LO SPIONE
• Amico , te ne prego , appaga la mia curiosità . Don-
» de viene che pettinate con tanta sollecitudine i vostri ca-
• pelli j come se si trattasse d^ un giorno di nozze o di
> assemblea? Avete fors^oggi qualche festa?
(I) Questa scena è quasi tolta di peso da Erodoto (vedi la settima Musa ) .
a7« MARCBLLUS
LO SPARTANO
» NÒ , ma è costume nostro quando abbiam fisso di
» combattere fino alla morte •
LO SFtONE
> £ cosa strana acconciarsi di questa fatta per andare
» a morire, lo credeva lo faceste per metter paura al
• nimico.
LO SPARTANO
» Noi mettiam paura al nimico colle armi, e non col-
> la capigliatura. A voi soli ponnole chiome riuscir utili
» nella pugna.
LO SPIONE
» In che?
LO SPARTANO
» Per nascondervi la faccia svergognata quando fuggite
» come lepri.
LO SPIONE
• Tu sei un uomo libero, vuoi tu seguirmi al campo di
> Serse ? il gran re ti ricompenserà largamente.
LO SPARTANO
• Non Io credo
LO SPIONE
» Perchè?
LO SPARTANO
» Perchè la mia lancia potrebbe spiacergli.
LO SPIONE
• Non mMntendi. Ci verresti da amico, non da ni*
» mico.
LO SPARTANO
» Mai.
LO SPIONE
» Sei ricco?
VIAGGIO
177
LO 8PABTA190
• Ho assai pei miei bisogni .
LO SPIOKS
> Addio • Tu non sei degno di goder vita felice •
LO SPARTANO
• Tienti ]a toa yita felice. L'onor vai piti di tntte le
• ricchezze.. •
ULTIMA SCENA
MORTE DI LEONIDA
GIACENTE SUI CADAVERI DEI PERSI
LEONIDA
> Lasciatemi • Questa freccia m'ba trafitto pih delP al-
tra. Le forze mi mancano; la vita si dilegua. • . .
Ogni aiuto è vano. ... lo muoio per Pindlpen-
densa della Grecia. . . • Oh Dei ! giusti protettori
ddla mia patria! ricevete il mio sacrificio come un
omaggio Serva la mia morte alla glo-
ria di tutti i Greci e alPonore di Sparta
mio paese
• ( Egli spira j alcuni Spartani feriti ^ che rimangono
ancora , si precipitano sui Persi gridando : ) Mooai amo
PER LA LIBERTA* BELLA GRECIA . •
Io ascoltava, muto di stupore, queste espressioni energia
che eboUenii; iomi guardai da ogni domanda o commen-
tario sul loro senso poMtico, limitandomi ad alcune esser-
vazkmisoUo stile e sol dialetto. Quello non era più il lin-
guaggio della Morea, dalla sua conruiione e dalla suarapi-
dita fatto inintelligibile} era una preounda lenta e misu-
im^^^^
218
MAECBLLD8
rata; la voce di que^fancialii si trascinava sugli accenti j
che i Greci osservano con tanto scrupolo nel loro idioma
volgare. Si riderebbe sMo parlassi delia grazia di quel lo-
ro porgere , ma posso almeno assicurare cbe quei giovi-
netti mi parvero intender ciò che declamavano, ed esaltarsi
a quelle coraggiose parole • Chiesi di comprare una copia
del dramma di Leonida; il Didascalos me lo fece porta-»
re, e quelli bretto lo conservo tuttavia. Risalii a cavallo
preoccupato di ciò che aveva udito, e continuai cogitabon-
do pella via di Micene .
Dopo un^ora e mezzo di cammino, mi fermai di nuovo a
Garvathi. Le ruine di Micene sono nella montagna, dopo
alcuni passi fatti da quel horguccio, che dal lato della Co-
rintia termina la pianura di Argo • Vidi grandi muri di
pietra, lavoro di giganti o di ciclopi , alcuni frantumi di
marmo , traccie d^ una architettura primitiva e colossale ,
più che vestigio delFarte greca; finalmente i leoni in rilie-
vo che vigilavano alle porte della città: scrissi il mio nome
sulla loro criniera , come vi hanno fatto mille altri viag-
giatori. In mezzo a queste ruine di Micene dalle larghe «t>,
come la chiama Omero (cu st;a7vr.9iMvxW/), io procedeva
taciturno e pensieroso sopra scope rosate e vilucchi cile-
stri. Della citta degli Atridi rividi solo la loro tomba: ma
questo vasto monumento è notevole per la sua beila con-
servazione , per i suoi due ingressi , la forma della sua cu-
pola, e per le volte sotterranee che si addentrano molto
sotto la collina •
Passai alla fonte di Perseo per raccogliervi a stento nel -
lamia tazza da viaggio alcune rade goccie di acqua, e
tomai a Garvathi dove non è ian, ma solo poche case . Non
trovai altro asilo che un albero, folto come quegli ulivi
che celavano Ulisse neir isola dei Feaci :
VIAGGIO ^79
M La forza non crollavali deVenti ,
n Nò )' igneo sole go* suoi raggi addentro
M .LI saettava ; né le dense piogge
M Penetravan tra lor -; sì unici insieme
M Crebbero , e tanto s' intrecciar co^ rami (1).
I miei cavalli erano accampati in una prateria vicioa*;
il giorno stava per morire ; io aveva meco alcune provvi-
gioni clie bastarono alla picciola brigala . Durante questo
parco rinfresco all^aria aperta, il capo del borgo (e per-
cbè non dir 1^ Eforo ? ) 9 accompagnato da mòtti Alba-
nesi, venne ad assidermisi accanto. Dapprima io non
ci aveva badato ; ma dopo poco ei mi volse alcune parole
cortesi j ed alcune scuse sulla sua inospitalità . » Signor
• viaggiatore, mi disse, le nostre capanne sono si anguste,
» e così piene delle nostre famiglie, che non possiamo ri-
« cevervici; ma la nottata è bella; è forza contentarsi
» di tutto in questo mondo: clii sa? se foste mollemente
• adagiato in un bel palazzo, potrebbe precipitarvi il tetto
V in capo, e qui non v^è questo pericolo. • — A questa
riflessione filosofica del veccliio, mi rizzai dalla stola sulla
quale giaceva , e gli risposi col proverbio greco Ka?» i>;;9-
itAJ QiacTo xaùov, cioè da ogai male nasce un bene. — • Ave-
• te ragione, signor viaggiatore, riprese TEforo; bisogna
» prender in questo modo le traversie: ma poiché non
• ignorate la nostra lingua e conoscete perfino i nostri prò-
• vert>L, v^han eglino detto donde venga quello che avete
(I) Tow; |àv OLu ovr' èatiyi''u'^ ^liu fiive; v7;*òv àivrciv ,
Ov^sroT* Mm^ ^z/Omv datxlan iSxXacv ,
05t' of^c«( irf odtayzt ^izfiinfii . w; a^Jc rvzvoì ,
'àJJr,'A0l9llf IVVV Ì7T7.llvZxÌ\i ....
OmcrO, Orlusea, cjatoV. v. 478.
S80 HAftCBLLUS
• citato poco fa? > — Nò davvero *— t Ebbene la sua orì-
» gine è tutta moraita, e se non v'è discaro re la dirò. •
Io non aveva punta voglia di dormire, e mi accostai nn
po^ più al novelliere : f^i Albanesi ci fecero cerchio; il mio
giannizzero, nato ad Alene e parlando il greco quando non
poteva fare a meno , chiuse il cerchio. In Arabia io aveva
ascoltato senza capirli i lunghi racconti dei Beduini ; ma
qui feci proposito di non perder sillaba di questa storia;
e il primate cominciò :
• Dovete dunque sapere , Effendi , che uno fra quei
sultani di cui non ignorate il nome voi altri Europei ,
e di cui e on tanta curiosità cercate le monete e gli an-
tichi serragli, regnava a Garvathi son ora parecchie cen-
tinaia d^anni e forse più, forse meno ; voi lo sapete ; ma
a noi, ce ne importa poco: il suo reame stendevasi dal-
la corrente della Planitza 6no a San Giorgio, e giugneva
quasi fino a Xauplia. Egli era perciò piuttosto un vaivoda
che un sultano ; siccome aveva molti vicini, aveva anche
molli nimici, e fra questi il pascià di Vasiliko (Sidone),
che spesso spesso gli minacciava gli stati. Apparecchia-
va una volta una spedizione contro questo pascià, e nel
mentre che prendeva le sue misure per fare la guerra a
suo prò> aveva mandato alcuni Capidgi baici (ciambel-
lani) per parlare di pace. Non importa chMo vi dica es-
ser questo il solito uso • Del rimanente, il nostro sulta-
no aveva ricchezze in copia, bei giardini, le ombre dei
quali si stendevano fino alla pianura , un sontuoso palaz-
zo nella montagna che avete già visitata, e finalmente
un harem popolato di graziose odalische f avea però una
sola moglie , e questa moglie era rimasta la sua predi-
letta , ciò che allora era raro come oggi .
VIAGGIO 281
» Una notte, nel mentre che dormiva saporitamente,
alcuni fra i suoi più fedeli Tsciausci (guardie) Io sve-
gliarono dandogli la notizia che la ciUà erasi levata a ru-
more, che il suo Kehaya (luogotenente), d'accordo colla
favorita, faceva di tutto per togliersi in mano la sua per-
sona, porla a morte, e regnare in sua vece. Il sultano,
spaventato, di subito prende la borsa e la pelliccia e s'af-
fretta a fuggire per una porta segreta del serraglio , ma-
ledicendo il suo Subasci ( capo della polizia ) , che non
aveva saputo prevenir la rivolta, né avvertimelo . Ora
questo sultano era un di quelli che sogliono chiamarsi
saggi; era buono, paziente, rassegnato e prendeva tutto
per lo meglio . Cammin facendo, riandava là sua disgra-
zia imprevista, e lasciandosi menare più dai suoi pen-
sieri che dalla via, si ritrovò in un loco selvaggio, dove
fu assalito dai ladri ; questi gli rubarono il denaro , ma
quando disse loro che era il sultano, lo presero per paz-
zo, e per rispetto della sua pazzia, gli lasciarono la pel-
liccia. La notte era cruda ; il fuggiasco dopo essersi allon-
tanato di qualche miglio, si sdraiò sopra un sasso e s'ad-
dormentò, ingiuriando di nuovo il trascurato Subasci che
non teneva a dovere 1 ladri: dopo poche ore di riposo
la saviezza gli tornò colla sua solita rassegnazione. A
dir vero, ragionava fra sé, è stata una fortuna che i bri-
ganti m' abbian preso i denari e m' abbiano lasciato la
pelliccia; se m'avessero tolto la pelliccia e m'avessero
lasciata la borsa , avrei battuto i denti tutta la notte : e
tutti i mahmudii del mondo (moneta d'oro coli' efflgie
del sultano Mahmoud ) non sarebbero stati buoni a scal-
darmi . Anche il male è buono a qualche cosa ( KàOi iunó-
dtov Olà zò xaXov) •
IV. 36
282 HARCELLUS
p Dette queste parole, si rimesse a scappare in meszo
> ai borri ; non era ancora spuntato il giorno, e il povero
• sultano, poco avvezzo a camminare , cadde da un pun*
• lo molto elevato nel letto della Planitza (IHnaco), e
> stette un pezzo senza potersi muovere pel dolore della
» caduta. Stava per riaversi, quando un contadino che
> passava n^ ebbe pietà , e lo aiutò a dirigersi verso una
• capanna. Rallegratevi meco, amico mio, gli diceva il
> sultano, per buona sorte la Planitza era secca; se il fiu-
• me avesse avuta tutta P acqua che porta in primavera,
» ci sarei senza dubbio affogato : KàOc f>7r<>^cov 9dt tò xaXov » •
• Non stette molto il sultano a rimettersi in via e a frap-
» por maggior distanza fra lui e i suoi nimici ; andò Gno
• a Tripolitza, e appena entrato in citta s^ abbattè nella sua
> moglie favorita, che gli si slanciò al collo e gli provò lu*
• minosamente di essere stata calunniata quando Paccu-
> sarono di pratiche segrete col ribelle Kehaya. Il sulta-
> no era buon uomo } fu al colmo della gioia e sclamò :
» O cara moglie mia , s'^io non t^ avessi mai perduta, se
> le sventure non avessero mutato i nostri destini , avrei
» ora meno piacere nel rivederti e nello stringerti fra le
> mie braccia. Anche il male è buono a qualche cosa.
» Dopo qualche grande infortunio, non è poco davvero
» ritrovare nna moglie ; ma per un sultano non basta :
» quando una volta ha comandato agli uomini , vuol co-
• mandar sempre e . . .
A questo punto il giannizzero fece un moto quasi per in-
terrompere le riflessioni poco rispettose verso i sultani j
ma per via di quella riverenza profonda che si ha in Oriente
per ogni uomo che racconta, si tacque, e il narratore con-
tinuò .
VIAGGIO 2S3
» Al nostro savio rincresceva di tanto in tanto la perdu-
• ta potenza, il suo serraglio e le sue ricchezze, quando si
» seppero a Tripolitza le rivoluzioni di Garvathi. Il pascià
« di Vasiliko, consapevole della rivolta del Kehaya^ avea
• fatto suo prò di que' momenti di scompiglio, e sorpren-
> dendo la città, avea fatto strangolare il luogotenente in-
> fedele • — Ecco V ultimo colpo di sorte , disse il sultano
» a questa notizia. Io mi trovo vendicato senza essermene
• dato briga; e sMo avessi tuttavia regnato a Garvathi, il
• vincitore avrebbe strangolato me. Allora, consolatissimo
> delle sue disgrazie, si ritirò colla moglie nelle montagne
» di Maina, ed insegnò ai suoi figli, siccome questi lo hanno
» insegnato a noi , a ripetere il proverbio : kxOi c>7ro Jiov cfeà
» TÒ xac)o'v, cioè, anche il male è buono a qualche cosa . '•
Cosi finì il racconto . • V Allah ! s clamò il giannizzero.
Dio ne sa più di noi (1) • . — Quanto a me , cercando di
trovare qualche vestigio d^ antichità in questo racconto
alquanto confuso, e tutto pienodella famiglia degli Atridi,
m^ immaginai : che , nella prima parte della storia, il sulta-
no di Garvathi fosse il grande Agamennone, re di Micene ,
che il luogotenente rivoltato fosse Egisto e la favorita Gli-
tennestra ; ma che, verso la fine della cronaca, le parti fos-
sero scambiate: che il sultano doventasse Menelao, il pascià
di Vasiliko, Oreste; infatti, le parole di Elena nelFOdissea,
quando, tornata a Sparta, dice: indora la pillola al buon
Menelao, sono presso a poco le stesse della favorita al suo
virtuoso filosofo. Finalmente, le graziose odalische erano
Criseide e Briseide, belle fanciulle serbate per aver cura del
(I) Frase turca proyerbiale . Takdir tedJbiri boxar : alla lettera , sIgnIOca :
li dettino spezia ciò che Tuomo dispone .
I
28t MARCEL LUS
ledo delredéire— A/x«c avT»oW«v(l). — Ocfa-Zyi signi Oca 9
anche in turco, la donna che s^occnpa della camera del pa«
drone.Iononsoperò,inqual modo, ad onta dei miei raffronti
antichi, trovassi in questa leggenda una certa aria falsa dei
raccontini arabi molto sparsi in Grecia sotto nome di 5yn-
ttpas^ e soprattutto di quelli di Candido P ottimista. Ma
senza accusar di plagio il Micenate imitator del Voltaire ,
io ripeteva come lui : » Anche il male è buono a qualche
cosa » ; e in cuore questo intercalare puntellava con quel
verso di Ovidio: Aliqwsque malo futi usus in ilio • • • Poscia
risdraiatomi sulla mia stola , fui colto di un subito pro-
fondo sonno, che resse insino ai primi freschi delPaurora.
Appena spuntato il giorno , dopo aver trascritta la sto-
riella del primate di Carvathi sul mio portafoglio , dove la
ritrovo quale me V aveva narrata , presi via per Sidone ; e
lasciandomi indietro di subito i resti ciclopei di Micene 9
entrai nelle gole di Tretos o delle Caverne. • Il terribile Ito-
» ne che Giunone aveva allevato , diceva Esiodo , regna-
• va sopra Nemea e sopra TApesa (2) • . Andai per uà
pezzo sotto volte verdeggianti : mirti alti e corbezzoli lus-
sureggianti di frutti e di fiori , cuoprivano la via , mentre
i lecci ed alcuni cipressi, dominando questi arbusti coi loro
spaziosi rami, addoppiavano il folto delF ombra; le pra-
terìe erano smaltate di fiori di colchica e d^ eufrasia •
Giunto nel più angusto della vallata, passai presso alcune
capanne , e, varcato uno dei clivi del monte Apesa, scesi
sopra Nemea.
(1) Omero , Iliade , canto i.
(2) Koeoxv/euv T/a/Toto, N«uet*;c n*?' 'Aff/ory vto; .
Esiodo, Togon'a, verso 335.
VIAGGIO
. 285
Si riconosce tuttavia , al terreno livellato sotto i bron-
chi e le felci, lo stadio consecrato ai giuochi erculei.
Andai a veder Tantrodel Lione; oggidì vi si albergano le
capre sotto la guardia d'^nn pastore, che fuggiva veden-
doci progredire, allorquando il mio giannizzero, sapendo
quali fossero i prodotti di Nemea, gli gridò da lontano di
portarci del miele. Tornai ad assidermi airombra di tre
grandi colonne scannellate d^ ordine dorico , ornamento di
questa solitudine ; esse sole stanno in piedi in mezzo alle
loro compagne cadute. Queste colonne si compongono di
pile 0 tamburi di marmo , sovrapposti e collegati insieme
per un foro quadrato nel centro , corrispondente a quello
superiore ; questi tamburi ricevevano cosi un pernio di
cedro, legno incorruttibile, che li riuniva internamente
ciascuno e ne faceva una sola massa . Il tempo ha rove-
sciato queste colonne di Nemea con una spezie di simetria;
e quando esse si sono disfatte , le pile , ruzzolando , hanno
scoperto V ingegnoso mistero della loro commettitura .
Sciami di api susurravano fra questi rottami, e so-
spendevano i loro alveari alle colonne ritte o mezze distrut-
te; e quivi non v^è chi le disturbi, seppur ciò non av-
viene a lunghi intervalli dal passo di qualche viaggiatore •
Il pastore non durò gran fatica ad impossessarsi di alcune
porzioni di miele eccellente; ne feci la mia colazione in
mezzo agli avanzi del tempio di Ercole , mentre i miei ca-
valli pascevano l"" erba dello stadio .
Dopo breve riposo, mi rimisi in via, e seguitai il cor-
so che prendono le acque del fiume, quando ne ha. Le
traccie dei guasti di questo torrentello mi guidarono attra-
verso air antica selva Nemea Ono alle falde delle colline
del monte Cillene, che traversai per andare a riuscire dal-
la valle del Bembina in quella deir Asopo • Passando poi
286 MAECBLLUS
presso ai luoghi dove faroDo Flionte e Titano , il gianniz-
zero mi soffermò alla %ista di alcuni avanzi, che potevano
essere quelli del tempio delle Eumenidi ; erano a manca
dell' Asopo , e queste ruine sono ombreggiate oggi come
negli antichi tempi dai più bei lecci (ò^voq npiifw) . Mi fer-
mai sotto quel fogliame folto, pensando alla picciola città di
Flionte , tanto celebrata pel suo coraggio e pella sua fedel-
tà. Alleata inseparabile di Sparta, seppe resistere a tutta
la Grecia collegata dopo la battaglia di Leuctra . Io leggeva
con ammirazione Fintrepidità generosa degli abitatori di
Flionte, la loro religiosa valentia, l'entusiasmo delle loro
donne piangenti di gioia e intenerite alle sventure della
guerra in mezzo ai tripudii della vittoria (KX^uvcvauc) . Poi,
•
diceva fra me, come Senofonte : • Tanti scrittori celebrano
» i minimi fatli dei grandi popoli ; quanto a me , io credo
■ molto più degne di ricordanza le belle azioni delle pic-
• cole città (1) »
Più basso nella valle, le acque delP inverno avevano
siffattamente guasto e scavato le ripe del fiume , eh' io non
potei trovare altro sentiero che il suo letto . Per fortuna
era quasi secco . Se , come lo assicuravano gli antichi abi-
tanti di Sidone (e Pausania non osa combattere questa tra-
dizione riportandola), se, io dico, l' Asopo non è altra co-
sa che il Meandro dell'Asia Minore, che scaricandosi nel
mare a Mileto , passa sotto l' Arcipelago per ricomparire
nel Peloponneso, bisogna confessare ch'ei fa un lunghissimo
viaggio per lieve causa , e non vai la pena di venire cosi
(I) 'Ejuioi ^i^oxil, X2t et Ttc (Uxpànù'Xi^ oSva ir.XXà xac xoùÀipya, ^ta-
7tÌ7Tpoty.rxif cri fAoXÀov a^cov ft vae àirofaivtiv .
SbmofONTB, Ellenicbr, lib. VII, e. It.
VIAGGIO 287
da lontano per mostrar tanta poca acqua (1). Asopo o
Meandro 9 lo passai su pochi ciottoli, menando il cavallo
pella brìglia , e verso mezzo giorno entrai a Sicione .
Quale spettacolo solenne , qual ricca varietà di aspetti
attorno a quelle alte montagne della Corintia ? Ieri, il goKo
di Argo colle sue belle isole e le sue spaziose rive stende-
vamisi ai piedi , oggi Sicione mi fa mostra di tutto il ma-
re di Lepanto, delle cime acute deUe rupi di Delfo, della
Focide, deirEtoliae del reame di Afi- Pascià.
Si ravvisa a Sicione il sito di tre città: una, F antica
Sicione, dimora dei più antichi re di Grecia, era sul de-
clivio della collina, ed oggi non esiste più. Chiama vasi il
porto, e il mare n^è distante oggidì piìi di due miglia. La
seconda città si nasconde ora sotto i miseri casolari di Ya-
siliko, e i suoi resti coronano le prime colline .Finalmente,
la terza era la bella Sicione j e questa , posta sul secondo
ripiano delle ondulazioni del monte Cillene, è nella situa-
zione la più maestosa • Offre le sue ruine in semicerchio
sul mare di Lepanto; dalla sommità delle sue torri si do-
minavano a una grande altezza le campagne deir Acaia , di
Egira, e , lunge dalla riva, i flutti del golfo . Le frequen-
ti navi partite dal mare Ionico non potevano giugnere a
Corinto senza esser segnalate a Sicione, e senza esser pas-
sate air ombra delle colonne del bel tempio di Nettuno che
sporgeva sulle onde di Crissa. Lo sguardo cerca ora in-
darno una barca su questo gran Iago solitario; di tanto in
tanto la vela isolata d^ un gramo pescatore biancheggia
presso la spiaggia e guida P occhio contristato verso le rive
(I) Pal'samia, lib. Il, e. V.
288 MABCBLLDS
di Naupacto e le campagne della Locridc^ sormontale dalle
cime nevose del Paroasso ( nzpwìvòvvipo'cvra ) (1).
Visitai lo stadio di Sicione , avanzi senza nome , e il su-
perbo teatro, il ricinto del quale è segnato tuttavia da al-
cuni muri conservati . Il pappas di Vasiliko m' aveva con-
dotto su questi avanzi senza potermi aiutare con qualche
indizio 9 e mi ricondusse al villaggio dove mi fermai pres-
so alla sua cliiesa. Io aveva in mano Omero , e andava
cercandovi quel eh'' avesse detto di Sicione ; alcuni abitan-
ti , usciti dai loro tugurii sporchi e rovinati , mi si avvi-
cinarono , e mi fecero subito un cerchio attorno , sedendo
in terra presso la stola che mi faceva da tappeto . II meno
timido si accostò al pappas e gli domandò che libro fosse
I quello dovMo leggeva. Io, che aveva udita la domanda, per
dare agio al prete greco di rispondergli, gli presentai
r Odissea ;ei la scartabellò per un pezzetto e me la rese
poscia dicendomi: • Rispondete voi a costoro, perchè io,
• quanto a me, non ci capisco nulla ; eppur è scritto nel-
» la lingua degli Elleni >
— Ebbene, figliuoli miei ( Palikaria)^ queste sono can-
zoni d^un gran poeta, che percorreva i vostri villaggi so-
no ora tremiPanni, e celebrava le gesta dei padri vostri.
• — Or bene , che ne dic^ egli ? mi domandarono alcuni
• uomini del cerchio; avevano essi più màndrie di noi,
• più campi, più olivi? —
• Nò, interruppe un Romelista accosciato accanto a me
» come gli altri^ ma essi erano Elleni , e noi siamo schiavi ,
» siamo bruti » — I suoi occhi fiammeggiarono-, si alzò,
riprese il suo bastone ferrato, e ci lasciò volgendosi verso
(i) OMERO, Inno ad Apollo , v. 282.
VIAGGIO 269
gli scopeti di Sicione . I suoi compatriotti stettero alquan*
lo taciturni, e ciascuno se ne andò poscia nel suo tugurio.
Era tardi: — rimontai a cavallo e scesi la collina di Vasilil^o
per ripigliar la via della pianura. Traversai di bel nuovo
-I FAsopo, fiume celebre, che ba sole cinque miglia di corso,
degno fratello del divino Cefiso, che percorre appena do-
dici miglia nella campagna d^ Atene. L^Uisso, altrettanto
famoso, è anche meno viaggiatore: e, quanto alFInopo,
illustre fiume di Delo, sono andato in dieci minuti dal luo-
go dove fu la sua sorgente ai luoghi dove fu la sua foce .
Del rimanente, TAsopo è rapidissimo nel verno e merita
l'epiteto che gli dà il poeta Agide ( norautoo /SaOv^cvncvToc (i) ) ,
Fiume dai profondi vortici • . — Io passai in seguito quasi
a secco il fiume di Nomea .Egli mette tant^acqua nella cat-
tiva stagione, che di già ha portato via gli archi d'un ponte
in costruzione , costruzione turca e per vero dire poco so-
lida ', il ponte antico, vicinissimo a questo, è talmente ro-
vinato , che hanno rinunciato a ristaurarlo ; lavoravasi al
terzo ponte, che non pareva dover esser più durevole, e sen-
za dubbio il primo viaggiatore delia prossima primavera
ce ne racconterà la rovina .
Una pioggia dolce dolce, che avea raddoppiato il profumo
delle foglie e delle campagne, era cessata; neri nuvoloni
erano cacciati verso il Parnasso; io camminava lentamente
al passo del mio cavallo. Questa passeggiata notturna ai-
traverso la vasta pianura di Sicione fu deliziosa . Ora io
traversava grandi selve di olivi, ove i raggi della luna mi
Investivano appena ; ora ne vedeva lo splendore spandersi
sopra aride stoppie ^ o sopra scuri scopeti ; numerosi ar«^
(I) PAOSANli , Lib. XI.
IV. 37
290 UARCBLLCS
menti di montoni e di capre vi passavano la notte senza
pastore e senza tema di lupi. Forse non sMncontrano più
lupi in questi campi dappoiché Apollo insegnò ai pastori
dell'Arcadia il modo di sterminarli, e dopo che gli fa inal-
zato un tempio a Sidone in commemorazione di questo
beneficio sotto nome di Apollo Lupaio ( ÀroXXovoc Auxaiov )7 —
Giunsi a Corinto nella notte , dopo tre ore di cammino. *
Sveglio prima del sorger del sole , andai a vedere a Le* j
sché , scalo di Corinto, sul golfo di Lepanto, alcune mine |
venete, traccie confuse delF antico porto, e le baracche i
d^lle dogane che formano il nuovo; tornai poscia nella |
vecchia città per ammirarvi le cinque colonne del tempio
di Giunone ; io non so, se dedicando alla regina degli Dei
quelle belle colonne scannellate e d'ordine dorico senza
base, io non commetta un delitto di lesa antichità, ma ripe-
to , senza guarentirlo , ciò che mi fu detto a Corinto. Con*
templai, con uno stupore che erasi in tutte le mie escur-
sioni riprodotto in Morea, quegli enormi massi cui Parte
antica seppe dare proporzioni tanto precise e tanto ele«
ganti . Credei allora ai prodigi d' Omero . Gli uomini che
maneggiarono con tanta destrezza questi frammenti di mon*
tagna, dovettero essere gli eroi atessi i quali lanciarano
scogli che dieci uomini dei nostri giorni potrebbero soUe*
vare a stento. Né con minore stupore osservai quelle giun-
ture impercettibili dei marmi che ne fanno un solo cor-
po; i capitelli erano così maestrevolmente adattati alle co-
lonne, che anche dopo tanti secoli, F unione ne era inri-
aibile agli occhi più acuti e più sperimentati . Tanium m-
rie$ juncturaque pollet!
Aveva dimenticato, al mio primo passaggio , di consegna-
re una lettera che erami stata data ad Atene per un Greco
di Corinto. Io mi presentai, un'ora prima di partire, nella
VIAGGIO 291
8oa graziosa casa, fuor del villaggio, appoggiala al pendio
della cittadella, e in faccia al mare di Crissa e alle mon-
tagne di Delfo. Questa casa non era ancora finita; il Gre-
co abitava in tanto nna bicocca. Parvemi occupatissimo ed
inquietissimo di ciò che avveniva in Albania. Mi domandò
notizie della spedizione già spinta assai contro Ali- Pascià;
io ne sapeva meno di lai . Allora mi disse che V esercito
turco, sotto gli ordini di Pache - Bey erasi avanzato verso
Giannina, che Ali-Pascià, dopo aver fatto saccheggiare dai
suoiAmauti la propria capitale, Paveva incendiata e resi-
steva tuttavia nei castelli del Iago. 11 corintio temeva il ri-
tomo delle genti ottomane trionfanti, e il loro passaggio in
Morea , che certamente sarebbe stato incomodo al riposo
ed alla borsa dei Greci opulenti • Egli non sospettava per
ombra che un anno più tardi il suo paese doveva provare
scosse più serie e più dirette.
La via è lunga da Corinto a Gencrea , ov' io doveva
imbarcarmi ; ma ella è segnata da antiche opere intrapre-
se per tagliar Fbtmo; e di subito scorgesiun bell^anfiteatro
scavato nella rupe, il casolare di Hexamili, la via del porto
Seenoi} poi, vestigia di muraglie presso la via, antiche
cave, pozzi e traccie di scandagli fatti per riscontrare la
natura del suolo che doveva essere attraversato dal cana-
le. Questo canale, uno dei più antichi lavori geodesici del-
r Europa, intrapreso da Demetrio re di Macedonia, con-
tinuato da Giulio Cesare, da Caligola, e che Nerone scavò
egli stesso colla sua mano imperiale a suono di tromba,
non doveva, più di tanti altri canali meno celebri nella sto-
ria moderna, aver pieno compimento. Le difficoltà del ter-
reno, P incostanza e la superstizione dei popoli, i rivol-
gimenti degli imperi vi ostarimo : e la sacerdotessa d' Apol-
292 HARCELLUS
io Pizio, lanciò T anatema sulle nazioni che lodano Holia^
mente contro la Natura^ figlia degli Dei.
Finalmente giansi, di rottami in rottami , al Tillaggio di
Gencrea , per ammirarvi le sne catacombe sulle rive del
mare , ed i suoi parapetti di granito . Noleggiai un battello
a due vele per Egina e pel Pireo ^ e volli mettermi sabito
in cammino ; il tempo era bello ^ il vento debole , e io co-
steggiava le rive deli^Epidauria. Stava sdraiato sul ponte
della barca e leggeva la maravigliosa lettera di Servio
Sulpicio a Cicerone per consolarlo della morte della fi»
glia. Avevo prima della mia partenza da Costantinopoli
tradotta questa lettera per mio oso^ e coU^ idea di meditar-
vi sopra quando m'avvicinerei ad EginauEcco il paragrafo
che mira al mio viaggio •
• Io vo^ dirti ciò che m'^ha recato mi vero confor-
to ; forse ne verrà qualche sollievo al tuo dolore • —
Tornava d' Asia ^ faceva vela per Megara , e andava in-
tanto considerando il paese d' attorno • Avevo a tergo
Egina, Megara in faccia , a dritta il Pireo, a manca Co-
rinto: queste città, altra volta tanto floride, oggi cadii'
te e distrutte, dormono sotto la polvere. Allora nel cuore
feci questa riflessiime : Eh che ! Noi mortali , di cut la
vita debb' esser si corte , ci arrabbiamo col destino ,
quando un nostro amico soccombe sotto il peso deU^ età
o sotto un ferro, mentre in questo luogo solo, tanle
città disfatte ci mostrano il loro tristo cadavere ! Ali
Servio , non vuoi tu dunque rientrare in te stesso e ri--
cordarti che sei nato uomo 7 • • • Credimi , questo gn^
ve pensiero mi rese V antica fermezza. Ebbene ! cerca
di presenterti la stessa imagine : tu vedi , al tempo stes-
so, perir tanti grandi uomini, soflHr le repubbKche tan-
te vicissitudini , e le provIncie scosse cosi violenti , e ti
I
I
1
VIAGGIO 293
• immergi ia im' abbattimento prorondo poiché una sola
• e debole donna disparye ! Ma che ! Se ella non aves-
9 se sobìto oggi il suo fato , le era pur forza morir qual-
t che anno più tardi , perchè finalmente eir era mor-
» tale (1) > .
Ecco di quanto è capace, per sanare i mali delPanima ,
la fliosofla del paganesimo ^ consolava la morte colla mor-
te, e non colla certezza d' un altra vita ! Era riserbato al
solo Vangelo di far brillar la speranza nel fondo dei nostri
dolori, e di offerire alPuomo contristato del passato , cui
sfugge il presente , V avvenire della immortalila . E cosa
curiosa veder Sulpicio , colla affettata ripetizione delle pa-
role iùrte^de$tino^fùrtuna^ dì battersi per dir cosi contro
r idea di JHo^ che pare tormentargli il pensiero senza po«
tergli scappar dalla penna . Crederebbesi che questa lettera
tanto patetica fosse uscita tutta intera da una penna moder-
na ! La Melanconia , decima Musa, alla quale tanti poeti e
pensatori moderni hanno quasi esclusivamente sacrificato,
ispirava rarissimamente gli scrittori dell* antichitìi . Il cri-
stianesimo solo poteva sviluppar questa malattia di un^ ani-
ma immortale •
Intanto negre nuvole risospinte dall' Acro - Corinto ci
investirono e menarono, colla pioggia e coi lampi, un vento
impetuoso, che in pochi minuti ci fece oltrepassare con
una sola vela le isole di Eleusa , il promontorio di Spireo,
traversare in tre ore uno spazio marittimo di quasi qua-
ranta mi|^ ed arrivare ad Egina •
Egina, nella sua picciolezza, è una delle pio graziose
isole della Grecia } e senza dubbio, quell'isola che Antifilo
(1) Cicaoin, Utt. In., llb. iv , Idt. s.
J
294 UARCELLU8
fa parlare in questo epigramma, è Egina: t Io porto tere-
• binti e pochi vigneti ; picciola e modesta , io non sono
t né arida , né dirupata. Le isole mie sorelle, lunghe e lar-
> ghe , ma montagnose e sterili , mi vincono ^in grandez*
t za. Noi però non dobbiamo gareggiar per i nostri sta-
» di, ma sibben per i nostri prodotti : un solco d^ Egitto
> ha egli da invidiar qualche cosa alle immense sabbie
» dellaLibia?(l)».
Egina è ingombra di antichi avanzi ; mi accostai a due
colonne del tempio di Venere , che dominano la città edi-
ficata in cerchio nella rada , e tomai ad assidermi sul
sedile estemo della osteria , dove era andato ad alloggiare.
Il sole brillava di nuovo ; ma il mare si ricordava il tem-
porale , e le sue onde agitate , sollevando le barche del
porto , venivano a spezzarsi ai miei piedi . Le mie conver-
sazioni cogli Egineti cominciarono; mi parlarono subito
( essendo queste le loro sventure più recenti ) d^ un d ele-
gato del dragomanno dell^ Arsenale che si trovava allora
nellMsoIa per togliervi le imposizioni , e il rigore del quale
gli riduceva ad una trista povertà ; nominavano intanto
rispettosamente questo dignitario , il principe Yanko .
Io aveva la pretensione di conoscer troppo bene la nobil-
tà greca del Fanale , e , riandando fra me le generazioni
dei boiardi , cercai indarno di associare a qualche fami-
glia fanariotta questo principe Yanko , quando mi fu mo-
strato in capo alla spiaggia : egli era sul punto di passar-
mi davanti con un seguito numeroso di* cortigiani egi-
neti ; avea ravvolto alla testa uno scialle di casimira ,
procedeva gravemente con un^ aria spensierata e sprei-
(I) Antologia I Ub. i. eplgr. D'ANTinLO.
VIAGGIO 295
lante , e portava una lunga pipa con una singolare agia-
tezza : io squadrai da capo a' piedi questo gran personag-
gio , e non potrei dir quanta fosse la mia sorpresa ravvi-
sando sotto quelle apparenze orgogliose un servitore del
dragomanno greco , onorato nell' interno della sua casa
del titolo di Tscibaktsct^ e destinato esclusivamente a
Costantinopoli dell'attribuzione di apprestare, accendere
e avvicinarci alle labbra le pipe del suo padrone.
Anch' egli mi riconobbe subitole la gentilezza non fu
minore della sfacciataggine in lui. • Signore, mi disse
• avvicinandomisi coi gesti più rispettosi, qual felice ven-
t tura mi vi fa incontrare ad Egina ? Comandatemi pure
» a modo di re; i miei servigi ponno esservi utili ; questi
> miserabili villani non vi possono oflTrire che olive, man-
» dorle e poponi; fatemi l'onore di penetrar nel mio al-
» bergo e ci troverete qualche vivanda più degna di voi. »
Nello stesso tempo riempi con una abilità naturale in lui
la lunga pipa che aveva in mano, e , come per abitudi-
ne , me V accostò alla bocca. Io rifiutai sorridendo le sue
cortesi esibizioni e lo pregai di sedermisi accanto. Appena
seduto: t Sapete voi, diss' egli, volgendosi al cerchio degli
» Egineti , chi avete nell' isola 7 Questo signore è un
» gran generale francese, un uomo potente e congiunto
» del re , un' uomo insomma che ...» E veramente il
principe Yanko non avrebbe potuto abbassarsi a tanto sen-
nonché per un maresciallo di Francia o per T erede della
corona • Oh che fate qui , gli diss' io tagliandogli le parole
in bocca? — » Ah! Signore, rispostegli con un piglio
> scioperato, ci muoio di noia: non v'è paese più tristo
» di Egina ! Sono otto eterni giorni che ci languisco: aen-
> za società , senza distrazioni ; non ci si può vivere. Ci
» tolgo le imposizioni , è vero , ma non mi sento fatto per
296 HARCBLLDS
t questo cattivo mestiere : è tempo cbe n mio esigilo cessi
» e eh' io rada a rivedere la gran citta * . Il Tscibuktsei ,
in tutto quel che dicera avveduto imitatore dei modi e del
linguaggio de' padroni, mi dava saggio di avere studiato
con profitto le conversazioni dei'boiardi , delle quali per il
solito egli e i suoi compagni sono i muti testimoni. Poco dopo
però , stanco di infingersi , e impertinente di buona fede ,
con un cenno mandò via i suoi: Scusate , o signore, mi
> disse poscia, questi modi che forse vi urtano ; ma posso
» accertarvi , che questa spezie di arroganza è molto pro-
» ficua pelle mie incombenze ; ed io non trarrei un obolo
t da questi isolani , se non cercassi a dar loro una gran-
» de idea della mia nascita e del mio credito • .
In sul far della notte lasciai questo tiranno d'Egina , e
ripresi la barca che doveva condurmi al Pireo. Ci fu for*
za lottare contro i medesimi flutti che il temporale aveva
sconvolti per spingerci tanto rapidamente ad Egina; né
passammo senza pericolo e nel fitto della notte presso ^li
scogli di cui risola è seminata, t Egina, dice Pausania ,
• fra tutte le isole greche è quella V accesso delia quale
» è pili difficoltoso, avvegnaché ella sia attorniata da
» tutte le parti da scogli nascosti , e da rupi a fior d' a-
» equa (1) » .
In suir alba , eravamo vicinissimi a Salamina • Queste
acque , che avevano sbattuto in mezzo a grida sanguinose
le triremi degli Ateniesi e le mille navi dei Persiani , cedeva-
no ora senza fiotto, davanti alla mia barca solitaria. Appe*
na r aurora mi permise di leggere, mi misi a scartabellare
PaOSAKIA, lib. ir, dfnt, XX IX.
fi-AGGI4> 297
Erodoto siri ponte del battetto, e mi dièposi d'attórno,
nella III& ittiafgtMzioiie ì moti di qnolia pugna navate , la
più illustre che rieordinogtt annali del mondo, più av-
reutiirosa per la ÌUberik che le battaglie d^Azib e di
Lepanto; più decisiva nei suoi risaltamenti cbe quelle
deirHogue e di Trafalgar. lo aggruppai presso i prò-
montorli presso gli scogli deserti, que' grandi uomini
della Grecia, quali ce li rappresenta la storia : Amenia
di Pallene^ il bollente ardore del quale impegnò la zuffa;
Euribìade di Sparta, il generoso Aristide, P immortale
Temistocte; e nella mia rassegna di celebri nomi, non
aveva dimonticato davvero^ clie Eschilo, bravo soldato
e gran poeta , aveva combattuto anebe egli a Salami-
na. — Là , sul continente delF Attica, sulla sommith della
collina Egalea , il re de' Persi si assise , e contemplò la
sua disfatta ; qui stava la regina Artemisia , prudente del
consiglio , coraggiosa ed abile nella raisdiia , (ìHl tanti vi-
li ; unica donna cbe abbia mai osato comandare una flot-
ta. Parevami udirla dire a Serse, dopo tanti aHri* consi-
gli spregiati: » Ob ! s\, tornate vene in Asia, e andate a
• viver nei vostri palagi: lasciate Mardonto in Grecia;
• s' ei mai vi perisce, non sarà grave la perdita ! • — J? t7
parere^ continua lo storico, fu approvato dal re, che in
cuore aveva la stessa idea. Or questo storico, suddito della
gran regina , cresceva allora ad Alicarnasso , per carez -
zar presto T orecchio dei Greci col racconto del loro va-
lore .
Per me , in queste pagine d^ Erodoto , credeva leggere
una nuova Iliade ; ci ritrovava V andamento , lo stile e le
imagini grandiose d'Omero; e subito T enumerazione delle
navi prima dello scontro ; poi la terra e il mare che tra-
ballano ; quel fantasima di donna che si mostra neir aria
IV. 38
ed osta alla fuga \ per ultimo le modesta e sublimi parole
1 di Temistocle: i Noosiam noi che abbiamo viato^ sono
• gli Dei. Essi non hanno permesso che un empio insea-
• saio osasse uguagliarli 9 regnando solo sull' Asia e sul*
» r Europa ad un tempo (1) t .
Coli' anima tutta piena di questo gran dramma di Sa-
lamina ^ m' avvicinai alla riva , e posi il piede a terra in
una cala deserta . Andava sulla spiaggia del mare senza
guardarmi d' attorno *, il mìo pensiero spaziava pei tempi
che furono duemila anni fa ; e fattomi interamente Ate-
niese ) sentiva il cuore palpitarmi violentemente nel petto.
Passai senz' accorgermene il letto del fiume Bocaroi ; uè
vi trovai una sola goccia di acqua stagnante per distrarmi
dalle mie illusioni . Traversai il promontorio di Minerva
Scirrade, sempre affascinato dallMncanto dei famosi anti-
chi ricordi \ e cacciando lo sguardo sulla punta di Gino*
sura, sullo stretto e sulle rive;» Figlio , sclamai volgen-
domi al marinaio Egineta che ra' accompagnava ^ mo-
strami i trofei di Temistocle • •
» Effendi, mi rispose , non vi sono quasi piii pietre òian-
che a Colurl : il vaivoda le lascia portar via da quanti
passano. Avete davanti Ampelaki ( villaggio della vigna),
dove non giugnerete prima di un'ora se continuate ad an-
dar COSI adagio ; ci troverete della buona uva , e una
chiesetta con lettere scritte sul muro : ma il vento è fa-
vorevole*, credetemelo, andiamo a Porto-Lione ^^ sarà
• (I) Td9i ykfi wx Vfu?( x^rCfyzoetftcOa, òJJlàSiQt. ...... et ffOó-
vvio'ay àv(fp2 iva Tr,q ti 'A7Ós( rat rr»; £ù^cjn}{ ^aac/cv92t , covTa etvoate'y
ri xal irÌ7'j3ilov .
Erodoto , lìb. vm , e. lOB.
meglio » . (
I
VIAGGIO 299
Io abbassai il capo , confuso dalle mie fantasticaggini ,
e dalle osservazioni del Policare , e gli tenni dietro senza
insistere.
Goluri ! Porto Lione ! — Ecco dunque , diceva io fra
me , i nomi di Salamina e del Pireo ! Senza ruine , sen*
za marmi ; senza un solo vestigio dei tempi passati , in
questMsola che vide il trionfo piii luminoso del coraggio,
che fu la patria di Solone, e il regno di Aiace ! Sarò io co-
stretto a portarne per ricordo poche foglie verdi svelte
a magri arbuscelli? Non ho potuto trovare un flore, nep-
pur quel fiore d' Aiace , spezie di giglio o di giacinto che
nacque sulla riva alla morte del figlio di Telamone !
Risalii suUa barca egineta , che non era piii comandata
da quel valoroso Policrito, vincitor dei Sidonii alla pugna
di Salamina ; rasentai poscia lo scoglio d' Atalanta , V isola
Psittalia, e un^ora dopo, ero al Pireo. A dì 19 settembre,
prima di mezzodì , io aveva ripreso la mia stanza in Ate-
ne, in casa del signor Fauvel , e il mio posto sopra il suo
divano , dove gli raccontai tutte le minime particolarità
della mia escursione in Morea , troppo breve a dir vero ,
non avendovi potuto consecrar piti di sei giorni •
J
GAP. XXIV.
L'mBTTO E HAKATOHA
SMARAGDl
(1820)
'ixtTO i' K Ux^oSu^
OM(ro , Odi
tùpwàyvtav 'à'.nHi* ,
I A Stìafeité dqh era ^ta per au*
1 che segnalata Mi golfo Saronico,
1. e ffUeivBqite il suo ritardo prò*
Inngava il mio «oggioroo ad Ate-
ne. Così Jc dUanèeoi delta 7e«na a^ettau da Delo avevano
dato alla vtta diseccate. qualche gioroo di piq, 4ì.. cqi la
memoria è immortale, lo feci mio prò di quei fugaci ino-
302 MARCBLLUS
menti per varie corse yicine consigliatemi o dirette in per-
sona dal signor Faavel . Subito, dopo tornato da Corinto ,
egli volle ch'io facessi una visita alla patria d^Artstide e di
Socrate , ad Àlopega, picciolo villaggio sul monte Inietto ,
sul quale ogni sera 9 al tramonto, vedovasi sorgere un fu-
mo biancastro*
Mi fu data una guida: pratica di tutti gli andirivieni
del monte ella doveva condurmi attraverso colli deserti e
selve fino ad Alopega ; poi ci era stato ordinato di ripie-
garci sopra una villa nelle vicinanze del casale di Drago-
nisi, dove alcune famiglie greche fuggivano nella state il
caldo affannoso delle vie d' Atene .
Lasciammo a sinistra gli avanzi della porta Diocharis ,
del Ginnasio e del Liceo. Passai V Ilisso alquanto sopra Pat-
tare di Borea di cui riconoscevasi appena il sito . Non
trovai pia • quel magnifico platano dai rami spaziosi,
» queir ombra, quei dolci aliti dei venti, quell^erba si
• molle da sedervi agiatamente , ed anche sdraiarvisi • ;
ma volsi alla mia guida le stesse parole di Fedros a So-
crate : » Ditemi, non è forse qui dove si vuole che Borea ra-
• pisse un giorno la ninfa Orizia, mentre scherzava sulla ri-
• va 7 » Ed ella mi rispose , come Socrate a Fedros : Lo do-
gliono^ ed accompagnò questa risposta con un ghigno altret-
tanto incredulo quanto quello di Platone: imperocché il
cristianesimo , e i primi studi della sua infanzia , avevano
insegnato di certo a questo greco ignorante, ciò che il più
gran filosofo della antichità aveva dovuto indovinare col-
r aiuto di tutto il suo genio. L' alveo del fiume non aveva
in tutto il suo corso che - piccole buche dove stagnava
un'acqua fangosa , resto degli ultimi lenporaM , ed era
molto più degna di laviure i piedi del fllosoQ scalzi ( òMmo-
VIAGGIO a03
<ff r&iv ), che pura fresca e trasparente come debb^essere per
gli scherzi delle vergini (1). •
Dicendo addio alie rive aride deir Ilisso, traversammo
dapprima alcune collinette sabbiose , poi alte macchie fiori-
te , finalmente boschetti di lentischi e siepaglle verdeggian-
ti. Io coglieva qua e là le mille piante che fanno la gloria
deirimetlo: il crisantemo dorato, la salvia, P acanto
spinoso, la gran campanula, Tdunea, che Plinio chiama
helenium^ e cb^egli fa nascere dalle lagrime di Elena nel-
r isola di Granae , ^ pure è vero che Elena piangesse ,
quand'ella fuggi da Sparta col bel garzone Paride : insomma
mille arbuscelli cari alle api mi rammentavano i concetti
d^ Ovidio: » ^ulle colline imporporate delP imetto sempre
• fiorito , non sono foreste, ma boschetti ove gli arbuscelli
• tutelano i prati , su cui soavemente olezza il rosmarino,
» il lauro ed il mirto ^ vi si vede anche il bossolo dalle
• spesse foglie , le scope flessibili, il citiso svelto ed i pi-
» ni odoriferi . Tutte queste foglie e questi steli di fiori
» vi ondeggiano , mossi dagli aliti gradevoli degli zefii-
• ri(2)..
Quivi, in questi deliziosi boschetti, moriva Procri , più
bella anche della sorella Orizla, Dignior isia rapi, lo mi
fermai all'ombra d^un cedro dalle foglie di cipresso per
rileggere le sventure della sposa di Cefalo , quali si soave-
(0 Xfl'/iuvTa 7&wy xai xaOapà xai ^tx^zvfé ri vòiruL (^mvìtm^ xz
QucsU cltailooe e queUe che preoedooo fono tolte da] prologo unto poe-
tico di Platone nel Phedro$ .
(2) Lenlbui Impulsae iB|4iyfis , aofaqae lalubrl .
Tot genenin f miéM » berhanue nimma treBuuit .
Ovidio , Arte d' amare , lib. Ili , v. 00\.
a04 MAECELLCS
mente ci ba raccontate dne volte il e jntor degtt amori. Egli
non era più ai miei occhi allora
Quel vate Ucesso»
Bugiardo vate cu! l'infanzia anela (1);
era allora il discepolo e I^emulo di Catullo e di Virgilio ,
che sublima la sua Procri fino ad Arianna e a Didone. Bat-
tevami il cuore nel petto a queste parole di Cefalo:
Fonte del mio dolor le gioie fiiro
Che vòlto solo a Procri era il mio amore »
E Procri in bocca avea, Procri nel core (i) .
Giunsi ad Alopega molto più occupato dei sospiri di Ce-
falo che delle api di cut sentiva ovunque il susurro. Mi
fu nuUadimeno fatto conoscere minutamente quanta cura
esìgevano quelle repubbliche alate , per le quali il savio
Solone aveva fatto alcune leggi , regolando la proprietà e
la industria divina delle figlie del Cielo . Comprai uà** ab-
bondante provvisione dell* ambrosia dellUmetto • Posseggo
tuttavia alcune goccie di quel miele accanto al nettare di
Cipro ed al vino di Santorino , vecchi testimoni del mio
viaggio .
lo non spinsi più oltre la mia curiosità sul monte , che
costeggiai ritornando sul suo lato di mezzogiorno. Il sole
(I) eeiOvidé
Poite mentonger doni V enfimee ni mide .
FolTTAircS, Forcf de Hi
(3) Gmtdia j^ndpium ni>$iri tmU . . . dolori§ . « . .
• • • JHvertfi MNOMMi;
Pedore Proerig eroi, Procris «fai umptrlnon .
Ovidio, Mecan. Iib. tu. , t. 108 et 196.
VIAGGIO 305
dechinava allora verso le cime dei monti Geranii, e mi mo-
strava il golfo d\\teae in tatto il sao splendore , dallo sco*
giio di Belbina ad oriente, fino alle spiaggie di Megara e di
Corinto . Scorgeva distintamente le bianche colonne del
tempio di Giove Panellenico , e sopra Egina le montagne
deir Epidanria confinate dal promontorio Scilleo .
Raggiunsi dopo poco la villa dov'era aspettato, net con-
torni del villaggio Dragonisi. Io dovea trovarci la fami-
glia d^un logotheta^ magistrato d'Atene, e dae greche pa-
renti d'un console eoropeo. Queste due sorelle godevano
d' una gran reputazione , che dovevano alla lira di lord
Byron . 11 poeta inglese le aveva cantate nelle sue canzone
orientali 9 ed anche, se vuoisi prestar fede alla cronaca,
avea provato un amore violento, come tutte le sue passioni,
per una di esse \ non si diceva per quale, onde lasciarne la
gloria a tu tt' e due. Fui ricevuto da queste stesse signore
più belle che giovani, e dalle loro amiche,. nel salone d^una
casa assai appariscente • Un divano ricorreva sotto e ac-
canto le finestre , che rispondevano sopra un esteso giar-
dino.
Queste greche bianchissime del colorito , erano vestite
con farsetti (spencers) di seta rossa o cilestre, con mani-
che larghe ed aperte, e aveano strettamente chiusa la
vita della quale cuoprivano le forme senza mascherarle •
Quelle vesti corte e rotonde finivano sotto una larga cin-
tura, e a questo punto cominciavano sottane di mossolina
e di velo bianco , che ondeggiavano sopra un gentil piede
candido e scalzo, del quale le unghie colorite erano celate
dababbuccie ricamate . Avean la testa ornata di perle e
di fiori , e i loro capelli intrecciati ai nastri, scendevano
loro sugli omeri divisi in due treccie; ed erano quelle trec-
cie in libertà^ secondo T espressione del poeta, carezzate da
IV. :59
306 M4RCELLCS
ogni alito del tnare Egeo (1). Grandi albanesi, sarchiate
e broDeine, ci oflérirono confetture e sorbetti; queste erano
vestite di abiti rossi che scendevano loro fino al ginocchio;
le gambe ed i piedi riposavano sopra loccoli di legno col
tacco 9 spezie di pianelle; la loro chioma nera intrecciata,
agitava qualche moneta di argento; e un lungo velo bian-
co, cignendo il capo ed il collo, ricadeva loro in due liste
sulle spalle.
La conversazione fu insulsa e leggera come doveva es-
sere con signore giovani occupate tutto dì dei bagni , della
acconciatura e dei fiori. Ci riconobbi le ciarle d'Atene , di
che avevami tenuto proposito il signor Fauvel lagnando-
sene amaramente, e attaccandole con i suoi mordaci epi-
grammi , poiché , sturbandolo per fino nella sua vita pri-
vata, ne avevano sconcertato la flemma filosofica. Mi fu
parlato di numerosi viaggiatori che erano gli uni dopo
gli altri venati a fare i loro omaggi al tempio di Minerva
e alle moderne bellezze delP Attica; ne colsi il destro per
nominare il cantore della Sposa d'Abido e del (riavrò; lo
feci con qualche malizia, sperando scuoprir V amante di
lord Byron ; ma le due sorelle arrossirono ambedue ad
un tempo .
Il sole stava per sparire ; ringraziai le mie belle ospiti
di avermi tanto cortesemente ricevuto, e soprattutto di
essersi lasciate vedere ed ammirare nella intimità del lo-
ro gineceo; pensai allora a ritirarmi , quando mi fu prò*
posto di condurmi alla fonte di Procri; cosi ave vaia no-
minata , ad onta di tutti gli altri suoi nomi volgari , non
J) . . . . Thoie tresses uncoDfioed
Woo'if by each iEgean ^ìnd.
BlROS'S, MiscvII. [vteim.
VIAGGIO 307
80 qua! viaggiatore profano. La via era corta felicemente^
e la sorgente scaturiva all'estremità del giardino, 11 ve*
stiario da casa, un poco incomodo per il moto, non avreb-
be consentito a quelle signore una passeggiata lontana , e
la liberta della campagna non avrebbe autorizzato una
infrazione piti lunga delle costumanze greche. La fontana
aveva poche goccie d'acqua. Una delle flglie del Logoteta
mi disse, che il giorno della Pentecoste vede vasi ogn' an-
no una colomba scender dal cielo , soffermarsi presso la
sorgente, beverci, e rivolar verso il suo divino soggior-
no . La madre dell' ingenua Ateniese aggiunse sommessa-
mente , che le novelle spose erano sicure di trovar una fe-
lice gravidanza e un facile parto bevendo di queste acque •
Nel mentre che le signore greche , dopo i nostri addio ,
ritornavano verso il giardino, io seguitai la traccia del tor-
rentello scavato nel verno dalla sorgente diProcri per ri-
congiungersi alle onde delP Uisso. Cosi ridiscesi sulle apiag-
gie del fiume che di bel nuovo ripassai a secco , come un
largo solco in una campagna polverosa, e ripresi, al lume
di Iona, la via d'Atene, da cui m'era di poco dilungato •
Gli aspetti sulla pianura delF Attica presentatimi dalle
scoscenditure delF Imetto , non m' erano parati né svariati
né precisi quanto quelli di cui godeva alP Acropoli . £ Ik
io ritornava sempre; il Partenone erasi fatto il mio osser-
vatorio prediletto . Rividi cosi da looteno e da vicino tutti
que' monumenti antichi già da me enumerati alla lunga .
Qui io non posso però dimenticare di dire, cheTindomane
del mio ritorno dalla Morea, appena «vegliato, cercando O-
mero per leggerne qualche verso , secondo il solito di ogni
giorno , ebbi il dolore di non trovar più la mia Odissea •
M'era ella caduto di tasca polla via del Pireo? l' avevo forse
dimenticate sulla barca d' Egina ? — Raccontei al signor
308 M A U C B L L U S
Faovel nel tempo della colazione la mia disgrazia. Questo
libro, gli diceva, avea stilla prima pagina le parole di Pria-
mo ad Achille — Mw^crai 7raT<&o; «co — Ricordati di tuo pa^
dre ;'e mio padre stesso di proprio pugno ve le aveva scrit-
te il giorno della nostra separazione . — » Compiango la
vostra perdita , mi rispose il signor Fauvel ; disgrazia-
tamente non posso ripararvi . Io non bo altro che un
Omero, e siamo inseparabili fra noi ; imperocché scegli
è Pamicodel viaggiatore, egli è anche il manuale deir an-
tiquario: in lui tutto è imagine; ciascun epiteto, con-
secrato dal tempo, imprime d'un conio incancellabile i
luoghi cb^egli designa. E nelF inno ad Apollo princi-
palmente , poema troppo poco letto , egli dispiega piii
che altrove tutta la bellezza del suo stile descrittivo, e
tutto il lusso della sua scienza geografica. Avete voi no.
tato in quel lavoro maraviglioso con qual predilezione
segreta ei si pone a descrivere con delizia le isole ?
Questa osservazione mi parrebbe di qualche peso per
decidere la gran lite della sua culla » .
* QuestMnno fa le mie delizie, gli risposi io; egli sta im-
presso quasi tutto intiero neHa mia mente, tanto V ho
letto e riletto . In questa spezie di compendio della mitolo-
gia, qual pittura armoniosa delle scene della natura! sia
che Omero rappresenti a grandi pennellate le rive del mare^
ed i fiumi che vi recano le loro acque^ sia ch'ei dipinga le al-
te montagne piegate verso i flutti , e quei promontorii cari
ai viandanti^ d^onde V occhio si spinge sulle colline inchi-
nate^ sulle isole e sui negri abissi. Finalmente, quali pen-
sieri profondi e filosofici ! Uomini miserabili e stolti !
che non meditate nelle anime vostre che tristezza e malin-
conia , voi vivete senza prudenza , ni sapete trovare nella
VIAGGIO 309
vecchiaia il riposo della vita ^ ni il rimedio a tutti i mali
nella morte.
Omero y durava a dir io , è il poeta deir anima *, egli è
r incanto della infanzia, della età matura e degli anni se-
nili . Dà sempre tanto piacere ed istruzione quanta può
prenderne ogni lettore. Il suo libro è il primo, il secondo e
l'ultimo che bassi a leggere (1). Mentre tutto invecchia
quaggiù, egli solo, antichissimo dei poeti, pare air incontro
ringiovanire, e spingersi sempre più nella memoria e nella
riconoscenza degli uomini .
• Siogolar privilegio del genio! ripigliava a dire il si-
• gnor Fauvel, facendo plauso al mio entusiasmo; Omero
• ha immortalato anche i suoi detrattori. Aristarco e
» Zoilo ».
Io non m' era accorto delP attenzione colla quale il mio
servo francese, ritto dietro la mia sedia, ascoltava le mie
parole, il senso delle quali sovente doveva anche sfuggirgli.
Io non mi detti briga della sua assenza per tutta la giorna-
ta ; ma la sera andando a riposare , qual fu la mia sorpresa
trovando la mia Odissea sul letto ! Chiesi alcuni schiari-
menti al mio servitore; egli m'avea veduto, rispose, cosi
afflitto della perdita di quel libretto , che d' altronde co-
nosceva COSI bene per avermelo messo in mano tante vol-
te, che era corso fino al Pireo cercandolo cogli occhi per
tutta la via , e quivi prendendo una barca , avea raggiunta
qualche miglio in mare quella che ci aveva condotti fino
adEgina, e che era in via per tornarsene: sovr'essa
(I) Est jtpóìxo^ xai fi/ffo;, xaì uctxto; , ravti ffWc, xa) à-Apì, xai
ytpoTfTt ,
DioxB Crisostomo , (Irpt Xoyou à7iai9t6^ .
310 MARCBLLUS
aveva trovato V Omero tuttora aperto sulla materassa do«
ye era stato sdraiato. Mi strinsi allora sul cuore il volu-
me ^ che già le onde di Gaiffa avevano improntato del loro
segno 9 e stesi la mano al mio domestico , intenerito co-
m'era poiché erasi internato siffattamente nei miei af-
fetti o nelle mie smanie .
Giudicai che resterebbemi tempo ancora per veder Ma-
ratona; laonde il signor Fauvel si occupò meco di un lavo-
retto preparatorio* Prese un foglio, una ematita, e con la sua
mano vecchia, ma guidata da una memoria giovanissima ,
segnò a mente una carta compiuta della campagna e dei
dintorni di Maratona, tanto precisa e tanto fedele quanto
avrebbe potuto esserlo una pianta topografica lungamente
meditata . Ho sott^ occhio tuttavia, scrivendo , questo ab-
bozzo prezioso , e parmi sentir sempre il commentario del
dotto archeologo^
» Dopo il villaggio di Gefisia, patria del gran poeta Me-
» nandro, lascerete a manca, diceva egli, una grotta di
» Pane, sulla china del Pentelieo; poi traverserete una
» palude , e subito dopo sarete al luogo che chiamasi Ma-
» ratona, che oggidì è deserto . Lascerete da banda Suli,
» casale insignificante, sempre alla vostra manca , com'an-
» che la via che mena a Rhamno, celebre altra volta pel
» tempio di Nemesi e per la statua di Fidia, ed anche per
» un primo trofeo molto vicino al mare. Calpesterete le
» vestigia delP antico porticato inalzato da Erode Attico ;
» poi , volgendovi verso la spiaggia , vi troverete in piena
» battaglia, fra un tempio di Ercole , le tombe dei Persi e i
» trofei degli Ateniesi . Anderete a dormire in una delle
» case di Yrana , se pur non preferite dormir sulle frec-
» eie spezzate che si trovano ancora frugando nei lu-
» muli ; e noterete che Yrana è forse una corruzione della
I
I
VIAGGIO 311
• parola Brauron: e veramente il sito di quella città di
» Braurooe dette un soprannome di più a Diana • Yergi-
» nelle , vestite di lunghe tuniche gialle , vi celebravano
• tutti gli anni feste solenni presso la statua della Dea ^
» portata dalla Tauride da Oreste e dalla sua sorella • Là,
» rimpelto alF Àulide , penserete ad Efigenia. »
Partii per Maratona , conoscendone la via e il campo
di battaglia come se già V avessi veduto . Accompagnato
da una sola guida, uscii da Atene a cavallo per la porta
Melitide j e traversando la pianura del Gefiso , coperta di
campi seminati e di olivi, dopo due ore giunsi al grazioso
villaggio di Gefisia . Mi ci riposai alquanto air ombra dei
cipressi d' un cimitoro turco, assiso sopra una tomba mu-
sulmana ; varcai poscia le ultime colline del monte Pente-
lieo , e scesi verso le campagne bagnate dalle onde del-
r Euripo, e che stanno rimpetto all'Eubea .
Procedeva al passo del cavallo , con stento, e dolente
sulla sella; il capo mi bruciava, ed andava attribuendo
questo malessere alle esalazioni degli stegni che aveva tra-
versato, e alla umidità delle ore di settembre ( ieptembrilms
horis). I dolori mi raddoppiarono , e quando entrai nella
pianura di Maratona, gran deserto che comincia alle fai*
de del monte Pentelico , per finir soltanto al mare , rico-
nobbi i brividi e la febbre che ebbi in Egitto. Le campa-
gne coperte di paludi , di giunchi, di macchie lasciavano
veder a rari intervalli pochi terreni appena coltivati , e
masse di sassi rotondeggiate a guisa di monticelli. Cercai
cogli occhi una casa in queUa vasta solitudine ; scòrsi al-
l' ultima ondulazione della montagna tre capanne quasi na-
scoste fra gli alberi. M'avviai verso la meno rovinata, e
lasciando il cavallo alla guida , mi presentai sulla soglia
della porta .
H ARCELLLS
t
Uoa faDcialta si alzò appeaa mi vide. — Poss''io pas-
sar la notte qui ? le dissi — > Padrooe sempre , Effendi
■ rispos'etla , comandate alla vostra schiava. > — Queste
umili parole sono quelle che i Greci soggetti volgono al Tur-
co imperioso. Ebbi paura di esser preso per ud Ottomano,
e soggiunsi subito che ero un forestiero , e che cercavo di
veder le rovine della pianura. — • Vi ci condurrò io stes*
■ sa, Effendi, mi disse la fanciulla, non siete il primo
■ viaggiatwe che ho guidato per questi seotieri ; ma non
> ho mai potuto indovinare che mai vi cerchino. Venite,
> presto presto saremo tornali > .
lo la seguitai, e silenziosamente ammirava la bella per-
sona della giovinetta Greca, e la grazia della sua andatu-
ra . Era vestita d'una tunica scura e d^ una spezie dì far-
setto bianco, che malcnopriva forme dimagrate. Alcuni
flori d'auluono già appassiti si mescolavano alla nera sua
chioma; ella andava lentamente come me; i suoi pie nudi
riposavano sopra zoccoli di legno sostenuti da cinghie di
cuoio grossolano. Dopo pochi passi fra le scepaglie e le can-
ne:— * Ecco, mi diss' ella, dove sogliono soffermarsi i viag-
> giatori. ■ — Attenta e ritta accanto a me, ella aspettò
eh' io avessi esplorato a mio beli' agio il campo dì batta-
glia, applicaodo lo schizzo geografico del sigDorFaavel alle
accidentalità della pianura che io percorreva cogli sguar-
di; riconobbi il tempio di Ercole, le tombe degli Atenie-
si , i tumuli sotto i quali furono ammontati i cadaveri
dei Persiani coi rottami delle loro armi , dei loro carri , e
meditai sui trofei di Milziade. — Poi, siccome io le do-
mandava di nominarmi i contorni , * davanti a voi , mi ri-
• spose ^ stanno le cime delle montagne di Negroponte ;
■ hi'im , bene non conosco che quei luoghi , poiché vi
• :touu nata. •
VIAGGIO
313
Doretfi sdordr la passeggiata, e pregar la ! giovinetta
di riaccompagDarmi a casa sua ; un vMento brividio mi
correva per tutte le membra, e glielo disai: > Vi guarirò
» io, mi dias'ella; conosco questo male; ne ho sofferte
» per un pezzo: Vedete come son pallida ! ».— E un sor-
rìso imiocentissimo rischiarò d'improvvisa Iute quel sem-
biante grazioso. Per via, cercando a distrarmi da miei do-
lori, mi raccontò che si chiamava Smaragdi; ich'^elFera
venuta a Maratona dappoi tre anni; che, debole e mala*
ticcia , non poteva, come i suoi fratelli , suo padre e sua
madre , lavorare ai campi; ma ch'ell'era incaricata delle
faccende inteme della casa, e che guardava le capre quan-
di era bel tempo , nei boschetti della montagna piìi prò*
pinqui alla sua capanna.
Rientrando in casa di Smaragdi, trovai tutta la famiglia
riunita; e ne fui ricevuto con urbanità e con affetto. --
• Questo forestiero ha la febbre , disse loro la fanciulla ^
» ed io so come medicarlo. • — Mi fece giacere sopra certi
vecchi guanciali del solo divano «he aveva ; io mi rav-
viluppai nel mantella , ed ella mi cuopri di piii con una
sua sottana da inverno. Venne la notte, e la febbre rinfor-
zava: Smaragdi volle vegliare accanto a me, assisa sopra
una panchetta, e di tanto intanto porgevami in una sco-
della di legno una decozione di centaurea . * Bevete, si-
> gnore, diceva ella: quest'acqua è amara, ma è pur
• quella che m'ha guarita. • — Né mi lasciava un momen-
to . Nei mìei insonni ardenti, io le faceva mille doman-
de sopra i suoi gusti , sopra il suo destino . » Io sono
» quasi felice, mi diceva ella; se le mie lunghe febbri
» non si riaffacciano, anderò presto ad Atene a servir le
» sif^nore Greche ; imperocché vedete bene anche voi che
» i lavori della campagna non son fatti pella mia comples-
!V.
40
y
314
MARCBtLC S
» sioM . Mio padre e mia madre approvano il mio proget*
» to, e Terraafeo di tanto in tanto a vedermi; d^ altronde ,
» poiché ha impat^tliO a leggere a Negroponte , bitegnerà
» pure eh' io vada dia cittìi > — E che leggete qui 9 le
domandai io: — » Ecco^ rispose, eoeo i miei lii^rt ; prima
• di tolto il libro delle prtgbieres « diceva^ ponendomi
sul letto tre o quattro voluon rilegati in cartoncino giallo,
e stampati a Venezia; » qpeeta è una kuiga storia gre*
• ca che mi diverte , e poi Erotùcrito • — aggiunse ; ed
arrossi , vedendo eh' io conosceva quella vecchia cronaca
amorosa.
La nette passò framezzo a questi discorsi ddla giova-
netta; fiqalmeote il sonno mi prese, e mi svegliai tardis-
simo) quando il sole dappoi gran tempo vibrava i suoi
raggi sulla pianura di Maratona .
Non avevo plh febbre, ma aveva un^ estrema debolez-
za ; non ostante velli partire . » Ci volete lasciare , mi dis*
» se Smaragdi : ah f troverete ad Atene medici sperimen*
> tati e migliori serventi !» — Io le feci vivissimi ringra-
ziamenti per le sue cortesie , e per le sue soUecitudini ;
e la pregai di accettare come un ricordo di me ,
Come sogliono oguor gli ospiti anjlci
Dare agli osi>ill lor, . . . (I)
un paro d'orecchini, e un vezzo del serraglio in pasta di
rosa : parve che accettasse per compiacermi; e con un pi-
glio di tristezza sclamò : — » Questi ornamenti non mi sta-
Ombro, Od(<«., lil> i» v. 313.
VIAGGIO
315
» ramio bene ; non vedete come sono pallida e trasfiguri-
» ta! • •— Smaragdi volle accompagnarmi floo alla prima
rivolta delta-'noiitagQa, poi mi disse :
• lo SODO una povwa fanciulla 9 nfe so cosa darvi; pure
» accettate la metà di questa foglia di platano che ho 4i«
» visa ora in due peui \ serbatela per ricordarvi di Sma-
« ragdi 3 io serberò Taltra . Forse un giorno queste due
• mezze foglie , le soie che possano combaciar V una col-
« r altra ^ si rimiiranno • È questo un addio dell^ amici*'
» zia » — Tolto intenerito mi posi in seno la preziosa mez»
za foglia, e sospirai lasciando Smaragdi, cbe si dileguò fra
gli alberi • La foglia del platano di Maratona non doveva
riunirsi , ma un pezzo appassir lunga daU' altro , seccar-
si, e insensibilmente sparire. •
Le cave del monte Pentelico erano indicate «ul mio iti-
nerario : mi d lasciai condurre , ma gtttai a stento un'oc*
cbiata sugli ampi scavi e sulle grandi masse neglette di
qnei marmi, che servirono ad innalzar i pia hei ediflzi di
Atene. Il tempo li ha ricoperti d'una certa sfumatura do-
rata e d' un colore di foglia morta, che si riscontra princi-
palmente suBe colonne del Partenone • Io li vidi senza os-
servarli ; i miei pensieri erano rimasti cion Smaragdi «
Finalmente, consegnai il cavalo alla guidai gli detti or-
dine di precedermi^ e di andare ad annaariare il mio ri-
torno al signor Fauvel. Quanto a me, rimasto .serio sul pen-
dio del Pentelico , coi miei tristi ricordi , mi diressi a pie-
de verso Atene .
Camminavo sopra un semplice viottolo alP ombra degli
olivi e dei platani, più. spesso fra campagne spogliate delie
loro messi, tal altra voHa in metto ad arbusceUi nani ,
fra macchioni, ed alcuni sepolcri marmorei diruti sulPorlo
r
316
MARCELLUS
delia via. Passai all'MDfbra del monte Aocfaesmo, presso
al tempio ed ai giardini di Venere; rientrai nell'anti-
ca Atene pel luogo oye dotreva essere la porta Diomeia .
Giunsi alle ruine della casa di Focione, e all^ altare di Dia-
na fabbricato da Temistocle. Poscia 9 traversando il baz-
zarro, arrivai presso il signor FauveK
Gli addio 41 Smaragdi, e le mie fantaaticaogini comin-
ciate a Maratona e continuate durante il mio viaggio so-
litario, m'avevano immerso in una inanperabile malin-
conìa . Dopo alcuaie ore di riposo ^ presi un picciolo So-
focle fra 1 libri polverosi del signor Fauvel e fuggii da
Atene; mMoteróai nei deserti del Ceramico sopra gli avan-
zi della porta Dipila. Quivi aliipeatando le noie medita-
zioni col ricordo di tante nobili tomba^ che non si ricono-
scono più neppure alle loro .ruine, andai a riverire le ce-
neri disperse dt Pericle, imperocché io diceva coir amico
di Cicerone r ^ Atene non mi' diletta tanto per le. sue ope-
» re magnifiche e perle suesciuisite arti aniicbe, guanto
f per la memoria degli uomtei grandi e V aspetto dei luo-
> gbi ove* abitavano^ sedevano, disputavano; io ne cerco
> perfino avidamente i sepolcri (1)» « — Andai finalmente
a calpeslair- i Mssiche furono gik la torre di Timone il Mi-
santropo, e %tutt6i> à'GoIoiie, dove mor) Edipo, che io avea
scelto per puntò della; mia passeggiata; e veramente io non
ih^era sentito «nal tanto disposto a piangere sulle sventure
d^ Antigone. La via di bronzo, il bosco saero ddle £u-
t . •
• 1 1
(1) Jlfo quidem ipsm UUb nosirq! Athena nontam oper^u$ magnifieis ,
éxquisUisqae aniiqùorum arlibu9 deUeUmU, qvmi reeordoÈUme «mnmo-
rum wTonm, ubi. ^fifliM halniarf , ubi itdtT9, uH disputare sit ioUhu ,
studioseque $orum etiam sq^uicra eontemplor.
VIAGGIO 317
menidi, iloroaltari, il tempio di Nettuno^ banoo lasciato
alcune traccie sopra uD^emioenza che domina il corso del
Ce fiso 9 e soprattutto a un sito nudo e spianalo che ri-
corda il concorso dei popoli e i monumenti dei loro primi
culti. Su questa patria di Sofocle, tutto per me si anima-
va alla voce del gran poeta. Parevami che mi dicesse egli
stesso come il coro dei Goloniati al re cieco :
Strofe 1.»
O pellegrin , ncll* ubertoso suolo
Nutritor di cavalli ,
Nel bealo Colone 11 pie ponesti ,
Ove molcc co' mesti
Modi frequente il querulo usignuolo
Nelle verdi convalli ,
Fra 1^ edera nascoso-^ e nel sacrato
I Bosco di centa e cento
Frutti ferace ,' al sole
Chiusole all'Ire del vento ;
, C qua venirne usato
Sempre è il nume di Nisa a far carole ,
Dalle dive nudrici accompagnato .
Antistbof£ 1."
I Carco di bei corimbi in questo loco
■ 11 fiorente narciso,
Ghirlanda delle due Gran Dive antica ,
Tuttodì si nutria
Di celeste rugiada ,
Ne giammai dei Cefiso
Mancan vigi/i rivi a dar ristoro
Di lor porissim' onda ,
318
MARCBLLITS
Che della terra «corre
Sul grembo , e lo feconda ;
Né delle Mu$c U coro
AboiTi la contrada , e non l'aborre
Diva Ciprigna dalle briglie d'oro (])•
Ammirai con quanta compiacenza e con quali maravi-
gliosi colori Sofocle dipingesse la patria . Tutti i veri poe-
ti hanno amato il loro paese ; tutti Thanno abbellito degli
incanti della loro fervida fantasia ; tutti gli hanno prodigato
i tesori del loro genio , come se , temendo di staccarsi dal
sepolcro di quella terra che fu loro pulla, cercassero di as-
sociarla in questo modo anticipatamente alla loro immor-
talità. Avevo letto gli stessi versi , che Sofocle, accusalo
dUnfarizia per la sua età decrepita^ dice Plutarco, recitò
al cospetto de^ suoi giudici . // cantico piacque portentosa"
mente aW udienza , continua Amyol , e il vecchio fu as-
soluto , e accompagnato a casa con grandi acclamazioni di
gioia. La posterità doveva consolidare e confermare la
sentenza del tribunale e del popolo d'Atene, siccome ap-
punto tutto il mondo letterario doveva applaudire a quella
divina poesia.
Me ne tornai pian piano pella via di Tebe ; Sofocle mi
avea insegnato, che la strada era piuttosto lunga (uaxsa
(I) . . . . oO^ :'un'vot
KrjyiToj vo'i/ii^SQ ptiBpcay
'Aa).' aìij in' r,fiOL7i
'Qà'jTo'/o; rre^tcov ÌttvAwizxi
Sofocle, Edipo i Cotoot, aito ii.
VIAGGIO 310
xi'JifuOoc) • Ritrorai le mura delta città moderoa ^ lasciando
a «laBca gU avanaf dell'antica porta Hippade.
La'EiUrfètte en venuta ad ancorarsi aHa tomba di 1%*
mistocle: non mi restavano più ehe ventiquattro ore da
passare ad Atene» Alcune noveHe d^ Europa vennero 4
disturbare la ultima mia visita al Partenone ; 1^ ambascia-
tore, nominato capitano ddle guardie, tornavasene inFran*
eia, e mi dava 1^ ordine di portarmi subito subito a Co-
stantinopoli , donde voleva spedirmi per terra a Parigi .
Stavo per lasciar di presente PAttica , T Arcipelago, il Bo-
sforo-, andava però dopo cinque anni di assenza a riveder
la Tamigfia ed il paese, e non sapeva dire se maggior fbsse
in me il dispiacere e il contento . Sotto queste impressioni
recenti, non potei ebiuder ocebio in tutta la notte : le tene*
bre duravano tuttavia quando uscii dalla casa del signor
Fauvel; le vie erano mute, buie; la piazza deserta. Andai
a sedere sur una sommità dove sono i mulini , in faccia al
monte Icaro , sola ombra ehe mi si affiicciò d^ attorno, poi-
ebè ella staccavasi da lontiioo sopra un cielo azzurrino .
A poco a poco, mentrMo mi lasciava andare a lunghe agi-
tazioni interne, e che, preoccupato da progetti d^ avvenire,
da desideri! e da sogni non contava più le ore , V alba del
dì novello si annunciò, crebbe, e molto tenìpo dopo un rag'^
gio di sole uscito dietro airimetto corse 6no al Giterone .
lo fantasticava sempre : nullostante il rieder della luce , e
quel bagliore del giorno che coloriva sotto i miei occhi le
montagne, i campi e la città, mescolarono alcune impres-
sioni nuove ai passati miei sogni . Io mezzo alle chimere
che si affollavano nella mia testa per affligger mi e rallegrar-
mi ad un tempo, giovine comMo era, capitò anche un pen-
siero per questa città desolata chMo stava per abi>ondona-
re, per quelle ruine che mi annunciavano la fuga degli
820
M ARCIKLLIIS
anm^emi oonsigliaTanodi scorcir le mie.lttogbe speran-
ze (1). Ora, siceotte era eolHo.di ritrovare i miei |^ in*
timi ìsenllmeiiti pr^so quei :graa poeti , eosì eccellenti in-
terpreti dell' anima 9 non abbandonai il mio osservatorio
primya d' aver riietto. questi versi del Tasso :
Muoiono le citiàj muoiono i regoi,
Cuopre i fasti e le pompe arena ed erba :
E l'uom d'esser mortai par che si sdegai !
Oh nostra mente cupida e superba 1 (2) •
Dopo questi solitari! e tristi godimenti , dopo queste me*
dilazioni perdute nel vagp delle notti , ma delle quali mi
ricordo tuttavia come se mi agitassero ancora sulle rovi-
ne delle città di Teseo , io rientrai nella picciola società
di Atene ) e ripresi il corso dei miei doveri e delle mie os-
servazioni .
. Alcune signore mezze greche^ proUtu francesi , aspet-
tavano i miei addio . Io aveva loro veduto d^ appresso gio-
vinette Ateniesi, Greche in tutto e per tulto; osservai bei-
le corporature bianche e regolari , grandi occhi , accon-
ciature ricche e pompose-, ma personali negletti, un modo di
andare sgraziato; fioalmente voci acute e stridule, che il
dialetto ateniese, gergo dei più corrotti della lingua vol-
gare, faceva anche più disaggradevoU air orecchio .
. (I) et spatia |>reTi
Spem loiigam reseces.
Orazio, IA>. jinnM, <mI« xi.
{2) Tas^ , Gerusalemme Liber. , canlo xv, st. 20.
« Tu vero dubitabis, et ludiguabere obire . »
Lucrezio, caato in, verni 1058.
VIAGGIO <SI
Atene, durante il mio soggiorno , erati arricchita di molti
miei compatriotti • I signori Martin^ console generale, Du-
parquet , Ledreux di Parigi , Le Brun, membro dell^Acca
demia francese, si compiacquero di accompagnare il signor
Fauyel nella visita che fece aUa Venere di Milo, di che io
lo avea pregato ; mi rincrebbe moltissimo che il signor
Uuyot, famoso architetto, ritenuto in letto da una febbre
ardentissima , non fosse in istato di venir con noi . Par-
timmo alquanto tardi da Atene, che lasciai la notte, co-
me avea fatto Chateaubriand , per paura di non sentirne
troppo dolore i! giorno. Appena giunti al Pireo, la luna
si levò .
Ldi Estafette^ per esser più presto pronta a mettersi alla
vela, s^era ancorata a brevissima distanza dallo zoccolo
dell^ antico Leone che guardava il porto di Atene , e che
ora dall^alto della gran colonna della Piazzetta , veglia sul
canale di Venezia. Appena la barca ci ebbe condotti a bor-
do, feci subito alzare sul ponte della nave i due pezzi
della statua, e racconciare la sua capigliatura staccata. Il
signor Fauvel volle subito contemplarla al chiaror della
luna; poi furon portate delle torcie . Il vecchio console non
si saziava di girare attorno a questo capo d^ opera dell^an-
tica scultura , di spiegarne artisticamente le bellezze , il
(grandioso carattere e F epoca. Ho già dette tutte queste
particolarità, e s^ io le ripeto con troppa compiacenza, ciò
avviene perchè anch' egli andava ripetendole con entusia-
smo a ciascuno di noi. Finalmente, la mia Venere s'ebbe
dai miei compatriotti riuniti i suffragii più compiuti , più
unanimi . — > Io son venuto in Grecia, giovine come voi ,
» mi disse il signor Fauvel, in compagnia d' antiquarii ap*
> passionati che sono invecchiati nelle loro investigazio-
> ni : ma uè il signor di Choiseul , nostro patrono, né essi ,
IV. 41
MS HABCBLLDS
• né io, non abbiamo incontrato mai sulla via una fortu-
* na così bella. •
Provai un vero dolore a separarmi dal signor Faavel;
spero per lui ch'e'noa fosse mosso da un sentimento tanto
viro di dispiacere ; sarebbe stata troppo trista la sua vita
se avesse dovuto affliggersi al partir d*ogni viaggiatore
riconoscente .
ASIA MINORE
y#s
CAP. XXV.
SHIBNE
LA HISIA E LA BITINIA
(ISSO)
> . M Cuisdo ccwn vfIoi, mica Mgtn i
• T de Ini «toonloi ain|>ini]i
• ViKb in In Dadu, j eal« •icnloi Dida^
•1 (■nrg.lario , jor.
Cnt'hiiii aui ili [Hù gnlo lU'ocdiu d'una DiiH.
qaudD n ibiKiii ow npidilt, vlca k|giatiml'
ebamti , fflk inn'oDda ■ asola fra i tmiI>
I o viaggiava in fretta, obbligato di
risfrìi^ere il mìo itinerario e di to-
siDinie glierne via tutto quel che ood mi
avrebbe direttamente ricoodotto a Costantinopoli. — Non
posso dir GUI quanto disi^acere vivissimo io dovetti rinnn-
ciarea veder Efeso, sulla quale avevo contato tanto*, Samo
326 MARCBLLCS
che compiva tanto bene il mio corso delle isole dell'Arcipe-
lago ; finalmente la via da Smirne a Troia per il canale di
Antandro^che doveva mostrarmi Mitilene ed alcune piaggie
poco visitate dell'Asia Minore. Io mi era anche create
certe chimere su quest'ultima escursione, di cui nel mio
spirito andava facendo una spezie di viaggio di scoperta .
La notte del 22 settembre partimmo dal Pireo . I primi
albori e la calma della mattina ci trovarono distanti dalla
costa settentrionale d' Egina un centinaio di tese . Erava-
mo in faccia al monte Panellenico • Quivi la figlia di Aso-
pò 9 denunciata da Sisifo^ fu sorpresa, dice T arcivescovo
Melezio, con quel libertino di Giove (à<raró;). Egina fu
trasmutata subito dal suo amante in queir isola che vedia-
mo; Sisifo fu condannato a ruotolare eternamente una
rupe nel Tartaro , ed a Giove fu inalzato quel magnifico
tempio che colpiva i miei sguardi. In buona morale, chi
dei tre fu piii colpevole ?
Quelle grandi colonne bianche del tempio di Giove Pa-
nellenico , risaltando sulla verdura dei boschetti , sono di
un efletto maraviglioso . L' architettura ne è pomposa •
Vedi il tempio, là in faccia i a cui s'ascende
Per lunghi gradi ? a Giove è sacro. . . • (1)
Così parla il re Eaco , figlio della ninfa Egina , ai legati
Ateniesi: ed io leggeva poscia con ammirazione quella
(1) Tempia viclef eowbra , gradUnu mbUnda ìangis :
JuppUtr t'Ita (efMi.
Ovidio, McImii., Hb. tii, ▼. 587.
VIAGGIO SS7
tremenda descrizione della peste d'Egina, nella qoale
Ovidio ha qualche volta e con felicità lottato con Tucidide
e con Lucrezio.
In^ul mezzo giorno usciamo dal golfo d^ Atene. Un ven-
to di scìlocco ci fece passare rapidamente davanti al capo
Colonna e Macroneso ; la sera ci trovanmio in quella spezie
di gran Iago formato col Sunio e le montagne dell' Eubea
dalle isole di Zea , di Giaro e di Andros. Quivi comincia
il marMirtoo,» Solcato, secondo F espressione d^ Orazio ,
da pavidi nocchieri > (1).
Il sole si corica dietro il monte Pantelico , in mezzo a
neri nuvoloni: situati dal lato della nostra poppa, ci
presagiscono secondo il piloto una felice e rapida traver-
sata; e veramente si filano otto nodi V ora, col faTore di
un vento direttamente favorevole . Rimontiamo nella not-
te restremo capo di Negroponte, la punta di Bardia, vil-
laggio deir isola d' Andros, e fendiamo la vasta pianura
dell'Arcipelago, laddove, s'alzano i più alti marosi, dice
il Poeta : cosi chiamano Omero , Platone , Luciano e Dio-
doro; quasi che questo titolo non potesse appartenere che a
un solo uomo .
Ci troviamo di buon' ora davanti Ipsara; Ipsara, isola
pietrosa ed angusta 9 donde doveva scoppiar, come da Idra
e da Spezia sue fide sorelle , la scintilla che accese l' incen-
dio deUa rivoluzione greca, e che ne illuminò il trionfo! —
Appena conosciuta dalla antichità sotto nome di Psyra^
da pochi anni in poi ella cominciava ad arricchirsi col suo
commercio, e a farsi una riputazione per la bravura e
l'esperienza de' suoi marinai . Quest'isola, orgogliosa della
(1) Mjfrtamn pàoidui flauto teeei mare.
Orazio, Ode i.
aas HARCBLLUS
sua popolazione, scarsa è vero, ma intrepida ed esercita-
ta alle lotte di mare , vicina aU^ Asia Minore ed a Smirne,
sentinella della Grecia , dominava da luhge il mare Egeo .
Ci avvicinammo adlpsara abbastanza per vederne il4>orto
gremito di barche a ponte e di brigantini a vele quadre,
la piccola città dalle case fitte e bianche, e quel monastero
di San Niccola , che più tardi, trasformato in cittadella ,
dovea seppellire sotto le sue rovine alcuni coraggiosi Ipsa-
riotti e più migliaia dei loro nimici — Dopo Ipsara, pas-
sammo in vista del capo Nero , e dei campi di Cardamilo
che Scio ci mostra sulla sua costa occidentale •
Prima della sera avevamo riconosciuto il continente
deir Asia , e ci eravamo avvicinati alla terra un poco so-
pra le campagne di Eritrea. Di quivi alcune bordate felici
ci fecero rimontare il promontorio Argenne, il Carabur-
nù dei Turchi , e costeggiare gli ultimi lati opposti del
monte! Mimanto dalle sublimi alture — u^tx^i^f4you) (l). —
Eravamo scampati da quello stretto che Nestore temeva
tornando da Ilio • Omero dice:
Menelao ci trovò ^ che della via
G>nsigliav<ain ; se all'aspra Chio di sopra,
Pstria lasciando dal sinistro lato ,
O in vece sotto Chio, luogo il ventoso
Mimanto , veleggiassimo • D' un segno
Nettun pregammo ; ei mostrò un segno , e il mare
Noi fendemmo nel mezzo, e dell' Eubea
Navigammo alla volta , onde con quanta
Fretta si potea più , condurci in salvo (2) •
(1) OMERO, Epigr. sopra Nettuno, v. 5.
(2) . . . . xaft* Tnv<a'yii TrsXoyow* fis'o'ov et; EvjS^iav
Ts'fAvstv .
Ombro, Odissea, lìb. in, v. 175.
VIAGGIO 339
Il monte Mimanto , dicevami it piloto , è sempre temuto
dai nocehieri isolani, e le sue cime sono il soggiorno favo-
rito delle nuvole che portano il temporale. Non era la pri- -^
ma volta che il nostro pilota si trovava d' accordo con
Omero, e la riputazione di questo monte non è mutata da
Nestore inflno al pilota Torgos di Milo.
Seguitammo le sinuosità del golfo di Smirne, flssando
lo sguardo sulle selve di pini del Mimanto, celebrate nella
Farsaglia {Pintisqtie Mimuntis)^ e sulle sue valli om-
brose che scendono fino a Glazomene. La distanza che sepa-
rava questa città , da Teo , patria di Anacreonte , è di' sole
sette o tutto al più otto miglia; e- Alessandro il Grande
avea- formato il progetto di congiungere con un canale
scavato in questa direzione i due golfi di Scio e di Smir-
ne. Oggi, la piccola altezza che domina queste mine debbe
olTertre una veduta magnifica sulle acque del gran lago
di Smirne , da un lato , e sul piccolo Arcipelago di Scio
dall'altro . Pomponio Mela dice, con una felice lucidità di
descrizione: > che Teo e Glazomene, bagnate, unite e con*
» finate dal mare, sono addossate Puna alP altra , di modo
• ehe toccandosi , fanno faccia nondimeno ai due opposti
• golfi (1>.
In sul far della notte oltrepassammo le isole di Vurla, in-
dicate successivamente sotto mille nomi diversi : Pertsteridi
cioè isole delle Colombe; Lagtue vale a dire isole delle Lepri;
Alopegeo isole delle Volpi: esse son celebri tuttavia per
^abbondanza della cacciagione, cui tendono insidie soltanto
(1) Bine Teo«; Ulinc Clazomoia :-et tiuia- terga^Juagunt-coofiBio adoeit
maris, diYcrsis frontibus diversa maria prospectant .
POMPOHIO Mela , e. JLTll.
IV. 42
330 MARCBLLUS
le ciurme delle navi che vi approdano. I venti sfavorevoli
avendoci costretti ad ancorarci alla distania di circa quat*
tro miglia ai di fuori del castello di Smirne , antica for-
tezza, mexza diruta, come tant'altre cittadelle torcbe,
non potei sbarcare a Smirne che il 24 settembre, dopo
aver oltrepassato i bassi fondi di sabbia ammontata dal*
la foce dell'Ermo . Partito dalF Attica, ero giunto nella
Ionia in quarantadue ore : pareva che i venti e le onde
avessero capito tutto V impegno che io questa volta aveva
di affrettar la mia corsa .
Lasciai a Smirne la Estafette^ehe dovea ripigliare il suo
posto nella Ck>ttiglia stazionaria del Levante . Toccava ora
alla gabarra la Lionne a ricondurre in Francia V amba-
sciatore. Aspettavasi ad ogni momento questa nave , sulla
quale io aveva fatto disegno di recarmi a Costantinopoli;
ma per tre giorni non vidi venir altro che un vento se^
tentrìonale , il quale chiudeva ad ogni nave Io stretto dei
Dardanelli e il mar di Mannara . Mi decisi allora di eleg*
ger la via di terra , e riuscire , attraverso alPAsia Mino*
re , sullo scalo di Mudania sulla Propontide, d' onde il tra-
ghetto marittimo Gno al Bosforo era presso a poco possi-
bile in ogni stagione. Questo passaggio d'altronde m'era
familiarissimo , imperocché lo aveva fatto parecchie vol-
te, quando andava a Broussa, al monte OUmpo, oalle
acque termali di Tscekerdgé •
In questi giorni di lunga ansietà, alloggiai a Smirne
presso il console generale di Francia, che s'era stabilito
da poco tempo sulla riva del mare, verso il sobborgo chia-
mato La Punia , nella graziosa casa del governatore re-
centemente decapitato. Le picciole schifità delicate the
possono in siffatti casi sentirsi in Europa , non si provano
in Oriente; d'altronde, non aveva io abitualmente dor-
r
VIAGGIO 331
mito sol Bosforo^ in faccia al Mar Nero , sotto le travi dei
gran palazzo di legno che la Sublime Porta dette alla
Francia imperiale , dopo averlo confiscato aUo sventurato
principe Ypsilatoti ?
Animati dagli stessi gusti , il signor David ed io abbre*
viammo il tempo delle nostre conrerenze consolari^ per con-
secrare i nostri ozii e colloquii sulh letterature dell'epoca
nostra e di quelle cbe furono . Il console^ abile e giudizioso
critico, conosceva a fondo quella letteratura che seppe vi-
vere, non oserei dir fiorire, durante le nostre triste rìvo-
luzionL Egli aveva scritto nelle Appendici dei maggiori gior*
naii periodici, arbitri della opinione letteraria allora anche
più d^oggi • Aveva conosciuto il Lebrun, il Ducis , il Ghé«
nier, PAndrieux, il Fontane» e soprattutto il Delille. Questa
epoca, o questa tose della nostra letteratura, tenuta a
vile dai nostri arditi novatori , non era , me lo perdonino
eoaCoro , senza un qualche merito . Il signor David si com^
piacque mescolare alle sue lezioni di critica, alcune letture
d^ un poema cui stava ponendo V ultima mano , V AU$-
$cmdr€idè^ ed ebbi gran piacere a sentir dire sulle ruine
àtìrBimeremm^ gran portico dedicato ad Omero , i versi
seguenti:
Et tot , des ueblei coeurs • divinile ch^rie ,
Tei qa' HcNDoère invoqua daos ssi belle patrie ,
Muse , quitte k n votx les rives du Méiès ,
Les grottes da Sipjle , et les bois de Thalès .
Commentando e declamando a vicenda i versi dei no-
stri maggiori poeti , andavamo sopra una collina fuor del
rìcinto della città moderna, a visitar le reliquie del tea-
tro deir antica Smime : di là i nostri sguardi, passan-
332 UARCBLLUS
do sopra i cipressi del cimiterio e le vie strepitose deUa
popolosa città, dominavano il golfo, le sue isole, le cam-
pagne delPErmo, le prime pianure della Eolia, e si ferma-
vano verso mezzogiorno , sulle sommità del monte Pago e
del Goricio : ora cercavamo le inscrizioni consumate incas-
sate nelle mura della cittadella, ed ora guardavamo le lunghe
caravane di cammelli carichi dei tesori delP India e della
Persia , che ci sfliavano ai piedi .
Yoili più ch^altro vedere le grotte d^ Omero e il corso
del Mela . Andava debitore di questo pellegrinaggio alla
mia religiosa ammirazione pel divino poeta: aveva veduto
a Scio i liti ch'egli ahitò ; aveva scorto lo scoglio dell^sola
d*Ios , dove si dice che fosse posta la sua tomba ; restav»-
mi ora da conoscere la sua pretesa cuna. Alcune signorine ,
che parlavano il linguaggio greco e vestivano alla foggia
greca, e non avevano d'europeo che il titolo di protette ( ti-
tolo che dà loro il nostro orgoglio nazionale) , ma che pur
nonostante per grazia e per bellezza erano tutte Ioniche,
ebbero il ghiribizzo di accompagnarci in questa poetica
escursione. Partimmo insieme dal borgo di Bumaba^
dove esse dunoravano in mezzo agli aranci fioriti e sotto
r ombre dei platani . La via fu da principio arida e sas-
sosa : trovammo poc' acqua e poca ombra sulle rive del
Mela ; eppure era questo quel fiume dalle belle onde , co-
me lo dipinge Pausania, quel fiume che Solino chiama
i7 primo fiume deW Asia (1). Qual ascendente magico
esercita dunque attraverso i secoli, questo potente Omero ,
per far dimenticare a siffatti geografi P Eufrate ed il Gan-
ci) Inter flamina Asiatica facile praeeipuus aomis.
SoLivo, «. sua.
VIAGGIO 333
gè 7 Ora il Mela , nella stagione piovosa ^ paò a stento
far girare le due ruote d' un molino . Io nonostante non
volli vederci che il fiume divino che presiedette alla na-
scita d' Omero , e bevvi alcune goccio delle sue acque in
QDor del poeta. Mi fu fatto osservare poi ima rupe soo*
scesa , una spezie di nicchia tumularìa scavata nello sco-
glio, finalmente i sotterranei che si chiamano grotte delle
ifin/à. Ripigliammo la via di Smirne, poco sorpresi di que-
ste antichità incerte, e parlando colle nostre signore
molto più dei piaceri agiati del verno di Smirne , che di
memorie mitologiche. Passammo per pianure in parte
coltivate, poi sopra le sabbie e i ciottoli del Mela; qual-
che volta sotto vaghe ombre : alcuni rami mostravano già
i colori deir autunno, ed il fruscio delle foglie secche sotto
i nostri piedi mescolava ai nostri discorsi ed ai nostri si-
lenzii una spezie di sentimento melanconico, che è dolcìt-
simo a leggersi nei grandi occhi delle figlie di Ellena e di
Aspasia.
Lasciai a Smime il servitore , la Venere di Milo e il
mio cane, che dovevano salire a bordo della Lionne^ e ve-
nire a raggiugnermi a Costantinopoli • Partii il di 27 set-
tembre, a cavallo, preceduto da un Tscirudgi (conduttore)
e da un giannizzero • Mi scordava di dire , che nella mia
furia ebbi pure il tempo di avere a Smirne un accesso
di febbre, terza ed ultima conseguenza d^una nottata
trascorsa sulle sabbie d^ Nilo • La mia impazienza di gio-
gnere non avendo fatto fino ad ora che rallenter la mia
corsa , e poiché d'altronde non poteva in alcun oaso an-
dar più presto che non me lo consentisse il cavallo desti-
nato a portarmi per quattro lunghe giornate , presi la ri-
soluzione di far tregua coi miei slanci impetuosi d' obbe-
dienza e di velocità ; e cercai di goder ancora a mio agio
334 UARCBLLC&
delle ultime ore di questo viaggio^ che fra poco stava per
finire . ^
Uscito dal ridato e dai subborghi di Smirne, che, aeoon-
do Filostrato , fu la bellissima città saito il sole , e dov«
non restano nemmeno gli avanti di qudla maguifloensa,
passai di subito, accanto a certi ponti rovinati dai torrenti
della cattiva stagione, piccioli rivoletti che le prime pioggia
deir autunno avevano creati. La via continuò per un petto
attraverso larghe e lunghe pianure, piene delle stoppie in*
gialfite della messe raccdta , e dei germi già verdi della
messe futura. Quivi le campagne , ricche e feconde, s'ani-
mavano sotto la voce del lavoratore • Non era più il terre-
no sassoso e sterile del Peloponneso , non era precisamen-
te la fertilità della Siria; ma i campi che io rasentava dm>«
stravano le treccie d'una cultura ricompensata, e la via
era ombreggiata da bei mori, e da grandi platani.
Arrampicandomi sulla prima altura che doveva aspa-
ranni dal bacino di Smirne , detti un' ultima occhiata ver*
so la città e verso il golfo ; mandai un ultimo saspiro ver-
so le campagne d'Efeso che non avevo potuto vedere,
e che 11 mente Pago mi nascondeva all'Oritzente : poi ,
scendendo l' opposito lato delia pendice , dissi addio alla
molle ionia •
Dopo quattr'ore d'un viaggio molto aspro, sotto la
sferza d'un sole ardente, e concentrato nette prime vUi
die precedono la montagna , sestammio alquanto a Taka-
keui , picciolo casale nascosto tra gK alberi. L' orzo pei ca-
valli ^ la pipa per il tscirtfdgi^ il cafè per il giannixM*
ro , ed alcune lk*ntta per me, ristorarono le fbrze di lultt .
Poco dopo cominciammo a scMevarei verso il monte ^
pilo , patria della sventurata Niobe • Io cercava eolio
VIAGGIO 335
Sguardo d* attorno a me ^ la statua della pia infelice delle
madri, che ancora 9
fra i sassi
Del Sipilo deserti , ove le stanze
Son delle Ninfe che sul verde margo
Danzan dell' Acheloo , cangiata in rupe
Sensibilmente ancor piagne , e in ruscelli
Sfoga l'afiEsinno che gli Dei le diero (1) .
Queste parole che Achille volse a Priamo, al cospetto del
cadavere di Ettore, per alleviar di qualche modo il dolore
I del povero padre col paragone di altri mali di gran lunga
! più terribili, m'aveano sempre intenerito fino alle viscere .
I Spingendomi innanzi sulla via tracciata dalle caravane ,
> arbori robusti mi cuoprivan dapprima sotto II folto delle
loro frondi ; poscia corbezzoli , viti serpeggianti , bo-
I schetti framezzo ai quali apparivano alcuni fiori di^citiso nel-
i la loro seconda stagione ; poscia macchie fiorite e ginepri .
La nostra salita stentata e serpeggiante durò per un pezzo ;
' finalmente, quando fui giunto sull'ultimo ripiano del Sipi-
lo, e sul suo lato opposito settentrionale, restavami tutta-
! via ufC altr^ora di sole^ secondo 1^ espressione turca .
1 A quest'altezza Taere era trasparente , e gli aspetti va-
, ghtssimi a vedersi ; a manca mi stavano le pianure del-
l'Eolia che dechinavano fino al mar di Focea; alquanto
più lungo le colline di Pergamo ; a dritta la valle del Pat-
tolo. Sardi, il reame di Creso e la Meonia; in faccia, in
(I) *E»6a, /tOoc TTtp òv^«, 6€èS> ex, y.ré^ta niaon.
Ombro, lUacU, «odi» x&it, ▼. 617.
336 HARCBLLUS
I
lontananza , Àk^hùar^ fabbricata sulle mine di Tiatira ;
I ai miei piedi, la città di Magnesia, e il corso dell'Ermo;
disopra alle vallate e alle vaste campagne della Misia , io
vedeva biancheggiar all'orizzonte le nevi delP Olimpo.
Di quivi volgendomi ad oriente, rocchio seguitava la
giogaia dei monti altìssimi, che , ricongiunti fra loro dal
Termeso , dal monte Cadmo e dal Tmolo , s' inchinano vei-
so la Ionia per abbellir Smime « verso Efeso e Mileto per
rovesciarvi le onde del Meandro, e uniscono i due giganti
deir Asia Minore , V Olimpo ed il Tauro •
A misura ch'io scendeva verso Magnesia, la grande
scena mi sfuggiva: l'aria facevasi fredda , il sole era spa-
rito ; gli oggetti cominciavano a confondersi peOa pianu-
ra, e il fumo della sera alzavasi dai tetti di qualche ca-
panna eretta sui fianchi del Sipilo • Io pensava a quella
orribil pugna di Magnesia , che fece cader la possanza del
grande Antioco , e dette l'Asia Minore ai Romani : io mi
ricordava di Annibale e di Scipione , due folgori di guer-
ra , che nel tempo di questa catastrofe , ravvicinatisi sul
suolo dell' Asia , siccome per durare a lottare , languivano
il primo nella Licia stretto dalla flotta dei Rodiani , il se-
condo malato nella città di Elea. La battaglia del monte
Sipilo fu tanto sanguinosa, che trentamila uomini e Scipio-
ne l'Asiatico esterminarono cinquantamila soldati del re
di Siria! Io non volli credere, a malgrado di tutta la gra-
vità degli storici che lo raccontano, a questo orribile ma-
cello ; il mio pensiero rifugge con. raccapriccio, da queste
guerre di conquista, ed a rivoluzioni tanto funeste alla
umanità. Yo'piuttosto riportarmi colla mente a quello sven*
turato Antioco, il quale, pochi di prima della sua caduta ,
sapendo nella città di Tiatira, di cui scorgevo le mine nel
fondo delle campagne, che Seipione era malato ad Elea, gli
I
I
VIAGGIO 33-7
rinviò il figlio perchè ne àUeviasse i dolori : — «e questo
• demo, non solamente fa caro al cuore d^un padre, dice
» Tito Livio, ma questa gioia fu pure favorevole aUa sua
» salute . (1) • — Or questo giovinetto, figlio del vincitor
d'Annibale, era lo stesso Scipione che doveva trasmettere
questo nome glorioso al futuro distruttore di Cartagine •
Non era peranche notte scura allorquando entrai a Ma-
gnesia; vedendo le sue case sucide e minaccianti ruina ,
mm avrei potuto indovinar mai, senza l'aiuto delle mie
carte geografiche, che il Fattolo dalle onde auree (x^vvop*
poos), dappoi gran tempo riunito al ricco Ermo (iurbidus
auro^ cosi lo chiama Virgilio), scorresse intero pella pia-
nura , e che ambidue concorrevano ad arricchire e lavare
le vie ed i bazzarri della città .
• Signore, mi disse, il giannizzero, entrando nel kan
• di Magnesia, sappiate profittare delle dolcezze di questo
» bel caravanserai ; non vi toccherà sempre un così buo-
» no alloggio. • — Dovrò dire ora che intendesse il mio
giannizzero per buono alloggio? Era un lungo portico so-
stenuto da alcuni pilastri , e dava sopra una corte mol-
to buia. Cellette anguste, senza luce e senz'aria, si apri-
vano su questo portico ; vere carceri d' una nera prigione ,
dove non erano né divani, né sedie, né letto, né tavole.
Fu posta più tardi in questa galleria una tavola, attor-
no alla quale ci sdraiammo sopra una vecchia stola il
giannizzero ed io . Più lontano era una seconda tavola ,
dove mangiavano un Turco e tre donne mezze velate . 11
(1) Non iolum animo patrio graium munut , $ed eorpori qtwque ia-
Uibre gaudium futi .
Tito Livio, lil>. xxivii. cap. 37.
I
I
IV. 43
\
\
336
HAECBLLUS
pilauj solo piatto éhe ci fu imbandito ^ era già sparito sotto
le dita del giannizzero più clie sotto le mie ^ allorquando
il mio vicino vide la mia miseria ; ad un suo cenno , una
donna assisa sul suo stesso tappeto j si alzò e venne a pre-
garmi a nome del padrone 9 con alcuni complimenti orien*
tali, di avvicinarmi alla loro refezione . Accettai con gra-
titudine e con piacere. — • Siedi amico, mi disse il Torco;
• ho saputo che sei francese ; ed io sono stato a MarsUia
• e a Lione pel mio commercio di seterie ; io abito a Bros-
• sa • * — Aveva spesso percorso i quartieri e le vie delia
città di Brussa ; parlai della sua felice posizione , delle sue
moschee e delle sue fontane, ciò che raddoppiò le genti-
lezze del mercante e la bontà delle signore: a poco a poco si
stabili fra noi una spezie d'intimità; i veli bianchi che ricuo-
privano il mento e la fronte delle convitate caddero come
per caso, e vidi accanto al negoziante la graziosa figura e
gli occhi neri d' una bella fanciulla, al cospetto della quale
le altre donne tenevano un contegno rispettoso. Essa era
vestita dei più bei tessuti della fabbrica di suo padre ; uno
scialle color di rosa strigneva ai fianchi le pieghe del suo
abito, che le scendeva sopra i graziosi piedi, calzati in pia-
nelle ricamate d^oro ed appuntate . » Poiché conosci Brus-
> sa, signor Francese, mi disse la giovine Bitinia, giu-
• dica se io debba ricordar con dispiacere in questo su-
• cido kan di Magnesia, .1 bazzarri ed i bagni della città
» dove soa nate ! — «Io ti ci ricondurrò subito , fi^liuo-
• la mia, riprese il Turco; tu sai che ho ancora per pò-
> chi giorni da comperar seta qui , e venderci le mie
» stoffe . » — » Oh ! riprese ella , ma le giornate son tanto
• lunghe qui ! io muoio di noia : perchè ho io acconsen-
» tito a questo viaggio ? ma , forse , era destinato ! ag-
» giunse poscia con un sospiro ; ciò che è scritto sulta
VIAGGIO 339
• fronte^ debbe necessariamente accadere > (1) • Dopo que-
sto proverbio pronunciato con un piglio scorrucciato, la
graziosa Turca ci dette una spezie di sorbetto ch^eila stes-
sa aveva composto con una pasta di zucchero e di cannel-
la, portata in conserve. » Qui non abbiamo, dissocila, che
• Inacqua fangosa dei fiume; non è come a Brussa , do-
» ve sono sorgenti freschissime e il ghiaccio della mon*
• tagna. » Poi ella gittb della essenza di rose sulla barba
del padre , sui miei abiti e sulle mie mani . U vecchio mer-
catante, alquanto sconcertato dalle maniere estramusulma-
ne della figlia , mi disse solo: * Amico Francese, è Tunica
• mia prole ; ella viaggia sempre con me , ed è solita di-
• re e fare tutto quello che vuole; mi rammento eh' ella
• faceva quasi sempre così anche quando eli' era nel tuo
• paese, fra le donne di Francia • • — Dopo i ringrazia-
menti dovuti ad una ospitalità tanto cordiale , mi ritirai
nella mia trista celletta , vi avevano portato un poco di
paglia, sulla quale distesi le coperte de' miei cavalli , e la
sella mi servì da guanciale. Siccome la porta non si chiu-
deva, il giannizzero vi si sdraiò attraverso per barrarla.
M' addormentai profondamente , e i miei sogni comincia-
vano ad abbellirsi coli' imagine della bella Bitinia , quando
fui svegliato dall' inesorabile conduttore .
Lasciai Magnesia alle quattro della mattina , traversan-
do successivamente l' Ermo, gli argini antichi e moderni
che le sae inondazioni frequenti hanno resi in ogni epa-
ca necessarii , e le lunghe paludi della pianura . Spuntò il
giorno, ed ammirai le belle campagne della Misia. In que-
ste regioni felici abitano (sono stato per dire, regnano) i
(1) Bascla tailleinisce olan gaelraek vadzlbdir .
3^J
H A RCBLLDS
Cara-osman^oglu^ famiglia quasi sovrana ed ereditaria, cui
la sublime Porta ha gran premura di confermare nella sua
giurisdizione e d^ investirla ad ogni nuova generazione del
pascialicato di Magnesia . Dice il terribile GiaflQro , tiran-
no d' Abido:
•
alti lignaggi
Non cura Mussulman ; par, dall' antica
Stirpe di Carasman che fra gì' invitti
Timari'oti prima sorse, e ardita
Combattè, vinse ed iifkmutabil regna.
Nacque chi ti disia : nelle sue vene
Scorre il sangue d'Oglù (1)
Questa picciola dinastia conta saggi magistrati, abili coltiva-
tori, osservatori fedeli delle leggi delFImpero e'fervorosi di-
scepoli di Maometto. Forse chi sa, che di uno dei loro rami,
stabiliti a Costantinopoli, non parli lo storico Cantemiro,
quando addita la famiglia più illustre delPImpero Ottomano ,
presso la quale il Gran Signore desina due volte V anno 7
Egli aggiugne, che gli uomini di questa linea, accomodando
alla loro maniera il domma della legittimità, non hanno che
schiave e concubine , per non mescolare il loro sangue il-
lustre con un^ altro sangue iUustre, e più ch'altro onde
evitare il pericolo di vedere spegnersi la razza , nel caso
in cui il numero delle mogli legittime permesse dal Co-
rano , venisse ad esaurirsi senza eredi maschi ; ora , non
(1) We , Moslem , reck not mu of blood;
Bui yetthe line of CaraHMinan
llDcbanged , ùnchangeable hath stood
First or the i)old Timarlot bands.
Btroh's, bride of kbjòm.
L
VIAGGIO 341
y'è pia questo pericolo con concubine in numero indefi-
nito. È questa una spezie di eredità semi-legittima, varie-
tà del genere 9 chMo mi lusingo di far conoscere in Euro-
pa con queste particolarità, e che raccomando alle me-
ditazioni di tutti coloro, che da trent^anni a questa par-
te vi hanno creato , distrutto e ricreato , per ridistrugge-
ro tante legittimità e tante eredità •
Io mi fermai alle undici al villaggio di Paiamo , presso
un ruscello che i Turchi chiamano, come il Simoenta, Jfen-
dere $ù ( acqua della Valle ) ; ma non v^è altro segno di
rassomiglianza col fiume divino . Egli non debbo la sua
vita alle mille sorgenti del monte Ida (i), e non ha mai
avuto Troia sopra le sue rive . Giunsi a Yaléga , picciola
città dipendente tuttavia dal pascià di Magnesia, allorché
il sole tramontava dietro le montagne della Troade • —
Via di quattordici ore .
Addi 29 , rimontiamo a cavallo alle tre del mattino :
nebbie fredde ed umide ci avvolgono per un pezzo. Ci
fermiamo al villaggio di Gurkevi , limite dei pasciali-
cati di Magnesia e di Brussa . Quivi finiva presso a poco
altra volta la Misia e cominciava la Bitinia , prima che Ro»
ma e più tardi Bisanzio, avessero mescolato e confuso
sotto un solo scettro tutti questi reami . Le pianure che
io traverso offrono le traccio d' una gran fertilità. Ci ve-
deva vigne cariche di bellissime uve; per tutto ammira-
vansi i grappoli dorati del moscado : i Turchi stessi col-
tivano alcuni di questi ricchi vigneti ; io non ho V indi-
scretezza dMnter rogarli se si contentano di mangiar l'uva
Ombro, Iliade, e. Xì, V. 182.
t
I
34S HARCBLLUS
in autunno, o se non s^ occupano anche di beverne on poca
nel verno. In sulla sera, giungo a Mansura, dopo aver
passato alcune verdi colline e freschissime vallate. —
Giornata di quindici ore.
Ciecamente sottomesso agli ordini del mio Tscirurdgi ,
egli mi disse di partire a mezza notte , ed io partii senza
far motto. A dir vero mi spiacque di rinunciar così a quel
scmno, che, per vendicarsi delle brevi ore deDa notte , mi
pigliava talora U giorno sul mio cavallo, al punto di f ar-
mici traballare . Due ore dopo il levar del sole , noi ci fer-
mammo a Susugberlè , ed io passeggiai lungo tempo sulle
sabbie e sui ciottoli del ruscello, che il signor Chateau-
briand ha preso per il Cranico.
11 Cranico, secondo Strabone ( e il racconto degli storici
d' Alessandro s^accorda maravigliosamente con quello del
geografo di Amasea), nasce nel monte Ida, e si scarica nella
Propontide fra Cizico e Lampsaco . Ora , il monto Ida è
molto lontano alla sinistra detta via, che il grande scrit-
tore , ed io quindici anni d<^ , seguitevamo da Smirne a
Costantinopoli : il fiume che passa a Susugberlè vien dalle
aite colline che avevamo a dritte , flf^e delle ondulazioni
che P Olimpo prolunga verso P Asia Minore ; finalmente ,
quelle medesime acque che il signor di Chateaubriand ve-
deva scorrere a Susugberlè , perdute nel fiume di Mika-
litza^ di cui fa una maravigliosa descrizione , dovevano ,
sotto il nome di Rindaco, portarlo più tardi alla Pnqpon-
tide , dDve lo aspettevano spettacoli che lui ha cosi magi-
stralmente descritti'.
Del rkoanente , se per questa rettificazione di cui il' si-
gnor'di Chateanhriand ha senza dubbio, prima di me , ri-
conosciuta la necessità , avviene che io lo privi dell' onore
d'aver veduto il Cranico, chiedo di fare osservare che io
VIAGGIO 349
mi sottopongo volentieri agli stessi dispiaceri. Il grido
della mia coscienza di viaggiatore tia dovuto essere molto
forte per ispirare al discepolo Tardire di erìgersi una sola
volta contro le parole del maestro •
Ero giunto dopo il mezzogiorno a Mikalitza ; ci passai
alcune ore , passeggiando pelle vie scure e quasi deserte
della città. Andai poscia a vedere scorrere le acque
del Bindaco, finalmente tomai ad un kioiko molto ele-
gante dove era aspettato dal mio pranzo ; e fu questo uno
dei migliori chMo m'avessi mai fatti in Oriente. U mio os-
pite, proprietario del kan di Mikalitza , e del kiosko dove
mi riposava , erasi dato carico di farmi conoscere tutte le
risorse della cucina turca. Avevami imbandito del castrato
sminuzzato ed arrostito sulla bragia^ d'olive, dei piccioni
ripieni di mandorle , delle quaglie in pilau , dei pesci del
lago col pepe e la cannella, dei cetriuoli col latte , de' pa-
stìccietti , delle frutte , dei sorbetti di ciliegie e d' arancia •
Rimontando le rive del fiume di Mikalitza, venni a riu-
scire a Lopat , spezie di Ginevra in piccolo, che domina
r uscita del Rindaco fuori del lago d'AbuiUonto, l'an-
tica Apollonia , come Ginevra vede sfuggirsi il Rodano .
Dopo una breve stiizione sulle rive del fiume e del lago
d' Apollonia, nati ambedue dalle nevi e dalle sorgenti del-
l'Olimpo, continuai la via ai chiaror delle steUe, ma
senza luna. Procedevamo in silenzio nelle tenebre , attra-
verso vaste pianure e piccole colline . Verso un ora del
mattino, m' accorsi che non eravamo più sopra un sentie*
ro tracciato, ma piuttosto in mezzo a macchie ed erbe. Ne
feci parola al giannizzero, e il Tsciùrdgi confessò che ave*
vamo smarrita la dritta via. Per tre ore cercammo indar-
no , ciascun dal suo lato , qualche capanna donde potes-
sero riporci sulla vera direzione j le nostre grida sveglia-
344
HARCBLLDS
roDO soltanto gli uccelli nascosti neUe scopaglie, ed alcune
pernici che ci scappavano fra i piedi • Finalmente sentia-
mo abbaiare un cane in lontananza, e riconosciamo la ca-
panna d' un pastore che viene ad accompagnarci per più
d^ una lega , e ci insegna una nuova via verso Mudania .
Noi ci eravamo troppo allontanati dalla prima nostra di-
rezione perchè poles^mo ripigliarla ; camminammo fino a
giorno nelle valli e sulle ultime colline che vanno inchinan-
dosi al mare . Passai sopra un ponticello il fiume fuggito
dall^ Olimpo, che innaffia la città di Prusia : ora chiamasi
r Ufer-su , ed era altra volta V Orisio ; e poiché il so-
le sorgeva, giunsi sulla sommità deirultima collina , pres-
so al mare , donde il mio sguardo slanciavasi fino alle om-
bre turchine che segnano ali^ orizzonte la linea delle co-
ste europee . Al di là , sopra la Propontide , scorgeva le
cuspidi dì santa Sofia e i minaretti della moschea d^Ack-
met, dritti e sottili come quei fili bianchi, che in un gior-
no purissimo s' allungano e risaltano ai raggi del sole sul-
r azzurro dei cieli •
Sboccai sulla spiaggia , un poco al di sotto del grazio-
so villaggio di Triglia, e rasentando la riva del mare en-
trai a Mudania • Le nostre ultime stazioni avean cessato
d^ esser regolari ; lo sbaglio della nostra guida avendo rad-
doppiato il tempo del nostro viaggio notturno, i nostri pic-
coli cavalli ci avevano portato per tredici ore intere sen-
za riposo . Da Smime a Mudania ho contato cinquantadue
ore di cammino.
Mudania è il porto di Brussa; eBrussa, antica capi-
tale dell' impero Ottomano, è una delle piìi belle città della
Turchia Asiatica . Circondati dai monumenti della loro an-
tica potenza, nel centro delle loro vecchie moschee , nondi-
meno i Musulmani vi sono meno fanatici che in tutta qne-
i
VIAGGIO 345
Si' Asia ch^essi considerano come loro vera patria ed in-
contestabile proprietà. Rigidi osservatori della loro legge
religiosa 9 non bevono che T acqua delle loro mille Tonta»
ne i e nondimeno , hanno generalmente a Br ussa costumi
soavi e benevoli . • I miei accusatori , dice Demostene ,
• pretendono, che siccome bevo solamente acqua debbo
» essere una spezie d' uomo difficile a vivere in società e di
• un umore bisbetico (1) » . Le onde che sorgono dalF Olim-
po non hanno la trista virtù delle sorgenti dellUmetto •
Un vento gagliardo opponevasi direttamente alP uscita
dal golfo } i marosi si coronavano di schiuma, nissuna
barca osava affrontare il mare, ed io ebbi a passar la
giornata del primo d'ottobre a Mudania. La città m*era no-
ta ; appena mi sentii alquanto confortato dalle fatiche della
lunga via e dall' insonnio, andai a rivedere il dottor Chel-
li, medico franco stabilito da trentanni in Bitinia; poi altri
mercatanti francesi e greci, eh' io aveva cercato nei mìei
precedenti viaggi . Mi dettero le notizie del paese : la pro-
duzione delle sete era stata abbondante ; v' era stata af-
fluenza di Asiatici e d' Europei alle sorgenti minerali del-
l' Olimpo^ dicevasi all'orecchio che il pascià nuovo di Brus*
sa stava per esser chiamato alla luogotenenza deli' impe-
ro; il suo predecessore inunediato a Brussa occupava
allora quel posto tanto invidiato , ed era egli stesso al posto
dell'antico pascià di Brussa, Dervich*£ffendi , come se la
capitale della Bitinia fosse doventata scuola e semensaio di
grandi visir! •
(I) Af 70VTat wc iyik fùv yStp TTi\mv, ìuotu; JuaxoXòc xai Juarpoiroc
tifii TK «v6pA»iroc .
Dbmostbke I M Filippica .
IV.
44
-46 HAECBLLDS
Il d\ 2 Ottobre , essendo abbassato il Yeplo , rnentr' io
accomodava le mie bagaglio nella barca ^ e cbe m' inorgo-
gliva dMmitar in questo modo T esempio d^ Alcinoo re dei
Feaci , qaando assestava nella barca il tesoro d^ Ulisse suo
I ospite ,
Onde mentre daran de'i^mi in acqua ,
Non impedisca alcan dei Fcacesi
Giovani , e i' offendesse urna o treppiede (I) ;
nel momento in cui stavo per partire, riconobbi snlla riva
un prete greco cbe avevo qualche volta veduto presso
r arcivescovo d' Efeso ^ egli tornava dalle acque di Tscie-
kerdgi^ ed avendo saputo ch^ io aveva noleggiato un fiadei
per Costantinopoli , mi pregava di concedergli un posto ac-
canto a me fino alle isole dei Principi . Ci acconsentii con
vero piacere ; io sapeva che il papas Meleti era un uomo
di spirito e di erudizione , e c^ imbarcammo subito. Ci voi-
le d^ ogni maniera di sforzo perchfe i nostri otto remiganti
giugnessero a stento alla punta di Bos-Burnu, altravolta
capo Posidione, che separa il mar diNicoqiedia dal golfo di
Gbemlé, T antica Ciò.
Ci trascinammo ancora per alcune ore , a dispetto d^ un
mare agitato, lungo le spiaggie di Kisil-Kaiasi , passando
lentamente i clivi e i vaUoncelli che dal monte Argante*
ne dechinano verso la piaggia. Giunto al villaggio di Ka-
tirli, la ciurma sfinita dichiarò non potere andar più
(I) Avrò; tw*y (Jia vr,ò;, ìtno ^w'/ii y^^» TtV«ratpft>v
Omero, Odissea, lili. xiii, v. SI.
VIAGGIO
347
avanti • Là tutti i giorni sono caricati i massi di glilaccio
staccati dall^ alta regione dell' Olimpo ; ravvolti in unfel*
tro , questi ghiaccioni scendono a dosso di molo fino a
Katirli) donde un servizio regolare di navicelli li porta
via per rinfrescar le lievande del serraglio e della gran
città.
Accompagnato dal papas Mileti andai sulla collina a
veder sfilare queste caravane di muli; poscia tornammo
sul greto solitario
del mar soaanle »
Di cui 1' onda gli estremi orli lambia-(l) .
Il prete greco mi raccontava la sua vita. Monaco delPor-
dine di san Basilio, aveva abitato i conventi del monte
Atos , di cui mi dipingeva la solitudine e le austerità. Ave-
va ottenuto dal Sinodo di frammischiare qualche viaggio
alle meditazioni della sua vita ascettica, ed avea visitato
Vienna e r Italia. Conosceva perfettamente i latini: • Ho
imparato questa lingua in Europa, dicevami ; in Orien-
te la è conosciuta appena: i Greci la trascurano, pri-
ma perchè lo studio elementare né è scabro e lungo,
poi un poco anche per disprezzo j imperocché final-
mente noi fummo gli antenati dei Romani , i loro mo-
delli , e quasi i loro padri nelle lettere
Volevo soprattutto veder Parigi , ed imparare il fran-
cese -, ma le vostre rivoluzioni me n^ hanno chiusa la
via Dovrò dunque morire senza aver let-
(!) 'EyfixOzvù, o9( xvfAftr' ìk' iqìo'vo; xÀv(c9xoy.
Ombro, HììkIc, c. xxiii, v. 80.
348 HARCBLLUS
> to Rousseau e Voltaire , di coi m^è stato tanto parla-
> to » — Come ! replicai io , papas Meleti j s^ io vi mo-
strassi dispiacere di non conoscere abbastanza il greco per
leggere i vostri sofisti moderni e i vostri eresiarcbi, non cer-
chereste a consolarmi di questa lieve disgrazia? ....
Ma poiché niun^ altra cosa ci ode qui, fuorché il mare ed
il vento, (ni7, ni9i panius et aer)^ siete voi dunque tanto
avido d'una di quelle rivoluzioni nate dall'ateismo, che
insanguinano il mondo , e donde non s' ingenera che sven-
tura e scompiglio? Io vi credeva più saggio. » — Oh ! tutto
il contrario , mi rispose il papas Meleti : quando spun-
terà anche per noi quel mutamento tanto bramato ( né
quel giorno può esser lontano ) , non v' ingannate , noi Io
dovremo alla sola religione ! Yoi dovete vederlo ; in que-
sta ansia tutti i nostri voti si volgono verso U Setten-
trione I Russi hanno da noi la loro reli-
gione, e noi siamo i capi più antichi del loro culto .
Una comunione fraterna é giurata fra noi , fin dai pri-
mi secoli della nostra chiesa; gli czar hanno avuto sem-
pre la missione divina per operare questa riunione sotto
un solo scettro, ed era un dovere di cui ciascun im-
peratore gravava la coscienza del suo successore fino
a Pietro 1. 1 Francesi , cui un episodio delle loro guer-
re sante avea locati sul trono di Costantinopoli , non
hanno potuto reggervisi , soggiogati dalle lusinghe della
bellezza, dalla mollezza del clima , e da novelli costu-
mi. L'impero Latino non serbando omai di romano ^che
il nome , essendosi aSSatto corrotta la disciplina degli
eserciti e l' amministrazione delle provincie , i nostri ca-
pi non seppero opporre ai Barbari dell'Asia che un reg-
gimento sfibrato e una milizia snervata. Tentano i
Russi altre vie per giugnere al dominio di queste stesse
VIAGGIO
349
» Provincie che i Romani hanno occapate per lungo trat-
• to nei secoli , ed i Francesi appena e di passaggio . Il
» loro trionfo preparasi , è vero , con molta lentezza , ma
• egli è certo. I Turchi di cui non conoscesi in Europa
> la politica astuta , sono forse il solo popolo che abbia
• saputo ritardare per un gran pezzo questo trionfo ; con-
» servando qualche particella della generosità del sangue
• tartaro, e attignendo una prudente moderazione nel
> Corano , i ministri turchi , o per dir meglio il loro su*
• premo direttore , permette i culti forestieri . Egli prò-
• tegge altamente il nostro rito , contro le pretensioni dei
> nostri fratelli cristiani, e questo andamento è savio e
» dritto , ma egli ha finito il suo tempo . Oggi la luna mu -
• sulmana che fregiala cupola di Santa Sofia debbe cade-
• re al cospetto della croce di Costantino ! — disgraziata-
» mente son troppo in là cogli anni per veder quel bel giorno
• in cui i Greci canteranno sotto le volte della gran chic-
» ^ : Ao$«) cv v^coToc; Bi^, xal t'c xhv yii slpixvn , Gloria a Dio nei
» cieli e pace stUla terra ! •
Dicendo queste parole , il vecchio entusiasta s' era mes-
so a cantare le parole greche , come nella liturgia . . •
. . — Continuammo con un tuono più moderato , e ri-
tornati alla barca ci riposammo fino a mezza notte •
A quest^ora la ciurma riprese il mare : un vento orien-
tale soOib dai monti di Nicomedia, e in poco tempo toc-
canunoPisola di Calki. — t Venite a riposarvi sotto Pombra
» del nostro grazioso convento della Triade , mi disse il
» Calogero; ci troverete una ospitalità cordiale e dolce, e
» se non m^ inganno , eviterete cosi il temporale che si
» prepara . • — Vi ringrazio , papas Meleti , gli risposi ;
ma uno di que^ poeti latini che i Greci non tengono in gran-
de estimazione^ ha detto , tornando come noi dalla Bitinia:
360 HAHCBLLUS
Oh I che v' ha di più bealo » •
Che, dal doro peso ingrato
Dei peosier k meote sgombra ,
Ricovrarsi alla dolce ombra»
Del paterno amico tetlo,
E nel suo bramato letto
Riposar il molle fianco
Già per lunghi errori stanco ?
Questo è al fin di tante pene
Frutto sol che a me ne viene ^) .
Giovine come io era , parTeml aver trovato alcan che di
epigrammatico nel citar dei versi di Catullo a un mo-
naco greco •
Continuai la via ; e mentre prendeva alcuni appunti in-
tomo ai miei colloqui col papas Meleti , rumoreggiò il
tuono e le nuvole si accavallarono sulla Propontlde. Era-
vamo air altezza di Calcedonia, e in mezzo ai lampi, quan-
do i nostri remiganti approdarono a fretta e furia alla
riva; trascinarono a secco la barca, la volsero sopra un
lato, r appuntellarono coi remi, e ne piegarono la carena
contro il temporale , facendomi seder con essi sotto que-
sto asilo improvvisato, che ci salvò dalla pioggia e dalla gran-
dine. Questa strana manovra nautica m' era affatto ignota.
Finito il temporale , pochi minuti bastarono per slan-
ciarci di bel nuovo in mare : io rasentai i cipressi di Scu-
(,1)0 quid solutis est beatius curis !
Quuni mens onus reponlt , ac peregrino
Labore leidyTWliDQS ad Urem aartniiii,
Uesideraloque acquiescimos letto .
Hoc est , quod unum est prò laborìbus tantls .
CATtrtLo . e
\%\t, V. 7.
VIAGGIO S51
tari, la torre della Giovinetta {Keu$ Skelem)^ e salutando
il serraglio, approdai allo scalo di Topaohè. Quivi mu-
tai tosto il mio pesante piadet con uno di quel caicchi a tre
ordini di remi, rapidi corsieri del Bosforo; più leggieri
dei battelli a quattordici remi destinati agli ambasciatori,
ed aocbe delle barche a ventidue remi, privilegio dei gran
visiri , non cedono in rapidità che al piadet imperiale ,
agitato da ventotto ale dorate.
In meno di due ore, rimontai le correnti del Bosforo,
e sulla notte posi il piede in terra al palano di Francia a
Therapìa .
Erano quasi cinque mesi che avevo lasciato Coelanti-
nopoli.
<?àL^M
Ltite;fcil!_j,^^.
^^'^mm^
TURCHIA EUROPEA
[ ..
«V. 45
J
flmn Cnelw
GAP. XXVI.
COSTANTINOPOLI
APPARBCCni PER LA PARTENZA
( 1820 )
vREi da dir molto rispetto a
CostantinopoJi ,. che ho visi-
tato per tanto tempo , e tanto
Ba,r«rD studialo . Quattro aonì <I* uà
soggiorno assiduo in questa bella metropoli m' haooo fatto
conoscere le sue moschee ^ i suoi bazzarrl , i suoi porti,
le sue piazze spaziose, le sue vìe scure, le sue rovioe dì
359 MARCBLLUS
tante epoche, e fors' anche qualcuno dei suoi misteri. Il
largo fiume del Bosforo non ha in tutto il suo corso , sul-
Funa o suir altra delle sue rive, un kiosko imperiale , un
palagio armeno, turco o greco, un trivio scuro , una fon-
tana e un boschetto, chMo non abbia visitato a pia
riprese. Ma arrossirei ingrossando il numero di queste
carte con tante reminiscenze , veri stracci mal cuciti, che
io ho messo come i rapsodi miei predecessori , sotto la
protezione d^ Omero. Se un giorno il mio giornale e le
mie voluminose note sopra Costantinopoli mi paressero
degne di qualche attenzione , potrei tentar di produrle •
Ora vo' ristringere tutti i miei racconti a questi viaggi ;
sono abbastanza per me , e forse troppo per gli altri.
Giunsi a Pera due giorni prima del marchese di Riviè-
re: io doveva partire ventiquattro ore dopo di lui; e men-
tre il suo vascello gli faceva vedere TArcipelago e il Medi-
terraneo, io andava attraverso alP Europa per raggiugner-
lo a Parigi. Mi affrettai a consegnare air ambasciatore un
rendiconto della missione ailidatami dal re ; io ne avea
steso dispacci minuti e numerosi per capitoli ; vi si trova-
vano tutte le idee politiche, tutte le con^hietture delP av-
venire, tutte le utopie che nelle fantasticaggini del mio
viaggio e negli slanci del mio zelo sboccavano dalla mia
giovine imaginazione; poscia nozioni positive, considera-
zioni commerciali, ed alcuni piani, la esecuzione dei quaji
parevami utile agli interessi del mio paese. Il signor di
Rivière presentò da se stesso i miei lavori al duca di Ri-
chelieu, il quale, appassionato per F Oriente , li pose sot-
t' occhio' a Luigi XYIII. Il re e il suo ministro me ne par-
larono con bontà : ne fu tenuto proposito per un giomo
0 due alFuiBzio degli affari esteri, un po^meno al palazzo
delle Tuileries : poscia passarono non so dove : e oggi si
VIAGGIO 357
dorerebbe gran pena a ritrovarne le tratcie. Nonostante,
alcuni progetti favOTevoU alla nostra influenza politica e
commerciale ^ progetti di cui mi vanto in cuore d'essere
stato il promotore 9 sono stati posti in esecuzione ^ trattivi
forse più dalla forza delle cose che dalla lettura delle mie
relazioni.
E tutto questo lo dico senz' ombra di anarezza. Tanti
scritti molto più importanti sono andati a perire negli
stessi oscuri ed impenetrabili abissi ! Nessuno ne ha col-
pa; le ore passano tanto presto ! D'altrondei, eerte idee vi-
vono un giorno solo come la rosa ed anche come il fiorda-
liso; possMo pretender dal tempo ^ e per me solo , ch'egli
sofifemii la fugacità degli anni , e ch'ei aoqpenda il corso
dell'onda dell' obblivione ?
Vicino a romper per sempre le mie lunghe familiarità
c(A Bosforo^ con Bisanzio e coi suoi abitanti tanto diversi ,
volli ad uno alia volta rivedere i bei luogU che erano ob-
biotto delle mie corse favcnrite : le Acque dolci dove aveva
assistito a feste tanto brillanti , l'Àtmeidan, le ruine del pa-
lazzo di Belisario ^ e i boschi di cipressi che attorniano le
magnifiche tombe di Eyub . Il viale che mena al cimiterìo
di questo subborgo venerato, è pieno di qoeile botteghe dai
mille colori , delizie dei fanciulli turchi, dove non A ven-
dono che trastulli : e non rassomigliava esso a Parigi ? e la
via de la Fotte non conduce essa al cimiterìo del Padre La-
chaùe 7 — lo tornava in seguito per la rada profonda verso
il serraglio, e passando gli eleganti palazzi imperiali delle
due rive , andai a dire addio a Kandìli , mia passeggiata
Favorita, là dove il Bosforo sembra sottoporre tutte le
sue onde a quel villaggio silenzioso e solitario . La prato-
ria di Buyuk- Déré e i suoi bei platani , ebbero anch'essi le
mie coodoglienze; finalmente volli un' altra volta domina-
358 MARCBLLUS
re le pianare nubilose del Mar Nero , e porgere un' ultimo
omaggio aUe Cianee , testimoni delle mie lunghe caccie e
dei miei piaceri •
Io non posso staccar il pensiero da quel festino fatale
cui assistei presso il principe Gallimaki, antico ospado-
ne di Valacchia. Le porte greche, che il timore ed i costumi
orientali tengono quasi sempre chiuse agli Europei , s'era-
no aperte per me ; e questo avveniva presso il sasso dove
Medea macinava i suoi veleni , in quel gran palagio che
prospetta al Bosforo , e che per di sopra guarda lo stret-
to, la deliziosa vallata di Tokat, e la montagna del Gi-
gante. Celebravansi le nozze della bella principessa Ralù
Gallimaki, con un hetmano Moldavo; eravamo sessanta con-
vitati attorno ad una tavola opulenta; gli arcivescovi di
Cesarea e d'Efeso, i principi e le principesse Morosi e
Soutzo , la numerosa famiglia dei Gallimaki, gli Spathar ,
Postelnick , e finalmente il patriarca Gregorio, che avea
compiuta la ceremonia del matrimonio. Tutto ad un tratto
il cannone d'un vascello Francese, ancorato aTherapia,
rimbombò nel Bosforo dove l' artiglieria turca ha soltanto
il diritto di tuonare . La bandiera bianca che dalle nostre
finestre veggiamo sventolare sul palazzo dell'ambasciata,
s'abbassa e si rialza tre volte per rispondere • Ciascuno
si guarda in viso , mi si domanda il perchè di questi ono-
ri insoliti; né io sapea che rispondere ; quando ad un trat-
to si schiude la porta ad un giannizzero • Coperto del sno
berretto di ceremonia dal lungo feltro , egli s' avanza gra-
vemente verso me, mi consegna un biglietto dell'amba-
sciatore , e ritto , appoggiato sul suo bianco bastone aspetta
i miei ordini. Quelle poche righe m' annunciavano che era
nato un figlio dello sventurato duca di Berry , onde per-
petuare l' antica e legittima razza dei nostri re • Tradussi
VIAGGIO 350
ia greco la gran notizia, e di subito fui attorniato; la gioia
brillava sui volti di tutti ; ciascuno vuol leggere la lettera
avventurosa . I principi alzano i loro bicchieri per bevere
alla salute dell' augusto figlio ; la giovine sposa sorride al
grato augurio della nascita d' un figlio enunciata nel tem-
pò del pranzo di nozze. » Onore e gloria alla Francia , mi
» grida il patriarca Gregorio con una voce sonora , ecco
> assicurata la pace del mondo ! t . . . . — Cor-
reranno appena sei mesi , e questa voce si spegnerà ;
que^ principi caderanno sotto la scure o morranno di ca-
pestro • Quelle principesse , cariche di diamanti e di fio-
ri, fuggiranno vedove e mendiche verso le terre straniere :
le loro figlie , le più giovani e le più belle , saranno ven-
dute e schiave ; gli arcivescovi decapitati , il patriarca
Gregorio impiccato! • . • . Più tardi, il torrente delle ri-
voluzioni che ruotola tanto sangue nei suoi gorghi, non
dovrà neppur risparmiare il giannizzero , testimone ina-
spettato delle nostre gioie Non molto dopo, an-
che quel principe che ha visto or' ora la luce, attornia-
to da tante speranze e tanti voti , quel figlio di san Luigi
e di Enrico IV , sarà a malgrado della sua tenera età e
della sua innocenza , cacciato dal suo regno , esiliato dalla
sua patria e minacciato della morte come un esoso nimi-
co • Finalmente , colpito anch^ io da tali rovesci , dovrò
rimaner quasi solo , fra tanti convitati, per piangerei
loro destini svaniti ! ! !
11 signor marchese di Rivière parti pella Francia addì
29 ottobre • lo fui testimone dei suoi addio alla gran città
ove aveva risieduto per cinque anni . Ottenne la stima
profonda di quel popolo musulmano , giusto apprezzatore
360 MARCELLUS
delle virtù sociali , dei nobili sacrificii , e pia ch^ altro
dei sentinenti religiosi • Portò seco da Gostantinopoli yu
To desiderio di se , e voti sineeri • Ciò ch'ei ha recato seco
di me in una patria migliore , il mio cuor solo lo sa, né
la mia voce saprebbe dirlo . Egli m^ ha lascialo nella me-
morìa riconoscente mia grand^ imagìne, e sifiEitte rimem*
branze cui il tempo non varrebbe a distruggere •
Nulladimeno , io voleva resistere a questo tristo pen-
siero che io considerava per V ultima volta quei bei mari,
quelle isole, e quei monti dell^ antico Bisaniio. Forse la
mia carriera diiriomatiea cominciata qu«id' io era tanto
giovine , mi lasciava sperare ch^ io tornerei un giorno in
Oriente . Non sapeva che non si vedono due volte rive così
lontane , e che soprattutto dopo averle percorse attraverso
il prisma d^una felice imaginazione, avida dMllusione e
di chimere , non bisogna tornar piìi tardi a dimandarle
godimenti che la ragione e V età disincantano, e cercarvi
affliggenti realitli . Tuttavolta cercai di ingannar me stes-
so e gli altri, promettendo ai miei amici un prossimo ri-
tomo , sottraendomi ai nostri addio •
GAP. xxvn.
LA ROMELIA E LA VALACCHIA
ADRIANOPOLI E BDCHARBST
( 1820 f
La »lell minkdra dcnuùi ]« ri
MlCHlUO , Prialecni4 <!' im
V-i«:ì
Mrrn da CostanliDopoU il 30
di ottobre reno mezzogiorno.
. Qaaado, dopo aver traversa.
A<i>i.:^u[..;i< to i flumi Barbiso e Cldari riu-
niti nella valle delle Àeqw dolete gionsi alla eoUliia so-
pra EjDb , mi volsi per dare an estremo vale aUa più
Iwita cittk del mondo, iHo rovine del palazzo di Coatan-
tfno , alla grandi mura degli imperatori , alle cupole ri*
362 MARGBLLDS
splendenti delle moschee ^ e a quei mari fulgidi sotto i
raggi del sole • Un altro passo ancora , e mi trovai in
mezzo agli scopeti aridi, nell' alta pianura ondulata che fi-
nisce sulla Propontide al villaggio di San Stefano. Sentieri
battuti Tuno presso alP altro, alcune vestigia ben rade
della ruota degli arabasy indicano la via ; io la seguitai fi-
no alla casupola d'un dervicco, dove m'era proposto di
passar la notte • Questo asilo m'era familiare : quante volte
aveva dormito sotto la sua ombra, quand'io andava a cac-
cia nelle solitudini di Kutsciuk - (scekmedgé ! Volevo ri-
vedere il vecchio Turco che ci offeriva con tanto buon
cuore la sua meschina ospitalità , e che talora mescolavasi
alle nostre allegre serate • Io passeggiava solo e pensoso
sulle rive del lago , che era coperto d' uccelli selvaggi, di
folaghe e di aironi, siccome al tempo in cui andava a
cacciarli. Questi piaceri d'una gioventii avventurosa han-
no ora ceduto il loco alle inquietezze d' un incerto avve-
nire .
Traversai, l' indomane allo spuntar del giorno, i gran-
di e piccioli ponti costruiti da Selim per fare scorrere nel
mar di Marmara le acque che scendono dalle immense
selve della Tracia • La mia comitiva componevasi d' una
guida, dell' esperimentato Mustafà, ch'io avea scelto pel
suo zelo e pella sua attività provata fra i giannizzeri che
facevano la guardia al palazzo di Francia e di due do-
mestici: intuito, cinque persone e sei cavalli.
Nelle pianure di Kamburgas m'abbatto in una rumo-
rosa brigata di giovani, verso i, quali il giannizzero si lan-
cia, adoprando la frusta a destra e sinistra*, il battaglio-
ne si sbanda, e fugge a gambe pei campi vicini, caricai»*
doci d'ingiurie. » Signore, mi disse Mustafa, questi scia-
» gurati ehe vedete correre e sentite ora parlar così spe-
VIAGGIO 383
» ditamente, sono! muti e gli zoppi che chieggono Tele-
t jnosina per tutti i quartieri di Costantinopoli : quand^ io
i li vedo, mi fanno montar la rabbia. » — Noi lasciamo da
banda un borgo greco, molto ben situato sopra una colli-
na inchinata verso il mare, ed entriamo a Selivri dopo no-
ve ore di cammino .
Mentre air unica taverna di Selivri si andava apparec-
chiandomisi una cena, vidi arrivare sette o otto cavalieri
pella via d^EracIa. Tre soltanto entranmo nelI^'Aan^ar dovMo
era installato; uno di questi, pallido il volto, asciutto del
corpo, parca avere una quarantina d'anni; coperto dt
ricchissime vestimeuta , procedeva primo , e pareva esse*
re per gli altri un oggetto di riverenza e di sorveglianza
ad un tempo. Fu portato un gran vassoio di stagno at^
torno al quale ci accosciammo sulle calcagna . n nuovo ve-
nuto prese posto sopra un cuscino che per lui fu tolto da
un divano del vicinato; mangiò poco e stette taciturno. Di
tanto; in tanto mandava fuori un sospiro dal petto affan-
noso , ed errava collo sguardo sulle pareti della taverna,
come se il buo pensiero non stesse con noi. Ed io pure mi
tacqui , e badai poco alla futile conversazione dei nostri
giannizzeri. Non stammo molto tempo ad alzarci: egli mi
augurò tristamente la felice notte; lo posi la mano sul
cuore volgendogli lo stesso voto , e non lo vidi più.
• Sapete voi. Effendi, mi disse iMndomane il padrone
t dell^osteria, *- sapete voi con chi cenaste ieri sera? t —
Nò davvero : ma dev'essere un uomo molto disgrazia-
to.— » Egli è Yely, l'antico pascià della Morea, il figlio
» del visir di Jannìna; egli ha fatto la pace col padiscià U
> quale lo manda a stare in Anatolia . » — Così dunque io
aveva veduto un flgUo della bella Emineh e del feroce
Ali-Pacha. Per lui e pel suo fratello Auctar, la pace
8M MAACBLtUS
colla Porta fa un incammìiiamento alla morte • Il tiranno
ebbe anche il tempo di 8afer la fine dei buoi sciagurati fi*
gli e di dire : > Avevano tradito il loro padre ^ dimenticliia-
» moli é t Ma accanto al N^one dell' Albania^ an[>ari8ce, in
quest'ultUna tragedia dell'Epiro 9 la giovine e uobU figura
del figlio maggior di Monetar — » Afì, gridò egli ^ quando
» tutti i tuoi anaci t'iddiandonano, il tao figlio Hoasein
» non ti abiiandonerà ! t^ < — Vittima innocente di sedici
ami 9 che seppe morir con gloria e con coraggio presso
il sanguinario visir 9 allorquando la saa famiglia periva di-
sonorata sotto il capestro imperiale I
Mi trovai di buon'ora al villaggio di Kinikli 9 e mi fer-
mai a Tsciorlu 9 che è presso a poco una citt^ • La via trae,
data dalie Eampe de' cavalli sopra vasti scopeti 9 senz'al-
beri 9 senxa limiti e sema chiase9 non si dilunga mai dalla
Canora. Di tanto intanto si passa davanti a molte case
aggrumate 9 delle quali non si sa spiegar la riunione 9 poi-
ché li vicino né v'ha un ruscell09 né una moschea 9 né^^an»»
pi pia fertili che altrove. Si scorge a destra la linea delle
montagne della Tracia 9 e verso austro 9 all' orizzonte 9 i
monti Ganeii che circoadano Redosto. La sera mi fermai
a Caristran.
A di 2 novembre 9 cominciò la pioggia nella nottata. Io
dormiva in una stalla 9 con gran diq>iacere di alcune po-
vere vacche 4}he avea sloggiate 9 e che tornavano a pio-
chiare alla porta • Fu forza lasciar quel rifugio ed affrontare
i torrenti che precipitavano dal cielo 9 e che facevano della
via piana e senza fossi 9 un lago di acqua e di fango. — A
Bttrgas9 dopo un'ora di riposo 9 la pioggia raddoppia;
giungo la sera a unborguccio bulgaro chiamato Kuleli.
Ci troviamo uova 9 cipolle e burro 5 come in tutti questi
casali pei ^lali passiamo. Dormo sopra stole 9 e sto meg^
VIAGGIO 365
d'ieri: avricmandoel alla nostra posta, la via s^è fatta
più pittorica; ho dovuto rasentare ed arrampicarmi a col-
linette , le quali a dispetto delle nebbie y mi sono sembrate
offerir qualche varietà nel paesaggio.
Il 3 novembre , dopo un breve riposo a Kavsa , entro in
Adrianopoli. Di qui a CostantiiM^[Krii si contano quaran-
tacinque leghe ; mi ci vollero quasi quattro giorni per farla
oegli stessi eavalU. La posta imperiale 9 che un firmano del
Gran Signore pone a mia disposizione 9 comincia, o se ai
vuole, finisee ad Adrianopoli, e non giugne fino alla capi-
tale • Bizzarria amministrativa incomoda e al tempo stes-
ioineqdicabile, che cela forse qualche concetto politico
ugualmente difficile a spiegarsi.
Si parla molto poco di Adrianopoli nel mondo : Bisanzio
le sta troppo vieitto. Le rimembranze che si recano dal
Boefero ^ o l'impazienza di giugnervi, fanno tenere in po-
co conto questa bella città , cui Costantinopoli , metropoli
d^^ imparo, ha ceduto il titolo di capitale della Bomelia.
Anch'ella però ha alcune antichità nella sua origine ; grandi
combattimeatt ne portano il nome , e il soggiorno dei pri-
mi sultani che conquistarono queste provIncle dell^ Euro-
pa, P ha prodigiosamente abbellita . Prometto anticipata^
mente al viaggiatore che avrìi la rara fantasia di studiar
Adrianopoli , alcune scoperte e godimenti poco comuni ; i
suoi bazzarri dalle lunghe vòlte e sublimi, mi parvero piti
animati e piii brillanti di quelli di Costantinopoli ; li avrei
anche preferiti a que'dlBrussa, sMo non mi fossi ricor-
dato di quelle copiose fontane di un'acqua tanto pura, che
P Olimpo moltiplica nella citOi di Prusia, e dalle quali le
piazsse pobbHohe, 1 bazzarri eie moschee aoeo perpetua*
mente inondate.
366 MABGBLLUS
m
Adrianopolf h9 una popolazione di Gentomil^aniine. Di«
▼ide colla capitale il privilegio di ricevere per le sue mnra
un distaccamento della milizia imperiale dei basiandgi^ ed
ano dei due capitani della guardia di Sua Altezza. Questi
due Bostandgi - basei ^ sono i soli officiali del serraglio che
hanno il diritto di portar barba , e calzar babbucde co-
lor d^ arancio.
La moschea di Selimo II è uno dei monumenti più cu-
riosi dell' architettura ottomana : il cortile è vasto e molto
rassomigliante ai vestilK>li delle gran dgiamis dell' impe-
ro ; la porta intema è d'una rara eleganza, ed offre gli or-
nati più squisiti deUa scultura moresca j P altezza della
sua cupola, la larghezza delle sue volte, i suoi svelti pi-
lastri , e i suoi fregi la ravvicinano alla moschea di Acmet,
che passa per esser più grande di Santa - Sofla : ma la
Se/imiVd'AdrianopoIi possiede più che le sue rivali una
fontana, la quale scaturisce nel suo centro sotto la cupo-
la, e che ricadendo in un ampio bacino , occupa aempre
reco interno di questo maestoso edificio.
La Selimié si distingue soprattutto per quattro belU»-
simi minaretti, i più eleganti ch'abbia inalzato l' islami-
mo. Queste cuspidi graziose sono allineate ai quattro an-
goli^ in una direzione così esatta verso la Mecca, che giu-
gnendo per la via di Salirvi si sta un gran pezzo prima
di scorgerne più di due : i terrazzi delle loro tre gallerie j
praticati ad altezze uguali , sono formati di pietre trafo-
rate a giorno , ed offrono mille festoni svariati . Dugen*
to cinquantotto gradini di undici pollici mi condussero al
più alto piano di una di quelle torricelle ; tre scale di-
stinte , ciascuna con ingresso separato nel cortile del
tempio, menano all'ultima galleria; tutte e tre, appli-
cate l' una sopra l'altra a spirale, si seguono nell'Inter-
VIAGGIO Mi
DO di questa cuspide così sottile e cosi diritta , senza io-
coDtrarsi e seoza intralciarsi mai : la prima conduce al-
la prima galleria , dalla quale si sale alla seconda e al-
la terza; la seconda ha riuscita solo al secondo piano; e
finalmente la terza scala sbalza senza interrompersi fino
alla più alta regione • L' inclinamento ne è ripidissimo ;
ed i pianerottoli molto angusti non possono riposare colo-
ro che salgono e scendono, occupati a stento a strisciarsi
sulle rampe , o a salirle . Concetto egli è questo vera-
mente originale e maravigliosamente eseguito: così il
muezzin delia prima galleria, se sale per distrazione o per
sbaglio la terza scala della torriceUa, dovrìi, dopo aver
salito dngento cinquantotto scalini , scenderne cento cin-
quanta per fare appello alla preghiera dell'alto del suo
solito terrazzo. Questa disposizione intema non si ritrova
in alcun' altra moschea di Costantinopoli, ed esiste qui nei
soli minaretti a ponente degli altri due .
Mentre che però, e forse invano, m'aflìitico a spiegar
come li ho veduti ed intesi , questi arditi campanili a vo-
ce umana , stava per dimenticare di dire quale spettacolo
maraviglioso mi attendeva sulla loro cima : la vasta pia-
nura di Adrianopoli si dispiegava ai miei sguardi con i suoi
orti, co' suoi giardini, le sue verdi praterie, dove pascevano
ie numerose giumente dei Traci, amici dei cavalli (1), come
li chiamaOmero. L'occhio seguita in lontananza le sinuosità
della Tundgia e dell' Arba , altravolta l' Agriana e il Tai-
naro. Più presso alle mura , l' Ebro, che scorre di mezzo
alle pasture , si nasconde sotto il nome più pasto rale di Ma-
ritza. Lunghe linee di alberi , amanti delle rive, segnano
(I) OMERO) iriad€ , CftD«0 xin.
(I) L' arcìTescoTo d' AdrianopoH , ProTos» dopo aver profesiata filoaofia e
fiiict nel collegio greco di Kura-Tsclesmé sul Bosforo, giunto ai primi onori
del SiDOdo, fu strangolato fin dal principio del torbidi del I68{.
368 MABCBLLUS
alla vista il corso dei graaosi fiumi onde FEbro inpe- i
tooso trascina le acque verso il mare di Samotracia, doy^
P aveva veduto perdersi sotto le mora deUa città d' Enea, 1
Eoos. Nei sobborghi appare, colle sue torri antiche, il ser-
raglio dei primi soltani , qoando veoivano ad Àdrianopoli
I per esercitar alle conqoiste le legioni dei loro Ivavi gian-
mzzeri; e verso settentrione , le montagne del Balkan, li-
mitano r orizzonte .
I Vidi r arcivescovo greco , Prolos (1) • Io aveva avoto
già alcune relazioni con qoesto dignitario; egli presiedeva
con soccesso alla edocazione del sooi compatriotti . — » n
coDegio di Àdrianopoli, mi diceva egli , esiste da tempi
rimotissimi; P oltimo patriarca Cirillo, oggi esiliato sol
monte Athos , uomo di larga erudizione , v'ha passato
i suoi primi anni • La nostra città, come lo vedete , è
vasta , ma il conmiercio langue , e la povera è gene-
rale; abbiamo perciò stabilito scuole gratuite per l'inse-
gnamento religioso e per P istruiione primaria • Gli isti-
tutori, sottoposti ad ispettori di nostra scelta , sonman-
tenuti a sgese nostre ; i fanciulli eh' hanno imparato a
leggere e seri? ere, e che bramano un piii alto grado di
istruzicme, passano nel collegio pobbUco , ove sotto la di-
rezione di tre professori stodiano il greco antico, la gram-
matica, la poesia, la rettorìca e la filosofla. Fin' ad
ora Àdrianopoli non riclama esercitazioni pio gravi » •
Si può da questi fatti conchiudere, che l' educazione dei
Greci non era nel 1830 trascurata in queste barbare re-
VIAGGIO
369
gioni : non ci sarebbe forse qualcbe paese delF Europa ci-
vilwzata, molto pia indietro d' AdrianopoU 7
Il dì 5 novembre, parto con nove cavalli di posta e due
guide • Il modo d'andare è mutato, non si va ptìi di un
passo lento e monotono, ma col trotto animato dei Tartari
(corrieri) cbe inostri piccioli cavalli traci sanno mante-
nere per sei o sette ore . Passai V Ebro sopra un ponte a
Mustafà'Keupru , e dopo la prima posta d" Byibtbdgé lo
traverso di bei nuovo, ma questa volta a guado; Tacqua
ci arriva alla sella , e questo passaggio non è praticabile
nella stagione delle pioggie. D fiume scorre colle sue onde
limpide sopra un letto di ciottoli e di sabbia; il suo mor-
morio, ba qualcbe cosa di patetico in queste campa-
gne solitarie {respondent flebile ripoe), come allorquan-
do la lira e la testa d'Orfeo ruotolavano in mexzo ai
suei flutti, e cbe gli scogli ripetevano: Euridice l Euri-
dice 1
Lasciamo la valle della Maritza per prendere di mezzo
ad alcune colline , la via cbe mena dritto alle forcbe del
Balkan. Dormo a Koyanlu , villaggio bulgaro; mi fermo
sotto un hangar coperto di stoppie, e puntellato da due
ordini di pertiche ; e questa baracca si cbiama casa • Vi si
accende un gran fuoco, e il fumo esce quando vuole da
un foro fatto nel centro della capanna: mi portano latte
di cavalla, formaggi di capra, e mi ricordo cbe sononeUa
patria degli Ippomulgi , e dei Galactofagi ; eosì disìgoao-
do Omero questi Traci ^giustissimi fra gli uomini (1), cbe
sanno mungerle cavaUe e cibarsi di latte. Egli li chiama
(I) Omebo, Iliade, canto xnr.
IV.
47
J
370 MABCBLLUS
eziandio nazioni inanimate ^ e U severo StraboM comiiieii-
ta questa parola equivoca in un modo tatto galante , quan-
d'egli dice 9 che il poeta faceva allusione a que^^i uomini
fra i Geti che non avevano donne , e si sottoponevano per
piacere ag^i Dei ai più crudeli sacrificii : or non Tool dir
▼ivere quando si vive lontani dalle donne , ed il geografo
spiega e mantiene cosi V esattezza della espressione ome-
rica . È giusto anche di aggiungere^ che se qualche tribù
fanatica e feroce spregiava T impero della bellezza ^ la
maggior parte dei Traci era passabilmente sensibile , e le
parole che il comico M enandro pone in bocca d'uno di
questi barbari , mi rammentavano gli harem che aveva
or' ora lasciati: — • Ninno da noi sposa meno di dieci o
» undici donne , qualche volta anche dodici : chi ne ha s^
» lamente quattro o cinque è ai nostri occhi un disgrazia-
» to che non conosce le dolcezze dell' imeneo ^ e nel nostro
» paese passa quasi per un ragazzo (1) » •
Queste rimembranze classiche m'erano capitate veden-
do entrare ed uscire sei o sette donne giovani e vecchie y
eoO» gambe nude, che ci offerivano formaggi, focaocie
cotte sotto la cenere , e berliiigozzi di gran-turco che ri-
voltavano sui carboni. Dopo aiver fatto l'occorrente perla
tavola 9 stese alcune stole, si sdraiarono alla rinfusa con
noi attorno a un gran fuoco, coi pie volti verte la fiam-
ma. Questo fuoco durò tutta la notte, ed illuminò la ca-
panna dove tutti dormivano profondamente •
(l) *Av xirrapoa 9' ^ itimi yiya/uoixM'^ tv}^©*
EsraOT/so^ tic , ctvupiivouoc
^AOÀt'oc, avvft,^oc, ouTOc iitiìkOLktW ìv rote txf! .
MUASOKO, Fi
▼ 1A6610 371
L' indomane , rasentaodo folte macchie di guerci dal fo-
gliame ingiallito, e una pianura bassa ed umida , mi spin-
go tutto in una tirata fino a Zahara città di dodicimU' ani-
me 9 abitata quasi esclusivamente da Turchi mescolati con
pochi Ebrei • Nei subborghi mi si fa folk d^ attorno, e si
vomitano mille ingiurie, e si gettono sassi in onore della
mia foggia' europea* Non feci caso delle ingiurie, ma
avendomi colpito il cavallo con una sassata , mi feci con-
durre al palazzo dell' ayan (governatore), cui feci le mie
lagnanze. Questi, veduto il mio firmano , mi offre di far
dar la bastanaia ai capi del quartiere testimone ed attore
neUa scena di cui mi lamento ; vuole inoltre darmi una
uardia d^ onore per tutto il mio soggiorno a Zahara • Rin-
grazio negativamente, e dico all' ayan, che per punire gli
eccessi del passato e per reprimere simili delitti in avve-
nire , io mi rimetto affatto alla sua prudenza • La mia mo-
derazione ottiene un successo compiuto-, sono accompa-
gnato con ogni maniera di riguardi fino al kan della po-
sta, e lascio Zahara.
Entro in una gola stretta e montuosa : giunto ad un al-
to piano , corro fino a Keusanluk, patria delle rose, dove
arrivai alle otto pomeridiane • Sceso appena da cavallo,
sono affollato da mercanti armeni e turchi ; m' offre cia-
scuno boccette d'essenza , scatole di confetture di rose,
di foglie secche, e pastiglie, e conserve, e vezzi. Uno di
questi mi dice eh' è il provvisioniere del serraglio, l'altro
s' onora d' essere stato fornitore di non mi rammento più
qual sultana Valide ; il pascià d'Adrianopoli non s'indirizza
che a me , diceva un altro } finalmente cedo , ed aggiungo
alle mie bagaglio una collezione intera dei prodotti profu-
mati di Keusanluk .
372 MARCBLLUS
Il dì 7 noTembre, passo attraverso sterminati campi di ro-
sai , ove si mostrano alcane foglie tuttavia verdi , ma
non un solo fiore ; ed io mi fermo a Scipka prima di as*
scendere il Balkan . La giornata è superba : le campagne
che contemplo attentamente dopo Adrianopoli, appartengo-
no senza dubbio a quel regno di Tracia cbe gli abitanti
efiemminati della Grecia e delPAaia Minore chiamava-
no regioni fredde e barbare-, ma per noi uomini dell'Oc-
cidente, queste vaste pianure innaffiate dalPEbro, e che
protegge la catena dell' Emo contro i geli del Settentrio-
ne, sarebbero piuttosto come le nostre belle provincie
intermediane, poiché ne hanno la temperatura e la fer-
tilità .
Dopo una salita di due ore e mezzo, giunsi sulla som-
mità deir Emo ; io non aveva di sopra a me che alcune ci-
me gelate ed inabitabili:
Oltre non v' ha che insopportabil freddo (!)•
Strati di neve quantunque sottili vi imbiancano il suo-
lo; la veduta v'è sterminata: scorgonsi sotto i piedi tut-
te quelle montagne secondarie , figlie del Balkan, che de-
chinano verso TEussino e la Propontide*, si dominano
le campagne di Filippopoli e il corso delP Ebro, e contansi
le cime di Rodope : ma in questo gran semicerchio , gli
obbietti troppo rimoti si confondono, e le linee, oscure
come nubi, si mescolano con loro air orizzonte. Tantum
campi jacel !
( 1) VUeriut nihil ut ftUi non habUabil^trifnu .
Ovidio, Traii, Eleg. it del lib. t.
VIAGGIO
373
Non Tidi il mare Adriatico, siccome lo ayea sperato
un poco neDa mia fiducia intorno alla veracità di Pom-
ponio Mela. Per non dare una intera mentita a questo
dotto geografo, mi figurai avere intraweduto il ponto
Eussino .
Era questa la mia ultima stazione topografica: gittai una
occhiata ancora verso le piaggie orientali e le onde lontane
del mare Egeo, che scintillavano air orizzonte come una
striscia d^ argento. Poi, tristo e rassegnato, mi ravvolsi
nel mantello, e scendendo precipitosamente il lato oppo-
sto del Balkan a settentrione , mi lanciai fra le nebbie t
freddi ed U fango deDa Bulgaria.
Traversai alcuni torrenti nati dalF Emo , la picciola cit-
tà di Grabova, colline fredde e nebulose, e venni a dor-
mire al villaggio bulgaro di Dranova . Quivi pella prima
volta, tra i ragazzi cbe mi attorniavano curiosamente,
fui stupito di vedere un gran numero di capigliature d^ un
biondo sbiadito , mentre gli uomini e le donne avevano
solamente capelli bruni o neri •
D giannizzero cui feci qualche domanda su questo pro-
posito , prima sorrise, poscia sospirando mi disse : • Ecco i
» frutti delle nostre guerre coi Russi ; questo è quello che
• ci hanno lasciato • Che Allah ci guardi dal rivederli ! »
E otto anni piìi tardi i Russi passavano un^ altra volta per
Dranova, per presto senza dubbio tornarvi.
A di 8 novembre , io costeggio per lunga pezza le rive
umide del fiume lantra, Tantico Jatros , che si forma del-
le acque scorrenti dal Balkan , bagna la capitale della Bul-
garia settentrionale, e va a perdersi nel Danubio. — Entro
di buon^ora a Temova, residenza degli antichi re bul-
gari , poscia di alcuni patriarchi indipendenti . II condut-
tore mi fa osservare, sulle montagne che cingono la città.
374
MARCBLLU8
grandi selve rispettate dai boscaioU . » Vivono qoivi , mi
» disse^ in mezso a fontane di latte , vecchi abUi neU^ar*-
» te dei sortilegi ^ e maghe di coi citò prodigi qiayent»-
p.voli. »
Al kan di Ternova ove passai soltanto un^ ora m' aspet*
tava un ricevimento veramente segnalato • Fai condotto
in un kioiko elegante 9 ornato di divani ricoperti di gra-
ziose stofib di Brussa 9 e mi fa subito imbandito , uno
dopo r altro , una dozzina di piatti torchi molto ricercati.
Finalmente , quando chiesi di riconoscere tutte queste gen-
tilezze , mi fu risposto che il mio firmano obbligava il
maestro di poste a dar da mangiare al viaggiatore, e chMo
non era debitore di alcuna cosa • Fui tanto più sorpreso
di questo costume imperiale , in quanto che fln^ allora
non avea potuto imaginarmi un tal privilegio; del rima-
nente, il padrone del kan di Ternova , per aver fedelment
eseguito lo spirito e la lettera del comando sublime , non
ci rimesse del suo 9 poiché il bakscisce (regalo) fu prop<Mr-
zionato al merito della sua accoglienza •
Cammino un pezzo per le montagne rigogliose di que-
gli alberi secolari 9 che fanno paura alla mia guida ; rie*
SCO a capo d' una lunga pianura al casale di Belai , dove,
sotto la capanna d^ uno spaccalegne , m' abbatto in una
ospitalità veramente non troppo agiate 9 ma merito cortese:
sdraiato quivi colla sua famiglia 9 presso un largo camir
no che arde tutte la notte 9 non posso fare a meno di non
ricordare quei costumi primitivi e patriarcali che sto per
cambiare colla diflUenza e V avidità delle locande d^ Euro-
pa. Ripenso a quegli amici tento affettuosi che incon-
trai sulle rive di Scio e di Rodi 9 alle tenere benedizio-
ni del prelato di Tiro 9 air ombra della sua capanna areie-
piscopale, alla franca urbanità dell' arabo Abu-Gosh sot-
VlAOeiO 375
to la saa tenda^ e soprattatto air accoglimento di Smara-
gdi a Maratona; per tutto^ dalla capanna di fango delFel-
lano layoratore nella vaUe del Nilo, fino alla casa di legno
del boscakdo deUe foreste bnlgare , ritroTo quelle Mdleci-
tndini generose d' on fratello yerso il fratello : — pare che
fliayisi imparato 9 e non mai aia stoto dimenticato quel che
disse il gran poeta:
Sono il povero e 1* ospite del Nome
Inviali • • . (1)
L' indomane la giornate fa fredda e scura; eravamo già
asciti dall^Oriente ! Io mi fermai al villaggio d^ Ubretané ;
due ore dopo passeggiavo sotto le mura della fortezza di Bu-
tsciuk gran città torca e pascialicato di frontiera , finché
mi trovassero una barca per passare il fiume • Traversai
il largo Danubio in un'' ora, alla vela, con un vento quasi
contrario . Sbarcato a Ginrgevo, città fortificate in faccia
a Rusciuk, presi due vetture che nella notte mi condus-
seroa Daè, prima poste valacca : la neve e hi pioggte rin-
forzavano: mi fu preparato un letto sopra una lunga stufa
scaldate e fui ricoperto d' una materassa •
Il 10 novembre , il mio seguito si compone di cinque
carri di poste, a ciascuno dei quali sono attaccati quattro
cavalli : eccomi dunque trascinato sopra le ruote , mezzo
che avea da cinque anni in qua dimenticato . I carri di Va*
lacchte, dove tutto è legno, vanno con grandissima veloci*
(1) npò^ ykp dioc Mtv aisxyxtt
Sicvoi T(, irrA>}^ot ri
Omero , Odissea , casto, XIY, v. 57.
376
MAECELLDS
tà ; non vi si può sedere però che colle gambe incrociate
alla foggia turca, sopra alcuni covoni di paglia che a que-
sto effetto vi si pongono . La via accomodata a forza di al-
beri messi per traverso, sottopone il viaggiatore alle p in vU*
lane, scosse j e siccome da una banda all^ altra non v'è che
mota, e dimolta, il galoppo dei ^cavalli mi cuopriva d^ una
crosta di fango, che dapprincipio io avea la pazienza di asciu-
gare ad ogni spruzzo *, ma finalmente mi rassegnai, e non
ne feci più caso, imperocché sarebbe stato il lavoro delle
Danaidi , come dice il proverbio greco (1) • Giunsi al con-
solato di Francia siffattamente coperto da uno strato di
terra valacca stemperata, ch^io era assolutamente irrico-
noscibile. Avevo traversato l'Adgis sopra un ponte di bar-
che, e nel ricinto di Buliarest la Dombovitza, fiume mel-
moso , che sporca la città invece di lavarla.
Da Adrianopoli a Buliarest, si contano ottantadue leghe:
m^ erano bisognati più di sei giorni per questo tragitto ,
avendo le pioggie costantemente ritardato il cammino .
Passai quattro giorni a Bukarest. Io era incaricato di
una missione politica presso il principe Alessandro Sutzo,
nominato, dappoi non molto tempo, ospodaro di Valacchia .
Parvemi questo savio vecchio conoscer T Europa come
i misteri della Sublime Porta e i torbidi intemi del Fa-
nale • Andai alla corte , e ci trovai i miei vicini del Bo-
sforo , e le graziose Coccanitze dfc-Gostantinopoli : ma que-
ste non parlavano più greco , balbuziavano il Francese •
Assistei a un banchetto di dugento coperte , in onore di
quattro matrimonii che si celebravano lo stesso giorno •
Alcifronb , fpUtub it>
VIAGGIO 377
La figlia miDore del principe regnante brìllaya fra le al-^
tre spose per la sua soave sembianza. La musica yalacca o
tsigana^ aspra e scordata, alternava il divertimento duran-
te il pranzo con una compagnia italiana poco pratica ; verso
le frutta, a un eerto cenno, essendosi riunite le orchestre,
incominciarono i brindisi allo strepito di questa spaventosa
armonia , alla salute delle quattro felici- coppie. Nello sles-
so momento , Àrnauti armati dì pugnali si precipitarono
sopra certe immense fortezze di zucchero poste ai due la-
ti delia tavola: centinaia di calderini e canarini scappano
nel medesimo tempo da questi castelli, che ce li nasconde-
vano, ed inseguiti dagli Arnauti^ si posano sopra i con-
vitati, lasciando loro distici amorosi scritti in greco Uttera-
le e volgare e attaccati loro al collo. Due mesi d<^o questa
festa , il prìncipe Alessandro Sutzo morì nel suo letto,
fine molto rara per un dignitario greco y e il prìncipe Ipsi-
lanti passò la frontiera: alcune scintille che io aveva ve«
duto brillar nelF ombra, stavano per incendiar la Valac-
chia e la Grecia! Ecco tutto quello che dirò di Buka»
rest, città che non è più T Oriente, senz^ esser peraltro
nemmeno r Europa j non sono là né grandi ricordi, né
poesia.
Comprai pel resto del mio viaggio una piccola* carroz-
za tedesca, cui furono attaccati otto cavalli , menati da due
postiglioni : un Arnauta mi precedeva in un carretto di
posta; la via era per dovunque allagata dalle pioggie.
Traversai Polentina , Floresti , Kirtzinova, e giunsi a Plt-
testi , residenza d^ un Upraunik . La neve ed il fango si
disputavano la {Manura: risalti alcune valli ;j la memoria
non mi ricorda di quelle lunghe e triste ore , che la gio-
vinetta Valacca, tanto bella sotto i suoi cenci, la quale
IV. 48
aia
MABCBLLQi
scalza ni oeaiiiMe alla caseata delta Aidgia, ed* arrèsa!
qitand'io ataatawa a c^pirM il linguaggio.
h SabiofO', non mi baatarMo otto earalli per traacinar
l»earfozàa, una delle pia leggare;.viftiroMaggiiinUaei
bo?l e dieci ummbì foraati di corde o di pioli per soste-
Mr la yettora aidl'orlo dei predpisL e tarlai atriaeiar da
HB8 rupe all'altea. Sue YalaocU a carello^ aratali di
9e«ri^ nd precedevano per sgonfcrarla via dagli alberi no-
veseiali • Feci qoatlro legbe incotto ore 9. passai il fiume
Aiuta io una chiatta ^ e dormii proaso il* wàaee (prima-
te) di QueineiD.
Finalmeiite ^ il quinto- gkno 9. dopo «yer contato cin-
quanta leghe da Bufcafieati^ giunsi aUa Tcm^ Rossa ^ ed
entsai suWto nel laiaarettio • o ,•
Passai le tre giornata della, mìa quarantina in qaeUa
spezie di stnfia^ ove ogni tessuto del mio bagagUo , ogni
foglio delle mie scritture attaccato peo acifl). fu costante^
mente esposto a fuochi punficatori e ad esaiarioni saln*
bri. Durante questi oài noiosi^, io^yarso: ili omuo del gior**
no passeggiava accompagnato da unat guardia di samtà
md botro ' angusto e selvatico di Kothen*-Thttra«; e quando
la sera sentiva muggire sotto la mia finestra inferriata i
flutti del torrwto^ 0 la pioggia flagellar Ift soglia della
porta, pensava alla €«t)cia •
Finalmente il mioicatoero si scUnde^ ed io mi slancio
attraversa gli ultimi spruazi di aceto e ai nuwHi di fumo
del ginepro; volo ad Heivnandsbit ; di q^nivi^ traveroando
il più presto che posso ( ed eratuttttria.trcippo^lMtamente),
la Transilvania^ TeiMftwar Cril' BamnAo^: la Ungheria e
Buda, giungo a Vienna ,. donde , ripi|^yiando b mia corsa,
passo a Monaco, Augusta, Ulma, Stuttgarda e Garisrube ^
VIA66I0 y».
taàbmaldj,ìi 7 dkanbra oii fenno siiUa riya diritta éék
Yalieo a picfdi il pente di Stra^burgi» ^ e gitlandomi in
giBOceblaai auUa terra di Francia ^ cobm Agamennone al
ritorno da Troia^ abbraeeio. eoii. tmsfarta H snoto delia
patria .
Cai nv vci dbrrofttvo; 4y itaxplia (r) . ..
Tre giorni dopo io era a Parigi .
vosT-flcuFTVM . — Ora, se fra coloro che avranno avuto la
bontà di leggermi, v^ba qualche amico dei viaggi che bra-
mi cacciarsi in mente felici ed inesauribili rimembranze \
se ve n'ha cui F Oriente, ogni di più accessibile, chiami a
sé coli' incanto della sua bella e nuova natura, non si spa-
venti d' un pellegrinaggio cosi lontano : i miei passi gli
hanno tracciato una via facile, ch'e' potrà certamente al-
lungaria ed aOargaria più che a me non fosse dato di ten-
tare ... e questo tiaggio allora si compiuto, che non
si dimentica per tutta la vita , quanto gH ci vorrà per far-
lo ? Sei mesi di tempo e dugento luigi ( vecchio stile ) .
Sappia poi, che le seccaggini della polizia e gli inciampi
delle dogane s' hanno a temer solo nei paesi civilizzati e
liberi ; che fin dal suo primo gingnere in Turchia , un fir-
mano, che n<m si nega mai a Costantinopoli , gli procurerà
protezione, sicurezza, rispetto , direi quasi obbedienza. Si
rammenti, s'ei fa suo primo pensiero Gerusalemme , es-
seme facile V accesso ; che dal bordo della nave che lo
(1) omo, OdiMei» canto nr., Tcn. sas.
MO HABCBLLOS
iTTìt condotto 8 Giaffa, andrk nello efesio giorno a dormire
sotto le Tolte dei pelle^lni, all'ombra del Santo Septriero.
FinalOMDte, siccome non v'ha nèln$iria,iièlQPdesliDa,
e De anche lo Grecia, alcaoa locanda alla moda, dove ogni
viaggiatore è ricHFQ di ritrevar le abitudini e le dolcezze
di casa sua; s'egli non si crede abbastanza compensalo
della sua Bobrìeta forzata e della sua pazienza da qnej
bel clima , da quelle grandiose prospettive , da quelle no-
bili vestigia del tempi antichi, ch'ei pensi; che per studia-
re ed apprezzare i popoli dell'Oriente, bisogna assogget*
tarsiai loro costumi , e partecipare di qualche modo alle
loro virtù -
n
NOTE ED AGGIUNTE
_%
IV. 19
CJUULE O' ALES&iMMtlA
O M XAfflfCDIÈH IH
MDdcU •dM gmUtl
• la Killta, Al»
t MquWanda
UnU InpcHUnn comiDCTdtIr , i
■Iwiire 11 btmgno di iKlIl conuUcwtonl
col Cairo. udUDcolti dell* Mvliutoin
•Ik tot\ d«l due prindptil runl dal >n>
ID, qnnl cUbm da due Mccbt 41 traia, loduuero ■•oraoUO-AII, «luti
Ufftot dell'BglUo, 1 fere fcavue questo grande ttoàk . 1 conquUUUrt Arabi
aTeuw Del medio ero icaTUo un canale limile, ma te nm dUnnuloDl ftiroM
iwrito mlnoil di quelle del Katimudlèti: d'aUrondi l'Incuria dtlllluoM del
tpntaa del Hamaluccbl lo area lascialo riempire di raaio , di lulia che t da
pan lampo. Don MMUrfacera altrimeiiU ti biiognl dalla naTt|Ulona a cui «•
riwilnatn . L' attuale canale d' AIcMandrla puA itare >l coatKDlo col pio coloa-
mU larori deU'Bgttio antico : diuaecail dal Nilo vlclDO ■ ruib, I ibooca nel PNU
T«ccUo 0 Cran Porto di AkMMidrl» , ooo lungi dalla Colonna di Pompeo .
(1) Ftdi u pag. m.
LE PIRAMIDI
01 GIZEH(i)
rUtatiM iWI' loglcM Howard
y Vtw «alle nrimMI cgldàiw, bHwocomlM
enxMMC rdallTamtnU alla lu-
' lenta Hniitun di questi nwraYlgllosl mani*-
n«lc BMOtl, tNo cbe Intonw alle apparenie rtìu-
Dori cbe nd lonvi antlelil dovWcro proKotare . Il yiteoate di Hartallui bi tU-
^hiu wmdapiwaanle beoe il pnecnte Maio delle bere delle Piramidi , ip*-
dalmoHe della BunOore di «Me ! «alla ifHle, come fuiDO quail lutU I rlaggUlort
modcnillB RgiiU.isceKimaurelibe oiolla errooea laldea di eolui che creder-
le, che In aulico le piramidi cflilKie pKieniaroiii) l'a^Mte cbe «tgl offrono: elle-
DO roroDO latte rtrertlle di raarnil o di pietra lidoUe al maggior puil meuto, o rt-
Dopertadl getogllflcli In alcune, I DuicrlaU di quetia apede di camicia pare
IbawroBilaDdIoaMal pregcToli, cioè alletMil'raaiadla, di nacnw bianco, di ^«- •
(0 /'f.fiftf poy. iM.
r
386
HAaCBLLUS
Dito etiopico , di basalto nero , di ematite, e perfino di breccia verde e di pietre
che aveano la trasparenza del vetro, un delicato colore giallognolo, oppure erano
di rosso porporino. Questo lusso di materiali pare però non fosse Impiegato che
nella camicia delle più piccole piramidi; poiché è certo, per le osserrazioni di
Howard Vyse , che la Grande Plrsmlde non fu rivestita che di grandi pietre cal-
caree, però meravigliosamente lavorate. Scavando la base della Grande Piramide,
ei trovò tuttora nel loro posto molte parti del rivestimento di quello edifizio, e
le pietre erano cosi l>en commesse da poterne appena distinguere gì' interstizi;
e tanto era forte 11 cemento Impiegato a legarle , che più focllmente potea rom-
persi il sasso che separamelo . Il Perrlng pensa , che la faccia estenui delle
pietre impiegate per ricoprire la Gran Piramide non fosse ancor liscia quando
elleno ventano impiegate dal muratore , e che 11 lavoro fosse incominciato
dall'alto e procedesse in basso, dando a mano a mano alle pietre l'opportu-
no pulimento: lo che avea avvertito anche -Erodoto dove dice, che la Pira-
mide fu finita cominciando dall' alto e discendendo gradatamente inverso 11 bas-
so. La grandezza i questo lavoro sbalordisce , se riflettesl al materiale che vt
occorse, il quale non potette ammontare a meno di 210 mila metri cubici
per ricoprire una superficie di 85;niila metri . Dalle osservazioni del Vyse risul-
ta ancora , che lo zoccolo rettangolare sul quale fu creduto che la Piramide
posasse non è mai esistito, poiché le facce e gli angoli di essa cominciano dal
suolo e continuano senza interruzione Infino alla sommità. — Questo quanto
all' estemo delle Piramidi .
Per ciò che é relativo all' intemo, le scoperte del Vyse sono anche più in-
teressanti, condossiachò intorno alla interior costmdone delle Piramidi foft>
aero state avanzate dagli storici, dai viaggiatori e dagU aoliquarl le più strane
cose . È noto che penetrasi nelle viscere delle Piram^l per un corridore incli-
nato , il quale mette in una o due camere sepolcrall'i /|vwta inclinazione avea
per oggetto di poter penetrare appoco appoco sotto U fuv4i^ ^he loslenea F edi-
fizio , affine di scavare nel vivo sasso T unica 0 la 4$ffit$ igamera sepolcrale ,
oggetto e scopo precipuo di tanto Unwo : ebben^ jikotm le apecUire éeMa
Piramidi sono quasi sempre volte dalla parte di aeiteptiìniàe , e i# ^^diiRi^
ne della sotterranea galleria é appresso a poco d)-'#v o ^o gradi , «i Ita ehi
suppose ch'ella fosse stata cosi cestrulta non per altro finanche per osservare
dall'interno della Piramide la stdia polare r I 1
Per intendere pienamente la struttura interna della Piramide» olMaiio
qui lo schitzo del suo spaccato verticale, copialo dall' opera del V|ae.
V I.AQG1U
387
Beco le pam priocl|MiII della Piramide rispondenti alle lettere aegnait
nello spaccalo .
A^logresso della Piramide. 3. Grande adito. C. Sala detta della Beglna .
D. Sala detta del Be, con suo sarcofago . E ed F. Canali di ventilazione . G. Ca-
mera sotterranea.
L' Importanza ed 11 merito del larori che furono 11 resultamento della spe-
dinone francese In Egitto , deano certamente contarsi per molto neir Interesse
nooTO che I monumenti di questo paese eccitarono in tutta l' Europa dotta ,
e che si distinse alla sua Tlcenda per scoperte taU , da prehidere degnamente
a quelle che si sono operate sotto i nostri occU. *- Il capitano CaTlglia
scandagliò il poxzo della Grande Piramide, che non era stato visitato dai dotti
della spedizione francese che fino a mediocre profondità , e penetrò infino alla
sala sotterranea G» che era inconosciuta. — E qui di passaggio noteremo
che lo stesso abile esploratore scuoprì tra le zampe della grande Sfinge un tem-
pio rimasto sepolto da secoli, nel fondo del quale fu sospettato che potesse
esist^e una comunicazione calla Grande Piramide, la quale però è sfiigglta fin
qui a tutte le indagini. —Nella stessa epoca , un altro viaggiatore il cui nome è
impossibile di non ricongiugnere colla espressione del dolore della sua morte
prematura, nel tempo stesso che colia testimonianza della riconoscenza die é
dovuu ai suoi servigi, 1* Infaticabile ed Infelice BelzonI, giugneva ad aprire la
S8S M A R e B t L t* S
SeooDda Piramide , e renderà acoeaslMle al mondo IndTlUlo V imerao di que*
sto monumento, dova non mal Europeo avea penetrato . — Finaimcnie, dopo
alcuni anni, uQ nobile e dotto viaggiatore , Il barone Iflmitoll, flteera aprire
una delle grandi piramidi di Sakarah , e per la prima volta mostrava all' Eu-
ropa sapiente delle Iscrizioni geroglifiche scritte nell' Interno di questi edlflxiiy
precisamente nel momento in cui l' illustre Champollion, con mano più slcara
e felice applicava al declferamento di questo sistema di scrittura l'Istrnmcnio
ancora Imperfetto clie avea ricevuto dalle mani dd celebre dottore Toong , •
applicandolo il perfezionava.
A questo punto arrestavansl i lavori intrapresi Infino allora per fard eo-
noscere le Piramidi. Il Champollion ed I suoi compagni pare infatti che non ab-
biano volto su questi grandi edifici quello spirito d' investigazione, che dalia
loro parte principalmente esercitavasi sui monumenti scritti e figurali ddP ar-
cheologia egiziana . Tanta quindi è 1* Importanza , tale eziandio è la novità dei
resultamenti dovuti alle escavazloni di Howard Tyse, che meritano esai soli di
formare un* epoca distinta negli studi archeologici .
■eno che lo scandaglio sopraccennato fatto dal Caviglia nella sala sotter-
ranea 6, tutte le altre pani che osservami nello spaccato della Grande Pira-
mide di sopra Inserlio , deonsl al Vyse. Il caso fece scoprire al Perring , oob-
pagno del Vyse suddetto, 1* apertura esteriore di uno del canali di ventilazio-
ne eonranicantl colla saia del Re; allora misurarono con cura l'altezza di
questa apertura ( che era quella della farcia settentrionale^ , e riportandone la
misura dalla parte opposta della Piramide trovarono Iscilmenie l' apertura cor-
rispondente : In questa guisa fu risoluto un grande problema, e acquistato alla
scienza un fatto de* più straordinari e curiosi, Il fatro della esistenza nella
Grande Piramide di due canali ventilatori , destinati a far penetrare Tarla
estema nella sala principale di questo edlfizlo, ed a mantenervi una tempera-
tura uguale e salubre, coerentemente al sistema di credenze religiose del po-
polo che la costruì, pel quale la conservazione etema dei corpi attenea alla dot-
trina della fmmortaHtA delle anime .
Un' altra scoperta dei Vyse, non meno Importante né meno curiosa, si é
quella delle stanze ( fuorché la prima di esse ci>e fu scoperta flal Daeison
nel 1764 , e chiamata col suo nome ) sovrapposte al soffitto della sala dei Re ,
come vedesl nello spaccalo della Piramide di sopra inserito . La prima di ìA
stanze era nota come dicemmo da gran tempo ; ma la seconda non era stata
eh e sospettata dai dotti della spedizione Francese, ed II Taviglia non avea po-
tuto penetrarvi : ad essa lo scopritore impose II nome di WeUingion . Ella era
alTatto \Tiola né vi fu trovato apparenza d* Insetto o traccia di animale viven-
te : le pareti di questa stanza , meno che il soffitto, sono affatto gregeie;
alcune pietre serbano caratteri geroglifici corsivi scritti colla sinopia, e freschi
come fossero usciti ieri dal pennello dell' artista che li tracciò. Una rtrilro-
larità non inutile di notare qui, é la seguente: quando Io scopritore penetrò
la prima volta in qucsu stanza, rimasta per tanti secoli ermeticamente chiusa,
I VIAGGIO iSQ
I
vi trovò un sedimento nerastro cbe avea la consistenza della brinata , e che
I era ugualmente sparso sul suolo e nel medesimo tempo accumulato ad una
certa profdndità negli interstizi del massi : questo sedimento fu raccolto , ed
analizzato, prima dai chimici francesi del Cairo, che dissero contoiere delle
parti legnose 3 poi dal chimici inglesi , che lo giudicarono avanzo d' insetti :
ma il Vyse non consenti ad alcuna di quelle due opinioni , polche ritiene che
sia semplicemente prodotto dalla decomposizione del sasso .
I Alla terza stanza scoperta sopra la sala del Re, fu dato il nome di Nelson :
anche qui, come nelle due precedenti , tutto è greggio , meno che il soffitto .
I Alla quarta impose il nome di Lady Arbuihnoth , ed é In tutto simile
; alle precedenti .
Finalmente , a forza di fatica , fti scoperta la quinta stanza , che ebbe
ilnomedlCampòeli. — Eirè appresso appoco della medesima grandezza delle
sovracoennate, e com' esse senza nessuna comunicazione esterna , ermetica-
mente chiusa e compiutamente vuota. Sopra alcuni sassi furono trovati I so-
liti scritti gerogllGci corsivi fatti colla sinopia. In quanto però al soffitto la
diCTerisce dalle stanze precedenti , poiché invece di esser piano fti trovato in-
clinato a tetto . Entrandovi per la prima volta , dopo che fu ermeticamente
murata , il Vyse trovò sul pavimento lo stesso sedimento che era stato osser-
vato nelle stanze Inferiori $ oltre di che le sue mura , tutte di sasso calcareo ,
erano coperte di una efUorescenza salina bianca e di figura simile alle piu-
me.—In quanto all' oggetto di queste stanze sovrapposte l'una sull'altra,
è evidente che non dovette essere cbe architettonico, né ad altro tendente
cbe a diminuire il peso della costruzione sulla sala del Be.
Noi non ci dilungheremo davantaggio intomo a questo argomento : I po-
chi cenni di sopra trascritti , e la figura dello spaccato della Grande Piramide
che qui unimmo , ponno dare sufficiente idea di quel monumento meravi-
glioso , non che degli altri di slmil genere , i quali probabilmente sono nel-
la costruzione appresso appoco come furono nel loro scopo uguali.
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IV. 50
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MEDIO ED ALTO EGITTO
E LE OASI (1)
f.pTes«i)le aiikolo suppurila qnilcbenMdo
■ quetlB lacuna del alaggio del tIkodic di
Marcellua.L'KglUoniosiTOHl un paewtanUi
' miravlglloM oelU bui natura e nel morale
nmiiw di TfU del suol popoli, In ogni tempo, che I le^
lort di queR' opera non igradlramn , (periamo , queste brevi parole lolonw
A cbl bramoue un'Idea dell' SglUo In plcclol quadro, ma Melmeoledl-
plDla , CTedlaiDO br offltlo grUlMlmo trucrlTerglI qui la letleri cbe Amni
dlreue *l canno nio Ugnerò, Il qnale gli avea chlcila una Mde dipintura di
quella nuora conquista df gli Aratri , onde «oddlflkre la lua cuTlMltà . Ne aem-
bra, cbe nessuna altra dcKriiloDe loiDmarla poiu stare al paro di quett* ml-
nioiura di Amrti ; ami ilam conTtmi, cbe molti srrlUI di maggior mole, ipeelat-
()) ytdi pag. (70. t 176,
3M HAHCBLLUS
I mente moderni , non dicono intorno a questo soggetto né così bene né così
1 vero come quello che riferiamo .
Ecco la lettera che il calilTo Ostar - ebn-el-Kattàb scrivea ad Amru , suo
! luogotenente in Egitto .
» 0 Aram figlio d' el-Aàs : quel che da le desidero al ricevimento di
» questa lettera si é , che tu mi faccia una dipintura tanto esatta e tasto viva
» dell' Egitto , da poter lo per essa immaginarmi di vedere co' miei propri oc-
» chi codesta bella contrada • »
» Salute! »
Alla quale Amru rispondeva in questa sentenza .
• O principe dc'fedelil —Figurati un arido deserto, ed una campagna ma-
gnifica in mezzo a due montagne , onde una ha la forma di una collina di sab-
bia, e l'altra quella del ventre di un cavallo etico ovver del dosso di un cammel-
lo : ec^o r Egitto! — Tutte le sue produzioni e tutte le sue ricchezze , da Asuan
(Syene) infino a Mancha, vengono da un fiume benedetto che scorre con mae-
stà in mezzo ad essa . Il tempo della piena e della ritirata delle sue acque e
regolare quanto li corso del sole e della luna: avvi un'epoca fissa nell'anno,
in cui tutte le sorgenti dell' universo pagano a questo re de' fiumi il tributo
al quale la Provvidenza le ha a prò di lui assoggettate; e allora le aeque au-
mentano , escono dal suo letto , cuoprono tutta la faccia dell' Egitto per depo-
sitarvi una melma produttiva , e più non esiste comunicazione da un vil-
laggio all' altro , che per mezzo di barche leggere e numerose quanto te foglie
del palmizio .
> Allorché poi viene il momento in cui le sue acque cessano d'essere neces-
sarie alla fertilità del suolo , questo docile fiume rientra nel limiU che 11 de-
stino gli ha prescritti, per lasciar raccorre II tesoro da lui deposto in sen
della terra .
» Un popolo protetto dal cielo i ma che siccome V ape non sembra desti-»
nato che a lavorare per gU «Uri , senza profitlira«gik slesso del presuo de'suoi
sudori , apre leggermente le viscere alla terra , e vi depone semenze onde at-
tende la fecondità dalla grazia di flu^H' fMera.jchQ fa crescere e maturare le
messi . — Il germe si sviluppa, lo stelo sorge, la spica si forma col soccorso
di una rugiada che supi^isce alle piogge» e che mantiene il succo nutritivo
onde il suolo è imbevuto .
» Ma alla più abbondante racQCilta succede tutto ad un tratta la sterilità .
Laonde , o principe de' fedeli ! V Egitto offre a vicenda l' Imroagiue di un
deserto polveroso , di una pianura liquida ed inargentata i di una palude nera
e limacciosa , di una prateria verde e ondeggiante , di un giardino ornato di
fiori variati , e di un campo coperto di messi che ingialliscono: benedetto sia
il Creatore di tante meraviglie !
VIAGGIO 993
» Tre cose , o principe de* fedeli ! contribuiscono esseoslalmeote alla prò-
sperila dell' Egitto ed alla fellcitA de* suol abitatori : la prima, di non adottale
leggermente progetti invenutl dall' avidità fiscale , e tendeail ad accrescere
r imposizione; la seconda, d' Impiegare 11 terzo delle rendite al maoteulmcolo
del canali, de* ponti e degli argini ; la terza, di non lor l'Imposta che In na*
tura, Yale a dire, in frutti che la terra produce .
» Salute! •
Dopo cosi semplici e vere parole , non sapemmo che agglugnere sulla n»-
\ tura e r aspetto dell' Egitto , al quadro che Amru coiA feUottnente dipinse .
Vorremmo però dire qualche cosa sulle opere dell'uomo ediOnate in que-
sto meraviglioso paese . Ma descriveie ad uno ad uno 1 monimwntl ifeeiraoii-
i co Egitto, superstiti alla azione edaee del secoli ed al fieno ed alia barbarie di
cento popoli che dall' epoca dei Faraoni Ui poi conqqlptirono e signocegglaro-
I DO questa classica terra, oltre che essere impresa suportoie alle forze nostre, la
I sarebbe eziandio inopportuna qul^ adicrescendo di troppo il volume dell'opera.
Basterà quindi, per Imprimere nella mente del- lettore V Indole vera della
grandezza e della fisonomia dell' antico Egitto, descrivere rapidamente le ndne
di Tebe, sua anticliissima metropoli i
Tebe é la monumentai città deH^ Egitto , è quella che pu6 chiamarsi città
per eccellenza. -- Questa è la città di Tebe, la città d'Omero , la Otta daUé
cento pone, Ì^DiospoUi Magna, eoo le sue sfingi e 'co* suol obeUschi.
Quando uom si fa da presso alla sua area, e vede da Innge [i due colossi clie
distendon quella loro ombra immensa , è impossibile che m>n si senta ricorre»
re alla mente I testt di Strabene, di Erodoto e di Plodoroi, quella statua di
Osimandia, si bella In Ecateo, quel cerchio d'oro d' un cuUito di grossezza
e di trecento sessantacinque di circonferenza» su cui stava segnato in ogni
giorno deli' anno il nascere e il tramontare dal sole , la sala iposlllla e I suol
colonnati , il memnonio e I suol miraUtt gerogliflci, gli Ipogei àA monarchi,
il colosso di Hemnooe d'onde uscivano annoaici Buoni , finalmente tutte le nuh
raviglle dell'arte e della paziente induArla gittate so per ambo le ttve del fiume .
L' area dell' antica Tebe si spazia per un' ampiezza, quasi eguale sovra l'ona
e l'altra sponda del Nilo. Chiusa da un lato dalle libiche rupi , dall' altro dal
monti deli* Arabia , si compone come tutta la vaileEglzia di straU di sabbia
e di argilla alteruantisi . Partendo dal marg^l del Aume il terreno si va Inal-
zando a guisa di piaggia sensibile alPoechio; ne consegue, che U plano poco
rinfrescato dalle rugiade, inoltrasi vtartoiuno stato df sterilità. Appena Incon-
trasi qua e colà lunghesso la riviera qnalifhe campo di grano, di durah, e di
canne da zucdiero*
Codesta grand' area ^cueparsadi moderni villaggi. —li primo è El-Aqalteh»
presso al quale si leva un qeur o castello , In cid risiede il magistrato della
contrada. Più lungi si trova Abu - Hammud , tutto chiuso tra' palmizi : poscia
El-Beirat, fabbricato sulle macerie deH'anlieaTebe; Médynel-Abu, al tut-
3M MARCBLLUS
to diserio; quindi Qninah , popolato di Troglodlfl che si sono sc«Yate le et» |
dentro la viva roccia . — Son questi I luoghi della rifa sinistra . I
Alla diritta tegglamo Luqsor , che dagli altri si fa singolare per la baa-
aeiia delle sue caie soTrastale da colombai ; è Luqsor la pia ragguardevole i
borgata della pianura: — poi Tengono Kafr-Kamak, Kamak eNaga-el-Qa-
riéh, le cui moderne abltaiionl occupano assai poco spazio per lo meno a fa-
tte mine. -* Più lungi ancora, In sulla medesima direzione, e Terso le pendici
della calala arabica» giacciono Myt- Aamud e II moderno villaggio d'El-
^fadjeh •
Med o dodid villaggi luti* al pM, eeeo quanto lien hiogo dell'antica Te-
be, che vive ancora e grandeggia nelle sue reilqide . Fusti solitari, oolocsl,
perìstilil , obelischi, giganteggiano colà quasi testimoni della sua magnlflcenia
distrutta ; e nei fianchi del monte la sua Necropoli , vasta dtti mortuaria , d
conserva le memorie dd Faraoni che regnarono In quel ricinto .
Per glugnere a quelli ipogd , fa d* uopo Inerpicarsi per angusti sentieri
aperti nella roccia . All' avvicinarsi al loro Ingresso si vuole stare In guartfla
perchè gn Arabi masnadieri v* han posto la loro stanza . Quelle caverne sono
il loro dominio ; quando non assassinano II viaggiatore lo assediano con la
vendita di picciole statuette o di mummie falsificate. — Haraviglioso è il nu-
mero ddle gallerie sotterranee che contengono questi ipogd, e le loro in-
terne parti sono in tale stato di devastazione che non è Ikile a descrivere. Ivi
le mummie non sono dentro alle loro casse , o nd luogo loro ; die ingombrano
11 suolo, fino al punto da chiuderne 11 passo . fo di mestieri camminar sovra
di esse, e perchè cedono al peso dd corpo, spesso si dura qualche letica a ri-
trarre il piede da qud viluppo di ossame e di pannllini . — Opprimente è la
dimora in codeste mortuarie caverne } l' aere ivi entro è sopraccaricala di esa-
lazioid bituminose. Dd rimanente gli ipogd tebani non si dilferenziano per
nulla da quelli che II peregrino ha percorsi nel Medio Egitto . Ivi s* Incontran
sempre gallerie piene di amuleti, di statue, di idoldtl d'alabastro o di grani-
toi di frammenti di bronao , di porfido, di terra cotta , di legno dipinto o do-
rato; di picciole Immagini di mummie; di figurine votive formate in gesso o
In terra cotta; di effigi d' uomini, d'animati o di Dd, dlflbrmissime di propor-
zioni ; di svariati obbietti, come a dire, lampade , vasi , grandiini, tubi eglo-
bdtl forati. —Molto diflteriscono questi Ipogei nella grandezza ; taluni hanno
sdcento piedi di lungheiza, altri quattrocento , dtri trecento .
Uno de' più curiod obbietti che Ivi trovasi è un immenso volume di pa-
piri, manuscritti egiziani, che senza dubbio contengono la parola deDa loro
enigmatica e misteriosa estitenza. Qnestl papiri son posti per l'ordinario
sulle fascia ddle mummie , tra le cosce o tra le bracda . Varia è la lun-
i ghezza e la grossezza dd ruotoii . Ogni volume è avvolto sopra se stesso da
manca a diritta, e schlaodato e pesante a cagkme dd duplice strato della
scorza, ddte presenza ddla gomma e ddla interna pittura. Arido e fragile, non
si può svolgere senza prima umettarlo. Con l'aiuto di questi manuscritti ht-
VIAGGIO 395
nm potale riooDOioera molte Bianiere di canltericfiiii, il goraileo o gerogtt-
fico» ratfabeUoo o corsivo , 11 demotico o cplstolografico . |
La vista degli Ipogei Induce altresì all'esame dei metodo d' imbalsamaalo-
ne che usafano gli Egiziani . Quest'aite» die In antico ecasaiUa si alto, non ba j
lascialo tiadizione alcona In que* luogbl . GII Aralil ne Ignocano il processo al i
par die ne dispregiano l' uso . GII antlciil soltanto 9 come fiirabone ed BrodolOy
parlano dell'arte di cooserrarel corpi . Secondo alcune reoentl osservailoni, par
che lo Imtalsamare del coipl fosse di due speclei l' uno più perfetto» nel qua-
le operavasl una Incisione alla sinistra parte dell'anguinaia; Taltro plA Im-
peifeuo : gU uni eran conservali col meno di sostami iMlsainlche» gli altri con
bitume.
Queste ultime mummie resistevano meglio delle altre all' adone deH'arla.
Compiuta rimbalsamaiione» Involgevano I corpi tra quindici o venti rin-
volture di bende di tela » e nei!' acconciatura di queste bende corre as-
sai picclola diUtorenia da una mummia all'altra. Tutti que'paudUni sono
oggi vestiti di un color giallo che tira al peno. I capeiil delle mummie so-
no intrecciati, pettinati, ovvero disposti in cloccbe ed anella, e vi troviamo
altred teste allatto brutte : e la sola testa della mummia é quella cbe s'avvi,
dna alla umana efBgiei tutto l'altro t neiio stato di scheletro . Di costa alle
mummie virili, si trovano gli ipogei di mummie d' ibi , di sparvieri , d' uccelli
rapaci, di cani, di buoi, di lupi, di pecore, di gatti, di coccodrilli e di serpenti .
GII ipogei ingombri così di rrammentl, erano senza dubbio la solenne ne»
eropoli del popolo tebano. Ma dalla parte di Qimah, in una gola delia catena
de* monti llbld cbe sta a cavaliere di Medynet- Abu, si aprono altre caverne
note sotto il nome di Bybar el Moluk , vale a dire porle o case dei re . Nel
tempi di Strabone non si annoveravano che undid di slOàtte catacombe regali ;
Joliois e Devllliers ne scopersero una dodicesima • Furono tutte accuratamente
visitate al tempo della occupazione francese, e nuovamente poscia cennate a
parte a parte da Cliampollion il giovine, correndo 11 mese di maggio del 1829. -^
Udiamo il suo stesso racconto :
» La valle di Byban-ei-Moiuck, ddloe, fu la necropoli regia, ed op-
portunissimo era il luogo eletto a quella funebre stanza t una valle adusta,
chiusa Infra altissime i occle tagliate a picco , o da montagne in piena decom*
posizione, quasi tutte largamente spaccate per l' estremo calore , o per Inter-
no sprofondamento , i dirupi delle quali son screziati di nere strisce quasi In
I parte fossero state arse- Nlun vivente animale s'aggira per questa valle di
I morii : non dico delle mosche , delle volpi , dd lupi e delle lene, perocché qiie-
; ste quattro famdlche spedo ivi erano attratte dalla nostra dimora in quelle
! tombe e dall' odor ddla nostra cucina .
- » Entrando dalla ^^arte più rimota di questa vallea, per una angusta aper-
' tura che certo d fece la mano dell' uomo , ndla quale avanzano ancora alcune
sculture egizie, subito appariscono a piò delie montagne o sulle chine , certe
porte quadrate, per la più parte ingombre, cui bisogna farsi ben dappresso per
^96 MARCBLLDS
iUieeraeieglI ornati: qiiesie porte^ tutte nmlgllanti l'ama l'altra, daimo in-
gresso alle sepolture del re . Ogni tomba ha la sua porta, perocché Ìd antico
-uluna comunicava con l' altra , ma aran tutte isolate ; i soli cercatori di tesori
anUchl e moderni aprirono con la fona qualche paasaggik) tra esse.
> Gii^neodo a Bybar - el - MolidL , era impatlenee «fi accertarmi se questi
jMpokrl, che in tutto aon sedld, Auserò Tcramente, come io già aveva dedotto
éa alcun» eonslderaiioni, quelli del monarchi tutti discendenti delle tehane
dinastie » vale a dire di principi originari per sangue da Tebe . Il rapido esame
che allora fìn|kresl degli scavi, e la dimora di vari mesi che vi feci al mio rf-
torno » m' hanno pliiiaménte coni4nto, che questi ipogei han conservalo 1 corpi
dei re della decimoltava, decimanona p e ventesima dinastia , che tutte e tre so-
no di CMo dinastie dkospolltane o tritane.
» Noo fu seguito alcun online di dinastia né di successione nella scelta del
htogo delle varie iomhe reali $ etascuno fece scavare la propria su quel punto
in cui credette incontrare una vena di pietra convenevole alla sepoltura ed alla
immenattà dello scavo designato. Non 6 facile tenersi In guardia da una cotal
sorpresa, quando, .dopo aver passato aldi sotto di una porta semplicissima , si
entra ingrandì gallerie ««orrldol pieni di sepolture perfettamente conserva-
te» che ritengono in gran parte ancora la bdlezia de' pi A vivi colori', e con-
ducono a mano a mano In certe sale sostenute da pllieri tutti fregiati di ric-
chi ornamenti , fino a che si giunge alla sala principale , che dagli Eglsi chia-
mavasl teda aurea, più vasta di tutte le altre , e nel cui mezfo giaceva la
mummia del re in un grandisdmo sarcofago di granito. La vista di quelle
tombe potè dar solamente una giusta estimativa della ampiezsa di quelle ca-
verne e dell' immenso lavoro che costarono per condurle a picco ed a scarpd-
k). Le valli son quasi Sutte ingombre di poggettl formati dalle picciole scheg-
ge di pietra , spiccale dal seno del monte per stupendi lavori Ivi fatti . Molti
mesi appena poteronmi bastare per compilar partitamente una lista delle
Iscrixieni più ragguardevoli . lo darò tuttavia una idea generale di codesti mo-
numenti con la rapida e succiata descrizione di imo tra essi , che è qudlo del
faraone Rhamsé , Qglio e successole di Meumn . &a decorazlon delle tombe
reali è Catta con sistema , e quel che si disceme sopra ad una , ti si rinnova
al guardo in quasi tutte le altre . •>
Secondo io Champoilton, la porta d'ingresso é intagliau d'un bassorilievo che
ò come il frontespizio o l' epilogo <ii tutti gli ornati delle tombe. Rappresenta
un disco giallq in mezzo al quale rifulge liscie o testa di ariete, vale a dire
L'anima del re che entra nell'emisfero inferiore al lato del sole ; e nel disco
è acuito uno scarabeo, simbolo della rigenerazione. Il re sta Inginocchiato
sulla monugna celeste, sulla quale poggiano anche 1 piedi due deità. — li
senso generale della composizione «i riferisce al defunto: sole di Egitto mentre
visse» morendo era il sole in tramento che doveva rinascere all' alba seguente.
Sempre, siccome vedesl.» quivi regna H .sistema di trasmigrazione e rinnova-
zionecosmogoniea 1 -**ln quei quadro ^apparisce per r ordinario una- leggenda
L--
VIAGGIO
397
del tenore legueole: • lo ti ho conceduto una dimora sulla saera montagna
» dell'occidente, come agli altri Del (re) grandi , a te , Osiride, re, signore
• del mondo , Rhamsè, ecc., ancor vivente! » Quest'ultima sentenza provereb-
be, che i lavori di una sepoltura reale cominciavano fin da quando viveva
colui pel quale era apparecchiata.
Tuttavia, quasi per confortar 1* animo dei Faraone contro quella vista di
prossima distruilone, occorrevano altri quadri , che con le loro flgure gli pro-
mettevano lunga vita e perfetta sanitÀ . Eran questi dipinti una specie di anti-
doto alle sollecitudini che si prendevano a tempo debito , affinchè II morto ,
neli' ultima giornata di sua vita avesse convenevole stanza .
CIÒ vegglamo rappresentato nel corridoio che serve come di stanza d' In-
gresso alle tombe . Appresso ad esso apresl una piccola sala , In cui sono le
Immagini dipinte o scolpite di sessantacinque paredri del sole, preceduti o
susseguiti da un immenso quadro nel quale si dispiega successivamente la im-
magine compendiata di sessantacinque zone e del loro abitanti .
A questi quadri di Insieme o sinottici , seguita lo sviluppo delle diverse
parti, figurate in una serie di sculture rappresentanti 11 corso del sole ne' due
emisferi ; e dopo ciò altre sale ti si appresentano tutte egualmente vestite di
sculture e pitture delle quali é impossibile comprendere 11 senso , ed alle qua-
li ogni visitatore può dare una slgnlficanza secondo sua fantasia . La sala che si
spazia innanzi al sarcofago , è generalmente consacrata al quattro geni della
morte : rappresenta In vari quadri diversamente condotti , l' apparire del re
al tribunale de' quarantadue giudici divini, che debbon decidere del destino
dell' anima sua . Una intera parete di questa stanza, nella tomba d'un Rham-
sè , offre le immagini di questi quarantadue giudici o magistrati di Osiride ,
mischiate alle giustificazioni che il re è obbligato di presentare o far presenta-
re In suo nome a que' severi giudicanti , i quali si mostrano intesi a fare, cia-
scuno In particolare , la Investigazione di un delitto o di un fallo speciale e
di punirlo neil' anima recata Innanzi alla loro giurisdizione . — Ecco una parte
della formula di confessione negativa : • 0 dio! (il tal re) sole moderatore di
» giustizia , approvato da Ammone , non ha commessi reati , non ha bestem-
» mlato , non si è inebriato , non fu pigro , non rapi gli averi sacri agli Iddii,
» non disse bugie , non fu libertino , non si macchiò d' impurità , non scosse
• Il capo udendo parlare parole di verità , non inutilmente menò in lungo le
• sue parole , non ebbe a vincere 11 suo cuore, ecc . »
Accanto a questo testo, appariscono, come si vede nella sepoltura Uelamun ,
le più curiose Immaghil de' peccati. capitali, la lussuria, la pigrizia, la gola, fi-
gurate da teste di capri t di tartarughe, di coccodrilli •
La più magnifica di tutte codeste sale è quella dell' avello di Rhamsè V. Il
soffitto scavato In arco di un taglio bellissimo , ha Inferamente conservato la
sua dipintura ; le pareti della sala son coperte dall' imbasamenlo alla volta di
basslrllievl e di quadri , e screziate di geroglifici parlanti . La maggior parte
di queste leggende appartengono al sistema generale degli Egiziani In astrono-
IV.
51
398 MARCBLLOS
mia ed in cosmogonia . Altre rappresentano offerte alle divinità dell' Egitto , t
soprat tulio a quelle che presiedono alle sorti dell'anime .
8on questi i generali adornamenti delle tombe di ByÌMn-el-Moliik, dw
non son tutte rosi compirne . Le une di fallo si circoscrlTooo alla prima gal-
leria , che fa l' uffizio eziandio di sala sepolcrale; altre hanno solamente due
sale; alcune finalmente non sono che mi plcciol ricetto, scavalo in fretta e gros-
solanamenie pitturato, dove lìi deposto 11 sarcofago reale , rozzamente abbos-
uto . Quesio ri è prova che la prima cura d' un re montando in soglio era
quella del fare scelta d*una sepoltura convenevole e di tenerla, in mano agli
artefici industri fino al tempo della sua morte; se questa sopraggiognevagll
Inaspettata , I lavori cessavano e si rimanevano cosi a mezzo : laonde si può fare
stima della durata di un regno dallo stato più o meno compiuto della scava-
zione sepolcrale Le tombe del principi che ebbero maggior lunghezza di regno
sono le meglio ornate e le irid sontuose .
Da Byban - el - Moluk , volgendo I passi verso la riva diritu del Nik), Ivi
ci si appresentano al guardo i palagi del re de* quali abbiamo descritto 1 sepol-
cri. I Faraoni mettevano adunque II fiume tra la vita presente e la hitnra . Nei
numero di tal palagi, quello di Karnak sembra essere stalo il più bello . BgU
serviva senza dubbio per ordinarla dimora del sovrani .
La elevazione artificiale su cui si innalzano le mine di Kamali, su nel
mezzo d'una pianura coltivabile , che gira due leghe. Eamak, tra gli avanzi di
Tebe, subito trae a sé rocchio dell' attonito peregrino . Il suo lungo adito delle
sfingi , che pare che un tempo andasse a metter capo al fiume ; I suol pillerl ,
i suoi propilei, 1 suoi obelischi , le sue colonne , le sue masse grandiose di fab-
briche minate , tutto sorprende e Induce ad e«ame . Tra te sfingi di quel lun-
go adito , due solamente sopravvissero alle Ingiurie del tempo : esse stanno di-
stanti l'una dall' altra quattro cubiti, coricate, con le gambe dinanzi dlste-
5c , e le deretane raltratte ; esse han feste di montoni poste sopra corpi di
lionl , con una simbolica acconciatura che coprendo II capo , cade loro sul
dosso e sul |iefto.
Al iernitne deir adito del'e sfingi, s'incontra un pilone di trecento quaran-
totto pie<lì di giro ed alto centotrentaquattro . Questa costruzione, come ve-
desi dalle sue facce sporgenti di pietre che l' artefice dovè porro a luogo , non
ebbe giammai il suo complmcmo . là porla debbe avere avuto sessanta piedi
di elevazione, la più gran misura In tal genero che siasi riconosciuta nell* Egit-
to . Questo pilone dà il passo ad un vasto rlcinto ornato di due gallerie, l' una
a «settentrione V allra a mezzodì , con colonne cui fan corona capitelli In Canna
di bolti>Di di fiordi loto* Questi due peristilii, quantunque di beli' effetto,
sono nel medesimo stato Incompiuto del pilone e della corte che gli sta dopo ; e
questo darebbe argomento a credere, che tal fabbilche son posteriori di tempo
ttlle altre parti del palazzo . È noto come fosse sistema degli Egiziani di |iro-
cedere nelle loro costruzioni a poco a poco , secondo i tempi e i bisogni, au-
gumentando gli annessi e congiungendoli senza simmetria , quando così con-
VIAGGIO
399
Teniva alla dlsIrìlNixioiie dell' edificio • Questo ricimo noo Unito » per una sin-
golarità molto rara , pare «rere avuto nei mezio un adito di colonne altissime
non coperte . Le due die ne avanxano lianno sessantatre piedi in tutto d* altez-
n, e neir insieme presentano la figura quasi compitissima del fior del loto . I
loio ornati sono pieni di teste di volpi o di sciaàali .
Lasctamlo da parte un lempieUo clie trovasi dduso nei primo recinto, si
passa sotto im secondo pilone, e traversasi una seconda corte ornata di caria-
tidi , per giusnere alla seconda parte dei palano di Karnali, cbe si differenaia
per monoliti di granito rosso, l' uno dei quali sta ancora in piedi e rappresen-
ta un uomo in cammino.
Al di U di quel sito, un magnifico pilone di novantun piede d'altcìza, dà
ingresso ai veccbi palagi di Kamali, ed a quella sala ipostiUa che faceva la ma-
raviglia dell'antica TelK . Per averne un' immagine , ò mestieri figurarsi un va-
sto rettangolo di cento cinquanianove piedi sopra trecento dicioito . Le pietre
della soffitta poggiano sopra srcliitravi sostenuti da cento trentaquattro colonne
ancor ritte. Le piùgromenon ban meno di undici piedi di diametro edi settanta
piedi d*alteiza. I capitelli banno quasi sessantaquattro piedi di evoluzione e la
lor parte superiore presenta una superficie dove cento uomini potrebbero co-
modamente star ritti . Questa sala ipostilla, é una delle più belle maraviglie cbe
da umana fantasia si possano Immaginare. Per formarsene chiara idea, i>asterà
Il dire, cbe ima deUe più grandi chiese d' Italia, come Santa Croce di Firense,
vi capirebbe tutta quanta. Ivi alcerto 1 sovrani d'Egitto davano udiensa al po-
polo , ed Ivi per avventura vedevansi le trecento quarantacinque statue dei re
pontefici, che 1 sacerdoti egiii moararono ad Scaleo di Mieto.
La sala IpostiUa è quasi divisa in tre parti , la media delle quali , conte-
nendo le più grosse colonne, forma una specie di navata tra le due laterali di-
stribuzioni . Le grosse colonne, nella loro drcooferenza di trenu piedi , son
d'una portata presso a poco eguale a quella della colomia Traiana di Roma;
le altre non banno oltre a quaranta piedi d' altezza. Nessuna di esse ba ceduto
sotto gli sfiorzl del tenqios li più fiere loro avversario è il Nilo, cbe nelle sue
ImtzionI viene a bagnare e scroHar la base di esse . In uno de'muri della sa-
la ipostllla Joilois 6 DevlUiers travaron pietre tutte ritte e scolpite, cbe erano
Impiegate colà come semplid materiali. Per Ul guisa, il paiazao di Kamak
già tanto antico, sarebbe stato costrutto con gli avanzi di un tempio ancor
più antico, la qual cosa supporrebbe due età di arcbitettura. Il caso stesso
fu riconooduto nd templi di PUea, presente confine ddl' Egitto .
Dopo aver traversalo sotto un terzo pilone, si perviene In una specie di
corte dove si Inalzavano un tempo due obdisdil di granito, alti cento sessanu-
nove piedi : un solo ne rimane ancor ritto. Un altro obdisco, cbe é il più gran-
de che esiste In EgiUo, trovasi a poca distanza , nei mezzo d' un' ampia corte
ornau di cariatidi, al di là d' uu altro piioiie . Quest' obelisco levasi ad luia
altezza di novantun piede : le sue sculture , di perfetto lavoro , non sono Infe-
riori a tutto dò cbe le arti europee potrebbero fare in quel genere . — Final-
400 IIARCBLLC9
mente an* uUlma porta conduoe a certe eostruxloDl di granito» cbe scmlirano
essere state i piccioli appartamenti del palazzo di Eamak. Colà certamente il
faraone veniva ad obbliare, In mezzo ai diletti della famiglia e alle domestiche
ricreazioni, le gravezze d' un regno tutto pieno di ceremoniall e di convene-
voli. Appresso a queste costruzioni, se ne innalzano ancora altre molte , coma
altre colonne ed altri appartamenti , nei quali s| notano varie sculture di bel-
lissimo aspetto ; una porta UionMe ed altri aditi di sfingi, e frammenti di oli»-
liscbl . In niun altro luogo si mostrano maggiori avanzi di antlcbi edlfizl .
Ninno potrà dubitare , cbe Ivi non risiedessero 1 faraoni : cei dice la tra-
dizione , cel conferma la vista dei hiogbl . Diodoro e Strabene parlano delln
sala Ipostllla e del piccioli appartamenti granitici ; d' altronde , gii stessi in-
terni scompartimenti ctiiaro manifestano a qual uso fossero designati quc* luo-
ghi. La sala dalle trecento gigantesche colonne era l'aula delle udienze reali ,
Il teatro delle pubbliche e religiose solennità, delie ceremonie dell'incorona-
zione e dell'Iniziazione . Un luogo vasto e magnifico siccome codesto, non pò*
teva servire a consuete funzioni ; era mestieri d'insolite pompe, di grandi
celebrazioni per riempirlo . — Per i' uso del vivere' ordinario V avevano gU ap-
partamenti di granito . Colà tutto si trova clie è più proprio ai giornalieri bi-
sogni ; le stanze più piccole, meglio divise, più eleganti . Andie odiernamente
percorrendole , restlam sorpresi a vedero l' ardiltettura avere Ivi postergato
le sue regole dell' Insieme , all' utile , alla grazia delle parti . Come eflfetto ge-
nerale , il palauo di Earnait , veduto a qualche distanza , non appaga l' oechio .
È un andirivieni intrigato di frammenti di orari di obelischi rovesciati , di co-
lossi in frantumi , peristili crollanti ; è una selva di colonne , di piloni , di gal-
lerie, di portici e di colonnati .
Le prospettive di Luqsor non sono né più compiute né meglio regolari .
Quel che di prima giunta sorprende, sono i piloni e gli obellsclii , o più presto
il suo obelisco , perchè uno di quelli che già ivi si vedevano , torreggia al pre-
sente a Parigi sulla piazza della Concordia . L' obelisco cbe stassi ancora a Lu-
qsor è rizzato al dinanzi d*un pilone , e come quello che noi possediamo, porta
sculta sui granito la dedica del re che lo Innalzò . Questi è , se vuoisi credere a
Champolllon li giovane, Rhamsè 1 1 1, o Sesostri , che compi la erezione dell'uno
e dell'altro di que' monumenti . Rhamsè li aveva cominciato gli obelisdii nel
1570 prima dell'era cristiana: cosi aflèrmasi che le faccio granitictie portino
segnati 1 nomi di questi due monarchi, e che ivi si legga 1* elogio di Sesostri : •
• L' Areori possente , amico della verità , re moderatore ; amabilissimo come
Thmù , capo nato (U Aromone » ; od anche : • Grande per le sue vittorie , figlio
prediletto del sole , quegli che rallegra Telw come il celestre firmamento • ; od
anche finalmente : • L' Areori , principe de* grandi , die gode il potere reale co-
me Thmù potente nelle panegirie • .
Checché si giudichi di questa dichiarazione, gli obelischi di Luqsor si
levano ad una altezza di sessanta o settantadoe piedi • —11 loro peso è di quat-
tro mila cinquecento quintali incirca.
VIAGGIO
401
Passato gli obeibchi, e il pilone ornato di sculture militari, giungevi al
palazzo stesso di Luqsor, che contiene nell' interno dugento colonne di svariala
grandezzate quasi tutte intatte : il diametro delle più grosse va fino a dieci pie-
di . Del rimanente , In uluna parte quanto in questo edifizio è maggior il caos
delle mine : conviene appartarsi per così dire da ciò che si vede , per ricostruir
col pensiero quell'insieme di iMiIagi inseriti l' uno nell* altro , che non dovevano
aver regolare ordine di alcune sorta . Uscendo da que' vasti edifizi , giungasi
sopra un'altura artefatta, che formava In antico tutt'un quartiere di Tebe. Qua
e là mostransi ruderi , piedistalli ed avanzi di sfingi . — Come 11 peregrino più
si fa presso a Kamak, e più si moltipllcano qua' frammenti; fino a che in Kar-
nak stesso appaiono intere sfingi, con corpi di lioni e con teste di donne. E per-
ciò da Luqsor a Karnali, che è quanto dire per una lunghezza di mille venti-
sei tese , distendesi un adito che ha dovuto noverare più di seicento sfingi 1 ! 1
Perehè il terreno contenuto tra questi due ordini di ruine è suggetto anclie
oggidì alla inondazione , convien credere, che in antico questo adito nelle ri-
correnze delle inondazioni fosse un canale, ed un passaggio nell' abbassii mento
delle acque. Una deviazione del viale delle sfingi, conduce ad un altro viale più
largo formato di arieti accosciate poste su piedistalli , e terminato da un arcx>
trionfale. Tutto ciò precede duo tempii , l'uno di architettura massiccia de-
signata dalla impronta nera ed opaca del suo colonnato; l'altro, piccioleito ,
consagrato ad Iside, notabile pel piacevol colore della pietra, e per la leggia-
dra finitezza delle sue sculture .
Intanto, se ritorniamo sulla riva sinistra del Nilo , altre maraviglie ci si
appresentano . E prima l'ippodromo di El-Aqaltéh, che parve giustificar
agli occhi di alcuni sapienti il soprannome di HecatompyU (dalle cento {tor-
te), che Omero appone afia capitale tebana . Altri hanno interpretato quella
foce pelle porte dei vari^quartieri , che allora sarebbero stati separati secondo
li costume che dura ancora in alcune capitali dei Turchi . E perchè non si è
veduto ninna specie di cerchio che chiude la città , v' è qualche fondamento
per ammettere questo sistema di particolari chiuse, che apparteoeano e cln-
geano I pubblici monumenti .
A settentrione dell' ippodromo , poste sopra un' altura a' pie della catena
Ubica, ne appaiono le ruine di Uedynet - Abu, confusa congerie di monumenti
di tutti i tempi e di tutte le dinastie • Un picciol tempio si mostra subito al
primo passo dei rottami; ma trae poco a se il guardo, c4)lplto dal magnifici
avanzi di un palazzo di faraone. Due piani, finestre quadrate , e muri coronali
di merli, ci manilestano una costruzione che per nulla avvicinasi ai tempii con-
sacrati al culto . Egli è chiaro essere stata questa una residenza da monarca,
ornata a mano a mano dai re Lagidi e dagli imperadori Romani . In verun luo-
go ci appariscono più rappresentazioni di battaglie navali e terrestri, di corse
di carri, d' iniziazioni , di giuochi ginnici . — Attribuiscesi la fondazione dei pa-
lagio a Rhamsé • Melamun , il più illustre guerriero delle dinastie faraoniche,
dopo Sesostrl il Grande . Più lungi verso oc^dente, e quasi al piede del monte*
402 MARCBLLOS
5l ammassano altri edifici non meno carlod a vedere. Un aitlfslmo pilone,
conduce In ana gran corte quasi quadrata , le cui gallerie seUcntrionale e m^
ridionaleson composte di eoloone e di grossi plUeri tetragoni cui sono addosr
sate statue colossali . Queste specie di cariatidi danno al moonmenlo un ap-
parenza di gravità e di grandeua , cbe non può fine non sorprenda per maravi-
glia : sembrano ivi poste per indurre gli uomini aè raccoglimento e alla venera*
ilone .—Un secondo pilone termina questa prima corte* e conduce a un magnifi-
co peristilio, le cui gallerie laterali son composte di colonne» e li fondo é chiuso
da un duplice ordine di gallerie sostenute da altre colonne» e da pilastri con ca-
riatidi.
Questo peristilio, d appresenta le reliquie di tutte le religioni cbe a mano a
mano dominarono nell' Egitto . I cristiani ivi riaarono una cbl^ , dove f^ono
ancora bei fusti monoliti di granito rosso; vi dipinsero sulle pareti alcuni bea-
ti , con l'aureola intorno al capo . Talvolta» con plcriollssimo mutamento» per-
ì vennero a trasfiMmare in santi del cristianesimo » numi , eroi e sacerdoti dell'an-
I tlco Egitto ! Posda i maomettani sopravvennero, e vi fondarono una moscbea»
I Incidendo alcuni versetti dell* Alcorano su quegli emblemi già meiao cristiani
edeglil.
Uscendo di lied)iMi - Abù , se si continui II cammino traodalo sul confine
del deserto» metteremo il piede sopra una congerie non interrotta di statue
infrante» di tronconi di colonne • e di frammenti d'ogni maniera ; poscia» dalla
sinistra delia via» s'incontrano a fior di terra fondamenta di mattoni erodi »
che un tempo formavano un ricinto rettangolare» Ingombro tuttora di avanzi
di colossi e di membra d'architettura» tutti screziati di gerogllfld : queste son
le reliquie di un edlfiilo rainato fin dalle fondamenta. A man diritta della via
stessa » il guardo si ripota sopra una fola bosc^lia di acade» la cui venura la
contrasto con l'aridità dei suolo che le circonda . Ivi si ritrovano ancora antichi
r'masugli , e bracda e gambe e torsi di statue di grandi proporzioni. Tutti que-
sti colossi erano monoliti, o di marmo o di granito, nero o rosao $ etami son es-
dche basterebbero a fora ornamento aduna oonsMerevoI dtlà . Sui luoghi stes-
si» tronchi di colonne rasente il suolo» dinotano che Ivi levò il capo un tempio
od un palagio « In quel dicuito» ed all'estremità dd bosco di acade» d si fan-
no Innanzi le rulne dd Jfemnoniè .od Amenofio di Tebe , co' due coloari che
sono quasi I suol indicatori.
• Figuriamoci» dice Champolllan il giovane, uno spazio di drca mille ot>
tocento piedi di Innghezu » livellato dalle consecutive mefane delie Inonda-
aloni » coperto di lunghe erbe» la cui soperfide franata In nmttl punti lascia
però ancora intravedere ruderi d' archliravl » parti di colossi » fusti di cokmne»
e frammenti di grandissimi basdrillevi che II limo fluviale non ha ancora rico-
perti » né ascosi per tempre al curioso peregrino, ivi si videro più di dldotio
coiotfti , I più picdoli de* quali avevano venti piedi d' altezza : tutti questi mo-
noliti di varie materie» furono spezzati » e le loro membra gigantesche si in-
contrano disperse qua e là » le une al paro dd suolo » le altre d fondo degH
scavi eseguiti dd moderni investigatori . Su que' resti mutilati , leggonsi 1 nomi
VIAGGIO 403
d' uD grao nuinero di popoli asiatici, de' quali vedevaiui i capi ridotU in ischia-
vltà, circondar la iMse di que* colossi medesimi rappresentanti il lor vincitore ,
il fSvaone Amenofl, terzo di questo nome, quegli che I Greci vollero confondere
con II Memnone de' loro miti eroid .
• Verso l'estremità delle mine, ed al lato ai fiume, s'innalzano ancora a
dominar la pianura di Tebe , I due famosi colossi di circa sessanta piedi d'al-
tezza, l'uno de' quali, quello da settentrione, gode di tanto grido sotto il nome
di eoU>sso di Memnone ; formato ciascuno d' un sol blocco di breccia bigia,
trasportata dalle care della Tebakie superiore, e locati sopra Immense basi
delia stessa materia, rappresentano l' uno e l' altro im faraone assiso, con le
roani diste<e sui ginocchi in atto di riposarsi . Le iscrizioni gerogliflche non
lasciano alcun dubbio sulla natura e sul grado dei due personaggi . La Iscri-
zione del dossiere dice letteralmente cosi : • 11 possente Areori, il moderator dei
» moderatori, Il sole re. Il signore di verità, il figlio del sole , ecc. Amenofi, Il
• bene amato di Ammon-Rà, ha eretto queste costruzioni ad onore dei padre
• suo Ammone ; gli ha dedicato questa statua colossale in pietra dura, ecc. »
• Questi due colossi decoravano, secondo ogni apparenza , la fronte ester-
na del prindpai portico dell' Amenofio , e nonostante lo stato di rovina in
che la barbarie o il fanatismo han condotto quegli antichi monumenti, puos-
si giudicare della eleganza , dell' estrema accuratezza e della elaborazione
che si era posta in eseguirli, da quelle du9 figure accessorie che formano l' or-
namento della parte anteriore del trono di ciascuno di que* colossi. Consi-
stono queste In simulacri di donne ritte In piedi , scultl nel vivo di ciascun
monolito, ed alti non meno di quindici piedi . La magnificenza della loro ac-
conciatura del capo , e le ricche parti de' lor vestimenti , si concordano ap-
pieno col grado de' personaggi che vogliono ricordare. Le iscrizioni geroglifiche
intagliate su queste statue, componenti In certa gui<a I piedi anteriori del trono
di ciascuna f tatua di Amenofi, e' insegnano che la figura da sinistra dimostra
la regina madre del faraone rappresentato, e la figura a destra la moglie sua > .
I due colossi dCquaH ha testé favellato il Cbampolllon*, sono chiamati
In quelle parti Toma, e Chamaf Chama è li colosso meridionale , Toma 11
settentrionale . ^Queste due statue trovansl in grande scadimento . In quella
meridionale, la intera faccia è scomparsa ; la settentrionale fu rotta per mezzo ;
la parte superiore fu rifatta di vari brani -, la inferiore é d' nn sol pezzo mol-
to e ben conservala . A ragione del riahEamento del suolo , I piedistalli trovami
sepolti In parte nella poltiglia del Nilo: ma ad onta di ciò, le sUtue levansl
ancora quarantotto piedi dalla base alla cima, ai quali agjtlugnendo dodici pie-
di pel piedistallo, la totale altezza novera sessanta piedi : la larghezza nelle
spalle é di piedi diciannove . Ogni piedistallo computasi dugento sedici metri
cubici , e pesa cinquecemo clnquanlasei mila novantatrè chilogrammi : ogni
statua mooolita contiene dugento novantadue metri cubici , e pesa settecen-
to quarantanoive mila ottocento novantanove chilogrammi ; di guisa che, ogni
piedistallo ed ogni colosso imiti insteme, peserebbero un milione trecento dn-
404 li A R C B L L U S
que mila novecento novantadue chilogrammi (Tale a dire, ventisei mila quin-
tali, più una frazione). La base del monoliti è circondata da una fascia di
geroglifici ; il piedistallo su cui stanno assisi convertesi in un seggio onde la
spalliera giugne fino all'altezza del capo . In sul davanti dello sgabello, da ogni
parie delle gambe, e nel!' Intervallo che le separa, sono statuette Isiache , ed
Immagini in rilievo, ritte , ed assai malconce .
La statua settentrionale ha di singolare una gran serie d' Iscrizioni gre-
che e latine che ricuopronle le gambe e I piedi . Ne sono state annoverate fino
a settantadue , tutte posteriori al conquisto del Bomanl . La più gran parte
spetta al regno di Adriano ; e Sabina , moglie di questo Imperadore è nel nu-
mero di que' creduli pellegrini, che segnarono 11 nome loro sul piedistallo. Qua-
si tutte queste iscrizioni dicono , che lo scrivente ha udito la voce del Santo
Meninone ; che Memnone gli ha distintamente favellato .
1 dotti moderni hanno interpretato In varia sentenza codesta voce della
celebre statu i . Alcuni , con Roplères, credettero ivi riconoscere un effetto di
acustica che pareva rinnovellarsi anche nei piccioli appartamenti di Karnak: al-
tri poi non vi scorsero che una Impostura sacerdotale. — Non meglio si concor-
dano in definire chi fosse il Memiione del colosso settentrionale; gli uni vi tro-
varono Il Memnone greco , ma gli altri , e Campollìon II giovane con essi , ne
han fatto il Memnone egizio o Amenofi., principe etiope che regnò su que' po-
poli per cinque generazioni .
li palazzo atliiiuo a questi colossi portava II nome di Memnonlo . Più lungi
é qyel che si chiama la tomba di Osimandia , con la sua statua colossale In gra-
nito, sulla quale si leggeva la iscrizione seguente : Io sono Oeinuindia, re dei
re I se alcuno vuol sapere ehi io mi sia e dove io riposi, distrugga alcuna
delle opere mie , Questa statua monolitica , le cui proporzioni si ravvicinano a
quelle dei colossi suddetti , differisce da essi per la materia. Non è già di pie-
tra bigia, ma di uno stupendo granito di Slene .
A maestrale del sepolcro é un plcelol tempio d' Iside, elegante e grazioso ;
poi nel fianco stesso dei monti , si apre una di quelle siringhe celebri nell'an-
tlchità , labirinti di pozzi e di caverne profonde . Più oltre , due frammenti di
statue in granito nero, indicano l'adito di KamalL , dove si trovano gli avanzi
di un palazzo, che pare essere stato dimora reale. Il suo portico, formato d'un
solo ordine di colonne, ha più presto apparenza di non essere mal stato com-
piuto che d'essere andato in mina . Salendo sull' argine dei palmizi , che corre
da Karnak alle rive del fiume, trovasi in una profondità quadra che fu aperta
dalla mano dell'uomo, un gran numero di aperture scavate nel vivo sasso.
Nell'interno si dispiegano duplici e triplici gallerie di vaste camere sotterranee ,
popolate d' Arabi trogloditi .
Ecco tutto quel cheé la Tebe de nostri giorni .— Dall'alto delle libiche ci-
me, tra quella pianura un di si frequente di popolo e 11 deserto monotimo della
Libia , r occhio é percosso da un magnifico spettacolo di questi opposti aiti .
Il guardo piomba giù diritto sul Memnonlo e sul palagio di Osimandia. A stan-
VIAGGIO 405
ca è il tempio di Qurnah ; a destra le due statue colossali ; più lunge Me-
dynet-Abu si appresenta col suo palagio a due plaoi, co 'suoi grandiosi por-
I tici e coi suo magnifico ippodromo ; dall'altra parte del Nilo, Kamak dispiega
1 suoi colonnati , Luqsor i suoi obelischi ; e il Nilo scorrendo per lo metzo a
' queste meraviglie d'architettura , rompe l'insieme del quadro con lavenura
delle sue isole e il color giallognolo delle sue acque .
Tra quelle heillsslme prospettive, l' inwiaginazione veramente sublimasi al-
le memorie.che questi luoghi inspirano. — Ohquai fonte di pensieri e di aflètti
rerondlsslml ! — Quelle pietre rovesciate , que' brani di granito , que' fusti di
colonne, que' colossi sfigurati, erano ornati palagi, templi regolari, statue di
bellissime proporzioni ! — Quella pianura sterile a'giorni nostri ondeggiò di
messi copiose; e quei rlclnto abitato. dagli sciacali, brulicò d'uomini !— Co-
li dove oggi tutto é muto, udlvasi un tempo il frastuono delle turbe, lo si ri-
der delle carra , e tutti que* suoni strani e confusi cheuscivan dal seno di
una indiistre città I — In quel luogo stesso ove regna il nulla , il commercio
aveva introdotti ricchissimi traffici; colà , in quello spazio di quattordicimila
metri ove oggidì sono appena pochi villaggi , distendevasi la città di Tebe ,
maravigllosa metropoli delle arti . regina dell' antico incivilimento I
Qual subbieito di vaste e malinconiclie riflessioni ! 1 !
Ciò basti per farsi idea delle meraviglie della Natura e dell' Arte in KgiUo .
i
A levante della lunga valle del Nilo, fra la striscia fertile di questa con-
! trada e la riva del Mar Eosso , o meglio Golfo Arabico, è un deserto di sasso
scabro e arido : pochi siti od oasi di questo deserto sono abitabili ; nulladlme-
no a riva il mare fu la città di Berenice, fondata dai Tolomei, e Cunosa pel
ricco commercio che faceva coli' Arabia e coli' India . Il celebre nostro inlati-
gabile Belzoni ne scoperse il sito, che crasi da molti secoli dimenticato, e ne
descrìsse i monumenti .
Ma le più grandi e beile oasi d' Egitto sono a ponente nel mezzo al deserto
Ubico, composto di arene, di ghiaie e di sale ; e la più celebre di esse è la oasi
di Sivah , delia quale Maometto Ali, presente signore dell* Egitto, ne fece la
conquista circa il tempo del viaggio dei visconte di Marcellus , come dal testo
del medesimo rilevasi : laonde ne sia concesso dire intomo ad essa brevi pa-
\ role.
L'oasi di Sivah o Syuah (recentemente visitata dal Belzoni e dai Caillaudl ) ,
ove fu l' antico Ammonium o tempio di Giove Ammooe , celebre pei suo ora-
colo ; questa oasi , una volta sì frequentata e bella , ora non ha che una popola-
i zione di due mila Arabi feroci , sospettosi ed intolleranti , e non presenta che
ndne : qualunque straniero che Innanzi la conquista degli Egizi capitava pres-
so di loro, venia considerato qua! nemico . — Ad un quarto di lega dalla borga-
ta attuale , la cui unica riccbezza consiste nel commercio dei datteri , vedesi il
I monumento di Qtim-el-Beydah, che credesi l'antico tempio di Giove Am-
mone egli è costrutto di enormi pietre, ed è (a quanto asseriscono il Drovet-
IV. 52
406 MARCHLLUS
U , ii Minuloll , ed II Ciillaud) onnlo 41 iciihuTe «erogUache , oone i tenpB
esizUnl : ia statua del Dio, falla di sneraldo e adonu di altre pietre prerfwe ,
ebbe foma di caprodalla letta Infino aDa nctà del corpo. — Ad un ailgllo dal-
le rovlae del tempio di Gtore Ammeii»» Ai dal Belaonl ritvoTata in un boaoo
di palmlEl la meravigillosa FonCona <MSofo, doiau ancora della proprietà di
alternare acque fredde il glotno e tepide la notte , fenomeno che la rese oe-
letMre : ed In una colNna vicina» tnrranfi vaMe oatnoombe» neHe quali gii Arabi
aonosl scavate le abitazioai .
il commercio, e la religione die proleggcvalo , lecer la riocheza e la ffanu
di questa isola di verdura In meuo ad un mare di sabt>le aride , infàocaie e
deserte : — occorrerà ricordar ^ì, die Alessandro Nagno , conquistalo In filila
e rsgitto ToMe attraversare il deserto di UMa.per sacrUicare e tributare
omaggi a dove Ammone?
Questo delle oasi : ora torniamo ali* Egitto preprtamente detto .
Dopo lami anni di barbarie e di mine, ornai questo famoso paese riaoiige.
Per più di due secoli il «enio dell' Ocddenie fa tutto intento ad InchrlBre
Il Nuovo Mondo : ma oggi , cbe mira sa quel vastissimo Contlncme aselcuraio
r effetto delle opere sue meravigliose» Ivi fiorendo, come per Incanto, giovani
sodctà , e sempre phh salde radici ponendo novdil Imperi , la instancablln sua
indole Inclvilitricesi volge altrove .
Ora fissa ti suo sguardo aflàsdoatora verso 1* Oriente: dopo aver popolate e
cuHe le vergini sdve d'America, egli s* aodgne a ravvivare la terra delle mine
e delle memorie; vuol restituire la dritta alle regioni che fiirono la cuna del-
le sciente , ddle lettere e delle aiti , e cbe sertMno tanti monumenti di antico
splendere . Rollile impresa f
La sua opera rigcneratrice Incomindò dall' Egitto. -^ Era l'Ocddente tra-
vagliato da quelle fiere guerre , onde la storia meravigliosa , ss per mille con-
temporanei testimoni non fòsse accertata, sarebbe dal posteri creduta finzione
come la mitica leggenda delle kitte de' Giganti , allorché, inoplnataniente, una
Cavilla deHo immenso Incendio di cui tutto avvampava, gulzaò ndla valle famo-
sa del Nilo 1 — Al contatto di quello ardente fuoco, come tocco da elettrica
sdntllla, subko l'Oriente rtaorse alla poMIca ed alla storta, alle quali da molti
secoli fu morto .
Ecco In qual guisa, pel Genio ddl' Occidente , rimase fècondau il germe
dd iraovo Indvtlimento In Oriente . E da qudl* epoca le rivoiuiioni Orlenull ,
ed 1 vicendevoli rapporti delle due contrade , acquistarono immenso sviluppo .
Ornai l'Ocddente ha spiegate le insegne della conquista, e sparai 1 gcnni
della civiltà nella regione Atlantica lunghesso II llto del Mediterraneo! ... Tra
breve due suoi forti popoli saranno per Incontrarsi nel centro stesso dell' AMa ,
nd luoghi testimoni ddle gesta merarigliose di Ciro e d' Alessandra ! !.. ^ Sul
Bosforo la dttà di Costantino premurosa accoglie quanto le inclriiite nado-
ni le porgono di gentile e di saggio, e ogni sua fona adopraper risorgrre ddla
VIAGGIO 407
àbieiione in cui fioaUca barbarie aveala gettata! . . . — E più ad ostro, il
genio delle Piramidi , svegliato dal romore d* insolito moTimento , non crede ai
propri occbi , sorpreso dai nuovi prodigi , clie per le scienze , le lettere ,e le
arti d' Europa , giornalmente operansi nella valle del Nilo ! !
Fra questi prodigi, ultimando la nota presente , io qui vo' citarne o lettore
tre principallssimi , anzi I maggiori cbe in fatto di lavori iodustriali operinsi al
presente nel mondo : — l*". Il perfezionamento del canale Mahmudhiè per noi
i già descritto ; — 20 . Lo eseguimento in più luogbi di steccaie , chiuse 0 barra
I sul Nilo, affine di dominare le sue acque ed economizzarle, per cui il territo-
I rio produttivo dell'Egitto triplicherà di estensione, e la sua fertilità non sarà
più soggetta ai capricci della inondazione annua, or troppo copiosa d' acque, or
troppo scarsa; — 3^. Finalmente , il canal diretto da Suez a Pelusio*, cbe ri-
durrà r Africa un' isola , e unirà immediatamente il Mediterraneo col Mar Ros-
so! !! ...
^*^Si^^««-
4-
I
A T E IN E (1)
j TU» bk mollo variata la ma flsonomla dal'
' l' epoca del viaggio del vlsconle di Harcelliu
.■'di niMtri . Noi credlimo Tir con graia al
' lettori di quest'opera, riferir qui codcIh ma
nioe d-Ain» Verace descrlilODe di quella città famosa, ri-
torta dalle Mie ceneri dopo la emaDclpaiione della Giecla dal giogo turche-
■co. Il confronto che per tal deMrizIone potrt Istituirli tra l'Atene turca •
l' Atene ellenica , dliDostreri eriutdlo quanto la liberti porga di vita agli Stati ,
e come fuue duro, oppiMilvo e barbaro II uircbe'cn dominio.
1 Francete ad un tuo amico) teoprlmmo la ter-
M, pattando, l'Itola di Sfauerla, Un
tune Pilo patria di Nettore, ed il -Mgete , un tempo luogo di tbandlmemo
(t) feiU la pag. 3<>4
410 MABCBLLD9
degli sventurati Sparziati che nasoeTano con qualche deformità : dovunque si
incontrino le opre dell'uomo, trovasi, anche in quelle che sembrano le più
perfette, un lato deplorabile: perché Licurgo nelle sue savie leggi dannò a
morire sur uno scoglio deserto uontaii che la natura rendeva incapaci a di>
fender la patria?
» Il 28 ottobre , alle otto della sera , entrammo in
Atene. —QuesU città
che non fu che un' ammasso di rovine, presenta adesso un aspetto animato :
le strade sono guemite di botteghe , la maggior parte condotte da Greci , al-
cune da Francesi. Nell'epoca in cui voi visitaste la città di lliner?a fuwi difil>
Cile trovarci la minima risorsa ; adesso ci vedreste un mercato abbondante, ed
osterie ove si è tanto ben trattati quanto in quelle delle nostre città .
» La nuova capitale della Grecia di giorno in giorno si accresce ; le persone
che stanno due mesi senza vederla duran fatica a raccapezzarvisi : la ricosim-
zione della città succede con rapidità sorprendente ; non si é mai cessato di
edificare fin dal principio del 1835 ; prima non erano ad Atene che una qua-
rantina di capanne fira le macie .
» Nulladimeno, Atene, che si é tante volte fiitto prova di trarre dalla sua
polve , offre ancora in questo momento l' imagine di una città appena nascen-
te ; nulla Ivi è terminato : una graziosa casetta comparisce accanto a pezzi di
muri rovinati , e slam sorpresi d' incontrare nel mezzo di una via recente-
mente costrutta , un mucchio di antichi casolari abitati da povere famiglie ,
greche . i
• Vi sarebbe difficile , o amico , seguirmi in una descrizione drcostanilau
della città risorgente; non avrei da mostrarvi ad ogni passo che troncìii di stra-
de , ed altre vie senza simmetria formate da piccole botteghe costruite in le-
gno: per ora Atene non é che un miscuglio di rovine e di case nuove. Non ci sa-
no che due strade tiene allineate , quella di Eolo e quella di Hermes : la prima
comincia all' estremità k>orea occidentale della città , cui divide In due parti,
e va a Cut capo alla Torre de' Venti , che sorge , come sapete , appiè dell'Acro-
poli ; la seconda strada incomincia alla porta del Pireo, traversa quella d'Eolo,
si dirige alla volta di grecale . Ma queste due strade mancano ancora di mol-
te case , e quelle che vi si vedono sono tutte Irregolari .
• Si fabbrica in Atene con poca solidità : se ne eccettui le dimore de' prin-
cipali personaggi del governo , e quelle de' rappresentanti delle nazioni del-
l' Europa , tutte le altre sono da principio ablMzzate in legno , poi ricoperte di
una terra nera clie serve di calce . On popolo che si costruisce cosi fragili abi-
tazioni poco curasi dell' avvenire : d' altronde è permesso dubitare , che la
maggior parte di coloro che ricostruiscono Atene, sieno animati dal desiderio di
fame una città importante e durevole .
• Veniamo al grandi edlfizi della nuova Atene . — Si gettano in questo mo-
mento le fondamenta di un gran palazzo pel re Ottone ; questo palazzo è staio
cominciato da nove mesi , ma i lavori progrediscono assai lentamente *. manca
VIAGGIO 411
(I) Qacstt separaiionc , facile a pretrdcni , i qoMi picnuneDU aecacluta . Nel 1836»
erairì in Atene nn corpo d' escràto di quattro mila uomini , tolti Bavaresi } ora di qaesto cor-
po non tono rimasti che alcuni uficiali , che essi pure non tarderanno a riprendere il can-
mino della loro patria. Mei i836 i capi dell'amministrazione erano ugualmente tutti Bava-
resi j ma ora sono rimpiauali da Greci. La corte del re Ottone non componesi al ^esente
che di Greci; il re non ha conservato d'uomini della sua natione che il suo segretario in-
timo : ma le dama di compagnia della regina di Grecia sono tutte tedesche .
i14eoaro per accrescere 41 numero degli operai. Frattanto, Presidenza aiuialc del
re della Grecia rassomiglia perfettamente.ad una casa borgliese . — Uno spedale,
tìi usto dalla parte del tempio di Giove Olimpico, sta per esser terminalo in questo
momento . — 11 mercato Yien btto ove era il ginnasio d* Adriano , onde veg-
gonsl ancora belle reliquie . — Accanto al mercato sorgono una caserma ed una
torre meschinissima, che lord Elgln ha donata ad Atene per indefinizarla di
tutte le opere d' ingegno che le ha involate . Questa torre destinata a soste-
nere un orologio 9 adesso serve di prigione. — Del resto, le sante e grandi rovi-
ne delia città d'Atene sono rispettate; non è stato tocco verun monumento per
fame materiali da costruzione .
a La popolazione attuale d' Atene è di venti mila abitanti, quasi tutti Gre-
ci ; non vi si contano che duemila cinquecento stranieri , onde la maggior
parte sono Bavaresi. L'apatia e il sangue freddo degli Alemanni, male si accor-
dano col carattere vivo e volubile degli Ellenl ; laonde esiste fra questi due po-
poli un' animosità , che produrrà senza dubbio una completa separazione (i) .
lo son lontano dai disputare ai giovine Ottone le qualità , i talenti che egli può
avere per regnar sulla Grecia ; ma è temibile che l' ingegno medesimo di un
Pericle o di im Aristide non venga meno in mezzo a tante passioni diverse ,
e gusti sì opposti gli imi agli altri ... |
• Credo non vi dispiacerà , saper qualche cosa circa li Pireo . — Pare che |
questo porto sia stato scavato da che lo vedeste; poiché in quell'epoca, voi j
dite, le barchette sole potevano approdarvi, mentre adesso ogni sorta di navi ,
eccetto i vascelli , vi possono gettar l' àncora . Avvi dell' attività in questo Pi-
reo altra volta sì celebre, e per tanto tempo sì solitario. Vi furono costrutte in \
gran numero case più belle e comode di quelle d'Atene. Il governo ha venduto
una parte del terreno dei Pireo agli abitanti dell' isola di Chio , che sono quasi
tutti commercianti ; ed i Chioti non tarderanno , dicesi, a venire a metter ma-
no all' opra , per far rivivere il porto creato da Temistocle. La strada che
conduce dai Pireo ad Atene è tenuta bene quanto le nostre più belle vie di
Francia; questa si rada traversa il gran bosco d'olivi da voi conosciuto. — A
diritta degli avanzi deila famosa muraglia che riimiva il Pireo alla città di Hl-
nerva , sorge un sepolcro di marmo eretto alia memoria di Karaislcakis , gene-
rale greco, ucciso nella battaglia d'-Atene del 1827. >- Il Cefiso non e stato di-
menticato nelle nuove restaurazioni ; il suo letto fu scavato con cura , e le
acque di questo fiume poetico scorrono pacificamente infino al mare .
412 MABCBLLUS
• Che posso io dirvi degli antichi rooDamentl della città? Basi non hanno sof-
ferta veruna degradazione da che li avete veduti ; esistono tuttora , e sembrano
sfidar gli Ateniesi del nostri giorni d' innalzare monumenti che possano ugoa-
gliarli In bellezza e durata. -^ Vorrei però, tuttavia, parlarvi deirAcropoli,cho
la vostra mala sorte v* impedi visitare nel 1830; ma una descrizione completa
delle belle rovine che questa cittadella racchiude , sarebbe troppo superiore
alle mie forze ; laonde mi limiterò ad un rapido sguardo .
> Avanzandosi verso r Acropoli , l'Imaginazione è colpita dalla fisonomla
diversa di tutte quelle fortificazioni mezze disfatte; quante nazioni son per coU
passate ! Le fortificazioni elleniche , blsantine , francesi , veneziane , turche ,
mescolano insieme 1 loro avanzi : tutti I popoli , tutte le età si trovano In mez-
zo a queste rovine. — Il governo ha Intrapreso degli scavamenti nella citiadelta;
e sono già slate trovate delle urne lacrimatorie, dei vasi contenenti ossa umane,
un' Infinità di statuette di divinità in marmo ed In metallo. I Propilei sono an-
cora Ingombri dal materiali di una batterla turca , ma diversi operai lavorano
a portar via le macie : le sei belle colonne d' ordine dorico che sostenevano il
frontespizio di quel monumento saranno quanto prima messe allo scoperto ;
altre colonne dello slesso edifizio compariscono a livello della terra : In poco
tempo si potranno contemplare i magnifici avanzi del gran vestibulo , che for-
mava l'ingresso dell' Acropoli. — Si ripara II tempietto de/la Vittoria senx*ali,
che sorge accanto ai Propilei .
• Ma non può farsi gran caso delle rovine da me citate, allorché si ha davanti il
Partenone. Non starò a dirvi che questo monumento fu innalzato sotto l'am-
mlnlstrazion di Pericle; che Fidia, incaricato della soprintendenza dei lavori pub-
blici , convocò i primi maestri dell' arte per lavorare al tempio di Minerva :
non vi rammenterò altro , che II Partenone sussistette nella sua totalità fino al
1687, epoca In cui le bombe de'VenezIani lo distrussero in parte*. — sono que-
ste tali cose che si riscontrano nei libri , e voi le Stipeie meglio d' ogni altro .
» Dopo 1 guasti della guerra e le spoliazioni di lord Elgio, il tempio di Mi-
nerva conserva ancora trentasei colonne , e buona parte della cella o corico del
fabbricato . L^na ignobile moschea , or convertita in museo , trovasi nel mezzo
dei grandi avanzi del più bel tempio che giammai esistesse ! — Per quanto de-
gradato egli sia, il Partenone dice ancora all' imagi nozione ciò che egli fu nella
sua origine: nulla di più imponente, di più solenne delle rovine del tempio di
Minerva! Innumerevoli frammenti d'architettura giacciono attorno al mo-
numenlo : fra questi pe^zi di marmo , onde ciascuno porta l' insegna dell' in-
gegno , si trovano gli avanzi del fregio esterno della navata ; sono bassi ri-
lievi rappresentanti una processione in onore della dea Minerva. Sull'archi-
trave del frontespizio, che guarda il monte Imetto, vedesi ancora il segno degli
scudi di oro che vi erano stati appesi nel corso delle guerre e o'Modi ; od 1 trion-
fi degli Ateniesi contro I Persi , scolpiti dalla mano di Fidia sullo stesso archi-
trave, sono ben conservati .
VIAGGIO 413
» Ron loBgl ériPwtiaflm s'tamtln II doppio lonpio d'Sietteo e di UneiTa
MMe;iinMggDOMifeoolQinediqMilo«diflrio^«Maod*oidiMloidco;^
é pia gmloMHpià ddkcalo di cne; gH aniiWMitl d'woUiilliin di quoto mo-
■UMBlo SOM di mi flwm aaminliUe . dna parte del poctieo dd tempio di
BraHeoéioileBaladaqultiocarioUdls dottt antiipiari pretoidoaD cner qae-
ito U solo iBQiiBineiif aotloo oada U oondclOBe ala aosleoiito da cartalidl. Ap-
piè deU'AeMpoM, a adloooo, àmt ile d'arcale^ e Itaonenti di' gradini» Indi-
caao gli aUml avinal ddl'Odeone» coatralto daEiode Attico.
• m avete domandalo novità dell' UbM: olmèt egli é secco; ernie stalo
por detto che MmslavldvedaUaoquadagvanteaapo.~-Però,se riUsaoèdls-
aBocMiyiertaooal vlagglaloremolleallie COM anilGlM da ammirare : Atena
non hapenliito ogni sua gloria.
» Non pooio rivolger gB sguardi mM dal vemstl momuMntl della dttà di
Pericle. Cbl potrebbe con IndUferenia vedere le opera d' ano del popoli pU
briUantl, pia IngBgwMl dd mondo antico? Non esco mal dalla casa che oc-
cnpOy aenu volgare involontariamenle I miei pasri Ter qneila patte della clltA
ove sono il tempio di Teseo» la rupe dell' Areopago » la prigione di SocrMe» e la
tribuna delle arringhe scolta nel masso. Quel tempio di Teseo , cosi bsn con-
aervatOy cosi elegame e perfslto nel suo Imieine» d ranusenta come 11 popo-
lo ddr aulica Atene foaie suscettibile di nobili sendmenU, di patftotUco entu-
siasmo: corse voce essere stata veduta l'ombre di Teseo combattere ndle file
ddl'eserdto greco contrai Persiani, e di presente II figlio di miriade » secondo
gU ordini ddl'oracolo , recò dall'isola di Sdro le ossa dell'eroe a cui Atenedo-
veva la sua prima potenaa, e la narione gì' bmalzò un tempio abbdttto dalle
Arti ! Passo delle ore intere assiso sulla tribuna dd Putì rii^eosando al tempi
In cui un' immensa moUltudIne •'agitata dal timore di vedere i suol lari usur-
pati, asooliava colà su (fucila plana ore deserta gli Immortali dlsoonl di Do-
mostene. La Grotta, prigione che vide morir Socrate vittima ddl' Ingiustlria
de' suoi condttadlnl , comparisce a cento passi dd Pulì : di' aspetto dd luogo
ove quel grand' uomo cessò di vivere, Innalaando la sua anima a' più alla
Idee di morale e di filosofia cui potè arrivare lo spirito uasano avanti che Dio
avesse dalo.d mondo il sublime cristianesimo, siamo cotti da sentimenio tri-
sto e religioso !
» Andammo ad EleusI, In compagnia dd principe Cantacuacnoedl Argl*
rapalo, giovani appartenenti a due ddle primarie famiglie ddla Greda.
Quattro ore di canunino conducono da Alene ad Eleusl. Dopo un'ora di strada
arrivasi al monastero di Dalne, costrutto sulle rovine dd tempio di Apollo.
Questo monastero è situato fra due montagne altra vdia coperte di pini 1 1 gua-
sti delle guerre moderne le hanno spogliate d'ogni verdura. Presto vedemmo
Il cand di Salamina, luogo celebre pelle vittoria dagli Ateniesi riportata con-
tro i Persi: ci fti mostratala punta ddlo scoglio dove Serse si assise durante il
combattimento .
IT. 53
414 MARCBLLUS
• Seguendo la riipft dello itraito, vedefuno, ad liiCer?ani,fU «finii della ria
iaera, strada fctiato neloiaii»» evtiIrleoaoieoiiOBMeta le totale Ab' car»
ri» Colà è II macello an teaipo taero a Caroto, oado l'aera non tertlfa dia
agK Hit della Inlilailoiie al enlto d^ bmoa dea. Uplaiiota d'EleosI è aqoal*
lida e deserta; noli eoasirfacbe deboli traeoa de^ nKwaaKatl eke la toHgkNio
de'Gted pagani ?i aveta inoalaMl. AU'esCfemità della plannta, oMetionlI
le roYlne di un acquedotto roanaoo. Il Tttlagi^ d'Bleuily detto Ufèina dal
Gred d'oggigiorno, apparlMo sttrutteBdoenaa^ Innenoa iBpdni mbo
i^ni qoà e le pead di manno lenaa tcoltvre, e tfoMM di eolottie por metà
•ottetrate : questo é quanto rimane dd liMBoioteaiplo di Cetete. editarono
celebrate le più laaponaitt otrimeole dell' aUtehltà paganar, dico l'auote del»
r Itinerario ( Chateaubriand) : e se è Tero , die ad loto gfOMll ntaiert» t
geiobnti abbiano tasegaaCo ad Bleiul l'uM di Blo, questo fango deve t»-
Mrsl come 11 pM rispetublle della «roda.
» Per la tla d'Bloud lo Chateaubriand fèee 11 suo Ingicooobi Alene s oom^
ptendo tutu renoaloae ebe la sua aninu^ dovette pvovate , quando la dttAdl
Geerope apparve d suoi oechi;peldiè da neosanr alita patte eBa odhi od pM
bdio spettacolo^ Ritornando ad Atene ieri l'dtro, d rtam» irovau hi vista deHu
dttà alle quactto pemerldlane? ero una di quelle belle serale d* omiinno ceni
eomuni ndl^ Atticat il sole tramontava sotto un puro oriuontoi I sud uhlnd
raggi d rilleitevano sui frouosspialo e svile colonnodd Partebonos non vkB
md cosa più betta in viu mia . immaginatevi il tempio di Wnerya, tlspleii*^
dente sotto miHe colori dorati , che sembri muoverai e tremolare atti everso e^
littl di iucod' ogni aspdto , oA«ndo dl^oocbio soavi e ftetasticbe Imaglnl , d^
me ne fmò creareiabrdta ringegno de' podif . . .
• Non ignoro tutto el6 che troverete dlncompteto in questa Idiera intor*
no ad Atene. Per quanto appartiene dia dttà nuova , lo non era capace di nulla
approfondire; lu primo luogo percbà non vi sono rimasto abbastama per pe*
neirara hi tutte le parHeolarità ddla poHtiea e dell' amminlstradaoe; posda
perchè è stato mdto scritto sovra di eia, e m' occorrerabbe compilare dd vo>
himi per non rimanete d disotto di quanto omd è pubblieslo. Mr de cheap*
partlene dia dita antica, lo non dovea vergare una D$$€rtaBkm$, ma spetta*
vami solo indicarvi ciò che non avevate potuto vedere, e mostrarvi h> stalo
presente ddle rovine. Mo unico scopo Hi questa lettera Ib qudlodl rieordara
lo cose d punto in cui le oTevate laselde, e constatare quanto era stato Hioo
dopo H tNMtro pestaggio di qui :->-tnsomina , lo voleva mosttant una dttà mm*
va hi qudlo stesso luogo dove non avevate trovalo che «ampi solitari t roiO'
needavdU». . .
L'EUBEA
E LE ISOLETTE VICINE (1)
- itmpeuotBilmiuaMiUaeomdtf Atti.
I caiedancbe UlmentenTTldDHl altcRUo'
I riade->eoil,etieCUc(<te,cHUpriiidiMtsiM'
r boU, toeun «piiM 11 eoMlBBiie. Lo unno
iMrKaTlponMédieniieandB ingaito; gli utldil ri aTcrn iettalo un pea-
te, cbaoccnpan prabiUliiMaleto iMioptMto di qurilo pel (pule og^ ri ptiSi
4illi BeocU In Kobei i he ti« trtiie , «otto la qui ti rmm delle naUoe ; aleu-
M torH neAhndooole eMranlU . Cilene di nonU , onde leelBeierabfaw
«Mere «aie «ponete dcDt toro lem TegeUle , UeTemno qiM«' ImIi nelle ne
hnigbeiiii le loro aHem dlnilnulMe i mlnira che l'enldiuBO elle eoMeilt
Tini cbe n te|MT8D0 lem eopette di an lena nelle qmle pioiperB» , mhio m
(0 ffJiU pag. ÌU.
416
MARCELLUS
clima dolcissimo > I cereali » la vigna., l' ulivo. Le pasture dell' Eubea furooo
famose nell' antichità , come pure le sue acque tennall e le sue due sorgenti ,
una delle quali , a quanto pretendevasi , Imbiancava 11 vello delle pecore che
bevevano della sua acqua, mentre l'altra 11 rendeva nero. Ignoro se I mo-
derni abbiano fatte ricerche su queste due fontane, le virtù delle quali sono
state prol)abllmente esagerate .
Ma essi hanno osservato il flusso e il reflusso dello stretto dell* Eurlpo , sul
quale gli antichi riferirono osservazioni singolarissime, ma che per altro poco
s'accordavan fra loro. Secondo alcuni antichi geografi, 11 flusso e reflusso
succede «ette volte, e al dir di Seneca quattordici volte in ventiquattr* ore •
Un osservatore moderno, il padre Babln, non vi ha veduto che il flusso e re-
flusso ordinari di tutti 1 mari , eccetto In certi giorni, particolarmente al primo
e all'ultimo quarto della luna, nei quali la marea procede Irregolarmente •
Negli undici giorni del mese in cui l' acqua è in fluttuazione , cambia di
movimento più di dieci volte al giorno; ed altrettante volte le ruote de' mulini
che sono sotto 11 ponte girano in senso inverso. Il religioso da me citato , e§-
sendo rimasto un' ora e mezza in uno di quei mulini , vidde cambiar tre volte
la direzione della corrente. Nei resto del mese, la marea ascende due volte al
giorno all'altezza di un piede. . •
Il nome moderno di Negroponte le viene dai Veneziani , che hanno posseduta
risola, e costrutu e fortlflcau la cittA di Negroponte nel luogo dell' antica Cal-
cide, ove risiedeva la dieta delle città federate dell'isola, e dove fiorivano fa-
mose manlfitture di rame. Le armi di nobili Veneziani sono sculte nella feccia-
ta di alcune case febbricate all' italiana, ed il leone di san Marco figura an-
cora sulla porta del ponte , benchò da gran tempo abbia perduta la sua for-
za . strade buie e strette non danno punta grazia a questa città , cinta da ba-
luardi . Il subborgo , separato dalla città per mezzo ddle fortificazioni , era 11
solo luogo abitato dal Greci e dai Giudei, mentre I Turchi occupavano la città :
ma oggi che quest' Isola ha insieme colla Greda ricuperata la libertà e scosso
11 giogo turchesco , le cose son ben cambiate . . .
Poche città antiche hanno lasciate rovine si ben conservate quanto quelle di
Sretria, città che era situata a mezzogiorno di Calcide . Si riconosce 11 suo
circuito contrassegnato da mura ben costrutte, la sua.. cittadella, le piante
delle case e quella dei teatro^ onde H proscenio, è quasi il solo che ancora esista.
L' interno dell' isola Rubea é presso appoco incognito . Nel venire dall' isola
d,' Andro , uno dei primi oggetti che colpiscono gli sguardi , sono le roocte
scoscese e aguzze del capo d'Oro, altra voUa Cafareoj gì' isolotU e scogli dis-
seminati davanti a questo capo, sono ancora tanto pericolosi come allorquando
la flotta de' Greci, reduce dall' assedio di Troia, vi fece naufragio avanti di
entrare in Aulide . Le tempeste regnano attorno li promontorio con tal forore
che I navili difficilmente resistono; e , ciò clie aggrava la loro disgrazia in caso
di naufragio, si è , che 1 villaggi del monte Ocha , vicini al c^po , sono abitati
da Albanesi fieyrocl,.i qnaU, non contenti d' Impadronirsi degli avaozl.del
▼ IA€610
417
TasoelU , massacrano soveote I naufragali . Questi SdpeUrsI , in principio Cri-
stiani, si fecero Maomettani, benché non abbiano altra credenza che alcu-
ne opinioni superstixiose ; ma le loro donne praticano ancora il cristianesi-
mo . La ordinaria occupazione di questi mandriani barbari e robusti, è quel-
la di guidar gli armenti : Yengon chiamati Aerianides o Burmades . . .
L'antica Carlsto, onde gì* Italiani, durante il loro dominio in Eubea, ave-
vano fatta ima città moderna sotto il nome di Castel Bosso , contenea cir-
ca mille seicento famiglie turche, e mille quattrocento greche. GII abitanti si
soegHeano da loro stessi il loro voaYoda, che era sempre un Turco, atteso che
1 Turchi componeano il numero maggiore nella popolazione della città . Eran
pur dessi quelli che guardavano la cittadella : ma ora qui è tutto dei Greci .
Al di là di Carisio, Teggonsl sul decllTe del monte Ocha o di Sant Ella ,
le cave di marmo d* onde gli antichi estrassero le belle colonne di clpoUno ,
alcune delle quali adomano adesso gli edlfizi di Roma. Si trovano ancora
presso le cave colonne intere ; dopo essere stale scavate vennero abbandonate ,
attesi gli avvenimenti che cambiarono altre volte la situazione'della Grecia .
Verso la sommità del monte, il calcareo cede il luogo al gnels; vi si ve-
dono crescer del noci ; ed a quella altezza un viaggiatore Inglese ha scoperto gli
anranzl di un tempio di singolare costruzione, che sembra non essere stato In
akun modo conosciuto da Pausanla . Questo monumento fu costrutto di
grandi pietre, sopra alle quali erano state poste larghe lastre ; la porta d' in-
gresso rlstringnevasl in alto come quella de* templi egiziani. SI trovano pro-
babilmente pocU templi greci che siano stati costrutti in luoghi cosi elevati •
cosi solitari .
Il Settentrione dell'Isola è ancor meno conosciuto del Mezzogiorno, essen-
do abitato da un popolo barbaro dal quale non si può sperare alcuna ospltali-
tàf eda cui 1 Turchi medesimi non poieron imporre il loro giogo .
AMoao
Poastamo oooslderare Andro come un' appendice dell' Bnbea ad austro. Ben-
dkt montuosa , l' Isola contiene pianure di gran fertilità e bene Irrigale, che for-
Blacono a IS,000 abitanti , sparsi In una trenUna di villaggi , 1 grani , Il vino ,
r olio d'oliva , e le frutta onde han bisogno per II loro consumo : possono an-
cora dar via alcune delle loro produzioni , come sarebliero arand , che -tpedl-
foono ad Atene ed In altre dita del continente greco ; come pure la seta , onde
U prodotto forniva appresso appoco l' ascendente del tributo, che pagavano
annnalmente al capitan pascià e ad una delle sultane . Questo commerdo di
trasporto occupa all' incirca quattrocento marini ed ima quarantina di basU-
meoti .
p-
il8
MARCBLLDS
Seiro , a borea-oriente dell' Eubea, non raochlode nel suo ronghloso eirtal*
to y ebe treceDto famiglie Grecbe y ed un foto borgo » ove risiede II Tescoro
dell* isola. — il re Llcomede, cbe In antico regnart sa guest' Isola , non doveva
esser neppur potente quanto oggi è 11 duca d'AnhaU-GoeCben. — Tedesi
bene dalle rovine disperse qua e là, e dalla naturale fertilUà delle valH fra le
sterili rocde, cbe Sciro fu In antico piU abitata» e che potrebbe esser coltiviU
assai meglio.
I sudditi di Ucomede erano probabtbnente più laboriosi o meno oppres-
si degli attuali Isolani; se un altro Achille volesse adesso celarsi fra le donne
dell' Isola , troverebbe appena una casa ove un personaggio suo pari potesae d*-
oentemente abitare . — Le antiche cave di marmo sono abbandonate , e non
contribuiscono più ad ornare I tempU né a rivestirle case. -^ Orca 150 SdroCI
vivon sul mare . Sulle roccia dell' isola errano molte capre s onde 11 latte» qui
come In tutto l' Arcipelago » è Impiegato a fer eccellenti formaggi .^Pinl,
lentischi, lauri -rosa, mirti e guercie verdi crescono Ora gli scogli, coma
pure ceppi di vite che producono buonissima vino .
Il porto di San Giorgio trae il suo nome dal monastero situato sur uno sco-
glio ; dipende dal convento d| Santa iaura, sul monte Athos. —Altre volle
r isola godeva A poca sicurtà, che era stabilito per regola » che, nel caao
In cui i corsali o pirati portassero via il cadi turco di Sciro , la comunità gre-
ca, rappresentata da tre protogerl eletti annualmente, lo riscattasse, li suo va-
lore dipendeva probabilmente dall' estimazione che I corsali ae foceano .
Cosa sorprendente I Nella guerra della Independenaa Greca , la lotta mi
mare fti sostenuta non dalle maggiori isole che sorgono nell'Arcipelago,
Gandia, Eubea, Lesbo, Chlo, Sodi, ec, ma sibbeae dalle più piccole di
come Idra, Spetsia, Ipsara e Casso: da ques|i seogll, popolali di nomini da
gran tempo laboriosi , Intraprendenti e ricchi , uscirono q^peUe armale noma*
rose di bregantlni destrissimii que bruUOH formidabili, che IncendIavuBO t
kr tremare le flotte di grossi vascelli , fregale e corvette, spedila dai despoti
di Costantinopoli e di Egitto contro gli EUeni. È noto come i dlsceadenli degE
antichi Greci uscissero vittoriosi da quella lotta lunga e tremenda, lairapraBa
contro i loro tiranni: ma è noto aitre^ quanti dQlorosl sacrifizi attesa la inogua-
glianza della pugna, occorse che i Greci focessero: nulladimeno, l' amor di pa-
tria , l'eroismo, non mai nd punti estremi abbandonoUi, e quella costanza fa
la salute della nazione , che si rigenerò . Qui non vogllam ricordare che la sveo-
tura di Ipsara , secondo che un isterico greco la narra ; percliè quel fttlo fa
bel contrasto collo stato de'GrecI al tempi del Maroellus.
VIAGGIO
419
• La flotta dt GMtaiiUiiopoll e quella «l'Alenandria dovevano agire slmulu-
■eameDte. La prima fa IncarloiAa di distruggere l' Isola d'ipsara, l'altra, che
aveva a bordo pli di cinque mila uomlal di truppa da durco , fu destinata
a iogi^iogare r isoletta di Gassos^ ed a ridurre gi' insurgentl di Gandia; dopo
él cbe, le due flotta dovcvaa rinoln» I loro slòrtt contro 11 Peloponneso • Se
le Isole d' idra e di ftpetla ftirono i prapugiaooM delli penisola e del Httorale
della Grecia continentale^ 1* Isola d* Ipsara serviva ad esse di posto avamato, e per
la sna situailone vicina all' Asta cagionava Inqulcteue cootlnne al gofvenio ot*
tanumo. ipsara obbligava 1 Turoiil a starseoe conttaiismenta sulle difese; tutta
le costa dell'Asia Minore» dal oapo Sigeo fino a Budnin, r antica AUcamu*
so 9 erano esposte agli assalti degi' Intrepidi Ipsaroti ; paftkoiarmeata mlna»-
ctavano la citta di Smirne , che ò la prima scala dei Levanta ; I PardatUi ii
trovavano in. stata di Uoooo, t causa di una folla di barclta armale dagtt
Ipsaroil , cbe catturavano tutti I piccoli uavigll turciii . Gli ammiragli otto»
mani paventavano plik l' incendiario CaiMris « che gH seogll e lo tempesta r e le
divisioni Ipsarota erano nella prima fila delle forze navali della Grecta: laoo»
de II sultano risolse di far tutta per disbrigarsi di un nemico si pericoloso •
Il grand' ammiraglio Kosrev-Pascià , che aveva sostemita la slessa carica al»
cunl anni avanti , conosceva gran nuBaero di primaU fra gì' Isolani del mare
Bgeo. L' isola di Sira, popolata da cento famiglie Ialine nemiche de' Greci
a causa dello scisma rettgloso» conservava sempre queir animosita che il ta*
natlsmo aveva ispirata ooMro ta chiesa d' Orienta » alcuni abitanti di quest'i*
sola facevan da spioni per servire 11 gowrao turco. Ver loro meato II capitan*
pascià ordiva sottomano una trama contro ipsara j I suoi emissari , ascosi sotta
U manta delta religione cristiana , andavwo ad ipsara, e protestandu afttfl
di oeMmercta , esamtatavano le flbrtlAoaAinl , ne conraassegnavsnn 1 lati de*
boli, svelavano lo stata delta marina ed i progeUl degli ipsarati» e rendevano
informato l' amaÉragUo luteo di lutto questa particolarlta • Finatanenta guada*
gnarono un certa Cotta» d' origine lUIrto, e che» godendo delta piena fidaste
degli ipsafotl aveva 11 comando di una battaria posta sur un punta dell'Isola
rimpetto ascogll dUDeili ad approdare. Questo traditare forai al capitan peseta
Il piano d* tavasione .
• L'ammiragUo ottomano usd dal Dardanelli venoii mese di maggto, e per
assonnar gli Ipsarotl impegnò mi Uso auneco» sbarcò uIcium csnlinata di soldati
suU' bota di Scopata » punto ndlltare che intercetta la eomunlcaiione Uàlm^
satanica a l' Bubea. La gnmniglew di Scopeto» forte di otteeeni'uomlnl|Sol-
ta gli ordtal di DlaHnndy, soonfissa le truppe sbarcata e ta risptaise con perdW
ta. Conw l' ammiraglio aveva previsto , questo leggero vantaggto ingannò gD
ipsarotl! credettero eia l' amniraglto non oserelibe grandi colpi i aan II fta^
ho Drcasso, dopo av»r piuaa a bardo de' suol lasoeUi etaquemlla Macedoni
■ai golfo di Teasalontaa» ritornò nell' istanta a Mililene, ove imbarcò ancora
otto ta nove mite AHaUd; e per taganaargr Ipsamll» ta correr la vose delta
dlsperstone delle truppe macedoni e della mortallta fra le asiatiche •
420 MAECBLLCS
t Gli abitanti d'Ipstra» nd tre anni chepreoedettero la catastrofe della loro
itola, s' eraDo costantemente occupati a fortlllearla» e 1' arevano messa In stalo
rispetiabil di difesa . Oltre le batterle irnialnite sa rari punti aceeisiblll , era
stato oonvertito In cittadella un monastero costruito di pietre e dedicalo a
San Nlccola ; era guemlto di cannoni , circondato di fossi e laYorl esterni , ed
occupato da settecento Macedoni. Per la qua! cosa, contando solll scogli onde
V isolaé dreondata, e sul buono stato del loro baluardi gì' IpsaroU si €red»>
vano al sicuro da ogni irruzione . Tuttatia sospettaron ben presto ostili prò*
i getti, invece di armare I loro bregantlnl ed i loro limlottl per respingere 11
j nemico, tolsero 1 timoni de'ioro navigli affine di battersi da disperati; abban-
i donarono l'elemento dove avevano la superiorità pel terrore cbe inspiravano
i ai nemld , e vollero misurarsi con essi sulla terra ferma , ove Canaria noo
! poteva Incendiare i suol vulcani . Questa fatai misura li perse. — D'altron»
j de eran si pieni di fldnda, cbe non prestarono veruna attenzione agli avvisi
j degli Idriotl e degli Spezioti sul progetto dell'ammiraglio ottomano ; li quale,
quand' ebbe tutto preparato a Sitilene , Inviò agi' Ipsarotl dei parlamentari
per propor loro di sottomettersi.^ La risposta » ior dissero gì' Ipsarotl, vi sarà
data dalla bocca de' nostri cannoni .
• Ben tosto la flotta nemica, composta di dugento vde, compreseri le bar-
cbe cannoniere ed i trasporti , avendo più di quationUcI mila uomini a liordo»
si presentò davanti l'isola e ne cominciò il bombardamento. L' ammiraglio
diresse contro 11 porto un attacco simulalo» ed i trasporti manovrano come
per slMrcar su quel punto, ndla mira di attirarvi tutta l' attenzione degi'lpsa-
roti, 1 quali non oltrepassavano 11 numero di tremila contando ancora 1 seilt>
t
i cento Macedoni • Besplnsero due assalti de' barlMri , e mandarono a fiondo
vari trasporti pd fuoco ddle loro batterie; però in mezzo alle nulli dd ftmio ,
li nemico distaccò una parte della sua flotta verso la parte opposta al porto, là
dove era posta la batteria comandata dal traditor Gotta . I Turchi non incon-
trandovi che una debile resistenza , eflèttoarono senza ostacolo il loro sbarco
ed assalirono la batteria . Allora il traditore passò dalia parte de'TurcU ; ma
I nel medesimo istante lù colpito da una palla da im Ipsarota, Istrutto troppo
tardi della sua perfidia: coloro che guardavano questa t>atteria>, si fecero tagliare
a pezzi sui loro cannoni . Fu ugualmente tolto im secondo fortino più presso
alia città , dopo un' ostinata resistenza • — Già II nemico mardava sulla dita,
e gì* IpsaroU , che erano quasi tutti accorsi al porto , non ne avevano ancora
alcuna notìzia : noo se ne accorsero che quando si trovarono tra due fboehi •
Allora corsero in disordine ver la dtià per salvare le loro mogli ed I loro
figli : Il sangue scorreva per le vie; dascuno difendevasi con furore, ed i Tur-
dit Btavau per esser costrdti a battere la ritirata, quando V ammiraglio, pro-
fittando del disordine, sbarcò dei rinforzi cbe piombarano sulla città . Attao»
ceti da ogni parte, gì' IpsaroU s' aflkticarono di salvare le proprie famiglie sul
loro vascdli ove si battevano da disperaU. Le donne che non poteron fuggire,
venderon cara la Ior vita : col moschetto alla mano immo laron nemid e peri*
VIAGGIO
421
roDo da eroine ; nessuna donna Ipsarota cadde tÌvb nelle mani de' barbari.
Undici coraggiosi Ipsaroli , avendo visto sbarcare alcuni Turchi , piombarono
su loro all' Improvviso , Il tagliarono a peizi , s' impadroniron del naviglio e
portarono la nuova del disastro all' isola di Spezia . Un pugno d' Ipsarotl e di
Macedoni si gettò nel convento di San Nlccola , ove si difesero per due giorni ;
ma assaliti da tutte le bande da migliaia di barbari , risolvettero di seppellirsi
sotto le rovine, cagionando al nemico il maggior male possibile. Laonde, una
gran quantità di polvere fu posta nei sotterranei del monastero ; quindi fu inal-
berato lo stendardo della resa: nell'istante più di due mila Turchi riempirono li
fossato ed attorniarono le mura; quando , tutto ad un tratto , l' edificio saltò
in aria , e copri delle sue rovine i vincitori ed 1 vinti .
• Idra e Spezia seppero In ventiquattr'ore la catastrofe della loro sorella ,
e fecero rimbombare grida di vendetta : ~ Imbarchiamoci tosto, esclamarono
i Miaull , i Tombazi , i Criezi e gli Andrutzos : il nostro coraggio supplisca alia
precipitazione de' nostri preparativi d'attacco . — Neil' intervallo di due giorni ,
sessanta bregantini da guerra fecero vela, e il 7 luglio, vale a dire quattro gior-
ni dopo il disastro d' Ipsara, giunsero in vista di quest' isola. Scuoprir la flotta
nemica e piombarle addosso fu un solo momento ; ma l' ammiraglio Turco
tagliò preci i'itosamente le sue gomene , abbandonando alla loro sorte le milizie
discese a terra , alle quali lasciò pure una quarantina di barche cannoniere ed
altri navigli per salvarsi . La flotta greca attaccò questi navigli che prendeva-
no la fuga , ne mandò a fondo una parte , perseguitò le altre fino all' altezza
di Scio , incendiò ed uccise quasi tutti coloro che le montavano . Quindi ritor-
nando ad Ipsara , 1 marinari vi sbarcarono e passarono a fil di spada i musul-
mani che V eran rimasti »...
*i
IV.
51
ESCURSIONE
NELL'INTERNO DELL'ANATOLIA (1)
opo ai'«r tauo luuilt nottrì iirepirallTl
{ dice UD giovane TlaggUiorn e ad un
tempo rihiiatlMlmo leueraio traocese)/
addi 13 gemulo 1837, aJic imdici dell*
mitilna , uMlmmo di Smirne pel oonte
delle Caraaattt , montali sopra cavalli presi a retlura per lo o li) glorol ,
tempo cbe durei^ questa nostra cKurelone.
Dopo aver la«:lBlo alla DMlra dlrìlta 11 monte Pago, coronato degli avan-
ti della sua antica cittadella, d«i abblam tardato a vedere Kara-Bunar (I
bagni di Diana } ed I luol rìdenti gUrdloI . Il paese cbe ti percorre da Smirne
fino a RiB è fertile e vario : vasta plaolaglODl d' olivi ■' erodono attraverso
la pianura, e foreste di dpreasl s' ianalzauo nei cimiteri abbandonati; vedete a
iilnlstra la catena del Mpilo, • dritta quella del Tmolo, onde il Ranco coperta
di pini e di altri alberi oITre punti di veduta iDcanteroU i W leode del Tuni-
(0 rerf.ia pag. «1.
424 MARCBLLUS
ki , erette a pie di questa montagna , completano I bei paesaggi affatto nuovi
per me. I TurukI sono musulmani della setta d'Ali ; vennero dalla Persia ver-
so il cominciar del IX secolo : questo popaio nomade non vive che del pro-
dotto de' suoi armenti , e nun conta che circa seicento famiglie sparse nel
cantoni d* Aidln e di Kutayèli . 1 Tumidi non pagano cbe un tenue trllmio
ai pascià di queste contrade , cbe loro abbandonano le terre incolte ove fan
pascere i loro bestiaiyi «
MUri K KAflflABA
Sette ore di cammino separano Smime da Nifi , borgo composto di trecen-
to famiglie metà grecbe metà musulmane. Questo villaggio è gradevolmen-
te situato appiè di un forte In rovina. Nel giardini di Nifi s'eleva una vec-
chia torre , cbe, secondo le tradizioni, fu dimora di un signor greco — » Que-
sto signore, dlcevaml un abitante del villaggio, aveva una figlia assai bella, pro-
messa in sposa ad un giovine principe di Filadelfia ; il giovinetto essendo ve-
nuto a visitar Ta sua fidanzata la trovò morta: or Nifi In greco moderno ,
vuol dir fidanzata, e questo nome è rimasto al villaggio ed alia torre. > — La
vegetazione è vigorosa nei dintorni di Nifi ; noci ed altri alberi fruttilNi ivi
sono in gran numero .
Ci riponemmo in via il I3, al levar del sole, dirigendoci verso grecale. A
un'ora di distanza lasciammo alla nostra diritta un ponte di cinque arcbl, sur
una riviera che porta il nome del villaggio cbe abbandonavamo . Arrivammo
a Kassaba dopo otto ore di cammino , traversando una vasta pianura ove
quasi non crescono cbe tamarindi .
Braci stato detto a Nifi , cbe la peste faceva grandi guasti a Kassaba; e la
vista di vari montlcelll di (erra di fresco smossa , sembrava confermarci questa
' dolorosa novella . Però sapemmo beo tosio , che quelle tracce recenti non era-
no opera delta morte : celebravasl allora il Bairam , e durante questa festa l
Musulmani depongono dei rami d'alberi sulle tombe, e srouovon la terra co-
me per renderla piò leggera a coloro eh' ella ricuopre . Avvi in questa rimem-
branza qualche cosa di profondamente toccante ; Il pietoso Osmanli associa afte
gioie del Bairam anche coloro da lui altra volta amati sulla terra! — Quest' an-
I no il Bairam ha cominciato con un Infortunio a Kassaba ; un uomo era an-
dato allo spuntar del giorno a ^visitar ta sepoltura della sua donna morta
> da una settimana: mentre egli spargca di fiori quett' avello, un tremito lo
I colse alt' Improvviso per tutte le membra, e mori sul sepolcro di colei ond* era
[ venuto ad onorar la memoria .
Kassaba conta cinque mila abitanti : mille Greci , cinquanta Armeni , ed
il resto Turchi . Le due nazioni cristiane hanno una chiesa; 1 Turchi otto mo-
schee . L' Industria principale di questa città è il coione, cbe trasportano a
VIAGGIO
415
Smirne sopra cammtill . I poponi di KasMba meritano teramente laveputaxlo-
ne che si sono ratta in tutta r Anatolia •
Kanaba non dipende da nessun pascià ; 11 prodotto delle imposlaiool é ri-
serbato alle odalische del Gran Signore . VI sono sempre stato nell'Impero ol*
tornano piccole città » onde le rendile Turono particolarmente destinate alle
donne del sultano . Kassaha è aflUtau ad un mussellno» che paga tutti gli anni
al serraglio una somma convenuta: poi 11 mussettno vessa più che può per
rtlàrsl del denaro ohe invia a Stamhul • e per guadagnarne tanto per vivere e
per metter da parte •
■AmDi
La dlstanfa da Kassaba ir Sardi é di quattro leghe, la strada va da borea
ad austro . A tre ore da Kassaba Incontransl due villaggi turchi ; uno detto
Devreut r altro Organiéh . La strada passa di meno ad una Incolta pianura :
vedevamo di tanto In tanto lunghe file di cammelli che portavan ÌMlte di co*
tono a Smime ; alla testo deHa caravana era un tuvoo assiso sur un asinelio ,
che suonava con trascuratesta un mandolino $ la caravana non foeeva II mi-
nimo strepito camminando , quantunque la fosse composta di pie di quat-
trocento cammelli accodati Puoo all'altro; non s'intendevano che i suoni
monotoni del mandolino della guida .
> Sari! Sari! (i) » gridò il nostro surudgi (guida), mostrandoci una
splanata copeita di erbe > dalla quale ergevano grandi trammentl di mura e
colonne ritte e cadute; era quelto l' avanio della grande ed opulenta Sardi : al»
cune tende di poveri Yuruki occupano li luogo .dei palaui e del templi del-
la metropoli dell'imperio de' Lidi .
Siccome Sart é sulla via di Filadelfia , vi si trova una taverna tenu-
to da un veccbio Greco cencioso; colà passammo la notte del 14 gennaio.
Accanto alla toverna esisto un mulino mosso dall'onda del Pactolo, onde I
flutti non rotolano più pagUuaze d' oro > Il Pactolo è una riviera poco conside-
revole che gettaai neU' Ermo a due ore a grrco della città rovinato .
Una meia' ora ci basta per vedere gli avanil della cltià di Creso. Dietro
il molino sono 1 rottami di una chiesa dedicato alla santo Vergine ; la quale fu
costmtto con colonne e capitelli ohe probabUmento appartennero al tempio
di Cibele, si celebre a Sardi nei tompl pagani . A greeo del mulino apparisco-
no le rovine di un' altra chiesa consacrato a san Oiovaant . Groaae mura dt
mattoni si mostrano In memo alla città; son quali», dicasi, gii avanai della
^ania<a 0 reggia di Creso. L*edifiilo doveva easer grandlssiroo poiché le sue
fondamesito s'estendano ben lunga. Questo dimora :rcale serve adesso di presepio
alle vaoebe. —iia cittodoMa è ad austro di questi avanzi; consisto In una jùm^
(I) Sari > è il nome che i Turchi danno a Sardi .
42«
MAHCBLLUS
lagna aOStf to a perpendieolo, drooodata da triplice muraglia che svùìm sfida-
re il tempo per la sua solidità . Ho veduto in cima della montagna, la torre di
scoperta edificata dai Persi ; ma invano Tt ho cercato 11 tempio di Glo? e OHm-
ploo, che Alessandro vi fece innaliare dopo che Sardi gn ebbe aperte le sue por-
te. — Le più interessanti rovine dell'antica città , sono distanti tre quarti di
ora a libeccio del mulino , in una valle pittoresca in fondo della quale scorre
una riviera, che discende dal monte Tmolo. Queste rovine eoa quelle del tem*
pio di Clbde; due colonne d' ordine Ionico stanno tuttora In piedi , e attorno
ad esse giacciono pezzi di ftistl di colonne^ frammenti di ardiitravl e di conilciy
grandi capitelli di ammirabile lavoro; l'architettura greca forse non produsse
monumento pie perfetto di questo .
Non starò a ripetere quello che I libri antichi e* insegnano drea l' Istoria
di Sardi ; ciò sarebbe ostentar qui un' erudizione da collegiali: ma un bcto mi
viene a memoria, cioè le curiose scoperte fatte da Alessandro negli archivi detta
metropoli de'Lidi. Il figlio di Filippo vi trovò dei documenti, che gli rivelaro-
no la liberalità dei satrapi per impegnare 1 Greci a far la guerra ai llaoedeiil :
alcune lettere di Demostene conservate In questi archivi, gì' insegnarono, che 11
grande orator di Atene non avea sempre respinto e sdegnalo l'oro deH'Aaia !
Se fosse ancor d'uopo provare il nulla delle umane grandezze, potrebhonrt
f aie i più bei discorsi contemplando lo stato presente di Sardi . Questa dtiA ,
che riceveva i tesori di dieci nazioni ; questa città , ove U re Creso deificiva la
ricchezza , e tutto da Id ripromettevasl , piacere , feiidtà , consolazione , spe-
ranza ; questa città, Infine, che Floro chiamò Seconda Roma , altro ora non è
che squallida , trista solitudine . Non più commercio, non più cultura, non più
oro sulle rive del Pactalo l La tenda del miserabile Yurulro è quanto trovia-
mo in questo paese d^ Sardi , un tempo si opulento 'e famoso I !
AMéAneUL m ASTICA ra.ADczjnA
Ondid ore di cammino conducono daSardi ad Aiascer ( città Variegata) , e
non Allah 'Seer (città di Dio) , come la chiamano quasi tutti I viaggialorì .
Passammo la notte del 15 gennaio in im porcile affumicato, posto sulla via a
sette leghe da Aiascer . Un vecchio Turco d ricevette con aria incurante in
questa capanna : il nostro albergatore, Vohamed, non pensando clie l'Idioma
degli Osmanli ci fosse incognito, d indirizzò direttamente la parola: ma fu
grande la sua sorpresa quando seppe die non sapevamo il turcol Mohamed non
erasi ancora imaginato, che d potesse ossero nd mondo un altra lingua oltre la
sua; laonde non cesMva di stupire davanti a noi , continuo portando le ma-
ni sulla sua testa e dicendo : Moich- Allah , Jfosdk- AUah ! (maraviglia di
Diol maraviglia di Dio): sono dungw 9vUa ttrra uomM che parlano it»-
gua diversa da quella degli Osmanli T
Aiascer, antica Filaddfia, è edificata a pie del monte Tmolo, detto dai
Turchi Kestenus - Dagh (montagna bianca), a cagione ddla neve die corona
VIAGGIO
427
eternamente la sua vetta. Filadelfia é dreondau da forti mura , su vari punti
smantellate dal terremoti $ ma la dttè moderna, assai povera e molto sporca ,
non occupa lutto lo spedo chiuso dal balurdi •
Alaseer possiede pocbl altieri fruttiltorl; 1 prlndpall prodotti della sua cam-
pagna sono I graid , Il cotone ed 11 tabacco.
Alaseer conta ia,000 Turebi e 3,000 Gred ; I Musulmani v'hanno otto mo-
schee, e due clilese 1 Cristiani. Voi non sapreste Imaglnare con qual premura
mista ad orgoglio e pietà, alcuni Cristiani di Filadelfia d mostrassero nel re-
dnto de' baluardi una chiesa antica , die tuttora conserva grandi e forti mu-
raglie, sur una delle quali scorgesi l'immaghie di San Giovanni evangdlsta .
La comunione cristiana di Filadelfia , é computau nell'Apocalisse tra le Sette
Chiese d'Oriente $ e questo tempio , onde le mura sono rimaste satde a f^nte
ddle invasioni musutanane, apparisce qual vero testimone di Filadelfia tutta
cristiana.
I Cristlaid di Filadelfia sanno a mente le parole dell'Apocalisse relative
alla lor Chiesa ; le madri le insegnano al figliuoli appena cominciano a parlare:
ogni sera , ogni mattina , il cristiano d' Alaseer pronunzia quelle parole , co-
me noi l'orazione dominicale.— I Filadelfiesi son sempre stati difensori zelan-
U ddla fede cristiana . Nei 1306, Filadelfia ni la sola dttà greca dell'Asia Mi-
nore, che ricusasse ricevere il turco Bayazid o ììti^Kt . La maniera onde Alah-
soer cadde in potere dd figlio di Murad II, merita d' esser raccontala .
Bayazid, vedendosi neir impossibilita di rendersi padrone di Filadelfia ,
reclamò, per assicurare li suo progetto, il contingente de' suoi nuovi alleati ,
il crai di Servla e l' imperator di Bisanzio : Mannello intimò al comandante
greco di Filadelfia di abbandonare la piazza , e di ricevere un governatore ed
un giudice turco ; ma il capo della dttà rispose ali' imperatore di Costantino-
poli , che tradkeblie 1 suoi condttadini consegnando Filadelfia ad un barl>aro :
Bayazid, preso da collera, ordinò alle truppe greche, comandate dagli impe-
ratori Blsantini suoi alleati, di Impadronirsi esse stesse di Filadelfia, e Giovan-
ni Paleologo e Mannello, ascesero primi all' assalto della lor propria città , per
consegnaria al sovrano ottomano, ed accettarono dalle mani di Bayazid il prez-
zo dd loro zelo o pittosto della loro indegnità . Il feroce sultano fece poi mas-
sacrare il comandante di Filadelfia ed una parte degli abitanti (i).
Albergavamo in Flladdfia in casa di un giovine prete greco: avendo sa-
puto che andavamo a Gerusalemme , Il papas tenne con noi discorso circa
il fuoco sacro che il saliato santo miraeolosamenie s' accende nel sepolcro di
Gesù Cristo. Citerò un fatto che vi darà certa Idea degli ecclesiastid di Alah-
soer ; i Biblisti Ingled vennero ultimamente a Filadelfia , e offrirono ventimila
piastre (circa quattromila cinquecento franchi) al preti greci della dttà, se
volevano astenersi dal prevenire contr'essi I Cristiani della loro giurisdizione;
ma le ventimila piastre non furono accettate , ed i propagatori del protestan-
(I) DeHammer, Storia HeW impero ottomano.
4S8
MARGELLUS
» Ire
da
Unno non fecero ilcuii prowltle In FltodeUlas cont«8D» Unto pie
devote» Inquoito che qiiegM ecdcflailld mdo pomMaà, ed in gBDerale
rantl e niperstlilosl .
Il 17 géBoaiò , nd momeiiio In cnl stevaao per partlfe dt
papassi Tennero a darci la benedlifcme: si poaer davanti a noi ,
una nano nna torcia accesa e dall' aUra mi libro nel quale lensvano
re ad alta voce : queste oradonl Indirlisate al deio per noi» ci toesiroao
siccbé ne rìngrulanimo i papassi : ma e's' aipeltivan da noi qnaldie
più elle lempUid ringrailamenti ; laonde, qoal fti U imo tmhtmmmo
videro salire a cavallo senza scior le nostre tierse t Uno-dl queste buosd
non potendo più comeàersl vedendoci partln, Gl'eoi damandiroapertamenie
la mancia : — avemmo pietà di qnesta santa gente» ed IncarfeamaBO 11
Interprete ebe lor desse il prezzo di quelle «rasionl .
di
d
pntl»
TAIPOLI SVI. anAVORO
Andando da Pllsddfia a Tripoli , camminammo sulle tracce della via che
tenne 1* Imperador Federigo Barliaro^sa da Gallipoli fino alle rive del Selcfk ,
ove co' suol crociati Alemanni perse la stnida : siccome essi , noi camminam-
mo In quell'immensa pianura , che ha per confine a messo giorno I monti
Tmolo e Cadmo, e a borea la giogaia del Bellendge-Dagh . l>opo due ore di
cammino da Filadelfia , arrivammo all' estremità orientale della pianura , ove
conghmgesi la catena del Tmolo con quella del Bellendge-Ilagh e conalnclano
I Messogi, monti che offrono da prima una valle stretta e tortuosa , In fóndo
alla quale serpeggia nna corrente d* acqua Hmplda adombrata da pioppi e
platani . Dopo aver passato 11 villaggio di Devrent, situato sni declive occiden-
tale d* una delle pendici che limitano la valle, si cammina per tre ore a traver-
so ad una foresta di piccole querce , d'abeti e di larid. lasciammo dietro a
noi quelle montagne , pelle quali nel 1 190 passarono I crociati Tedeschi » ed ar-
rivammo a Tripoli , città situata a nove leghe da Filadelfia .
Niente di considerevole è rimasto delf antica Tripoli del Wtmuùro. Un Tea-
tro onde I gradini sono scomparsi , pietre disseminate, tracce di bainardly co-
lonne cadute sur un vasto rilevato seni' alberi , seni' acqua e senza verdu-
ra, ecco quanto si presenta ali* occhio del viaggiatore. Un gran cnunilo ne-
riccio, sormontato da un' enorme torre, unico avanzo dell'antica dttadelta,
domina l'alto plano ove una volta sorgeva la dttà di Tripoli .
Strabene che ci ha ragguagliato di tutte le dttà anttcbe ddla pianura del
Meandro, non parla di Tripoli. Il silenzio dd padre defia geografia proverebbe,
cbe Tripoli al suo tempo non esisteva . Troviamo il nome di Tripoli nd libri
religiosi: dicono cbe in questa città san Bartolommeo predicasse l'Evangelio,
a che san Filippo vi patisse il martirio per la difesa della fede cristiana .
VIAGGIO 429
Nel 1306, Tripoli cadde in potere de' Turchi per uno slratlagemina : I sol-
4Ìaii di Kertnian s' introdussero nella città travestiti da mercanti , ascondendo
le armi In sacch I di grano ed In balle di stoffe .
A greco di Tripoli è una valle , formata dal pendio orientale della colli-
na ove fu costrutta la cittadella di Tripoli , e da un' altra collina Isolata nel
BNBO della pianura ; Il Meandro » onde le ripe sono la questo luogo coperte di
salici e canne» sbocca nel piano per questa valle . Non è dubbio che ella non
sia i/uel vaUone ineanievole pC«no di mirti , fichi e eardamond , del quale
parla il cronista Antbert. I cfociaii Tedeschi condotti da Federigo Barbarossa ,
aocamparono in questa valle pria di passare sulla riva sinistra del Meandro ;
traversarono quindi la corrente del LkOi che gettai nel Meandro a bores di
TripoN ; e dirigendosi a levante, i pellegriBi d' Alleroagna arrivarono a Laodi-
eoa y dopo due ore di oamBlno . Non so In qual libro II Chandler abbia potuto
scoprire che Federigo Baritavoisa, tocoo dalla buona accogllenia de* LaodIocsI *
si Mise In ginoodilOBi danntialle porlo della città , e piegò per la prosperità
de^suoiaMtantt.
Passata la notte nel villaggio di Kasslenldgèh , situato un'ora a ponente
di Tripoli, riprendemmo la nostra tirada alla volta d'oriente . il tragitto da
KtssIenMgéfa a Degntsieh è di cinque ore. SI attraversa il Meandro sur un ponte
di legno male assicurato , non lunge dal borgo di Barrai -levi , e si arriva a
Degnlslèh camminando per una pianura fertile ma priva di culture .
Degnlslèh non rimonta al tempi antichi ; la sua origine é musulmana .
Sono drca canto anni che nna metropoli di questo nome sorgeva a una lega a
ponente della città attuale: l' antica Degnlslèh fa distratta da un terremoto , e
la sna popolarione , composta di tredici mila abitami quasi tutta perì : quel
poehi Turchi che fuggirono alla morte vennero a stabilirsi hi meno alle ricche
campagne ove vediamo adesso Degnlslèh . Questa città conta quindici mila Mu-
stthnanl , tremila Greci e due mila Armeni . Nel 17S4, il Clandler non aveva
trovato che alcune capanne a Degnlslèh ; Il prodigioso lucremento di qoesta dt-
là, non reca sorpresa aHa vista delle fl^ill campagne In meno alle quali é co-
strutta: il circondario di Degnlslèh è del più ricchi e fertili dell'Anatolia $ Il grami,
n cotone, lefrutta d*ogni speco vi abbondano; laonde i Turchi hanno chiamato
Degnlslèh 11 Damasco dell' Asia Minore (ili- Seiam - AwuMi ) . Ma In quo-
i SI' Eden avvi una nailone che geme f È la greca . 1 toia» di Degnlslèh son
sempre scopo agli insulti , alle vessarionl del Turchi : qui li povero Greco non
cammina che tremando accanto al fiero Musulmano, che lo considera come
un vile schiavo.
IV. 55
4)0 UABCELLDS
WLOyimm di i.aodicea
Abbiamo Impiegalo due giorni a visitare le rovine di Laodìcea e di Gerapo-
li del Meandro. 1 grandi avanti di quelle città celebri non furono ancora de-
scritti In modo completo .
Laodirea , chiamata dal Turchi EsH - Bissar (Castel Vecchio ì, é stluiu
alla distanza di un* ora di cammino a borea da Degnlalèh , sur un vasto alto
plano staccato dal monti 11 essogl . Le prime rovine che colpiscono lo sguardo
arrivando ad Eskl- Rissar , son quelle di uno stadio, lungo cento passi su din
quanta di larghena . Questo stadio conserva ancora ventidue file di sediti
di marmo bianco. All'estremità occidentale del monumento esiste una porla
arcuata di marmo, pella quale 1 gladiatori entravano nair arena; sulla qual
porta é un'iscrif ione greca che dice : » che lo stadio Tu cominciato sotto il con»
solato di Augusto Vespasiano , figlio dell' Imperatore di questo nome , e con-
dotto a termine da Traiano nel novaiitadueslmo aimo dell'era cristiana. •
A ponente dello stadio é tmtdofro, con venticinque file di cedili : l'Ingresso
è rulnato , ed ingombro di colonne scannellate , di capitelli e di cornicioni» il
tutto egregiamente lavorato .
Va un teatro molto più grande, che fo fronte alla pianura ove scorre il
Meandro, trovasi a grecale : vi si contano cinquanta file di gradini di mar-
mo, ed ha quattrocento passi di circonferensa . Questo monumento è ve-
ramente magnifico , maestoso : al suo cospetto uno senlesi compreso di gran-
de ammirazione per l'antico ingegno che lo eresse, e provasi un' impreasiooe
piena di tristezza nella solitudine in cui è : bramasi rendergli il suo popolo
ed I suoi gionil di festa ; vorrebbesi vedere ancora net suo recinto la moltitu-
dine, che applaudiva al capi d'opera drammatici della greca letteratura .
Camminando sul suolo di Laodicea, incontransi ad ogni passo frammenti
di grandi colonne, di capitelli corinti di stile purissimo , pezzi di marmi pre-
ziosi , brani di mura formanti perfetti quadrati : son questi avanzi di templi»
di edlfizi pubblici , di palagi ? Mi sarebbe impossibile risponder con preci-
sione . Se intraprendessi descrivervi tutte le vestigia della città di Antioco »
cadrei In una inevitabile .confusione; devo limitarmi a mostar quelle rovine,
che nel loro stato presente conservano ancora la forma dei monumenlo cui
hanno appartenuto .
Laonde non dimenticherò gli avanzi considerevoli di unyiiMMUtò» che
sorgea in mezzo alla città : più hinge è un terzo leitfro ove appariscono larghe
gradinate di marmo : a levante del ginnasio, alla distanza di cento passi, trovasi
una slaiua muliebre colossale , giacente accanto all'enorme piedistallo su cui
stava ; a questa statua mancano testa e braccia, ma il busto, le gambe , il
panneggiato sono intatti e di ottimo gusto .
VIAGGIO
431
Le rovine di Laodlcea caoprono ani montagna chiatta, che gira circa una
lega: il suolo n*è caTemoaoin vari punti e roTesclato, e senza dubbio ascon-
de grandi rovine . Il sovvertimento di questa montagna è opera di terremoti, i
quali, più delle umane rivoluzioni hanno distrutti ibel monumenti di Laodicea .
Questa città (ìi scelta dagl' imperatori di Roma per capitale della loropro-
vincia dell' Asia Minore ; diversi edlfizi, degni della grandezza de* Cesari, sor-
gevano sulla montagna or desolata, ed ove altro non veggonsi che pietre senza
nome . Laodicea fu bella e ricca ai tempi dei Romani ; ella ritraeva rendite
immense dalla vendita de' suoi armenti , famosi pelle finezza della lana; ma
oggi queste greggio di pecore non pascono più nel campi solitari di Laodicea,
e perfino la razza di esse è perduta : colà non regna che la imagine della
devastazione; la vegetazione, che altrove generalmente spande un po' di vita
fra le reUqale degli edlflzi antichi, non comparisce in alcun luogo sul sepolcro
di Laodicea : solo il Lieo ancóra scorre appiè de' suoi baluardi come a' tempi
della sua gloria ! Beco ciò che avanza delia magnifica Laodicea , regina del-
l' Asia Minore .
ROvniE DI awBJkwota muv wtMAmnwiO
Seguitemi adesso a Gerapoli, alla Citià Santa, che! Turchi chiamano
Pambu-Kalèh (Castello di Cotone), a catfsa della risplendente bianchez-
za delle sue rupi . Partendo da Laodicea , si cammina per roezz' ora in una
stretta valle Irrigata dal Lieo; lasciando quindi questa riviera a mancina, si
prende la strada a borea attraverso ad una incolta pianura e paludosa : e in ra-
gione del nostro appressarsi, la collina di Gerapoli maggiormente risplendeva ,
1 raggi del sole la inondavano di luce. Questa collina gigantesca, che ha for-
ma di anfiteatro, vista da un miglio lontano slmigila ad una immensa cascata
d'acqua, tutto ad un tratto rappresa dal g^ e convertita in ghiaccio.
Traversammo II Meandro sur un ponte di legno vacillante, e dopo due
ore di cammino pervenimmo sul rilevato di Pambu-Kaléh, passando per un
sentiero ronghioso fiancheggiato di sarcofagi di marmo, ornati di festoni e di
teiiie di becchi .
Gerapoli fu consacrata ad Apollo e ad Bsculaplo, a cagione della virtù delle
sue acque; anche adesso le portan gran vanto pella guarigione del dolori reu-
matici, e soprattutto per le malattie cutanee: » Non mai morrebbesi, dicono
i TurehI di questa contrada, se ogni odo glorai si potesse fare un bagno nelle
acque di Pambu- Kaléh . • —Queste acque , che hanno eziandio la propietà di
dare alla lana un color porporino , soo calde moderatamente, e sanno di zol-
fo . Le loro sorgenti zampillano dal centro delta dttà: prima riempiono un ba-
cino di trenta passi di circonferenza , in fondo dei quale si elevano due gran-
di colonne di granita con capitelli rorinil; un'infinità di rnsoelleui vengono
fuori dal badno» e solcano In tutti 1 sensi 11 sito della città. Nulla è più eurlo-
10, e straordinario delle tracce che hanno lasciate le acque attravMw> al sito
432
MARCgLLUS
ociMpaio da Gerapoli : dlièbbeii che uveale mqa% ai ooiguliDO» tuMo le depoB-
fEODo 11 UrUro e fònoMo eanaletU ék fan» darlHiiBo di un sol paooy gial-
lognalo e bianco. Dopo mille e mUle giri » lulll 1 nifoeli Hnnieenml aallA
pendice della gran eelllna, onde gH occhi pooiono appMn lopporUre l'ab-
bagUanle blancheii8$ e colà «mm» gran nnnoio di aertiilol , opera delle acque,
ma cbe dlreblMnii t^miiaaMBCe acavall per bagnarrlii . Ib aeqoe ewooo dal
ferbatol gorgogliando , e il precipitano con ftncaMe giù peKa coOim da
finie mpl: Infine vanno a perderli nella pianare InigUa dal Meandro •
bone, Pausanla, VltniTio^ Uiplano, parlarono deNa pUrjpegatfona della
di Gerapoli; ma quarti antichi aolori non d hanno ineegnalo nnlladi paittoo-
lare su tale argomento: tutti finlseon col dire, che questo aeque farmaTie I
muri che cingcfrano I giardini della dttà lacra .
Alcuni Tlagglatori, fn gU altri II Ghandler, hanno crcduloche Qufenlo Smlr^
neo, nel MM decimo libro deHa Gvtmadi Tnfa, poncMe a Gerapoli l'auCro
tacralo delle ninlé, ore Diana dlweee akra volta dal dolo per contemplare II
bello Endimione addormentato ricino alle sue cavalle . Credesi che II poeta di
ionia parli della montagna di Gerapoli, quando dice: » Pare da lungo che tcor-
> ra lalte freico su quel hiogo ove Diana rt riposò aecamo al giovin man-
> drlano; a minor distanza direbbesi, che quella è acqua limpida ; ma a nah
» snra che d awtdniamo ad essa, quest* acqua vedesl fendwstla i e quando
» d slamo rapra , restiam sorprtsl di non trovarvi altro die un sempllco en*
» naie scavato nel masso. •
Ho cercato invano a Gerapdl 1* oscura caverna detta Plufonio, una dal-
le porte deH' Inismo degli antiebi . Il geografo d' Amasee pone querta cavcnia
sur una collina donrinata dall'alta rocniagnadl Messogia, appiè ddla quale sor-
geva la dttà saesa •
• Il Phitonio, dice Strahone, è circondalo da un balaustrato di pletru
dì cinquanta piedi di drcuHo • . Soggiugne averlo veduto pieno di un Aimodenao
ed inflètto . TuUi gli animali cbe appuBiiavan la testa a questo rednio mori*
vano neH* istante.! polletl soltanto, saecrdoti di Gibde, anpeiavano 1 mlasual
mortiferi esahmtt da quarto luogo terribile . -- lo ho veduto questo balaustra-
to, ma non ho potuto scorgere T Ingresso del Tartaro • Il Chandler, dopo Imi*
tUI ricerche sul Phitonio, seppe da un Tureo, che una grotta Ibtale aHe pe-
cove ed alle capre esisteva a Pambu-Kaléh; ed il musulmano agghigneva, che
qnerta grotta era la dimora di un genio infeniale.
Centlnuo a dire ddle rovine di Pambu- laléh. Queste rovhM rt
tutte ad un tratto alla vieta, e produoono un sorprendente spettaoaio: a
vedete un'arco irioniile di un' architattura dagrnerau, aaa pcrfettameMe
conservato; Il presso comincia un lungo colonnato, cbe viene a lar capo ad una
grande e magnifica cblem costrutta di grosse pietre ; più hmga appariaee UB gin-
nasio, con nuura di enorme grasseaia: vi rt riconosoenn ancoro tra im*
mense gallerie; le pietre cbe ne forroan le volte sono rt bene cooMnasse > che I
lorranoU non poterono in alcun modo crollarle. A maestraiei sirtdoellvn
VIAGGIO
433
meridionale della montagna, esiste un teatro cbe ha trecento quarantaiel pie-
di di diametro s non V è In Oriente teatro ooal lien oonienrato come quello di
GerapoU : il quale ci dà piena idea della forma de' teatri Kred degli antichi
tempi ; il* monumento conta quarantacinque ordini di gradini di bel mar-
mo bianco I ha tre porte ornale di ghirlande e festoni; quella del meazo era
chiamata Parta Urnila, e si ebianuvano Porte degU Strtmieri qqelle che le
stanno accanto; di fianco alle porte laterali sono due adlU a volta conosciuti
sotto il nome di Parut 4i Ritomo. Gli attori presentavansl sulla scena dalle tre
porle summentovate» ed usciTano dal due aditi, Veggonsi ancora soli' ordi-
ne superiore de* gradini , le tracce de' portici pel quali II popolp pasMva per
prender posto sui sedili . Benché le tre porte del teatro di GerapoU abbiano
conservata la loro forma primitiva, nientedimeno hanno sofferto deplorabili
degradaiioni: la scena è ridotu ad una terraiata composta di larghi peul di
marmo ; il recinto dell'edlfizlo è ingombro di colonne di granito» di cornicioni e
di capitelli 1 ma fra questa magnifiche vestigia, confusamente ammassate, dlslln-
guest un frontespizio lungo quindici piedi e largo quattro, ove sono scolpite
Ninfe che eseguiscono danae vohittuoee : queste Ninfe mancano delle teste » ma
Il restante del corpo e le vestimenia , sono in perfetta conservazione. La pura
semplicità » Il gusto squisito dell' architettura greca, si mostrano nel maggior
bello su questo gran bassorilievo . Ho trovato nel recinto del teatro , sur un
enorme pezzo di marmo, V iscrizione greca copiata dal Cbandler . Eccone una
traduzione:
• Salute, 0 potente e superba Gerapolli delizioso soggiorno dell' Immenso
• ilfif. Il più degno della pubblica venerazione» a causa del gran numero di
9 Ninfe che l'abitano» e de' suol monumeittl ricchi e maestosi . >
La voce À$i$f che legsiaroo sur una pietra di GerapoU, rammenta l'ori-
gine del nome Asia . Omero , Erodoto ed Euripide Indicano sotto 11 nome
d' AH$ una contrada della Lidia irrigata dal Caistro; I geografi del tempi po-
Iteriori a quelli degli autori da me citati, pongono In questo stesso paese una
dttà detta Aiia, fondata da una tribù chlamau A$iQnfis, Pare, ba osser-
vato il Malte -Brun» che I Greci abbiano esteso II nome d' À9U a tutta r Asia
Minore, e quindi ad altre contrade orientali» a misura cbe n' ebbero cognizione.
ft noto che gli antichi ponevano sempre il loro teatro in luoghi dal quali
l'oechio potesse abbracciare una vasta estensione • Sarebbe Impossibile iroagi-
nare poslzloiie più bella di quella del teatro di GerapoU : assisi sulle sue gra-
dinale» gli spettatori avevano davanti la pianura irrigata dal Meandro» sur uno
spazio di treni a leghe da levante a ponente : vedevano a mezzogiorno l'Im-
mensa catena del monte Cadmo» coUa sua ricca vegetazione e la sua bianca
corona di eteme nevi : a dritta s'estendevano le mille sinuosità del fiume , ed
i monti MeMogl ; a stanca I loro sguardi potevano riposarsi su Laodicea » ove
or non dlstinguesi che una montagna chiatta e Ingombra di ruderi .
Non mi fermerò sur una gran quantità di colonne sparse senz'ordine
ov' era la dita » ni contentorù di mentovare quindici piedistaUI ordinati in fi-
434
AHCBLLUS
la a ponente del gran teatro : presso di questi piedistalli giacciono enornil co-
lonne ed un'infinità di capitelli corinti di bello stile. Siamo di sentimento, che
questi splendidi aranti abbiano appartenuto al tempio di CIbele, onde Gera-
poli si gloriava .
Ho già indicale molte rovine della città saera , e non bo per anclie dello
alcun cbe circa la città de' morti . La neeropoìi di Gerapoll è a nuestrale .
Vedonsi da prima costruzioni di pietra di quindici piedi quadrati su trenta d'ele-
vazione , sormontate da sarcofagi di marmo , e presentano due lunghi via-
li: questo era 11 principale ingresso della città. Attorno a questi grandi avelli ,
e sul declive meridionale della montagna , sono sparsi sepolcri senza numero ,
avente ciascuno in lingua greca un'Iscrizione funeraria. Uno di questi avelli
fissò particolarmente la nostra attenzione : è a borea, Isolato sovra di un mon-
ticello , lungo sei piedi e quattro largo . Un nomo , una donna , un fandullo ,
giacenti gli uni accanto agli altri, sono scolpiti sul coperchio : maledicevi lo
stupido fanatismo de' Turchi che ha mutilato le teste di questo gruppo. Una
facciata del sarcolìigo rappresenta guerrieri a cavallo, colla lancia in mano,
sfidandosi alla pugna . Questi guerrieri hanno II casco , lo scudo, gli schinieri
e la tunica degli antichi Greci : displace ignorare II nome del personaggio che
fu deposto in questo avello con la sua donna ed il suo figliuolo . Tutti 1 sar-
cofagi di Gerapoll hanno un' iscrizione , e quello del quale io parlo non ha
che la sua ammirabile scultura : forse pensossi, Innalzando questo monumento
sepolcrale, cbe lo scalpello dell' artista basterebbe per dire alla posterità guai
lù l'eroe 11 sepolto, che forse mori combattendo pel suo paese.
Nulla pel viaggiatore è fienoso quanto la ignoranza del passato di una cit-
tà della quale calpesta le reliquie : ma gli annali di Gerapoll , come quelli di
molte antiche città dell' Asia Minore, sono principalmente scritti sovra i monu-
menti, ed ecco perchè l' istorìii della città sacra é adesso sepolta colle rovine
de' suol edifizi . Tristo destino di Gerapoll ! Questa cIttA una volta cosi potente,
non ha neppure potuto serbare le ceneri de' suoi morti 1 1 cupidi profanatori di
questo paese hanno aperto 1 sarcofagi, credendo che ascondessero tesori: laonde
la necropoli presenta uno spettacolo di compiuta desolazione . Quando si pas-
seggia attraverso a quel viali di sepolcri, ove regna un tristo e lugubre silen-
zio, e si posano gli sguardi sugli avanzi di Gerapoll, spaventosi per nudità,
l' imaginazione è colpita come da una specie di vertigine ; a vedere annichilato
quanto respira, credesi esser giunti ai confini dei regno della morte, e par
cbe la gran famiglia umana sia discesa interamente nell' avello, e che già si
aprano i sepolcri per rendere gli estinti al loro giudizio finale !
■OllTC CASINO
Addi 23 gennaio, nel momento in cui il muezzvMy dall'alto del minaretto
di Degnlslèh chiamava i credenti alla seconda preghiera; noi lasciammo la dt-
VIAGGIO 435
tà . Dopo aver cuniniiialo per un ora nella direttone di libeccio, arrivammo
a pie del monte Cadmo, detto dal Torcili Boba- Dogh (^aón delia montagna) .
Con aisai vivo cordoglio laidai alla mia ilnlstra 11 cammino cbe segui Lui-
j gi VII per rendersi colla Crociata a Satalia (Adalia). Avrei voluto camminare
j ralle tracce del monarca francese -, avrei voluto vedere I luogtd difficili che
I furon testimoni della sua gloria .
I Non è possibile superare 11 monte Cadmo altro che a piedi : camminammo
I per un sentiero ronghioeo, cbe non offriva cbe una larghetta di un passo; a drit-
I ta ed a stanca 1* occhio perdesi in precipiti di spaventevole profondità. Neri abeti
e verdi boscaglie cuoprono hi cresta e le falde della montagna» e fi estendono
Infino nel fondo delle valli : I fianchi de' precipizi sono seminati di rocce stac-
cate le une dalle altre ; e l'edera Inerpica sugli acuti scogli. Ad ogni passo » hi
questo sentiero tortuoso , i siti cambiano improvvisamente d' aspetto : ora si
trovano valloni profondi e ricchi di vegetazione , ora alti pianori cbe presentano
' fresche e spaziose praterie : quinci laghetti di limpidissimo umore che vezzo-
samente riflettono i tronchi e le fronde delle piante, quindi sorgenti copiose
die di ciccata in cascata precipltansi in fondo a valU tenebrose. Non sapreb-
liesi imaginare natura più bella, vivace, vigorosa e di più vario carattere -. ma
ciò cbe compie di dare a queste grandi montagne aspetto Imponente , è la loro
soUtudine e il silenzio profondo cbe vi regna : non v'é nessuna umana abitazio-
ne , non Inoontraviii traccia di uomo 1 Per tre ore camminammo sulle alture
de' monti , poi scendemmo In una valle solitaria ove crescono platani e pini .
ROVniE DI GfBlAA
Traversato II monte Cadmo, dopo cinque ore di penoso cammino scorgem-
mo a destra, sur un montioello isotato, petti di marmo di enorme grosseita sui
quali sono mirabilmente scolpite Ninfe danzanti e guerrieri a cavallo. A qual
edlfizlo queste grandi e belle vestigie appartennero ? fi ignoto, e diflieile a in-
dagare. Questi avanzi sono distanti mezz'ora a ponente da un villaggio turco
chiamato Eusuldgia Bulak.
Questi belli avanzi del tempi antichi ne indicavano altre rovine; infatti ,
un'ora più lunge, dalla parte di ponente, baluardi di marmo s'offrono al
nostro sguardo; e nel loro recinto, cbe può avere una leg^dl circonferenza,
sono sorprendenti giardini chiusi con colonne , capitelli , comici del più bel
lavoro. Il rudero più Importante da noi veduto, éuno stadio, del quale si tro-
vano ancora molti gradini . Sotto allo stadio avvi un viUa^io turco cbe porta
il nome di Vakuf .
Ma qual (ù la città onde le mine offrivansi alla nostra ammirazio-
ne ? Interrogo 8tral)one e mi risponde: • Ciblra é situata al di là del
» Meandro, a mezzogiorno di Laodlcea; i villaggi di sua dipendenza s'eslen-
• dono dalla Pisldia Infino alla eosu dell' Isola di Rodi : tre città vicine Bu-
• bon, Bal-Buraed Eneanda, si riunirono ad essa, e questa riunione prese
436 MABGBLLUS
» Il DonwdirefrafM)!!, vale a dite assodazioiie di quattro dtti.»
ragguagli che ci bando dati 1 ■usulmaal Ael villaggio di TakoT» le tovtae dal-
le quali parlai Mmo le sole die Ineoiilinfitl nei paese a meuodl del Baonte Ca-
dmo: non pois* lo dunque credere, dhe elle fieno gli avaml dell'antica ClbiraP
LA COnOUXIOVB DI WACUA
Bn> ood lopfaflMto dalla visu deHe reliquie di qnesu città, die rad ap-
pena attendone ad un aneddoto piacevole di cui fUnnio la eamat akosl oi*
noti prima di arrivare a Valnif , vedemmo un giovine muRUmano che guida-
va, cantando , una tarrettà tirata da due bud • Alio itreplto dd pani de'no-
dri eavani , il lavoratore vdgeil capo ver nd, inierrompe la sua camooa» la-
ida là carreua ed l Imoi, e fi pone a correre attraverso d campi gHdando In-
menievolmente : era impoMlUleflpiegare 11 tubilo apaiPinto dd glovlnotto; la
nostra guida d disse) che II Torco d aveva presi per I geadarml (coiniì ) in-
carioatl dd pascià ddla leva dd cosctfttl. il povero musutattano finabneme
arrestossl : comprese che envamo viaggiatori tnofldutvti e non emissari cra-
ddi venuti per rapirlo alla pace de* sud eampi . Questo aneddoto m'Induce a
I dirvi qualche cosa circa 11 modo onde d fa la leva de' coscritti ndla Turdda
Il sultano ordina ed un pasdà di fètnirgll un certo numero di giovbiotti ,
eli pascià 11 là prendere nel suo didrdto in qud numero, e gl'bivia d Gran si-
gnore: ma II pascià non segue in ciò alcuna regola; tutto è sommesso dia legge
dd suo capriccio: nou si assegna ai coscritti alcun termine per la durata dd
fervido s sono soldati avita ! Td sistema, che non rivela molto progresso di
indvlllmento In questo paese , ha cagionata la disperaaione a pM di una fa-
miglia I le povere madri, non avendo dtra prospettiva che qudla di vedaid per
sempre private de' loro figli » spingono qualche volta la disperadone fino a ri-
numlare alle gioie maiaine: gli infanticidi mdtiplicand ndi'Asia Minora In
modo spaventevole l !
Passammo la notte del ti genndo In una capanna di Vakuf. La dìUM^
ne , allo spuntar del giorno , salimmo a cavallo e proseguimmo llnosiro cam-
mino verso occidenle. ^ Aveamo a dedra la bdla odena boschiva dd #0611
Vagh ) a stanca un'ampia valle sparsa di grandi alberi verdi 4'Dlstanle II cam-
mino di tre ore , a meizoglomo di questa valle , esiste una dita turca di die-
ci mila abitanti, appdlau Kelka . Questa dttà è laresidenia di DaHu- OgUm,
governatore attuale della contrada che percorriamo . — Bentosto cstraBtmo la
una foresta di pini , eslesa pel cammino di tre ore ; e quindi traversammo coRIne
basse coperte di boscaglie : ivi incontrammo pastori e custodi di cammdll, che
sdntavancl secondo la loro usansa colle parole: upur-oto (Moe viaggio!)
VIAGGIO
♦37
— Distante cinque ore di Vakuf, lasciane alla noaln iioliira «i borgo turco di
««ne BiMlr ; ed un* ora. pM oltte troTannoo Mhra , Ttllagglo composto di qua-
ranta capanne, oottratto fra le nrioe ddl' antica Abodislay dttà di Vcnefe .
Comlndamo la nostra dcKflilone d' Afirùditia dai baluardi moderni , che
mani barbare hanno cottmttl eoa colonne icannellaie, capitelli e eomlct or-
nate di ghirlande e di grappoli d'uva, eoosaraail di bami rWevl praHortwl*
mi . Una fra gii altri rappieaenta anurasa allegarle: Il dio €«pido, armato
ddla sua férmldablle freccia, doma gli uomini pM feroci, gli animali pid ter-
ribili : da un lato gladiatori e guerrieri $ dall' altro tori e laanl: la composi^
done è circondala d^gUrlamle, graaioaanHnle lalvecclale con incantevoli te-
stine di amorini. Questo bmo rilievoy nel quale l'arte greca mostraai mMa
sua maggior purezza , presenta come un poeau erotico scrllto sul marmo .
Frarnmeotl tanto ammiraMII di scullura hanno certamente appartenuto al
tempio di Venere , del quale presto parlereOM) •
Alla volu di mezzogiorno é una bella porta di maino bianco, sul cui fron-
tespizio mirasi una iscrizione greca mutilata, e su I due lati sono statue alte
circa tre piedi , che hanno le ali spiegate e forse rappresentano genil pronti a
lanciarsi nello spazio. A borea di questa porta , nel recinto de* muri , é uno
stadio di sorprendente ampiezza ; tutti 1 gradini esistono ancora , come pure le
due arcate donde \ gladiatori entravano nell'arena : le erbe , l'edera ed I ce^pl
crescono fra le commettiture de' gradini , e mescendo la loro verdura e Intrec-
ciandosi, sembra vogliano Involare questo monumento agli oltraggi dell'uomo.
Diciotto colonne scannellate di quattro piedi di diametro rimaser ritte In
mezzo al recinto d* Afrodisia ; e questo é quanto resta del tempio di Vene-
re , cosi ammirato dal popolo dell* antica Ionia . Le cicogne fiinno II loro nido
sulla vetta de' capitelli , e svolazzano di colonna In colonna , di rovina In ro-
vina : lo strepito delle loro ali , l' urto del loro bect*^ sugli avanzi del mo-
numento, rimpiazzano gì* Inni che un tempo Ti echeggiarono In onore della
madre degli amori .
Distante quarantacinque passi da queste belle rovine, sorgono dodici colonne
di minor •Umenslone di quelle del tempio di Venere: gli ornali del capitelli di
queste colonne rappresentano anch'essi ghirlande e grappoli d' uva ; dai quali
emblemi possiamo argomentare, che desse appartennero ad un tempio di
Bacco , che avea tre file di colonne , di trenta per fila . Alla estremità di que-
sti colonnati , apparisce un portico ben conservato .
Le rovine di Afrodisia cuoprono una vasta estensione, e presentano al viag-
giatore vestigia di edifizi onde non saprebbesi precisare II primitivo uso .
mu wnmrt
msfWA con ni v&i
Lasdamoio Céra addi 25 gennaio, alle sette della mattina , e uscimmo
dalla porta occidentale. La planara ero sorgeva la dttà di Venere ha chea
IV.
56
438 KARCELLUS
dae leghe di larghena, e conflna a borea ed a'meizodl con due estere di
montagne. Ad un' ora di cammino da Afrodisia trovasi una valle angusta Irri-
gata da una riviera chiamata Kara - iu (acqua nera )» che é pure 11 nome di
un grosso borgo situato un' ora distante a meuogiomo del vallone. Akunl
xéibei (guardie di polizia) riposavano sulla riva ombrosa del Kara- su ; Il
(oro vestito merita d'esser descritto: componesl di un CDorroe turbante In
forma piramidale, di una giacchetta di seta rossa con maniche pendenti, e di
un paro di calsonl bianchi strettissimi e corti In modo, che la gamba resta
nuda : le scarpe sono rosse ed appuntate i ed un lungo ^01091111 damascato ,
ed una fila di pistole ornate di argento, stanno appese alla loro cintura . Gli
sHnM sono In generale bellissimi uomini : al tempi dei Dere - bel , signori
turchi feudatari di queste contrade, gli zéibei erano celd>rl per la loro pro-
deus, formavano la guardia d' onore di quei possenti baroni orientali , e fii-
cevano, come adesso, la pollila dell'Anatolia: ma i loro privilegi finirono
col cadere del regno dei loro protettori .
mi ULCHAS «
OCflCaiTX ZL PARADISO DI MAOMETTO
Da questo luogo retrocedemmo ; e ripassando 11 Meandro fra Tr'poll e Ge-
rapoll, c'incamminammo verso il cuor della Frigia , a Kutayèh . Strada fa-
cendo noi osservammo un paese magnifico per doni di natura , ma deserto e
selvaggio per opera umana: passammo sulle mine di molte città famose, fra
le quali sono da notare quelle di Apollonia , di Apamea e di Metropoli .
In un villaggio che sorge sul cadavere di una di queste antiche città, ci
successe uo aneddoto eh' lo vo' narrare . Noi fummo condotti dalla nostra
guida presso un Turco suo amico appartenente ai corpo degli ulenuu ; polche
nulla é più interessante per un viaggiatore europeo In questo paese quanto dì
entrare in relazione con un dotto osmanli.
V ulemas chiamava.*! Mohamed - ECTendi : lo trovammo accoccolato In un
angolo della stanza sur un divano, fumando con una luuga pipa : d' avanti a
lui era una tavola tartata , sulla quale stavano aperti alcuni libri turchi ;
d' intomo , il savio avéa una quindicina di ragazzi cui insegnava II Corano : Mo-
hamed-Effendi ci pregò di assiderci rlmpetto a lui su tappeti e cuscini .
lo non aveva mai visto più bella figura di vecchio : la sua larga fronte
rugosa, i suol occhi cllestri, dolci e vivaci, la sua hmga barba bianca , e la sua
testa avvolta di un turbante verde (segno distintivo dei discendenti del profit-
ta, ovvero del musulmani che hanno fattoli pellegrinaggio della Mecca) , span-
devano sulla sua nobile fisonomla un non so che di venerando e di grandioso.
Mohamed - Effendi ci domandò se eravamo Francesi 0 Mosoavia. Al solo
none di Francesi Inchinò la lesta dolcemente , poacla disse:
VIAGGIO
439
» Peki veti (bene, beiie)t ogni Francete é dotto , ed ogni dotto è Fran>
» cese!*
Questo ulemts nutria da gran tempo la curiosità di sapere In che consi-
stesse Il paradiso secondo le credenze, cristiane; quindi considerò il nostro
passaggio dalla sua dimora, come propizia occasione per Istruirsi del piaceri
della Ttta futura promessi al fedeli figli del Vangelo :~ ma prima però Moha-
med - Effendi volle parlarci del soggiorno celeste cui Maometto ha fatto sperare
Il godimento al veri credenti .
• GII eletti da Mo , disse l' ulemas , vivranno eternamente In un mondo
B dove SODO tre fiumi : scorre nel primo II miele, nel secondo II latte, e nel ter-
» zo vino squisito . GII eletti passeggeranno per viali fiancheggiati dal banani,
» dal palmizi , e da un'Infinità di altri alberi disposti in online ammlrabl-
» le; goderanno delle loro ombre folte e deliziose , a riva d' acque che da tut-
• te le parti zampillano : una moltitudine di firuttl sempre maturi , freschi ed
» odorosi s'offrono colà a qualunque mano s' alhmghl per corll , ed II fedele
» riposerà su Ietti ricchi d'oro e di pietre preziose, guarderà con benevo-
» giienza l'altro fedele, e sarà servito da fanciulli di sempiterna glovbiezza,
B che presenteranno loro in coppe di pietre preziose amabili vini, onde I vapori
» non saliranno alla testa, né oscureranno la ragione: oltre di che staranno
• al suo fianco le uri vaghissime dai neri occhi, quelle tiH d*lnestlnguibll de-
> liziosità, di verginità ognor rinascente, e onde la bianchezza uguaglia 11
• lucido delle perle e l'alito 11 profumo della rosa . »
Terminato con 11 suo racconto , l' ulemas e' Indirizzò le sue domande , |
suol dubbi sul paradiso del Cristiani : domandava su tale argomento cose ben
grandi ; poiché fu sempre più facile pingere 1 dolori che le allegrezze , ed
ognora l'eloquenza cristiana riuscì meglio a descrivere le eterne pene dell' In-
ferno che le felicità rlserbate agli amici di Dio . Non Impresi dunque di dare al
nostro Inrerlocutore una Idea chiara delle splrliuall delizie del paradiso cristia-
no; poiché come avrei potuto descrivere T Infinita felicità che sarà l'effetto
del pmsedimento di Dio ? V uomo venne fulla terra con un bisogno ardente di
amare e di comprendere; l' amore o la scienza, sono le due sorgenti donde ema-
nano le pia noMli consolazioni quaggiù ; e l'eliso dei Cristiani, sarà la reallz*
zazione di tutti I voti dell' anima , Il compimento di tutti I desideri dello spiri-
to, la cognizione profonda del bello, del grande , del vero !
Ma come far comprendere tali felicità al Musulmani, che non s'arrestano
che alle cose visibili , alle speranze carnali ? Volendo dunque opporre Imma-
gini alle immagini del paradiso di Maometto, mi rlsowennl di quella Geru-
salemme celeste comparsa al sublime solitario di Patmos , e mostrai all' ule-
mas la città di Dio , siccome Giovanni contemplolla nelfe sue trascendentali
visioni . E dissi :
B Uno de' nostri profeti, chiamato Giovanni , fu trasportato collo spirito
» sur un' alta montagna, e vide una città risplendente che discendeva d'ap-
> presso a Dio. Questa città del cielo aveva una muraglia grande ed alta, tutta
4iO
MARCELLDS
I» d'oro, diaoìanti e pietre pretioie . V'erano dodici porte nominate dai no-
» mi delle tribù d' Israello , e guardate dagli angioli . Tre di queste poite «?•«
• ad oriente , tre ad austro» tre ad occidente, tre a settentrione ; né si cbiudo-
» no mai it sera,settdo cbe coUi non mai annotta . La sanra dttà non ha d'un-
• pò né di flole né di luna per rlsplcndeie, eoneiosslaehé In gletla di Dio In U-
» lumini , e Gesù Grlato ne sia la face . «-Le nadonl eawnlnemno verso qae-
» sto lume , ed I monarchi della terra gli recberani¥) la loro gloria I
• Un gran 6ume sorge dal trono di Dio e scorre in meno alta città . Sor
• una riva del fiume, onde gli umori sono trasparenti come II aUBro » cresce
» l'Albero della Vita, le foglie del quale guartsoono le nadonl • -*-ln fwsta
» città del cielo non vi saranno più malediiioni ; Mo asctughert le lacfime de-
• gli eletti ; né yI sarà morte , né lutto > né dolore ! ■
£ qui sostai . — V ulemas pone a queste parole la maggiore atieDiloiie ,
e quindi disse :
• Dio é grande ! egli é il padre di lutti ! 1 giusti » i buoni, troveranno
■ graxia davanti la sua Immensa misericordia ! •
aoi.eiMAwi.ra 9 uaciABy kaoi
Proseguendo II cammino a borea oriente, la nostra guida c'Insegnò le ro-
vine di una antica città , cbe I Turdd chiamano SoìeimamUh . Un viaggiatore
inglese recentemente transitato per questa contrada asserì, cbe le rovine di So-
lelmanleh erano quelle dell' antica Blùndum . Io non treivo In Strabone che
una sola dita di quslo nome, e questa città é posta dal geografo d' Amaséa
4>Itre il monte Cadmo, nel Caria ; ma Solelmanleh é nella Frigia Adusta .—Rea
bo potuto scoprire negli antichi Ubrl 11 vero nome della fitta , della quale
m' accingo a descrivere rapidamente gli avansi .
Cié che a prima vista colpisce, è la posisiene di Soleimasdeh : vedete m
alto plano ampio una lega , cbe presenta ia forma di un mandolUw ; meno che
dalia parte settentrionale l'alto plano é circondato da ogni tato da 'precipiti
di grande profondila , in fondo de* quali serpeggiano chiari ruseelll adombrati
da pioppi e platani ; preclpiii che fan le veci di baluardi . La cMtà non ha che
un solo accesso , cbe é da borea , consistente In una porta formata da due ar-
chi , cui si congiungono da aa^ le parti due forti muraglloai di pietra . Non
lungo da quel luogo, di messo a quercl e boscaglie , appariscono pochi ruderi
di un aquedotto , ed un ammasso di beUl avanal d* architettura cbe segnano
li hiogo ove fu un tempio pagano. Ad oriente della porta , sul declive della
collina, vedemmo un teatro di gran dimensione e le vestigia di uno stadio . —
Le rovine sparse sull' alto piano non meritano d' esser mentovate .
Una rupe hmga un miglio sorge ad oriente del teatro; eli' è tatia forata
da grotte sepolcrali , prova cbe fu la neeropoli di questa antica dttà ; al-
l' Ingresso di dascuna grotta é un' arcata fatta collo scalpello ; I* Interno of-
1
VIAGGIO
441
fre due o tre MpoHure acavate nel vivo aasao. Queate camere runcmle fervono
adeaao di ricovero alle maodre dei Yuruki , le coi tende di pelo di capra acor-
genai te fondo al precipU di SoMmanleli.
Impiegammo lel ore di cammino per andare ad Hiudaby antica Palla,
mcnikmata dal claaalcl autori , nel raeconto della marcia di Ciro il giovine.
A wi ora di cammino da Solelmanleh è la borgata di Geubek, popolala
da seicento famiglie mosoimane . il paese che sta tra Soleimanleli ed Husclab
non è che nuda pianura; solo di tanto In tanto Incontranai campi di pappave-
ri per for l'oppio. Kulah, Genbek , Husdab sono le città dell' Aaia Minore ove
■Mmipolasl l'oppio , fonte di ricchezia per questi abitanti .
Husdab è situau nel baaao della làida di unai;rande collina boschiva, aul-
la aommità della «luale appariscono le mura rovinate di ima antica cittadella .
U dna canu ventldmiue aalla abUantl , onde due mila Armcaily mille dn-
Huacemo Gred, ed U restante Turchi. I Gred d' Husclab , come quelli di
molti altri luogU dell' Interno dell' Asia Minore , sono complelamcnie stra-
nieri alla lingua de'ioro antenati; questa bdla lingua è perduta per easl; non
cenoscono che qudla degli Osmaoli loro dominatori : il Vangelo e le pre-
d dalla Chieaa aono tradotte In turoo 9 ed I aaedealml ^dspuaal non sanno uu
motto -ddla lingua d'Omero. Nulla d'ugnale forse non InoonUtaai hi altn
parte dell'Oriente: queata popotedone greca , che ha «Mata la soa propiia
lingua, mostrasi nell'ultimo grado della degeneraalone e dell' awlilmenlo
La parte d' Anatotta che gU amichi chlamivano Frigia Adoau, finisce ad
Hoadab, e li eondnda la Frigia Splttcta. L'aspetln dd paem cambia Im-
provvisamente : non veUonsI più le nude pianure di terra nera e aconvoltay ma
albbene mlrand vallate ove gli alberi fruttiferi abbondano, e montagne gran-
diaae tutte vestile di querele, di abett e di larld, alle quali I Turchi hanno
dato y nome di Kiffii-Dagh (Moml MoaBl)^ oceowwio otta grandi ore per «t-
traveraarle.
FfaMtaneme si arriva a Ghedis , V amica Eadif dttà che pveaenta aspetto
ori^Mle e pUtoreaeo , poiché aorge In anlteairo nd fondo di un'tmmenao sa-
no, InraBato da dna ooHlne ammlte e deviatale dal teca dd vulcani. Un lar-
go torrente, accavalcialo da un ponte costrutto cogli aiand d'antichi meim-
menti, divide queau cMtà, la quale oonta oltocenlo fomigHe tutte musul-
mane.! riveli delle fonti dell' Ermo da nd tantevolteattrarfemtl, lampWano
dd fianco da' monti. Prodlmenl, dlataml due ore ad oriente da Kadl .
Retta parte ddl' Analofia che hi queato momento percorro, ì coatumi dd
mnanimafli hanno aempre il loro antico carattere: queatl TurohI paaaano
la loro viU fra la preghiera ed 1 lavori del caaapos e aonoaempttd, buoni,
oapUdi, come nd primi tempi dall' lalamiamo. Ulorofoggla di veatlre non
ha cambiato: le larghe brache, la veste svolaiiante, la lunga barba ed li
nobile turbante, abiti che dasao tema maestà alla persona, sono colà tuttora
44S
MARCBLLUS
in uso come al tempi d'Brtoghnil e di Osmano. Non cosi a Costantiaopoli e
nette dui marittime della Turchia.
Da Ghedis al ?lllaggio d'HeurendgllCy lì sono seite ore di disuma: Hen-
rendglk componesl di cento capanne turche , costrutte di terra . Arrivammo
In questo borgo nello stesso tempo di un faehiro ( filosofo errante) indiano .
mi VACsao oidiavo
(Questo fùMro era 11 personaggio più singolare ch'Io ayessl per anche rin-
contrato ne miei viaggi In Oriente. Bra alto e magro della persona; una chio-
ma nera Immensa, clie non mal conobbe 11 pettine né le cesoie, cadeva In
lunghe trecce rozie e neglette sul suo bruno collo ; copiosa barba scendea dal
mento a cuoprlre 11 petto ; ed una semplice camicia di tela grana , uiu pelle
dì tigre gettata sulle sue spalle , e un palo di sandali di cuoio legati sul collo
del piede con delle funiclattole, formavano tutto il suo vestito .
Quest' nomo era ad un tempo considerato dal Turchi un santo ed un savio ;
laonde V agad'Heurendglk credette lirci molto onore alloggiandoci nelln itcna
capanna di questo glorioso pellegrino dell'Asia; la quale capanna d'aUronde
era spaziosa , e unicamente destinata pei viaggiatori . Dopo la preghiera della
sera, una trentina di musulmani d'ogni efà vennero a fard visita; ci ialota-
rono rispetiosamenie portando la loro destra sul capo, e quindi s'assiacro In
giro nella capanna : quei Turchi , cosi schierati presentavano un quadro assai
curioso; vedevansl ad un tempo barbe nere e barbe bianche, turbanti verdi,
gialli , bianchi e rossi , graziose teste di ragazzi accanto a sembianze esprimen-
ti maschia e severa lieltà.
Ma più che su noi , questi visitatori tenevano I loro sguardi fissi sul /h-
ehiro, eh' era accoccolato sur una stola Ira mezzo ad essi ; e tutti lo contem-
plavano con sorpresa e venerazione . Un vento freddo e violento fischiava attra-
verso alle fessure della porta della capanna, e due enormi tronchi d'aheie
ardevano crepldando e slhvlllando sur un largo focolare, e gettavano su tutte
quelle faccio di vecchi , di glovinotti e di ragazzi , una viva e brillante cfaiira-
za : silenzio profondo regnava in questa sodata tutta orientale, ed il faekùro
con grave voce incominciò la narrazione de* suoi viaggi avventurosi .
» lo son nato , disse, son nato a riva il lago di Amretsir ( hadno della Be-
vanda dell'Immortalità ),'dlstanie dlcd ore ad oriente dalla metropoli del regno
di Labora: ho trent' anni, e da died anni viaggio . Percorsi gran parte del-
l' India e tutta la Fersla, cosicché riuidrei prolisso a raccontarvi tutte le mie
peregrinazioni In queste lontane contrade. Quanto a quelli tra voi, o musul-
mani, che non han per anche fatto II devoto pellegrinaggio alle sanie dHà
d'Arabia, e' gradiranno assai più intender parlare della patria dei Gran Profeta
(su cui sia la grazia), che dell'India e della Persia.
• Medina Kiineveré (Medina la Risplendente), che l'Altissimo Ihrà brilla-
re della sua viva luce iafino al giorno dei giudizio , Medinel è la dttà che non
VIAGGIO 443
mal 11 miisttliiiaDOfeorgeBeDi'eMere peoetralo di veoerazioiie: Ifedinei, la
prediletta, la casa àéV egira, la casa dell'Islamismo, Il palagio della Tittoria y
H^sse delia fede , é il luogo ofe la piò sublime fra le creature si refuglò per
involarsi alle persecuzioni de' suol nemici : colà , sotto una cupola sostenuta
da 2M colonne , adoma di pietre preziose e d'Iscrizioni In lettere d'oro , sul
|uot|0 Steno della casa della nobile Aiscé, ove mori Maometto, sorge la tom-
Im iMiuoata del profeta . Non lunga da questo centro di lumi celesti , sono I
I * monumenti che chiudono le ceneri del venerabile Abu tee detto il Giusto ,
! e d' Omar , quello che sapeva per eccellenza distinguere il bene ed II male .
Le quattro focclate di queste sacre tombe, sono coperte da un velo prezioso, e
circondate da un balaustro di bronzo dorato . Lo spazio fra quel balaustrati ed
i monumenti funerari , è Illuminato di lampade di colori diversi , che nelle noe.
Il del ramadan spandono lucore slmile agli splendori del paradiso . Quando
la tromba del finale giudizio squillerà , Alsa (Gesù Cristo) , che fti un grao
profeta , discenderà dal cielo In terra, annunzierà l'ultimo giorno del mondo»
e quindi morrà e sarà sotterrato accanto a Maometto ; finché alla resurrezione
generale della carne , ambldue sorgeranno ; Alsa separerà I buoni dal cattivi , e
quindi ascenderanno insieme al cielo per starvi eternamente . Ecco quanto
la tradizione musulmana e' Insegna .
■ Frai luoghi che I pellegrini visitano nel dintorni di Medina, vi citerò II
monte Athod , celebre per la tomba di Hanze M del profeta . Vedrete , presso
a questo luogo, giardini belli di banani, di cedri, di aranci, di meli gra-
nati , di peschi , di albicocchi e di fichi , piante che offrono frutta squisite
alla santa città .
• Ora certamente voi V aspettate che lo vi parli della Mecca , città non
meno celebre delia descritta. Sappiate dunque In primo luogo, che I nomi dati
alla Mecca sono si numerosi da riempierne un libro : la vien chiamata Meeea
la nobile, la buona-, madre delle città , patria de* fedeli, luogo ove dob*
biam ristornare, dimora della vittoria e della felicità . Nella Mecca 11 nostro
profeta, gloria <iel mondo, vide la prima luce!
• Voler dlplgnere la terra brillante e sacrata della Mecca , quel santuario
de' profeti e de* sami , sarebbe tentar l' Impossibile . Vi nominerò soltanto la
santa Eaaba, così detta dalia forma quadra del monumento, costrutto sul
luogo che primo fu abitato dall' uomo. La Kaaba occupa II centro della città:
e un tempio grande e magnifico , ornato da una selva di colonne tutte diver-
se. Il santuario é coperto da un superbo tappeto, su cui leggesi a caratteri
d'oro la nostra professione di fede: Non è altro Dio che Dio , e Maometto
è il evo profeta . —Attorno alla Kaaba sono due grandi sassi di verde antico ,
sotto II quali riposano le ossa d' Ismaele figlio d' Abramo, e di Agar sua Madre^
creature avventurate. Presso a tal luogo é II sacro pozzo di xemzem , da cut
Tangel Gabriello fece zampillar le sergenti , smuovendo 11 suolo colla punU
delle sue ale . Ma di tutti I hioghi santi della Mecca , quello che I Credenti più
venerano, è la cappella ove nacque Maometto . Colà esiste ima camerina nella
444
MARCELLUS
qpiale l'aDgel Gabriello portava al re de*prolell le carte del Co*«iio, die è il
librod'ogDirerUà.
• Ecco 0 Musulmani queste città benedette da Dio» ove ogni am» Tanw
a pregare migliala di fedeli dalla Siria , dall' Anatolia, dalla Persia, dall' India ,
da Giava, da Sumatra, dalla Nublae dall'Africa, lo bo già due volte fatto
il Moto viaggio : ho traversato letriste solitudini dell' Bedgias e di Baasoiab ,
ove soiBa tempestoso quel terriblljwmm (il veleno ) , il col ardente alito uc-
cide gli uomini e gli anImaU : sono andato al Cairo ed a Genisalemme per
pregar nel tempio d'Omar; ed etoomi ora suHa via di Stambul, la città dd
sultani!
R quando avrai veduto Stambul» dlss' lo al fachiro , In quai luogU por-
terai i tuoi passi ?— Nell'India , rispose egli , per salutare la vaile della mte
nascita: quindi ripartirò per Medina eia Mecca . — Ma dove ti fermerai /bcài-
no ? —Nel sepolcro ; 11 sepolcro è il limitare di un mondo di riposo » di un
mondo ove brilla un sole die non avrà mai tramonto I
■ Tolti 1 miei viaggi , prosegui il ftchiro , Il bo btti a piedi e sema de-
naro ; Allah , padre dell' Universo , non abbandona mai coloro cbo 1* amano e
ban fede In tutta la sua patema . il re che tutto sottomette aUe sue armi, li
povero che non vive che del pane della limosina , morranno ugualmente sema
tor nulla da questo mondol Che importa adunque la dilferenaa del loro de-
stino sulla terra ? Nei loro viaggi atljraversa la viti^ gli uomini sono usi caricar-
si di bagagli inutili ; in quanto a me, trovo pia facile e più leggero lo stato dd
mendicante che queHo di un re.
Colla mania di non mai pensare al dimani, disse al fachiro la nostra gui-
da, ch'era un Greco, tu ti porrai nel caso un dì o l'altro di morir di fame
in meuo al deserto, e lasciare il tuo corpo pastura delle bestie della terra !
Ma il /bcAtra rispose a queste parole con sogghigno disdegnoso ; quindi ripRse:
» Datemi ascolto $ tutti voi datemi ascolto ! Quando impresi il mio primo
pellegrimgglo alla Mecca , mi unii in compagnia di una caravana : lo cammirnva
a pie, siccome sempre uso, e non mal cessava di ripeter queste parole : iVonsono
né padrone ni schiavo d'alcuno ; Ubero dotte cure della ricehexsa e dagli
afanwi della, povertàg io vivo Mero ed il mio epirùo i contento! — Ma
un ricco Osmanli , montato sur un cammello magni0camente bardato , aven-
domi udito, mi disse con aria di pietà :— Infelice 1 Dove vai tu? Toma indie-
ira, ascolta 11 mio consiglio , toma indietro che altrimenU prevedo perirai di
misedai
■ Non pertanto continuai il mio viaggio, sema br conto delle parole di
quell'orgoglioso. Quando arrivammo alpalmliio di Maometto, che sorge po-
che leghe discosto dalla santa città , il ricco fu colto da malattia , e nd bn^
Qorso di un giorno mori . Assistetti alla sua agonia, e fra me rifletteva : Tu eri
agfistamente assiso sur un cammello, ma le tue riccbeua non ti hanno Impe-
dito dì morire; mentre lo, povero e scalio pellegrino, sopporto tutte Icfeticbe
della slrada. In verità , In verità , li savio ebbe ragione quando disse: O no-
VIAGGIO 445
mo ! perchè tremi ? Se la tua ora non é giuDla , invano 11 nemico accorre
colia lancia in resta per toglierti la vita ; il Tato saprà bene impastoiare 1 suoi
piedi f legare le sue braccia, allentar l'arco, e sviar le frecce scoccate dal più
abile arcero . »
E gui Ani il racconto del fachiro, — Gli Osmanli, adunati dintorno a lui,
ammiravano la saviezza del pellegrino indiano ; ciascuno de' suoi precetti era
accolto come una divina lezione .
La dimane allo spuntar del giorno, il filosofo errante impugnò il suo ba-
stone di palma, e prese la strada di Stamboul: senz' altra provvisione che due
piccoli pani d'orzo nella sua bisaccia di pelle di antilope !
Era nella fisonomia di quel fachiro alcunché d'antico e di grave, di re-
ligioso e di si^mplice, che rimembrava il genio asiatico con tutta la sua bizzar-
ra profondità . Una vita come quella del nostro fachiro , e la severa esecuzio-
ne di quelle antiche massime delia filosofia orientale , é ancor possibile nel
deserto, ma sarebbe follìa in mezzo alle nostre società occidentali.
ROTME DI A8ANIA
A un ora e mezza ad oriente d' Heurendgek , in mezzo di una pianura
di forma ovale , appariscono le magnifiche rovine dell' antica A^anos o Asanla ,
rulne rinvenute pochi anni sono, e onde la scoperta fu contesa da molli viag-
giatori . Ciò che colpisce da prima lo sguardo é un tempio Ionico , che fti
sacro a Giove . Questo monumento occupa 11 centro di un altura pratosa , al-
l'estremità orientale della quale sono tre grandi scaglioni di marmo bianco ,
e giacciono superbe colonne e magnifici avanzi d'architettura; tali vestlgle
hanno appartenuto ad un portico che adduceva nel l' atrio del tempio. L'edi-
flzio ha la forma di un quadrilungo di cinquanta passi, alto sessanta piedi.
La facciata occidentale non ha perduto alcuna delie sue colonne , tutte scannel-
late in numero iJi otto . Verso il lato settentrionale sono ancora dieci colonne
del peristilio, e quelle della parte meridionale giacciono Infrante . La cella, o
c«rpo del tempio , esiste ancora nella sua totalità su tre punti . Neil' interno
vedesi. In un'angolo.l'alure dei sacrifizi, consistente In un pilastro alto dn*
que o sei piedi . Tutto 11 monumento è costrutto di bel marmo scuro. Questo
tempio di Giove , cosi ammirabile per la sua eleganza, riposa sur un'Immensa
volta sotterranea , formata di larghe pietre congiunte Insieme senza smalto e
senza cemento.
Il teatro d'Asania, che trovasi dalla parte settentrionale, è vasto e bello quan-
to quello di Gerapoll : ei fa capo ad uno stadio completamente rovinato . — La
necropoli è ad occidente , composta da Infinità di sarcofagi di marmo , altri
rotti , altri metà seppelliti in terra . — Ad oriente del tempio scorre poco di-
stante un grosso torrente, che scende dalie montagne di Sciapana dagh e di-
videva la città , ma superbi ponti di marmo lo attraversavano ed univano le
JV. Oà
446
MARCELLUS
parli dl?iM . Molli uvaiii d' arclrilettun tono spani in disonttne suHe due ri-
ve, e ciascun lato della riviera conserva le Iraccediun lastricalo di marmo sco-
ro. Ci sorprende II slleiiilo de' vecchi volumi drca questa dUà , cbe, a giudi-
carne dalle rovine, dovette essere Importante e bella . Strabone si limita a van-
tar Telegania e la beitA d* Asanla . *- Accanto a queste eleganti vestigia , che
rivelano l'Ingegno e la civiltà d'un gm popolo » vediamo adesso , fra meno
al giardini , sorgere un povero e plccol villaggio chiamato Sdaldecrhlssary abi-
tato da sole cinquanta famiglie turche !
KUVATUI ASTICA eOrtUfUM
Da Asanla a Katayèh , l'antica Cotyleum, sette ore di eammtaio . La stra-
da si dirige a greco : si cammina per quattr* ore in meno ad incolta pianura
ove é un plcool sobborgo detto Ortadga; e quindi l' occhio non Inoonlra die ste-
rili montagne rocdosee nude, ctie sono 1 monti Dindymem degli antidily ai
quali 1 Turchi han dato 11 nome di Hlel-dge-dagh (montagne de* venti) .
Kulayèh , colla sua gran cittadella saraclna fiancheggiata da enormi torri
smantellate , col suol minarettl , colle sue cupole , con i suol vasti e bel giardi-
ni, apparisce a pie del monte Dindymeno, all'estremità meridionale di una
fertile pianura irrigate dal Timbrio , detto Puraoà dalle goiti del paese.
Kutayéh è la sede del nuggior pascialicato dell' Anatolia : settantamila tur-
, chi, duemila Armeni, e mille dnqueeento €reci, formano la sua popolailone ; e la
suartocheiia eonslste nelle raccolte de' cereali che fumosi ndle sue ^^""ptpf^
neHa cultura del tabacco , e soprattutto nella manipolazione dell' oppio . La dtlà
conta sei bagni, quattro earavanMeraif e trenU mosdiee, edlflzl che non liaa
niente di singotare nella loro archlleUura: 1 Cristiani v' hanno tre chiese .~I
bazzari di Kutayéh sono ben fomiti ; le case son costrutte di terra o di legno ;
le vie sono, come In quasi tutte le città turche , sudice, strette, tortuose e
mal lastricate. Uno dd suoi ultimi pasdà , vi ha fatto costruire una grande
oavalleriiia, con pietrami tolti dalle rovine d' Asanla.
lld tre giorni che fummo a Kutaydi, avemmo l'ospitalità presso una funi-
gha cattolica armena, composta del padre, ddla madre, di died figli maschi
e di duehdie ragazze: queste fiunigUa d rimembrava quanto di patriarcale,
di nobili virtù e di fede profonda lù preiso I Cristiani d'Oriente nd primi
tempi del crlstlanedmo ! il capo di casa avea nome Karabet, uomo di drca
sessant' anni , amato e rispettate d a tutti i Cristiani delta città . 1 suoi flgH ,
onde il minore non contava che dodici anni, esercitano dascono un mestie-
re, e al padre solo spetta II diritte di perdpere 11 denaro che guadagnano: ta
madre e le due ragazze si occupavano imicamente ddle cure domestldw *
L'armonia die regnava frai figliuoli , l'amore, la venerazione die dimostra-
vano pd padre loro, sorpassava quanto potrd dirvi . Ciò che pia mi toccò in
queste famiglia, (U la preghiera delia sera, cbe fticevasl in comune : In fondo
VIAGGIO
447
di un vasto appuitmento ammobiliato con etogante §emplicltè, era una specie
di tabernacolo di legno cesellato, contenente un'Immagine della Vergine col
bambino Gesù : ona lampada di vetro turcbino , cbe accendevano al soprastar
della notte , era sospesa davanti al tabernacolo: 1 dieci maschi, la madre e le
dae regalie , velale, s' Inglnoocblevano ogni sera al cospetto dell' Unagtne; Il
padre poneasi in meno a loro, cominciava l'orailone domenicale e tutti 1
figli pregBvan con Ini ad alta voce . Quando la preghiera era terminata, i fi-
gliuoli si avamavano rispettosamenle verso 11 padre loro gli ani dopo gli al-
tri ; el dava a ciascuno la sua destra a baciare , dicendo: • Dio sia con te I •
Quindi ognun si ritirava.— Le scene della vita domestica, non saprebbero
ofIHr nulla di più bello ;é questa una Imagine pura dell' antica famiglia d'Orien>
te , colle sue primitive virtù !
Lasciammo Kutayèh addi 15 marzo, nel momento stesso In cui II sole In-
dorava de' suoi primi raggi le droe maestose del monti Dindymenl . CI diri*
gemmo a greco attraverso di una plunura or paludosa or vestita d' erbe, pasciu-
te da numerose nìandre di bufali : stuoli innumerevoli di cicogne giravano
tranquillamente Intorno a quegli animali dalle grandi coma , e beoeavan gli
Insetti della terra . È nòto U religioso rispetto del Turchi pelle cicogne • impe-
rocché e* pensano che questi uccelli facciano ogni anno II pellegrinaggio della
Mecca. Le cicogne camminano famlgilarmenle nelle strade di una dttà turca
comei polli dintorno alle case de* nostri contadini , e guai a chi osasse fare
ad esse del male 1 Le cicogne scelgono il tetto delle case per forvi il nido,
ch'è vn felice presagio pelia bmlgila miisnlmana; riguapiandosi II nido della
cicogna posto sul tetto. Indizio di fovore divino e preservativo dalla peste e
dall'incendio. GH Osmanli della Anatolia notrono Istinti religiosi, e iesen-
pHci virtù che ornai sparirono dalle città tnithe nelle quali I lentailvl di eor»-
pea riforma penetrarono .
ESSI ne
ASTICA O0miI.SA
Dopo due ore di cammino , al di là di Kutajèh , si passa il Tlmbrio , sor
nn gran ponte di pietra; e dopo aver camminalo tre altre ora su colllae nude,
aride e pietrose, alternate con vali ridenti e venti, flnaInMnte glngnemn»
In mezzo ad una bella foresta di abeti che disiendesi su vasto ^mzìo : ma
■èmieaBale,né utttngarlo Ineeotransl ra questa via; dovunque è sNenzIoe
solitudine come nel deserto!
Entrammo neOa pianora di Dortlea per una valle stretta ove soom II
Tlmbrio ) la planora è noda d'alberi, ma fertlllarima di popeol, giani eri*
so. Dorilea cbe 1 torchi chiamano EM-Sethr (antica dtià)» è oastralU a
nnzsoglomo del plano che è lungo tre leghe e largo sei mlgNa. La cMlà é di-
visa In due parti . Le soe acque nrineraU , tanto fomaeeneU'ikoaloUo, lampll
laoo nella parte bassa della città, esonosolftiree e caldissima: la casa del ba-
gni aprasi grataétamente ad ognuno.
448 MARCBLLVS
Avreie Inteso parlare delle pipe che si fabbricano ad BskI-Scehr; la ma-
leria colla quale si ranno è una pietra bianca e tenera, che traesi da una ca\a
poco distante: questa pietra si lascili per alcune ore nell' acqua fredda ov'ella
si rammorbidisce , e 1* artefice può quindi maneggiarla come la pasta : queste
pipe vengono spedite in Germania dove passano per iputna di mare.
La popolaiione d' Eski-Scehr non sorpassa le dugento ramiglie turche : la
città ha due earaoanterai e quattro moschee » io una delle quali vedesi latom*
ba del gran Sceili Bdebali , padre della bella Malliatuna , la nobile sposa d' Os -
mano, figlio d'Ertoghrul.
il nome di Doriiea ci rammenta una delle più belle vittorie de* guerrieri
Occidentali della prima crociata. La battaglia del l luglio i097 fra T esercito
di Goffredo di Buglione e quello di Kllirdgi Arslan ( la spada del liane ) succes-
se In una larga valle situata a quattro ore a maestrale di Eski-Scehr , coperta
di praterie Irrigate da una riviera, che i Turchi chiamano &reh-Su ( acqua gial-
la), Il Beihls degli antichi , che gettasi nel Timbrìo una lega a borea da Eski-
Scehr . Questa valle , resa celebre dalle armi dei prodi cavalieri dell' Occidente,
porta ora il nome d' Yneu-Nuj a causa delle numerose grotte sepolcrali che vi
si trovano .
I*A TOMBA J»l EATOOBRUI.
ouaoii DBi.i.'n»cao tvaco
A un quarto d'ora a borea di 8ugut , sur un largo rilevato coperto di bei-
li abeti e di quercl sempre verdi , sorge una cappella funerea , sormoouta da
una cupola coperta di piombo e da una menaluna indorata . Questa cappella serba
la spoglia mortale d' Ertoghrui , padre d'Osmaoo e fondatore della dinastia ot-
tomana: profonda venerationc circonda questo sepolcro, e tutti i peilegrìni
che vanno da Stambul alla Mecca vi si fermano per Inginocchiarsi davanti le
ceneri del padre d'Osniano .
Nessun turco ignora li nome d' Ertoghrui né il luogo della sua tomba; cia-
scun sa che quel principe pietoso ricevette da Dio medesimo la prooieasa di
una lunga posteritAd' Imperatori $ Insomma, il nome di Ertoghrui (personaggio
che poCrebbesl chiamare l' Abramo della raiza imperiale degli Ottomani ) , e
tanto conosciuto frai Turchi quanto 1 nomi più saatl dell' islamismo : niun
popolo sulla terra sente profondamente la legittimità quanto gli Osmanli , niun
popolo ha posto il suo prence si presso a Dio.
Mentre ognuno in Europa s' occupa dell' Impero che cade , quando non e
più questione che del suo cadavere e della sua tomba , ne sembra interesaanie
soUèrmarsl davanti alla cuna di Ini , e descriverne 1 prtmordli .
Comra il I83i .^CSengis-Kan , quel conquistatore mogolki che paaaò sol
suoto dell' Asia come un flagello sterminatore , Gengis Kan , dico , era morto .
Solimano scià, signore di una tribù numerosa di gente primitivamente uscita dal-
le rive occidentali del mar C«(pio, e che era andata quindi a stabilirsi nel Ko-
VIAGGIO 449
rsuttan • abbandOBava questa cootrada per riprendere la via delia sua patria ;
ma camminando suiiari?a dell' Eufrale, cadde nel fiume col suo cavallo evi ri-
mase annegato. Questa morte arrecò la dispersione delle famiglie che s'erano
riunite sotlo ii comando di quel principe. Alcune siabilironsi in Siria» ed altre
neir Asia Minore , ove i ioro disoendenli, sotto 11 nome di Turcomani, menano
ancora vita pastorale errante . Solimano scià lasciò quattro figli : due ritorna-
rono nel Korassan, e gii altri due, Dundar ed Ertoghrul , seguiti da quattro-
cento fomiglie, s'avanzarono nelle regioni più occidentali dell'Anatolia. Cam-
min facendo , incontraron due eserciti che pugnavano : lontani ancora dal
campo di battaglia, e sema poter distinguere per anche quale de'due fosse il
più numeroso , Ertoghrul ( V uomo dal cuor retto) risolvè di soccorrere quello
che cedeva; e la sua intenzione dedse della vittoria. 1 vinti furono i Mogolli;
il vincitore , Aiaddino , sovrano de' Seldglukidi . Ertoghrul gli baciò la mano
come ai protettore che la Provvidenza gli aveva fotlo scegliere ed il sultano
d'Iconio lo vestì di una vesto onorìfica» e gli donò la bella e ferace vallata di Su-
gut ove pose la sua dimora .
I prodigi e le romantiche tradizlAni velano ed abbellano i primi tompi, la
Iòndazione della dinastìa ottomana; le orìgini degl* imperì han sempre del nia-
ravigliosOy specialmento in Oriente, paese delle novelle e delle favole : Ertoghrul
ebbe un sogno , che fu reputato di buon augurio per la sua razza , sendoché
è sentenza venerata del Corano , die le visioni notturne sono ii dono de' pro-
feti , e che I buoni sogni vengon dal eielo ; d* altronde Omero aveva detto due
mila anni avanti Maometto , che • ao^ni vengon da Giove .'
Ecco il caso come si narra .
In uno di que* viaggi che Ertoghnil frequentemente Imprendeva, ricevè ospi-
talità in casa di un uomo rinomato per la sua pietà . Giunta l'ora del riposo, Il
padrone di casa trasse un libro da im armadio davanti a cui Irovavasi Erto-
ghrul , e lo pose sul mobile più alto della stanza . Interrogato da Ertoghrul
sul titolo ed il soggetto di questo libro, l' ospUe rispose: quello contenere la pa-
rola di Dio (era il Corano) annunziata dai suo profeta Maometto. Tosto che
ognuno fu andato a dormire , Ertoghrul prese il libro sacro e lesse per tutta
la notte ; quindi tentò di prender sonno, e di fatto addormentossi : — e fu in sul
mattino , tempo , secondo gli Orientali , il più favorevole ai sogni profetici ,
eh' eblie ima visione miracolosa ed intese una voce che gli disse : » Poiché tu
» liai letto la mia parola eterna con tanto rispetto , 1 tuoi figli , ed i figli dei
• figli tuoi saranno onorati di generazione in generazione 1 » . . .
Osniano, figlio d' Ertoghrul, è una bella ed imponente figura storica; la
sua fronte rifulga dello splendore delle conquiste, e i suoi;costumi hanno l'im-
pronta, delle semplici e delle maschie virtù della tenda .
La Vito d' Osmano è in qualche guisa la leggenda epica del secolo Xlll
In Oriente . GU amori del giovane Osmano colia bella Malkatuna , figlia del-
lo scbeiffo BdekMli, raccontetl dal de Hammer , interessano ed atuccano vi-
vamente ; direbbonsl una invenzione romantica , un racconto parto del-
450
MABCBLLUS
r imiDagintiioiie di poela ; qaoido si teggooo le parlleoltriià «H ifoma
ne , si rtanan sorpresi che gii amori d'Osmano e di Malfcaliina Boa aMiliiio
incontralo nel paese d'Oriente un Saadl od un Dglaml per cantarti : il llgB»
d' Bftoghml sospirò due anni pria d'ottener Malkaluna , ondali none rignUte
danna tesero i edun sogno pieno di grandcaia e di poesia preeedetle il anvl-
taggko d'Osmano colla figlia di BdeiMl .
Una sera che tìsmano area domandaU la oupltalità ad Bdaliaa, si corioè
pallente e rassegnato, pensando a colei cbe anMfa . Or la padema , seeosi»
do gii Arabi , èia chiave d'ogni piacere} e la rassegnarione neli' amore Tal per
colui chen* è penetralo la eorana dd martire. Osmaoo addormcnteasi , ed eeon
Il suo sogno:
<;ii parea di riposare al fianco del ano ospite.— Tatto ad «i tratto vide In
luna uscire dal seno di EdeitaH , elevani ed ingrossare a colpo d'ocelilo, e »
dlTenuta piena, discendere e venire ad ascondersi nel suo seno . —Vide ^uìbhH
usdr dal propri flancM un albero, che ognor crescente e pU verde e bello, coopti
coir ombra de' suol rami le terre ed I mari fino all' catramila delPorliionin
delle tre parti del mondo. Sotto quest'albero sorgevano 11 Cmieaso, l' Atianle
11 Tauro e l'Emo, che sembravano coom le quattro eolomie di queata Im*
mensa tenda di venti llraodl: dalle radld deiPalbeio aeduriano II Tigri»
i*BuflrMe,limio ed II Danubio, coperti di vasceltt come 11 mare. Lecaai*
pagne erano vestite di rioche messi, ed 1 monti coronati di fililo fareste > daHo
quali scendevano abbondanti e dold acque che serpeggiavano «Itnveno bi-
schetti di rose e di dpreml . Nelle valli sorgevano hi letansnta città oraaia
di cupole, di minarettl , di piramidi , d'obelischi, di cotoime, e di torri ma-
gnifiche, sulla sommità delle quatt brtUava la BMoahma} quindi gsiierie
d' onde partivano gì' Inviti alla preghiera, misti al canto matodiaso dei rosi-
gBuoll ed al cinguettio de" pappagalli dal milia colori . Tutta la imiliiindhM.
varietà degli abitanU dell'aere , cantava e garriva aotto quei verde tetto freacoo
profumato, iMto di rami ininlcisll onde le foglie l'altaingaivano oome adBBl-
tarre. Quand'ecoo, in questo mentre gii parve che si levasse un vento vIoleB-
lo. Il quale voltò le punte di quelle firandl vano le dUbrentl dna ddT nns*
verso, e prindpalmenie verso GostantinopoM , die dittala alla fOBghmdone
de* due mari e de' due contUienU , dmigttava a un diamante incaasato firn dna
aalBri edne smeraldi, e pareva lòmiaaM la plein preiiOBa deil*anelhidi un
vasta dondnadone , che abbracciava II mondo Intero . Oimine em per pam
l'anello In dito, quando tutto ad un trailo sfegilosd •
lo non ho 11 lempo di parlare ddle conquiste d'Osmano nd terrUorlo vid-
no al monte Olimpo, end contorni di Rlcea: Il Ibndalore dell' leaperoiueo
nioriaSugut,lnetàdi settant'annl, nd i3M;mapoefal momenti avanti la sua
morte, seppe che Orfcano suo flgUoavea conquistato Bruna, capitaie della Htt-
Dia ; e Al grande la gioia di Osmano che addormealosd ndla tomba allo atrepUo
di una bella vittoria: chiese che le sue rdiqole ibsMro Iraspertale a
VIAGGIO 451 I
poicM volle che le sue ceneri ripoeisflero nelle dtià piena della glorie del fi-
glio mio.
I.S aiTS OBI* SAVOAAIO
Da Sugule Lefkeli» rantice Levka, fi oontano dodld leghe» le prime
cinque delle quali sono per colline hasie e aride» ma ben presto si discende In
un« Incantevole valle ove la vegetaiione il mostra di grande rlccheua. Do-
vunque prasentansi allo sguardo plantailoni di gelsi» d'olivi» di viti» e bo-
schi d'abeti» di querci e di larici. Questa valle chiamala Fiiir-An» no-
me di un villaggio turco situato in mezao a bel giardini, é irrigata dal Kara*
«M (acqua nera )» che va a KCttarhl nei Sangarlo» a tre ore a borea di Leflceh.
Questa citta popolata da quattro mila Turchi e cinquanta Gred» sorge sulla
riva sinistra di questo fiume» a pie di una collina alquanto boscosa. Il San-
gario» detto Sakarié dalle genti del paese» é uno dei fiumi più considerevoli
di tutta l'Asia Minore: sorge nel monti dell' Armenia» e dopo molti giri versa
il tributo delle sue acque nel mar Nero alcune leghe sotto Lefkeh» non lung|
dalle rovine di Claudiopoli . K eu' ora a ponente di UAeh è un ponte antico »
che II viaggiatore deve menilonare. Questo ponte» costrutto di pietra» é get-
tato nello stesM luogo dove il Gallo , chiamato dal Turchi Svh^ (acqua
turchina) precipitasi nei Sangario . Presso a questo ponte » in meno a questi
prati » accamparono » nel giugno del 1097 » a&O mila soldati Cristiani i qui fu
dove l'esercito della prima crociata si divise in due schiere partendo per Do-
rilea : quella comandata da Boemondo» da Tancredi e dal duca di Norman-
dia » segui per tre ore la riva sinistra del Sangario » e posda si diresse ndla
fertile valle di Vliir-Kan di cui ho disopra parlato; l'altra » condotta da Gof-
fredo di Buglione» da Ademaro» da Ugo il Grande fratello dd re di Francia
Filippo 1 » e dal conte di Fiandra prese il suo cammino alla diritta » nd vallone
Irriiiato dal Gallo . Questo vallone offre adesso una ricca e pomposa natura» e
punii di vista sommamente pittoreschi arrestano ad ogn' istante r attendone .
Dopo aver camminato quaUr' ore nd vallone del Gallo prendemmo la no-
stra via ad ocddente » lasdando a sinistra II paese montuoso traversato dd
duca di Lorena e dal suol compagni per renderd nella Dunosa valle di Gorgo-
ni o di Tneunu.
|}na distania di otto ore separa Lefkeh da lenl-Scehr (dttA nuova) » ce-
lebre per una vittoria d'ErtoghruI sur un eserdto di Tartari. lenl-Scehr ,
popolata da sdcento Ihmiglie turche » e da quaranta fiunigUe armene, è edi-
I ficaia nd meuo di una nuda vastissima pianura .
▼CDVTA DI BAUnflA
Da IcnI-Scehr a Tlmbos» villaggio turco dtuato sur una montagna » sono
cinque ore di cammino. Discendendo dd monti di Tlmbos» d lasda a destra
452 HAUCELLCS
un bel lago dominato dalla verdeggiante giogaia di monti che limita a aelteii-
trione la pianura di Brussa: a sinistra é l'Olimpo di BItinla, colla sua mae-
stosa cima coronata di eteme nevi , ed I suol fianchi dirupati in mille maniere
da torrenti Impetuosi . Un' ora avanti di arrivare a Brus$a , si attraversa un
bosco di querele e di castagni , che distendesi per vasta estensione .
Di tutte le città musulmane per me vedute , Brussa è la sola che abbia
corrisposto all' Idea che m' era formata di una città asiatica . Mentre varie città
dell'impero ottomano 8l travestono all' europea , a rischio di non rassomi-
gliarci In nulla , Brussa ha religiosamente conservata la sua flsonomia orien-
tale e la poesia del Corano . EH' è situata sotto II monte Olimpo , ed occupa In
direzione da levante a ponente lo spazio di una lega ; e consiste hi uno incan-
tevol misto di case bianche, nere, gialle, verdi e turchine; di moschee dalle
candide mora e dalle cupole di piombo , sormontate da prodigiosa quantità di
minaretti dorati In cima, donde scende II grido religioso del muezzini ;t di bo-
schi scuri e folti di cipressi , obe'ischi di verzura piantati nel campi dei morti
degli Ottomani . A(!glongete a questa veduta delia città per me appena in-
dicata, quel cielo azzurro e quello sfavillante sole d'Asia, e Brussa nppre-
senteravvi quanto l' imaginazione può di più animato , splendido ed abba-
gliante concepire . Brussa insomma somiglia ad una di quelle città fantastiche,
descritte nelle arabe novelle delle BiiWuna NoUet Cosicché gli Ebrei esiliati
di Spafsna regnando Ferdinando ed Isabella , crederono , a veder Brussa ove in
gran numero rifuggirono , di trovarvi una seconda Granata .
IVTERMO DI BRUSSA
Dopo avere abbracciato di un solo sguardo tutto questo ammirabile qua-
dro , entriamo in città . Due grandi burnmi , orlati di alberi superbi che fanno
ombra a vaghe casette , dividono Brussa In quattro parti ; ciascuna delle quali
e occupata da una nazione diversa Non é città nell' Asia Minore in cui le strade
sleno cosi targhe, proprie e bon lastricate come a Brussa; su tutte le piazze.
In lutti i quartieri , sgorgano In copia fresche acque, da vaghe fontane plnte
d'arabeschi . I bazarri son belli , numerosi , ben forniti ; vi si trovano tutti 1
profumi, tutte le stoffe più ricche, e le più belle armi d'Oriente. La varietà
delle fogge di vestire delle quattro nazioni che dividonsl Brussa, è cosa sorpren-
dente a vedere , specialmente nei bazzarrl : il grave Osmanli ha la testa coper-
ta di Ufi enorme turbante verde o bianco a larghi sbofB ; le riforme di Stann
bui non hanno ancora in nulla cambiato II risplendente vestiario de' musul-
mani di Brussa : l' Armeno ba acconcio il capo col kalpak di drappo color
marrone, simile ad una pignatta rovesciata: e il Greco e l'Ebreo, hanno vesti
neri e turbanti turchini , i soli colori i)erniessl al rajas .
La popolazione deli' antica città di Frusta è valutata a lOO mila abilanli,
de* quali W) mila Turchi , 5 mila Greci , 3 mila Armeni e 2 mila Ebrei . Non
VIAGGIO
463
erano a Brussa cbe tre Europei : il primo è lu mercame di seta nativo del Del-
finato ; Il secondo é un profugo Italiano di nome Nlocolettl , brmaciata , me-
dico e console di tutte le poterne d' Europa eccetto della Francia . Il terao è
il nostro proprio console . un tal Crespin » Costantinopolitano , ma di famiglia
francese.
Brussa sorge in meuo ad una magniflca natura: colline coperte di vigne »
altieri fruttileri d'ogni specie» mosiransi dovunque in maravlgllosa abbon-
danza : ma ciò che soprattutto sveglia rattemdone» sono le vaste planlaziooi di
moriy onde la cultura è la principale risorsa di Brussa; questi moti, piantati
molto fitti f sono piccoli : ogni anno lor togliesi la corona » poiché gli abitanti
non colgono la foglia ma tagliano i rami dell' albero» cbe danno in nutrimen-
to ai bachi da seu. il popolo di BnisM ignora ancora i buoni melodi» i'edu-
cadoDe pel bachi da seta ; quindi se la raccolta riesce a bene non devesi clie
al caso : 1 bonoii sono di qualità eccellente. La seta si fila appresa' appoco come
nel meizogiomo della Francia; ma la città non trae da questa industria lutto
il prodotto che potrebbero ricavarne setaiuoli industriosi ed aMIi: contansi a
Brufisa ceollnala di telai dove ai fabbricano stoflé molto Iwlle, cbe «pediscousi
colie sete crude nelle principali città dell'Impero ottomano : il perche fu detto
con ragione» che Brussa rapporto alla Turchia è come IM»0€ relativamcnie alla
Prenda .
Dirò brevi parole de' monumenti di Brussa . I Greci v' hanno tre chiese ,
gli Armeni due» gli Ebrei altrettante sinagoghe» ed I Musulmani vi contano
cento cinquanta moschee» la più bella delle quali occupa il centro della città,
e chiamasi Oghk^Dgtamii: è un edlfiilo immenso di forma quadrata , coslrutr
to di pietra ; ha due altissimi minaretti , due magnifiche porte ove l' architet-
tura moresca apparisce in tutu la sua elegante e bizzarra fantasia , mentre
nulla è più semplice dell* interno d' Ogiu-Dglamiè : il pavimento é coperto di
bei tappeti» ma le murason nude; solamente veggonsl» di tratto in tratto
versetti del Corano scritti In grossi caratteri neri . In mezzo al tempio sta una
btWà fontana con tre getti d' acqua che ricadono in un bacino destinato alle
abluzioni: il musulmano ama intendere il mormorio dell'acqua quando Indi-
rizza al grande Mlah la preghiera . La cupola di questa moschea non e , come
le altre cupole di Brussa» ricoperta di piastre di piombo; ma è formata da
spranghe di ferro Intrecciate fra loro ; le quali Inferriate lasciano un' Infinità
di piccole aperture per dove discendono nel tempio raggi di luce incerti e de-
boli : Brussa possiede vari eoravaiwtfrai (ospizi pelle caravane), medrissi
(o collegi) ed imaretti (o cucine pubbliche) .
(Questa città , che fu la sede dell' impero ottomano fino al 1453 , epoca
della presa di Costantinopoli per Maometto II» glorificasi di contenere I sepol-
cri de' sei prhni sultani della razza d'Osmano . L' avello del fondatore dell'im-
pero turco, quello di suo figlio Orkhano, le sepolture delle spose e del figli
di questi due principi » sono contenute in un vasto mausoleo cbe sorge sur
una rocciosa collina, ove anticamente fu la città di Prusia; questo edifizio »
IV.
58
i
454 MARCELLUS
un tempo chiesa , fu eretto durante 11 Basso Impero ; la volta é sosCenou da
pilastri di verde antico e da colonne di porfido; e sul muri inferiori, si vedo-
no ancora croci di mosaico. Il pavimento é a disegno di marmo bianco e
grigio. Le spoglie mortali di Amurat, o Murad, conquistatore d'Adrlanopol^
della Servia e dell'Albania, riposano in un magnifico sepolcro situato ad una
lega a ponente fuori di Brussa, presso un vago villaggio chiamato Iscequerkl . —
La tomba di Balazid o Balaiette , soprannominalo Bderin (folgore), ma che
ebbe la disgrafia di perdere la battaglia di Andra contro II terrlbil Tamer^
lano , é accanto ad una gran moschea di marmo bianco , da lui fondata pres-
so la porta della città , sulla via di lenl-Scehr , a mano sinistra. Dopo durissi-
ma prigionia, Balazette moriva in Alascehr, antica Filadelfia; e Mussa sua
figlio , otteneva dal fiero ma generoso Tamerlano II permesso di trasportar
nella capitale delia Bltlnla il corpo del padre suo. Le tombe de'vislriy del
muftì e de'santonl , sono Innumerevoli appiè del monte Olimpo: Il turbek (se-
polcro) più venerato, é quello del 8celk-8clamedln-||lohamed-Ben-AlÌ, più co-
nosciuto sotto II nome di tuUan éiii<r-osi*( principe del regno della Santità);
e consiste in una cappella funeraria ricca quanto quella de* sultani , la quale
sorge maestosamente sur un' altura distante un quarto d'ora ad austro dlBrus-
sa Le mura interne ed esteme del monumento sono incrostate con piccoli
pezzi di porcellane di colori diversi ; e la tomba che scorgesi attraverso le in-
ferriate delie finestre , è Interamente ricoperta di MciàUi di gran valore : ad
onta del KaooM e del musselllno che ci accompagnarono, ci fu Impossibile pe-
netrare in questo monumento; rimano della moschea vicina, a cui ci indiriz-
zammo per visitarlo, rispose al nostro dragomanno ed al Kavas : » cotesti viag-
» glatori francesi ignorano probabilmente, che questa cappella custodisce
» le sacre spoglie del principe sovrano deli' impero della Santità ; iste loro sa-
• pere che i glauri ( 1 cani ) non entrano in questo santo luogo , perchè tosto
• che vi fossero penetrati il suolo si spalancherebbe per Inghiottirli per
• semi re! »
I BA«UII OI BftUBBA
Tutti 1 viaggiatori europei che visitarono Brussa , hanno parlato delle
acque minerali che sgorgano dal fianco settentrionale dell' Olimpo , a mez-
z'ora all' occidente della città : negli antichi tempi , una tradizione grer^ , det-
te a quelle acque grande celebrità: Ercole, dopo avere Involontariamente
ucciso il suo favorito Ila, lavò in esse il sangue onde s'era Imbrattato, e pu-
rificossi I — Anche la generazione presente di Brussa ha la sua favolosa tradì- i
zione : • tempo fa , mi diceva un vecchio Armeno , venerando per la lunga e
bianca barba che gii sccndea sul petto , un' imperatore di Stambul ebbe una
figlia coperta di lebbra ; questa ragazza, vedendo il dispiacere di suo padre che
non potea maritarla, abbandonò la reggia, e sola sola pellegrinò pel mondo |
chiedendo l' elemosina. La povera principessa camminò tanto , che im di irò-
• I
VIAGGIO 456
vossl \à ove zampillanu le acque benefiche di Bnusa ; iDgiDocchlossi davanti
al ruscello , e giunte le mani In atto supplichevole , ed alzati gli occhi al cie-
lo , pregò umilmente Iddio . Durante la preghiera , vide scendere dai monte
Olimpo un enorme cinghiale lebbroso, che entrò nel ruscello sulla riva del qua*
le ella pregava, e ne uscì totalmente guarito : nel quale incontro , visto la fi-
glia del sultano un avvertimento celeste , ella si aHirettò a tuffarsi nel ruscello
e dopo un quarto d' ora la lebbra ond' era affetta scomparve . Fuor di se pella
gioia e pella riconoscenza verso Dio , la principessa fece costruire In questo
luogo uno stabilimento di bagni pei poveri e per gii sventurati, e gettò le fon-
damenta della città • — Cosi la figlia del imperatore di Stambul, secondo gli
Orientali, e non II re Prusia come dicono gli Europei, fondò la cittA di Brus-
sa, bella fra tutte le città dell' Asia .
Le acque di Brussa sorpassano per le loro virtù 1 famosi bagni di fiski-
Scehr e di Gerapoll, e tutte le altre dell' Anatolia ; elle zampillano da quattro
sili diversi sur uno spazio di dugento tese quadrate; contengono zolfo, zol-
fato di soda , gassi carbonici, argilla e calce : le sono talmente calde, che non
vi si potrebbe sopportar la mano se non vi si mescolasse acqua fredda Una
specialmente di tali sorgenti é si calda , che I Turchi la chiamano Eirek Ter-
lendu {cht fa sudare gli asini ) .
Il principale de' quattro stabilimenti di bagni porta il nome à'EtHCa-
pUdgia ( terma antica) , Il quale consiste in un grande edifizlo di costruzione
greca: otto belle colonne di marmo bianco sostengono un'immensa volta fo-
rata da piccole aperture donde penetra debile luce; e nel centro del fabbricato
è un bacino di quaranta piedi di circonferenza , che contiene l' acqua .
Tutte queste terme appartengono al governo, che le affitta a prezzi mode-
rati : 1 militari ed I poveri non pagano che tre paras per bagno (circa quat-
tro centesimi di franco }.
MOVTC OUMTC DI BITISIA
Desideravamo salire sul monte Olimpo , ma fummo costretti rinunziarvi
peichè le nevi lo copriano tutto, benché si fosse d'aprile; ci diaiero che le
non il stru^ono cbe verso la meli di giugno . Ma in mancanza di osaerva-
zkml mie proprie , rilsrlrò quanto potei sapere sul hiogo Intorno a qoesto
celebre monte . L' OKmpo di Bttlnla è una delle più grandi montagne deli' Asia
Minore ; la sua elevazione è di 2147 metri sopra il livello del mare . —La mon-
tagna dividesi in tre parti o regioni : dalla parte di Bmssa , Il monte è vestito
da una magnifica foresta di castagni, qua e lA interrotu da grandi massi di
roccia rossastre: Il ferro non mai penetrò in quella foresta di alberi gigante-
schi , onde I rami formano InpcnetrabiU tettoie di foglie, e attorno al loto
tnmchl annosi cieseono piante rampanti e moschi smallati di fiori . — Dopo
un quarto d'ora di salita , si arriva alla sommità della prima reglènte : quivi
466 MARCELLUS
l'Olimpo costituì' ce un vasto pianoro, su cui nella bella stagione I Turcoman-
ni ioDaUano le loro tende . La foresta di castagni non supera la prima regione ,
ma viene qui rimpiauata da un bosco di abeti . — Anche aila sommila della
seconda regioue trovasi una grande spianata, su cui é un lago pescosissimo cinto
di roci'Je di granito e di marmo bianco venato, ed ombrato da cupi abeti. ~ Fi-
nalmente perviensi alla teraa regione, dopo avere superati ripidi fianchi, coper-
ti di ginepri e di fiori d'ogni apparenza . — Quelli che giunsero fin sulla cima
del monte , dicono, che a del sereno vedesi prodigiosa estensione di paese : ad
oriente le montagne e la pianura di Dorilea ; a borea le ricche colline di Ma-
dania , Nicea ed il suo bel lago, le isole de' Principi e Costantinopoli, che sem-
bra galleggiare Tra i flutti del Bosforo ed il dolo ; ad occidente II lago df
Apollonia circondato di villaggi , e più lungi l'isola di Marmara e la peniso-
la di Cizico, ricinte dalle onde azzurre della Propontide ; ad austro finalroenie
i nudi e tristi monti della Frigia combusta .
Le magnifiche solitudini dell'Olimpo Bitinio, che ai tempi dello splendor
di Bisanzio furono l'asilo della contemplazione e della preghiera, popola-
ronsi di dervlcbi e di santoni sotto il regno de' primi imperatori ottomani :
la scenza, il genio stesso, andavano ad ispirarsi del maestoso spettacolo del-
l'Olimpo ; le fresche ombre, e le acque mormoranti di questo splendido monte,
fer la delizia dei teologi e dei giureconsulti, dei filosofi e dei poeti. Il dotto
Uolli-Seeikhl scrisse nelle solitudini dell' Olimpo uno de' più celebri poemi
della ottomana letteratura ; Uosi-All vi tradusse le Favole di BidpaY ; KhiaJi
(il fratello ricco d' Imagini ) , e Deliburader (il fratello bizzarro), ri com-
posero il primo dolcissimi canti lirici, l'altro meste e voluttuose novelle.
DECADIMEVTO OEIX' OCTEllO TVKCO
Prima di lasciar Brussa per agglugnere al porio più ricino , e Imbarcar-
mi per procedere a Costantinopoli , volli fkre una riSlta al governatore deOa
città : avuta da lui cortese accoglienza , conversai seco lungamente parlando
dell' BuMpa I e conosoeado egli il graco Idioma, volle sapere lotte le partico-
larità delie mio esaorsionl, e le Imprenioni die atevo ricevale aHa rista diav-
ridno della Turchia, lo narrai a Wk francameote la ragioiie M ido viaggio;
e per dò che riguardava lo stato del suo paeset volli parlar paiole di conlafto
piuttosto che pingergli il quadro scuorante, ma vero, die pmentA «cài dav.
ricioo lo mira . Ma trovai In lui im «omo amante deUa mida ferità e comwd-
tare perfetto del tristo alato ddle eose; su cui punto m» mudami • fiatala lo
mia discretaiaa, el aorriae mestamente; e presa una carta geografica daUa
Turdila , disegnata sotto il logno di Sellmo ili da im rikinegalo lagicm che
•SBunse U oome di Mahmwi^Bffeodi,-*» vedale,. mi dlise parcotwmlo od
dito la mappa , vedete quanto paese la Torchia ha perdalo nappnre In veli-
li annll La Grecia, e la iada dall' Arcipdafo più «m ia apparteogono. la
VIAGGIO 457
Europa dia è tUU spogliala de' sooi più rtochi posMBl : la lussia non ha
cominciate le sue conquiste sulla Turchia che Terso la metà dell' ultimo
secolo » e nel breve spazio die d separa da qud tempo ha portali 1 confini
dd suo impero sol Pruih e sul Iftanuhio: dtredlchè» la Senrla , la Valacchia»
la Moldavia, sono oggi sotto la sua protenone; una porzione ddl'Annenia è
divenuta sua , come le lòrtezie turche della Georgia . Ella impera despotlca su
tutto ]' Bussino , e la guerra ostinata e tremenda ai noslri fratelli ed antichi al-
leati nel Caucaso, che abbiamo abbandonati per flaocliezza estrema. Reca spa-
vento a pensarlo, ma pure é cosi : laSiria, Y Egitto, il paese della Mecca, più
non sono suddite dd sultano di Costantinopoli che di nome t Eppure , non é
gran tempo, egli era signore legittimo perfino della Barbarla : il bej d* Algrri
stesso , non era che un pascià dipendente deii'lmpentor di 8Umbui , e gli pa-
gava il tributo come gtt altri pascià deDMmpero! —Gli Buropd trattano I
Turchi di barbari ; li chiamano- di devastatori allorché prendono alcune pietre
da un antico monumento che non serve più a nulla, per costruir una capanna
od una casa die può servire a qualche uso ; mentre gli Europd sono stati I
primi a guastare l'impero ottomano, togliendo al sovrano legittimo paesi che i
gli appartenevano. Che rimane egli ora al nostro padiscià ? La Trada, Ì*Ana>
lolla ed i pasdalicali di Bagdad e di Bassorah ! ! ! •
Nulla avendo io a rispondere sul fatto che il buon turco mi dimostrava ,
cercai di consolarlo mostrandogli l'importanza de' paesi che ancora rimango-
no sotto II dominio della sublime Porta . — La Tracia, gli dissi, onde Andrino-
poll è la capitale, é una vasu contrada d'ammirabile fecondità ; e la Tracia ,
al dir de' viaggiatori che 1' bau visitala, è quasi deserta. L'Asia Minore,
voi lo sapete, é una penisola quadrangolare di 24 in 25 mila leghe di super- j
fiele : percorsi la parte occidentale dell'Anatolia, e vidi che questa contri é
una delle più magnifiche che esistano al mondo ; uiona terra sotto II sole sarebbe
più produttiva di questa, se ella fosse meglio coltivata ; e pel lato della natura , i
nulla manca all' Asia Minore per divenire la più florida regione dell' universo :
Ivi avete montagne coperte di boschi , laghi sur ogni punto , pianure Immense |
Irrigale da grandi fiumi che non mal dlsseccansl $ oltre di che , l' Asia Minore
abbonda di minerali ricchezze di ogni maniera . Questa contrada benedetta j
dal delo, potrebbe nutrire mille volte più d'abitanti che or non ne conta; e '
non é peraltro che per la loro spopolazione, che le fertili pianure dell'Ermo
e del Meandro , i paesi di Sardi, di Brussa e di Nicomedla rattristano il vlag- |
gìatore. Non è dunque la terra, conchiusi , che manca all' impero ottomano , al
contrarlo sono le braccia che ivi mancano alla terra ! —
11 governatore di Brussa , che sapeva bene quanto me quello che gli diceva
dell' Anatolia , abbassò la tesu rassegnato davanti alla lugubre btdità che spi- i
gne gì' Imperi alla loro rovina , irreparabile quando l' ora tremenda é suonata . i
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I ALCUNE
DELLE COSE PRINCIPALI
I
' COSTAIVTmOPOLI W
OHPLtTuan ili quesla hivir nota dò cbv
)' lUusirr BUlure delle Bimfmbranie drt-
i I' Orì«n(a ilice di Costa iili nupoli . Aiu-
I giiemmo queste iNMlile Inluriio ad Aleviie
drUt tote principali di CotlanUnopoli ,
dalle opere receuU di un altro valenie vltiglaiore fraiKese in Oriente, Baiti
«Ino di Poujoulal.
■ Tra k cose degne di vedersi a Co>UDtlnopoll, dice gul■^l'ullillHJ aul»
re , sono le cisterne . Eu» le principali :
(() Fedi U liagiiu ÌJj , e 356.
460
MARCBLLUS
• La prima é quella di Costantino , cbe ricere ancora le aoqoe del Odori
( oggi detto Fiume delle Aeque Dolci, cbe sbocca infondo al Porto) portatevi
dal maestoso acquedotto di Valente .
> Non potei contare tutte le belle colonne cbe sostengono l'Immensa vol-
ta; avrei avuto bisogno di un l>attello per entrare nella cisterna: le colonne
sono di marmo e d'ordine corintio .
» La seconda cisterna , quella di Fllosseno , oggi è secca ; v è stabilita una
grande filanda di seta: la cblamano la eistenta dalle miWuna colonna , ben-
ché la non ne abbia veramente cbe trecento dodici .
• La terza, meno grande di tutte, è abbandonata e cade In rovina .
• Questi serbatoi sono certamente le più belle rovine di (UMtantinopoli ;
Procopio e' insegna l'uso di questi vasti bacini : • Quantunque grande fosse , egli
• dice, il numero delle fonti a Costantinopoli, nulladimeno le polle qualcbe voi-
» la seccano nella state : fu quindi per ovviare a slmile inconveniente ( per cui
• il popolo soffria molto di tanto in tanto), cbe gì' imperatori di Bisanzio , fé-
• cero scavare in diversi quartieri della città grandi e magnifiche cisterne, si-
» mili a quella che é sotto le fondamenta della chiesa di Santa Sofia» . . .
» Un* altra delle cose di Costantinopoli beila e curiosa a vedere per gli
Europei, sonoi sepolcri di Eyub . Una parte del campo de' morti di questo no-
bil sobborgo è esclusivamente riserbata al grandi dell' impero . 1 sepolcri for-
mano un belfo e lungo viale , e sono attorniati da una gran gabbia di ferro
dorato, tutta intrecciata coi rami del gelsomino, del Mas, e delie rose cbe
salgono sulle graticole di quelle gabbie risplendenti : maestosi platani stendono
le loro folte ombre sui cimiteri di Eyub; superbi cipressi contrappongono ad
essi le for nere piramidi, ed i canti di mille augelli echeggiano attraverso I
belli alberi del funebre asilo ; cosicché questo luogo sembra fatto piuttosto per
un dolce ritiro della vita , che per ricevere le fVeddc spoglie della morte . . .
• Chiunque non è maomettano non può penetrare nella moschea di Santa
Sofia senza un ordine o firmano del Gran Signore : il perchè quando si divulga
In Pera, che dei viaggiatori hanno il progetto di visitar le moschee, per quanto
facciate, non potete tener nascosto li giorno che Imprendete quesu visita ? ciò sì
sa sempre ; di maniera tale che , mentre credete non esser che tre o quattro
individui , la folla aumenta senza che possiate impedirlo ad ogni passo sulla via ;
anzi, voi non avete passato ancora il Como d'Oro (nome antico del porto di
Costantinopoli ), ed i vostri seguaci visitatori delle moschee si trovano qualche
volta in numero di dugento —Tanto ci avvenne il 25 aprile ultimo: seoia con-
tar gli ufìciali di marina francesi ed inglesi per noi invitati , eravamo nulladi-
meno più di dugento cinquanta !
• Gli Osmanli che vlddero entrare tanti giauri ( cani ) neir Ata Sopkia el
Kebir (Santa Sofia la grande), dovettero temere per un' istante cbe le profezie
fossero per adempirsi ; poiché l Turchi credono, che questa antica chiesa rica-
drà un giorno traile mani dei Cristiani . La scontentezza era espressa sulla fi-
sonomia de'Musulmani ; nulladimeno non provammo nessuno insulto, ma non
VIAGGIO 461
bisogna dimenticare di dire, che eravamo scortati da un ufldale del serraglio,
e da sei kawu armati di staffili e di bastoni .
• Un grosso libro basterebl>e appena per descrivere in modo completo Santa
Sofia: ma a quest'ora le descrizioni non mancano; e se vorrete passare alcune
ore con Pietro titiles,col Grelot, col Banduri e collo storico Gibbon, acquiste-
rete facilmente giusta idea del più antico tempio che la religione cristiana ab-
bia inalzato alla divinità .~ Nessuno ignora, che sotto il regno di Giustiniano ,
la prima chiesa dedicata all'eterna Sapienza fu ridotta in cenere, e che allora
sul medesimo luogo furon gettate le fondamenta dell' edifizio che or vediamo,
salvi i restauri ed 1 cambiamenti che nelle diOereoti età vi sono stati fatti. An-
temuso, architetto di Tralles, chiamato dall' imperator Giustiniano a Costanti-
nopoli , disegnò la pianta del tempio e ne diresse la edificazione . Dieci mila
operai furono impiegati per sei anni alla edificazione di tale edifizio > che il
Basso Impero salutò qual meraviglia . Nella processione solenne cbe successe
peli' inaugurazione della nuova chiesa , il 22 dicembre 537, l' imperator Giu-
stiniano , camminando a pie innanzi al suo carro , non potette frenar la sua
gioia; e presente la moltitudine, esclamò: • Gloria a Dio che m'ha giudicato
» degno di condurre a termine opra si grande! Si, ti ho superato, 0 Salomone! •
» Santa Sofia è costrutta in forma di croce greca, ma di braccia inegua-
li : la sua larghezza 6 dugento quarantatre piedi ; la sua lunghezza , dal san-
tuario, eh' è posto ad oriente, fino alle nove porte occidentali , che mettono
nei vestlbuk) ed al portico estemo , é dugento sessantanove piedi .
• Al primo aspetto, questo monumento non presenta che una grave massa
senza splendore e senza l>eliezza ; bisogna entrar presto nell' interno del tem-
pio, per non meravigliarsi dell'entusiasmo col quale 1 poeti e gli storici del
Basso Impero vantarono Santa Sofia. Procedesi per un corridore a volta,
che fa diversi giri fino alia galleria , donde godemmo l' intera veduta del
monumento .
» Osservando poi le particolarità dell'edifizio di Santa Sofia, nulla scuopresl
di bello: l'architettura è rozza, e male intesa la profusione delle colonne,
perchè senza regolarità disposte e prive di capitelli da cui possa conoscersi li
loro stile. Ecco quanto s'offre ai primi sguardi del viaggiatore; avvi una sor-
prendente ricchezza di materiali , nu v'è completa mancanza di gusto e di ar-
monia.
• La galleria che gira Intorno all' edifizio ha sessanta piedi di larghezza
ed è formata da un gran numero di colonne, la maggior parte di porfido ower
di diaspro ; alcune appartennero al tempio del Sole edificato da Aureliano a
Roma, le quali erano state tolte da Efeso ove probabilmente ornarono il tem-
pio flinioao di Diana, una delle sette maraviglie dell'antico Oriente; ed alire
appartennero a diversi tempii pagani dell'Asia Minore, dell'isole dell'Arcipe-
lago, della Grecia e dell'Egitto . Di guisa tale che, questa chiesa, edificata
in onore del Cristo, adornossl, come dice il Gibbon, delle spoglie de' più hei
templi del paganesimo.
iv. 59
482 MARCBLLUS
• Ma ciò che a? vi di realmente maestMO in Banu Solia si é la cupola, a
giusto titolo argomento di stupore e d'ammlrailone dei popoli o dei dotti dei
medio evo : guardandola specialmente di nezxo alla naTata, ella d oolpisoe per
la sua mole imponente; la pare come sospesa nell'aria, e se Innaiandoia l'ar-
chitetto volle Imitare, come fu detto, la volta de' cieli, bisogna convenire,
che tal concetto veramente artistico fti abilmente realiziato .
» La concavita della cupola è tutta incrostata di mosaici, che deperiscono
e cadono appoco appoco ; li suo diametro è cento quindici piedi ; Il punto piò
elevato del centro della cupola , ove la mezzahma lia rimpianata la croce, ha
un'altezza perpendicolare di cento ottanta piedi sopra il pavimento. Il tam-
buro che regge la cupola riposa su quattro peducci , sostenuti da aiirettanU
pllastroni , ai qu|li quattro colonne di granito egiziano poste a maestrale, a
greco, a scilocco, a libeccio, accrescon forza. Peci II giro della cupola in un
balaustro Illuminato da 24 finestre. Sui quattro peducci della cupola, qoailio
figure di serafini , rozzamente fatte , a mosaico, sussistono ancora, ma P Ima»
gine del Cristo, quella della Vergine, te effigi de' sami e degli angeli che ab-
bellivano le pareti della chiesa , e di cui parlano gli storici di Risanzio, scom-
parvero sotto la mano profana de' Turclii . — Dn bel peristilio regna ntlorao
alt* atrio . Biechi tappeti cuoprono il pavimento , che una volta fu di mosaioo
e di verde antico . . .
> La moscliea detta SoUmaniè, perché eretta da SoHmano II, supera met-
to in bellezza Santa Sofia. Il monumento é preceduto da due vasti cortili
ombrati di platani d' enorme grossezza , attraversando I quali lo spirito ai
prepara alla preghiera pria d'entrare nel recinto del tempio.
• Tutto é grande e maestoso neir interno di SoUmaniè, La cupola, falla
sul modello di quella di Santa Sofia , riposa su quattro pilastri di gran dimen-
sione . I versetti del Corano, scrìtti in lettere d'oro, cuoprono il largo firegle
della navata . Una incerta luce penetra nella moschea dalle finestre di vetri
coloriti aperte sopra il kibU o santuario . Un' infinità di lampadari , misti a
globi di cristallo di Tari colorì, sono sospesi a fili di ferro che scendono dalla
gran cupola ; e nelle notti del Ramadan , quando tutte quelle lampade sono ac-
cese, il tempio risplende di mille luci diverse e fantastiche.
» La Solimanièj pia bella di tutte le moschee Imperiali di StambaI, fi
costrutu nel 1466, cogli avanzi della chiesa di Sant' Eufemia in Calcedonia . . .
> La Osmanié (moschea d'Osmano), non regge per grandiosità il con-
fronto colla precedente : è però di una eleganza perfetta , ma non ispira nulla di
grave, nulla di religioso, poiché il suo carattere non sta punto In armonia col
sentimento della preghiera .;— In un grazioso giardinetto contiguo al cortile
della moschea , ho veduto un bel sarcofago di porfido, che la IradiileBe diee
contener le ossa del valoroso Costantino Paleologo , ultimo degli imperatori
cristiani di Costantinopoli, Il quale, com'è noto, gloriosamente morì sui ba-
luardi delia sua città . . .
VIAGGIO 463
HO vfduto la moiehea d'Akmei , presso 1* Ippodromo . Il suo fondatore
per allestire l'opera, linrlgtlava da sé stesso gli operai, e spesso lawrava ras
essi . Nel penster del saltano, tanto era meiltorio lo smuover pietre per ta co-
stniilone di una moschea, quanto consumarsi In orazioni ; T Imperatore Akmel
non aveva dimenticato queste parole del Corano : » Dio edifica ima casa In
• paradiso a colui che innalia ima moschea In onor suo ! ■
• Bei minarettl cao gallerie merlate sormontano la moschea d*ilhmel }
il qoal numero fu disapprovato dagli ulemas, auesocbè II tempio della Mecca ha
quattro minarettl soltanto; ma questi sei minarettl si innaliano verso il cielo
svelti e maestosi.
» Tutte le moschee di Stambul si somigliano meno che per la grandeiza ,
ond' è che ifspannierò di descrivervele. Tuttavia, ciò che é ài panlcolart nel
tempio dell'Ippodromo consiste in ci4, che la cupola posa su quattro coloane
scannellate di prodigiosa grosseua, ed allMto slaccate dal corpo dell'edlAiio ...
• Avrei ^^ohito vedere 1 templi del sui»borgo d* Byub, ma non vallen> dard
il pemesso, gli slessi ambasciatori delie potenie , non hanno ami potuto ot«
tioefe di pamamo la sogNa. Mia principale moschea di Byub èserbata la
spada d' Oamano , code si armano I nnovelll sultani » ccrimeoia che earrispon-
de a quella dall' incotonaaione nel nastri paesi . . .
» Dopo aver vWlato le moschea, andai con alcune persona al 6asar da^
gUwekknd, ft inutile chio ridica qual serraiunal cuore pravmi aiiavisudl
quelle povere creature esposte In vendUa sulle stole come mercanala $ e egmm
oompifode come l'uom* sensibile e tadvlHto riasanga tristamente InspreMkmlto
ndrando uomini accoccolai* su Uppeil, tulli hMrntt a contare il denaso che
hanno ricavato dalla vendiU di esseri fatti ad Imagine di Dio 1
> Fui testimone in questo mercato di una scena d* atroce crudeltà . VI
era tra le altre donne schiave una ragazza Abissinia, la quale pareva soffrire
per un grosso tumore che aveva al braccio diritto; 11 padrone , credendo che
questo tumore fosse II bubbone della peste, fece colar piombo fuso sulla parte
malata . Quella povera ragazza mandava grida da disperata ; pronunziava pa-
role mbte a singhiozzi, colle quali senza duhhto supplicava queir uomo ad aver
pletA di lei ; non pertanto quel mostro fu senza compassione . Gli feci dimandare
pel mio dragomaimo se il piombo Aiso gli pareva efficace contro la peste: • Questo
» rimedio uccide o guarisce subito, mi rispose: In ogni modo cosi mi piace di
> Indirizzai a questo mercante di carne umana altre questioni , alle quali
ricusò rispondere; che anzi ci obbligò infine ad uscire dal suo bazar.
• Non vidi in quel mercato che Negri, Negre ed alcune Ablsslnie : le bian
che di Clrcassiae di Georgia fìuinosi oguor plorare a Stambul, dacché la Rus-
sia ha formalmente interdetto questo infame commercio sul mar Nero : più
ornai non si trovano luoghi pubblici destinati alla vendiU de'Bianchl . Non per-
tanto mi é stato assicurato , che 1 mercanti degH schiavi si arrischiano ancora
qualciie volta a trafficar sulle coste del Ponto Bussino ; ma ciò non è che una >
464 MARCBLLU8
piraterìa ascosa, un commercio di contrabbando ; ed anche quando ti merca-
tante rìesoe nel suo scopo, ama fhrne un mistero ; quindi il prezzo delli scbla-
▼I e schiave bianche, a cagione di questa rarità, ascende a cifre esorbitanti ,
relativamente agli antichi valori : per esemplo una Georgiana , e pagata circa
settemila cinquecento franchi di nostra moneta!
• Quelli a cui sta a cuore la dignità umana, denno esser grati al gover-
no moscovita per avere adottate severe misure dirette a porre un termine a
questo barbaro commercio nel paesi di Clrcassia e Georgia . È vero che In Tur-
chia vi sono Idee ben diverse dalle nostre Intorno alla scblavltà , poiché sovente
furono visti e ancorasi vedono li schiavi comprati nei bazarri, doventare I fk-
voritl dei loro padroni , ascendere al primi impieghi dello stato , e cuoprire
I posti perfino di visirl e di ministri della Sublime Porta! Ma ciò nonostante 11
pensiero rifugge a veder vendere gli uomini al mercato come le bestie : e pare
a prima giunta strano , che 1 musulmani non provino nessuna repugnanza per
questo orrlbil traffico . Gli Osmanli , che affettano avere si alta Idea di Dio,
dimostrano veramente ben poca considerazione per V uomo ; ma non bisogna
dimenticare , che l' islamismo ha fatto scomparire la grandezza umana davaoii
alla grandezza divina , e qui sopratutto é ammirabile il cristianesimo ; In nea-
suna religione l'uomo é grande come nella cristiana, che Insinua la cieatura
umana esser fatta ad imaglne e similitudine di Dio! Il commercio degli schia-
vi, ammesso da tutte le religioni ed in tutte le società antiche, non fu aUmoi-
tato presso di noi nel medio evo che per la eccessiva barbarie de'popoH : ma
il Cristianesimo io riprovò sempre, e finalmente, coadiuvato dalla filosofia,
lo ha distrutto : la schiarita non avrebbe mal potuto nascere in una nazkne
cristiana 1
NOTIZIA BIOGRAFICA
INTORNO
AL VISCONTE DI MARCELLUS
Ljuigi Augusto di Thirac, visconte di Mareellus , nacque
addì 2 febbraio /77ff. Usci dalla natura indole dolce e pia,
e la educazione ch'ebbe convalidò qudle egregie di$po9Ìzioni .
Di buon ora ei fu esercitalo alla vigilanza ed alla pratica
delle cristiane virtii, da un buon precettore nominalo Bour^
deau.
Aveva appena quattro anni, quando rimase orbato del par-
dre; ma questi era vissuto abbastanza per far fruttificare nel
figlio le più felici disposizioni del cuore e dello spirito : solenni
e commoventi furono le testimonianze che contrassegnarono
questa morte dolorosamente sentita dall' onesta gente d' ogni
classe; e alcuni contemporanei raccontano, che contaronsi die-
tro il funebre convoglio ben cinque cento poveri tra uomini e
468 MARCBLLCS
donne, manifestanti per non equivoci segni la loro sincera af-
flizione: soprattutto erano fra costoro de' vecchi e degV tnfer"
mi, che avean fatto violenza al proprio stato per salìUare il
loro benefattore con un religioso ed ultimo addio . — Questo
del padre, vediamo ora del figlio .
Di diciassette anni, il giovine erede del nome de'MarceUus
sposò la signora di Piis, la quale unione fu celebrata segre-
tamente secondo il rito cattolico in una cappella della ter^
ra di Beausqour, attesi i tempi del terrore; ma un piccolo
incidente compromise subito la sicurezza dei due sposi : una
vecchia fantesca , obliando la raccomandazione che erale stata
fatta , non potè ritenere in se i moti della gioia per questo
avvenimento, cosicché, per supplire alla pompa della festa nu-
ziale, volle spargere sulV ingresso della porta del castello al--
meno alcune foglie di lauro: ma tanto bastò per richiamar
l'attenzione di iiomini che non potevano sopportare nessuna
superiorità, neppur quella della disgrazia; e la testa della
madre rotolò sul patibolo , e quella della giovine coppia fu
seriamente minacciata .
Costretto a fuggire , il MarceUus ricevette per alcuni anni
r ospitalità nei casali dell' una e dell' altra riva del fiume vi-
cino , ma finalmente il suo ritiro fu scoperto ; ei venne arrestar-
to, con(htto a Bordeaux, e ivi carcerato nell'antico concento
delle Orsoline, posto in via di Santa Eulalia, dove presente-
mente vedesi una casa di carità amministrata dalle suore di
San Vincenzo de' Paoli; la qual carcerazione durò fino aUa
famosa giornata del 2 tumidoro, in cui fu reso alla sposa sua
ed alla libertà .
Divenuto possessore della terra di Beausojour , chiese i con-
forti di una nuova vita alle lettere ed alla poesia , amabili
figlie del cielo , che sanno render V uomo felice e insieme mi-
gliore; e ben presto meritò di slare in relazione piuttosto inti-
VIAGGIO *»9
I
ma co' maggiori leUeraiidi quel tempo, come eoi FonUnes^
eoi Bonald, eoi DeliUe: e quando U eaniore <ie'GiardiDi e
ddla Pietà morì, il suo giovane ammiratore, pubblicò une^
ìegia^ che fu umveraeimenie ammiraia e distinta^ pel doppio
merito della easiità e gentilezza de' sentimenti e della purità
d4lo stile.
Questa prima composizione manifestò nel suo autore , un
gusto deciso per U genere dassieo , gusto che più non si smentì
m lui: non ostante è necessario avvertire, che nella calda lotta
cA« s'impegnò tra i dassieisti ed iromantici non mai il Mar-
cellus affettò umore ostHee superbo per alcun geiìere, ma so-
lamenie si guardò sempre dal porsi eUl' opra senza riflessio-
ne e senza piano, e d^ introdurre neUa poesia l'accento deUa
piit umile prosa, e di offendere le regole del gusto. NeUa sua
traduzione delie Egloghe £ Virgilio 9 e neUe sue Epistole in
versi, rinvengonsi tutte le qualità che distinguono lo scrittore
esaito e coscenzioso. Del resto, coltivò quasi esdmivamente le
belle lettere che gli antichi chiamarono umane, e che egli
chiamava cristiane.
n nostro letterato aspirava du$ìque a qualche cosa di più
nobile che gli applausi e la palma che desiderava nonsaprdh'
be essere ricusata aU'aultofe ed al traduttore ddle Poesie Sa*
crt^che illustri prelati e principi della Chiesa crederono de-
gne dei loro suffragi. Univa all'arte di scrivere rara e solida
erudizione, nonché la perfetta conoscenza di varie lingue;
triplice merito ereditario ndla sua famiglia: e quel talenio e
quelle doti, ei le dimosirava al pubblico in modo luminoso
nella sua bài' opera deUe sìmembb^nzb ìntobno jlvosìknte
per noi pubblicata. Quest'opera i un moddlo di stile e di
erudizione: è piena della sapienza antica; è piena della dif-
fcSe esperienza nuùva; è piena di religione, di filosofia, di
erudizione dassicaepura. La brevità dello spazio m' impedi'
IV. 60
470 MARCELLUS
sce dispiegare, tcmeUMaredlus avesse ten pochi^rioàli , ira
i 9MÌ eompatfv^U ewUemparanei, nel segreta e neU' tuo di fm
-bene.
Usciti i natali da nMissima famiglia , aazida una deUe
più noMi stirpi di Francia, fu di opinione fditiea vealisfea:
quindialritamo dei Borboni nel 484 i , fece parte ddeensiffiio
di Luigi XVI II: ma ti nrn^ (sdoperòla^sua iitfhmusa eke a ope-
rare il bene, e dièbeUo esempio di far tacere le passioni , gli
antichi rancori diparte, i personali risentimenti: di guisa Ujh
te che, quando sopraggiunse laprocdla dei oimto giorni^ per^
fino i suoi maggiori uìwersari politici si emularono per offrir-
gli un asilo contro i progetti di pochi eaUioi j che egli od i
suoi avevano poco innanzi Hcolmaio di benefizi •
Sotto U governo ddla Restaurazione fu costasUemenie de-
putalo del dipattimenèo detta Gironda , fino al 48H , nd
guai tempo venne creato pari di Francia: difese con ammirar^
bUe perseveranza, alle due tribune, interessi e diritti nazionali
troppo spesso per misteriosa ine^VecMefataliià posH fin tm oo^
le. n n nostro erario sia povero, ripeteva ogli ai mimiri, ma
ìì siapuroln — « Come! esdamaoacon veemenza iniiris^
» zandosi ai deputati , io^^ierete asquesti vecchi guerrieri, cui
>» non resta che la lorocroceela lorospada, toglierete loroi
» mezzi di vioere ^senia rossore? Ah! eredetdo, la patria
» abbisogna più di virti^ che di denaro! n-'^E ehinonram-
menta, ad ontadMe malevole derisioni ddk.quali fu oggetto,
chi non rammenta le sue incessanti \proteste contro idiritti fi-
scali sul vinello^ bevanda del coltmMore e deU' itàdigente f In
tale occasione, fin dal suo esordire oRavommi de' pan, disse
e piti e più volte ripetè: -«- » Signori ,:quanto più ^iam vicini
n ài trono, tanto 'maggiofmmU04dobbiamo occupearcidd pò-
)» vero ! n — Tutto questo convalida, che s^e^fii accettò onori,
fu per fame profittare il euo-sknHoo^peciidmente ilpovero:
I
I
I
VIAGGIO 471
fitflfeijm» aUé digniià, come in mezxo a- »»oi contadini^ sem*
pn eivoUs rimaner fedde alla ma divisa, presa do/rimita-
Mone di Cristo: ^hj nesoib/. Cosi l'evento del ISSO lo lasciò
sesuM rimarsi come senza mormorazioni contro e dalla parte
di fualun^. I/i suaindvìgenza fu sigrande ed ingegnosa,
4 A sfuggerirgliperfktio delle scussi in faoore di alcune màure di
/malnz(i^da^k qualiei fu come gli altri grandi signori di Fran^
cìk cidpiio : a Non per questo la porta del mio cuore è meno
aperjta ad essi » diceva sorridendo .
Facilmente si concepisce da queste ispirazioni di mansue-
ifudiinee di carità, quale dovesse essere la sua premura pei po-
vesi e per tutti coloro cui Dio inviaiva prove piii o meno as^
ffie- Per dire solamente quello che poti fuggire al mistero on-
de am>Uufipaivafii 'quando faceva il' bene, occorrerebbero dei
volumi. Ad onore della nfUura uniasia, conveniamo che son
moki, senza dubbio, quelli che sarnio rispondere alle voci del-
l* itifortemio,; ma egli non si lasciava intierrogare , bensi gli
Sedava, ineentt^^prìàeniva la domanda : is^dovisiava il biso^
gno. dogi' inf etici edH<» desideri, ad onta ddle distanze. » La
M nevt.rieuopre la tmra, scrisoeva tre asmi or sono ad uno dei
u suioifortmatiaìmlipri ; ti tempo che si appresta per strug^
» (porla mn i men cattivo di quello che laportò. Cidev esser
» della misfiia a Bordeaux... Desidero partecipare in qual^
» eheparte aliene chevi si fa. ..!Non mi risparmiate m m4-
>>^ la... Pasèe.é legna non ricusate a qualunque h dimandi,
>r poiché siamO' tuUi soUdarU davanti a Dio,, e non bisogna
» pefmstjtfre che nessuno de* suoi figU d muoia accanta per
n fame o di freddo . »
Ni ersAui, che ^guesie parole fossero l'espressione di t^na
cariti di dreoskmxadlispràinatae, cieca; chi dagran tempo
eidisiribuina ai hisogfìosi la maggior parte delle sue rendite e
delte sue roccolte.NoH avea perdb menotnammite dminuitù U
472 MARCBLLUS
SUO patrimonio: ed in ciò ehiarumenU dimoitravasi fuomo del
Vangelo ^ V amminiitratore dei beni aviti, U depoeitario di un
vasto patrimonio a prò del povero : egli stimava , con un pa^
dre della Chiesa, che per esser meritoria l* elemosina non dth-
vera solamente esser fatta per quando non saremo più , e non
abbisogneremo più di nulla ; ma che ogni uomo caritatevole,
deve, come la povera vedova del NaoYO Testamento, dare
in tutta la sua vita del suo bene , e de' suoi cenci stessi, in
mancanza di meglio , e quanto msomma aver^>be potuto ser»
vire per sua propria utilità .
Vi sarebbero da raccordare del visconte di Marcellus cento
atti di carità meditata e piena di verace rassegnazione a qua^
lunque sacrifizio; ma per non dilungarci di troppo non citeremo
che questo fra mille . — Dopo un accademica ricreazione da-
ta da un suo amico , e nella quale il Marcellus aveva letto
alcune stanze sur un sito d' Italia, gV venne U pensiere di far'--
ne stampar la musica e he lui stesso vi avea sopra composta :
quindi e' s informò di quanto poteva eostare, ed espresse, non
senza la solita modesta esitazione , il disegno di darsi questo
piacere. Ma nel tornare a casa andò a fare una visita a cer^»
ta povera famiglia, della quale da diecianni era Vappog'-
gio ; ricevè le confidenie di que' meschini , e ndla notte senza
dubbio se ne sowetme , perchè la dominane parti di buon ora pel»
ta sua villa (il castello di Marcellus) affine di non cedere tUla
tentazione di pubblicare la sua musica; ma prima dipartire,
fece recapitare M'amico il doppio della somma con tutt* altro
destino, e tale, che consolò, rallegrò, soUevò la famiglia mi-
digente. '
La vita del visconte di Marcellus era dolce e ftiice per ogni
rispetto : lui (f mdole amorosa , lui circondato da cari paren^
ti, lui possessore dei mezzi materiali per fare del bene, lui
legato in amicizia con ottimi amid, lui sapiente, erudito, re-
VIAGGIO 473
ligio9o, icùrreva iavita contento, soavemerUe e con pace, lon-
tano dai mondani rumori , in una delle pia amene campagne
della Francia Occidentale . hi allato della carità coltivava le
lettere, né cessò di studiare e di scrivere finché gli durò la vita.
In que' dolci oziied onesti, con l'accento di mestizia che gli
fu sempre abituale , pochi mesi innanzi la ma morte scrive-
va : — » Quando per sollevare il mio spirito , cerco una felice
rimembranza della mia passata gioventù, m'immagino di per-
^correre le gallerie del Louvre, e di arrestarmi in quella lunga
sala dove penetra una luce si scarsa dirimpetto aUa bellissima
Venere di Milo ; a quella Venere, che fin dal suo rinascimen-
to io primo mostrai ai raggi dello splendente sole delV Arci-
pelago ed ai sìmvi lucori della luna d' Atene; e mi sento ntio-
vamente colto dallo stesso entusiasmo, che una volta animava-
mi alla sua vista. NeUamia estasi, oblio quanto mista d'in-
torno , fisso i miei occhi, mi par di vedere quella sua nobile
figura, ina^ocio fieramente sul mio petto le braccia , sollevo
il mio capo ornai curv€Uo sotto molti dolori, prendo atteggia-
mento quieto e riflessivo come per rendermi più degno della mia
dea, e resto immobile e silenzioso . . .
» Poscia , nelle lunghe meditazioni degli andcUi tempi , le
quali formano adesso i miei più dolci diletti, mi trasporto col
pensiere nella Siria , nell'Egitto, a Rodi , insieme con questa
nìAova Elena da me alla Grecia rapita: infatti, non fu ella la
cara compagna de' miei viaggi che la presenza di ìei illumi-
nò? Ed ora non è ella un testimone quasi vivente dei migliori
giorni della mia vita che dileguasi sì rapida e scolorita ? . . .
»> Dopo queste rimembranze delle peregrinazioni di Vene-
re , che la memoria della sua beltà mi richiama allo spirito ,
vengono le reminiscenze degl'inni cantati in onore di lei, qtum-
d' ella abbandonò la sua patria per amor della mia .
474 MAHCBLLUS
n O Tu, le iieo eel Wmhelmann francese (4); 0 h^eke
n ci offn coUa più e^a idèa dMa naksra fkii^^
» abbia iapuio imiiare, U fm hd cataitm^ di forme, Hpiù
» fdice insieme di vera, di ttUgrandioeo] di graxiia e di no»
>y Mtà; tu, dei essere figlia del divino Prmsiiele.
n Casia connazionale di Elena, vado r^fetendo 00» uno
n dei criiici pia ingegnosi e severi de' nostri giorni, tuisi gli
M onori e tuni i rispetti sono dovuH Ma taa gioventit, allatws
ìf nohih origine . . . Non mai U sentimenio dMaumema bel-
n lezzafuspiniopiàoUreeheini€...FigHadiFidia,tusei
» idea del divino Omero ! »
M Quindi eselamo , come U LaFonlemei
0 Oh! fut pouTrok dccrire. en langue du.Panumse,
)» La maie$u du Dieu, wnport si plein degraoe y
M Cèt air qut V onn a poinl chez nous autres mortets «
xft Et pour qui V agc d' or im^enta des auiels (2) /
» FinalmenU, lasciando spcLziare la mia imaginazione ver--
so que* bei mari che Venere attraversò sotto la mia custodia,
riirovo nella mia memoria, come nel mio voluminoso giornale
di viaggio, certi tratti da me apposta trascurati nelle miegio^
vaniU Rimembranze deH'Qrieiite, per non ingrossare di trop-
pò un raecosUo accolto dal pubblico pochi anni or seno con
tanta indul^za.
n 1120 agosto 48SiO, la StafiEétta usava dal porto di Ro-
» di, e, solo, inoperosa m mezsM atte maoùvre del naviglio,
1» appoggiato sulle sartie, mirava lentamente allontanarsi
w ^filetta città, antica favorita di Grecia e di Roma^ e ades^
(1) Quairénìin d$ Qtdney. Notizia sulla Venere, I8Si.
{2) La FaniaiM9 P$lf^, Uò, I.
VIAGGI/)
475
»
ìì
n
M
II
II
II
II
II
II
II
II
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II
II
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II
II
II
II
II
II
II
II
II
II
SO languente sotto ramne ombrate dai cipressi. Seguiva co-
gli occhi la spiaggia dell'isola, detta qwde òisenstbAmenU
perdeasi la linea sabbiosa, e le eoUòie appoco appoco i?e-
lawMÌ eoi vapori del mare; quando Yorgos, pilota greco,
ozioso dal momento che scompariva la costa, e stanco senm
dubbio di ripetere ai marinari il suo gergo italiano poco
compreso da ambe due le par ti,. mi s' appressò per parlare
a suo piacere la sua lingua materna. Io V aveva assuefatto
ad una grande famigliarità, affine di meglio apprendere la
pratica ddsuo armonioso idioma, ed egli non temeva intera-
rompere le mie meditazioni perchè troppo sicuro ch'io gli
axrei perdonato tutto in favore di poche parole greche.
Il Egli indovinò subito, da' miei sguardi e dal silenzio,
tutto U mio rammarico di abbandonare si presto quel lido
delizioso; e come per consolarmi: — Àbbiam fatto bene ,
signore, a lasciar Rodi; mi disse, con aria maligna. —
Come ! pilota, gli risposi, eri dunque sazio di porto così
buono e d' isola tanto betta ? — Oibò ! signore, anzi è que-
. ^t uno^ de nostri ancoraggi preferiti . — Sarebbe dunque
perchè incominciano a spirar venti favorevoli, perchè quelle
nubi bianchicce che coronano il Tauro sono propizie a na-
vicare alla volta di Creta? — Ah! nò, signore; al contrario
temo anzi per questa notte forti venti occidentali, che jpo^
trMono gettarci in mezzo agli scogli di Kasos, o verso i
mari deserti di Cnido. Ma , qualunque cosa accada , ab-
biam fatto bene, ripeto, a lasciar Rodi. Poiché, aggiunse
sorridendo maliziosamente, rischiammo di perdervi una
persona del nostro equipaggio , o per dir meglio una parte
della nostra zavorra .
-— Il Spiegati, Yorgos, replicai; non indovino gli enimmi,
e non intendo, lo sai, che U greco semplice e chiaro.
476 VARCBtLIJS
— » Ebbene! signore: mentre cercavate piccoli coccodrilli
» e francolini frai lauri rosa della pianura di Cremasti,
n noi eramo a bordo della Staffetta nel porto di Rodi total--
» mente oziosi. Io, pilota, non avendo nuUa da fare in un va--
» scello ancorato , girava sempre pdla città nella quale ho
» molte relazioni, e vi passava il mio tempo in ragionare li-
» beramente come faccio con voi. Ieri V altro, trovandomi m
w casa di un Greco di Smime domiciliato a Rodi coUa moglie
» e due figlie pel commercio delle spugne, mi posi a rae--
n contare il successo fra voi ed i nostri magistrati di Milo ,
n quando, in cambio della gran pietra bianca che noni buona
» a niente, ci daste di che fabbricare mólte barche e molte re^
ìì ti. Ma, siccome i' sono unpo'tristarello, specialmente quan-
» do mi trovo a terra, invece della pietra bianca nominai nel
» mio racconto lapiù vezzosa ragazza della nostra isola ; Mar-
» ritza, per esempio, che voi trovate cotanto bella: ed ho fai'-
» to credere a quella buona gente, che l'avete tolta per far^
» la vostra legittima sposa, e che la custodite gelosamente a
» bordo , senza permettere eh' ella abbandoni il luogo che le
» avete assegnato sotto U ponte, né la vela m cui V avete av--
ìì volta, pel timore de* Turchi ed anche un poco de' Greci. —
» Che ne dite , signore , della mia invenzione e della burla f
— » Te lo dirò quando saprò tutto ; continua .
— » Sappiate dunque, che le donne di Rodi sono curiose
» quanto quelle di MUo, di Nassa, di Scio
— » Andiamo, non stare a nominarmi tutto V Arcipelago .
— » Mi furono fatte mille domande; dubitassi della mia
» veracità; fui sfidato a dame delle prove : ed io, per non aver
n scorno , che tuttavia bene mi meritava, acconsentii a lasciar
» vedere la vostra bella reclusa , ma da lontano , al soprastar
>» della notte, e sotto l'espressa condizione, che la moglie elefi^
n gliuole dello Smimiota , non farMero U minimo strepilo per
VIAGGIO 477
n svegliarla; avvegnaché, dissi, nonpotevasiprofiUareperla
» nostra misteriosa visita che dell' ora del suo sonno . Tutto
n questo ben convenuto, imiei compatriotli ascesero a bordo
» col pretesto di visitare il naviglio, e scorsero infatti, nel-
ìi l'ombra e sotto le sue tele, che io aveva alquanto remos-
» se dalla faccia , la vostra Maritza che riposava sul suo
» letto .
» Quello però che non aveva previsto si è, chele Smimiote
» ne vociferer^bero per tutta la città: infatti, ieri, dal porto
» fino al palazzo de' grandi signori, mi si chiamava in ogni
>» casa per farmi recitar la mia favola . Finalmente stamat-
» tina ho saputo , che il musseliao medesimo (il governa^
» tore) , era anch'esso informato della cosa, perchè, quantuU'*
» que ìwn vivano insieme, credetelo, ciò che la donna greca sa
>» la turca non lo ignora lungamente . Le odalische del mus-
n selino , più curiose ancora delle nostre isolane , han messo
M sossopra tutto V harem per ottenere di vedere esse pure la
» bella greca addormentata. Il loro signore non osò dapprima
» chiedervi direttamente tal grazia ; ma intanto vi regalava
» magnifici canestri di fiori e di frutta, affine di disporvi fa^-
» vorevolmente ad una sua visita ; e se non fossimo partiti
» di buon ora, egli sarebbe venuto questa sera a sollecitare per
n le sue donne U favore di una notturna conferenza; e forb-
ii se anche per sé stesso, avvegnaché egli gode ndl' Arcipela'
>» go la reputazione di ìwmo affezionatissimo alla beltà . . .
» ila adesso siam ben lontani da Rodi; non vi è più da
») temere.
— » Yorgos, gli dissi, or tocca a te ad ascoltarmi. Se
» mai simil mensogna , o altra indiscretezza e malizia di que-
» sto genere tu rinnuovassi in qualunque delle isole dove ap-
» pr oderemo, tieni bene a mente ciò che ti dico: tu non
» ritornerai più mai a MUo ! Per questa volta io ti perdono ,
IV. 64
478 MARCELLUS
» giacché il pericolo passò, e perchè trovi la mia sUUua degna
ìi di svegliare la curiosità.
— » Signore! quanto a me (replicò Yorgos assai poco
» commosso dalle mie minacce ), non faccio gran canto ditma
n donna di marmo: ma le signore Smòmiote, che la credei^
n ter viva, non poterono astenersi dal lodarla: la madre di^
» ceca: — è più bella e più bianca di tutte le Gocconitze di
» Smirne^ colle loro teste adorne di oro e dì flori; — la figlia
n maggiore rispondeva : — è più grande e meglio fatta di tutte
» le fanciulle di Sime colla loro pettinatura tanto alta che
» pare portino un anfora sulla testa (1) , e die vengono a
» Rodi per seryirci ; — che bella Panagìa (madonna ) ! ag-
ii giugneva la più giacine: ha un* aria si maestosa e ad un
n tempo cosi soave, che se fosse stata in chiesa V avrei invo-
» cfita!»
— n Ed io pure, esclamai dal canto mio dimeniieando
n il pilota e la sua imprudenza , ed io pure piegherei le gùèoo-
» chia davanti a questa divina meraviglia ; poiché trasanreti'
» do r Europa, TEgitto e r Asia, vidi ne' miei lunghi e peno-
» si viaggi molti prodigi di bellezza, ma non mai trovai
» astro così splendente ; e son di parere, che neppure gli
» stessi Dei abbiano contemplato nelF Olimpo nulla di egua-
» le a questa imagine , che superando le mie speranze e le
» mie illusioni s*è impadronita del mio cuore (2) .
• 1) Espressione simile ti verso d' Omero :
OmsszA , ili». sHy ^vCMt '2^ì
(2) Eucòtrr^, Ai6ùriy, re xac A'tftVa rà^av aust^a^,
Saxtfixrat, iivpix xaXà rcAUTrÀxvtn; u^tÒ av7.&^; ,
A>.X* ourò» ToioÙTov tJov y/Àac» ow^«' Oav^^ttm
AÙTOÙ^ A'02v«rovc iri o otouai l7o> tff/aOxi
Meno»* ILO Dam AftCKSO , ctt.iUf Ji Siuli«v.
VIAGGIO 479
» E dopo questa escloìnazione ispirata, collo da non so
»» qiude puerile inquietudine , discesi subito sotto il ponte della
n nave per vedervi coi miei propri occhi e per toccarvi colle
» mie proprie mani U prezioso tesoro • La mia Venere giace^
n va sempre nel luogo ov'era stata posta con ogni cura, per
» evitarle gli urti del mare e nuove mutuazioni; era sempre
» avvolta neUa tela delle vele: ma tra quei legami e sotto
» que' rozzi panni, era sempre vittoriosa e sovrana , come or
)» si vede dominare sotto le gallerie del Louvre, ch'ella venne
n ad arricchire e consolare ad un tempo . >i
Cosi il visconte di Marcellus ricreavasi nella vecchiezza
colle rimembranze della sua gioveniii; e gloriavasi e facevasi
vanto, giusto ed innocente non superbo e presuntuoso, di aver
dato alla Francia la )»tù bella statua antica di donna, che
dopo la nostra Venere Medicea si conosca »
Quantunque non decrepito, quantunque sano, ntdladimeno
lo stato fiacco del corpo dimostrava non lontana la fine del-'
l'egregio viaggatore : il fuoco sacro ma divorante del sentimento
lo avea consunto. Egli era troppo filosofo per non accorgersi
della prossimità della catastrofe , ma non se ne spaventava ;
tuttavia, l'ora suonata desiderava il fine pronto e placido.
Pochi mesi avanti la sua morte essendo per apoplessìa fulmin
nante mancato ai vivi U Saget, suo amico affezionatissimo ed
una delle glorie del foro Bordelese, egli scriveva ad un parente
di quello queste parole notevolissime m — Onoravo ilcarat^
tere, ammiravo i talenti di questo eccellente magistrato ; e per^
chi conoscevo la sua fede considero la sua marte improvvisa
siccome un benefizio per lui: Non tetigit illam tonnentani
mortìs: gran lezione per noi tutti! n
Or, perchè non crederemo che queste parole rondassero un
presentimento f — Giunto all' anno sessantesimosesto della
sua vita, F ultimo di dd 4844, mentr'era intento a ricevere e
480 MARCELLCS
dare gli auguri delle felicità del capo d' anno agli amici ed ai
parenti, mmtr era circondato da quelli che la Scrittora dna--
ma tanto a proposito la corona dei vecchi, la sua testa appo-
co appoco s' inclinò nelle sue mani, e dolcemente ei %' addor-
mentò del sonno de* giusti .
Questa fu la fine del visconte di Marcellus ; queste le sue
azioni; queste le sue opere .
flNE PELL'OPCRÀ
INDICE
GERUSALEMME E SUOI CONTORNI
Gap. XIV. ijrerusalenrimcSuoicoatornì — Citta dì Giuda. Pag. 11
Gap. XV. II Mar Morto ^ Il Giordano — Gerico — fietlemme . » 31
Gap. XVI. Ultimi giorni a Gerusalemme — Il Padre Munoz —
Lettere dello Ghateaubriand » 55
Gap. XVII. Conventi di Terra Santa — Loro costituzione ~ Pos-
sedimenti e prerogative dei Cattolici protetti dalla
Francia » 75
Gap. XVm. Partenza da Gerusalemme— Abdallah capo dei
Vehhabbiti - Giaffa » 103
BASSO EGITTO
Gap. XIX. L'Egitto » 119
I. Alessandria ed il Nilo » ivi
II. // Cairo » 185
in. Le Piramidi » 147
IV. Ritorno ad Alessandria^ Mehemet Ali » 167
283
INDICE
ISOLE DELL'EGEO
Oap. XX. Rodi ^ La Pianura dì Kremastì — La Fontana
Rodini P»g. 185
t Gap. XXI. L'Arcipelago— Isole Candia , Paros, ^'assot e Sira • 207
GRECIA
1 Gap. XXII. L'Attica— Il CapoSunio — 11 Pireo — Atene . . • 237
■ Gap. XXIII. Gorìnlo — Argo— Isola Egina • 255
Gap. XXIV. L' Inietto e Maratona — Smaragdi «SOI
ASIA MINORE
Gap. XXV Smime — La Misìa e la Bilioia » 325
TURCHIA EUROPEA
Gap. XXVI. Gostantinopoli — Apparecchi per la partenza . . • 355
Gap. XXVII. La Romelia e la Valacchia — Adrianopolì e Bd-
cbarest • 361
NOTE ED AGGIUNTE
Ganale d* Alessandria o di Bfahmudièh
Le Piramidi di Gizèh
Medio ed Alto Egitto , e le Oasi
Atene
L' Eubea , e le isolette vicine
Escursione nell' interno dell' Anatolia
Alcune delle cose principali di Gostantinopoli . .
KoUxta biografica intomo al visconte di Marcellos
385
385
391
409
415
423
459
465
n
INDICAZIONE
DELLE TAVOLE CHE ADORNANO LA PRESENTE OPERA
COL NUMERO DELLB PAGINE A CUI DBNNO ESSER POSTE
VOX.VaiC PRIMO
Carta Geiieraie del Viaggio Pagina 142
Idea della Topografìa del paese detto Trota, ec » 158
Campagna ove fu Troja • 163
Costantinopoli 180
Ellesponto |249
Venere di Milo • ^§8
Le giovani greche di Milo {tavola colorita) ...» 308
liana dei Lidi Elidili 1 d'Europa • d' Asia óu
VOLUME SCCOVOO
Gerusalemme • 14
Mar Morto • 38
Afessandrto » II9
t'erta del Basso Egitto • 129
Piramidi di Gyzcb » M7
Carta deirAtticR e dell'ArgoUde , della Corìntia e della Megaride, ix. . » 2)7
Acropoli d'Atene 2^3
Golfo di Salamioa • 2S9
Teiic «391
Pìanie dolla città e porlo di Co.tantlnopoli, e di Atene antica e moderna . • 459
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